Riflessioni sul bio-computer

La scorsa settimana, navigando nelle pagine del sito ANSA mi sono imbattuto nell’articolo che annunciava che nei laboratori del Caltech è stato realizzato il “primo computer a DNA”, la cosa mi ha incuriosito perché la notizia mi sembrava eccessivamente sensazionalista, è vero che esperimenti e ricerche sulla “programmabilità” del codice genetico si protraggono sin dal 1990 ed in più di trent’anni di passi in avanti ne sono stati fatti parecchi, è altrettanto vero che la ricerca ed il progresso scientifico molto spesso ci pongono di fronte a fatti e scoperte sensazionali, ma l’aver realizzato un computer biologico mi dava la sensazione di qualcosa di fantascientifico, approfondendo però l’argomento e non voglio certo sminuire l’importanza e il rilievo della scoperta che indubitabilmente si rivelerà una pietra miliare dell’ingegneria genetica, ma quello che è stato presentato come bio-computer in realtà è un “circuito biochimico” basato su molecole di DNA assimilabile ai transistor presenti nei cip di qualunque dispositivo elettronico compreso i computer.

Come ho detto il rilievo e l’importanza di questo risultato è analogo all’avvento del transistore, che nell’arco di poco tempo ha rivoluzionato il mondo dell’elettronica soppiantando gli apparati a valvole e che in seguito diede il via alla rivoluzione informatica.
Ora, facendo un parallelismo tra i “due mondi” è presumibile che sia all’alba di una nuova era, di una rivoluzione nella bio-ingegneria e della genetica che apre nuovi orizzonti su una molteplicità di campi ed applicazioni; certo al momento quanto realizzato è poco più che la funzione della radice quadrata di una normalissima calcolatrice inoltre i tempi di elaborazione sono estremamente lunghi, stando a quanto emerge, occorrono circa 8 ore per il calcolo del risultato, ma nonostante trenta anni di ricerche e sperimentazioni si stanno facendo i primi veri passi in questo mondo, passi che con il procedere diventeranno sempre più rapidi e sicuri.

L‘importanza di questo evento, avrà enormi ripercussioni in moltissimi campi, in quello informatico per esempio, immaginiamo un’interfaccia biologica tra essere umano e computer, questo permetterà una più agevole e immediatezza d’utilizzo del computer o di tutti quei dispositivi ad essa connessa, per dare l’idea si immagini che invece di utilizzare la tastiera come sto facendo nello scrivere questo intervento, l’interfaccia “scriva” per noi il pensiero, il concetto, il ragionamento che vogliamo esprimere, già il solo fatto di non dover digitare carattere per carattere farebbe risparmiare una buona fetta di tempo, errori grammaticali, ortografici e di sintassi a parte ovviamente; immaginiamo in modo sintetico l’impatto di questa innovazione nei confronti di quelle persone che vittime di gravi incidenti potranno grazie alle interfacce biologiche tornare ad avere una vita pressoché normale se pur mediante l’impiego di protesi bioniche, restando sempre in ambito medico, immaginiamo un nano-robot con un bio-cip programmato per la ricerca e la distruzione di cellule cancerose o per eliminare pericolosi accumuli di colesterolo nei vasi sanguigni, o ancora dispositivi per il rilascio mirato di farmaci in specifici organi o aree del corpo difficilmente raggiungibili tramite le normali profilassi sanitarie o chirurgiche.

Tutto questo delinea un futuro roseo e strabiliante dai contorni fantascientifici alla Star Trek, ma sarà davvero così tutto così luminoso?
Il primo quesito che mi pongo è sulla natura del DNA, da tutti i documenti che ho potuto leggere, tra l’altro la maggior parte in lingua inglese o meglio in americano non si specifica l’origine di questo DNA , in ogni caso che questo sia di origine animale o umana, apre un ventaglio di quesiti etici e morali non indifferenti, è vero che le prerogative della scienza e di chi porta avanti le ricerche sono quelle di scoprire e conoscere tutto il conoscibile, ma è altrettanto vero che la ricerca è sempre più subordinata e dipendente dai finanziamenti di holding industriali che proprio in funzione del loro supporto finanziario e logistico detengono i diritti su qualunque scoperta brevettabile; non che questo sia un aspetto negativo, anzi ritengo che proprio nelle congiunture economiche di forte crisi come quella che il mondo intero sta vivendo in questo ultimo decennio, gli investimenti privati siano indispensabili per sopperire alle ridotte disponibilità da parte dei governi e delle istituzioni; questo però non vuol dire che i governi e le istituzioni debbano abdicare dalle proprie responsabilità, ne che ognuno di noi debba ignorare gli aspetti etici e morali che dal progresso scientifico e tecnologico conseguono.

Tornando nello specifico, la creazione di un bio-transistor e in prospettiva di una bio-CPU, apre scenari sfavillanti e radiosi, se pur futuristici ma allo stesso tempo prospetta scenari altrettanto cupi ed oscuri, perché è vero che il progresso scientifico e tecnologico tendono ad un benessere maggiore per tutti, ma è altrettanto vero che tali progressi possono essere usati per fini e scopi che non il bene comune non ha nulla a che fare.
Sbirciando in un ipotetico futuro e considerando un futuristico dispositivo biologico, questo potrebbe essere programmato e strutturato per alterare la biochimica di uno specifico individuo o di una categoria, ad esempio le persone che sono preda di alcolismo o tossicodipendenze, questo permetterebbe di ridurre in modo sensibile gli effetti fisici conseguenti l’astinenza e mitigare quelli psicologici riducendo le possibilità di una ricaduta nell’abuso; tutto questo sarebbe auspicabile da chiunque, ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia e quello che si potrebbe osservare non è altrettanto auspicabile perché se esiste un dispositivo capace di alterare la biochimica di una persona o di una categoria di persone per il loro bene, è altrettanto possibile farlo a fin di male ed utilizzare questa tecnologia come un’arma al fine omologare o sottomettere, nelle migliori delle ipotesi, intere categorie o razze in modo del tutto “pacifico”.
Spingiamoci con l’immaginazione oltre i confini dell’umano e osserviamo quello che potrebbe essere un organismo “animale” geneticamente modificato e programmato per determinati compiti; aldilà di quali possano essere (civili o militari) di fatto non si tratterebbe di asservire e ridurre in schiavitù una forma di vita se pur artificiosa e resa intellettivamente superiore ad un semplice animale?

E‘importante prospettare gli scenari che potrebbero rappresentare il futuro prossimo venturo e porsi questo tipo di problematiche trovando fin da ora delle risposte, perché affrontarli nel momento in cui si presentano risulterebbe tardivo ed inevitabilmente ne saremmo travolti subendone le tragiche conseguenze.

Di seguito i link di riferimento:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/06/03/visualizza_new.html_841397477.html
http://www.eas.caltech.edu/news/354
http://eas.caltech.edu/people/3255/profile
http://www.eas.caltech.edu/news/354


Fine stesura 13 giugno 2011

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