Il caso Wikileaks


Lo scalpore che ha suscitato e continua a suscitare il sito, o per meglio definire l’organizzazione WekiLeaks è sempre grande per le nuove “rivelazioni” che pubblica, tanto che l’Amministrazione Statunitense tramite il Center Intelligence Agency ha deciso di mettere in campo un nuovissimo e scintillante dipartimento, il WTF acronimo che sta ad indicare Wikileaks Task Force. (fonte:http://www.nouvo.ch/2010/12/la-cia-lance-l%E2%80%99op%C3%A9ration-wtf)

Aldilà degli adattamenti più o meno coloriti che si possono attribuire all’acronimo, io aggiungo come d’abitudine in modo provocatorio, “World Trade Force” che getta una luce sinistra ed apre uno scorcio su uno scenario di una “globalizzazione corporativista” che coinvolgerebbe anche il controllo sull’informazione.

Tralasciando quello che potrebbe essere l’incipit di un romanzo a tinte fosche di un prossimo futuro, quello che in una certa misura mi sorprende è lo scalpore che le rivelazioni del signor Assange provocano; possibile che l’opinione pubblica pecchi di eccessiva ingenuità o piuttosto si vuole che appaia così?
Non è forse costume più o meno in tutte le culture e società “spettegolare” tra amici o amiche di quella o quell’altra persona? Perché questo non dovrebbe accadere tra Stati e nazioni?
Certamente l’idealizzazione della figura dello Stato è uno sprono al raggiungimento di una sempre maggiore sua perfezione, ma questa idealità deve fare i conti con la pragmatica dei rapporti tra nazioni e i rispettivi poteri.

Con questo non è mia intenzione sminuire o ridimensionare quelle che possono essere le conseguenze della divulgazione di documenti riservati, se si considera che a tutt’oggi vi sono montagne di documenti riservati risalenti alla prima e seconda guerra mondiale e che il loro contenuto potrebbe avere effetti ancora oggi sia nell’assetto politico-sociale che nei rapporti tra gli stati moderni.

Tornando a Wikileaks, quello che emerge è che la/e fonte/i di questi documenti è esclusivamente statunitense, da quello che se ne sa, non vi sono documenti provenienti da altri paesi e questo dovrebbe far riflettere e non poco, detto questo è comprensibile la reazione degli Stati Uniti circa la fuga di informazioni riservate, soprattutto perché la divulgazione di questi documenti sembra proprio tendere a minare i rapporti con gli alleati.
Se è vero che dopo il collasso dell’URSS il quadro geo-politico mondiale è apparentemente più disteso, in realtà è molto più instabile sotto tutti gli aspetti, anche perché ciò che costituiva il blocco dei paesi non allineati non ha avuto lo stesso epilogo del blocco sovietico, senza dimenticare che questi paesi erano e sono polarizzati comunque in un’ottica del socialismo reale.

Che l’operato di Assange rientri in uno schema teso ad indebolire lo schieramento occidentale a favore dei pesi non allineati?
Una ultima considerazione, la maggior parte dei paesi che galoppano l’economia mondiale ed hanno un incremento a due cifre delle loro economie sono proprio i paesi che rientrano in quello schieramento, sarà un caso?

Dato il non irrilevante background culturale di Assange ritengo che ciò che lo anima ed anima le sue iniziative sia una sincera visione di un mondo meno ipocrita e una maggior lealtà nei rapporti, ma sono anche convinto che fattori contingenti e concomitanti fanno si che pur sapendo di esser strumento di qualcun altro, ritiene che questo faccia il suo gioco.

Se realmente il fenomeno Wikileaks è un qualcosa “al di sopra delle parti” lo vedremo nel momento in cui sul sito appariranno documenti provenienti da altri paesi, dagli archivi non solo della ormai fu URSS, ma dall’attuale Federazione Russa, dagli archivi della Repubblica Cinese, dagli archivi del Vaticano ecc. ecc.; quando questo si verificherà allora Wikileaks potrà esser considerata “super partes”, fino ad allora è lecito pensare che questa “operazione” rientri in una strategia destabilizzante del blocco occidentale; è ovvio che se su Wikileaks cominciassero ad apparire documenti provenienti da altre “fonti” Assange diventerebbe il primo nemico pubblico mondiale.
In questa prospettiva, mi domando, per quanto possa essere forte lo spirito di abnegazione di una persona e alti gli ideali che la animano, si è disposti ad accettarne le conseguenze e quanti sarebbero disposti a sostenerlo e seguirlo?

Per quanto possa risultare simpatico e per certi versi rivestire il ruolo del Robin Hood dell’informazione, Julian Assange è di fatto uno strumento destabilizzante proprio in virtù di questa unidirezionalità e per quanto si possa essere antiamericani, non si può non accettare la legittimità delle richieste Statunitensi.
Da che mondo e mondo tutti spiano tutti, la differenza sta solo nelle disponibilità dei mezzi e nella capacità del loro utilizzo, in un mondo che fonda le radici delle società e del proprio sviluppo sulla a volte eccessiva diffidenza o se vogliamo scarsa fiducia nel prossimo, il sapere il di più su colui o coloro con cui si ha avere rapporti risulta legittimo e necessario.

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Curioso, impertinente ed irriverente, prendere le cose di petto onde evitare malintesi; come per un buon vino, serietà ma con moderazione. Non uso più Skype/Messanger o similari per questioni di privacy!!! :-(
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