La tecnologia dei wormhole


#L’idea per realizzare wormhole artificiali.
Un po folle ma possibile. . . forse

Questo intervento potrebbe essere considerato come una specie di appendice oppure un ulteriore approfondimento, diciamo tecno-teorico degli interventi scaturiti dall’intervista con l’alieno, “La traslazione dimensionale è questo il segreto degli UFO?”, “Tra portali e traslazione dimensionale”, ma anche dalle possibili relazioni con i fenomeni che si verificherebbero vicino ai buchi neri o più precisamente nella zona prossima all’orizzonte degli eventi.
Mettendomi nei panni di un visionario inventore “pazzo”, ho per cosi dire “ammucchiato un po di cose” per cercare di realizzare, almeno idealmente quella che potrebbe essere una tecnologia idonea a creare dei wormhole o ponti di Einstein-Rosen artificiali, dunque prima di addentrarmi nei dettagli tecnici di questa “fantasia”, anche se preferisco definirla più come un argomento della “scienza teorica”, penso che per la comprensione, sia d’aiuto esporre il materiale idealmente ammucchiato che permetterebbe di realizzare questi esotici cunicoli.
Devo evidenziare che seppure, quanto viene proposto dalla fantascienza può aver avuto una influenza, questa assume più un fattore di stimolo che non la base del teorico progetto; per essere meno vago, non posso che ricorrere agli esempi proposti da pellicole e serie TV più o meno di successo, quindi a differenza della tecnologia “Stargate” questa mia idea differisce da essa per il fatto che non necessiterebbe di un ricevitore, rispetto i cunicoli spaziali alla “Doctor Who” che sarebbero più cunicoli temporali che spazio temporali, nella mia idea, forse per una mia limitazione conoscitiva, il viaggio temporale resta una chimera, anche per i tunnel spaziali immaginati in Farscape, questi sarebbero più simili a tunnel probabilistici o come sono definiti nella serie, accessi a realtà alternative irrealizzate; ciò che differenzia ulteriormente l’idea rispetto quanto viene proposto da queste pellicole, è che il wormhole immaginato da me può che avere una “conformazione” rettilinea.
Facendo sempre riferimento a che è stato esposto in ambito cinematografico, il mio concetto non ha a che fare con la velocità warp di Star Treak e tra l’altro mi sono sempre domandato cosa significasse warp e nel tempo ho razionalizzato come warpropulsion, sorvolando sulle questioni etimologiche e chiudendo questa divagazione, la propulsione warp, per brevità e semplificare sarebbe la trasposizione dei fenomeni fisici che si verificano nel fare surf, con la differenza che l’onda viene generata dal veicolo sul tessuto spaziotemporale e da questa viene trasportata senza necessità di motori propulsivi ma solo di governo, nella mia concezione, seppure prevede come conseguenza la formazione di un’onda, questa sarebbe più propriamente un’onda di pressione elettronica generata, non dalla navicella o dal mezzo, ma da un dispositivo specifico che complessivamente trova forti assonanze con quello che è un cannone elettromagnetico e la navicella ne sarebbe il proiettile.
Una considerazione generale sul “progetto”, pur essendo teorico, per quanto mi è possibile, l’idea si fonda ed è relativa alla mia conoscenza della fisica e dei fenomeni reali e/o presunti, con questo non intendo certo “mettere le mani avanti per non rompermi il muso” o quale giustificazione per possibili “gaffes”.

Esponendo i vari “pezzi” dell’idea, uno di questi oggetti, ma preferisco intenderlo come un tassello dell’ipotesi, ha a che fare con i corpi celesti super massicci, pulsar, magnetar, dark star e buchi neri, sopratutto per i fenomeni che si verificano nelle loro “vicinanze”, nello specifico i buchi neri hanno una considerazione preferenziale in quanto le teorie su questi fenomeni sarebbero in parte supportate anche dalle ultime e strabilianti osservazioni; la materia che cade per cosi dire in un buco nero, non precipita in modo perpendicolare al campo gravitazionale, ma piuttosto seguendo una spirale centrifuga conseguente l’elevata rotazione del campo gravitazionale stesso, un piccolo inciso, ora se questa caduta a spirale sia determinata dalla rotazione della singolarità all’interno o al disotto dell’orizzonte degli eventi, oppure conseguente la vorticosa rotazione dell’event horizon è da determinare, comunque per quanto riguarda il progetto la faccenda è marginale, in quanto reputo particolarmente interessante ed utile al “progetto” la velocità di accelerazione della materia che acquista nella caduta a spirale.

Immaginando che la spirale accresca la sua densità spirale, (numero di spire) in conseguenza alle forze centrifughe e centripete in funzione della vicinanza all’orizzonte degli eventi; tanto per darne una idea si pensi alla spirale di Fibonacci, al restringersi delle spire e al crescere della loro densità, l’attrito tra materiali aumenta anche in ragione delle spinte a seguito degli urti sempre più frequenti, aumentando al contempo la velocità di caduta e avvallando gli effetti gravitazionali; in sintesi ed idealmente, si verifica ciò che accade in un acceleratore di particelle con la differenza che la velocità di rotazione della particelle e della stessa spirale sarebbe cosi elevata che le particelle potrebbero collidere contro se stesse; certo ipotizzare che particelle atomiche e subatomiche si scontrino con se stesse ha decisamente del fantascientifico, ma rispetto la meccanica quantistica questo non sarebbe del tutto inconcepibile, anzi, potrebbe essere la conferma sperimentale delle teorie della fisica quantistica.
Tenendo presente ciò che accade in un acceleratore di particelle, il continuo e progressivo scontro, prima a livello atomico e via via scendendo nella frammentazione subatomica fino all’elemento ultimo della materia, questa si trasformerebbe o verrebbe, come ipotizzato nell’intervento sui buchi neri trasformata in quella “sostanza” pre-materiale in cui la dimensione spaziale e di conseguenza quella temporale sono assenti; l’aspetto più interessante di quanto detto è la possibilità che atomi e particelle possano collidere con se medesime e i fenomeni che ne conseguirebbero.

Un altro tassello del progetto “wormhole” è in funzione della particolari qualità delle radiazioni elettromagnetiche e per la precisione le onde radio; questo tassello, seppure verrebbe da pensare che sia conseguente quanto affermato o comunque desunto dalle affermazioni contenute nella presunta intervista aliena, in realtà era una idea che mi frullava per la testa da diverso tempo prima che entrassi in possesso, anche se temporaneamente di quel materiale, eventualmente la lettura di quelle affermazioni, ha rappresentato un indiretto e per quanto teorico sostegno della mia idea.
Idealmente un’onda radio è raffigurata graficamente con una linea ondulata, raffigurante per l’appuro la relativa oscillazione, questa raffigurazione in realtà è la schematizzazione piana della dimensionalità 3D dell’onda, che sempre idealmente avrebbe la forma di una molla che sotto il profilo energetico, tende ad allargarsi per effetto della propagazione assumendo una forma conica rispetto il punto d’origine.
Dunque ci si ritrova difronte, se non ad un comune denominatore tra buchi neri e onde radio, perlomeno, a qualcosa che potrebbe rientrare in una similarità fenomenica rappresentata dalla forma spirale; è vero, stando quanto si ipotizza dei buchi neri, questa spirale sarebbe o avrebbe una dimensionalità che progressivamente si appiattirebbe per concentrarsi a mono dimensione su quello che è l’equatore dell’orizzonte degli eventi, mentre per quanto riguarda l’onda radio, il fenomeno sarebbe l’opposto in quanto da un punto d’origine gradualmente si allarga.
Evidenziata questa analogia, le emissioni elettromagnetiche e come detto le onde radio, rivelano aspetti e particolarità interessanti; facendo riferimento a quanto detto ed immaginato nell’intervento sulla traslazione dimensionale, una di queste è relativa alle onde stazionarie, per comodità, riporto con il più classico dei copia ed incolla la definizione data da Wikipedia “Un’onda stazionaria è una perturbazione periodica di un mezzo materiale, le cui oscillazioni sono limitate nello spazio: in pratica non c’è propagazione lungo una certa direzione nello spazio, ma solo un’oscillazione nel tempo. Pertanto, è soltanto il profilo dell’onda stazionaria a muoversi, oscillando “su e giù” in alcuni punti. I punti ove l’onda raggiunge ampiezza massima sono detti antinodi (o ventri), i punti che invece rimangono fissi (ove l’onda è sempre nulla) sono detti nodi.”.
Ovviamente per il progetto, questa particolare onda risulta perlomeno inappropriata poiché di fatto l’onda stazionaria, per cosi dire, si esplica o si concretizza, restando nell’accezione radioamatoriale, su quella che è la struttura radiante, ossia l’antenna, seppure la particolarità dell’oscillazione temporale risulta essere particolarmente intrigante, considerando che l’idea è quella di realizzare un wormhole e non un meccanismo di traslazione dimensionale, ciò che più torna utile al progetto è il fenomeno ondulatorio stazionario.

Proseguendo nell’indossare le vesti dello scienziato “pazzo e visionario” l’idea balzana che mi è sorta è se in un certo modo fosse possibile applicare una certa stazionarietà ad un’onda radio senza la necessità di avere un mezzo fisico radiante ossia di una antenna, si la cosa sembra essere contraddittoria, è ovvio che per propagarsi, un’onda radio deve avere una struttura radiante per quanto contenuta possa essere, ma questa è in sostanza il proiettore dell’onda che una volta “lanciata” è autosufficiente proporzionalmente all’energia specifica ed indipendente dall’antenna stessa; quello che è il mio intendere è escogitare un “sistema” per conferire alla stesa onda o meglio ad una parte degli elettroni che la costituiscono una auto stazionarietà, anche se il concetto può sembrare astruso, in sintesi rendere la stessa onda simile ad una antenna, sulla quale si possa sviluppare il fenomeno della stazionarietà; questo vorrebbe dire che nella sostanza, l’onda cosi costituita sarebbe auto alimentata ed auto accrescente.
Comunque, penso di riuscire ad illustrare l’idea in modo più chiaro quando esporrò quello che, restando in ambito teorico, dovrebbe essere il meccanismo vero e proprio.
Tornado alle qualità delle radiazioni elettromagnetiche, queste nel propagarsi trasferiscono parte della loro energia al mezzo di propagazione, a seguito di questo, la “forma” dell’onda si modifica in relazione delle qualità del mezzo di propagazione stesso; l’aspetto più interessante è la cessione di energia al tramite che nella fattispecie, da quanto immaginato per la particolare onda, cederebbe a se stessa energia ed di conseguenza auto alimentandosi; certo si obbietterà che l’effetto Joul riguarda l’energia termica e quindi in prospettiva l’onda si trasformerebbe in una radiazione termica, seppure più o meno concentrata, ma l’energia termica accelererebbe l’eccitazione degli elettroni aumentandone anche l’energia cinetica ossia la velocità, so che quest’ultimo passaggio risulta criptico ed incomprensibile, proverò a spigare meglio il concetto perseguito; come detto sappiamo che l’onda elettromagnetica propagandosi su di un mezzo, un conduttore elettrico o una guida d’onda, ha la capacità di cedere parte della sua energia accelerando gli elettroni di quest’ultimo, ora, come accennato prima immaginando un modo per riuscire ad indurre o trasformare la stessa onda elettromagnetica ad essere guida d’onda di se stessa, si potrebbe paragonare il fenomeno al processo con cui si crea una emissione laser, in cui i fotoni vengono pompati in un mezzo ottimale in cui acquistano coerenza, ossia si allineano ordinatamente su una specifica traiettoria, per quanto riguarda l’emissione “radio”, trattandosi di elettroni e non di fotoni, questi hanno un campo elettromagnetico che in pratica verrebbe ulteriormente potenziato per effetto della legge di Lenz sull’autoinduzione creando un campo elettromagnetico.

Sono il primo a riconoscere tutta l’aleatorietà di questa idea e l’ho anche declinata come balzana, detto questo, persisto nel vestire i panni dello scienziato pazzo perseguendo l’idea, l’immaginare di trovare un modo per creare una “emissione elettromagnetica autoportante” mi stimola ulteriormente nell’intento, con questo, non è mia intenzione autoincensarmi di genialità.
Detto tra noi, ho già le idee sufficientemente chiare sul come realizzare il progetto, sfrutto l’escamotage letterario della progressività e dello “step by step” al fine di rendere il più chiaro e discorsivo l’esposizione delle idee e dei concetti che altrimenti risulterebbero più complessi e decisamente molto più monotoni; comunque per completare il panorama delle cose accumulate col fine di realizzare il “progetto” ho messo tra questa anche alcune esperienze personali e precisamente alcuni esperimenti di fisica; sin da bambino ho avuto una particolare “attrazione” per le calamite o più in generale per i magneti, caso volle che mi capitarono per le mani proprio degli oggetti dimensionati, per la precisione alcuni tubi di alluminio e di rame e sembra proprio una coincidenza che avessero il diametro interno leggermente superiore a quello di due calamite una in ferroxcube e l’altra di ferro, comunque inserii la calamita nel tubo e, sorpresa sorpresa, a differenza delle “nostalgiche” biglie, queste scivolavano molto lentamente, di per se una cosa magica, ma come si suol dire “i bambini c’hanno le corna” e nella specificità di quello che all’epoca era il mio pensiero, mi chiesi se fosse stato possibile invertire la magia, perlomeno, rispetto gli altri bambini che avevano fucili e pistole ad aria compressa, nella mia testa pensai che elettrificando il tubo avrei potuto invertire il fenomeno e vantarmi con gli altri per il fucile elettrico; com’è, come non è, fatto sta che se non sono rimasto fulminato è un puro caso ed a farne le spese fu la gattina che da qualche mese era entrata a far parte della famiglia, comunque dopo le inevitabili conseguenze, il tutto mi fu sequestrato e nonostante vigesse il divieto, ho continuato a coltivare questa idea, da cui, in parte l’idea del progetto wormhole trae ispirazione.

Dopo quest’ultima reminiscenza, ci stiamo avvicinando alla sostanza dell’idea e mi auguro di riuscire a tirare i vari fili per completare l’ordito, dunque, riprendendo brevemente quanto detto sugli ipotetici fenomeni che si verificano in prossimità dell’orizzonte degli eventi, la materia vorticherebbe in una spirale estremante densa di spire altrettanto vorticante su quella che potrebbe essere l’asse di rotazione della singolarità o quantomeno della sfera dell’orizzonte degli eventi, considerando i valori prossimi all’infinito è possibile immaginare che in un punto o in orbite particolari attorno e sopra l’orizzonte degli eventi, gli atomi e gli elementi subatomici possano ruotare ad una velocità tale che li farebbe scontrare con se stessi, sotto il profilo della fisica classica questo non è assolutamente possibile, mentre nella meccanica quantistica, ciò potrebbe essere un fenomeno reale e concreto, pur restando nella teoricità di questo fenomeno.
Parte dell’idea è quella di emulare questo fenomeno ed anche se in “scala” applicare il principio ad una emissione elettromagnetica; sorge però la questione di come poter far ruotare l’onda sul suo stesso asse, se non nella stessa misura ed intensità di rotazione prossima ai buchi neri, quantomeno ad una velocità sufficientemente congrua e proporzionale alla frequenza dell’emissione, se non altro per innescare quello che in precedenza ho assimilato concettualmente all’effetto pompa.

Tanto per fare ulteriore chiarezza, come prima questione da affrontare è la scelta del tipo di emissione elettromagnetica da usare, seppure in linea teorica l’intero spettro risulta essere idealmente ed in egual misura fruibile, in funzione di aspetti prettamente pratici ed “economici”, la porzione dello spettro che potrebbe rivelarsi la migliore candidata è quella delle onde radio; sorvolando sulla suddivisione dello spettro radio, sorge, in seconda istanza la questione su quale tipo di trasmissione impiegare o meglio, se si rivela più efficace, l’impiego di un’onda polarizzata oppure una “omnidirezionale” per conseguire il fenomeno di auto-portanza induttiva dell’onda emessa, in linea teorica, opterei per quella polarizzata, in quanto per sua natura ha una “concentrazione” maggiore il che se da un lato aumenterebbe il numero e la frequenza degli impatti tra elettroni, dall’altra potrebbe rivelarsi inadeguata per la creazione del fenomeno di stazionarietà.

High Rotation Subreflector Radioantenna

High Rotation Subreflector Radioantenna

Il secondo problema sorge sul tipo di struttura dell’antenna e dei materiali, è evidente, data la particolarità del tipo di emissione, che la struttura deve essere conseguentemente ideata, tenendo in conto anche le entità energetiche che verrebbero impiegate e mantenere entro opportuni parametri i conseguenti fenomeni termici; in linea teorica la “foggia” di questa antenna sarebbe qualcosa di molto simile ad una antenna parabolica con la particolarità che questa sarebbe costituita da un doppio riflettore, un riflettore ed un sub riflettore realizzati in modo tale da dare una adeguata coerenza all’emissione radiante, in termini più semplici ed in sintesi a qualcosa di simile ad una emissione Maser. (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation)
Per quanto riguarda i possibili effetti termici sulla struttura che potrebbero influire sull’allineamento dei riflettori e di conseguenza degradando la capacità di rendere coerente l’onda radio, riflettore e sub riflettore potrebbero essere implementati con camere o intercapedini di raffreddamento ad azoto o idrogeno liquido, questo oltre a controllare e gestite il surriscaldamento, permetterebbe una maggiore e più efficiente capacità riflettente degli “specchi” a seguito di un seppur parziale effetto di superconduttività; a parte queste eventuali rettifiche o adeguamenti strutturali, il problema tecnico o ingegneristico che probabilmente presenta un grado di difficoltà maggiore è il come imprimere una rotazione assiale all’onda, sia essa polarizzata o omnidirezionale.

Per comprendere il problema, occorre fare uno sforzo di immaginazione nel visualizzare mentalmente quello che dovrebbe essere il percorso lineare dell’onda radio, sia tra i riflettori che nella sua propagazione coerente, dunque facendo riferimento allo schema radiante di un’antenna ad apertura, nella sostanza l’onda viene riflessa dal sub riflettore al riflettore, ora, per quanto possa essere infinitesimale, la riflessione “allunga il percorso” degli elettroni in funzione dei punti riflettenti e di rifrazione sugli specchi; questo “allungamento” di fatto porta ad una sfasatura temporale della propagazione del segnale; se idealmente rappresentassimo il tragitto di due elettroni emessi nello stesso istante, ma che percorrono un tragitto diverso ed estremo l’uno all’altro, all’interno dei percorsi possibili tra gli specchi si riscontra che nella pratica i due hanno una differente lunghezza, quindi ne consegue che raggiungerebbero la stessa linea di traguardo in tempi, seppure infinitesimali, decisamente differenti, se sempre idealmente immaginassimo una rappresentazione grafica spaziotemporale dei tempi di arrivo e dei percorsi dei due elettroni, si otterrebbe una rappresentazione conica, in cui l’elettrone che percorre il tragitto più esterno, sarebbe quello più veloce, mentre quello più lento, risulterebbe essere l’elettrone che percorre il tragitto più interno.
Si badi bene che nella realtà gli elettroni viaggiano alla medesima velocità e con la medesima energia, la differenza di arrivo è conseguente una maggiore o minore lunghezza dei tragitti spaziali; se applichiamo questo ragionamento ad una gara tra autovetture, la cosa è lapalissiana e banalmente ovvia ma se applicata alla fisica meccanica, i risvolti sono estremamente interessanti poiché di fatto sotto l’aspetto temporale della contemporaneità, un elettrone “rallenta”; questa sfasatura temporale, se non rappresenta una distorsione dell’onda, ne crea una persistenza che oltre ad innescare i fenomeni auto induttivi, incrementerebbe la turbolenza elettronica polarizzandola nella direzione della propagazione e seppure in modo poco efficiente attivare quello che potrebbe essere un vortice, un gorgo elettromagnetico.

Come detto lo scoglio tecnico da superare è imprimere una rotazione assiale dell’onda radiante in modo efficiente ed in misura congrua a che si verifichino i fenomeni esposti in precedenza, ma prima di affrontare questo problema, vediamo, sempre in ambito teorico cosa succede.
Tornando a quanto esposto precedentemente sui “percorsi spaziali” dei due elettroni, questi sono di differente lunghezza, pur nella non remota possibilità che lo sfasamento temporale inneschi il fenomeno di auto induzione dell’onda, questo denota comunque una deformazione spazio temporale, deformazione che incrementerebbe anche il numero e la percentuale delle collisioni tra elettroni, questo inevitabilmente amplifica l’effetto Joul; questione che per il momento accantoniamo e concentriamoci su ciò che accade ai percorsi spaziali; ruotando in misura adeguata, i percorsi conseguentemente pur restando nella loro linearità, di fatto e relativamente ai punti di riflessione si allungano ulteriormente poiché nella pratica per essere riflessi, la distanza tra il primo punto riflettente ed il secondo, lo spazio non è perpendicolare, ma tangenziale e proporzionale alla velocità di rotazione delle posizioni di rifrazione, amplificando nella sostanza lo sfasamento spaziotemporale.

Fonte immagine: http://imgur.com/Zyn71

Fonte immagine: http://imgur.com/Zyn71

In questo modo, restando sempre nel campo delle ipotesi, il complesso rotatorio, creerebbe una sorta di “tubo elettronico” costituito da soli elettroni; per dare una idea concreta si immagini di vedere una molla che giri vorticosamente sull’asse interno, ciò che si osserverebbe sarebbe estremante simile ad una specie di tubetto evanescente non particolarmente nitido, all’interno del “tubo”, per effetto dello sfasamento spaziotemporale, si creerebbe una seconda struttura “elettronica” costituita dagli elettroni rallentati la cui forma assomiglierebbe ad un cono, detto questo, all’interno di questo cono spaziotemporale si creerebbe per effetto del vortice, il maggior numero di collisioni tra elettroni e un maggior attrito, quindi è in questa zona che si concentrerebbero i fenomeni termici ed al contempo resterebbero circoscritti similmente a come accade in una colonna di fuoco, seppure concettualmente sarebbe una colonna invertita.
Questo stato di cose e le energie che si sviluppano renderebbero di fatto il tubo esterno una sorta di guida d’onda in quanto l’insieme di elettroni che lo costituiscono è più omogeneo e meno turbolento, quindi costituirebbe quella sorta di supporto su cui si innescherebbero i fenomeni di stazionarietà, mente il cono rappresenterebbe la “batteria” da cui si generano le turbolenze elettromagnetiche che oltre ad alimentare il “sistema” costituirebbe l’area in cui la pressione elettromagnetica verrebbe usata come energia cinetica per un eventuale mezzo, costituendo nel complesso, quello che è un cunicolo elettronico isolato dallo spazio ordinario.

Cunicolo elettronico

Cunicolo elettronico

Quanto immaginato fino ad ora, lascia intendere che il cunicolo si autoalimenta e accresca l’energia via via che si protende nello spazio ed all’infinito, ma non è così, questo processo di auto alimentazione sarebbe relativo alle fasi di “avvio” e stabilizzazione del tunnel, nella realtà, se si può parlare di realtà, il “meccanismo” resta funzionante e funzionale in relazione alla quantità iniziale di energia impiegata, perlomeno per quanta ne è sufficiente per innescare i fenomeni, che sempre in via teorica, una volta avviati, non necessiterebbero di ulteriori immissioni energetiche, è evidente che una volta raggiunto una relativa fase di stabilizzazione, questa persista proporzionalmente per un determinato e specifico “tempo”, dopo di che inevitabilmente inizia una successiva fase di declino energetico, propedeutico alla “chiusura” o sfaldamento del cunicolo delineando quella che approssimativamente ne sarebbe l’uscita.
Facendo un sintetico riassunto e per certi versi sintetizzare all’estremo l’intero procedimento, si potrebbe immaginare di ricreare in bottiglia ed ovviamente in scala quella che potrebbe essere una tempesta elettromagnetica di una magnetar o quantomeno, creare un tornado elettromagnetico auto contenente.

Fino ad ora abbiamo visto i “principi” con cui si potrebbe realizzare un tunnel elettronico, vediamo adesso come funzionerebbe; sempre considerando superati problemi tecnici ed energetici, una volta avviato o “aperto” il tunnel, il suo “funzionamento” non sarebbe particolarmente dissimile da quello di un treno a levitazione elettromagnetica, la differenza è che quello che dovrebbe essere il binario è costituito per l’appunto dal tunnel elettronico in cui il veicolo fluttuerebbe; prima di andare oltre, penso che occorra dare un’occhiata a quella che sarebbe la navicella, immaginandola come un siluro o in modo meno concettuale, più simile ad una carrozza di un moderno metrò, il veicolo dovrebbe disporre di adeguati magneti disposti in modo opportuno lungo l’intera lunghezza, inoltre per garantire o accentuarle ulteriormente l’effetto di levitazione, si potrebbero raffreddare con azoto o idrogeno liquido, conferendo anche parzialmente le caratteristiche di superconduttività all’intera struttura e di conseguenza aumentando ulteriormente quello che sarebbe l’isolamento dallo spaziotempo ordinario, limitando se non eludendo le questioni relative all’incremento gravitazionale.
Ora immaginando questa ipotetica navetta non necessiterebbe di un vero e proprio motore di locomozione, ne di motori “direzionali” in quanto scorre linearmente in un tubo; eventualmente potrebbero rendersi utili dei generatori elettrici che nel generare una carica elettrica opposta alla polarità del wormhole costituirebbero il sistema “frenante”.
Seppure inizialmente la navetta necessiterebbe di una spinta iniziale, questa potrebbe essere impressa in vari modi, anche tradizionali, dopo di che la spinta verrebbe garantita e mantenuta proprio dal vortice elettromagnetico non ché dalla pressione elettromagnetica esercitata sulla navetta stessa.
Considerando che l’attrito sulla navetta all’interno del cunicolo, sempre in via teorica è assente, idealmente la velocità di “crociera” potrebbe raggiungere velocità decisamente elevate ed ipoteticamente prossime a quella della luce; come accennato, in linea teorica l’ambiente all’interno del cunicolo sarebbe sostanzialmente di natura elettromagnetica quindi, una realtà spaziale o spaziotemporale diversa da quella dello spazio ordinario, la navetta nella pratica assumerebbe una similarità ed un’assonanza fenomenica con una bolla che pur mantenendo la sua natura, sarebbe isolata sia dallo spaziotempo ordinario che da quello elettromagnetico del cunicolo ed in questo modo eludere o imbrogliare il principio della dilatazione/compressione del tempo spazio ed evitando gli effetti conseguenti l’aumento di massa come avverrebbe nello spazio classico.

Tunnel elettronico

Tunnel elettronico

Vediamo adesso di affrontare il problema tecnico sul come sia possibile imprimere una rotazione o se si vuole una torsione assiale dell’onda radio; in linea teorica, il problema si potrebbe risolvere facendo ruotare riflettore e sub riflettore in senso opposto l’uno all’altro, ma seppure questa soluzione sembra essere buona, sotto il profilo meccanico pone una serie di problemi tecnico-meccanici non indifferenti, se in fase di “prototipazione” e sperimentazione in scala, l’impiego di motori anche potenti nel rapporto giri/minuto, si può rivelare un buon sistema, ipotizzando che questa tecnologia sarà destinata per l’uso di mezzi di dimensioni relativamente grandi, i motori per quanto potenti e grandi possano essere, delineano in partenza una inadeguatezza R.P.M. anche se realizzati specificamente; inoltre questa soluzione implica la necessità di una attenta ed accurata calibratura e bilanciatura di riflettori e motori perché anche uno sbilanciamento nanometrico potrebbe rivelarsi fatale ed altrettanto disastroso.
Scartata la rotazione delle parabole si può immaginare di far ruotare l’apparato “radio”, ma anche in questo caso, seppure i motori si rivelano adeguati si presentano problemi di connettività dell’apparato e considerando la sola necessità di alimentazione si rivelerebbe particolarmente delicata e in ogni cado rappresenta una criticità, senza considerare che l’elevata rotazione a cui l’apparato verrebbe sottoposto le anche infinitesimali vibrazioni potrebbero causare microfratture che seppure sul breve termine potrebbero essere ininfluenti, sul medio e lungo temine e le conseguenze potrebbero essere altrettanto disastrose non solo per i viaggiatori nella fase iniziale del viaggio, ma anche perché inevitabilmente a seguito del collasso repentino del cunicolo elettronico si potrebbe verificare qualcosa di simile e molto più potente a ciò che si verifica in un ritorno di fiamma causando l’esplosione di energia contenuta nel “nascente” tubo elettronico.
È evidente che occorre escogitare qualcosa di diverso; sempre restando nell’ambito ipotetico, la soluzione ideale sembrerebbe quella di fa ruotare, se non tutto “l’apparato radio”, quantomeno il solo circuito trasmettitore e seppure presenta le problematiche di connettività e microfratture, ricorrendo alla logica della connettività “a cavi” potrebbe essere aggirata impiegando la tecnica a “spazzole” simile a quella dei motori a rotore e seppure anche in questo caso si presentano problemi di usura e delle caratteristiche dei materiali da impiegare, potrebbe essere la soluzione ottimale.

Tunnel elettronco

Tunnel elettronico

Restando nell’ottica della connessione rotante a “spazzole”, immaginando che il trasmettitore sia montato sull’asse del motore, la rotazione assiale dell’onda sarebbe in relazione al pieno regime delle capacità del motore; detto questo non si può escludere che per raggiungere velocità di rotazione superiori a quelle dello steso motore, al fine di raggiungere “l’innesco del vortice elettronico” si possano impiegare opportuni moltiplicatori di giri, sotto l’aspetto meccanico complica la faccenda, amplificando le problematiche, ma superate, come detto più alto è il ruotare e maggiori sono gli effetti che si creano dal vortice elettronico.
La conseguenza di rotazioni crescenti, determinano quella che sarà la “lunghezza” del tunnel, ma questo fattore è anche in relazione all’energia impiegata nella trasmissione ed anche dalla frequenza dell’onda, per semplificare, ipotizzando l’uso della frequenza f con una potenza di e Watt, il tunnel sarà lungo y unità, ora se alla medesima frequenza incrementiamo l’energia a e+1, la lunghezza di y, sarebbe proporzionale all’aumento di energia; ne conseguirebbe che sarebbe possibile ottenere cunicoli elettronici di medesima “lunghezza” con diverse frequenze, giocando sull’equalizzazione di energia e frequenza impiegate per raggiungere per l’appunto l’innesco e la stabilizzazione del tunnel similmente a come opera un regista audio, seppure questo è comunque in relazione all’efficienza e alle grandezze di rotazione impresse.

La particolarità di questi “wormhole artificiali” a differenza di quelli ipotizzati per i buchi neri è che si possono, usando il condizionale, attraversare in sicurezza eludendo gli effetti indesiderati che si avrebbero cadendo in una singolarità, ma la peculiarità e che questi sarebbero assolutamente rettilinei e ciò permetterebbe di “scavalcare” il problema della curvatura spaziotemporale, si tenga presente che come in tutte le cose c’è sempre il rovescio della medaglia, perché se da un lato si mitiga o supera il problema della curvatura, dall’altro si amplificano le problematiche della deriva spaziotemporale della materia nello spazio ordinario.
Altra peculiarità di non secondaria importanza è che questo tipo di wormhole non necessita di un ricevitore, in pratica si potrebbe assimilare l’impianto ad una enorme pistola o fucile, in cui la navetta è il proiettile, quindi il viaggio sarebbe di sola andata, se però nella navetta viene trasportato un impianto gemello, e superate le problematiche energetiche e logistiche, il biglietto di ritorno è assicurato, oltremodo stabilendo un collegamento permanente tra i due punti.

Come ho detto, ogni medaglia ha il suo rovescio, quindi vediamo di definire i limiti di questa “tecnologia”, considerando comunque la potenzialità dei viaggi interstellari, questa possibilità potrebbe incontrare grossi ostacoli e renderli oltre che pericolosi, anche fattivamente impossibili; ma procediamo per gradi, un elemento già accennato che potrebbe rivelarsi d’ostacolo, perlomeno per i viaggi interstellari è la deriva spaziotemporale, dunque se decidessimo di prendere “armi e bagagli” ed intraprendere un viaggio verso la stella x, questa nel nostro presente appare nella posizione che aveva n anni luce nel passato, quindi per raggiungerla nel suo presente, o più precisamente nella contemporaneità tempo spaziale, dovremmo disporre della conoscenza anche approssimativa, (e per approssimativa si intende variazioni dal punto d’origine di grandezze in gradi infinitesimali, più che altro perché il variare di un “nano grado” su distanze interstellari significa una differenza se non di miliardi di chilometri, sicuramente di milioni di chilometri di distanza dal presunto punto di arrivo) della sua attuale posizione, oltremodo senza poter effettuare una verifica visiva, in quanto al di fuori dell’orizzonte o da quello che è il cono spaziotemporale, dunque se puntassimo il cunicolo nella direzione apparente della stella, pur raggiungendo il punto preciso, non la raggiungeremmo nel suo presente e quindi saremmo completamente fuori rotta con tutte le conseguenze che ne derivano.

Quindi la questione della deriva spaziotemporale riveste un’importanza basilare onde evitare il “lost in space”, certamente il progredire della scienza e della conoscenza di questo particolare aspetto dell’universo sarà ovviamente graduale e fatto per approssimazione, ma essere essenziale per ipotetici wormhole interstellari, ma il problema della deriva spaziotemporale non si limita alla sola determinazione del punto di arrivo, un fattore che potrebbe rendere praticamente impossibile effettuare i viaggi interstellari è la presenza di materia lungo il tragitto del wormhole, ora ipotizzando una certa capacità del wormhole nel deflettere corpi celesti di piccole e medie dimensioni tramite il suo campo elettromagnetico, e per piccoli e medie dimensioni mi riferisco a sassi il cui diametro possono essere più o meno grandi come un pallone da baschet, ma cosa succederebbe, non tanto al cunicolo che comunque risentirebbe del transito della roccia spaziale che per altro potrebbe persino “risucchiare” e trascinarla al suo interno, ma piuttosto alla navetta che seppur localizzata lontana dal potenziale impatto?
In fin dei conti il tunnel è sostanzialmente un’onda elettromagnetica, quindi oltre alla possibilità di essere deformato dai campi gravitazionali di altre stelle o di corpi super massicci che quindi porterebbero fuori rotta, nell’ipotesi di attraversamento di un planetoide, di una luna o semplicemente di un asteroide grande anche la metà del diametro del fascio elettronico, l’interruzione anche se temporanea rappresenterebbe una indesiderata quanto prematura uscita della navicella nello spazio ordinario, scongiurando i possibili impatti se non con l’oggetto intersecante la rotta, con i materiali che fluttuano nello spazio circostante l’uscita o i potenziali problemi del repentino rientro nello spaziotempo ordinario.

Detto questo indipendentemente dalla dimensione dell’oggetto in transito, ne consegue che il percorso del wormhole artificiale debba essere non solo idealmente ma nella realtà sgombro o paradossalmente vuoto, ma considerando che nella pratica la materia, anche se soggetta alla legge di gravità, sostanzialmente risulta distribuita in modo omogeneo in tutto l’universo, determinare una possibile finestra prospettica in cui proiettare il wormhole risulta pressoché impossibile.
Cosa diversa è per i viaggi interplanetari interni al nostro sistema solare e più precisamente per i pianeti all’interno della fascia di asteroidi, in questo caso pur restando le incognite sulla deriva della materia si presentano in forma ridotta, lo spazio interplanetario risulta essere sostanzialmente sgombro o comunque, fatta eccezione per la fascia di asteroidi tra Marte e Giove, popolato da “pulviscolo” interstellare; questa situazione “interna” oltre ad una seppur posposta verifica visiva, permetterebbe di usare in sicurezza i cunicoli spaziali per raggiungere i diversi pianeti o lune.

Va precisato che comunque e contrariamente a quello che si possa pensare, i wormhole non possono “viaggiare nel tempo” almeno per come lo si intende, ma solo in senso relativistico al pari di come lo è il viaggiare in aereo rispetto chi viaggia a piedi per raggiungere la stessa destinazione, i “tempi” di percorrenza sono diversi ma il percorso è lo stesso; si può anche considerare viaggio nel tempo sempre in ambito relativistico, quando si raggiunge la posizione reale della stella di destinazione in quanto la sua posizione sarà visibile solo nel futuro, ma questo non significa incontrare i propri pronipoti, detto questo risulta altrettanto impossibile viaggiare nel passato pur disponendo della tecnologia dei wormhole, poiché come già esposto, puntando la posizione apparente della stella, si giungerebbe nel punto che era occupato e non che occupa.

Ribadendo la teoricità di quanto immaginato ed esposto, resta comunque un argomento molto affascinante e stimolante, sopratutto per la molteplicità dei problemi che si presentano ed emergono sia sotto il profilo tecnico-meccanico che per quelli conseguenti i potenziali rischi e pericoli, inoltre, non vanno sottovalutati i possibili utilizzi come armamento, immaginare che si possa utilizzare questa tecnologia, seppure in un futuro non particolarmente prossimo, per colpire in modo “preciso” anche se per cosi dire, limitate a distanze interplanetari, bhé nell’ipotesi è sicuramente “disarmante”.
Volendo comunque essere ottimista, la prospettiva che si possa viaggiate da Mercurio a Marte in tempi che sono davvero irrisori rispetto le attuali capacità apre le porte a quella che potrebbe essere l’inizio della colonizzazione dello spazio da parte dell’umanità, per i viaggi interstellari, magari ha ragione l’extraterrestre e quello che ha detto, potrebbe rivelarsi l’unico modo per realizzare tali viaggi, ma questo si, acquista il sapore della fantascienza piuttosto che quello della scienza teorica.


Fine stesura 12 settembre 2013

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10 risposte a La tecnologia dei wormhole

  1. sergio ha detto:

    vista la lunghezza del suo scritto, mi soffermerò su alcuni punti alla volta, cominciando dall’inizio. Ovviamente dovesse ritenere i miei commenti poco utili o non necessari, la prego di dirlo. Innanzitutto vorrei capire da quale studio lei prende la teoria secondo cui il materiale in entrata nell’orizzonte degli eventi avvenga io modo “a spirale” e soprattutto in una forma riconducibile alla sequenza di F. – secondo, è un pò puerile accostare la sinusoide di un onda alla forma di un wormhole. Le forme a spirale nell’universo sono miriadi….allora si potrebbe accostare a una galassia….continua …se ritiene può rispondere. La mia è critica derivante da molti , molti anni di studio sull’argomento. Ma non sono un ortodosso ecco perche mi piace ascoltare idee nuove. Cordiali saluti

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Sergio, ben vengano critiche e rilievi, anche se argomentati in modo sintetico, amo il confronto specie se questo mi aiuta a capire meglio ed allargare la mia conoscenza e i miei orizzonti.
      Sula caduta del materiale in un buco nero o meglio verso l’orizzonte degli eventi mi baso su quello che è la genesi stessa del buco nero, cioè che da pulsar collassando ulteriormente diviene un buco nero, ora è noto che le pulsar hanno una rotazione elevatissima quindi è presumibile che una volta divenuto blackhole questa rotazione di ciò che resta al disotto dell’orizzonte degli eventi se non aumenta di velocità quantomeno viene mantenuta se non altro per il principio di conservazione del moto angolare, quindi questa rotazione è intrinseca anche a ciò che costituisce l’orizzonte degli eventi, punto focale dei fenomeni gravitazionali, quindi la caduta dei materiali circostanti non possono essere perpendicolari per due ragioni all’aumentare della velocità orbitale aumenta la forza centrifuga comunque minore rispetto quella gravitazionale e quindi il formarsi della caduta a spirale, idealmente la spirale si localizzerebbe sul piano equatoriale anche in relazione al campo magnetico del corpo oscuro e che ipoteticamente sarebbe anche l’origine e la causa della formazione delle galassia a spirale.

      Comunque per quanto riguarda la forma dell’onda la rappresentazione grafica è solo schematica in quanto nella realtà la propagazione avviene in forma sferica e quindi la reale sezione di una emissione sarebbe più simile ad una sorta di “organetto cilindrico” caratterizzato dall’oscillazione della frequenza stessa, in ogni caso l’accenno al buco nero, è stato fatto per esporre meglio uno dei “pezzi” con cui formulo l’ipotesi di come realizzare un wormhole “sicuro” che è decisamente qualcosa di differente da un buco nero, considerando le controindicazioni che si avrebbero nel viaggiare all’interno di un buco nero e con tutte le incognite sul punto di destinazione, sempre che si possa arrivare dall’altra parte.
      Nell’ipotesi che ho formulato, immaginando il dispositivo mi sono basato essenzialmente sull’idea di alcuni altri scienziati, sicuramente più edotti di me che hanno immaginato di realizzare un cunicolo mediante l’impiego di laser ad alta intensità cui ordini di grandezza sia per dimensioni che per l’energia necessaria sono fuori portata delle attuali capacità produttive terrestri, diciamo che ho “adattato e ridimensionato” quelle idee, alla portata tecnologica ed energetica terrestre ipotizzando l’impiego di onde radio invece della luce anche perché i fotoni non hanno massa, mentre gli elettroni si e questo particolare permetterebbe di innescare i fenomeni elettromagnetici conseguenti e para-gravitazionali all’interno del cono che verrebbe creato, mi sembra di aver anche specificato che l’onda radio dovrebbe essere altamente direttiva e questo per amplificare gli effetti localizzati sui bordi del cono stesso.
      Comunque si tratta di una ipotesi teorica per altro ed idealmente una possibile spiegazione di quegli strani fenomeni che di quando in quando vengono alla ribalta della cronaca, ossia le spirali nei cieli più o meno luminose osservate in diversi paesi.

      Un cordiale saluto anche a te.

  2. Lutezio ha detto:

    Articolo interessante e propositivo, presenta problematiche e questioni da non sottovalutare nella prospettiva di una possibile realizzazione, il pregio è che indica un possibile modo per realizzare i wormhole, il limite dell’idea forse potrebbe essere la quantità dell’energia da impiegare nell’emissione che potrebbe interferire con il campo elettromagnetico terreste.
    Quello che domando è quale possa essere il regime di giri da imprimere all’onda radio per fare in modo che gli elettroni possano scontrarsi tra loro, prendendo in considerazione onde elettromagnetiche WLF, la rotazione dell’asse dovrebbe essere prossima alla stessa frequenza o ad una delle sub armoniche, non mi risulta che esistano motori in grado di raggiungere queste velocità.
    L’idea è buona ma ha dei limiti tecnici che la rendono teorica e tecnicamente difficile da realizzare con gli attuali sviluppi tecnologici.
    Seguendo la tua idea, al posto della parabola, per amplificare i fenomeni immaginati, non si potrebbe usare una struttura riflettente conica?
    I percorsi delle onde sarebbero più lunghi.
    Maurizio

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Maurizio,
      Come ho detto nell’intervento, il “progetto” è teorico e le incognite sono molte, lo scoglio maggiore che intravvedo è più che altro relativo al rapporto RPM/Frequenza ottenibile con il motore che non per l’energia impiegata nella trasmissione; comunque in via sperimentale ed in scala, potrebbero esserci dei motori sufficientemente potenti da poter essere impiegati per i test seppure questi per ragioni di proporzionalità con la frequenza si limitano alle ELF e SLF, almeno rispetto i motori elettrici più potenti che sono riuscito a rintracciare in rete e che raggiungerebbero i 60.000 RPM, mi permetto di inserire alcuni link per completezza di informazione e dei video relativi ad un paio di test su motori ad elevato RPM:

      http://www.directindustry.it/prod/pittman/servo-motori-elettrici-cc-brushless-senza-tacche-alta-prestazione-86775-817795.html

      Per quanto riguarda motori non elettrici tra i motori più potenti vi sono quelli delle turbine aeronautiche e per la precisione quella dei Boing 747 e degli F16 che rispettivamente raggiungono 10.900 e 10.400 RPM, ovviamente l’impiego di questa “motorizzazione” pone delle grosse problematiche.

      Per quanto riguarda l’idea di impiegare riflettori conici, la tua osservazione è pertinente e logica questa modifica indubbiamente amplificherebbe lo “sfasamento temporale”, ma amplificherebbe ulteriormente i fenomeni termodinamici sulle strutture riflettenti, comunque si tratta poi di trovare il giusto equilibrio per l’ottimizzazione del procedimento di “pompaggio” elettronico ed un grado ottimale di coerenza radiante dell’onda trasmessa.

      Una piccola considerazione,forse qualcuno sta già sperimentando questo tipo di cose, potrebbe essere che i fenomeni inspiegabili che i erano verificati a Caronia potrebbero avere una stretta relazione con le installazioni del M.U.O.S. ed il M.U.O.S. potrebbe essere parte di questa sperimentazione, dopotutto si impiegano guarda caso proprio frequenze che rientrano nel range a cui facevo riferimento prima.

      Se vuoi approfondire lo specifico tema prova a dare una scorsa questo intervento
      Stregoni in divisa bianca e l’inferno della realtà.

  3. giacomo ha detto:

    ciao a tutti: voglio aggiungere alcune cose: è sintomatico, oso dire, che è ormai assodato che tutti questi avvistamenti di UFO, o come ai più piace chiamarli in altra maniera siano reali, checchè ne dicano il contrario diversi “personaggi” ma, riguardante i “tunnel gravitazionali”, sono convinto e sicuro, che gli USA ne conoscano di già l’esistenza. Vi sono filmati mondiali ove si vedono nel cielo passare molti “UFO” (fuori dall’atmosfera terrestre o nelle immediate vicinanze) viaggiando verso la terra. Quei tragitti, secondo la mia teoria, fanno parte dei cosidetti “tunnel”. Forse, “noi”, non siamo ancora all’altezza per attraversarli (forse gli USA sì) ma senz’altro “loro” ne conoscono parecchi per raggiungerci. Sono anni che penso di fare degli esperimenti con gruppi magnetici, mercurio, fonti di calore e ultrasuoni con frequenze diversificate ma, come …..potrei? Anche se non mi avete capito a cosa intendo, pazienza xchè sarebbe troppo difficile spiegare, tante altre cose – ciao

    • phoo34 ha detto:

      Sicuramente gli USA hanno una maggiore conoscenza in questi settori, ma presumo che gli ex sovietici non siano da meno, rispetto conoscenze teoriche, come probabilmente non sono a “digiuno” i cinesi, comunque anche possedendo la tecnologia dei tunnel, questi almeno per come li ho immaginati, risulterebbero inadeguati per i viaggi interstellari, poiché comunque la velocità della luce si rivelerebbe troppo “lenta” per raggiungere anche la stella più vicina in tempi relativamente brevi, mi permetto di postare la seguente tabella e in funzione di questa, ci si potrà rendere conto del tempo necessario per raggiungerla.

      Time Km Read
      Light speed/Second 300.000 three hundred thousand
      Minute 18.000.000 18 millions
      Hour 1.080.000.000 1 billion 80 millions
      Day 25.920.000.000 25 billions 920 millions
      Week 181.440.000.000 181 billions 440 millions
      Month 30 5.443.200.000.000 5.443 billions 200 millions
      Year 9.460.800.000.000 9.460 billions 800 millions
      Century 946.080.000.000.000 946.080 billions
      Millennium 9.460.800.000.000.000 9.460.800 billions

      Detto questo, ritengo che per i viaggi interstellari occorra un altro “sistema” che permetta di ridurre i tempi in modo drastico, anche perché non avrebbe senso intraprendere un viaggio di svariati anni luce anche nell’ipotesi di una longevità degli alieni che paragonata alla nostra si potrebbe definire immortalità.

      P.S.
      Senza considerare i problemi relativi alla deriva spaziotemporale ed alle possibili quanto altamente probabili influenze gravitazionali di stelle e pianeti.

  4. Deker ha detto:

    Ciao Alessio, l’articolo che hai scritto mi è piaciuto molto, ho sempre sentito parlare dei wormhole e di quelo che si potrebbe fare, ma tutti ne parlano e nessuno ha mai detto come si possono realizzare, non so molto di eletronica e di fisica ma è la prima volta che qualcuno immagina come poter realizzarli complimenti.
    Quello che non riesco a capire bene è la deriva spaziotemporale, forse sono influenzato dalla fantascenza, ma viaggiare alla velocità della luce non è anche potersi spostare nel tempo?
    Mi ha incuriosito il passaggio sul fucile elettrico che volevi costruire dapiccolo, pensi che sia possibile relizzarlo veramente?

    • phoo34 ha detto:

      Ciao a te Deker,
      ti ringrazio per l’apprezzamento, sul fatto che nessuno abbia mai mai detto come si possono o potrebbero realizzare dei wormhole, bhé forse perché nessuno si è mai voluto sbilanciare su tecnologie teoriche temendo di fare una figuraccia, oppure perché pur covando idee e progetti, sperano di poterne trarre un vantaggio o ancora, immaginando possibili scrupoli di coscienza, temono che questa tecnologia poi venga usata quale arma.
      Per quanto riguarda la deriva spaziotemporale, faccio un esempio semplicissimo con cui spero di spiegare il “fenomeno”; immagina di essere su un sommergibile che deve affondare una nave in navigazione, per lanciare in modo efficace i siluri occorre stabilire rotta e velocità del vascello, detto questo, non si può escludere che una volta lanciati i siluri, incrocino la rotta di un secondo vascello, magari amico, traslando il concetto nello spazio ed in relazione a quanto ipotizzato, la quantità di materia fluttuante nello spazio non è visibile, o meglio, date le grandi distanze, l’osservazione di questi oggetti è posticipata temporalmente, per effetto della velocità della luce, quindi maggiore è la distanza, maggiore è lo spostamento che l’oggetto percorre nel suo tragitto dal punto in cui era visibile, perciò occorrerebbe sapere con estrema precisione velocità e distanza dell’oggetto ma anche la traiettoria che mantiene, se non per essere colpito, per essere evitato, considerando la quantità di materia nell’universo, questo si rivelerebbe estremamente complesso considerando che la maggior parte dei corpi che ci appaiono, non sono dove li vediamo, amplificando le incognite.
      Tornando all’esempio del sottomarino, tutto ciò vorrebbe dire che in pratica si spara nel buio poiché anche conoscendo rotta e direzione del vascello, non se ne conosce l’effettiva posizione ne è possibile osservarla, quindi pur nell’ipotesi di calcoli esatti, le probabilità di colpirlo sono oltremodo condizionate, non solo da quanti altri natanti percorrono la stessa area, ma anche da fenomeni meteorologici.

      Per il fucile elettrico, esistono già prototipi sperimentali, più che altro nei laboratori di ricerca e sviluppo militari, una “versione civile”, ovviamente adatta per scopi e utilità civili sono i treni a levitazione che sfruttano per l’appunto i campi magnetici per raggiungere velocità maggiori di quelle del più veloce treno tradizionale, nonostante il diverso impiego, i principi sono gli stessi.

  5. giacomo ha detto:

    molto interessante complimenti alessio da un ex elettronico ed elettricista.-

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