Il castello di Poseidone e la casa delle sirene

Non c’è nulla di più potente di una suggestione, non importa quanto coscienti si possa essere dei meccanismi che concorrono all’illusione, l’illusione persiste esercitando il suo effetto ammaliante, se ci si aggiunge il fatto che spesso si vede solo quel che si vuol vedere nonostante ciò che si osserva, ne consegue che il prender lucciole per lanterne è altamente probabile se non certo.
Questo preambolo sulle illusioni ottiche è dettato dalla necessità di evitare fughe in avanti e mantenere per quanto possibile un approccio concreto evitando conclusioni affrettate e sensazionaliste, come una specie di guardrail per evitare “uscite di strada”; ciononostante non voglio precludere qualsiasi interpretazione o lettura.

Prima di procedere con l’intervento credo sia opportuno fare delle precisazioni, queste osservazioni sono state effettuate con Google maps e il relativo plug-in per la visualizzazione 3D di Google Hearth, partendo dal presupposto che quanto osservabile sia realmente la risultante di una visuale satellitare elaborata si, ma non manipolata o contraffatta; escludendo le possibili quanto probabili censure relative a siti e installazioni militari quanto si osserva pone decisamente di fronte a qualcosa di estremamente insolito sia per le estensioni che per la collocazione, per la precisione le osservazioni si riferiscono ai fondali marini; il che inevitabilmente rimanda a qualcosa di leggendario e mitologico o comunque ad epoche estremamente remote e lontane nel tempo.

Coordinate di Google map -1.347898,-174.627686

Partiamo da questa prima osservazione, alle coordinate di Google map -1.347898,-174.627686 in pratica a circa 300/350 chilometri a sud-est dell’isola di Baker tra la “Titov Seamount” e il “Winslow Reef” ad una profondità di 4.700 metri si osserva qualcosa che fa pensare al dio dei mari Poseidone e alla sua reggia, una fortificazione vista dall’alto in cui si distinguono le torri perimetrali dalle dimensioni ciclopiche, qualcosa come 2.000 metri per lato e con 600 chilometri quadrati circa per quella che sembrerebbe essere l’intera struttura; anche quella che scherzosamente ho definito la dependance delle sirene, ad una sessantina di chilometri più a sud, sembra avere struttura e fattezze identiche alla precedente se pure questa abbia una forma quadrata e non trapezoidale ha delle dimensioni di circa 250/300 chilometri quadrati e ricorda vagamente l’architettura di Angkor Wat in Cambogia. 

Osservando entrambe le strutture, si ha l’idea che siano state realizzate sull’altopiano di due colline o forse spianandone le cime, ma quando è stato possibile realizzare queste opere se di manufatti si tratta.
Certamente in tempi estremamente remoti ed antichi, in una era geologica differente visto che il fondale, attualmente si trova a più di 4 chilometri e mezzo sotto il livello del mare; ma questa considerazione porta inevitabilmente a porci l’interrogativo di chi possa averle realizzate; considerando per l’appunto che la già sola precedente era geologica fosse teatro di una civiltà, significa spostare in dietro nel tempo la presenza umana parecchio tempo prima anche le più azzardate teorie finora formulate su civiltà preistoriche, quali Atlantide e Mu, sempre che di civiltà umana si possa trattare.

Prendiamo in esame un’altra teoria che forse e per certi versi risulta essere sicuramente la più fantascientifica, immaginiamo che quanto si osserva sia in realtà una base sottomarina di una potenza mondiale non ben identificata, i cui scopi sono altrettanto ben poco chiari; la prima domanda è come è possibile che si sia potuto realizzare strutture di quelle dimensioni a quella profondità e a quelle pressioni?

Tanto per dare una idea a quella profondità la pressione è poco meno di 500 atmosfere, da quello che se ne sa, ad oggi di batiscafi che possono operare a quelle profondità con una certa agilità sono poco più che delle “utilitarie”, difficile ipotizzare che strutture di quelle dimensioni siano state realizzate con flotte di questi minuscoli mezzi ed in tempi relativamente brevi, tanto più che da quello che ci è dato sapere, ufficialmente il varo di un batiscafo idoneo per immersioni di profondità è il 1953 relativo al batiscafo Trieste.

Va detto che la relativamente vicina isola di Baker o meglio isoletta, potrebbe esser stata o essere l’appoggio per questa “operazione”, mostra si alcuni segni di una attività umana, quale una pista di atterraggio a sud e quelle che potrebbero essere strutture edificate a nord, ma la pista è orami praticamente cancellata e le strutture si intravedono se non per il solo perimetro dato che non sono più visibili; probabilmente questi sono i resti di postazioni militari risalenti al conflitto nel pacifico; anche l’isoletta Howland sarebbe potuta essere un punto d’appoggio se non fosse che su questa non si intravede il ben ché minimo segno di attività umana se pur remota.

Detto questo, se ci si volesse attenere a questa ipotesi, c’è da tenere presente alcuni aspetti di non poca rilevanza, il primo è di carattere industriale, dove e come si sia potuto realizzare una flotta di tali dimensioni senza che se ne sia venuti a conoscenza, quantomeno da parte delle maestranze, il secondo è di carattere finanziario, le aziende che avessero ottenuto una commessa di quelle proporzioni, avrebbero avuto una ripercussioni, ovviamente positive, sia sul proprio bilancio che a livello azionario, sempre che ciò non fosse una operazione “nero su nero” ossia transazioni in palese violazione o come si direbbe oggi “in deroga” delle leggi fiscali dei commissionanti e dei commissionati, terzo aspetto, l’aspetto logistico, per una flotta così cospicua sarebbero necessarie strutture ed infrastrutture idonee per il supporto dei mezzi, depositi di carburante, officine meccaniche quantomeno per la manutenzione ordinaria, approdi o pontili sufficienti per l’ancoraggio dei batiscafi, edifici sia per la gestione e il coordinamento dei lavori che a scopo abitativo; possibile che tutto questo popò di roba sia passato del tutto inosservato?
E’ risaputo che maggiore è il numero delle persone che sono a conoscenza di un segreto e proporzionalmente esponenziale il rischio che il segreto sia divulgato; di conseguenza sono convinto che questa ipotesi per quanto verosimile risulta essere del tutto improbabile.
Non da ultimo, perché costruire delle basi sottomarine di quelle dimensioni nel mezzo del nulla?

Tralascio l’ipotesi della base aliena, perché per quanto possa essere intrigante sarebbe solo una sequela di ipotesi e speculazioni, ciò nonostante spezzando una lancia a favore di essa; effettivamente va detto che ormai l’unico posto o quasi in cui gli alieni potrebbero installare una base sul nostro pianeta è in fondo agli oceani, lontani da occhi indiscreti.

L‘ipotesi che l’origine delle strutture possa essere naturale anche se in natura si possano verificare fenomeni geologici con una simmetria eccezionalmente spiccata quale ad esempio il selciato dei giganti, conformazioni di quelle dimensioni non risultano; a favore favore però di questa ipotesi, anche se la trovo alquanto remota, c’è la presenza di rilievi particolarmente regolari che indubbiamente riportano alla mente strutture piramidali che in alcuni casi potrebbero passare per vere e proprie piramidi a tre, quattro o cinque facce, a dire il vero queste formazioni geologiche si possono osservare non solo nelle immediate vicinanze.

L‘ultima ipotesi che sento di dover formulare e che quanto visibile in Google map sia uno scherzo o un dispetto di qualcuno che ha a che fare con la realizzazione delle mappe, in questo frangente, bhè pare evidente che quanto detto si risolva in un esercizio di “logica deduttiva” e di scrittura, comunque ho richiesto informazioni circa la reale esistenza di queste strutture all’E.S.A., qualora risponderanno riferirò in un futuro intervento.

Una ultima considerazione, se dovesse emergere che si tratti di uno scherzo, questo scherzo è rivolto a chi? Agli utenti di Google map? O forse una beffa alla stessa struttura di Google?
Nel secondo caso più che di una beffa è indubbiamente un danno all’immagine e all’attendibilità del servizio stesso, non vi pare? Anche perché di “anomalie” ne ho riscontrate parecchie e tutte più o meno dello stesso tenore di quella che ho evidenziato in questo intervento e che affronterò in un prossimo futuro, in ogni caso lascio ai soliti volenterosi cimentarsi in una analoga ricerca perché il fondo degli oceani è piuttosto vasto e più paia di occhi ci sono e più particolari si possono osservare.


Fine stesura 21 gennaio 2011

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