I Simboli del Sinai

I geoglifi presentati nei precedenti tre articoli, sono una esigua “rappresentanza” di quelli che si possono trovare non solo nella penisola del Sinai, ma anche sulla sponda ovest sia del canale di Suez che quella del Nilo, in prossimità della piana di Giza (a 4,5 chilometri ad ovest), nonché nell’area Sud dell’Egitto; l’enorme quantità di geoglifi è davvero ragguardevole, tanto che, non sarebbe errato definire la penisola come la terra dei geoglifi e seppure questi non raffigurino animali, insetti, piante o quant’altro di relativo al mondo naturale, proprio per la loro particolarità potrebbero rappresentare una concreta testimonianza che la storia è ben differente da quella che conosciamo.
Considerando per l’appunto la specificità di questi geoglifi, risulta assai difficile non darne una interpretazione tecnologica, perlomeno per di molti di essi e ciò anche in funzione delle strane “connessioni” che collegano aree distanti tra loro, decine o centinaia di chilometri e tutte in un modo o nell’altro, interessate dalla presenza di geoglifi.

L’immagine sopra, ne è un esempio e si può notare, come i “raggruppamenti” di geoglifi siano “collegati” tra loro da linee e percorsi precisi e se pure in alcuni punti tracciano sentieri alquanto impervi rispetto la morfologia del terreno, risulta difficoltoso non riscontrare la linearità di tali linee e delle “relazioni” che intercorrono tra le diverse aree.

L’ipotizzare che questi geoglifi abbiano una funzione diversa da quella attribuita ai geoglifi è indubbiamente al di fuori dei canoni dell’ortodossia scientifica, ma allora quale altro significato o funzione potrebbero avere?
Seguendo la prospettiva che, chi li ha realizzati siano dei discendenti di una antica civiltà e che tramite i racconti degli anziani abbiano sentito parlare delle tante meraviglie che gli antichi possedevano, sarebbe plausibile che abbiano realizzato tali cose con la prospettiva di “recuperare” parte di quelle meraviglie “copiando” sul terreno lo schema elettrico di chissà quale marchingegno e fideisticamente sperando, che funzionasse; questo però cozza con gli assunti globalmente accettati circa l’evoluzione della civiltà quindi, non resterebbe che ipotizzare che gli artefici di tali geoglifi o quantomeno gli ideatori, abbiano avuto l’ispirazione dalle visioni di sciamani e stregoni sotto l’influsso di droghe.

Anche questa ipotesi però non è coerente con quanto è possibile osservare, perlomeno dalle immagini di Google, perché sembra proprio che oltre alla grande attività attorno a molti dei geoglifi, queste si svolgerebbero anche nel sottosuolo, per cui mi chiedo, perché un tale fervore attorno a qualcosa che possa avere avuto origine da allucinazioni di un qualche stregone?
Evidentemente le molteplici attività attorno ai geoglifi testimoniano che c’è molto, molto di più e ciò potrebbe significare che i geoglifi possano essere resti di qualcosa che con l’arte rupestre religiosa avrebbe ben poco a spartire; dall’immagine a fianco si osserva qualcosa di assolutamente insolito.

Occorre fare delle considerazioni su quanto si osserva; partiamo dal presupposto che quelli che consideriamo geoglifi, siano in realtà una qualche tipologia di installazione o strumentazione, certamente le aree desertiche sono l’ideale per tenere al riparo di occhi indiscreti attività che potrebbero destare quantomeno l’interesse da parte dei paesi confinanti, comunque seguendo questa linea interpretativa, le strutture risulterebbero piuttosto arcaiche, grossolane e sotto l’aspetto dei materiali decisamente obsoleti; dico questo perché il colore bluastro che si osserva in molte di queste strutture, ricorda inevitabilmente l’ossido di rame, quindi si potrebbe ipotizzare che perlomeno siano ricoperte da questo metallo, analogamente a come si fa per i tetti di chiese, campanili e alcune case.
Comunque è più che noto che le strutture destinate ad uso militare debbano rispondere a parametri specifici e molto più ferrei rispetto strutture o edifici ad uso civile, quindi perché utilizzare, sempre in via ipotetica, un metallo cosi “cagionevole” come il rame quando da decenni esistono materiali decisamente più resistenti e preformanti?
Inoltre perché, sempre in via ipotetica e da quanto si possa desumere dalle immagini, utilizzare del rame non trattato con procedimenti antiossidanti o corrosivi?

L’ipotesi delle strutture militari, se pur potrebbe essere valida, ne risulta decisamente ridimensionata; ma allora cosa sarebbe, cosa rappresenterebbe questo strano “cerchio” che ha un perimetro di circa 350 metri ed un diametro di cento?
E quale è la relazione con molti altri sparsi in tutta la penisola ed oltre del Sinai?
Difficile dare una risposta; quello che è possibile fare sono delle ipotesi e delle congetture partendo da quanto si osserva e dare una interpretazione su basi coerenti e logiche e se pure quanto ne emerge risulta essere incredibile e al di fuori dei “canoni”, rappresenta il lumicino con cui ci si può orientare in una stanza buia.
Da quello che si osserva, dalle strutture scoperte e non solo, emerge in modo marcato l’idea che siano dei canali o dei tunnel, visto che sono per la maggior parte interrati o comunque ricoperti, ma canali o tunnel per cosa?
Prendendo le misure, presumendo la congruità del righello di Google, questi canali, rispetto le dimensioni globali del “geoglifo” risultano essere piuttosto angusti e generalmente non superano i due metri di larghezza e forse altrettanto in altezza; sinceramente di ipotesi se ne possono fare tante, ma l’unica che possa avere un fondamento logico è che questi canali fossero utilizzati per l’acqua.

Sotto questa luce, si potrebbe intravvedere una logica, la copertura dei canali, sarebbe in funzione di limitare l’evaporazione e quindi ridurre la dispersione dell’importante liquido, inoltre spiegherebbe l’ossidazione del rame in zone desertiche in cui il livello delle precipitazioni è pressoché inesistente, ma sorge un ulteriore interrogativo, perché realizzare una canalizzazione cosi complessa e articolata al solo fine di distribuire dell’acqua, invece di optare per un acquedotto più lineare e regolare che sicuramente sicuramente si sarebbe rivelato più facile da gestire e mantenere?

Sinceramente, anche l’ipotesi del sistema idrico, fa “acqua” e dalla sua complessità potrebbe rivelarsi un velo colabrodo, come è più che noto il tragitto più breve tra due punti è e resta una linea retta, anche per quanto riguarda l’idraulica il principio no cambia, quindi, sempre che si possa trattare di un acquedotto, coloro che lo hanno concepito e realizzato, forse qualche grossa lacuna dovevano averla; comunque ritengo che dietro questa complessità si celino ben altri intenti e scopi, per quanto si possa essere primitivi ed avere a disposizione strumenti rudimentali, è assai difficile che si siano realizzate strutture cosi complesse senza una ragione precisa e finalizzata a qualcosa di più che non la semplice testimonianza di fede, riprendendo l’interpretazione in chiave “elettronica” e in funzione della misteriosa energia di cui avevo parlato nei precedenti interventi, le cose acquisirebbero un senso ed una logica coerente.

La domanda potrebbe sembrare banale e retorica, ma alla luce di quanto estrapolato, non lo è affatto e la risposta potrebbe rivelare un’ulteriore conferma della concretezza dell’ipotesi formulata; quale è il conduttore elettrico più comune, economico e duttile disponibile sulla Terra?
Sono convinto che si risponderebbe senza alcun dubbio il rame!
Ed invece no, non è affatto il più economico, ne il più diffuso, ne tanto meno il più flessibile dei conduttori, ma l’acqua; si, proprio l’acqua risponde ai requisiti dati, poiché è il più diffuso, il più economico e duttile in quanto si adatta perfettamente a qualsiasi contenitore, quindi se si ipotizza che l’insieme dei cosi detti geoglifi rappresenti un “circuito elettronico” dalle dimensioni più che megalitiche, l’acqua rappresenterebbe il conduttore ideale per mettere in collegamento i vari “componenti” e le varie “schede” anche a grandi distanze e con il minimo della dispersione.

Qui torniamo alla natura dell’energia in questione, che non può essere l’elettricità quale la conosciamo, in quanto sarebbero inevitabili fenomeni di elettrolisi, ma probabilmente si tratta di una energia o più probabilmente del “elemento complementare elettrico” di cui avevo parlato nell’intervento La piramide segreta; tornando ai “geoglifi” è possibile osservare quelle che sembrerebbero delle piccole torri di altezza che vanno dai tre ai cinque metri, sempre che il righello di Google hearth sia corretto, potrebbero essere dei vasi di espansione il cui scopo è quello di mantenere sia il livello ed il flusso all’interno delle condotte, quindi del “circuito”, certo l’ipotesi e assai fantasiosa, però il pregio di questo escabotage, oltre all’estrema economicità, è che a differenza di un cavo tradizionale, non potrebbe spezzarsi ne bruciare a seguito di un sovraccarico, l’impiego dall’acqua come conduttore elettrico, in questo caso, sarebbe geniale, anche in funzione delle ipotetiche correnti, che stando alle dimensioni dei “geoglifi” dovrebbero essere inimmaginabili.

Sono convinto e da quanto si può osservare da Google Hearth, non sono il solo a ritenerlo, che quelli che sembrano essere geoglifi siano i resti di una tecnologia assai antica e probabilmente riferibile a una civiltà antidiluviana che sfruttava quella che si potrebbe definire “Geotronica”, quell’energia molto probabilmente scoperta o riscoperta alla fine del 1800 dal J.W.Keely, sicuramente la stessa impiegata da Edward Leedskalnin nel realizzare Coral Castle, quella misteriosa energia che viene descritta in testi sacri ed esoterici le cui origini si perdono nella notte dei tempi definita per brevità Vril, un’energia cosi potente che se impiegata come arma “potrebbe annientare in un sol colpo un esercito di 100.000 uomini ed elefanti con la stessa facilità con cui si uccide un topo”, quell’energia che il Terzo Reich ha spasmodicamente ricercato e quasi riuscito ad ottenere per le sue “Wunderwaffe” e dare inizio al regno millenario della nuova razza ariana.

Per quanto riguarda i “geoglifi” del Sinai e da ciò che si può osservare dalle immagini di Google Hearth, risulta particolarmente complicato asserire che tali geoglifi siano dei semplici cumuli e/o solchi nel terreno visto che, anche se in via teorica, celano un intricato reticolo di canali o tunnel che si estenderebbero non solo su tutta la penisola del Sinai, ma anche oltre le sponde del mar Rosso e quelle del Nilo; sicuramente questo particolare è ciò che più interessa le gerarchie militari che non l’energia, un reticolo di tunnel sotterranei che si estende per chilometri, anche se parzialmente interrotto, potrebbe rappresentare un enorme vantaggio strategico, sopratutto in funzione della particolare configurazione geopolitica della zona.

A riprova dell’assoluta stranezza e comunque a dimostrazione di una certa omogeneità dei geoglifi della penisola del Sinai, ho voluto “ricalcarli” e convertirli in simboli grafici il più fedelmente possibile rispetto le immagini satellitari, devo dire anche che quelli riportati non sono tutti quelli visibili, molti “geoglifi” o sono troppo coperti dalle sabbie o “danneggiati” per poterne definire con sufficienza i contorni; devo anche aggiungere che per alcuni di essi ho il forte sentore che siano stati volutamente devastati con l’ausilio di bulldozer e ruspe e probabilmente è ciò che si è verificato, come detto, l’interesse delle gerarchie militari su questi manufatti deve essere piuttosto grande tanto da cancellare dei reperti dall’inestimabile valore storico e che potrebbero dirci qualcosa di più sull’umanità.
Comunque dagli innumerevoli “geoglifi” emerge si possono associare ad un linguaggio simbolico molto complesso ed articolato, che in linea teorica, (non tanto teorica) possiamo associare per analogia al simbolismo dell’elettronica moderna.

Di seguito la raccolta di questi simboli accompagnati da una descrizione teorica.

Simbolo Descrizione
Questo geoglifo è l’unico che sia stato osservato e misura ±50 meri quadrati, non si può non assimilare la sua conformazione a quella di un ipotetico circuito elettronico; idealmente potrebbe assomigliare ad un raddrizzatore o rectifier che serve appunto a convertire un segnale bipolare in uno unipolare o nel convertire la corrente alternata in continua.
Di questi geoglifi se ne possono rinvenine diversi e di diverse misure e sono di dimensioni che vanno dai ± 55 ai 70 metri, come accennato nel primo intervento, questo geoglifo potrebbe essere assimilabile al simbolo di un alternatore o eventualmente allo zoccolo di una valvola termoionica.
Questo geoglifo, anch’esso unico nel suo genere per dettaglio e dimensione, ricorda il simbolo di un transistore; le sue dimensioni sono di circa 265 metri di diametro, anche in questo caso risulta assai difficile non associare il geoglifo alla simbologia elettronica moderna.
Questo geoglifo è piuttosto diffuso in una specifica area e se ne possono contare parecchie “copie”, le dimensioni dei geoglifi varia, comunque il diametro di questi è piuttosto consistente e misurano dai 300 ai 330 metri di diametro; attorno a questo tipo di geoglifo si può notare una attività piuttosto intensa, la forma del geoglifo potrebbe essere assimilabile al simbolo di un transistore ad effetto di campo o FET.
Anche questo geoglifo assomiglia al precedente, seguendo la linea di similitudine è possibile che possa essere un altro tipo di transistore, comunque anche di questo geoglifo ce ne sono diverse “copie” e sempre nella medesima area, le sue dimensioni però sono leggermente più grandi e si aggirano attorno ai 350 metri di diametro.
Questo geoglifo è apparentemente unico, ed è estremamente difficile fare una assonanza con la simbologia elettronica moderna, comunque le dimensioni sono all’incirca di 150 metri di diametro.
Anche per questo geoglifo, vale quanto detto per il precedente, seppure si possono osservare geoglifi analoghi, questi sono assai “deformati” rispetto la forma tonda e comunque sembra che tutti siano danneggiati o alterati, le dimensioni di questi geoglifi sono più o meno identiche e misurano attorno ai 240 metri di diametro.
Questo geoglifo, unico anch’esso, potrebbe essere associato al simbolo di un motore multi fase oppure a quello di un generatore di corrente alternata; gli otto “puntini” laterali ricordano le conformazioni presentate nel primo intervento e la serie degli otto puntini si può osservare in molte altre aree dove sono presenti i geoglifi.
Le sue dimensioni sono di circa 95 metri di diametro.
Geoglifo presumibilmente unico per la sua conformazione, misura 25 metri di diametro, si possono osservare geoglifi analoghi, magari identici a questo, ma danneggiati o parzialmente ricoperti; anche a questo simbolo è difficile dare una interpretazione elettronica moderna.
Questo geoglifo e cui dimensioni sono di circa 800 metri quadratisi, si trova in specifiche aree e anche per questo non è possibile fare un parallelo con la simbologia della moderna elettronica, ipotizzando che i due semi cerchi possano essere delle induttanze i due trattini verticali, potrebbero rappresentare un conduttore attivo, che viene “interrotto”, in sintesi un elettro interruttore?
Anche questo geoglifo è unico, almeno per quanto ho potuto osservare da Google Hearth, idealmente si potrebbe immaginare che possa intendere una sorta di accoppiatore o separatore di fase, le dimensioni dei due diametri è di circa 30 metri e i cerchi sono identici e sfalsati di 1/2 di diametro.
Come accennato nel primo intervento, a questo geoglifo potrebbe abbinato il simbolo di una sorta di trasformatore o induttore, considerando che questi geoglifi sono particolarmente diffusi, si potrebbero avere una notevole rilevanza e per le diverse “configurazioni” siano assimilabili ad una sorta di “graduazione” analogamente a come avviene per la designazione delle resistenze mediante le fasce colorate, le dimensioni di questi geoglifi sono pressoché identiche e misurano all’incirca 450 metri quadrati.
Diversa configurazione del precedente geoglifo.
Diversa configurazione del precedente geoglifo.
Diversa configurazione del precedente geoglifo.
Diversa configurazione del precedente geoglifo.
Diversa configurazione del precedente geoglifo, oppure simbolo base per designare una induttanza generica, questo geoglifo varia in dimensione rispetto l’associazione con altri geoglifi e misura dai 15 ai 3 metri di diametro
Anche questo geoglifo varia di dimensioni rispetto “l’associazione” con altri geoglifi; difficile anche per questo fare un parallelo on la simbologia elettronica moderna.
Anche per questo geoglifo l’associazione alla simbologia elettronica è difficile, comunque è spesso associato con altri geoglifi; le sue dimensioni sono di irca 25 metri di diametro.
Geoglifo non associabile, seppure si osservano geoglifi simili, questo sembrerebbe essere unico, il sui significato…”la quotatura per i fori” sulla scheda?
Geoglifo indecifrabile, si possono ritrovare ad ovest della piana di Giza, in associazione con altri geoglifi illustrati in precedenza, se ne possono vedere diverse “copie” se pure alcune danneggiate o semi coperte; le dimensioni sono di circa 120 metri quadrati.
Altro geoglifo indecifrabile reperibile sempre nell’area ad ovest della piana di Giza, le dimensioni sono di circa 50 metri quadrati.
Geoglifo analogo a quello precedente.
Geoglifo indecifrabile ed unico nel suo genere, apparentemente; associato in un complesso di geoglifi, mostra un pentagono suddiviso in quattro parto, le dimensioni sono di circa 20 metri quadrati.
Questo geoglifo è tra i più diffusi in tutte le aree, sia in questa forma che nella sua “variante radiante”, la quantità di questi geoglifi è davvero notevole e l’orientamento sembra essere in funzione di altri geoglifi o di particolari rilievi del terreno, le dimensioni sono più o meno analoghe e si aggirano intorno 15 metri di lunghezza.
Variante del precedente geoglifo.
Geoglifo unico nel suo genere, almeno da quanto osservato con Google Hearth; indecifrabile è associato con alti geoglifi, le dimensioni sono di circa 20 metri quadrati.
Altro geoglifo indecifrabile, h osservato questo, come il suo “omologo” in associazione in diversi complessi “geoglifici”, le dimensioni sono di circa 950metri quadrati.
Variante del precedente geoglifo.
Questo geoglifo potrebbe essere associato ad una linea di “trasmissione” o una condotta, dico questo perché il simbolo “dentellato”, in mote aree raggiunge alcuni chilometri e va a “congiungersi” con altre aree dove sono altri geoglifi; il geoglifo dentellato è associato con altri geoglifi in una sorta di connessione, per lo specifico geoglifo, le misure sono di 150 metri di lunghezza.
Altro geoglifo non assimilabile alla simbologia elettronica moderna, questo come i seguenti simboli sono circoscritti in una specifica area e racchiusi un “rettangoli” come a delimitarne la specificità, le dimensioni di questo come degli altri è di circa 100 metri quadrati.
Geoglifo analogo a quello precedente.
Geoglifo analogo a quello precedente.
Geoglifo analogo a quello precedente.
Geoglifo analogo a quello precedente.
Geoglifo che potrebbe rappresentare una “porta logica”?
Le sue dimensioni sono di 144 metri quadrati
Geoglifo potrebbe essere paragonato al simbolo dell’elettronica moderna della resistenza, le dimensioni di questo geoglifo variano dai 50 metri quadrati ai 18 metri quadrati e in genere si associano ai simboliche ho definito induttanze o trasformatori.
Questo geoglifo è analogo alle forma tonda precedentemente descritta, la sua “popolazione” è molto inferiore e sporadica ma comunque sempre in associazione con altri geoglifi, le sue dimensioni sono di 24 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, si potrebbe pensare ad un “jumper” di una H.D. ma solo per somiglianza, potrebbe essere una sorta di connettore, le dimensioni sono di 4 metri quadrati
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, le dimensioni sono di 36 metri quadrati.
Gruppo di geoglifi, potrebbe rappresentare una sorta di alternanza di un qualcosa o di un circuito oscillante?
Le dimensioni complessive del geoglifo sono di 625 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna. le dimensioni sono di circa 150 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna,eoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, le dimensioni sono di 150 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, è spesso associato con le “planimetrie” di qualche sorta di edificio o centro abitativo, è posto a notevole distanza e spesso circondato da un rettangolo.
Le dimensioni sono di 3750 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, è associato con altri geoglifi ed in una specifica area, le dimensioni di questo geoglifo sono di circa 200 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, è associato con altri geoglifi ed in una specifica area, le dimensioni di questo geoglifo sono di circa 200 metri quadrati.
Geoglifo non equiparabile alla simbologia elettronica moderna, è associato con altri geoglifi ed in una specifica area, le dimensioni di questo geoglifo sono di circa 200 metri quadrati.

La rilevanza dei geoglifi, come detto in precedenza è evidentemente molto grande, a testimonianza di questo particolare interesse e delle dimensioni delle risorse impiegate al fine di cancellare, nascondere o comunque indurre a pensare che si possa trattare di manufatti moderni, oppure che sia l’opera di qualcuno che si diverte come chi si cimenta nella falsificazione dei crop circles; la riprova di questo la si può osservare dalle seguenti immagini in cui si vedono dei mezzi, presumibilmente dei camion di media grandezza, percorrono in modo ieratico e del tutto casuale tragitti al solo fine di lasciare le tracce del “binario” delle ruote.
Sono convinto che si tratti di “depistaggio” perché se si trattasse di una attività mineraria a cielo aperto per recuperare un determinato minerale, i camion sarebbero delle spazzatrici e lascerebbero una traccia ben diversa e larga poco meno la larghezza della spazzatrice, che non i segni delle sole ruote; osservando le aree desertiche sia in prossimità dei “geoglifi” che in altre che apparentemente non ne sono interessate, si possono osservare questi segni e di conseguenza desumere le dimensioni dell’azione di depistaggio.

Per aggiungere un ulteriore sfumatura di mistero, si osservi l’ingrandimento della precedente immagine; sul promontorio si nota una strana forma a luna che ricorda alcuni tipi di UFO, non da ultimo per certi versi quello che sarebbe stato rinvenuto nel mar Baltico, che questi camion operino in funzione e sotto la supervisione di entità aliene?
Un’ultima considerazione, sia la forma a luna che quelli che sembrano essere dei camion, si possono osservare anche sui fondali oceanici se pure di dimensioni maggiori, un’assonanza insolita e sinceramente dai risvolti, per ceti versi molto preoccupanti; se si vuole si legga l’intervento relativo alle “Concessioni minerarie a E.T. per l’acqua pesante”.


Fine stesura 28 agosto 2012

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3 risposte a I Simboli del Sinai

  1. phoo34 ha detto:

    Aggiornamento del 12 settembre 2012

    Girando YouTube in cerca di documentazione video seria ho trovato questo documentario di History Channel e mi è sembrato particolarmente assonante con quanto ho presentato nei tre interventi sui geoglifi del Sinai, molo interessante anche per quanto riguarda quelle strane linee (linee temporali) che si possono osservare su gran parte delle aree dove sono situati i geoglifi.

    Buona visione

  2. bruce ha detto:

    Tutto molto, molto interessante.
    Un saluto

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