A proposito di Nibiru

Le teorie esposte da Zecharia Sitchin circa il pianeta X (in numeri romani 10) hanno sollevato parecchio scalpore e dato la “stura” per così dire ad una sequela di interpretazioni e riletture di tutta una serie di eventi riportati e/o riferiti a culture di popoli antichi sparsi sull’intero globo terraqueo, cercando in una certa misura di omogeneizzare le diverse fonti in una unica globale interpretazione che se pure riferite a popoli distanti tra loro riferirebbero in modo differente i medesimi eventi.

Non voglio entrare in merito a quelle che sono le interpretazioni e alle scoperte astronomiche che confermerebbero l’esistenza di Nibiru, ma come al solito, da provocatore quale sono, ritengo giusto porre all’attenzione di chi ha la cortesia e la pazienza di leggermi, i soliti quesiti “irriverenti” quantomeno per far riflettere e inquadrare meglio il tema.

Sinteticamente, dalle scoperte di Sitchin emerge che Nibiru sarebbe il decimo pianeta del sistema solare e che questi non è altro che il pianeta natale dei Annunaki, una civiltà che creò letteralmente il genere umano modificando geneticamente alcune specie autoctone della terra; cosa curiosa è la forte similitudine se non identicità con quanto divulgato dal movimento raeliano, il cui gruppo prende il nome dal suo fondatore Rael, al secolo Claude Vorilhon.
Il pianeta avendo un’orbita eclittica estremamente accentuata rispetto il piano solare farebbe si che esso transiti nell’area dei pianeti interni ogni 3600 anni, periodo di tempo in cui gli Annunaki tornerebbero sulla terra per ristabilire il proprio primato e il proprio ordine.

Sorvolando sugli aspetti etico-religiosi e questo non per altro motivo se non quello di evitare di entrare nelle pastoie sulla disquisizione di questioni ed aspetti dottrinali, dico solo che questo mi sembra o comunque da il senso di una rivisitazione o re-interpretazione della genesi analoga, a mio avviso, a quanto fece Karl Marx con la dottrina cristiana in chiave materialista ed utilitarista.
Or dunque, tornando a Sitchin e a quanto da lui tradotto ed interpretato dalle tavolette sumere, Nibiru sarebbe un singolo pianeta, ed ecco che sorge la prima questione che stona con quello che emerge da quello che si dice su Niburu stesso e cioè che Nibiru in realtà sarebbe una nana bruna compagna del nostro sole ed inoltre attorno ad essa vi sarebbero quattro o cinque pianeti o satelliti a seconda che si definisca il corpo principale stella o pianeta; ecco il primo quesito impertinente: possibile che da quando è entrato in funzione il telescopio Hubble, nessuno degli scienziati abbia avuto la possibilità o voluto verificare con questo strumento eccezionale ed oso dire unico, quanto più che accreditati ricercatori affermavano circa le perturbazioni orbitali osservate nei pianeti più esterni quali Saturno, Urano e Nettuno?

D‘accordo, vedere una nana bruna è cosa al quanto difficile anche con un telescopio così potente, soprattutto se non si sa dove guardare, ma le indicazioni anche se approssimative della posizione di Nemesi, per l’appunto una nana bruna ipotizzata dal Professor Muller vi erano, bastava verificare.
Faccio questo rilievo perché le immagini che Hubble ha fornito in questi venti anni di attività sono indiscutibilmente eccezionali, tramite di esso si sono potuti osservare i particolari di corpi celesti che sono a distanze che si approssimano a 800 milioni di anni dopo il “big ban”, possibile che non sia stato possibile impiegare tanto acume per osservare ciò che ci è più prossimo come una nana bruna?
Anche in questo frangente vale il detto evangelico “è più facile vedere il pulviscolo nell’occhio dell’altro, piuttosto che la trave nel proprio?”

Adesso attingendo dalle fonti più disparate e più o meno riconosciute ed attendibili circa l’apocalisse, le interpretazioni di queste tendono da una parte a consolidare la teoria del complotto globale per il dominio del mondo e dall’altra la “fidelizzazione” a questa o quell’altra setta.
Tralasciando questi aspetti, che se pure avessero un fondo di verità, in una prospettiva di questo genere, lasciano il tempo che trovano, facciamo mente locale e diamo credito alla teoria che il pianeta X transiti nel sistema solare ogni 3600 anni, analogamente ad una cometa, considerando le dimensioni di questo corpo celeste, la perturbazione che questo creerebbe sarebbe tale che questa avrebbe delle ripercussioni piuttosto serie sull’assetto delle orbite di tutti i pianeti ed i segni di questo passaggio sarebbero più che evidenti ed in second’ordine le cronache storiche ne riporterebbero una anche piccola memoria.

Ora però risulterebbe che Nibiru non è un unico corpo celeste, ma in pratica un sistema solare in miniatura il cui sole è una nana bruna, cioè una stella che non ha raggiunto la massa critica; in considerazione di questo è opportuno domandarsi, come mai questa stella mancata in miliardi di anni dalla nascita del sistema solare non abbia accresciuto la sua massa e raggiunto la criticità per innescare le reazioni al suo interno?

Se si considera che il sistema solare ha circa 5 miliardi di anni, il transito di Nibiru si sarebbe verificato almeno 1.300.000 volte, credo che in questo lasso di tempo, sia la stella mancata sia i pianeti satellite avrebbero accresciuto la loro massa proprio grazie al materiale presente nella nube di Oort, inoltre possibile che in questo girovagare per il sistema solare non abbia mai incrociato sul suo percorso uno dei pianeti giganti oppure che non si siano verificate concomitanze gravitazionali per cui la nana fosse attratta da quella del sole?

Si potrebbe ipotizzare che in realtà il sistema Nibiru, sia un sistema extra solare vagante catturato in tempi relativamente recenti dalla gravità del nostro sistema già formato; ma anche in questo caso risulterebbe di difficile interpretazione che la gravità del sistema più grande non abbia avuto un più incisivo effetto su quello più piccolo.

Tornando a questioni di folclore e se pur lasciando vagare la fantasia teniamo sempre in considerazione la concretezza e per quanto paradossale i piedi in terra; è possibile ipotizzare che in questo sistema solare “ridotto” in relazione alla pressoché assenza di detriti al suo interno e quindi una maggior stabilità planetaria, si sia potuta sviluppata una forma di vita su uno o più dei suoi pianeti, evoluta poi in una civiltà tecnologicamente avanzata antica di centinaia di migliaia di anni?

Seguendo questa ipotesi, proviamo a metterci nei “panni” di questa gente, siamo una società evoluta a tal punto che possiamo considerarci degli dei viste le conoscenze accumulate nell’arco di un centinaio di millenni, ora anche conoscendo i meccanismi dell’universo e le forze che lo regolano, sappiamo che il nostro sistema solare è attratto inevitabilmente verso un altro sistema solare enormemente più grande del nostro, le prospettive che il nostro sistema solare venga distrutto e comunque “assorbito” sono pressoché assolute, quindi che facciamo?
Quello che farebbe qualunque forma di vita intelligente, salviamo il salvabile, ma sappiamo anche che le condizioni che hanno permesso lo sviluppo e la proliferazione della nostra società, non si trovano sui pianeti di questo nuovo sistema solare, quindi dobbiamo adattare per quanto ci è possibile uno o più pianeti alle nostre necessità ambientali, ciò non di meno ci troviamo di fronte alla ineluttabile necessità di dover modificare anche noi stessi, proprio per preservare noi stessi e le conoscenze che abbiamo accumulato nella nostra evoluzione.

E‘ quello che effettivamente si è verificato o si sta verificando sul pianeta terra?
La specie homo sapiens sapiens, è forse la fase finale o pre finale dell’adattamento di questa civiltà extra solare?

Proviamo a porci noi questo problema in previsione di quella che potrebbe essere la colonizzazione di Marte, inevitabilmente ci troveremmo ad affrontare la stessa tipologia di problematiche, inevitabilmente dovremmo modificare le condizioni ambientali del pianeta e comunque si impone anche una modificazione della genia dei futuri colonizzatori; vuoi inizialmente indotta, ma comunque consequenzialmente necessaria per la sopravvivenza nel nuovo ambiente della nostra specie, che per quanto similare possa essere alla genia originaria terrestre ne differisce a tal punto da essere una nuova specie o se si vuole essere biologicamente ortodossi una sottospecie.

Torniamo a Nibiru e a quelle che sono le previsioni per il suo perigeo, questo dovrebbe essere compreso tra l’orbita di Venere e quella di Marte, tenendo in considerazione quanto detto in precedenza sul sistema Nibiru, quello che si annuncerebbe è del tutto simile alla “spaccata” del bigliardo a 8 palle, i cui effetti non si ripercuoteranno solo sui pianeti “autoctoni” ma inevitabilmente anche sugli intrusi, di conseguenza un crasch collettivo; ora se effettivamente l’orbita del sistema Nibiru è quella che da più parti viene mostrata, la domanda provocatoria è come mai solo in questo passaggio del distruttore è prevista la collisione con il nostro pianeta?

Per concludere l’intervento, a quale velocità di approssimazione viaggia Nibiru e come mai non si osserverebbero gli effetti del vento solare analogamente a quanto accade per meteoriti e comete dalle dimensione di gran lunga inferiori a quelle ipotizzate quantomeno per un pianeta poco più grande di Giove?


Fine stesura 25 gennaio 2011

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Curioso, impertinente ed irriverente, prendere le cose di petto onde evitare malintesi; come per un buon vino, serietà ma con moderazione. Non uso più Skype/Messanger o similari per questioni di privacy!!! :-(
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Una risposta a A proposito di Nibiru

  1. Michele De Simone ha detto:

    Sono perfettamente daccordo con l’autore,

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