Giocando col tempo II°

Continuando nel gioco e attenendoci al principio che perlomeno il passato, esista come un eterno presente, riporto qui un esperimento già esposto nel documento intitolato “La teoria del tubo tempo”; prendendo in esame la storia di una stella nel suo complesso, ossia dalla sua primordiale formazione dalla polvere interstellare fino al momento della sua fine, indipendentemente quale possa essere, stando al principio dell’eterno presente, potremmo visitare uno o più presenti della storia della stella quando vorremmo e tutte le volte che desideriamo, un po come aprire un libro e posizionarci su quelle pagine in cui vi sono i brani che più ci hanno colpito.Veniamo all’esperimento, immaginiamo che in un determinato periodo della storia della stella effettuiamo un esperimento astrofisico alla Star Treak, il cui esito finale è la distruzione della stessa stella; stando ai presupposti, la stella verrebbe distrutta solo in quel determinato presente e non in quelli successivi, come se si cancellasse un unico punto su di una linea, però questo porta inevitabilmente a domandarsi se questo fatto può rientrare in un quadro termodinamico a che la stella possa continuare ad esistere dopo la “cancellazione” se pure di una frazione della sua stessa esistenza.
Stando così le cose, i conti non tornano e non possono tornare, almeno in un’ottica in cui si considera che vi possa essere un’unica realtà termodinamica, se però si contempla la possibilità che l’evento dia origina ad una nuova “linea” o più precisamente un nuovo percorso storico-termodinamico, ciò sarebbe possibile; in questa prospettiva però, sorge un quesito circa la sorte degli sperimentatori, questi, venendo dal futuro e causando la biforcazione della realtà termodinamica nel passato, non potranno più essere parte del continuum d’origine ma diventeranno parte della nuova realtà e nell’ipotesi di un rientro nel futuro, questo sarà in una realtà a loro estranea, in cui è altamente probabile che siano presenti anche i loro doppi.

Stando a quanto emerge, si potrebbe ipotizzare che il continuum, ossia l’insieme delle realtà termodinamiche ivi inclusa la dimensione temporale, possa avere un’infinità di biforcazioni conseguenti ogni singola scelta o più precisamente che il continuum, contempli nella sua globalità di ramificazioni tutte le possibili storie, quindi qualunque scelta, qualunque cosa abbiamo fatto, facciamo o faremo, questo è già contenuto nell’assetto complessivo del continuum.
Questo ci riporta a quanto accennato in precedenza circa il libero arbitrio e la libertà di autodeterminazione, ma in questo frangente li si osserva in una prospettiva più allargata in cui pur restando la facoltà di scelta, questa è di fatto preordinata in uno schema precostituito in cui sono contenute tutte le realtà possibili conseguenti tutte le possibili scelte; queste considerazioni inevitabilmente portano ad immaginare un continuum simile ad un intricatissimo e fitto cespuglio di percorsi storico-termodinamici che nella loro infinità di possibilità restano inalterati ed inalterabili, di conseguenza i viaggi nel tempo, qualora fossero possibili sarebbero una delle modalità di “germinazione” delle ramificazioni del cespuglio.

Fino ad ora abbiamo considerato la dimensione temporale come parte integrante di ogni singola realtà termodinamica, proviamo adesso a capire e comprendere meglio questa cosa nell’accezione comune dell’assioma spaziotempo; considerando gli eventi, queti si svolgono in un “luogo” quadridimensionale polarizzato in un’unica direzione o più precisamente una duplice univoca direzione se consideriamo il principio entropico, ossia, possiamo osservare gli eventi solo nel momento in cui questi si sono già verificati e non prima, come se stessimo viaggiando su di un mezzo il cui unico finestrino è il lunotto posteriore da cui possiamo vedere il paesaggio esterno e limitatamente ad una breve frazione di tempo poiché quanto visto un attimo prima già non è più visibile se non nell’insieme consequenziale “ricostruito” dalla memoria storica di chi sta osservando.

Questo fatto, porta a ipotizzare che se attribuissimo alla dimensione temporale una qualità fisica reale simile o paragonabile ad un tragitto, nel suo complesso questo sarebbe simile ad una sorta di “molla” quadrata in cui ogni frazione del “tragitto” svolta ad un angolo di novanta gradi, e quindi possiamo vedere esclusivamente ciò che si trova nella frazione del percorso che stiamo attraversando ossia il presente.

A questo punto occorre soffermarsi sul concetto di presente, perché di fatto e stando ai principi della fisica, potrebbe non essere quello che crediamo che sia, mi spiego meglio, se definissimo il concetto di presente come l’insieme visuale di una serie limitata di orizzonti “spazio-tempo-materiali” diversi e precedenti; attenendoci a questa definizione, ne consegue che quello che si considera la realtà del presente di fatto non è che una ricostruzione per quanto veloce ed immediata, di eventi che di fatto sono già eventi passati, non dimentichiamo che anche ad una distanza ravvicinata, un riflesso di luce, un suono, impiegano un determinato tempo per giungere ai nostri occhi e le nostre orecchie, senza considerare poi il processo neurologico interpretativo e la presa di coscienza dell’evento osservato, perciò, quando ci affacciamo alla finestra o osserviamo il paesaggio dal terrazzo, quello che osserviamo ed ascoltiamo è una ricostruzione o più precisamente un “assemblaggio” omogeneo e coerente dell’insieme di informazioni che percepiamo in un dato istante ed ordinate con una rilevanza soggettiva, perché l’automobile che viaggia sulla strada di fronte e che stiamo osservando nel presente reale non è più in quella posizione, il cinguettio del fringuello di fatto è già finito, così come tutte le altre informazioni che ci raggiungono sono, si contemporanee nel giungere alla nostra attenzione, ma di fatto queste sono differite e concorrono nel loro complesso a delineare una realtà diversa da quella oggettiva, nella quale c’era anche un aeroplano solcava i cieli.

Certamente la realtà che ci circonda è data oltre che dagli eventi, anche dalla loro percezione, nonché dal rilievo e all’importanza che si attribuisce loro, sia singolarmente che globalmente all’interno del presente che si vive, ma tutto questo potrebbe essere paragonabile ad un qualsiasi ricordo con la differenza che questo è nella fase di costruzione; tornando alla dimensione temporale, e tenendo presente quanto detto, sembrerebbe logico trarre la conclusione che ognuno di noi viva già nel proprio futuro, ma in conseguenza del fatto che le informazioni non ci sono ancora giunte, non ne abbiamo coscienza, pertanto quello che crediamo di vivere non è il presente ma il passato, aggiungo in modo provocatorio e seguendo questa linea interpretativa, potremmo anche ipotizzare che il nostro incedere all’interno dello spaziotempo avvenga in realtà ad una velocità superiore a quella della luce, ma questo presupposto porta al dover riconsiderare la materialità dell’universo.

Per accendere un’ulteriore luce sulle qualità del tempo, ho provato ad immaginare un orologio al quanto insolito, le sue particolarità risiedono nel fatto che ha una dimensione indefinita e che dispone di un’unica lancetta, quella dei secondi, anch’essa dalle dimensioni indefinite.
Lo scopo di questo esperimento è quello di osservare cosa accade e trarne delle conclusioni; non è mia intenzione comunque confutare il principio secondo cui all’aumentare della velocità il tempo rallenti, ma come da mia impertinente indole di provocatore, bonariamente venato di “malfidenza intellettuale”, provare a vedere se sia possibile una “lettura” differente di questo principio o se si vuole per certi versi, una lettura inversa.

Dunque, immaginiamo che una a più persone possano trovare posto sulla lancetta, sappiamo anche che la lancetta percorrerà in un secondo un tragitto pari alla lunghezza d’arco equivalente ad un grado sessagesimale, ora a seconda della posizione occupata sulla lancetta, ogni persona si troverà a percorrere una lunghezza d’arco che è sarà maggiore via via che le posizioni si allontanano dal centro di rotazione della lancetta; stando a questa impostazione, la persona che si trova ad occupare la posizione più prossima all’asse di rotazione, percorrerà un tragitto infinitesimale in un secondo, mentre la persona che occuperà la parte più estrema della lancetta percorrerà un tragitto idealmente infinito ad una velocità altrettanto infinita.

Da questo piccolo ed addomesticato esperimento emerge il fatto che la persona in prossimità all’asse di rotazione percorre il proprio tragitto in modo estremamente lento tanto che sembra essere immobile, mentre il collega all’estremo assoluto, percorre una distanza, idealmente infinita ad una velocità n volte superiore a quella della luce, per avere conferma di questa curiosità, facciamo quattro conticini ed ipotizziamo che il percorso in prossimità del centro sia pari ad un nanometro, questa lunghezza verrà percorsa in un secondo, ad una distanza di 3 milioni di chilometri dal centro invece, la lunghezza della sezione d’arco e di 314.159 chilometri e nello spostamento della lancetta in quel punto la velocità sarebbe superiore a quella della luce; è vero che questo esperimento è teorico e che le risultanti sono solo la risultante di un calcolo prettamente matematico in cui si è considerato il fattore tempo come una costante fissa presupponendo che il moto della lancetta sia identico in ogni suo punto, però questo ha evidenziato che il tempo ha rallentato o più propriamente ho abbreviato i tempi di percorrenza?

Continuando a giocare con la dimensione temporale, immaginiamo che lo spaziotempo sia assimilabile ad un fiume in cui la materia è l’acqua ed il letto del fiume è il tempo, come è risaputo in un fiume ciò che scorre è l’acqua, facendo questo parallelismo, ne consegue che è l’insieme della materia a scorrere mentre il tempo sarebbe fisso; restando in quest’ottica, come in un fiume la densità dell’acqua varia al variare della profondità e della temperatura, così la materia assume una densità differente a seconda dalla posizione che si trova ad occupare, inoltre, per effetto del rimescolamento dovuto al fluire e dallo scontro di masse di differente temperatura e densità, si creano vortici e micro correnti di direzione opposta al fluire stesso.
Ora se fossimo nel punto in cui la turbolenza crea un riflusso, potremmo asserire che il tempo scorra all’indietro?
Se si avesse un punto di riferimento fisso su una delle “sponde”, questa affermazione sarebbe apparentemente affermativa, ma considerando il flusso globale, no, il tempo continuerebbe a scorrere anche se localmente può sembrare che rallenti, però non essendo possibile avere alcun riferimento fisso, anche nell’ipotesi che sia possibile percepire un rallentamento del fluire, i processi termodinamici resterebbero inalterati.

Proseguendo in questo scenario e immaginando un viaggio nel tempo, il viaggio risulterebbe la transizione da un quadrante spaziale ad un altro, non certo un percorso inverso negli eventi; stando così le cose, si desume che per effettuare un balzo all’indietro, occorra in un certo qual modo fissare o agganciare la navicella ad un punto temporale, in modo che sia stazionaria e lasciando scorrere lo spazio circostante fino al punto in cui si è deciso di giungere per poi “sganciarsi”, diciamo che il procedimento sarebbe analogo all’ormeggiare una imbarcazione in un punto del corso del fiume, attendere lo scorrere della corrente fino al momento desiderato e poi togliere gli ormeggi e proseguire nuovamente con la corrente.
A questo punto tornare al punto di partenza risulterebbe più problematico perlomeno sotto il profilo energetico, in quanto occorrerebbe imprimere alla navicella una velocità maggiore di quella del flusso; in modo furbesco, si potrebbe ovviare a questo maggior onere energetico, sfruttando le conformazioni e gli allineamenti dei riflussi in modo da utilizzare lo stesso procedimento con cui si è effettuato inizialmente “l’ormeggio” della navicella; questa ipotesi, però necessiterebbe di una sorta di “cartina del tempo” simile alle carte isobariche in modo da determinare gli opportuni allineamenti necessari al ritorno.
Ora l’idea ed il concetto che emerge da quanto prospettato sia nell’esperimento dell’orologio che in quest’ultimo, è che il tempo possa essere una sorta di super spazio e soprattutto nell’ultimo scenario, che possa avere caratteristiche e peculiarità assimilabili ai fenomeni di fluidodinamica; certamente il modello che ne consegue porta necessariamente ad una rivisitazione di parecchie cose tra cui la velocità della luce che in questo quadro risulterebbe essere inferiore rispetto la velocità del flusso della materia nel “letto del fiume temporale”.

Per concludere questa seconda ed ultima parte, vorrei parlare di qualcosa che per certi versi potrebbe avere delle forti assonanze su quanto detto circa la persistenza dell’eterno presente; di questa storia avevo letto qualcosa parecchi lustri fa, più o meno a metà degli anni ’70 su una testata che si occupava di quella che allora era globalmente considerata parapsicologia, in cui rientravano tutte le fenomenologie che trascendevano dalla “normalità” della realtà quotidiana.

Dunque l’argomento in questione è il cronovisore, ossia una marchingegno analogo ad un televisore in grado di ricevere gli eventi passati in forma audiovisiva; tale invenzione sarebbe stata ideata e costruita da padre Pellegrino Ermetti in collaborazione con padre Agostino Gemelli e di eminenti scienziati, il cronovisore in sintesi funzionerebbe in modo analogo ad un normalissimo televisore in cui il segnale radio viene decodificato e ricostruito, la differenza risiede nel fatto che questo strumento andrebbe “accordato” su una specifica lunghezza energetica ed entrando in risonanza con essa, ne decodificherebbe immagini ed audio ricostruendo la sequenza come una trasmissione televisiva.
Il principio fisico secondo cui ciò è possibile risiede nel fatto che ogni essere vivente lascerebbe o meglio rilascerebbe una sorta di traccia energetica similmente a come farebbe una “lumaca” che resterebbe per così dire “registrata” in quello che ho definito in precedenza continuum; tralasciando gli aspetti più tecnici, mi sovviene di chiedermi, pur restando valida l’ipotesi che un tale strumento sia stato realizzato e che sia funzionante, le immagini che da esso sono visibili dovrebbero essere una sorta di “filmato” in cui l’ambiente circostante o se vogliamo attenerci ad un linguaggio cinematografico o teatrale, la “scenografia” sia totalmente assente e quindi gli eventi si svolgano in una sorta di limbo spaziale poiché nell’accezione comune, qualunque materiale inorganico non rientra tra le forme di vita, quindi se nella cronovisione si osservsse una qualunque struttura, ne conseguirebbe che quanto è comunemente accettato sul concetto di vita dovrebbe necessitare sottostare ad una rettifica.

Tornando al cronovisore, non credo affatto che quanto possa essere visualizzato tramite di esso possa rappresentare un pericolo per l’esistenza umana o possa avere effetti negativi sul continuum, anche perché se eventuali “verità” dovessero emergere, contraddicendo le verità assunte, questo non potrebbe che portare ad una maggiore comprensione del presente ed ad una maggiore consapevolezza del mondo e dell’esistenza; se però il termine pericolo è rivolto nei confronti di chi ha operato ed usato i propri mezzi, il proprio potere al fine di mantenere ed ottenere, non dico illegale ma perlomeno in maniera poco ortodossa un proprio ed esclusivo tornaconto, qualunque esso sia, beh si in questo caso e nell’ipotesi che ciò possa costituire Prova, si, il che equivarrebbe al “beccarli col dito nella marmellata” se pure in differita.
Il problema però si pone in termini opposti e assolutamente negativi, se il cronovisore potesse “sbirciare” nel futuro, in questo frangente, si presenterebbe una valanga di problematiche e non solo di carattere etico e morale, ma anche filosofico e religioso, le cui conseguenze, si potrebbero scuotere dalle fondamenta l’intera civiltà umana ed alterare il percorso del continuum.

Stando però a quanto detto nella prima parte di questo intervento circa i viaggi nel futuro e la persistenza del perenne presente, qualunque presente temporale esso sia, le informazioni che otterremmo dal futuro, altererebbero il futuro stesso, di conseguenza, tali “dritte” risulterebbero “storte” per cui di nessuna utilità; quello che mi sovviene immaginare circa il cronovisore e renderlo coerente con il continuum, almeno quello nostro, è che da quanto sia possibile osservare tramite di esso, in realtà non sia riferito al nostro continuum, ma piuttosto ad uno dei continuum alternativi o come li avevo definiti precedentemente, ad uno dei rami del cespuglio delle infinite possibilità dell’evoluzione delle storie.

Concludo l’intervento rimandandovi per un maggior approfondimento sul cronovisore di padre Pellegrino Ermetti al seguente link, dove potrete avere una più ampia panoramica, inserisco anche i due filmati che fanno riferimento allo stesso sito del link e il link di wikipedia.

http://www.mednat.org/misteri/ernetti.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Cronovisore



Fine stesura 21 aprile 2011

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