La Pietra Filosofale degli alieni

Questo intervento scaturisce dalle osservazioni e dagli interrogativi fatti in un commento al post “Una strana storia” e vuole essere una risposta più approfondita e competa, comunque non deve essere inteso come una attestazione di veridicità di quanto emerge dal resoconto, dal canto mio mi sono limitato a riportare il più fedelmente possibile il racconto di un’esperienza vissuta da una persona che ritengo non avesse avuto nessun interesse nel raccontarla e che anzi inizialmente era piuttosto restia nel parlarne, anche per il fatto che avrebbe dovuto inevitabilmente contestualizzare determinati aspetti, alla “sergente Barnes” (Platoon) che gli avrebbero potuto creare problemi anche oggi.
Non mi sorprendo del fatto che il racconto possa risultare irreale; di questo tipo di esperienze, pare che siano state fatte anche da altri e in luoghi diversi ed i resoconti sarebbero altrettanto incredibili e forse ancor più fantasiosi, detto questo, ribadisco la genuinità del racconto e della persona, per quanto riguarda le cose strabilianti riferite, per altro in forma sintetica, mi sono limitato al solo riportarle.

Dopo questo prologo, veniamo al dunque; per completezza riporto il post di Deker:
Ciao Alessio, ho riletto il post con attenzione e mi e quello che mi incuriosisce in modo particolare è quella strana macchina che estrarrebbe oro dall’elettricità, è vero che gli alieni hanno una tecnologia avanzata ma credo che questo particolare sia eccessivamente fantasioso e rende il racconto poco credibile, se fosse vero che abbiano le capacità di estrarre oro dalla corrente questo contraddice la teoria che nel passato gli Annunaki si siano insidiati sulla terra per recuperare questo metallo prezioso e che abbiano creato il genere umano per estrarlo dalle miniere al posto loro, se avevano questa tecnologia allora perché venire sul nostro pianeta?
Un’altra domanda e qui faccio l’impertinente come te, dato che l’oro e altri metalli preziosi si creano dall’esplosione delle stelle perché non recuperare quello invece di scavare miniere o costruire macchine per crearlo?

Per quanto riguarda le risposte, non posso fare altro che delle ipotesi e delle congetture che per quanto si possano basare su principi scientifici, restano congetture ed ipotesi e quindi tutte da verificare; per l’oro e i metalli preziosi che si creerebbero dall’esplosione o dalla nascita di una stella, proviamo a metterci nei panni di un ipotetico cercatore d’oro spaziale a cui l’idea di fare una fortuna aldilà di ogni possibile immaginazione metterebbe addosso la più frenetica smania.
Immaginate un “filone” praticamente inesauribile non solo del prezioso oro, ma anche di argento, platino e chissà quali altri metalli ancor più rari e preziosi, senza considerare poi eventuali minerali letteralmente unici, a quale persona l’idea non farebbe brillare gli occhi, si tratterebbe semplicemente di allungare “la mano” e prendere tutto ciò che si vuole; sorvolando sugli aspetti economici per intraprendere un viaggio interstellare e sulle tecniche per la schermatura del vascello dalle radiazioni d’ogni tipo e dall’intensità pressoché infinita che si sprigionano dalla nascita o dalla morte di una stella, diciamo che una volta raggiunta la destinazione, riusciamo a riempire fino all’ultimo millimetro cubo la stiva con il “nostro tesoro”, bhé a questo punto saremmo pronti per il ritorno, ma sorpresa sorpresa, tornati a casa non ci sarebbe persona sana di mente che acquisterebbe tutto il nostro tesoro nemmeno per un centesimo, sempre ammesso che ci lascino tornare a casa.

E perché mai? Bhé la ragione è molto semplice, pur ipotizzando che il vascello e la stiva avessero una più che sicura schermatura contro le radiazioni, il nostro tesoro sarebbe radioattivo, quindi inutilizzabile per qualunque tipo di impiego, almeno per quanto attualmente se ne possa sapere circa gli impieghi dei materiali radioattivi.
Ammesso anche che qualcuno in modo criminoso riuscisse a realizzare dei gioielli con tali preziosità, quale sprovveduto acquisterebbe anche se a buon mercato un oggetto che in meno di qualche secondo lo lesserebbe più di una patata lessata al microonde?
Se di tesoro si potesse parlare, dovremmo avere una più che alta aspettativa di vita per poterci godere il frutto di questa spedizione mineraria, perlomeno sperare di vivere ben più di qualche decina di centinaio di migliaia di anni, affinché il tesoro cosi facilmente ottenuto possa perdere del tutto la sua radioattività.

Si potrebbe obbiettare che gli alieni possano avere le conoscenze tecniche per “de radiare” metalli, minerali e quant’altro, ma questo io non lo so e presumo che ad oggi nessuno sa se esiste un “sistema per de radiare” la materia o perlomeno diminuire drasticamente le contaminazioni radioattive; forse gli alieni, forse, ma questa è una delle tante ipotetiche conoscenze attribuite agli alieni e penso che un tale interrogativo possa rientrare tra le prime domande in assoluto da porre, comunque, se ciò fosse possibile, aldilà dell’immediata utilità pratica che ne conseguirebbe, si pensi soltanto ai depositi delle scorie radioattive delle centrali nucleari che potrebbero essere “bonificate”, ciò vorrebbe dire che è possibile, se non invertire il processo termodinamico, perlomeno manipolare e gestire alcuni fenomeni termodinamici invertendone gli effetti e tutto ciò metterebbe in profonda crisi l’intero assetto delle conoscenze.

Per quanto allettante possa essere il considerare una supernova o la nascita di una stella alla stregua di una miniera a “cielo aperto” questa risulta essere irrealizzabile e puro esercizio della fantasia per dare una idea concreta, si pensi solo a quanto è accaduto dodici di anni fa (Corriere della sera) con lo smantellamento delle testate nucleari statunitensi e probabilmente la stessa cosa si è verificata anche per quelle sovietiche, al tempo, qualcuno ha avuto la brillante idea di riciclare l’oro delle testate in gioielleria e quindi cagionando gravi rischi per la salute non solo per gli ignari acquirenti ma anche per chi lo abbia lavorato facendogli assorbire il doppio delle radiazioni che normalmente si assorbono in un anno, nell’arco di un’ora; si tenga presente che le radiazioni del materiale fissile di una testata nucleare è insignificante rispetto l’intensità delle radiazioni che si sprigionano da un’esplosione di una stella, da quanto detto appare evidente il perché gli alieni preferirebbero “recuperare” metalli preziosi con metodologie classiche, pur ipoteticamente disponendo di una tecnologia di “de radiazione”.

Per quanto riguarda il macchinario che estrarrebbe oro dall’elettricità, nel racconto ho riportato che “estraeva una sostanza simile all’oro ma liquida come il mercurio”, che io sappia l’oro puro al 100% seppure estremamente duttile è comunque solido, quindi non può essere liquido se non allo stato di fusione; l’osservazione riportata, potrebbe riferirsi ad una fase intermedia di una qualche lavorazione o procedimento in cui si produce una sorta di amalgama particolarmente fluida di mercurio ed oro, ma queste sono congetture fatte cercando di comprendere ciò che è stato riportato, comunque aprendo alla fantasia, si potrebbe pensare ad una sorta di “replicatore” alla Star Treak in cui per l’appunto, l’energia viene organizzata a piacimento e secondo le necessità, è certo che una tale tecnologia inevitabilmente ci riporta al fatto che questi esseri, presunti alieni, ma non è detto che lo fossero, disponessero della conoscenza tecnica e scientifica per applicare in modo inverso la formula einsteiniana, solo in questa prospettiva sarebbe possibile ipotizzare un si tale macchinario, inoltre è importante tenere presenti i fattori di grandezze, ipotizzando comunque la possibilità di poter trasformare l’energia in materia, quanta energia sarebbe necessaria per “creare o estrarre” un solo granello di materia? Indubbiamente il quantitativo energetico sarebbe enorme considerando per l’appunto l’equazione E=MC2.

Un’altra considerazione è che stando a quanto riferito, quel “prodotto” verrebbe impiegato in differenti modi per strumentazioni varie ed anche come alimentazione per i loro veicoli, però mi domando, sempre che si possa trattare di oro, come sarebbe possibile utilizzare un metallo come combustibile in mezzi che si suppone siano alimentati da energie elettromagnetiche?
L’impiego di metalli come combustibile è già in uso in ambito missilistico in cui il carburante solido è costituito da miscele di micro particolato di alluminio ed altre materiali solidi, ma se questo rappresenta il top della tecnologia terrestre, risulterebbe essere assai vetusta ed arcaica per una la tecnologia aliena, che si suppone essere in grado di viaggiare tra le stelle e con performance ben più evolute rispetto la missilistica; dunque sembrerebbe l’ipotetico materiale possa essere impiegato come una sorta di catalizzatore o di un innesco per una qualche reazione elettromagnetica, ma date le qualità dell’oro, almeno quelle note, l’oro è un materiale inerte, a-magnetico e non magnetizzabile, quindi sempre seguendo una logica interpretativa è possibile che ciò che sembrava “oro liquido” fosse altro.

Come lascia intendere il titolo dell’intervento “La pietra filosofale degli alieni” si potrebbe immaginare che il macchinario possa essere stato una sorta di pietra filosofale che permettesse la trasmutazione dei materiali o perlomeno dei metalli “poveri” in quelli preziosi, ma anche in questo caso, c’è da domandarsi perché complicarsi la vita sul pianeta Terra?
Di metalli poveri se ne possono trovare enormi quantità in tutto l’universo e con un un dispendio energetico e di risorse minimo per il loro recupero, si pensi agli innumerevoli asteroidi ferrosi che vagano per lo spazio siderale, senza considerare i miliardi di tonnellate di ferro molecolare, basterebbe un “gancio” magnetico ed il gioco è fatto, poi per la “trasmutazione” sarebbe solo un ulteriore e semplice passo successivo di lavorazione, però seguendo questo ragionamento, anche se con minore quantità e diffusione, nello spazio siderale si troverebbero anche gli altri metalli preziosi e quindi, sempre che non sussista una stringente necessità, anche la trasmutazione, potrebbe rivelarsi un procedimento inutile o perlomeno più dispendioso.

Entrando nello specifico del presunto macchinario, vorrei riallacciarmi a quanto esposto negli articoli relativi ai geoglifi che si trovano nel Sinai e stranamente anche in Mongolia, presumendo che queste strutture avessero una qualche funzione relativa a fonti energetiche, questo potrebbe essere coerente con una sorta di sistema “industriale”; nel racconto di Giulio, si fa riferimento ad un complesso di piramidi e quindi indirettamente questo confermerebbe o quanto meno aggiunge ulteriori indizi a “carico” che i geoglifi abbiano una stretta correlazione con le piramidi in funzione dell’impiego della fonte energetica in un processo produttivo.
A questo punto sorge spontanea una correlazione con quanto detto in precedenza circa la capacità di trasformare l’energia in materia, stando alle dimensioni e all’estensione delle strutture, (piramidi e geoglifi) queste potrebbero dare l’idea della portata e della quantità di energia necessaria per “creare” la materia; e inevitabilmente ci si deve interrogare sulla natura e le qualità dell’energia, e della materia “convertita”.

Presumendo che la fonte energetica “catturata o generata” dalle strutture impiegata nel procedimento sia di natura geomagnetica, questa di fatto sarebbe elettrica o che ne sfrutta particolarità specifiche ancora ignote; considerando la portata del campo geomagnetico terrestre e le grandezze energetiche che da esso si otterrebbero, potrebbe dimostrarsi plausibile che gli edificatori delle piramidi e dei particolari geoglifi disponessero di una effettiva conoscenza in grado di convertire l’energia in materia o quantomeno di metterla in una sorta di “stasi” sotto forma di plasma quindi conservarla indefinitamente in particolari serbatoi o “bombole” analogamente a come si usa fare con il gas o nello specifico, come delle super pile.
Questa ipotesi potrebbe essere in accordo con le teorie secondo cui le edificazioni di strutture megalitiche, le piramidi, i monumenti e altre insolite strutture siano state erette in particolari luoghi e che questi luoghi corrisponderebbero agli incroci delle maglie della griglia geomagnetica che avvolge l’intero pianeta; riprendendo l’interrogativo posto nel commento, per i viaggiatori spaziali, questo sistema di approvvigionamento energetico, eviterebbe loro la necessità di portarsi dietro scorte di “carburante” e riducendo al minimo le problematiche dei viaggi interstellari, quindi gli Annunaki, o qualunque altra etnia aliena, ma anche noi in un futuro, troveremmo più conveniente recuperare energia dai pianeti visitati che non portarci appreso milioni di tonnellate di “carburante” oltretutto con un dispendio minimo di energie.

Concludendo l’intervento-risposta, sul perché gli alieni siano venuti o vengano sul nostro pianeta, bhé, rispondo per gli stessi motivi che l’uomo ha nel voler conoscere e viaggiare tra le stelle, la sete si sapere e di conoscenza, nel trovare la o le risposte ai più grandi perché e penso che questa brama, non sia esclusivo appannaggio dei terrestri.


Fine stesura 14 ottobre 2012

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2 risposte a La Pietra Filosofale degli alieni

  1. Deker ha detto:

    Ciao Alessio ii leggo sempre con interesse e ti ringrazio per la particolare e accurata risposta che mi hai dato con questo articolo, hai anticipato o forse letto il mio pensiero perché pensavo proprio ad una qualche tecnologia degli alieni per eliminare le radiazioni in modo veloce, però se fosse possibile non sarebbe una bella cosa?
    Nelle domande che avevo posto non volevo fare lo scettico ma solo evidenziare che potesse essere troppo fantasioso alcuni aspetti del racconto come estrarre oro dall’elettricità o come dici in questo articolo, che si possa condensare in una specie di gas è molto difficile da credere però non vuole dire che non sia possibile.

    • phoo34 ha detto:

      Non voglio fare il saccente a tutti i costi, ma un sistema per conservare l’energia elettrica in modo indefinito è già disponibile anche se non si tratta di “imbottigliarla” come il gas in una bombola; la magnetizzazione in pratica non è altro che la forma rudimentale per stivare l’energia elettrica in un pezzo di metallo, certo rispetto all’ipotetico “liquido dorato” del racconto risulta essere assai rozzo e primitivo, ma di fatto è funzionante e funzionale poiché l’energia “imprigionata” nel metallo, potrà essere recuperata utilizzando i pezzi di metallo in una dinamo o in un alternatore.
      E’ possibile che esistano altre forme di “magnetizzazione” a noi ancora ignote e con rendimenti più elevati tra la quantità di energia, il materiale impiegato e le metodiche di impiego del “prodotto finito” per utilizzarlo come batteria o combustibile; penso che in un prossimo futuro e con l’ingegnerizzazione delle leghe metalliche con terre rare si otterranno materiali estremamente coerenti e capaci di decuplicare l’effetto di magnetizzazione e quindi una maggior capacità nel produrre energia elettrica.

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