Dagli hobbit ai giganti una realtà occultata?

In ogni cultura di ogni angolo del mondo ci sono racconti e leggende che fanno riferimento a figure mitiche e molte di queste leggende sono accomunate da personaggi e figure antropomorfe dalle dimensioni decisamente inusuali che vanno dai pochi centimetri delle fate a quelle mastodontiche dei giganti; possibile che culture diverse e geograficamente assai lontane tra loro possano avere una ancestrale radice culturale comune, un retaggio se pur primordiale tramandato in forma orale, oppure si tratta solo della capacità di fantasticare del genere umano che percorre gli stessi itinerari?

Non penso che tutto questo possa essere liquidato semplicemente come il prodotto della fantasia di singoli che poi entrano nell’immaginario comune perché sono tanti, forse troppi gli indizi, le incongruenze, le cose “inspiegabili” che indicano una realtà ben diversa da quella che si è abituati ad osservare o più probabilmente, che siamo stati educati ad ignorare poiché tutto questo collide con l’assunto geocentrico della cultura umana.
E’ possibile asserire che in quest’ottica razionalista, esclusivista ed aggiungo assolutista del sapere umano, stiamo sostituendo la fede con una nuova fede?
Provocatoriamente sembra proprio di si, ma occorre fare molta attenzione perché la strada intrapresa inevitabilmente porterà a rispolverare l’antica usanza Greca e Romana della rupe Tarpea, ovviamente in chiave moderna ed “umanitaria”.

Dopo il preambolo introduttivo, proverò, anche se in modo sintetico, ad operare come opererebbe un investigatore del C.S.I., raccogliendo tutti gli indizi e cercando di darne una certa organicità o quantomeno un ordine razionale e logico, indizi che sembrano aprire uno scenario drasticamente diverso dell’umanità e della sua storia; gli indizi sono sparsi alla rinfusa e sono stranamente riportati, anche se in contesti e circostanze diverse, nei testi sacri di quasi tutte le fedi e nelle culture di tutto il mondo, in manufatti di cui difficilmente possiamo spiegarne l’uso, ma soprattutto le modalità di costruzione per le stesse dimensioni, reperti archeologici di cui non è possibile dare una spiegazione scientifica in quanto la scienza non intende confrontarsi con essi.

La prima considerazione che sorge spontanea è che in relazione alla diffusione pressoché globale di un retaggio similare, qualcosa di reale e concreto c’è; tralasciando gli aspetti che potrebbero rientrare in modo stretto nella sfera fantastica ed immaginaria, affrontiamo la faccenda in modo pratico e concreto e che chiunque può verificare sia in modo documentale che visivo.
Cominciamo da ciò che è più vicino alla cultura occidentale, la Bibbia; moltissimi sono i riferimenti contenuti nel Vecchio Testamento che parlano di esseri di grandi dimensioni e per non fare un freddo elenco dei riferimenti e meccanici riporti prendiamo ad esempio quanto riportato nella Genesi, Genesi 6:4 che lascia ben poco spazio ad interpretazioni, fraintendimenti o allegorie:

Genesi 6:4 (C.E.I.)
C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Dunque quanto riportato nella bibbia sarebbe frutto di una mente fervida e fantasiosa o si tratta di una testimonianza e cronaca di una realtà?

Procediamo adesso con un altro testo, anche se non è un testo sacro, fa parte della cultura quantomeno mediterranea, il poema epico di Omero, l’Odissea in cui si legge che Ulisse peregrino nel tentativo di tornare a casa si imbatté nel feroce Polifemo, sempre da quanto scritto nel poema, questo gigante non era l’unico, pertanto ne consegue che vi fosse una comunità di giganti.

Prendiamo in considerazione adesso un qualcosa che non è un documento scritto, almeno nell’accezione comune del termine, il tempio di Abu Simbel,

L’enorme complesso è caratterizzato dalla presenza di statue di differenti altezze e proporzioni e se ne riscontrano ben sei “tipologie”, che questa sia una “fotografia” nella roccia della realtà descritta nella Genesi ed in parte confermata dal poema omerico?
Mi domando, poteva l’ego di Ramses II° essere così grande da considerarsi superiore ai suoi stessi dei e rappresentarsi più grande di loro?
Agli occhi dei comuni mortali, per quanto devoti e fedeli, questo fatto non avrebbe potuto sollevare il sospetto di blasfemia da parte del loro faraone?
Oppure quanto impresso nella roccia è la rappresentazione di una società più che multirazziale era “multispecie” o dovremmo accettarne in modo dogmatico l’interpretazione allegorica?

Facciamo un ulteriore passo in dietro nel tempo e prendiamo in considerazione alcuni manufatti risalenti al sumeri, anche in questi manufatti, si riscontrano figure “umane” con differenti dimensioni e per la precisione nell’immagine a fianco se ne distinguono tre, che tra l’altro rispecchiano le proporzioni osservabili nel tempio di Abu Simbel; vorrei evidenziare un paio di curiosità di questa immagine, la prima è relativa al fatto che gli “oggetti” sono proporzionali alla figura più grande, quindi “strumenti”, come si suol dire ad uso e consumo di costui, da questo ne consegue che le altezze delle altre figure dovevano essere effettivamente più contenute; a che scopo rappresentare gli oggetti più grandi se questi erano in funzione di esseri più bassi?
Come avrebbero potuto operare agevolmente dei “nanetti” su un banco di “lavoro” alto quasi quanto loro?
Seconda curiosità, le figure antropomorfe che stanno sotto quel che potrebbe essere un trono, sembrano essere rinchiuse in una sorta di cassa o più precisamente gabbia, ora pur restando in una chiave allegorica della rappresentazione, le figure minori cosa starebbero ad indicare dato che assomigliano a dei fauni?
E’ plausibile che civiltà antiche abbiano scelto di complicarsi le cose trascrivendo e rappresentando un qualcosa che doveva avere un certo rilievo, ricorrendo all’escabotage dell’allegoria e quindi documenti da “decodificare” e non a più agevoli e immediati documenti in chiaro?
O forse è la “paranoia” dell’umanità moderna che porta ad una lettura allegorica per mitigare o ignorare i nostri limiti e affermare il nostro egocentrismo?
Sempre rifacendomi ad immagini sumere alcune rappresentano Gilgamesh con in braccio un leone ed in un’altra è rappresentato in cui poggia il piede su un altro leone, magari lo stesso, tralasciando la chiave allegorica, queste immagini, non è che per caso vogliano sottolineare il fatto che effettivamente Gilgamesh potesse avere dimensioni tali da prendere un leone al pari di come noi prendiamo in braccio un gatto?
Leggendo le immagini in chiave allegorica, desumeremmo cosa?
Qualcosa di scontato, come il fatto che l’essere umano sia in grado di imporsi e dominare il mondo animale?
Quale delle due interpretazioni risulta la più plausibile?

Riprendendo il filo degli indizi che porterebbero a confermare l’esistenza, anche se remora di almeno una specie umanoide dalle dimensioni ragguardevoli, sono i manufatti sparsi in quasi tutti i continenti, le piramidi, le mura ciclopiche, le statue dell’isola di Pasqua, il complesso megalitico di Stonehenge; scienziati e ricercatori si arrovellano le meningi nel trovare una spiegazione logica e razionale per cercare di comprendere in che modo queste opere siano state realizzate, certamente queste sono state realizzate non senza l’ausilio di attrezzi ed utensili, vista le particolarità di lavorazione, ma per quanto concerne le dimensioni, è forse più probabile che talune costruzioni fossero proporzionate e funzionali ai costruttori o sovradimensionate per megalomania degli stessi?
Stando all’ortodossia scientifica, tali opere sarebbero state realizzata esclusivamente a mano e restando in questa ottica, chiedo, risulterebbe più facile per un gigante spostare e posizionare un blocco di pietra di svariate tonnellate o immaginare decine di migliaia o centinaia di migliaia di persone impegnate per decenni nel compiere lo stesso lavoro?

Fonte immagine: Fonte immagine: http://www.spiritualita.altervista.org/

La scienza ufficiale come qualunque altra forma di società umana ha costruito le fondamenta del proprio edificio al pari di come un ingegnere progetta e costruisce un proprio palazzo, calcolandone altezza, carichi, pendenze e via discorrendo, ora, se qualcuno, magari con competenze diverse dall’ingegneria gli fa notare una lacuna o un possibile errore, l’ingegnere si sentirà sminuito nelle proprie capacità obiettando al rilievo, così come la scienza tende a difendere il proprio “impianto”, negando o ignorando tutto ciò che potrebbe minare le proprie fondamenta.
Accettare l’esistenza di più specie di esseri umani, per di più nelle stesse epoche, manda a carte quarantotto la teoria darwiniana, incrinando in modo irreversibile una delle colonne portanti della scienza e del sapere “moderno” a favore della visione creazionista, che ne verrebbe anch’essa inficiata per i risvolti che ciò comporterebbe, lasciando in “brache ti tela” l’intera umanità in uno scenario di assoluta incertezza in qualsiasi ambito e rimarcando in modo più evidente, mi sia concesso il parallelismo il “gigantismo” dell’ignoranza del così detto homo sapiens sapiens.

Diverse testimonianze di reperti archeologici sarebbero chiuse nei depositi e negli scantinati dei musei di varie parti del mondo, l’unica testimonianza di questi reperti sono immagini di teschi e scheletri di dimensioni ragguardevoli, non so quanto attendibili possano essere tali immagini e tali reperti, comunque sia, come ho detto prima, la scienza ufficiale non potrebbe accettare nulla che non consolidi e sostenga le sue stesse fondamenta e struttura, pertanto nell’ipotesi che tali documenti siano originali e che da qualche parte vi siano le prove tangibili di tali resti, questi dovranno restare nascosti; or dunque nell’ipotesi che tali reperti siano veri, quello che colpisce sono le proporzioni assimilabili a quelle delle raffigurazioni di terzo livello del tempio di Abu Simbel, delle raffigurazioni sumere e di quanto descritto in testi sacri o epici, una coincidenza?
Certo che questi falsari devono aver studiato bene la “lezione”, quello che mi lascia sorpreso è che non abbiano osato di più e realizzato scheletri dalle dimensioni più grandi, ciò sicuramente avrebbe sollevato maggior scalpore e alimentato ulteriormente la curiosità e l’interesse per la specifica materia aumentando ulteriormente la fama di buontemponi e confezionatori della bufala perfetta, non vi pare?

Una buona fonte ed un resoconto dettagliato circa i giganti lo potete trovare all’indirizzo: http://digilander.libero.it/bibbiaescienza/gb001.htm

Ma a quanto sembra, la specie homo, non consta solo di giganti, dalle scoperte archeologiche effettuate in Indonesia, sull’isola di Flores da parte di archeologi indonesiani e australiani è stata scoperta una nuova specie che tra l’altro sembra aver convissuto con la specie homo sapiens sapiens; la caratteristica di questa famiglia di ominidi è che l’altezza superava di poco il metro e per questo motivo fu soprannominata hobbit, forse in omaggio alla saga del Signore degli anelli di Tolkien, comunque, questa specie, non varrebbe nulla a che fare con le razze dei pigmee, in virtu della specifica capacità cranica, quindi le fronde dell’albero genealogico umano si arricchiscono di un altro ramo che non si sa da dove spunti, ma che c’è.
Rifacendomi ad un ricordo vago, rammento di un racconto, in cui dopo la cacciata dal paradiso terrestre, Adamo ed Eva ebbero molti altri figli oltre Caino ed Abele, un giorno il signore andò a far loro visita ed Eva, vergognandosi che i più piccoli dei suoi figli erano sporchi e temendo un rimprovero del Signore Iddio, li nascose al suo sguardo, allora Dio si arrabbiò per la presunzione di Eva e disse “Ciò che hai voluto celare a Me sarà celato per sempre all’uomo” e da quel momento ne Eva ne Adamo, ne altro uomo poté più vedere quei figli.
Che questo “aneddoto” sia la chiave di lettura per tutte quelle figure mitologiche come nani, gnomi folletti, elfi e fate?
Che questi esseri siano i discendenti dei figli di Adamo ed Eva che furono nascosti agli occhi Divini e celati per sempre a quelli dell’uomo?

Forse, e dico forse una testimonianza di questo potrebbe essere il teschio di un essere davvero minuscolo denominato Homo Alaowita rinvenuto da Mohammed Zarouit nel 2005 a sud-est del Marocco in una cava di marmo nel deserto e risalente a circa 360 milioni di anni fa. (stando all’articolo)
Il teschio delle dimensioni davvero ridotte 6 centimetri, sembra essere di un individuo adulto di una ventina di anni, deduzione derivante dal fatto che il teschio è dotato di 32 denti e che le suture craniche rispondano a quelle caratteristiche di un individuo adulto; in ogni caso rimando per l’approfondimento alla lettura dell’articolo in questione.

Devo fare un’osservazione circa le dimensioni di questo cranio, è possibile che si tratti di un falso o forse il fossile è realmente un fossile, ma non di un vero e proprio teschio ma bensì di una “testa rimpiccolita” pratica di alcune tribù amazzoniche che poteva essere in “voga” anche tra popoli “preistorici” ed erroneamente datato 360 milioni di anni fa?
Può essere una ipotesi, fatto sta che questo reperto è un ulteriore indizio che il “quadro” non è perfettamente diritto ne ha una forma “regolare”, la cornice non è uniforme e copre in modo differente la tela, in somma un qualcosa che da più l’idea di un’opera di Picasso che non un quadro del rinascimento.

Esseri umani o umanoidi che dir si voglia dalle dimensioni che vanno dai 40 centimetri di altezza agli undici metri è decisamente lo scenario da romanzo o da seequel di fantascienza, però è quanto emerge da una serie infinita di riferimenti, oggetti, costruzioni, ossa, tutto sta ad indicare che la realtà è tutt’altro che quella che conosciamo.
Forse viviamo nella vera Babele che è quella della conoscenza e non linguistica?
L’umanità continua a sorseggiare beatamente il veleno homocentrico al pari di un alcolizzato che beve alcool metilico che inevitabilmente lo condurrà alla cecità totale?


Fine stesura 27 marzo 2011

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