Free energy chimera o debuking sistemico?

Quello che caratterizza la società tecnologica occidentale e da ultimo i nuovi paesi emergenti è il sempre crescente fabbisogno di energia, questo inevitabilmente porta al depauperamento delle risorse naturali; tralasciando gli aspetti storico-economico-politici che sono alla base dell’attuale situazione e che influenzano in modo marcato non solo lo scenario occidentale ma che condizionano in modo pesante anche l’evoluzione di tutti quei paesi che si affacciano all’era industriale, tralasciamo anche tutte quelle questioni attinenti e conseguenti ad una esplosione demografica industriale dei paesi emergenti sia sotto il profilo ecologico che economico, siano essi osservati nelle singole realtà che nel contesto globale, perché non ho interesse a fare una analisi politica della questione, per questo ci sono schiere di economisti e a seconda dell’orientamento ideologico, teorie e modelli per tutti i gusti, non da ultimo il neo “3C” Capital-Comunismo Cinese figlio di una incapacità genetica dell’ideologia nel realizzare gli ideali e i princìpi di cui è promotrice e vessillo.Veniamo all’argomento, la così detta Free Energy energia libera, ebbene su questo argomento penso si debba fare un po di chiarezza o perlomeno porre la questione in una corretta direzione, perché attorno a questa “accoppiata” di vocaboli c’è una bella confusione di intendimenti, inoltre  si è creato un alone di mistero e di misticismo, a mio sindacabile giudizio, quando si interpone una cortina fumogena piuttosto che un alone sfavillante tra chi osserva e l’osservato, la cosa suscita in me una reazione olfattiva.E’risaputo, che qualsiasi forma di energia è il risultato o la conseguenza di un lavoro, questo lavoro può essere di natura chimica per reazione, oppure fisico-meccanico o ancora da una molteplicità di combinazioni e varianti di questi; detto questo, ne consegue che non può esistere energia senza un qualche tipo di lavoro se non allo stato di latenza o potenziale; fatta questa precisazione, per cominciare a far chiarezza sul binomio free energy, occorre intendersi sui diversi significati impliciti nel binomio stesso, nell’accezione comune ciò sottintende ed insinua è l’idea che sia possibile ottenere energia in quantità inesauribile, in misura indefinita e a costo nullo, bhé è opportuno riportare i piedi in terra, questa fantasia è irrealizzabile quanto impossibile anche nel mondo di Fantasìa perché il solo pensare richiede energia, energia biochimica che si ottiene con l’alimentazione, possibilmente corretta e genuina.Fonte immagine:http://it.wikipedia.org/wiki/Nettuno_%28astronomia%29
Focalizzato il punto e escludendo quanto di più astratto ed astruso ci possa essere, in relazione a quanto detto al principio, la ricerca non tanto di nuove fonti ma di una innovativa metodologia di produzione energetica si impone non solo per quanto riguarda il rispetto e la salvaguardia del nostro habitat, ma anche in funzione del fatto che rispetto le stime di sviluppo industriale e sociale, le risorse energetiche principalmente quelle di origine fossile, sono destinate ad esaurirsi poco più poco meno, nell’arco di una mezza dozzina di lustri; c’è chi confida nella tecnologia aerospaziale ed ipotizza che quando questa avrà raggiunto la maturità, sarà possibile “importare” idrocarburi da altri pianeti, Urano e Nettuno mentre per l’idrogeno da Nettuno, ammesso e non concesso che ciò sia realizzabile, questo porrà ulteriori problemi al già critico equilibrio dell’ecosistema terrestre e sempre che non collassi prima, comunque l’eventuale costo per barile sarebbe così elevato da rendere il progetto antieconomico e scoraggiare anche il solo progettarlo, però la cosa ad oggi, da la misura di quanto forti siano gli interessi in gioco e dell’ottica in cui questo ipotetico, ma non troppo, progetto stia a cuore.
Questo vuol dire che la società tecnologicamente avanzata ed industriale di cui siamo testimoni ed artefici è destinata inesorabilmente ad un tracollo?

Per quelli che sono gli attuali modelli industriali e lo sviluppo che da essi conseguono, sì, inevitabilmente gli scompensi dovuti alla rarefazione delle fonti energetiche contrarrà  l’industria, bloccherà lo sviluppo non solo tecnologico, ma anche politico e sociale con la conseguenza di un globale, repentino salto in dietro di 200 anni nel giro di pochi anni se non di pochi mesi.

Catastrofismo a parte, oggettivamente i segnali di quello che potrà essere il futuro prossimo venturo si stanno già palesando in modo inequivocabile, le sempre più forti scosse al sistema finanziario dei paesi leader mondiali sono solo il termometro della situazione e per evitare tali prospettive occorre riconsiderare tutto, l’intera organizzazione umana nel suo complesso a finché sia funzionale all’uomo e alle comunità e non più a logiche speculative politico-industriali o di mero potere.

Anche in questo intervento mi sono lasciato prendere la mando dalla penna e ho ecceduto nell’introduzione, rileggendo però quanto ho scritto, mi sono reso conto che era necessario per inquadrare meglio la questione poiché attorno all’argomento della free energy c’è molta polvere e molta millanteria.

Come ho anticipato nel titolo l’energia gratuita, illimitata e a costo nullo è una chimera che molti personaggi a volte anche in modo pittoresco, cercano di dimostrarne l’esistenza; a testimonianza di questo basti fare una ricerca su uno dei tanti portali di videosharing per avere il polso della situazione, ciarlatani a parte, si possono trovare anche molte idee interessanti, dai diversi generatori e dinamo, alle istruzioni per costruire celle foto voltaiche, fino a come produrre in modo artigianale idrogeno.

Il limite che caratterizza queste metodiche, anche se sviluppate e riviste sotto il profilo industriale è il costo, se paragonato a quello delle fonti attualmente impiegate e nettamente superiore, sia per quanto riguarda l’unità prodotta, sia per le infrastrutture necessarie; certamente il costo delle fonti tradizionali è relativo anche al fatto che le infrastrutture sono sostanzialmente un costo marginale in quanto diluito nel tempo, inoltre gran parte dell’infrastruttura è stata realizzata nell’arco di cento anni ed in modo graduale, le nuove metodiche, proprio in relazione allo sviluppo globale richiederebbe una realizzazione ex novo in tempi brevi, facendo lievitare i costi, anche perché l’adeguamento e la conversione di quelle preesistenti richiederebbe certamente tempi e costi maggiori.

Per far comprendere le proporzioni e le conseguenze del cambio di “regime” si immagini la crisi economica della Germania che fu propedeutica all’avvento del Nazianalsocialismo moltiplicata tre o quattro volte per intensità, si consideri che oggi un chilo di pane lo si paga mediamente 2-3 Euro ed un litro di latte 1-1.50, ora questi prezzi sono la sommatoria di una lunga serie costi di produzione, lavorazione, distribuzione del prodotto finale, tenendo a mente questo ed inquadrandolo in uno, spero teorico scenario in cui si sono adottate le suddette nuove tecnologie, il chilo di pane lo si pagherebbe nelle migliori delle ipotesi 50 Euro e un litro di latte 25.

Mi sia concessa una provocazione poco ecologista, anzi antiecologista, ma chi è quella persona o quelle persone che accetterebbero di morire di fame e sete in un ambiente sano, magari con un sistema analogo al III° Reich?

E’ evidente che un cambio repentino del regime energetico avrebbe dei contraccolpi dalle conseguenze apocalittiche decisamente più devastanti che non se non si facesse nulla; con questo non sostengo che si stia arrivando al capolinea e che qualunque cosa si faccia non potrà cambiare l’ineluttabilità di quanto ci riserva il futuro, quello che intendo è enfatizzare che occorre una riconsiderazione globale del modo di produrre ed utilizzare l’energia in modo graduale onde ammortizzare il contraccolpo che comunque si verificherà, non solo sul complesso delle strutture e infrastrutture ma anche sugli assetti sociali e politici.
La riconsiderazione del regime energetico dovrebbe cominciare con la liberalizzazione della produzione di energia, o meglio liberalizzare la possibilità che i singoli possano prodursi  l’energia  per il proprio fabbisogno in proprio.

In questa prospettiva, in primo luogo si creerebbe un indotto per la ricerca e lo sviluppo di micro sistemi; indotto che gradualmente acquisirebbe una rilevanza crescente, sia sul piano occupazionale e commerciale che sotto il profilo strategico nel campo dell’energia, inoltre questo permetterebbe una maggior flessibilità dell’intero sistema, facendo si che le strutture centralizzate possano essere utilizzate nel caso di particolari esigenze e/o che queste possano attingere l’energia prodotta in eccesso dai micro impianti, diversi gli effetti collaterali di una tale riorganizzazione, intanto una maggiore stabilità della rete nel suo complesso; anche se inizialmente il costo unitario dell’energia prodotta, sarebbe equiparabile a quello corrente, con la progressiva diffusione del sistema, i costi sia dell’energia prodotta che dei generatori si abbasserebbero in modo sensibile.

Gli altri effetti di questa “riforma” sarebbero la progressiva e costante diminuzione della dipendenza dalle fonti di origine fossile da un lato e dall’altro la sensibile diminuzione di emissioni della Co2 nell’atmosfera con un conseguente miglioramento dell’ambiente e se non proprio una inversione del fenomeno dell’effetto serra un suo sensibile rallentamento.
Stando a questo scenario e con una disponibilità diffusa di elettricità a basso costo, tenendo presente le peculiarità di una società motorizzata, ognuno potrebbe contribuire anche alla micro produzione di idrogeno per gli automezzi; insomma questo innescherebbe un “circolo virtuoso” per cui sarebbe possibile mantenere anche se con degli opportuni aggiustamenti, lo stile di vita all’occidentale.

Come ho detto, occorre cambiare le logiche industriali; dalle strategie di controllo delle fonti energetiche a fini legati a questioni di mero potere e logiche speculative a una concezione e visione globale che sia funzionale ai bisogni dei singoli e delle comunità, proprio in virtù del fatto che è il singolo l’elemento di base della comunità.
Questa visione ovviamente pone tutta una serie di questioni scottanti, poiché da un lato chi detiene il controllo dell’energia, difficilmente rinuncerebbe non tanto agli enormi introiti che ne derivano, ma piuttosto al potere che consegue nel avere il primato nella gestione energetica e dall’altro l’ammodernamento delle infrastrutture richiede tempo ed investimenti; inoltre è indispensabile una maggiore maturità nel razionalizzare uso e consumo dell’energia da parte di tutti e questo forse l’aspetto più problematico della faccenda, sia per quanto riguarda i comportamenti dei singoli, ma più per quello dei gruppi.

E’ evidente che fintanto che chi detiene il controllo delle fonti energetiche abiuri una tale prospettiva, il solo ipotizzare che chiunque possa  costruirsi o comprarsi un generatore è qualcosa da sabotare e comunque non certo da pubblicizzare, almeno fintanto che non abbiano ottenuto il controllo di questo nuovo settore in modo da vendere, mi correggo, noleggiare i micro sistemi da loro distribuiti.
Non dimentichiamo che circostanze analoghe si sono già verificate agli inizi del secolo scorso, quando Nikola Tesla prospettò la possibilità di una fonte inesauribile di energia sfruttando la ionosfera, il suo finanziatore si spaventò per quelle che sarebbero state le conseguenze di una tale possibilità e decise di togliere il suo sostegno all’inventore, senza poi considerare le innumerevoli angherie che dovette subire da parte di Edison e dall’establishment di cui era membro e parte attiva.

Penso che oggi come allora, vi sia in atto una sorta di debuking in merito alle molteplicità di metodi alternativi, che ribadisco non sono gratuiti, per la produzione di energia, ora se ognuno di noi con il solo ausilio di lamierini di rame, un contenitore e una soluzione di bicarbonato di sodio può realizzarsi un impianto fotovoltaico, le aziende che producono i pannelli solari, non dico che chiuderebbero, ma sicuramente risentirebbero alcuni contraccolpi anche se la resa dell’impianto auto costruito è decisamente inferiore.

Forse occorrerebbe attualizzare quanto fece il Mahatma Gandhi per il sale, così con l’energia auto prodotta; i cambiamenti se si vuole salvare il salvabile del nostro habitat e del nostro stile di vita, devono cominciare dal basso a finché siano recepiti e poi accettati dai vertici, con questo non intendo dire che dobbiamo correre a costruire un generatore, un impianto fotovoltaico o un sistema risonante per la cattura dell’energia della ionosfera, ma comunque entrare in questa prospettiva è già di per se un grande passo, perché di fatto significa entrare in un’ottica di cambiamento delle abitudini e la propensione allo spreco.


[Fine stesura 05/03/2010]
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