Ricordo di un piccolo grande amico

Chi segue il mio blog sa che affronto temi ed argomenti in maniera distaccata sforzandomi di mantenere un’obbiettività il più oggettiva possibile; questo intervento è una rara eccezione, anche perché la cosa mi coinvolge in primissima persona e forse, anzi sicuramente, proprio perché ne sono coinvolto non voglio essere distaccato anche se il mio costume è comunque mantenere un certo grado di obbiettività.

Il 18 luglio 2010, per inciso la data la ricordo bene perché da li ad una settimana si sarebbero verificati alcuni fatti personali che in nessun modo è possibili dimenticare.
Sorvolando su queste questioni, mentre facevo fare al cane il lungo giro domenicale tra l’erba mi imbattei in un zampettante mucchietto di ossa, pelle e piume; dato che la zona è prospiciente una rotatoria, popolata da gatti, corvi e di quando in quando anche da alcune specie di falco, considerai che quel minuscolo esserino avrebbe avuto ben poche chance di sopravvivere, quindi presi quel non nulla e provai più volte a lanciarlo delicatamente tra i rami degli alberi circostanti sperando che li vi restasse e che in seguito i genitori se ne sarebbero presi cura, ma inutilmente, visto che dopo qualche secondo ripiombava sul prato.

Fin dal primo momento c’era qualcosa di insolito in quel pulcino, almeno rispetto i tradizionali passeri, mi sembrava diverso ed in primo luogo per il colore del piumaggio, mi resi conto poi che si trattava di un fringuello, comunque decisi di prenderlo e metterlo in tasca per portarlo a casa facendo attenzione a non schiacciarlo.
Giunto a casa, preparai un pappone sufficientemente morbido di mollica di pane, acqua e della carne in gelatina; non era la prima volta che mi occupavo di un passero caduto dal nido e sapevo che era un momento cruciale, se nelle prime due o tre ore non avesse mangiato qualcosa, il passero si sarebbe lasciato morire; non fu così, anzi quasi subito cominciò a mangiare ed ogni volta che mi avvicinavo con gli stuzzicadenti a mo di becco, spalancava il suo becco fagocitando quello che gli porgevo sapevo anche questa fase è a rischio perché dandogli troppo cibo, morirebbe per indigestione e comunque il nuovo regime alimentare è radicalmente diverso da quello in natura, sia per qualità che per quantità visto che normalmente in un nido sono presenti più pulcini e i genitori suddividono il cibo più o meno equamente.

Dopo il periodo, chiamiamolo di svezzamento con una alimentazione variegata, includendo anche della carne trita fresca, il pulcino cominciò a mangiare da solo, lo avevo alloggiato inizialmente in una gabbia per criceti a cui avevo tolto la ruota ed aggiunto le classiche bacchette per appollaiarsi, avevo anche cominciato a lasciare la gabbia aperta in modo che potesse cominciare ad avventurarsi per la stanza e renderlo per certi versi indipendente; di fatti pur restando sempre timoroso difronte ad una qualsiasi novità, piccola o grande, acquistò una certa intraprendenza e cominciò a mostrare una grandissima curiosità tanto che dopo alcune piccole disavventure come l’infilarsi dietro i libri o intrappolato dietro la tenda, divenne il padrone della casa.

Sicuramente qualcuno immaginerà che fossi sempre appresso l’uccellino a pulire le su cacchine, inizialmente fu così, ma non per molto, cominciai a notare un qualcosa che mi induceva pensare che quel pugnetto di piume fosse speciale o perlomeno avesse delle qualità particolari, quando pulivo i suoi bisogni in un determinato punto, questo furfantello quasi a dispetto dopo poco sporcava nuovamente e questo per tre o quattro volte, poi come se capisse che li non doveva espletare le sue funzioni, non lo faceva più, ovviamente da qualche parte doveva pur fare i suoi bisogni, mi accorsi dopo qualche tempo che uno dei suoi luoghi preferiti per appollaiarsi era una corda tesa sulla vasca da bagno che utilizzo come stenditoio.

Mi sovviene domandarmi se per caso avesse capito che la stanza da bagno fosse il luogo prefisso per le funzioni fisiologiche, ma forse attribuisco cose e concetti erroneamente, però mi piace pensare che fosse realmente così, resta il fatto che a parte alcune eccezioni, non ho dovuto preoccuparmi più di tanto, in ogni caso, onde evitare “disastri” una delle prime cose che avevo fatto da quando quel furfantello cominciò a svolazzare per casa, fu quella di utilizzare i flyer dei supermarchet, che sono fatti su misura per coprire la parte alta dei mobili e sopra i libri.

Questo comportamento insolito di “piumino” non fu l’unico, per la verità, nella quotidiana “convivenza” durata più o meno di un anno e mezzo, ce ne sono stati molti altri e tutti denotavano, se pur nel caso sia possibile attribuire caratteristiche prettamente umane ad un fringuello, che aveva una sua personalità, un carattere e una spiccata capacità comunicativa altrettanto efficace; ad esempio, quando aspettando l’imbrunire per prenderlo e metterlo nella gabbia, sapeva che l’ora del rientro “forzato” era giunta, allora si appollaiava in un qualche posto difficilmente accessibili, almeno dal suo punto di vista; la necessità di metterlo in gabbia nasceva dal fatto che aveva sviluppato un particolare interesse per i fornelli accessi, probabilmente la fiamma bluastra del gas esercitava lo stesso meccanismo per cui gli insetti sono attratti dalla luce fluorescente e azzurra delle lampade insetticide, comunque sia, aspettato il semibuio e individuato dove si fosse posato e preso con delicatezza tra le due mani, una volta messo nella gabbia, appena lasciato emetteva un “ciick” piuttosto acuto di protesta, come a dire “non voglio stare in gabbia” oppure “non mi piace che mi prendi” o forse entrambe le cose.

Come ho detto, di comportamenti insoliti, almeno per quanto riguarda il comportamento di un animale che se pur cresciuto in “cattività” resta sempre un animale selvatico con le sue specificità istintive, ne aveva molti, si può ipotizzare che questi comportamenti siano stati acquisiti a seguito di una stretta convivenza con l’essere umano ed ad una capacità adattativa allo status quo ambientale, però resta sorprendente come possa aver sviluppato la capacità di chiedere un qualcosa di specifico; mi spiego meglio, di tanto in tanto gli davo un pezzettino di formaggio che poteva essere di grana, scamorza, sottiletta o brie sopratutto gradiva quest’ultimo forse per la “copertura” di mash mellon, comunque sia, quando voleva il formaggio adottava una tattica particolare cominciando a svolazzarmi davanti alla faccia a mo di colibrì, quando questo non dava esito, veniva sulla spalla e “piccava” ossia becchettava in un crescendo di forza l’orecchio o la guancia oppure tirava letteralmente i capelli, per inciso più di una volta questo “piccare” mi ha ferito fino a farmi sanguinare, in somma come i capricci di un bimbo, se poi invece di dargli il formaggio gli davo un chicco di riso o una briciola di pane oppure un pezzetto di mela, prendeva quello che gli davo, svolazzava sul mobile e dopo aver “verificato” che non era quello che voleva, ricominciava da capo fin tanto che non lo otteneva.

Si potrebbe obbiettare che sia stato una sorta di condizionamento del comportamento facendo leva sulla necessità di cibo dell’uccellino, ma lo escludo perché la mangiatoia era sempre a portata di becco, cosi come l’abbeveratoio, l’insalata e la mela che tutte le mattine ponevo fuori della gabbia, posso supporre che se involontariamente abbia condizionato, se di condizionamento si possa trattare, questo abbia fatto leva sulla sua “golosità”, ma seguendo questi presupposti è inevitabile chiedersi se un passero possa “peccare di gola”.

Sono molte, definiamole abitudini che si erano instaurate tra me e “piumino” che mi fanno sentire la sua mancanza, come il fatto che quando sono seduto in poltroncina davanti al pc, come ora, si venisse a posare di fianco alla gamba e si faceva una sontuosa dormita, almeno fino a quando per un motivo o un altro dovevo alzarmi, oppure, quando davanti alla TV sintonizzavo il canale manualmente, perché ai me, il telecomando, come tutti i telecomandi si scassano, osservava incuriosito che stessi facendo e ancora, seduto sul divano dapprima mi tampinava tirando i capelli e poi posandosi sul petto veniva a tirare baffi e pizzetto.
Mi manca sentire il suo richiamo quando steso per un pisolino per qualche minuto non mi vedeva gironzolare in casa, oppure davanti allo specchio mentre mi radevo, continuava a passare da una spalla all’altra osservando perplesso cosa stessi facendo, perlomeno e quello che penso che pensasse, mi manca il suo “dare di matto” quando una mosca o un qualunque insetto si infilava in casa e lui dietro a dargli la caccia; ricordo una volta che catturò una cimice e la posò sulla tastiera mentre stavo lavorando al pc, come a dire “buttala via, non la mangio”, mi mancano i “furti” degli stuzzicadenti, che lo avessi in mano, in bocca o semplicemente appoggiato davanti o vicino a me, lui doveva prenderselo e portarlo sul mobile e se non ci riusciva la prima volta la seconda era quasi certo, mi manca vederlo con le piume del capo drizzate quando un qualcosa lo intimoriva.

Posso assicurare che non ho mai fatto nulla per “addestrarlo” in questo come in altri comportamenti, in primo luogo perché ammaestrare un qualunque animale sia esso un cavallo, un cane o un fringuello, occorre tempo e sopratutto l’esercizio deve essere costante e sempre lo stesso, purtroppo o per fortuna, lo dirà il tempo, di tempo ce n’è sempre poco anche per me, in secondo luogo penso che l’addestramento o più precisamente il condizionamento di un animale sia una forma di coercizione e in sintesi estrema una prevaricazione a fini che non hanno nulla a che fare con il benessere dell’animale stesso.

Per concludere, ho voluto scrivere di questa mia esperienza, in parte per fissare nel tempo dei bei ricordi che non ho timore nel definire ricordi di un caro amico ed in parte perché ritengo doveroso rendergli omaggio per le piccole e grandi cose che tramite la sua presenza ho imparato e apprezzato, nella mia famiglia abbiamo sempre avuto animali per casa, cani, gatti ecc. ecc., quando poi sono andati via, hanno lasciato un senso di vuoto, ma il vuoto che questo pugno di piume di pochi grammi ha lasciato è davvero grande.


Fine stesura 30 dicembre 2011

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Curioso, impertinente ed irriverente, prendere le cose di petto onde evitare malintesi; come per un buon vino, serietà ma con moderazione. Non uso più Skype/Messanger o similari per questioni di privacy!!! :-(
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2 risposte a Ricordo di un piccolo grande amico

  1. giusi ha detto:

    Bello, se mi è permesso fare una osservazione credo che le qualità straordinarie che racconti del fringuello potrebbero essere influenzate dal fatto che lo hai cresciuto fin da piccolo e ti sei sostituito come figura di riferimento per il suo sviluppo anche nei comportamenti, non che sia stata una cosa voluta ma solamente una conseguenza.

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Giusi, in parte può essere come dici tu e che abbia sostituito la figura di riferimento “comportamentale” da cui poi ha adottato per emulazione queste insolite capacità; ci può anche stare questa chiave di lettura, almeno per alcuni comportamernti ma non per tutti e comunque non spiegherebbe il perché tra le altre insolite che faceva, quando perdeva una piuma me la portasse a far vedere o che cominciasse a “protestate” energicamente quando mi dimenticavo di mettere la mangiatoia e l’abbeveratoio fuori della gabbia.
      Il fatto di aver sostituito il modello di comportamento, comunque non può spiegare che come capita a tutti di avere momenti negativi, “piumino” sentisse questo e venisse per consolare, certo a modo suo “squittendo” e guardandoti come a chiederti “cosa c’è che non va?”; questo tipo di comportamento non può essere oggetto di ammaestramento o essere indotto, potrebbe essere una mia erronea interpretazione e lettura, e per quanto razionalista possa essere so che è eccessivo attribuire “qualità” umane a chi umano non è, ma se l’umanità tascendesse dalla specie di appartenenza?

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