Groenlandia, un altro tassello.

E’ notizia di qualche settimana fa che i ghiacciai della Groenlandia si siano ridotti del 97% in soli quattro giorni, la fonte non è il classico ricercatore indipendente e un po visionario e relegato ai margini della comunità scientifica, ma bensì la NASA che per levatura, rilievo e deontologia, non è certo avvezza a boutade sensazionalistiche.
La notizia, ovviamente non ha avuto eco nei media tradizionali quali, radio TV e giornali per le più ovvie e note motivazioni; quello che però mi lascia perplesso è il fragoroso assordante silenzio delle associazioni ecologiste ed ambientaliste, che innalzano proteste più o meno altisonanti per foreste e fauna d’ogni sorta e di fronte ad un evento straordinario, eccezionale come il disgelo di un ghiacciaio grande poco meno dell’Africa, non hanno la benché minima reazione; davvero curioso questo fatto, che oltremodo, lascia lo spazio per una molteplicità di interpretazioni.

Tralasciando risvolti “politico-economici” e polemiche con questi e quelli, vediamo di inserire questo tassello in quello che è un puzzle più ampio ed articolato; premetto che se pure le considerazioni sono partigiane, cercherò come sempre di essere il più obbiettivo possibile e di dare più prospettive dell’insieme che ne emerge.

Dunque, il fatto che nell’arco di poco meno di 100 ore la pressoché totalità dei ghiacciai groenlandesi si sia sciolta è sicuramente un evento che avrebbe dovuto far sobbalzare dalle poltrone l’intero asset politico di tutti i paesi del mondo, dai più ricchi e potenti a quelli che non hanno nemmeno le cosi dette “pezze al culo”; le conseguenze climatiche di un repentino e cospicuo aumento di acque dolci nel sistema degli oceani, ha delle ripercussioni sull’intero equilibrio dei cicli e dei flussi delle correnti dell’intero pianeta, causando le conseguenze che per brevità possono essere sintetizzate facendo riferimento al film non tanto fantascientifico “day after tomorrow”, se pure non nei modi esasperati come viene mostrato nella pellicola, sicuramente gli effetti avranno pesantissime ripercussioni sull’ecosistema globale e gli scenari similmente al film, saranno quelli di una nuova era glaciale.

Vediamo però di comprendere come un evento cosi repentino si possa essere verificato, oltretutto su una scala cosi grande; data la latitudine dell’isola, che sinceramente dovrebbe essere considerata un continente vero e proprio dato che è più grande del continente australiano e poco più di quello sudamericano, comunque, stando a quanto viene riferito, questo è la conseguenza di una eccezionale incursione nelle aree polari, di fronti particolarmente caldi provenienti dall’atlantico e che in conseguenza di una situazione statica ha “tenuto” la posizione per diversi giorni, causando lo scioglimento dei ghiacciai.
La spiegazione meteorologica è avvincente, ma dal mio punto di vista, poco convincente, non perché ne sappia più di esperti e professionisti, ma perché trovo incongruo e comunque strano che facendo il raffronto con i ghiacciai europei, che rispetto quelli groenlandesi, hanno una estensione risibile e per quanto sofferenti siano per le più alte temperature a cui sono sottoposti, sono ancora li, mentre quelli della Groenlandia sono prossimi all’estinzione.
Pur non escludendo l’evento meteorologico eccezionale, le temperature che accompagnavano l’alta pressione dovevano essere decisamente fuori “scala” e lo scontro con le basse pressioni polari, avrebbe dovuto innescare dei tifoni di inaudita potenza ed estensione, oltretutto ad una latitudine da scenari di fantascienza che non sarebbero passati inosservati, tanta è la mania per le previsioni meteorologiche; eppure ciò non si è osservato, quindi forse le ragioni o le cause che hanno portato la repentino scioglimento dei ghiacciai groenlandesi sono da ricercare in qualche altro fenomeno.

Dunque, se le cause non sono relative alle dinamiche meteorologiche o perlomeno non sono la causa principale, ricercandone un’altra di origine naturale, si potrebbe pensare ad una anomalia geologica ancora sconosciuta la cui attività è ripresa a seguito di un movimento interno alla crosta terrestre e che ha avuto come apice proprio l’isola groenlandese, una sorta di “terremoto soft” similmente a quello di una caldera che ha poi trasmesso il calore alle terre emerse facendo cosi scongelare repentinamente i ghiacciai.
Di questa ipotesi, però occorre evidenziarne le incongruenze; la prima è relativa alla dimensione di questa ipotetica caldera continentale, la sua presenza sarebbe stata annoverata tra le conoscenze geologiche e quindi il fenomeno della scomparsa dei ghiacciai a sua volta non sarebbe una novità ne avrebbe sollevato tanto scalpore, se non come un fenomeno che si ripete e di cui se ne può servare l’evoluzione.

La seconda incongruenza sta nel fato che seppure dovesse esistere la presunta mega caldera, la prima conseguenza del repentino riscaldamento delle terre, è che avrebbe generato enormi masse nebbiose particolarmente dense che avrebbero interessato un’area che va dal Canada al nord Europa; inoltre, gli effetti non si sarebbero limitati alle terre emerse, ma avrebbero coinvolto anche i fondali marini i quali trasmettendo in modo repentino il calore alle acque, avrebbero dato origine ad un vero e proprio “uragano sottomarino” le cui dimensioni sarebbero state di qualche migliaio di chilometri di diametro ed una profondità prossima a quella dei fondali, senza considerare poi, le conseguenze del sommovimento dei sedimenti che avrebbero intorbidito le acque a tal punto da renderle melmose come quelle di una palude, alterando, di conseguenza, l’intero ecosistema di una vasta area dell’oceano artico le cui conseguenze ed effetti, per quanto li si voglia ignorare, non sarebbero passati inosservati.
Anche in questo caso, da quello che se ne sa, ciò non sembra essere accaduto, quindi anche l’ipotesi “caldera” sembra non coincidere per effetti e conseguenze del fenomeno stesso.

Dunque, la cosa si complica e non di poco, perché eventi naturali avrebbero conseguenze macroscopiche ben poco occultabili, sopratutto per la dimensione e l’estensione del fenomeno stesso, che quanto meno coinvolgerebbe gran parte dell’area artica; non che voglia ricercare il mistero a tutti i costi, ma penso che meteorologi, geologi, oceanografi ecc. ecc. avrebbero un altro bel rompicapo tra le mani da risolvere ed “inquadrare” nelle fenomenologie convenzionali.

Una spiegazione “naturalista” potrebbe essere che il famigerato buco dell’ozono si sia spostato verso latitudini più basse e trovandosi sopra la Groenlandia, abbia avuto un effetto “lente”, questo in associazione del fatto che i raggi solari essendo più perpendicolari rispetto al polo nord ed alle ridotte capacità di filtro atmosferico ha innescato per l’appunto lo scioglimento brusco dei ghiacciai; questo potrebbe essere ciò che si è effettivamente verificato e la concomitanza con le particolari ed eccezionali condizioni atmosferiche sono solo una coincidenza che comunque ne hanno amplificato gli effetti.
Questa ipotesi sembra essere la migliore rispetto le precedenti, in quanto effetti secondari, perlomeno immediati non ce ne sono in quanto, lo scioglimento delle masse di ghiaccio sono conseguenti il riscaldamento diretto dell’area e non conseguente altre fenomenologie, resta comunque il fatto che l’apporto di quella grande quantità di acqua dolce in quelle oceaniche causerà una alterazione dell’intero sistema delle correnti del globo ed i primi effetti si potranno osservare forse già dal prossimo inverno.

Comunque data la portata del fenomeno sarebbe interessante poter osservare le modifiche della superficie groenlandese, sopratutto rispetto i fenomeni erosivi e la formazione repentina di laghi e fiumi che si verrebbero a creare dallo scioglimento dei ghiacciai, questo potrebbe essere estremamente utile per comprendere meglio i fenomeni post glaciali e se pure siano geologicamente e non solo, particolarmente rapidi, mostrare dal “vivo” i fenomeni geologici conseguenti; purtroppo i satelliti che potrebbero farci vedere quello che sta accadendo, non sono accessibili ai “non addetti ai lavori” e quindi… “ciccia”.

Dato il “taglio” di questo blog, credo sia opportuno esporre un’altra ipotesi, anche se può sembrare fantascientifica, non lo è affatto e seppure da essa emergono scenari cupi, è altamente possibile che questo tipo di “dispositivi” siano già in essere e perfettamente funzionanti da almeno un ventennio.
Questa ipotesi, nasce da un esperimento che avevo fatto personalmente qualche anno fa con un vecchio forno a microonde a cui avevo tolto il magnetron e lo avevo montato su una specie di parabola in alluminio similmente ad una antenna satellitare; con le dovute cautele e le opportune schermature, puntai il “dispositivo” su vaso di gerani posto ad una distanza di circa due metri e mezzo, punto ideale del fuoco del riflettore , dopo alcuni minuti, la pianta cominciò a sfrigolare e poi a “lessarsi” liberando vapore afflosciandosi su se stessa.

Ora se da “improvvido” inventore sono riuscito a costruire questa sorta di arma radiante, è altamente probabile che l’impiego di magnetron o klystron opportunamente progettati, siano stati implementati su satelliti per scopi “difensivi” già da diversi anni, non dimentichiamoci il famoso scudo spaziale caldeggiato già dall’allora Presidente Ronald Regan che sicuramente impiegava proprio la tecnologia a microonde.
Dunque è possibile che lo scioglimento dei ghiacciai groenlandesi sia stato un test dei limiti e della portata di tale arma “difensiva”?

Certamente l’interrogativo è da porselo, quantomeno come ipotesi perché se un magnetron da 600Wat è riuscito a devastare un vaso di gerani a due metri di distanza, cosa potrebbe fare un klystron magari da 6000Wat o più, piazzato su un satellite su un’orbita geostazionaria per n giorni?
Se fosse cosi, occorre anche domandarsi chi abbia effettuato tale esperimento e se ciò è avvenuto in ambito di accordi internazionali o al di fuori di ogni regola, ma sopratutto se effettivamente poi tale dispositivo verrà impiegato ai soli scopi difensivi e non con intenti di coercizione.
Faccio una ulteriore considerazione che inevitabilmente getta oscure ombre su quello che potrebbe essere un futuro prossimo venturo già “presente”, è forse questo uno dei tanti strumenti a disposizione di quello che già di fatto è il nuovo ordine mondiale?

Sarebbe azzardato ipotizzare una correlazione tra “lo scudo spaziale” e le scie chimiche (chemical rail) le quali potrebbero essere considerate alla stregua di una griglia di puntamento proprio per i sistemi satellitari?
Tra l’altro, guarda caso, il suddetto fenomeno ha cominciato ad intensificarsi proprio dagli anni ottanta in concomitanza del progetto reganiano, per raggiungere dimensioni planetarie dei giorni nostri e a tutt’oggi; non se ne conosce ne l’utilità ne gli scopi per cui queste scie vengono tracciate nei cieli, se fosse vero che è soltanto un fenomeno fisico conseguente particolarità atmosferiche attraversate dai velivoli, questa “anomalia” si sarebbe presentata anche in anni precedenti e con la medesima intensità, cosa che stando a quanto risulta, non è così e poi queste scie, stranamente non ricalcano le rotte commerciali, ma solo in parte e sono presenti per lo più in quelle aree “libere”, quindi interessate da traffico militare e dato l’elevato numero di voli sembrerebbe che le attività aviatorie militai superino di gran lunga quelle civili.

Tornando allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, che si sia trattato di un test oppure di una vera e propria azione “dissuasiva” non è dato saperlo, però quello che è certo che se solo in quattro giorni un ghiacciaio grande quanto il continente sudamericano si è praticamente liquefatto, cosa accadrebbe se tale potenza fosse concentrata in un’area più ristretta, quali conseguenze ci sarebbero se il “fuoco” fosse focalizzato sulle formazioni di alta e bassa pressione; potrebbero verificarsi precipitazioni con chicchi di grandine grandi come palloni o angurie o siccità “perenni” o prima l’uno e poi l’altro?
Decisamente questo strumento si rivelerebbe lo strumento principe per il controllo e la manipolazione atmosferica; quanti satelliti di questo tipo ci sarebbero in orbita e a quale entità farebbero capo?
Se pure in linea di principio tali strumenti potrebbero rivelarsi utili all’eradicazione di aree desertiche o a facilitare lo sfruttamento di are particolarmente inospitali per il reperimento di risorse, di fatto, l’uso “alternativo” che se ne potrebbe fare è sconvolgente e come si suol dire “se si acquista un’arma in un modo o nell’altro è perché si ha l’intenzione di usarla”, non per riportare modi di dire o proverbi, ma “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni” e credo che l’umanità intera è stata posta su quella strada, hai me a senso unico.

Che lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia sia un altro tassello che si incastra con quello delle scie chimiche, con quello dello scudo spaziale, con il tassello del nuovo ordine mondiale, con il progetto del dominio mondiale della Thule, con il tassello della “colonizzazione” aliena, bhé sinceramente non lo so, quello che riscontro è che vi sono molte ad-dentellature che se proprio non si incastrano perfettamente, hanno una estrema compatibilità e intercambiabilità ed in ogni caso l’immagine complessiva non cambia ne di tono ne di contenuto pur cambiandone la disposizione dei pezzi; dato che tutto questo sembra concentrarsi e dispiegarsi in quello che secondo diverse profezie è l’approssimarsi della fine del mondo, bhé penso che se ciò accadrà è perché qualcuno, nella “sala comandi” ha sostanzialmente già deciso che cosi dovrà essere e volenti o nolenti, possiamo solo sperare che riconsideri la decisione presa e che si sia in tempo utile per un dietro front.

Come sempre i riferimenti di maggiore rilievo:
http://archiviostorico.corriere.it/1999/marzo/07/Vortici_profondi_nell_Oceano_Indiano_co_0_9903071479.shtml
http://www.nasa.gov/topics/earth/features/greenland-melt.html
http://www.ilpost.it/2012/07/25/scioglimento-dei-ghiacci-groenlandia/
http://hearthaware.wordpress.com/2012/07/27/abbiamo-perso-la-groenlandia/


Fine stesura 4 agosto 2012

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Informazioni su phoo34

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4 risposte a Groenlandia, un altro tassello.

  1. gianni ha detto:

    Mi scusi se mi permetto ma vorrei far notare che i ghiacciai della Groenlandia non si sono ridotti o sciolti in una percentuale del 97% come da lei affermato: è aumentata la percentuale di ghiacciai in scioglimento dovuta all’aumento delle temperature; cioè normalmente, in estate, in Groenlandia circa il 50-55% dei ghiacciai inizia a sciogliersi ma, in questo mese di luglio, hanno iniziato a sciogliersi anche ghiacciai che, normalmente, non si sciolgono nemmeno un pò, perchè fa troppo freddo.
    I ghiacciai della Groenlandia sono ancora lì, più piccoli, in rapido scioglimento, ma sono ancora lì.

    • phoo34 ha detto:

      Carissimo Gianniiii!!!
      Io non ho asserito un bel niente, fai una ricerca in rete ed eventualmente approfondisci l’argomento.
      Dal canto mio, ho solo commentato la notizia riportata da ben più autorevoli siti e blog del mio, oltremodo la fonte della notizia non proviene “dall’associazione meteorologi dilettanti” di Guastolfo, ma bensì dalla NASA.
      Da autore comunque dell’intervento mi sarei aspettato un critica per altre cose, comunque va bene cosi; carissimo Gianniiii, ti ringrazio per l’appunto e per aver segnalato che i ghiacciai groenlandesi siano ancora al loro posto, se potessi fare una cortesia, non solo a me ma anche a molti altri, ti pregherei di segnalare la cosa anche al centro ricerche della NASA, probabilmente si devono essere distratti.

      Carissimo Gianniiii per gli altri due commenti, li ho cestinati semplicemente perché, un commento una risposta, se necessaria ed eventualmente una serie di repliche e controrepliche.
      Il blog non è una chat, almeno per quanto riguarda il mio blog…

      Come tutte le cose giungono al temine e anche questa è giunta alla sua fine, per cui Carissimo Gianniiii buoni acquisti 🙂

      • Deker ha detto:

        La faccenda è di più di in mese fa e lo scioglimento dei ghiacciai interessa le calotte polari, è il totale disinteresse della gente che da ai media la possibilità di ingigantire i fatti per fare odiens e perché no promozione per questa o quella forza politica e spingere gli interessi delle solite multinazionali che stanno dietro a tutto quello che gli può portare soldi… tutto è businnes!!!
        Sono d’accordo sulla latitanza delle “associazioni ecologiste”, dove sono? probabilmente con la crisi che c’è sanno che a bussare a soldi non cavano un ragno dal buco e quindi meglio stare zitti e buoni.
        Basti vedere la faccenda dell’Ilva di Taranto… se si facessero vedere da quelle parti li farebbero diventare verdi sul serio, ma a schiaffoni e calci in culo.

      • phoo34 ha detto:

        Ciao Deker,
        Se pure concordo in parte con il tuo pensiero, sarebbe il caso che utilizzassi termini appropriati, può sembrare un atteggiamento da “bacchettone”, ma queste sono le regole; comunque, come ho già detto a Gianni, ho solo riportato una notizia e su di essa ho fatto un intervento per darne una lettura diversa.
        Se poi gli esperti della NASA abbiano detto qualcosa di diverso dalla verità o se siano stati fraintesi, è una altra faccenda, forse il caro Gianni ha qualche elemento in più rispetto gli esperti e effettivamente la notizia è stata riportata male e per questo lo ho esortato a segnalare il “misunderstanding” agli esperti o alle testate giornalistiche.
        E’ vero oggigiorno, tutto fa businnes e per una copia in più, per un lettore in più si farebbero carte false, tanto domani, chi se ne ricorda?

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