Le stranezze degli atolli nascondono un’altra origine?

Questo intervento era stato scritto circa due anni fa e nello scrivere i successivi interventi, è finito nel dimenticatoio, in parte perché gli interventi successivi erano più eclatanti, in parte perché i backup successivi il primo, non contenevano questo specifico articolo, comunque, mentre controllavo i vari CD è saltato fuori e “prontamente”, anche se posticipato e di parecchio, lo rendo pubblico; va detto che ho adeguato le relative immagini con quelle più “moderne” usando Google Map, ho rivisto alcune frasi sintetizzando meglio l’esposizione, in ogni caso il senso ed i contenuti sono gli stessi.

Voglio aggiungere che per quanto riguarda il “#cratere prossimo” alle isole di #Samoa, nonostante abbia richiesto maggiori informazioni a diversi istituti (oceanografici, sismologici, vulcanologici, ecc.ecc.) interpellando anche direttamente diversi esponenti e a vario livello, mai nessuno ha mai dato risposta, forse un modo come un altro per dire “è cosa nostra”?
Pazienza ma d’altronde sono un semplice curioso e probabilmente forse non hanno tutti i torti a pensare “ho studiato, speso tempo e soldi per raggiungere la conoscenza, perché dovrei condividerla gratuitamente?”, ma forse è questa la logica che da sempre regola le faccende umane, quindi seppure non hanno il coraggio di dirlo apertamente, agiscono ossequiando questo “principio”.
Aldilà della piccola polemica buona lettura.


Curiosando su #Google Earth ho notato alcune cose curiose, nonostante l’aggiornamento del software all’ultima versione (5.1 → 5.2 → 6.0), alcuni errori persistono nonostante la segnalazione; forse un problema di hardware o di incompatibilità con qualche dll del sistema, comunque curiosando ho riscontrato molte cose insolite, almeno da quello che è visibile dalle immagini.
Con questo intervento inizio l’approfondimento di queste anomalie che riguardano proprio ciò che si osserva, cercando di comprenderne la natura e l’origine; l’intento non è quello di voler trovare una spiegazione o una lettura forzatamente misteriosa, ma perlomeno vedere se è possibile interpretare e conciliare quelle che appaiono incongruenze ricorrendo anche ad interpretazioni “border line”.

Voglio affrontare questi argomenti, partendo in modalità “soft” proponendo una lettura aperta di quanto si osserva; per la precisione le insolite conformazioni relative ad alcuni atolli dell’Oceania e singolarità che caratterizzano alcune isole.
Dunque nella crociera con Google Earth nei “mari del sud”, mi sono imbattuto in queste prime stranezze, forse sono io a vederle come tali, ma detto questo, non posso che evidenziare quel qualcosa che lascia aperta la porta ad una diversa interpretazione di ciò che si osserva; d’altronde è impossibile non intravvedere una certa regolarità delle forme che ricordano dei manufatti, o comunque qualcosa che potrebbe delineare una qualche artificiosità.
L’immagine qui sotto mostra due atolli corallini, seppure il più grande, #Tuvalu, denota una certa irregolarità, quello posto a nord-ovest denota una insolita e particolare regolarità.

Barriere coralline di Tuvalu

Immagine da Goole Map

Certamente la forma rettangolare ricorda le mura perimetrali di una fortificazione; sorvolando per il momento su questa ipotesi, viene da domandarsi come e quale fenomeno naturale abbia fatto si che una tale struttura si creasse, anche perché rispetto l’irregolarità dell’atollo di Tuvalu la cosa appare alquanto insolita, c’è da tenere presente che l’area è situata proprio nell’area della cintura di fuoco, ossia, quella specie di anello in cui le placche tettoniche hanno il loro apice e quindi non è da escludere che la conformazione possa essere conseguente a particolari fenomeni di cristallizzazione e raffreddamento del magma, simili o analoghe alle conformazioni basaltiche che si riscontrano nel “#selciato dei giganti” la cui cristallizzazione è pressoché uniforme e a forma di parallelepipedo esagonale.
Dunque un aspetto inusuale o inconsueto di fenomeni naturali di cui ancora oggi non abbiamo una perfetta conoscenza? Considerando che queste “anomalie” sembrano replicarsi anche in altri atolli corallini dell’area, anche se in misura differente potrebbe essere l’indicazione che particolarità del materiale eruttato assuma specifiche forme ed in funzione di pressione e densità atmosferica, considerando come atmosfera anche la massa delle acque.

Barriere coralline di Tuvalu

Immagine da Goole Map

Osservando l’ingrandimento #dell’atollo, però sorge qualche sospetto, o quantomeno l’ipotesi che seppure vi sia stata una cristallizzazione “regolare” del rilievo vulcanico su cui poggia la barriera corallina, questa si sia formata sul bordo del cono vulcanico e questo per quanto è noto, risulta essere in contrasto con quanto si osserva in tutti i vulcani, anche nell’ipotesi di una conformazione rettangolare del cono o forse sarebbe meglio definirla come piramide vulcanica, la bocca non potrebbe essere certo rettangolare ne livellata; aprendo ad ipotesi “eretiche” si potrebbe supporre che in un passato remoto, sopra questa particolare conformazione qualcuno l’abbia sfruttata proprio per edificare una fortificazione, certo, l’ipotesi è azzardata e forte anche per una questione di “tempistica” poiché il rilievo è sostanzialmente sommerso e quindi questo porta a fare riferimenti temporali in epoche in cui i livelli dei mari erano decisamente molto più bassi.
Facendo mente locale e “dare” sostegno all’ipotesi, l’epoca in questione potrebbe risalire al periodo dell’ultima grande era glaciale, ma questo inevitabilmente porta a evidenziare le incongruenze con la scienza ufficiale, poiché l’ultima grande glaciazione si verificò circa 3 milioni di anni fa, quindi sorge domandarsi chi avrebbe potuto “adattare” e sfruttare queste conformazioni?
Questa “eresia” apre lo squarcio su un panorama decisamente inusuale e pone delle questioni, non solo di carattere scientifico e storico, ma apre una serie di interrogativi riguardanti anche la sfera religiosa, sopratutto per quelle di origine giudaico-cristiana.

Barriere coralline di Tokenau

Immagine da Goole Map

Come ho detto, le caratteristiche sono simili se non identiche per molti atolli corallini, seppure con conformazioni differenti, non è possibile ignorare la particolare forma rettilinea e regolare di queste barriere, che oltremodo assumono una particolarità “strategica” difensiva estremamente aderente a quelle utilizzate nelle fortificazioni realizzate lungo la storia dell’umanità a difesa di città e villaggi, inoltre con precisi e specifici accessi.
Restando nell’ipotesi di antichissime se non addirittura #antidiluviane strutture, la formazione delle barriere coralline sarebbe la normale conseguenza dell’inabissamento o dell’aumento del livello delle acque, quindi, come accade per un qualunque relitto, i coralli colonizzano la struttura; dico questo perché mi chiedo come mai in millenni di formazione delle barriere, questa non abbiano di fatto colonizzato l’interno dell’atollo?
Sicuramente l’interno della barriera è decisamente più tranquillo e favorevole al proliferare della specie che gradualmente avrebbe col tempo costituito o “costruito un tetto” rendendo l’atollo più simile ad una vera e propria isola e quindi una conformazione nettamente differente da quella osservabile; proseguendo con le speculazioni, sorge il sospetto che se questo non è avvenuto, forse è perché qualcosa all’interno del “recinto” lo ha impedito e questo qualcosa potrebbe essere qualcosa di inquinante che è circoscritto dalla stessa barriera corallina, magari i resti di quelle popolazioni che un tempo risiedevano all’interno delle fortificazioni.

Barriere coralline di Penrhyn

Immagine da Goole Map

Come si osserva anche da quest’altro #atollo, la conformazione rispecchia quella degli altri atolli, in particolare in questo si possono riscontrare meglio quelle che sarebbero le porte di accesso, ora, tralasciando l’ipotesi “fortificazione”, questa risulta essere un’ulteriore stranezza naturale, oltre ad avere un “allineamento” di 90°, l’una all’altra e quindi strategicamente più difendibili, queste sono delle medesime dimensioni, decisamente una simmetria che per essere del tutto naturale risulta essere una bizzarria; come ho detto, forse sono io che voglio vedere ciò che voglio vedere, ma osservando bene gli atolli corallini queste caratteristiche sono pressoché simili se non identiche e questo per quanto si voglia ritenere che sia conseguenza di un fenomeno naturale, denota dei limiti dell’ipotesi naturale e comunque pone degli interrogativi su quali processi abbiano condotto a queste particolari conformazioni.

Barriere coralline prossime a pate'te

Immagine da Goole Map

Quanto detto fino ad ora, porterebbe le lancette dell’orologio storico ad un epoca particolarmente remota in cui l’essere umano cominciava a evolvere da semplice primate ad essere umano moderno, stando a quello che la scienza ufficiale insegna, ora se all’epoca di queste presunte edificazioni, l’umanità era ancora in uno stato iniziale, chi potrebbe averle realizzate; i casi possono essere tre; la prima ipotesi è che la scienza ufficiale abbia commesso un “errore di datazione” nel determinare la data di sviluppo del genere umano e quindi l’umanità sarebbe molto più antica di conseguenza queste sarebbero opera di una qualche civiltà precedente alla storia conosciuto, seconda ipotesi, che specie diverse dall’essere umano siano evolute sul pianeta terra ed a seguito di calamità naturali o artificiali si siano autodistrutti ed estinti, lasciando spazio all’evoluzione umana, terza ipotesi, questi presunti manufatti sono i resti di una civiltà extraterrestre che sempre in seguito a cataclismi di varia natura, hanno poi abbandonato il pianeta.
Sicuramente le ipotesi sono tutte da verificare, ma mi sovviene fare un parallelismo con quello che si osserva nell’altopiano di #Nazca, alcune montagne sono state letteralmente spianate e “tirare in piano” cosa che sembra essere stato fatto su questi rilievi sottomarini, è dunque possibile che extraterrestri o una specie terrestre evolutasi in passato e ad un livello tecnologico decisamente più avanzato del nostro, abbiano spianato queste montagne per edificare città e paesi?
È possibile che quanto riportato dalla cultura ellenica, il #monte Olimpo fosse in realtà qualcosa di analogo se non identico a queste che oggi sono atolli?
Interrogativi che aprono un ventaglio di prospettive diverse e “variegate” su scorci di un passato di cui si conosce ben poco se non praticamente nulla o forse qualche brandello riportato in modo approssimativo ed addomesticato in testi religiosi e mitologici.

Cratere sottomarino

Immagine da Goole Map

Comunque per concludere questo primo intervento sulle curiosità che si possono osservare tramite Google Earth, facendo riferimento ad una presunta #catastrofe che potrebbe aver contribuito al declino o alla distruzione di quella/e civiltà la si potrebbe riscontrare in un cratere che si osserva nei pressi delle isole di Samoa e per la precisione a circa #1800/2000 Km a sudovest dell’isola principale, un #cratere di circa 10/12 km di diametro, seppure la zona è influenzata dai fenomeni geologici #dell’anello di fuoco, questo cratere ha più una similitudine con un cratere da impatto meteorico che non quello di un vulcano, sicuramente rispetto altri crateri da impatto questo non è tra i più grandi, ma considerando le implicazioni energetiche coinvolte, avrebbe rappresentato un evento di portata globale idoneo a modificare le condizioni climatiche e forse a contribuire alla fine dell’era glaciale, con il conseguente innalzamento dei livelli delle acque che hanno poi sommerso grandi aree del pianeta; pur restando una ipotesi, i segni di una possibile #tempesta meteoritica si possono osservare sulla superficie delle due #isole samoane, una sequela di crateri disposti pressoché in linea retta sulla diagonale delle due isole, torno a ribadire che l’area è interessata dai fenomeni geologici della cintura di fuoco, quindi è possibile che questi crateri siano di origine vulcanica, cosi come lo sono quasi tutte se non tutte le isole del pacifico del sud, quello che sembra insolito è la particolare disposizione dei crateri, che come ho detto assomiglia più ad una “raffica” meteorica; è certo che comunque l’attività vulcanica che avrebbe realizzato questa “striscia” di crateri risulta altrettanto bizzarra ed inusuale anche in prossimità di un punto caldo, lo spostamento della crosta sarebbe stato piuttosto elevato.
In alternativa, si potrebbe immaginare che la particolare conformazione geologica delle due isole abbia permesso un fenomeno vulcanico a grappolo creando in contemporanea una serie di piccoli vulcani invece di uno o due di grandi dimensioni, perlomeno in seguito alla formazione delle due isole principali; anche in questo caso la natura rivela spetti inusuali, almeno per quanto ne possa sapere, le isole Samoa sarebbero le prime se non forse le uniche a presentare un fenomeno di micro vulcanismo a grappolo.

Isole di Samoa

Immagine da Goole Map

Isole di Samoa

Immagine da Goole Map

Concludo anticipando che prossimamente affronterò altre di queste stranezze che si possono osservare tramite Google Earth, stranezze che seppure in linea di ipotesi, prospettano e in una certa misura avvallano uno scenario diverso e fondamentalmente in contrasto con quanto la scienza, la storia e la fede ci dicono del mondo e dell’umanità; tutto sta nell’effettuare le opportune verifiche, ma sinceramente dubito che ci possa essere una reale volontà nell’effettuare queste verifiche, sopratutto perché anche se potenzialmente, queste potrebbero mettere in discussione molti dei presupposti e quindi indirettamente “ridimensionare” titoli accademici e in parte porre la ciotola delle ceneri ai dotti.


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p style=”text-align:right;”>Fine stesura 26 maggio 2011

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