La Venere di Marte

Fin da quando ho visto per la prima volta l’immagine della "statuina" chissà perché ho pensato alla raffigurazione della dea Venere, così da questa cosa, ho tratto il titolo dell’intervento, La Venere di Marte, comunque back stage a parte, ho avuto il mio buon da fare per recuperare l’immagine completa da cui è stata estrapolata la porzione di immagine che ha suscitato tantissimo scalpore e che secondo alcuni si tratta di una statuina, che è dimostrazione aldilà di ogni ragionevole dubbio, non si comprende bene se l’esistenza degli UFO o di una precedente civiltà marziana o entrambe le cose, come se queste fossero inscindibili.

L‘immagine in questione è reperibile all’indirizzo http://marsrover.nasa.gov/gallery/press/spirit/20080103a.html; quella presentata in questo intervento, come mia abitudine riporta evidenziate le aree dove mi sembra di riscontrare delle anomalie.

Si badi bene che quando faccio riferimento al termine anomalia, mi riferisco sostanzialmente al fatto che quanto evidenziato, risulta essere un qualcosa che per forma o struttura è apparentemente fuori contesto; mi spiego meglio, ad esempio, se sto osservando l’immagine un rifugio in alta montagna e in prossimità del rifugio scorgo degli alberi, questo mi porta a ipotizzare che gli alberi siano realmente li, ma si tratterebbe di alberi finti, in alternativa, dato che per diversi motivi gli alberi non crescono in alta monta, penso che l’immagine sia stata elaborata con un fine artistico e non certo per dimostrare che gli alberi crescano sulle cime innervate delle montagne.

Tornando alla famosa immagine della statuina, (A) sono convinto che questa sia sostanzialmente una roccia sedimentaria modellata dall’erosione dei venti marziani e che per effetto della prospettiva e delle ombre, assomigli ad una figura antropomorfa.

A riprova di quanto appena detto, osservando il particolare marcato con la lettera B, questo assomiglia fortemente ad un serpente pietrificato o restando in tema di manufatti, una scultura di serpente in cui è possibile riconoscere la testa appiattita che emerge dalla sabbia circostante.
Come ho avuto modo di dire, nell’osservare ed evidenziare le anomalie, preferisco attenermi a qualcosa che oggettivamente risulti essere fuori contesto e se pur ipotizzando una fauna locale ormai estinta da milioni se non miliardi di anni, come è facilmente verificabile, i fossili sono comunque inglobati in strutture sedimentarie e ne fanno parte integrante, inoltre per quanto incessante e prolungata possa essere l’erosione dei venti e fin’anco delle acque, questa, erode il fossile contenuto nella roccia al pari della roccia stessa distruggendolo; pertanto è logica conseguenza che si tratti al pari della “statuina” di un semplice fenomeno erosivo della roccia.

Comunque di esempi analoghi sul nostro pianeta ce ne sono tantissimi, basti pensare alle strutture presenti nella Monument Valley; quanti di fronte a quello spettacolo anche se solo in fotografia, non hanno mai associato a quelle forme l’idea di qualcosa di “costruito” dai giganti?

Eppure quelle torri che sembrano essere piantate artificialmente nel terreno assomigliando a molte  delle costruzioni presenti nelle città e metropoli moderne, ma con questo nessuno ipotizza che realmente quelle montagne siano artificiali, questo perché sono più che noti i fenomeni atmosferici e meteorologici che hanno concorso in milioni di anni alla loro formazione.

Riprendendo la disanima della fotografia, osserviamo il particolare marcato con la lettera C; rispetto le altre rocce e sassi circostanti sembra essere traslucido, qualcosa che riflette la luce in modo particolarmente accentuato che fa supporre ad un oggetto metallico, considerando la morfologia delle pietre circostanti, oltre per la spiccata capacità riflettente, si distingue anche per la forma smussata e vagamente lenticolare, eludendo volontariamente l’ipotesi dell’ufo; voglio evidenziare il fatto che in molte immagini scattate sia dalla sonda Spirits che da Opportunity, si possono notare frammenti di minerali di diversa grandezza che ricordano un metallo, ora per effetto dell’elaborazione con falsi colori, questi a volte sembrano essere dorati a volte bronzati e a volte argentati e molto probabilmente è di una qualche sorta di metallo di origine geologica che si tratta, in questo particolare caso, il pezzo di minerale essendo particolarmente grande ed esposto all’erosione della sabbia viene per così dire “lucidato” e smussato, asserire però che questo oggetto possa essere un manufatto, è un azzardo.

Cosa diversa però per quanto riguarda i particolari marcati con la lettera D, E ed F, questi oggetti hanno apparentemente poco di naturale, per quanto riguarda gli oggetti marcati D ed E, questi si trovano abbastanza lontani dal rover per cui dovrebbero avere delle dimensioni piuttosto grandi.

L‘oggetto D, ricorda indubbiamente qualcosa di sagomato, come una sorta di lamiera con caratteristiche ben precise, osservandolo, si distingue sufficientemente bene che ha la forma di una U piegata su di un lato, la parte curva è insolitamente regolare, mentre dall’altro lato (aperto) mostra dei “tagli” netti, regolari e paralleli; se dovessi associare questo oggetto ad un qualcosa di conosciuto, lo assimilerei alla mascherina metallica che si trova in testa agli accendini usa e getta o per essere un po più intrigante, ad un frammento di qualcosa di aerodinamico, il frammento E pur mantenendo una “silhouette” ad U, ha all’incirca le stesse dimensioni, ma a differenza dell’altro si riscontrano dei bordi “piegati” ad angolo vivo analogamente a come accade nel piegare una lamiera con una piegatrice industriale.

Per quanto riguarda l’oggetto E, essendo molto più vicino al rover evidentemente ha delle dimensioni estremamente minori, quello che colpisce però è che nonostante i falsi colori, ha decisamente una forma cilindrica ed apparentemente metallica che si evidenzia dalla maggiore capacità riflettente rispetto i sassi circostanti; anche in questo caso se dovessi associare questo oggetto ad un qualcosa di conosciuto, lo assimilerei ad una sorta di bicchiere o ad un rivetto, dato che l’oggetto sembra avere una sorta di bordatura.

Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda l’area evidenziata in giallo e marcata con la lettera G, questa particolare sezione dell’immagine mi ha lasciato al quanto perplesso e questo per diversi motivi, innanzi tutto perché non si tratta di un oggetto, ma di un
qualcosa di decisamente più complesso di un ipotetico rottame che per una ragione o l’altra può avere una spiegazione; osservando il mosaico nel suo insieme si nota che la specifica area risalta in modo prorompente rispetto il resto del panorama circostante con un qualcosa che inevitabilmente ricorda la planimetria di una qualche antica struttura.

L‘evidenza della “struttura” è suggerita ulteriormente dal fatto che oltre alla precisione degli angoli, attorno a questa sono presenti dei solchi o dei canali sabbiosi, come se sassi e ghiaia fossero stati rimossi intenzionalmente proprio al fine di evidenziare l’ipotetica planimetria.

In Perù c’è qualcosa di analogo che suscita sempre un grande interesse, le famose piste o linee di Nazca; come è risaputo chi realizzò quelle opere spostò i sassi e le rocce in modo da “pulire” il tracciato del disegno in modo da evidenziarlo rispetto il terreno circostante.

Aldilà delle motivazioni del perché le antiche popolazioni sudamericane le abbiano realizzate, è curioso riscontrare che da quanto è visibile dalla fotografia di Marte, queste si assomiglino in modo sorprendente, anzi sembra proprio che la tecnica sia la stessa di quella usata per la realizzare le piste di Nazca.

Questa similitudine apre una serie di quesiti che probabilmente resteranno tali; comunque cercando di trovare una spiegazione naturalista per il “fenomeno” non riesco ad inquadrare quale possa essere la più plausibile, ipotizzando una serie di "trombe d’aria" successive troverei alquanto improbabile che queste abbiano spostato i sassi e non la sabbia che notoriamente date le caratteristiche specifiche è più facile da spostare, inoltre il percorso di una eventuale tromba d’aria potrebbe essere si rettilineo, ma comunque per un breve tratto, ma ipotizzare che lo stesso fenomeno si sia verificato esattamente nello stesso preciso punto in direzioni diverse e con una precisione da creare angoli di 90 gradi è alquanto fantascientifico, sempre che non si faccia un’ipotesi analoga alla famosa pallottola magica che uccise il Presidente Kennedy.

Quanto detto in principio sembra essere in contraddizione con quello che poi è stato lo sviluppo nell’intervento, perché come ho detto, ritengo la “statuina” una roccia erosa del vento e per bizzarrie varie ha assunto la forma di una figura antropomorfa; se è di eventuali civiltà marziane che si vuole trovare traccia, occorre trovarne di indirette poiché per quanto relativamente recenti possano essere, queste sono tracce che indicativamente possono essere datate in modo pressoché certo prima ancora dell’apparizione dell’umanità sulla terra e pertanto ipotetici resti “organici” di quella civiltà ormai sarebbero persi definitivamente.

Concludendo in modo un po provocatorio, ipotizziamo per un momento che la statuina sia effettivamente una statuina, chi ci dice che non possa trattarsi magari di un souvenir che era a bordo di un UFO “craschato” su Marte?
In questo caso pur essendo sul suolo marziano non è marziana, ma la sua origine sarebbe altrove.


[Fine stesura 01/12/2009]

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Una risposta a La Venere di Marte

  1. andrea ha detto:

    complimenti sono senza parole

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