I nuovi dei sconfesseranno Darwin e i creazionisti

Le scoperte ed il progresso nel campo delle bioingegnerie assume sempre più le caratteristiche di una corsa, piuttosto che un tranquillo e riflessivo cammino, non da ultimo la strabiliante ed al tempo stesso inquietante creazione del primo organismo sintetico.
E’ di qualche giorno fa la notizia che i ricercatori del Caltech e dell’Harvard University hanno costruito la prima Entità Biologica Artificiale, denominata “Medusoide” in pratica ed in modo estremamente sintetico, pare un gioco di parole, hanno innestato su un tessuto polimerico di silicone, le cellule di un cuore di ratto, il risultato è una specie di medusa.

Per il momento sorvolo su tutte le questioni di carattere “umanistico” che inevitabilmente scaturiscono da questo esperimento e vorrei evidenziare alcune cose che emergono dall’esperimento condotto nei laboratori universitari; la più macroscopica è che dal lavoro e dalle ricerche svolte, anche se in condizioni di “asetticità” dei laboratori, di fatto attestano che forme di vita che si basano sul silicio sono reali, quindi dato che è uno degli elementi di base più diffusi nell’universo, la probabilità dell’esistenza di ecosistemi che si fondano su questo elemento sono per cosi dire “esplose”, tra l’altro è anche possibile ipotizzare che forse l’evoluzione della vita sul nostro pianeta si è evoluta dal carbonio a scapito della matrice silicea solo per circostanze concomitanti dell’ambiente primordiale.
Dunque la prova di una forma di vita basata sul silicio, se pure costruita in laboratorio, spalanca le porte di un nuovo universo, dilatando la percezione del nostro ed allo stesso tempo, attestando che la vita può svilupparsi in forme differenti dalla matrice di carbonio; il solo l’immaginare quali e quanti possano essere i processi chimici di base di un mondo che si basa sul silicio farebbe girare la testa al pari dell’ebrezza che si prova in una gita ad alta quota.

Questo fatto apre orizzonti e prospettive che nemmeno la più fervida mente potrebbe immaginare, l’impiego di organismi artificiali più o meno evoluti, potrebbero essere impiegati nel “terraforming” per le future colonizzazioni di altri pianeti, sfruttare le peculiarità di una futura chimica per risolvere i problemi conseguenti l’attuale quale l’inquinamento o il riciclo dei nostri rifiuti oppure nuove fonti energetiche tutt’ora ben lontane dall’essere immaginate; dunque l’esperimento si è rivelato sostanzialmente l’aprire uno scrigno di tesori e di conoscenze di cui non è possibile valutarne il valore se non in prospettiva.

Altro aspetto macroscopico che emerge dall’esperimento, anche se sotto il profilo, definiamolo concettuale è che si interpone o meglio mette in estrema difficoltà la visione creazionista e quella evolutiva e per certi versi fa da supporto a quella schiera di ipotesi newage, tra cui spicca quella raeliana sull’origine dell’umanità, anzi sembrerebbe proprio confermarne la giustezza dei presupposti, mandando a carte quarantotto i presupposti di creazionisti o neo che siano, assieme a quelli postulati dalle teorie evoluzioniste di Darwin.

Non secondario, anche il fatto che per la prima volta si assiste alla “nascita” di una nuova specie seppure in provetta.

Dopo questa entusiastica panoramica sullo scrigno aperto dall’esperimento del Caltech, vediamo anche di dare uno sguardo al rovescio della medaglia; il successo dell’esperimento inevitabilmente implica una grande quantità di conseguenze i cui risvolti, abbracciano pressoché tutti gli aspetti dell’esistenza sollevando polveroni e discussioni d’ogni genere; dai risvolti teologici a quelli morali ed etici.

Vorrei lasciare questo tipo di questioni a chi ha maggiori competenze in materia e concentrarmi nell’inquadrare il fatto in un contesto più ampio in cui luci ed ombre denotano un paesaggio affascinante ed al contempo inquietante, che ricorda le tinte ed il fascino del dipinto “Die Toteninsel” dell’artista svizzero Arnold Böcklin.
Dunque facendo riferimento ad una molteplicità di ricerche ed esperimenti che vengono portati avanti nel laboratori universitari ed in quelli privati di aziende che operano nel campo delle bioingegnerie, (si veda ad esempio la ricerca sempre del Caltech sul bio computer) emerge un filo conduttore che sembra portare ad un unico obbiettivo; ossia la creazione di un qualcosa che ha forti assonanze con il romanzo di una scrittrice londinese dell’ottocento di nome Mary Shelley.
Tralasciando considerazioni moraliste, è evidente che l’interesse su un tale progetto è conseguente il fatto che permetterebbe di scavalcare i divieti circa la sperimentazione umana; essendo sostanzialmente un “prodotto” le entità artificiali, possono essere impiegate, anche se in modo parallelo o analogo all’essere umano, senza violare dettami etici e giuridici.
Questo per quanto riguarda la sperimentazione; sotto il profilo “industriale” queste entità sarebbero indubbiamente una risorsa indispensabile, quantomeno in quei processi produttivi ad alto rischio o potrebbero rappresentare l’unica alternativa per operare in ambienti che risulterebbero mortali per un essere umano, senza considerare poi le grandi possibilità in campo militare.

Come detto prima il quadro, quantomeno in prospettiva, emana un fascino quasi magnetico dai risvolti inquietanti, sopratutto per il genere umano e del ruolo che avrà in una tale realtà.
In questo intervento ho cercato di essere il più distaccato possibile dai concetti di moralità etica e giustizia, per il semplice fatto che ritengo utile, se non essenziale, in alcune circostanze, osservare le cose con freddezza e cinismo, questo permette di osservare meglio il quadro d’insieme e estrapolarne una immagine oggettiva, evitando così deformazioni ed influenze conseguenti i principi etico-morali, che a volte, purtroppo, più spesso di quanto non si pensi, vengono utilizzati strumentalmente.

Una unica considerazione, dato che l’esperimento ha avuto come soggetto la creazione di una medusa, questo potrebbe essere profetico sul dove e come finirà il percorso scientifico; non dimentichiamo la figura mitologica di Medusa, il cui sguardo trasformava in pietra chiunque la guardasse.

Di seguito lascio i link di riferimento tra cui il primo che include il video in cui si mostra questo “medusoide” in diverse fasi di sviluppo:
http://www.nature.com/news/artificial-jellyfish-built-from-rat-cells-1.11046
http://www.time.com/time/health/article/0,8599,2120119,00.html
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/07/120721091451.htm
http://www.telegraph.co.uk/science/science-news/9418648/Artifical-jellyfish-created-in-lab-from-rat-cells.html#


Fine stesura 28 luglio 2012

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