I geoglifi del Sinai IIª parte

Proseguendo la panoramica dei geoglifi del Sinai, un’altra area particolarmente interessante è quella relativa campo aereo di Bir Gifgafa, probabilmente un aerodromo di natura militare, in seguito vedremo il perché di tale ipotesi, comunque per quanto riguarda l’area ad Est pur non essendo particolarmente interessante per la tipologia dei petroglifi, questi sembrano avere particolarità e qualità agrimensori che per quello che è la tecnologia moderna risulterebbero essere fuori tempo; da quello che si può osservare sono una serie di segni che per dimensione, equidistanza ed orientamento ricordano una scala metrica di quotature riportata sul terreno.
Penso che sia da escludere una loro funzione militare perché oggettivamente, se fossero segni di orientamento per i piloti, queste indicazioni verrebbero sfruttate anche dall’eventuale nemico; inoltre, da quanto si osserva, sembra che tra le varie “quotature” non vi sia una particolare relazione se non quella della lunghezza dei segmenti e della loro distanza non ché un allineamento che si estende per una retta di circa venti chilometri con una inclinazione approssimativa di 117 gradi in direzione Sud-est.

La retta immaginaria però ci riporta all’area di cui avevo parlato nel precedente intervento in cui è anche possibile osservare segni analoghi se pure spostati a nord della specifica area.
Sempre in relazione al precedente intervento, spostandoci nei pressi della cittadina di Hasna, si osserva che sia a nord, lungo un’asse di circa 7 chilometri che a sud ad 1 chilometro di distanza, ritrovano analoghi petroglifi “elettronici”.

Nella stessa zona si osservano altri petroglifi e sul lato ovest della strada Asdr Al Haytan proseguendo verso Sud-ovest si osservano dapprima una serie, presumo mastabe, disposte in modo casuale e disordinato di dimensioni pressoché identiche, anche se sono presenti anche di dimensioni più ridotte ma sostanzialmente di forma quadrata, sul lato Est, invece si osservano quelli che potrebbero essere dei tumuli delle dimensioni di una decina di metri, anch’essi disposti in “ordine sparso” e tra essi si percepiscono i resti di alcuni ulteriori petroglifi.
Procedendo sempre sulla suddetta strada, le mastabe, o perlomeno quello che sembrano esserlo, assumono un ordinamento regolare, è possibile che queste strutture possano essere dei depositi di un qualche tipo e con i petroglifi non “c’azzecano” nulla, ma ho ritenuto dover far presente questa stranezza, perché data la quantità di depositi, le relative dimensioni dei singoli magazzini e le dimensioni del paese di Hasna, risulta essere una “configurazione” insolita ed incongrua; comunque procedendo verso Sud sulla Asdr Al Haytan dopo aver percorso una trentina di chilometri, verso il lato Ovest, a 2 chilometri nel deserto, ci si imbatte nuovamente in altri petroglifi, alcuni assomigliano a quelli precedentemente illustrati, mentre altri sono altamente inconsueti e si distinguono per le linee che sia graficamente che per una qualsiasi utilità risultano quasi il pasticcio di un bimbo che prende in mano la matita per la prima volta.

Facendo il punto su quanto si osserva, la conclusione che verrebbe di trarre è che sostanzialmente i geoglifi abbiano un sottile filo conduttore che li accomuna in qualcosa che ha a che fare con le stelle, il loro allineamento, con il geomagnetismo terrestre ed in linea del tutto ipotetica una sorta di elettronica di natura geologica; indubbiamente, potrebbe essere il materiale su cui costruire la sceneggiatura per un avvincente film di fantascienza o se si vuole di fantastoria in cui occorrerebbe soltanto delineare i ruoli degli attori, aggiungere un po di tinte fosche da spystory con venature complottiste, un finale aperto, et voilà, un probabile grande successo cinematografico, se non una trilogia o quadri logia e perché no? Un bel seequel televisivo.

Comunque tornando ai petroglifi, la prova provata che abbiano uno stretto legame con le stelle lo si evince da questa immagine che lascia ben poco all’immaginazione e alle speculazioni ed ancor meno ad interpretazioni alternative ed indubbiamente raffigura senza alcun dubbio, una versione del sistema solare o quantomeno, di un sistema planetario, se non esattamente il nostro, in cui sono raffigurate persino una decina di corpi cometari, e quelli che potrebbero essere i loro percorsi extra solari; tralasciando il raffronto con quanto oggi sappiamo del nostro sistema solare, non ci si può esimere dal chiedersi, sempre che tali manufatti siano relativi a popoli che realizzassero tali opere a scopo votivo, come potevano avere una, se pur parziale conoscenza del “funzionamento” di un sistema solare e della posizione e delle direzioni di corpi celesti come le comete?
E’ relativamente recente, la scoperta che l’origine delle comete è quella sorta di pulviscolo che circonda il nostro sistema solare ed è chiamata appunto la nube di Oort e se pure non se ne hanno evidenze visuali, si presume abbia un raggio di circa 1,5 anni luce dal centro solare, quindi, è sorprendente la dovizia di particolari astronomici che presunte comunità primitive disponevano, inoltre, c’è un altro particolare che non dovrebbe essere sotto valutato, ossia la morfologia specifica del terreno su dove è stato realizzato il geoglifo che nel complesso sembri rappresentare il sistema solare al di dentro della nube di Oort; altra cosa insolita che si evince dal geoglifo, sono quelle strane linee, simili tra di loro per forma e lunghezza disposte quasi a circondare il sistema planetario, cosa potrebbero rappresentare?

Forse stringhe energetiche che percorrono il sistema solare, delle ipotetiche linee gravitazionali relative a materia oscura presente nello spazio dello stesso sistema solare all’interno della nube di Oort?
Elaborando l’immagine precedente, si enfatizzano le particolarità del suolo che sembra proprio dare l’idea del sistema solare fluttuante nell’etere dello spazio, una sorta di 3D rupestre, oppure in un’ottica pittorica assomigliare ad un’opera di Van gogh, e sotto questa luce pensare che il pittore immaginasse il sistema solare scosso da una violenta bufera di fulmini e saette; quello che però mi fa pensare e ritenere che la raffigurazione è relativa al nostro sistema solare, è che una concezione simile è contemplata nelle dottrine esoteriche, soprattutto quelle indiane e tibetane.

Altro aspetto che mi fa ritenere che sia il nostro sistema solare è che sia a Nord-est che a Sud-ovest, posizionati su una retta ideale, si trovano due varianti del medesimo “soggetto” e l’allineamento suggerisce una successione temporale, raccontando per “ideogrammi”, una storia, la storia del nostro sistema; facendo riferimento a quel poco di conoscenza in merito a religioni esoteriche, simbolismo ermetico ecc. ecc., il “trittico” sarebbe la rappresentazione in un linguaggio simbolico della palingenesi del nostro sistema solare, in sintesi la raffigurazione più a Nord raffigurerebbe uno stato di “normalità” quello centrale, il verificarsi di una serie di eventi e quello più a Sud ciò che risulta dopo il manifestarsi degli eventi; osservano con attenzione l’ultima sequenza, si nota che i pianeti, si presume siano pianeti, da sei che erano originariamente, sono diventati nove, mentre il sole centrale è scomparso per dare posto ad una specie di rettangolo radiante o con delle porte come nel primo geoglifo, inoltre si ritrova il quadrato, completo su cui sarebbero disposti i pianeti più grandi.
Stando a quanto si vede, sembrerebbe che il sistema solare come noi lo conosciamo abbia avuto origine da una serie di eventi catastrofici le cui dimensioni sono inimmaginabili; questa teoria potrebbe avere persino attinenza con quanto si ipotizza per la fascia di asteroidi tra Marte e Giove, la quale sarebbe quello che resta di un antico pianeta che fu distrutto nell’impatto con un altro e seguendo un certo filologico, il pianeta che ha avuto “la meglio” sarebbe il famoso Nibiru il quale dopo lo scontro assunse un’orbita particolarmente ellittica e “fuori asse” rispetto il moto degli altri pianeti.
Comunque tra quanto si osserva da questi geoglifi e quanto contenuto in testi sacri dell’India e del Tibet, ammesso e non concesso che tale raffigurazione si possa riferire a quanto esposto in quei testi, appare comunque evidente che vi sia un comune radice conoscitiva; quanto antica bhé è un mistero perché qualcuno o più di qualcuno deve aver assistito agli eventi descritti per riportarli.

Colgo l’occasione per far notare un qualcosa che a più riprese ho notato in prossimità di molti geoglifi, ossia quegli strani ghirigori che sembrerebbero i segni lasciati da un qualche automezzo; per essere un automezzo dovrebbe essere di un tipo speciale in quanto la larghezza tra ruota e ruota è di circa quattro metri, comunque ipotizzando che a lasciare tali tracce siano stati mezzi pesanti, c’è da domandarsi se il conducente o i conducenti, facessero a gara a chi consumasse più carburante; considerando che anche se nei paesi medio orientali il carburante ha un prezzo irrisorio, sarebbe comunque uno spreco e se pure tali opere fossero state realizzate su “commissione”, il commissionante ne avrebbe chiesto conto.
Scartando l’ipotesi della falsificazione, non resta che presumere che tali segni abbiano un significato specifico e questo potrebbe avvallare l’ipotesi della carta stellare, su cui sono riportati quelli che in gergo aeronautico, sono i corridoi arei a cui i velivoli devono attenersi e seguire nei loro spostamenti.

Facendo alcune considerazioni sui petroglifi, sarebbe davvero complesso e oltremodo particolarmente contorto il piano di chi intenzionalmente avrebbe escogitato un tale “imbroglio” e poi, a quale scopo investire tempo e risorse piuttosto consistenti, sia in termini economici che di risorse umane; azzardando una ipotesi, si potrebbe immaginare ad un progetto per lo sviluppo turistico di quelle zone cosi inospitali e disagiate, ma il gioco non varrebbe la candela, perlomeno sul lungo tempo, prima o poi l’inghippo verrebbe scoperto.


Fine stesura 24 agosto 2012

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