Ipotesi d’indagine sulle scie chimiche

Il modo migliore per capire e comprendere un dato fenomeno è quello di avere un quadro più ampio possibile del fenomeno, non solo per la dimensione ma anche per i diversi campi che direttamente o indirettamente ne sono o potrebbero esserne coinvolti; sicuramente questa frase risulterà banale, ma mi sia consentita una piccola, spero costruttiva critica, nei confronti di tutti coloro che si occupano del fenomeno delle scie chimiche.

Attualmente, l’indicizzazione di Google alla voce “scie chimiche” da 261.000 mentre per Yahoo il valore è di 1.970.000 risultati, valori riferiti alla sola lingua italiana e in lingua anglosassone (chemtrails) sono 2.470.000 e 12.100.000 rispettivamente per Google e Yahoo; dato questo riferimento è ovvio che ho potuto leggere, vedere ed ascoltare solo una esigua parte della documentazione disponibile, in ogni caso, quello che emerge è sostanzialmente un approccio sensazionalista e complottista nell’affrontare l’argomento, tralascio tutti coloro che per qualunque motivazione negano il fenomeno e/o lo relegano a bufala globale; il fenomeno c’è, esiste e persiste, inoltre, pare sia in una fase di escalation esponenziale, basterebbe che i negazionisti alzassero lo sguardo al cielo e potrebbero prendere atto quantomeno dell’innaturalità del fenomeno.

Veniamo al dunque della faccenda, come ho detto le “modalità” di proposizione del tema sono pressoché identiche, a volte con toni da crociata a volte in forma “aggressiva passiva”, puntando il dito su una vagamente identificata e nebulosa organizzazione politico-industrial-militare, una sorta di “Spectre” paralegale i cui fini vanno dalla manipolazione e controllo della mente dei singoli e delle masse alla modificazione delle condizioni atmosferiche per controllarne i fenomeni, al dominio del mondo, il tutto condito dall’immancabile teoria del complotto.
Come ho avuto modo di illustrare in un precedente intervento circa la teoria del complotto, maggiore è il numero di persone coinvolte ed esponenziale è la probabilità che qualcuno “apra bocca” indipendentemente dalle motivazioni economiche o ideologiche che le motivano, perciò se sussistesse un complotto mondiale per il fenomeno delle scie chimiche il numero di persone coinvolte sarebbe davvero enorme, quindi altrettanto elevata la probabilità che si possa creare una falla con le relative fughe di notizie, cosa che di fatto, per ora non si riscontra.

Tralasciando gli scenari a tinte fosche, prendiamo in esame quanto emerge sulla natura delle scie chimiche, queste sarebbero di diversa natura e composizione, in gran parte costituite da composti metallorganici ossia composti ottenuti chimicamente sfruttando le specificità di metalli e metalloidi per creare legami con il carbonio a livello molecolare.
La metallorganica, riporto quanto ho appreso leggendo su Wikipedia, è la branca della chimica che studia la sintesi, le proprietà e l’impiego degli organometalli, sempre da Wikipedia, il primo organometallo fu l’etilene-platino ottenuto da William Christopher Zeise nel 1828.
Sorvolo sulla nomenclatura, sulla classificazione dei composti, sulle diverse modalità di sintesi e sulle formule poiché si tratta di fatto di ingegneria chimica, non avendo l’adeguata conoscenza evito di addentarmi nell’argomento, però da quanto ho compreso, in sostanza, questi metallorganici vengono impiegati quali catalizzatori e reagenti nell’industria chimica.

Simbolo degli hacker reinterpretato per l'hacking chimico

Dal lontano 1828 sicuramente la chimica metallorganica avrà fatto passi da gigante e composti sempre più raffinati e con particolarità specifiche saranno stati realizzati, anche perché le aziende che hanno investito in questo settore hanno preteso e pretendono risultati, ed è probabile che dopo quasi duecento anni, si sia acquisita una conoscenza pressoché totale della materia, ora non avendo più nulla o quasi da scoprire, la “nuova frontiera” è quella dell’hacking di queste materie, l’hackeraggio, prevederebbe appunto creatività e fantasia nell’uso alternativo di questi prodotti e in campi differenti che non siano strettamente connessi con la chimica.
Certamente il campo più interessante è quello dei combustibili alternativi al petrolio, oppure l’impiego in campo militare quali metodiche di occultamento o intercettazione da e per sistemi radar e di rilevamento terrestri e satellitari, nonché l’impiego in campo “ecologico” al fine di combattere l’inquinamento e l’effetto serra, traendone comunque un cospicuo utile; tornando alle scie chimiche è assai probabile che si stiano testando sul campo gli usi alternativi e ciò potrebbe anche spiegare il perché delle diverse tipologie e colorazioni delle scie osservabili.

Sicuramente si obietterà che sarebbe doveroso da parte delle aziende e delle autorità dare le giuste informazioni su queste sperimentazioni, anche perché il crescente intensificarsi delle “irrorazioni” comincia a suscitare una crescente preoccupazione da parte della gente comune; però, voglio come al solito porre un quesito provocatorio e non retorico; quando la scienza e gli scienziati hanno dimostrato di avere un lato etico e morale?
Da sempre l’obiettivo della scienza e ancor di più per lo scienziato e ricercatore è quello di scoprire tutto ciò che può essere scoperto, indipendentemente dalle conseguenze che possono derivare dalla scoperta stessa, se poi si considera la commistione con interessi economici ed industriali che sostengono la ricerca, l’aspetto etico passa decisamente in terz’ordine; come ho detto non credo affatto alla teoria del complotto, ma piuttosto ad una prevaricazione di prerogative ed interessi specifici rispetto altri, nonostante ipotetiche o reali premesse altruiste.

Come ho accennato, non so molto di chimica, comunque un approccio per comprendere meglio i motivi delle scie chimiche è comprendere meglio gli aspetti intrinseci alle sostanze con cui si creano e vedere usi ed impieghi differenti da quelli per cui sono stati realizzati, ovviamente per questo compito occorre qualcuno che di chimica ne sappia parecchio e che al tempo stesso abbia estro e fantasia nel determinarne “l’alternatività” dei composti; con questo approccio, se non si individua in modo esatto scopo delle scie, quantomeno si può determinare in linea di massima una serie di probabili motivazioni che abbiano un fondamento concreto e non speculazioni più o meno fantasiose o verosimili.

Parallelamente, considerando che da parte delle autorità nazionali e internazionali, non ci si possa aspettare collaborazione se non il consolidato muro di gomma, sarebbe auspicabile che vi fosse un coinvolgimento delle strutture di base locali, quali comuni e province e regioni nella ricerca, utilizzando le strutture che già sono disponibili, le A.S.L. in primis per le opportune analisi e verifiche e le centraline per il rilevamento del PM10 quale strumento operativo, basterebbe implementare specifici screening per i composti impiegati nelle scie; questo permetterebbe di avere le dimensioni del fenomeno e delle aree interessate con un dettaglio sulla ricaduta al suolo di queste sostanze, le possibili conseguenze, non solo per l’immediatezza degli effetti sulla salute, ma anche in prospettiva, sulla contaminazione dell’ecosistema e della catena alimentare.
Questo approccio, pur nell’ipotesi che sussista un complotto obbligherebbe i presunti cospiratori ad “allargare” le fila dei “cooptati”, il che comporterebbe una maggior fragilità del “cover-up”.

Concludo questo intervento facendo una considerazione circa l’utilità delle scie chimiche, sarebbe interessante poter sovrapporre le aree e le rotte degli aerei che irrorano con le aree in cui si rileva una persistente attività ufo; che le scie siano il mezzo con cui si provi ad intasare i motori delle astronavi al fine di farle precipitare in modo più o meno controllato salvaguardandone l’integrità in specifiche zone?
Ipotesi affascinante e certamente più plausibile sotto il profilo “dell’utilità” che non l’ipotesi del controllo mentale.


Fine stesura 5 marzo 2011

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