La piramide segreta

Testimonianza materiale del metafisico

Premetto che non mi posso fregiare della qualifica di adepto, ne di saggio, ne di colto, il mio conosciuto è cosi piccolo tanto quanto un atomo sta all’intero universo, cosi come la mia comprensione sta alla Coscienza Prima.

Questo documento è la sintesi di molte riflessioni sulla forma, sulle qualità e delle particolarità che contraddistinguono la piramide; sia ben inteso, che quando mi riferisco alla piramide, intendo riferirmi alla sua forma e non ai monumenti più o meno famosi sparsi per il mondo, se pure questi inevitabilmente sono origine e fonte del mistero che li accompagna e ne amplificano il grande fascino.
Sicuramente questi monumenti anche se tra loro architettonicamente differenti, rispecchiano una conoscenza profonda e comune a tutte le civiltà che le hanno edificate e quand’anche vi fosse una differenziazione del loro apparente scopo, quello più intimo e nascosto è lo stesso; brandelli di quella perduta scienza o conoscenza si ritrovano in molte delle religioni, dalle più antiche a quelle più o meno “moderne”, frammenti che sempre ed in modo sottile e sofisticato si celano dietro enigmi, allusioni e dogmi, al cui solo l’adepto è concesso accedere e comprenderne il primo significato.

Anche il più erudito degli scienziati materialisti, posto di fronte alla piramide, non può che assumere un atteggiamento agnostico e serbare in se qualsiasi considerazione fisica o metafisica, per non corrompere la sua integrità; la piramide quale forma se pure inquadrata nella sfera geometrica è sostanzialmente qualcosa che trascende la materialità ed implica e coinvolge concetti ed assunti, le cui radici affondano in quella conoscenza iniziatica di una realtà, che per necessità lessicali si può definire in modo generico, grossolano e estremamente limitante con il termine di sovrannaturale.

Sorvolando sulle irreali ipotesi secondo cui i monumenti fossero adibiti a mausolei funebri, in ogni cultura la piramide ha ed ha avuto un forte legame con l’aspetto religioso e mistico; ma perché a questa forma sono associate, attribuite e conferite qualità e poteri?
Da ricercatore, viziato dall’essere allievo di se stesso e dall’infimo bagaglio di conoscenze, cerco di emulare, quantomeno nella forma pensiero, quello del filosofo greco Diogene1 ed immeritatamente ne rifletto l’immagine ermetica ed occulta, che lo ritrae, inquilino di botte vagante nelle tenebre con una fioca lanterna alla ricerca dell’Uomo.

Partendo da una impostazione “algebrica” dell’ermetismo implicito nella piramide, voglio provare a darne una organicità se pure metafisica; dunque se partiamo dal presupposto che il cerchio rappresenta l’astratto, l’immateriale, mentre il quadrato, la concretezza e materialità, e quindi l’immateriale per proiettarsi nel materiale assume la forma del quadrato2 presupponendo una sorta di progressione conseguente tale proiezione nella materialità, similmente alla serie di Fibonacci, 1,1,2,3 ecc. ecc. in questa ottica, il quadrato primo raddoppia, quindi i due quadrati se osservati in prospettiva ed uniti con linee a costituire una unica entità; l’immagine che ne emerge è senza dubbio un esagono suddiviso in triangoli e se si osserva il disegno intuendone una prospettiva, l’esagono si trasforma nella rappresentazione grafica piana di un cubo tridimensionale.
Riflettendo su questa progressione, si potrebbe sussurrare di assistere alle fasi iniziali del Grande Progetto.

Dunque da una materialità piana per evolvere in una tridimensionale, occorre procedere per tappe, il primo passo è che lo spazio piano si dilati e non potendo espandersi nelle due dimensioni, questo causa un rigonfiamento, una deformazione della sua linearità3 e nel mantenere la forma originaria, due sesti dello spazio bidimensionale cadono sul fondo e il piano si piega saldandosi in un corpo unico dando origine a ciò che possiamo rappresentare come una piramide; seppure ciò che ne emerge è una figura solida tridimensionale, essa lo è solo parzialmente, poiché solo due delle tre dimensioni, quelle originarie, sono tangibili mentre la terza è percepibile al pari di come noi percepiamo quella temporale.
Questo è l’universo bidimensionale.

Il successivo passo evolutivo verso la tridimensionalità è analogo al concetto esposto per la duplicazione dei quadrati, in questo caso, la replicazione riguarda l’universo bidimensionale, che dapprima si duplica in senso verticale, poi orizzontale ed in ultimo in quello laterale4, formando cosi il Cubo Universale, in cui le tre dimensioni sono dispiegate in modo completo.

Per completezza nel dare una panoramica evolutiva dimensionale, se pure esula dal tema, cerchiamo di vedere come dall’universo tridimensionale, si passi a quello quadrimensionale; quello che si può considerare il germe dell’universo quadridimensionale lo si ritrova nella sezione aurea e nel rettangolo aureo5 della piramide che danno origine sempre seguendo il principio replicativo esposto in precedenza, dapprima il pentagono e dalla duplicazione di questo alla creazione del dodecaedro, ossia la struttura quadrimensionale in cui la dimensione temporale acquisisce una sua materialità esplicita al pari delle altre tre.
Dalla figura del dodecaedro emergono ulteriori simbolismi, per semplicità il cinque, il dodici, il sei, se sulle facce del dodecaedro costruiamo le dodici piramidi, abbiamo ciò che esotericamente si avvicina alla descrizione metafisica della Gerusalemme Celeste, in cui le dodici piramidi rappresentano le dodici colonne, simbolicamente il dodecaedro stellato è l’insieme di dodici stelle pentagonali simbolo dell’umanità, dodici stelle esagonali simbolo dell’unità di Dio con le umanità, le dodici stelle, le stesse dodici raffigurate nella corona della Beta Vergine Maria, le dodici costellazioni zodiacali, le dodici mensilità, dodici i figli di Abramo da cui le dodici tribù d’Israele ecc. ecc.

Tornando alla struttura piramidale, è possibile trovare l’allusione alla forma piramidale anche nelle Stanze di Dzyan, in cui si dice al quarto punto della seconda stanza “… e quindi cadere, come tre nel quattro, nel grembo di Mâyâ”, l’allusione sembra calzare con quanto descritto in quanto, il tre che cade nel quattro si potrebbe intendere quale replicazione del triangolo sui lati del quadrato a formare per l’appunto la piramide, allargando ulteriormente il significato, il triangolo sarebbe il raggio della volontà/coscienza Prima che comincia a espandersi nella materialità non ancora completamente realizzata.
Un altro significato intrinseco della forma piramidale è la volontà/coscienza Prima materializzata che guarda in tutte le direzioni e questa lettura sarebbe coerente on la raffigurazione dell’occhio che sovrasta la piramide.

Seguendo questa impostazione, la piramide è lo stadio primigenio, dell’universo tridimensionale in cui le energie e la materia sono nel divenire ciò che saranno6, sono allo stadio primordiale, un embrione formato del loro futuro essere nella realtà tridimensionale; da questo ne consegue che l’universo bidimensionale o più propriamente gli universi, coesistano con quello tridimensionale, se pure su livelli esistenziali differenti, interagiscono sotto il profilo energetico, in questo modo, la struttura materiale della piramide assumerebbe la funzione di “camera risonante” delle energie che verrebbero rapportate allo stadio bidimensionale per essere riallineate.
Da questa interpretazione deriverebbero le facoltà curative della piramide7 e ne anche la chiave interpretativa di quanto sperimentato dal professor Mario Pincherle, circa il dilatamento dello scorrere temporale8.
La forma materiale della piramide si rivelerebbe cosi, il tramite, il viatico con cui è possibile accedere all’essenza primordiale dell’essendo unico delle cose e conseguentemente più prossimi alla Coscienza Prima9.

Riflettendo sul grande potere che scaturirebbe dalla piramide, è facile intuire le ragioni per cui le piramidali si trovino sparse per l’intero pianeta e gli scopi per cui sono state edificate, sia nel bene che nel male10, come detto in precedenza, questo denota una conoscenza comune e approfondita delle leggi non solo del nostro mondo, ma anche di quello da cui si è per cosi dire, evoluto e in generale una profonda padronanza del Processo Evolutivo Cosmico, riprendendo quanto detto in principio, frammenti parziali di queste conoscenze si trovano celati nei testi sacri sotto forma di allegorie, nomi e numeri sacri, occultati dall’ermetismo simbolico degli stessi simboli o simboli dei concetti11, spesso fraintesi ne loro reale significato o volutamente distorti a sostegno di specifiche contingenze.

Da qualche parte ho letto che “Le montagne temono il tempo, ma il tempo teme le piramidi” sotto la prospettiva esposta, questo detto risponderebbe a verità, poiché nella bidimensionalità il tempo non ha alcun effetto e se pure idealmente gli si attribuisse identità e poteri divini (Kronos) questi sarebbero in manifesti e non avrebbero effetto alcuno; questo ragionamento in un contesto religioso, è sovversivo perché mina alle fondamenta gli assunti teogonici e tutto ciò che deriva e consegue, quindi per quanto grande sia una tale verità va occultata e rivelata eventualmente solo in un contesto ermetico simbolico in cui lo stesso l’adepto può avvicinarsi per intuizione e mai per espressione concettuale estesa ne potrà divulgarne alcun ché, poiché si potrebbe definire in termini legali, che il ruolo è quello di una solidale corresponsabilità o con una più benevola visione un connivente; nella eventuale dissociazione (gioco di parole e di concetti lessicali) sarebbe reo di apostasia ed eretismo.
Detto ciò resta fermo che la Sorgente dell’Universo o più precisamente del Multiverso sia Divina e che sia l’Alfa e l’Omega, il Principio Unico in cui il tutto è contenuto nel tutto, nell’essendo sempiterno che la mente umana non può concepire se non in frazioni di esso, siano esse dimensionali, temporali o fenomeniche, attribuendo e sintetizzando in concetti simbolici deificati il significato della sua essenza.

Le strutture piramidali sparse per il pianeta hanno in comune, oltre alle ignote e misteriose modalità di edificazione e di orientamento astrale, anche il fatto non del tutto trascurabile che sono state realizzate con la pietra; questo denota che tra gli intendi di chi le ha erette, vi era anche quello di tramandare nel tempo il loro significato ermetico, ma la scelta del materiale è esclusivamente relativo a questioni ereditarie, ma anche funzionali, funzionali ad una conoscenza delle energie assai più avanzata di quello che si possa immaginare.
Facendo riferimento alla genesi dell’universo, espresso in molte, se non in tutte le religioni in forme più o meno concomitanti, il principio ebbe origine dalle tenebre, tralasciando il significato letterale, mistico ed occulto del termine tenebre, interpretandone il significato in senso energetico, consegue che l’energia e nello specifico l’elettricità, se vogliamo la luce, è una emanazione delle tenebre e la qualità delle tenebre è che, sia in senso esoterico, mistico, occulto o materiale, rappresentano nella prospettiva energetica, quello che si definirebbe isolante o dielettrico, un non conduttore; dunque l’elettricità sarebbe una conseguenza dell’isolante, scientificamente l’affermazione è inconsistente se interpretata con l’occhio della fisica.
Considerando questo sotto l’aspetto metafisico e riferendoci per comodità conoscitiva a quanto la Genesi dice della creazione, “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.”, d’appresso, “Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina.”

Questo conferma che la luce fu generata nelle tenebre ed in seguito, luce e tenebra furono separati e distinti l’uno dall’altro, però questo ci dice, anche se per speculazione, che luce e oscurità sono due aspetti dello stesso fenomeno, cosa ulteriormente confermata dalla descrizione del giorno e della notte12 e tornando all’elettricità questa risulterebbe essere un aspetto fenomenico parziale di uno più complesso, quindi l’elettricità deve avere un suo complementare; complemento che non deve essere inteso quale isolante o non conduttivo, ma piuttosto come elemento coesistente dell’elettricità stessa e che per fisicità ed analogia, fluirebbe analogamente a come l’elettricità fluisce lungo le linee di forza o su in conduttore metallico.
Tornando alla particolarità materiale delle piramidi, che sono costruite per l’appunto con la pietra, la scelta della pietra deve essere in funzione ed in conseguenza della fenomenologia complementare dell’elettricità13, la pietra essendo per l’appunto il materiale più idoneo disponibile, analogamente a come il rame sia l’ottimale come conduttore, seppure non il conduttore ideale, si è rivelata quella che era confacente all’impiego specifico.
L’ipotesi di quella che potrebbe essere definita, per comodità lessicale, anche se concettualmente erronea, anti energia, spiegherebbe e renderebbe plausibile le leggende in cui si narra che le piramidi siano state realizzate in brevissimo tempo facendo levitare gli enormi blocchi di pietra e con estrema precisione e accuratezza posandoli lievemente l’uno sull’altro ad incastro perfetto14.

La piramide trascende la geometria e la materialità delle misure, è un qualcosa che si avvicina molto alla prova materiale del metafisico e ne è allo stesso tempo, portale d’ingresso e al contempo prova e di come il metafisico possa influire nel fisico della realtà; nella piramide esiste una piramide metafisica occulta i cui segreti non non hanno forma ne verbo ne numero, ma sono semplicemente radianti e possono essere solo percepiti nella loro essenza inesprimibile, il descrivere tale percezione non può esulare dall’essere in comunione con l’Essenza Suprema della Coscienza Prima, che in modo esemplificativo e riduttivo del concepire umano, viene definito Dio.

1 La raffigurazione di Diogene che abita in una botte è una molteplicità di allegorie, la prima si riferisce alla concezione cosmogonica secondo cui l’Universo poggia su una Tartaruga, mentre la seconda, è riferita all’essenza delle cose, dunque la tartaruga portando si dietro la sua casa, porta con se solo l’essenziale delle cose, concetto ulteriormente rimarcato nelle molteplici raffigurazioni in cui Diogene è vestito di un misero abito, la lanterna, perennemente accesa sta ad indicare la condizione umana che nonostante la luce del giorno vaga e si agita nelle tenebre dell’ignoranza e della non conoscenza e del buio della coscienza.2 La quadratura del cerchio intesa non nell’accezione geometrica fisica, ma come la proiezione dell’immateriale nel materiale.

3 Analogamente a come accadrebbe nel comprimere un foglio di carta in egual misura su tutti i lati, questo tende a incurvarsi al centro.

4 La replicazione degli universi bidimensionali segue il principio di simmetricità, quindi per forza di cose la prima duplicazione è in funzione del primo, quindi, prima in senso verticale, d’appresso si ha una replicazione del primo doppio; è assai indicativo che questa progressione ricalchi inizialmente la serie 1,1,2,3, nello specifico, 1+1, ma non in senso matematico, ma geometrico, quindi il processo moltiplicativo 2*3 o se si vuole la somma di 1,2,3 (il primo numero della serie viene omesso in quanto radice prima della seriea) che per l’appunto da sei universi bidimensionali.

a La sommatoria della serie darebbe 7 e riveste un significato ermetico ed occulto della progressione, riferendoci alle Stanze di Dzyan e per la precisione al quinto punto della seconda stanza, “I sette non erano ancora nati dalla trama di luce…” questa potrebbe in un certo modo confermare che l’evoluzione cosmica materiale segua una progressione ben determinata.

5 Phi (costante di Fidia φ), per brevità φ = pari a 1,6180… che è in relazione approssimativa con π = 4/sqrt(φ) ossia 3,14.

6 Nell’universo bidimensionale l’esistenza delle cose è già completa, come lo è nella mono dimensionalità e ancor prima nel nell’Astratto Immateriale del Pensiero Supremo rappresentato dal cerchio, la loro trasposizione nelle varie dimensionalità non è che la proiezione di questa esistenzaa, per darne una immagine comprensibile, si pensi a come e cosa è possibile osservare le cose sotto le differenti frequenze spettrometriche, osservate ognuna separatamente mostrano aspetti e particolarità specifiche che non si osservano nelle altre, altre che hanno maggiore o minore rilevanza rispetto la gamme spettrografiche, altre ancora che pervadono l’intero arco radiante, ma sarebbe erroneo considerare lo spettro radiante frazionato e separato, il farlo è solo ideale e confacente la coscienza umana al fine di comprendere ed imparare, ma di fatto quanto si osserva è un tutt’uno, è un essendo unico; da ciò ne consegue che l’esistenza è in un essendo assoluto nella poli dimensionalità.

a La progressione dell’espansione o l’evoluzione cosmica è solo ideale è l’umana razionalizzazione del processo al fine di concepirlo.

b Questo, inevitabilmente contrasta con l’assunto del libero arbitrio e denota un Universo predeterminato, o più precisamente precostituito, in cui l’incognita è variabile assunta e nota, ed il libero arbitrio è in funzione della variabile scelta quale riferimento.

7 La proprietà curativa della piramide è uno degli aspetti delle sue facoltà conseguenti l’interazione i due universi, le vibrazioni energetiche distorte dalla malattia, venendo messe in relazione o in contatto con il suo essere primordiale, il cui doppio originario è privo delle distorsione conseguenti la tridimensionalità e la sfera temporale, in questo modo rigenerano o causano un riassetto fisico materiale; questo avviene per la materia viva, mentre per la materia organica morta, il processo si esplica in quella che si definisce mummificazione, non essendoci vibrazione vitale ma solo materia inerte, le energie primordiali non possono che, per cosi dire cristallizzare la materia e in un certo modo fermarla nel tempo.
Per quanto riguarda la materia inorganica, essendo questa già cristallina, può soltanto indurre una riorganizzazione dello spazio in modo ottimale.

8 La dimensione temporale nell’universo bidimensionale è assente o più precisamente è contenuta nella compressione dimensionale della terza dimensione, quindi non ha senso, da ciò consegue che da una sperimentazione sensoriale, il trascorrere del tempo assurge a riminiscenza tridimensionale, da cui consegue la percezione di una sua dilatazione, nella realtà della bi dimensione non esistendo tempo, la coscienza dello sperimentatore di fatto entra nel non tempo o per una maggiore chiarezza espressiva, ma non concettuale, il tempo si ferma.
Da queste considerazioni, gli effetti descritti, assomigliano per analogia, agli effetti attribuiti ai buchi neri, in cui all’avvicinarsi all’orizzonte degli eventi, si pensa che il tempo rallenti fino a fermarsi, nell’ormai noto esperimento dell’astronauta che si trova in tale circostanza, egli sperimenterebbe il fermarsi del tempo e in tale situazione potrebbe vedere l’intero universo dal suo principio alla sua fine, affascinante e suggestiva speculazione, se non contenesse un errore concettuale, ossia il presupposto della dualità dell’astronauta in cui l’astronauta è sperimentatore e osservatore di se stesso sia al di sopra che al di sotto dell’orizzonte degli eventi mantenendo al contempo coscienza univoca; altra considerazione è il fermarsi del tempo, se ciò fosse vero, l’astronauta non potrebbe osservare nemmeno il presente delle cose più prossime.
L’ipotesi in cui è possibile osservate quanto si ipotizza, è quello di una accelerazione infinita del tempo e che il percorso temporale sia sempre identico; per una analogia si pensi a ciò che si osserva guardando le pale di un’elica, che giri a velocità sostenute ma che varia lievemente nel suo ciclo rotatorio complessivo, ciò che si osserva è una oscillazione del moto rotatorio in cui a fasi alterne le pale sembrino girare in senso inverso.

9 La piramide sarebbe il mezzo con cui potersi avvicinare all’Essenza Suprema, questo potrebbe confermare l’ipotesi che in realtà la mitologica Arca dell’Alleanza era anticamente custodita all’interno del sarcofago della piramide di Cheope, trafugata e cagione della fuga del popolo ebraico dall’Egitto.
Secondo le leggende oltre ad essere arma potente capace di sgretolare mura possenti, (Gerico) essa permetteva al sommo sacerdote di entrare in contatto con la Divinità; quando si parla di contatto, non si deve immaginare una specie di telefonata inter dimensionale, ma piuttosto una comunione con l’Essenza Suprema Manifesta e Completa della bidimensionalità.

10 L’essere umano ha il potere di utilizzare le cose di cui dispone, strumenti e/o conoscenza per il proprio bene o per il bene comune, la distinzione di bene e male, è essenzialmente una questione di, per cosi dire, logistica, nel senso che ciò che è bene per uno è male per molti, ciò che è bene per un gruppo è male par un altro gruppo, in sintesi ciò significa che non può esistere il bene assoluto ne il male assoluto, ma solo differenti sfumature o per sintetizzare concettualmente l’idea, si pensi al magnete che pur essendo uno è idealmente diviso e polarizzato in due, il cui minor grado di polarizzazione o di neutralità polare la si riscontra nell’esatto centro del magnete.

11 L’ermetismo simbolico è la forma con cui, sulla base di una comune conoscenza ed unità di intendimenti si adottano simboli che esprimono concetti precisi; ad esempio anche nella quotidianità ci imbattiamo in questa forma di comunicazione, si pensi alle etichette di abiti o strumenti, su cui sono rappresentati simboli che dicono cosa fare e cosa non fare, uno per tutti, il simbolo del ferro da stiro con o senza la X sopra, intende sostanzialmente che il capo può essere o non deve essere stirato, ma ha anche una aconcettualità più profonda, parte dall’assunto che si abbia familiarità con l’energia elettrica, che si conosca l’utilizzo del ferro da stiro, le impostazioni per le diverse temperature a seconda del materiale tessile e quindi la diversità tra i diversi tessuti, ecc. ecc,.
Dunque l’ermetismo simbolico dell’antichità oltre ad esprimere il cosa fare, implica la conoscenza approfondita di meccanismi e regole di una scienza altamente evoluta, la cui espressione estesa richiederebbe volumi e rimandi ad altri volumi in un susseguirsi infinito di concetti ed assunti dipendenti e concatenati l’uno all’altro che possono essere espressi in modo compiuto ed immediato solo dalla simbolizzazione del loro insieme.

12 Il susseguirsi di giorno e notte è un fenomeno osservabile nella soggettività di osservazione dal pianeta, se osservato al di fuori di esso, giorno e notte non si susseguono e pertanto a seconda della posizione di osservazione potrà essere sempre giorno o sempre notte.

13 L’elemento complementare elettrico, non è da confondersi con il magnetismo, se pure la teoria del campo unificato di Eintsein si avvicina concettualmente alla concezione del lato complementare elettrico, l’unificazione fenomenologica elettromagnetica esposta, è sempre relativa e conseguente la forma elettrica nella sua forma energetica e non nella sua complementarietà; per certi versi, se pure nella limitazione delle mie conoscenze, si potrebbe paragonare concettualmente il complemento elettrico come la polarizzazione per cosi dire antimateriale.

14 Sembra che Edward Leedskalnin abbia realizzato Coral Castle con un procedimento analogo e sfruttando una specie di polarizzazione inversa dell’elettricità abbia potuto persino traslocare l’intero castello da un posto ad un altro della Florida, (pezzo a pezzo) stando a quanto riportato dal camionista incaricato di trasportare le vari parti, lasciato il camion gli fu chiesto di allontanarsi, pensando che ci volesse molto tempo per il carico, si reco in un locale non troppo distante, forse un drugstore o una caffetteria, comunque dopo una mezz’ora lo stesso Leedskalnin lo andò a chiamare dicendo che il camion era pronto; stupito chiese come fosse possibile che ciò fosse stato fatto in cosi breve tempo, oltretutto in assenza di speciali gru che potessero sollevare tali pesi.
Leedskalnin sembra abbia ignorato o eluso al rispondere, fatto sta che blocchi di svariate tonnellate furono caricati in brevissimo tempo e senza l’ausilio di particolari strumenti; a quanto se ne sa l’unico strumento se pure atto al sollevamento di pesi considerevoli era un paranco di alcuni metri che comunque non era idoneo al sollevamento dei di quelle dimensioni e in tempi strettissimi.


Fine stesura 15 agosto 2012

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