Il mito di Agarti da Dante all’ammiraglio Richard E.Byrd

Questo intervento è in pratica il lato “B” dell’intervento “Il Mito di Agarti e l’Ammiraglio Richard E. Byrd” in cui proverò a vedere se in un’ottica scientifica e razionalista è possibile ipotizzare un processo geofisico che abbia portato a far si che il nostro pianeta possa essere una sorta di, mi sia concessa la boutade “Ovetto Kinder”; come è mia irriverente indole, la sfida che mi sono posto non è tanto accreditare o smentire una tale ipotesi, in primo luogo perché non ho i mezzi cognitivi specifici, ma anche se avessi le specifiche competenze e conoscenze, qualunque possa essere la teoria da me esposta vi sarebbero più persone che parimenti ed con argomentazioni più o meno concordi tra loro, confuterebbero quanto da me sostenuto; risulterà banale e scontato il seguente monito, ma è risaputo che quando si da per scontata una qualunque cosa, questa finisce inevitabilmente nel così detto dimenticatoio, da sempre e in qualsiasi epoca storica l’establishment ha avuto difficoltà ad accettare teorie e principi che in un modo o nell’altro potessero contraddire le verità costituite, questo perché di fatto ciò mette in discussione l’establishment e tutto quello che da esso ne deriva.

Quello che mi prefiggo con questo intervento è come sempre pormi e porre degli interrogativi, sperando che siano quelli giusti, perché sono convinto che sostanzialmente nella domanda, la risposta è insita nell’interrogativo stesso, anche se questo vuol dire capovolgere e sovvertire le prospettive di osservazione purché ciò possa mettere in luce aspetti e sfumature che altrimenti non si potrebbero osservare e vedere e darne una lettura che possa superare ed andare oltre quelli che sono gli schieramenti.

Stando a quanto si dovrebbe apprendere dai banchi di scuola, in relazione alle nozioni che ritengo basilari della conoscenza quantomeno del nostro pianeta, la terra si sarebbe formata a seguito della “Catastrofe del ferro”, cioè, il ferro residuale dalla formazione del sole, accumulatosi sulla superficie del nostro proto-pianeta sprofondando e venendo compresso dalle alte pressioni gravitazionali, cominciò a fondere e a ruotare vorticosamente e con esso anche tutti i materiali sulla superficie dando origine dapprima alla magnetosfera ed in seguito man mano che la crosta si andava raffreddandosi a quella che poi sarebbe evoluta nella tettonica a zolle e la deriva dei continenti.
Questa stringatamente è la teoria ufficialmente riconosciuta sull’origine e la formazione del nostro pianeta; ora però, da ingenuo mi chiedo, come mai un gas quando viene compresso diventa liquido e si raffredda e questo non dovrebbe avvenire per altre tipologie di materia che viceversa si surriscalderebbe?
La riprova che il gas compresso raffredda la abbiamo sotto il naso tutti i giorni, nei frigoriferi, nei congelatori, nei condizionatori, nei compressori grandi o piccoli che possano essere.
Seguendo questo principio, se dovessimo comprimere ulteriormente il gas questo potrebbe passare dallo stato liquido a quello solido ed ulteriormente compresso a quello, diciamo “metallico”?

Nel qual caso la temperatura invece di abbassarsi si innalzerebbe fino ad arrivare al punto di “fusione” e ci troveremmo ad avere un forno al posto di un refrigeratore?
Le leggi fisiche che valgono per la materia allo stato gassoso possono non valere per la materia solida o che si trova in stati differenti da quello gassoso?
Se fosse così, ci sarebbe da risolvere il mistero del perché la temperatura del nostro sole è notevolmente più fredda sulla superficie rispetto quella della corona o forse è la conferma che qualunque tipo di materia sottoposta a pressione si raffreddi e che dilatandosi si surriscaldi?

Se si ipotizzasse il principio secondo cui a precisi quanto relativi stati di compressione della materia, questa si raffreddi o surriscaldi ciò vorrebbe dire che, facendo riferimento alla teoria del Big Bang, originariamente, quello che allora era l’embrione universo dovesse avere temperature al di fuori di ogni scala, sia che fosse freddo o che fosse caldo.
Nel primo caso, si potrebbe paragonarlo ad un iper buco nero che abbia superato la capacità di contenimento e quindi è esploso per l’eccessivo carico disperdendo la materia che è andata surriscaldandosi nella sua espansione, però sempre da profano faccio questa osservazione, se la materia dilatandosi acquista temperatura, come mai sembra che vada raffreddandosi?
Che l’ipotesi di una diversificazione delle leggi fisiche sia la chiave di lettura di questo fatto?
Nell’ipotesi contraria e cioè che il nucleo primordiale dell’universo fosse caldo, la sua temperatura doveva essere talmente elevata, quindi questa sorta di “yotta-temperatura” avrebbe lasciato anche se remota ed estremamente flebile una traccia sotto forma di radiazione primordiale distinguibile da tutti gli altri tipi di radiazioni proprio per la particolare intensità e tipologia, inoltre ciò potrebbe essere confermato se si osservassero porzioni di spazio con temperature crescenti all’avvicinarsi del il punto d’origine.

Fonte immagine: http://www.67radio.com

Ed in ultimo, a meno che le leggi fisiche nello stadio iniziale dell’esistenza dell’universo avessero una diversa “configurazione”, perché la materia sarebbe stata proiettata in una unica direzione e non in modo sferico come avviene per qualsiasi tipo di onda?
Certamente gli schemi come quello riportato nell’immagine sono riferiti alla linea temporale, ma allora se si avesse la tecnologia adeguata per osservare un corpo celeste posto in posizione e direzione diametralmente opposta alla nostra, si potrebbe erroneamente pensare che quel corpo celeste esisteva prima del big bang?

Chiudiamo questa parentesi di cosmogonia e tornando alla disanima della formazione di un pianeta, sempre che la formazione planetaria non abbia una diversificazione rispetto le peculiarità materiali del corpo celeste e delle specifiche energetiche che entrano in gioco nella sua formazione, quali potrebbero essere le forze e le concomitanze che avrebbero reso possibile che il nostro pianeta assomigliasse più che ad una boccia ad un guscio d’uovo?

Riprendendo dal punto in cui la così detta “catastrofe del ferro” si era conclusa o comunque in prossimità del suo esaurimento, il nucleo avendo acquistato una vorticosa auto rotazione e surriscaldatosi a seguito dell’attrito tra le molecole di ferro e del nascente campo geomagnetico, in questa sorta di centrifuga gravitazionale metallica, possiamo immaginare che le altissime temperature raggiunte dal nucleo avendo trasferito parte del calore ai materiali silicei che raggiunsero il loro punto di fusione, inglobarono in modo omogeneo il nucleo, a questo punto al crescere della forza centrifuga del nucleo, i materiali più leggeri, vennero sospinti verso l’esterno creando una depressione in cui si formarono sacche di gas conseguenti la decomposizione delle rocce in elementi di base, queste sacche di gas, a loro volta si diffusero uniformemente creando una sfera gassosa che aumentava di dimensioni sia in relazione al riscaldamento da parte del nucleo centrale che all’aumentare della disgregazione delle rocce.
In questo modo si sarebbero create le condizioni per la così detta cavità interna terrestre, man mano che la massa gassosa espandeva le sue dimensioni e i materiali soprastanti venendo allontanati dalla fonte di calore si raffreddavano dando origine appunto al così detto guscio.

Va osservato che questa speculazione inevitabilmente porta alla formazione di una struttura chiusa, pertanto i “fori polari” contemplati nella teoria della terra cava qui non sarebbero possibili almeno nella fase iniziale in quanto avrebbero fatto fuoriuscire i gas e quindi il “palloncino” non si sarebbe gonfiato; seguendo questo schema ne consegue che la formazione delle aperture polari devono essersi create in un tempo posteriore alla formazione della camera interna o quantomeno nello stadio di plasticità del guscio seguendo o condizionate le linee di forza del campo magnetico; aperture che di fatto non erano ancora tali ma lo spessore del guscio era particolarmente assottigliato, poiché se in questa fase vi fosse stata decompressione, il “soufflé” si sarebbe sgonfiato; dopo un ulteriore periodo di raffreddamento del così detto guscio, a seguito delle tensioni superficiali e al crescere della pressione interna, si sarebbero aperte lasciando fuoriuscire i gas che avrebbero costituito l’atmosfera primordiale.

Seguendo questa prospettiva, interroghiamoci ora sul come sia possibile che il nucleo centrale, il così detto sole interno possa restare “galleggiando” al centro del guscio senza precipitare; facendo un passo in dietro nella formazione, potremmo ipotizzare che una parte del materiale ferroso non avendo partecipato alla catastrofe del ferro, vuoi perché si trovava nelle aree più esterne della superficie, vuoi perché attratto in seguito dal campo gravitazionale complessivo del pianeta, sia rimasto al di sopra della geosfera di rocce formando anch’essa una sorta di sfera e che per induzione del campo magnetico centrale abbia sviluppato un proprio campo, in questa ottica sarebbe plausibile ipotizzare che si sia raggiunto un equilibrio tra le forze gravitazionali e magnetiche, creando di fatto un effetto “levitazione” non del nucleo, ma del guscio; da quanto detto, ne conseguirebbe che la terra nel suo complesso avrebbe una doppia rotazione, quella del nucleo centrale e quella del guscio che ruotando in direzioni opposte amplificano gli effetti dei campi magnetici stabilizzando la rotazione dell’asse terrestre, questo “impianto” potrebbe spiegare o dare una diversa interpretazione dell’eccezionale forza del campo elettromagnetico terrestre che si estende per circa seicentomila chilometri e secondo o terzo nel nostro sistema solare a quello di Giove e Saturno; in sintesi il nostro pianeta sarebbe una sorta di dinamo o alternatore naturale.

Certamente la natura ci ha spesso stupito e sorpreso con fenomeni ed eventi che a volte hanno superato di gran lunga la più fervida fantasia e dopo questo suggestivo excursus nelle ipotetiche modalità della formazione della terra cava, credo che sia necessario tornare quantomeno ad una ortodossia quantomeno logica, pur non escludendo la possibilità che quanto illustrato in precedenza e riconoscendo che l’ingegno e la variegatezza della natura non abbia limiti, però se applichiamo il rasoio di Occam alle speculazioni fatte, tra due o più ipotesi, la più probabile è quella più semplice, quindi per quanto affascinante possa essere l’ipotesi quella più probabile resta quella classica; comunque fino a quando non sarà possibile dimostrare e verificare un modo alternativo con cui si è formato realmente il nostro pianeta.

Aldilà di quelle che possono essere le speculazioni di carattere geofisico, facendo riferimento a quelle che sono le teorie di frontiera della fisica e per la precisione la teoria delle super-stringhe, stando a questa teoria, le dimensioni non si limitano più a quattro, tre fisiche e una temporale, ma bensì a ventisei; l’impianto di questa teoria, anche se teoricamente spiegherebbe l’esistenza dei gravitoni, le tre famiglie di particelle e il perché ogni famiglia di particelle abbia un certo tipo di proprietà e non altre.

Tralasciando gli aspetti strettamente scientifici e riprendendo in questa “ottica” l’idea della struttura del nostro pianeta, potremmo presupporre che quanto vissuto e riferito dall’ammiraglio Byrd, sia in realtà il resoconto ignaro del transito da una dimensione ad un’altra, questo spiegherebbe le anomalie gravitazionali e il silenzio radio riportate nel diario di missione, nonché la differenza radicale di habitat incontrato nel tragitto stesso rispetto il clima glaciale antartico; quello che scaturisce da questa osservazione porta ad immaginare la terra come una sorta di “matriosca” costituita da almeno due livelli e questo condurrebbe ad ipotizzare che se ci sono due livelli, potrebbero essercene altri, inferiori o superiori.
Che Dante Alighieri abbia cercato di illustrare questo nella Divina Commedia pur non sapendo nulla di fisica quantistica ma percependo in modo “empatico” la natura se non dell’universo intero, della nostra terra?


Fine stesura 25 febbraio 2011

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