L’economia mondiale e i 30 denari di Giuda

A volte i quesiti più insoliti, si presentano all’improvviso e nel modo più inaspettato abbagliando come un faro nella notte ed è li, perennemente immobile accusandoci di averlo volutamente ignorato, una luce forte che quasi ferisce gli occhi da tanto è luminosa; allora subentra la smania nel ricercare una risposta e darne un senso a finché quel bagliore possa, quantomeno affievolire e dar modo di vedere tutt’attorno.
Ho voluto precedere l’argomento, cercando di spiegare con una metafora, il sentimento e le sensazioni che questo specifico tema ha suscitato in me, o meglio gli stati d’animo che sono scaturiti cercando, se non di dare una risposta, quantomeno una chiave di lettura ed una interpretazione coerente e per quanto possibile razionale.Volevo affrontare l’argomento da diverso tempo, ma ho sempre rinviato per diversi motivi, primo tra questi il fatto che preferisco affrontare temi ed argomenti in un ambito generale e comunque che non mi coinvolgono personalmente, questo perché inevitabilmente l’osservazione dei fatti da oggettiva diventa soggettiva; non che questo infici la disamina dell’argomento, anche perché sono solito affrontare ogni questione con le stesse modalità, la differenza sta nel fatto che questo richiede un maggior sforzo e difficoltà nel distaccarsi dalla propria prospettiva.
Altro motivo per cui ho temporeggiato nel mettere “nero su bianco” questo argomento è che questo è legato a qualcosa che non mi è possibile verificare, per cui, non avendo la possibilità di una benché minima verifica, almeno da parte mia, so che quello che riporterò, non potrà essere che preso con il beneficio d’inventario e quindi sollevare inevitabilmente una corposa nube di dubbi.

Fatto questo preambolo, veniamo al dunque; in questo ultimo decennio abbiamo assistito al susseguirsi di crisi economiche sempre più forti, nel mio piccolo e per quanto mi è dato capire sono convinto che se in parte queste siano la conseguenza di scelte economiche precedenti la così detta globalizzazione, ho anche la forte sensazione e sospetto che queste crisi siano utilizzate in modo strumentale da parte di gruppi d’interesse al fine di acquisire una maggiore posizione e peso in ambito mondiale.
Detto questo e nonostante l’uso strumentale delle crisi economiche queste devono avere delle radici più profonde e complesse che non la semplicistica successione di cicli positivi e negativi per quanto manipolati e artificiosi possano essere; dico questo perché quanto mi fu riferito a quel tempo era assai lontano da qualsiasi ipotesi e immaginazione della realtà odierna, come ripeto, nonostante stia facendo degli sforzi nello stendere questo intervento, trovo difficoltoso assumere una visuale distaccata ed oggettiva nell’affrontarlo; ora pur avendo la forte convinzione della genuinità di quanto mi riferì l’insolito personaggio, almeno per essere un sacerdote o un padre missionario, per certi versi la mia reticenza persiste poiché nonostante i ripetuti tentativi di approfondire e verificare la faccenda e l’enorme mole di informazioni disponibili nel web il tutto si risolve nei più classici dei buchi nell’acqua.

Tralasciando le modalità d’incontro con questa persona, dopo le consuetudinarie quattro chiacchiere di circostanza da scompartimento, entrammo quasi subito in sintonia ed la conversazione cominciò ad addensarsi su temi corposi e piuttosto impegnativi.
Nel conversare con questo sacerdote, gli chiesi se potesse rispondere ad un quesito che fin dal tempo del catechismo era rimasto senza una risposta; il quesito era su quale fine avessero fatto i trenta denari di Giuda Iscariota; per una frazione di secondo, un brevissimo lasso di tempo, notai una impercettibile smorfia del suo volto, come quando si cerca di riflettere e reagire ad un qualcosa del tutto inaspettata provando a dissimulare lo spiazzamento, dopo quella frazione di tentennamento rispose che quel denaro fu utilizzato dai sacerdoti del Tempio per l’acquisto di un terreno destinato a cimitero per gli stranieri in Gerusalemme, devo dire che ebbi la netta esazione che la risposta che mi aveva appena dato fosse la versione ufficiale a cui doveva attenersi, al che non del tutto soddisfatto della risposta, insistei nel chiedere in modo più esplicito a chi fossero stati dati materialmente, chi era il proprietario di quel terreno e che fece di quel denaro e quale fu la storia di quell’uomo.

Il bacio di Giuda di Caravaggio

Incuriosito dal mio interesse su questa faccenda, con un tono che definirei ispettivo o di verifica mi chiese le ragioni di questo mio particolare interesse, mentre formulava il quesito, tra me e me riflettevo in parte sorpreso della domanda e al tempo stesso mi chiedevo del perché rispetto ad altre reliquie come il Santo Gral, la Lancia di Longino, la Sacra Sindone, La Veronica, i trenta denari avessero una importanza decisamente e forse volutamente sottostimata, sempre mentalmente mi ponevo delle domande proprio sulle monete della vergogna, dopotutto non furono i denari la causa del tradimento?
Non furono le trenta monete il primo tassello materiale del domino che portarono alla crocefissione di Gesù Cristo?

Intuendo o forse immaginando cosa mi stesse passando per la mente e quali le mie riflessioni, aggiunse, che si sapeva ben poco di cosa accadde dopo la compravendita del terreno da parte del Tempio e che a quanto risulterebbe da alcuni documenti riportati dalla prima crociata, tra l’altro già allora in cattivo stato e parzialmente danneggiati, il terreno apparteneva ad un ricco arabo palestinese, stando comunque al racconto del sacerdote, alcune cronache del tempo, riferirebbero che in seguito l’arabo fu costretto a vendere tutti i suoi possedimenti e ad emigrare dalla Palestina, sia perché personaggio scomodo ai sacerdoti del Tempio, sia perché inviso ai seguaci cristiani.

Era evidente che ne sapeva più di quanto volesse darne e vedere, cercai di capire meglio, anche perché da quanto stava dicendo sembrava che esistessero dei documenti “contabili” di quella compravendita con nomi ed importi, quindi, in una certa misura era possibile poter fare eventuali verifiche e delineare un maggior dettaglio sull’intera vicenda; lo incalzai e chiesi se fosse possibile sapere di più di questi documenti e dove potessero essere reperiti, con un sorriso, come se avessi chiesto come sia possibile che la luna sia nel pozzo, rispose che nella eventualità che tali documenti esistessero ancora, sarebbero sicuramente conservati nella Biblioteca Vaticana e quella documentazione come molti altri documenti necessitano tassativamente di una Dispensa Papale per poter essere visionati.
Cercando di avere comunque delle conferme gli chiesi se fosse stato redatto un qualche documento che confermasse o smentisse l’autenticità di tali documenti se non la veridicità degli avvenimenti stessi, annuì con il capo ma non proferì parola.

Era chiaro che qualcosa di più concreto di una fantasia o un’illazione, scaturita da frammenti di storia, dietro il quesito sui trenta denari, forse si cela un capitolo occulto o occultato della storia stessa; sempre più affascinato dalle parole del sacerdote, cercando di saperne di più, senza per questo risultare eccessivamente e sfacciatamente ficcanaso, ma genuinamente interessato, chiesi ulteriormente, se tra i motivi che spinsero la Chiesa ad intraprendere le crociate, vi fosse anche questo, la risposta fu affermativa, tra gli obbiettivi perseguiti con le crociate, v’era anche quello di ricercare e recuperare quante e più Sante Reliquie era possibile e tra queste anche ciò che restava dei trenta denari.

Come ho già detto, se non fosse stato per il fatto che chi stava dicendo queste cose, era e ritengo tutt’ora che lo fosse, un sacerdote, avrei considerato quelle cose come il frutto di una fervida immaginazione o quantomeno del racconto di un mitomane o di qualcuno affetto da disturbi della personalità, però nell’esposizione c’erano dei particolari che lasciavano intravvedere qualcosa di tangibile e reale, se pure l’argomento fosse per molti versi stato celato ai più e storicamente minimizzato fino a quasi dissolverlo, sembrerebbe che la realtà sia ben diversa e nonostante i millenni trascorsi, possano esistere ancora testimonianze documentali di questi fatti, almeno stando a quanto asserito dal sacerdote, risulterebbe che da un resoconto del periodo della prima crociata redatto da un comandante crociato, dopo aver preso possesso di un castello espugnato ai mussulmani, questi rinvenne tra i vari tesori un insolito scrigno di pietra che ne conteneva un altro in legno intarsiato d’avorio raffigurante una triplice crocifissione; già la dovizia di particolari è abbastanza esplicativa ed ha, presupponendo la veridicità del racconto, delle fondatezze, non dimentichiamo che comunque Gesù Cristo, per i mussulmani rappresenta pur sempre un Profeta; sempre dal resoconto emergerebbe che al suo interno oltre ad alcune pietre preziose c’era anche una sacca di pelle con monete romane d’argento, il comandante, nel suo rapporto esponeva anche alcune considerazioni circa la presenza e la particolare cura con cui era custodito questo scrigno, meravigliandosi dell’insolita e particolare considerazione che i mussulmani avevano per esso ed il suo contenuto.

Ora facendo una riflessione ed una disanima sulle qualità delle Sante Reliquie almeno quelle Messianiche, il Santo Gral dispensa la vita eterna o se si vuole l’immortalità, la Lancia di Longino da al suo possessore il potere assoluto sul destino del Mondo, la Sacra Sindone e la Veronica la guarigione fisica e spirituale; i Trenta Denari quale soprannaturale qualità hanno? Seguendo la logica deduttiva dovrebbe essere la ricchezza assoluta?
E’ comunque degno di nota evidenziare il fatto che, decennio più decennio meno, dall’ipotetico resoconto del comandante crociato, l’ordine Templare fu costituito in quel periodo; è possibile che se non quel comandate, un altro, abbia tenuto per se, se non lo scrigno la sacca con le monete e costituito in seguito l’ordine cavalleresco?

I Templari furono in seguito tacciati di tradimento eresia e satanismo e sterminati anche perché non hanno voluto consegnare alla chiesa i tesori da loro accumulati magari grazie a queste specifiche reliquie?
Sono molte le domande, gli interrogativi che si aprirebbero sollevando il velo sul destino delle trenta monete dell’infamia e probabilmente le risposte a questi interrogativi possano rivelarsi come l’acido e corrodere fino ad annichilire ogni struttura economica umana.

Non mi piacciono e non mi sono mai piaciuti i toni catastrofistici anche perché spazzano via ogni prospettiva e speranza di un futuro migliore, ma voglio fare una ulteriore considerazione o meglio condividere quella che a suo tempo feci con quel sacerdote, circa il tesoro dei Templari; è possibile che non tutte ma una parte di quelle monete siano state “disperse” nel mondo e che il possessore o i possessori ne abbiano conseguito grandi ricchezze?
Facendo un parallelismo, biblica mente, il genere umano non discende dalla stirpe di Caino cosi come l’intera economia mondiale dal frutto dei trenta denari o da parte di essi?
A questa mia asserzione il sacerdote rispose che forse i sacerdoti del Tempio avevano avuto una vista molto lunga, rifiutando di mettere quei denari nel tesoro del Tempio e che è altrettanto indicativo che furono destinati di fatto all’acquisto di un cimitero per stranieri.

Mi piacerebbe rincontrare quel sacerdote e sentire quel che ne pensa di tutto questo ed eventualmente se potesse aggiungere qualcosa sull’argomento, da quell’incontro sono passati più o meno una trentina d’anni, un’altra strana coincidenza; dopo l’arrivo in stazione centrale ed esserci salutati ci siamo dispersi tra la folla, non ricordo nemmeno se mi avesse detto il suo nome, ma quanto mi ha detto, per quanto possa essere stato il frutto di una fervida immaginazione, assume una valenza ed un senso con il senno di poi.

Ora mi chiedo se sia possibile che le crisi economiche e finanziarie che si susseguono con effetti sempre più devastanti e a quanto sembra senza possibilità di rimedio, abbiano un’origine profetica dalla storia e dal destino di tutto ciò che deriva dai trenta denari di Giuda, forse un modo diverso per dimostrare la realtà che la frina del diavolo finisce in crusca?

Concludo questo per certi versi sofferto intervento facendo un’ultima riflessione, se l’economia dell’intero pianeta è il frutto o comunque scaturisce e fonda la sua sussistenza sulle monete del diavolo (cosi sembrerebbe che Gesù abbia definito Giuda Iscariota), ne consegue che non c’è essere umano che non abbia mangiato di quel pane e quindi, a voi le eventuali conclusioni.


Fine stesura 11 aprile 2012

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