Tutta un’altra storia

Avevo cominciato a scrivere questo intervento più o meno un annetto fa, ma poi, un po per alcune contingenze personali, un po perché ho ritenuto opportuno approfondire e dare priorità ad altri temi, l’intervento era rimasto nel “cassetto” e parzialmente dimenticato; come da mia indole, non amo lasciare le cose incompiute e questa è l’occasione per depennarne una; rispetto la prima stesura, come capita a chi scrive, nel rileggere quanto si era scritto in precedenza, le modifiche paiono indispensabili, magari perché ci si rende conto che alcuni passaggi del ragionamento sembrano troppo complicati oppure sintetici o che danno per scontato alcuni assunti alimentando il timore di non essere compresi o forse semplicemente perché con una “ribattitura”, il tutto appare semplicemente più scorrevole alla lettura.

Dopo questo preambolo dal sapore didattico, per inciso uno stratagemma per cominciare mettere in ordine il proprio pensiero ed entrare nella prospettiva di metterlo nero su bianco, veniamo al tema dell’intervento; dunque, più o meno verso febbraio/aprile dell’anno scorso, era stata diffusa la notizia che grazie al satellite G.O.C.E., (Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation Explorer) realizzato dall’ente spaziale europeo (E.S.A.) si era ottenuta l’immagine della reale forma del nostro pianeta, stando a quanto diffuso dai media, la reale forma della terra, contrariamente a quanto si è sempre pensato dalla rivoluzione eliocentrica in poi è che la terra non sarebbe una sfera ma assomiglierebbe piuttosto ad una sorta di patata bitorzoluta e piuttosto irregolare.

Che la Terra non fosse una perfetta sfera ma leggermente rigonfia nell’area equatoriale a seguito della forza centrifuga era più che risaputo, ma che potesse avere una forma così irregolare, era qualcosa di sorprendente e decisamente al di fuori delle aspettative; certamente la ricerca scientifica ci pone sovente di fronte a molte cose che sorprendono e lasciano esterrefatti anche gli stessi scienziati, ma essendo io essenzialmente un “bastian cunrtari”, qualcosa non mi convinceva, percepivo come una stonatura in tutto l’assetto, anzi più che una stonatura qualcosa che assomiglia ad una delle più pacchiane suonerie che squilla nel mezzo di una prima di un grande concerto.

Fonte immaginehttp://www.universetoday.com/85060/goce-data-close-up-around-the-world-in-lumpy-geoidy-3-d/

Fonte immaginehttp://www.universetoday.com/85060/goce-data-close-up-around-the-world-in-lumpy-geoidy-3-d/

Ma procediamo per gradi, dunque stando a quanto riportato dai media, la struttura del nostro pianeta sarebbe un geoide piuttosto irregolare, in sintesi estrema una sorta di sasso molto grande, invece di uno sferoide, bene stando a questo assunto, sorge una sequela di domande ed interrogativi ai quali se dovessimo rispondere con i principi della fisica risulterebbero risposte incongrue o quantomeno piuttosto artificiose e complesse; prendiamo l’aspetto più macroscopico come la particolare regolarità della rotazione terrestre, sia sul proprio asse sia rispetto l’orbita attorno al sole, questa risulterebbe essere incongrua con la forma che ne viene prospettata, per essere più concreti e fare una esempio pratico e di più immediata comprensione, si pensi alla convergenza delle ruote e alla bilanciatura dei pneumatici, se la vostra auto ha problematiche di questo tipo, oltre ad accorgerci del problema per le vibrazioni sul volante, ce ne accorgeremmo per le “diverse dinamiche” di guida, sopratutto quando si affrontano le curve, sopratutto quelle molto ampie e “veloci”, ora se una lieve alterazione dell’assetto dei dischi o una sbilanciatura anche di un solo pneumatico a seguito della perdita del piombino ha degli effetti cosi macroscopici sull’assetto di un’auto, come sarebbe possibile che un pianeta cosi asimmetrico possa mantenere una rotazione cosi stabile e regolare?
Tra le conseguenze a cascata di questa irregolarità vi dovrebbe essere una più intensa e cospicua attività sismica dovuta proprio alle dinamiche delle masse in rotazione e in continuo attrito tra loro dovuto al contrasto tra le forze gravitazionali e a quelle centrifughe che oltretutto farebbero da accelerante, non solo per le trasformazioni della crosta terrestre, ma avrebbero un effetto decisamente più sostanzioso anche rispetto il nucleo del pianeta e sul campo elettromagnetico generato dal nucleo stesso, le cui conseguenze macroscopiche si ripercuoterebbero in modo drastico e disastroso sull’atmosfera planetaria oltre che con tempeste elettromagnetiche, sarebbe sconquassata anche dal forte irradiamento da parte dell’energia solare.
Eppure osservando la realtà del nostro pianeta di questi fenomeni non se ne vedono se non in modo estremamente blando e decisamente (fortunatamente) non proporzionali a quanto emergerebbe dalla scoperta.

Una piccola divagazione dalle sfumature misteriose e che forse potrebbero, per modo di dire rendere coerente la forma asimmetrica del pianeta con la regolarità della sua rotazione; immaginiamo sempre rimanendo in tema automobilistico che il pianeta sia il nostro pneumatico, per bilanciarlo, onde garantire una perfetta regolarità di rotazione e quindi una maggiore stabilità vengono apposti sul cerchione i piombini di calibratura, ora si potrebbe ipotizzare che i complessi piramidali sparsi per l’intero globo possano in una certa misura svolgere proprio a questa funzione?
Non per altro sembrerebbe che le piramidi o più in generale i complessi megalitici siano stati edificati proprio in specifiche e precise aree, quindi per quanto fantasiosa e surreale possa apparire l’ipotesi, avrebbe una sua ragion d’essere, però si aprirebbe uno scenario smisurato e un’infinità di interrogativi e congetture su come in un passato lontano si potesse disporre di conoscenze che sono state rese disponibili solo “ieri” e con una tecnologia che risulterebbe incompatibile con le conoscenze dei popoli a cui tali strutture sono attribuite anche in funzione del fatto che quelle civiltà, guarda caso e per restate in ambito automobilistico, non conoscevano nemmeno la ruota.
Per evidenziare ulteriormente le incongruenze tra quanto emergerebbe dalla supposta forma del nostro pianeta e la sua particolare stabilità e regolarità , desidero portare ad esempio una personale esperienza pratica, qualche anno fa decisi di installare un ventilatore a soffitto, e devo dire che nonostante abbia una buona dimestichezza tecnica ed un discreto ingegno, ho avuto il mio bel da fare a finché il ventilatore assumesse una rotazione con il minor “rollio” possibile apponendo e/rimuovendo “piombini da pesca” e nonostante tutti gli sforzi, un minimo di oscillazioni le ha mantenute, ora è vero che tra il bilanciare un ventilatore, un pneumatico e il “bilanciare un pianeta” le cose sono nettamente differenti, ma il principio fisico è il medesimo, certo per bilanciare un pneumatico, vi sono strumenti ad oc, ma per quanto riguarda la messa a punto di un ventilatore o di un pianeta, non esistono strumenti di sorta, a quanto ne sappia.

Chiusa la parentesi “para misteriosa” torniamo alle considerazioni circa la struttura planetaria della Terra, stando sempre a quanto emergerebbe dalla ricostruzione si evincerebbe che alcune particolari aree avrebbero una posizione più elevata rispetto altre, questo denoterebbe che dalla sola e pura prospettiva ottica, quelle aree godrebbero di un enorme privilegio o se vogliano indossare per un istante una divisa, un vantaggio strategico smisurato derivante proprio dalla minore influenza della curvatura terrestre, però anche in questo caso, osservando l’oggettività della realtà, le cose non stanno così, anzi, quanto mostrato dal satellite G.O.C.E., è in parte contraddittorio, perché le zone più sopraelevate risulterebbero essere estese aree ricoperte degli oceani.
Dunque sembrerebbe che vi sia una grossa discrepanza tra quanto emergerebbe dai rilievi del satellite con quello che è possibile osservare con i propri occhi; a questo punto dobbiamo domandarci quale delle due “osservazioni” è quella giusta o se forse tutto quanto ciò che abbiamo appreso nelle lezioni di geografia siano degne della più fantasiosa tra le testate di fumetti.

Come ho detto in tutta la faccenda, almeno da come è stata prospettata dai media, c’era qualcosa che non quadrava, non è possibile che vi fosse una discrepanza cosi evidente, oltremodo passata in modo assolutamente acritico o forse volutamente; ma vediamo di inquadrare meglio la faccenda, i rilievi effettuati dal satellite, riguardano la determinazione del campo gravitazionale terrestre e della diversità che esso assume rispetto l’intero globo e determinare in funzione di questi dati le interazioni che contraddistinguono le dinamiche planetarie come, i cicli delle correnti oceaniche, le interazioni e le influenze che le aree di faglia hanno su di esse e quindi fenomeni atmosferici e climatici planetari, sia rispetto aree circoscritte che globalmente.

Dunque si comincia ad intravvedere qualcosa di diverso, di più organico e coerente; ora se si fa mente locale sulla specificità della tipologia di rilievi effettuati con il GOCE, ci si rende conto che esso ha operato in relazione al campo gravitazionale del pianeta estrapolando l’immagine “tridimensionale” che ha, non sulla forma, geometrica della massa, in sintesi è l’enfatizzazione delle diversità gravitazionali del pianeta; è vero che in linea di principio la diversità gravitazionale è o potrebbe essere in relazione alla distribuzione della massa, ma è altrettanto vero che la distribuzione della massa planetaria, nonostante le diversificazioni della crosta, risulta essere sostanzialmente omogenea nel suo complesso, ragionamento diverso è sulla o sulle diverse densità che le masse possono avere, per semplificare ulteriormente, si immagini di ricostruire l’immagine della forma di un magnete utilizzando dei magnetometri, in relazione alla potenza ed al materiale del magnete, l’immagine sarà più o meno simile alla reale forma del magnete, ma se avvolgessimo il magnete con materiali diversi e con caratteristiche “magneto – assorbenti”, l’immagine della forma che ne potremmo ricostruire, verrebbe alterata anche in modo sostanziale traendoci in errore, dunque il “misunderstanding” della notizia è, voglio sperare, la conseguenza di una foga nell’esser primi nel riportare la notizia, tralasciando un doveroso approfondimento del tema.

Però la ricostruzione tridimensionale del campo gravitazionale terrestre, apre anche altri scenari, tralasciando i più coloriti e fantasiosi, l’aspetto che penso possa avere dei risvolti particolarmente interessante e di notevole interesse è che l’immagine potrebbe dare la possibilità agli scienziati di approfondire e verificare alcune teorie sulla storia remota del nostro pianeta e del nostro satellite.
Già da una osservazione veloce dell’immagine la particolarità che salta agli occhi oltre alle protuberanze presenti nel nord estremo del atlantico e nell’area tra Indonesia ed Australia, vi è anche un profondo avvallamento nell’oceano indiano; questa particolarità nella o della “distribuzione” gravitazionale si rivelerebbe un indizio che potrebbe supportare e in prospettiva confermare la validità della teoria formulata da William Hartman sull’origine del nostro satellite, sintetizzando la teoria, quando la terra era ancora in formazione, un altro pianeta Theia, si trovò ad incrociane l’orbita e dall’impatto, parte della materia terrestre fu scagliata nello spazio, in seguito, le forze gravitazionali fecero si che il materiale espulso si condensò per l’appunto nel nostro satellite, mentre il pianeta vagante, fu assorbito dalla massa terrestre.
Proprio la conformazione del campo gravitazionale e dalla differente dislocazione delle due masse, si potrebbe in linea deduttiva o comunque ipotetica distinguere le masse primordiali dei due pianeti e sempre in via ipotetica riconoscere il “buco” semi rimarginato lasciato dalla materia espulsa che poi diede origine alla luna.

Di seguito alcuni video



Fine stesura 19 gennaio 2013

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