Microalghe su Marte Si/No?

La sezione di “Life on Mars” si arricchisce di un nuovo intervento, questa volta, lo spunto è conseguente la lettura di un articolo pubblicato su galileonet.it, o meglio sulla rettifica all’articolo.
Non voglio investigare su cosa il Professore abbia realmente detto o intendeva dire e quello che il giornalista abbia compreso e riportato, sta di fatto che così come è, la smentita assume una sfumatura opaca che inevitabilmente alimenta la sempre più nutrita schiera di chi crede al “complotto”, per un approfondimento sull’articolo lo potete trovare al seguente link: http://www.galileonet.it/primo-piano/12072/cosmic-la-strada-per-marte-passa-dallitalia
Comunque per brevità, la rettifica è stata apposta sulla frase, “Sappiamo, per esempio, che su Marte si trovano microalghe” non si comprende bene se trascritta fedelmente o interpretata dal redattore, comunque rettificata in seguito all’osservazione di un lettore che obiettava sull’esistenza di forme di vita su Marte.

Aldilà dell’affermazione e la rettifica della stessa, quello che trovo per certi versi grottesco, contraddittorio ed incongruente è il fatto che nonostante le evidenze della presenza di acqua in diversi stati, la vita non sarebbe possibile (a loro detta).

Ora, il “cortocircuito” sta proprio nel fatto che da una parte si dice che l’acqua su Marte c’è e nonostante la sua presenza non ci sono forme di vita vive, di conseguenza ci si deve interrogare sulle caratteristiche e che tipo di acqua sia presente su Marte se di acqua si tratta, acqua pesante?
Solo in questo caso le cose avrebbero un senso, ma inevitabilmente seguirebbe un altro e più interessante quesito sul come si è formata l’acqua pesante, quali processi naturali hanno fatto si che questo si verificasse?
Considerando il fatto sotto un profilo di cause ed effetti naturali, l’ipotesi è che il pianeta rosso anticamente avesse una idrosfera decisamente estesa, più di quello che si è teorizzato fino ad ora e l’estensione degli oceani marziani doveva essere analoga o superiore a quella che abbiamo sulla Terra; come si sa, l’acqua pesante essendo più pesante, precipita sul fondo accumulandosi, ora a seguito di un qualche evento catastrofico globale, l’acqua normale o la maggior parte è evaporata per disgregarsi in composti dell’idrogeno e dell’ossigeno; nella restante acqua la concentrazione di acqua pesante è così aumentata che in pratica sarebbe l’acqua normale ad essere presente in traccia in quella pesante, di conseguenza, eventuali forme di vita superstiti al cataclisma, si sarebbero estinte a seguito dell’incapacità di riprodursi  e/o per la cito-tossicità dovuta all’assorbimento intensivo di acqua “contaminata”.

Considerando le molteplici stranezze di Marte, potrebbe anche essere che si sia verificato un fenomeno elettrolitico globale per cui la normale acqua si è trasformata in acqua pesante, però trovo alquanto fantasiosa una simile eventualità e decisamente meno verosimile dell’ipotesi di una evaporazione repentina degli oceani; comunque con tali presupposti, l’idea ed i progetti di colonizzazione del pianeta risultano decisamente improponibili e tanto meno realizzabili, ora se  l’acqua presente su Marte fosse acqua pesante, le sonde ne avrebbero evidenziato le peculiarità e il capitolo della colonizzazione si sarebbe chiuso prima ancora di essere aperto, ma poiché da quanto risulterebbe l’acqua è “pura” il capitolo resta aperto, di conseguenza se l’acqua è buona, come si può escludere in modo quasi categorico che non vi siano forme di vita vive se pure in forma di alghe, licheni o muschi?

Eppure di esempi  sul nostro pianeta di habitat estremi in cui la vita si è ricavata una nicchia ce ne sono diversi, pesci, crostacei, alghe e spugne che vivono nel più totale buio a temperature superiori ai 300°C con pressioni barometriche impossibili, eppure c’è vita, habitat con caratteristiche opposte in cui le temperature sono sotto lo zero, in cui i microorganismi si sono adattati e proliferano; ora senza andare “nell’eccezionalismo” delle scoperte di impavidi ricercatori, basti pensare agli organismi anaerobi che vengono utilizzati nella produzione di bio-gas; non sarebbe possibile che da qualche parte quegli stessi batteri o simili possano evolvere o si siano evoluti analogamente a quanto successo sulla Terra?

Tornando al pianeta rosso, l’assenza di una magnetosfera, rende l’ambiente particolarmente inospitale quale culla per la vita, soprattutto per le enormi quantità di radiazioni che bombardano la superficie, detto questo, originariamente (4 miliardi di anni fa) il pianeta possedeva una magnetosfera e quindi le condizioni ambientali erano radicalmente diverse, la presenza di oceani è pressoché certa, ipotesi ulteriormente confermata dalle rocce sedimentarie e di pietre che ricordano fortemente gli stromatoliti terrestri, nonché dalla presenza di queste strutture su alcuni meteoriti di “origine marziana”.

Ora con la presenza di oceani e di stromatoliti ed ipotizzando un percorso evolutivo analogo a quello avvenuto sulla Terra, è possibile che le forme di vita primordiali si siano evolute a livelli superiori diversificandosi in flora e fauna, processo evolutivo durato fino a quando il campo magnetico si è dissolto; la questione ore è a seguito di quale evento il magnetismo marziano si è spento e se è stato un fenomeno che ha avuto un decorso lento oppure repentino e pressoché istantaneo?

A seconda che si sia trattato di un fenomeno lento o repentino, le conseguenze di quell’evento fanno si che l’interpretazione e la comprensione di Marte abbia una diversa lettura.

Ipotizzando che il cambiamento sia avvenuto in modo lento e graduale nell’arco di qualche milione di anni, la flora e la fauna avrebbe avuto il “tempo” per adattarsi ai cambiamenti evolvendo in forme idonee a sopravvivere alle sopravvenute condizioni; nella ipotesi, invece che il campo magnetico si sia “spento” in modo repentino (in 100 o in 1000 anni) le forme di vita non avrebbero avuto modo di adattarsi ed in questo caso, soltanto una infinitesima parte delle forme di vita sia vegetali che animali, le più resistenti ovviamente,  avrebbero potuto sopravvivere alla catastrofe.

Fonte immagini: http://farm4.static.flickr.com/3088/3533552405_b66b68d523.jpg, http://pilbara.mq.edu.au/mediawiki-1.6.5/images/2/22/SharkbayStrom.jpg

Nella prima ipotesi Marte dovrebbe apparire diverso da quello che è attualmente poiché le forme di vita si sarebbero adattare e proliferato.
Ma così non è, dalla documentazione inviata dalle diverse sonde su Marte, sembra che il pianeta sia sterile, dico sembra perché, come ho avuto modo di dire negli altri interventi, qualcosa di “vivo” pare essere presente, parlo al condizionale, perché quello che potrebbe sembrare una qualcosa che “voli” non è detto che sia riferibile con certezza ad un essere vivente; data la gravità marziana, 1/3 circa di quella terrestre, una eventuale folata di vento, potrebbe sollevare un detrito; data la scarsità di testimonianze visive della flora e fauna locale, ritengo che l’ipotesi più probabile è che il campo magnetico marziano sia collassato repentinamente e le uniche forme di vita sopravvissute al disastro ambientale siano quelle che originariamente avevano il loro habitat naturale nel sottosuolo, vegetali o animali che fossero.

Riprendendo il discorso sulle microoalghe marziane, la seguente immagine ripresa dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter cona la  High Resolution Image Science Experiment (HiRISE) il 7 aprile 2008 mostra qualcosa di molto interessante e per certi versi sorprendente nonché suggestiva.
Gli scienziati ipotizzano che le formazioni scure siano la conseguenza della condensazione e sublimazione del ghiaccio secco; pur restando in questa teoria, la prima domanda che mi sorge di fare è coma mai questo fenomeno di sublimazione avvenga in questo modo “artistico” e non in maniera più omogenea?

La disposizione delle aree scure ricorda più che un fenomeno di condensazione, lo schema della dispersione di spore e i “disegni” la traccia delle correnti convettive che le hanno trasportate, penso che sotto quest’ottica la cosa acquisti una maggior credibilità, inoltre il fenomeno avrebbe, guarda caso, il suo culmine nei periodi estivi e non invernali; non è certo mia intenzione asserire con certezza che si tratti di forme di vita vegetale, partendo però dal presupposto che se si osserva qualcosa che assomiglia ad un gatto, si muove come un gatto e miagola come un gatto, le probabilità che si tratti di un gatto sono molto alte.

(Per maggiori informazioni si vada all’indirizzo: http://hirise.lpl.arizona.edu/PSP_007962_2635)
Così dall’immagine qui a fianco, si potrebbe asserire qualunque cosa, compreso che si tratti di “palloni sonda marziani”, tutto è relativo alla tesi di partenza, di conseguenza se il presupposto è che Marte sia sterile l’unica spiegazione possibile è quella del processo fisico-chimico; se invece il presupposto fosse che sul pianeta sussistano le condizioni anche estreme a che la vita sia presente, restando comunque possibile la teoria della sublimazione dell’anidride carbonica, l’ipotesi più verosimile è che si tratti di  agglomerati di microorganismi, e viste le strutture “ramificate” una qualche specie di arbusto o per fare una sintesi delle due teorie, colonie di mocroorganismi che trovano idonee condizioni al loro sviluppo sulle strutture di cristallizzazione.

Riprendendo la questione sul come si sia “spento” il campo magnetico, le cause vanno ricercate nel nucleo del pianeta stesso, è possibile che il nucleo abbia una concentrazione di metalli pesanti in misura estremamente inferiore rispetto a quello terrestre, di conseguenza i meccanismi elettromagnetici avessero fin dal principio una minor intensità, inoltre c’è da tener presente che il pianeta ha due satelliti e le forze gravitazionali esercitate sul pianeta possono essere state il principio e la causa dell’accelerazione del processo di decadimento del campo magnetico.
Mi spiego meglio, nella formazione del pianeta, i due satelliti avrebbero influenzato la distribuzione dei metalli pesanti impedendone l’accumulo nel nucleo, essendo più leggero, il campo magnetico risultò più debole, quindi una minor longevità, la particolarità che mi spinge ad ipotizzare che il nucleo di Marte e di conseguenza il campo gravitazionale sia stato influenzato dai due satelliti, principalmente da Phobos, risiede nelle peculiarità di quest’ultimo, regolarità dell’orbita, vicinanza al pianeta e un ciclo di 2 volte al giorno, (marziano) associato al campo gravitazionale di Deimos in fase di allineamento ne amplificava gli effetti di marea.

Considerando il destino ormai segnato di Phobos, se questo fosse precipitato sul pianeta quando Marte non aveva completato la sua formazione, oggi molto probabilmente sarebbe il nostro fratello gemello, poiché a quanto sembra il satellite sarebbe costituito da rocce e da ghiaccio d’acqua; dubito che Phobos possa essere cavo, anche perché se lo fosse stato, si sarebbe già disgregato considerando le sollecitazioni gravitazionali di Marte e Deimos.

Tornando “con i piedi per Marte” ripeto quello detto in principio, trovo incoerenza nell’affermare che sia presente acqua ma non la vita, incongruente perché che senso avrebbe ipotizzare una colonizzazione; stando a quanto, il “terraforming” del pianeta sarebbe una chimera fantascientifica se dobbiamo portarci tutto da “casa”.
Una colonizzazione temporanea? E a quale scopo?
Trasformare Marte in una miniera da dove estrarre tutto quello che in un modo o nell’altro alimenti il “nostro fabbisogno terreno”?

Una piccola nota “verde”, se le cose stessero così, almeno in prospettiva, che ne faremmo di tutta quella materia marziana, se non aumentare ulteriormente le già critiche condizioni della Terra ed in secondo luogo quale sarebbe il così detto impatto ambientale di materiale extraterrestre?


[Fine stesura 27/01/2010]

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