La terra perduta degli uomini lucertola

#Lost Land of the Lizard People

Apro questo 2014 con un intervento che può essere considerato un addendum oppure l’approfondimento di altri interventi che per tematiche possono essere considerati “contigui” per argomentazion e contenuti, come ad esempio, quello intitolato “#Che i rettiliani siano i nostri fratelli maggiori?” sembra proprio il suo proseguimento, come pure l’intervento sulla rete di gallerie del golfo del Messico e dei fondali californiani, ma anche, per contiguità e assonanza con gli interventi relativi alla Terra cava ed il mito di Agarti ed il Timegate del polo sud; comunque aldilà delle immediate assonanze riscontrabili tra queste precedenti pubblicazioni, voglio precisare nuovamente che di fatto, tutti gli interventi pubblicati o che saranno pubblicati, sono legati tra loro da un comune filo conduttore e come più volte ho sottolineato, mira ad estrapolare un quadro d’insieme di una realtà radicalmente e sostanzialmente discordante con quello che apparentemente ci si prospetta quotidianamente, una realtà soggetta ad una sorta di normalizzazione culturale, storiografica, geografica, nonché “politica e sociale”.
Dato il tenore e le tematiche trattate in questo blog, con il virgolettato, intendo riferirmi ad aspetti geopolitici intesi più propriamente in termini di esopolitica e non necessariamente o strettamente relativa ad entità extraterrestri, ma anche e sopratutto, verso quelle entità che, sempre in via non del tutto ipotetica potrebbero essere nostri “conterranei” o più precisamente “Co-planetari”.

Questo intervento nasce dalla necessità di un maggior approfondimento delle tematiche relative ai cosi detti rettiliani, questo perché, sopratutto negli ultimi anni, la loro apparizione in ambito pubblico e mediatico sembrerebbe essere aumentata fino a, con questo non voglio darne un senso negativo, raggiungere la “sfacciataggine”; già in altre occasioni ho avuto modo di esporre l’idea o se si vuole l’ipotesi che sul nostro pianeta si siano potute sviluppare ed evolvere altre forme di vita senzienti e coscienti analogamente ed in modo simile a quello dell’homo sapiens sapiens.
Questa affermazione nasce dall’osservazione dello sviluppo delle forme di vita del nostro pianeta, quello che emerge sopratutto dallo studio non solo dei reperti di fossili, è che di fatto l’evoluzione segue dei percorsi ben definiti ma si presenta anche un fenomeno “strano” detto #convergenza evolutiva, ossia, specie differenti convergono verso le stesse nicchie ecologiche, un esempio più immediato è quello tra mammiferi e marsupiali, ma sono molti gli esempi di questo fenomeno naturale; ora se il fenomeno della convergenza evolutiva si è verificata per specie “inferiori” è plausibile ipotizzare che questa convergenza possa essersi verificata per specie superiori antecedentemente la comparsa del genere umano?

Considerando l’insieme della moltitudine delle diverse forme di vita che hanno “calcato” la terra, volendone fare una casistica, risulta evidente che nel complesso, sia per “longevità” che per diversificazione, il primo posto, perlomeno per quanto riguarda forme di vita superiori è fuori di dubbio che appartenga alle specie dei sauri e dei rettili, anche se per diffusione, varietà e numero complessivo, gli insetti la farebbero da padrone e li surclasserebbero di gran lunga.
Comunque, stando a quanto ci dicono le ultime scoperte, sembrerebbe che la vita sul nostro pianeta abbia fatto la sua comparsa già pochi milioni di anni dopo la sua formazione, certo in forme microbiche e batteriche estremofile e seppure in forme elementari si tratta pur sempre di forme di vita, ora saltando tutti i processi evolutivi che da forme microbiche e batteriche hanno portato all’evoluzione di vita superiore animale e vegetale, proviamo a fare un semplice calcolo matematico, assegnando all’evoluzione della specie umana in periodo temporale complessivo di cinque milioni di anni, se dividessimo il tempo totale della presenza della vita sulla Terra per il tempo dell’evoluzione umana, quattro miliardi e mezzo, milione più milione meno, il numero, seppure e il risultato di una divisione matematica, sarebbe di 900 possibili potenziali specie che si sarebbero potute evolvere su questo pianeta, ora, considerando gli eventi di estinzione di massa che nel frattempo hanno colpito la Terra e volendo attenerci ad una stima, ottimistica da un lato e pessimistica dall’altro, ipotizzando che di queste teoriche quanto ipotetiche specie, solo lo 0,5% abbia effettivamente potuto evolversi, il risultato è che perlomeno quattro specie sarebbero autoctone di “Gaia”.
Alla luce di questa speculazione, è davvero cosi poco plausibile o improbabile che perlomeno una di quelle specie possa essere sopravvissuta fino ai nostri giorni?
Considerando gli innumerevoli indizi sparsi qua e là, nelle leggente, nelle culture, nelle religioni, in quei manufatti e in quelle strutture “fuori tempo” che costellano la realtà del nostro pianeta, sembrerebbero indicare che la risposta sia negativa e che anzi, se la scienza ufficiale avesse un atteggiamento realmente “ortodosso” di fronte a questi indizi, assurgerebbero quantomeno a prove seppure indiziarie.

Dopo questo decisamente lungo prologo, eccoci all’aggiunta del “nuovo tassello” del quadro indiziario, questo tassello potrebbe rappresentare un qualcosa che è più di un semplice indizio, ma un reale riscontro tangibile di una diversa realtà storica, questo tassello è la storia di #G.Warren Shufelt, ingenerare minerario americano di Los Angeles.

Provo a sintetizzare al meglio l’antefatto; secondo quanto riportato, questo ingegnere nel fare prospezioni geologiche nell’area che in seguito sarebbe divenuta il centro della città di Los Angeles, a seguito dei rilievi effettuati mediante uno strumento di propria invenzione, si imbatté in quelle che sembravano essere strutture sotterranee costituite da un insieme intricato e interconnesso di camere e gallerie intenzionalmente progettate che dal centro città si sviluppavano fino a raggiungere il monte Washington e proseguire fino alla cittadina di Pasadena, questo reticolo sotterraneo si estendeva anche verso ovest, verso la città sulla costa di Santa Monica, l’ingegner Shufelt, ipotizzava che l’insieme di gallerie che si sviluppavano da quest’ultima città fungessero da sistema di ventilazione per l’intero reticolo.
Secondo quanto riportato nel documento di cui in calce il link di riferimento, le gallerie e le camere che idealmente sembravano fatte da esseri umani, sarebbero state ricoperte e/o contenevano oro manufatti preziosi, utensili e documenti storici ed anche prodotti alimentari a “lunga conservazione” presumibilmente scorte alimentari costituite da granaglie, vegetali e carni essiccate o conservati in una qualche maniera.

Nella ricerca di una spiegazione e dello scopo di questi reticoli, Shufelt incontrò uno sciamano indiano Hopi chiamato #Chief Little Green Leaf, (Capo Piccola Foglia Verde), che gli parlò della leggenda degli uomini lucertola e delle loro città sotterranee; secondo il racconto dello sciamano, circa 4000/5000 anni prima, la terra fu colpita da una pioggia meteorica che interessò gran parte della costa occidentale e di cui, il cratere Winslow ne è testimonianza.
La catastrofe avrebbe causato la morte di migliaia e migliaia di persone, incenerendo foreste e coltivazioni cancellando ogni città o costruzione al disopra del suolo; prima della catastrofe, gli abitanti di quelle aree furono avvertiti dell’imminenza del disastro dai “guardiani del cielo” a finché si preparassero ad una permanenza piuttosto lunga nei rifugi sigillandone le entrate per evitare la distruzione.
Secondo quanto riferito dallo sciamano Chief Little Green Leaf o Chief Little Greenleaf, i tunnel e le gallerie avrebbero collegato una grande città situata nell’odierno oceano pacifico e che in seguito ai terremoti scatenati dalla pioggia meteorica fu distrutta e inabissata; purtroppo gli uomini lucertola “di #Los Angeles” a causa delle fughe di gas che si sprigionarono a seguito dagli impatti e che invasero i loro “bunker” morirono.
Secondo Shufelt o meglio stando ai suoi rilievi, presumo dal documento e che fosse dello stesso avviso anche da “Capo Piccola Foglia Verde”, gli uomini lucertola avrebbero realizzato ben 13 differenti strutture disseminate nell’intera area, una di queste, sarebbe stata individuata nella cittadina di Springerville in Arizona.
Stando sempre a quanto riportato dal testo, Shufelt ed altri investitori ottennero i permessi per scavare e trovare i tesori celati in quelle gallerie con una accordo di “compartecipazione” ad eventuali utili con le amministrazioni delle città interessate.

In merito ai ritrovamenti, sussisterebbero due versioni, una che riporta del rinvenimento non solo di manufatti preziosi e documenti vergati su lastre d’oro, che secondo lo sciamano riportavano la storia e le origini della razza umana, la storia dell’uomo moderno nelle Americhe, compresi i dettagli riguardanti la storia del popolo Maya.
L’altra è, ovviamente che tali rinvenimenti non siano mai stati fatti seppure, in via ufficiale, una parziale ammissione della fondatezza della storia c’è, ed è a voce del Signor #Arche Dunning della Camera di Commercio di Los Angeles che dichiarò nel dicembre del 1947 “È del tutto possibile, naturalmente, che i presunti labirinti esistano davvero, ma in considerazione del fatto dell’attuale ed impellente piano di sviluppo dell’area cittadina che comprende la necessità di edifici pubblici dell’amministrazione federale, di stato e locale, è poco probabile che vengano concessi ulteriori autorizzazioni al procedere degli scavi e delle ricerche”.
Di fatto, all’intrapresa di Shufelt & Company, fu se non vietato, quantomeno revocati i permessi di effettuare ricerche, sia nell’area di Los Angeles, che in tutte le altre città in cui presumibilmente erano stati localizzati i presunti tunnel.
Bhé le ragioni di questo dietro front da parte delle amministrazioni suona ambiguo, certamente c’erano in ballo interessi economici e politici preponderanti che sarebbero stati “rallentati” e che furono addotti quali motivazioni ufficiali per il bene comune, ma se questo poteva valere per la città di Los Angeles, le stesse motivazioni potevano avere uguale valenza per tutte le altre città minori e le aree che ancora oggi sono sostanzialmente desertiche?
Quindi è ragionevole presupporre che l’ordine di cessare le attività provenisse da ben più altolocate posizioni, non è da dimenticare che gli anni a cui la faccenda si riferisce va dagli anni 1933 al 1947, anni in cui, alla Presidenza degli Stati uniti si sono succeduti presidenti che guarda caso, hanno avuto un ruolo di “indirizzo” rispetto le faccende “paranormali” che caratterizzano ancora oggi la materia.

Di questa storia, mi sorge spontaneo evidenziare alcuni fatti che ricorrono anche in altre “vicende” non solo per le assonanze con precedenti pubblicazioni sul blog; prima di proseguire, devo sottolineare che ho riscontrato una sorta di ambiguità nella storia, o meglio una lacuna; seguendo il racconto, non si comprende bene se le “genti” che popolassero le aree americane fossero uomini lucertola o fossero umani, partendo dal presupposto che la rete di gallerie fossero state realizzate dal popolo degli uomini lucertola, come potrebbe essere spiegabile la presenza di esseri umani?
Ipotizzando la convivenza di una duplicità delle specie dominanti, si potrebbe immaginare che forse il globo fosse stato convenzionalmente suddiviso in aree geografiche di pertinenza, Africa ed Euro-Asia agli esseri umani e le Americhe ai “rettiliani”, certo è una ipotesi assai azzardata e decisamente fuori dall’ordinarietà degli schemi classici oltremodo illatoria, ma seppure con tutti i limiti dell’ipotesi, potrebbe essere una chiave di lettura del perché proprio nei continenti americani nella cultura e nei manufatti di quelle genti, risenta maggiormente l’influenza di figure rettiloidi, mentre per il resto del mondo l’influenza è decisamente in tono minore.
Come ho detto l’ipotesi di una convivenza tra specie differenti è azzardata, questo potrebbe non essere del tutto lontano dalla verità e che nelle Americhe ci possa essere stata una o più società, multi-specie, certo rispetto la “moderna” concezione di società una si tale assetto, fa presupporre che anche in campo “sociale” i popoli e le antiche civiltà erano molto più avanti di noi.

Il primo elemento che voglio evidenziare è la similitudine che sussiste tra le leggende degli indiani, non solo delle tribù del nord America, ma anche di quelle del centro America e del sud che in modo più o meno similare, fanno riferimento ad esseri dalle fattezze di rettile ed in modo similare riferiscono di frangenti analoghi in cui gli uomini lucertola, o uomini formica avrebbero dato asilo agli esseri umani, seppure differiscono per nomi ed epoche o specie ma questo potrebbe essere un differente intendimento della tipologia dei “soccorritori”; certo è possibile che queste leggende o racconti che dir si voglia, facciano riferimento o siano figlie di una comune radice culturale che con il tempo abbiano preso o assunto diverso significato, ciò nonostante emerge in modo equanime il fatto che esseri differenti dal genere umano, avrebbero come ambiente naturale il sottosuolo e che lo avrebbero condiviso con gli uomini, altro elemento che comunque sembra essere simile, sono i frangenti, le motivazioni di questa condivisione dell’habitat, ossia a seguito di eventi catastrofici di immane portata, ora questo elemento, sorvolando sulla specificità delle leggende indiane denota quantomeno un’altra similitudine con quanto riportato, non in leggente trasmesse oralmente, ma che fanno parte integrante di testi sacri di diverse religioni e che per l’appunto parlano di eventi di portata universale ed anche se influenzate da relative declinazioni, riferiscono di entità differenti o superiori l’essere umano.
Comunque sia, per quanto si possa accomunare leggende e testi sacri, ciò che riportano implicano eventi di portata planetaria, purtroppo, restano comunque testimonianze prive di riscontri oggettivi; si badi bene che non intendo dire che quanto riportato in testi sacri di questa o quell’altra religione non dicano il vero, dico che questi testi, sono testi religiosi e non cronache documentali di fatti storici, mi sia permesso un piccolo inciso, il giorno che i testi sacri dovessero assurgere a documenti storici a seguito di riscontri oggettivi e tangibili, ciò inevitabilmente richiederebbe una profonda e radicale revisione della storia ufficialmente accettata, sopra tutto per quanto riguarda il mondo “occidentale”.

Quello che però mi ha maggiormente colpito della leggenda della terra perduta degli uomini lucertola è il ritrovamento di documenti storici, stando sempre al racconto, questa documentazione era trascritta su lastre di oro, questo fatto, mi porta alla memoria qualcosa di analogo e che ha per sfondo sempre una regione delle Americhe, per la precisione l’Ecuador, dove un prete salesiano, Padre Carlo Crespi, missionario in quelle terre, veniva ringraziato/ricompensato dagli indios con manufatti di vario tipo, nella maggior parte di questi manufatti consistevano in sottili lastre d’oro o dorate risalenti ad epoche molto antiche, la particolarità di queste lastre è che erano incise o decorate con bassorilievi di simboli e pittogrammi simili o analoghi ai simboli dei geroglifici, altra peculiarità di queste lastre è che le loro dimensioni, erano assimilabili a quelle che presumibilmente furono rinvenute nelle camere scoperte da Shufelt.

Anche per quanto riguarda le lastre “di #Padre Crespi”, la provenienza sarebbe un luogo sotterraneo e segreto, in modo arbitrario e del tutto infondato è stata attribuita la provenienza di quei manufatti alla “#Cueva de los Tayos”, nonostante ripetuti ed attenti sopralluoghi, nella caverna non fu mai rinvenuto alcun ché che indicasse che i reperti provenissero da quella grotta, va sottolineato che gli indios in questione, nonostante il contatto con l’uomo bianco, erano esperti e probabilmente lo sono ancora, nel rimpicciolimento delle teste mozzate, questo fa comprendere quale possa essere il tipo di relazionalità della loro tribù con altre e più in generale con gli sconosciuti, quindi il rapporto che Padre Crespi instaurò con queste persone doveva essere particolare e del tutto eccezionale, detto questo, è presumibile che solo ed esclusivamente gli indios e più precisamente gli anziani soltanto sapessero esattamente in quale grotta fossero o sono realmente custoditi tali artefatti.
Restando nella specificità di queste lastre, anche per queste, avrebbero fatto parte di un leggendario libro in cui, per l’appunto sarebbe riportata la storia dell’umanità e degli eventi di un antico passato.
Penso che sia doveroso fare alcune precisazione di carattere “tecnico”, quando pensiamo ad un libro, nella normalità del quotidiano siamo portati a pensare ad un insieme di fogli di carta raggruppati e racchiusi un una copertina, di carta anch’essa o eventualmente rivestita in tessuto o pelle, pensando ad un libro molto antico, potremmo assimilare tale concetto al più classico dei rotoli di papiro, tanto per intenderci la forma di libro più semplice è quella che contraddistingue la Torah ebraico, ovviamente pensare di “stampare” un libro su fogli d’oro o facendo i parsimoniosi su lastre dorate, pare di dire una ovvietà, risulterebbe essere estremamente difficoltoso, ma se volessimo lasciare una testimonianza scritta o visiva delle nostre attuali conoscenze ai posteri che vedranno la luce tra mille duemila o magari centomila anni, su quale supporto trascriveremmo questo nostro sapere? Certamente non la carta, ne su un qualsiasi materiale sintetico, eventualmente si potrebbe optare per la roccia, seppure l’incisione oltre a richiedere una quantità notevole di tempo e addetti scalpellini, la mole del materiale, nel complesso sarebbe esorbitante, dunque retoricamente domando, quale sarebbe il migliore tra i materiali cui affidare il nostro sapere e che possa sfidare il tempo praticamente all’infinito senza per questo deteriorarsi ne deteriorare il contenuto? La risposta non può che essere l’oro!
Dunque l’impiego di lastre d’oro per riportare la conoscenza sembrerebbe la migliore tra le modalità per lasciare in eredità ai posteri il nostro sapere, quindi è presumibile pensare che qualcuno, in un’epoca lontana e con la prospettiva di un cataclisma globale, abbia usato questo metodo per lasciare alle generazioni future il loro sapere e la loro storia; tornado alle lastre, sia di Padre Crespi che quelle di Shufelt, seppure i rinvenimenti siano separati da diverse migliaia di chilometri, questa rappresenterebbe se non una prova incontrovertibile, perlomeno un indizio comprovante la comune conoscenza di un medesimo evento catastrofico che si sarebbe verificato nelle immediatezze, nonché una comune unità di intenti e di metodiche nel voler salvaguardare il sapere.

Come ho detto, tutto questo potrebbe essere conseguente una comune radice culturale che potrebbe essere eventualmente confermata se emergesse che le lastre in questione fossero state incise con i medesimi simboli e ideogrammi, se non addirittura il risultato del lavoro della medesima persona o gruppo di persone che poi hanno distribuito le diverse copie, purtroppo, sia per quanto riguarda i reperti di Shufelt che per quelli di Padre Crespi, di questi artefatti se ne sono perse le tracce e quindi non è possibile fare raffronti, se per la “faccenda Shufelt” eventuali reperti siano stati depredati e probabilmente distrutti, per quelli di Padre Crespi, ci sono delle tracce; sebbene alcuni asseriscono che dopo la morte del sacerdote, i reperti furono sequestrati da non ben identificati agenti governativi, altri sostengono che furono gli stessi indio a riprenderseli e riportarli nella grotta segreta.

Secondo alcuni ricercatori i simboli incisi nelle lastre di Padre Crespi sarebbero estremamente simili ai simboli dell’alfabeto ittita, questo inevitabilmente, anche se in linea di ipotesi, costituisce un ulteriore anello di congiunzione tra “il vecchio ed il nuovo mondo” e stride con la storia comunemente accettata, se fosse confermato che i simboli incisi sulle lastre della Cueva de los Tayos sono scritte in lingua ittita, ciò attesterebbe che, se non si trattò di una vera e propria colonizzazione, quantomeno di una o più spedizioni in quelle terre, da parte di un popolo che risale a ben un millennio prima di Cristo; decisamente tutta un’altra storia e una diversa prospettiva rispetto quello che attualmente si sa della storia precolombiana dei continenti d’America e che magari potrebbe risalire ben più in dietro dell’epoca della civiltà olmeca; un piccolo inciso, osservando le sculture ed i resti di quell’antica civiltà, non si può notare i lineamenti somatici di quelle sculture che indubitabilmente ricordano quelli di popolazioni e razze tipicamente africane.

Un altro elemento di assonanza della storia di Shufelt e delle città perdute degli uomini lucertola, è che fa da pendant con quanto è stato scoperto nel sottosuolo della regione turca della Cappadocia, anche nei racconti relativi a questo reticolo di gallerie e camere sotterranee, si fa riferimento ad una entità celeste e che avrebbe avvertito la popolazione dell’area dell’imminente catastrofe, oltre all’intervento “soprannaturale” le strutture sotterranee seppure con configurazione diversa sarebbero assimilabili per aconcettualità e funzionalità nonché entrambe le tipologie sarebbero state letteralmente scavate nella roccia e su vari livelli; le divergenze tra i due eventi e luoghi risiedono essenzialmente nel fatto che in per le strutture della Turchia, non sarebbero presenti figure rettiliane, e sotto l’aspetto cronologico, le strutture della Cappadocia, secondo alcuni rilievi potrebbero risalire a più di 9/10,000 anni fa, per il resto le due storie sono essenzialmente assimilabili.

Ricollegandomi ai tunnel della città degli uomini lucertola, stando alla leggenda riportata dallo sciamano Capo Piccola Fogliaverde, le gallerie avrebbero collegato una antica città localizzata nell’oceano pacifico; ora, se prendiamo per veritiere queste parole, è forse possibile che i tunnel e le gallerie presenti nei fondali sia della costa tra la California e Messico e quelle nel golfo del Messico possano essere la prosecuzione o più logicamente la parte iniziale da cui poi si sviluppò l’insieme delle gallerie scoperte da Shufelt?
Considerando le dimensioni che hanno, ma sopratutto per il tipo di conformazione la risposta potrebbe essere, si, quindi l’area compresa tra il golfo del Messico, la costa californiana potrebbe essere l’area in cui sorgeva la città citata nella leggenda Hopi?

Ho quasi l’impressione che la realtà sia un po come la fiaba di Hans e Gretel o quella di pollicino, che per ritrovare la strada del ritorno disseminavano il cammino nella foresta con le briciole, cosi come l’infinità di indizi sparsi per il mondo, nella cultura, nelle tradizioni, ci indichino la strada del “ritorno” ad una coscienza o meglio ad una conoscenza perduta nei meandri del tempo e della storia.

Voglio fare un’ulteriore “divagazione tecnica” a proposito del dispositivo utilizzato da Shufelt per le sue prospezioni geologiche e rilievi, stando a quanto riportato, questo strumento risulta essere assai bizzarro, con questo non intendo denigrare o svilite ne le qualità inventive dell’ingegnere, ne quelle dello strumento, però non è possibile non immaginate tale strumento come un “marchingegno post-futurista”, restando alla descrizione dell’apparato, questo sarebbe stato qualcosa di simile da un apparato radioestesico, ricetrasmittente, sintonizzatile mediante un campione di riferimento, inoltre, che impiegasse una qualche emissione a raggi X.

Certamente sarebbe stato un sistema molto fantasioso e ingegnoso, sopratutto se i risultati erano quelli che gli si attribuiscono, comunque sia, quello che accomunerebbe questo strumento ad altri strumenti ideati o inventati tra la fine del ‘800 e inizi del ‘900, si vedano ad esempio alcune delle invenzioni o scoperte di #Keely o di #Tesla, tanto per citare qualcuno, che in modo più o meno analogo facevano riferimento al principio della vibrazione, della frequenza di risonanza della materia e delle sue diverse composizioni, dunque è possibile che l’ingegnere minerario da provetto inventore abbia fatto riferimento a questi principi della fisica applicandoli ed implementandoli al suo rilevatore.

Concludendo questo primo intervento del 2014 vorrei fare delle considerazioni su tutta la questione rettiliani, Anunnaki ecc. ecc., in parte per approfondire meglio la risposta che ho dato circa le mie personali considerazioni circa Aliens&Co.,come ho già detto, non so se siano amichevoli od ostili, quello che posso fare e costruire giorno per giorno quella che potrebbe essere una risposta, basandomi su quello di cui vengo a conoscenza; si badi bene è una personale risposta, poi ognuno deve formarsi la propria convinzione ma sopratutto deve verificarla ogni volta che se ne presenta l’opportunità, in generale sono convinto che “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare” ma tra l’immaginare e il constatare c’è di mezzo un oceano, detto questo quello che posso fare e condividere le mie riflessioni, quindi potremmo iniziare partendo dalle teorie di Zecharia Sitchin, secondo cui gli Anunnaki sarebbero discesi dal cielo per acquisire materie a loro utili dal nostro pianeta.
Sinteticamente, tra i primi minatori interplanetari cominciò a serpeggiare il malessere per l’ovvio lavoro pesante che probabilmente era anche amplificato dalle diverse condizioni presenti sul pianeta, pressione, gravità e forse anche l’atmosfera differenti dal normale habitat, dunque per ovviare a questo tipo di problematiche e difficoltà, ricorrendo all’ingegneria genetica, crearono l’essere umano con lo scopo più che ovvio di farlo lavorare in loro vece nelle miniere e nelle cave; ora stando a questo assunto, gli alieni una volta raggiunta “la quota di produzione” ripartirono.
Stanno davvero cosi le cose?

È realmente possibile o plausibile che una civiltà extraterrestre oppure una semplice spedizione esplorativa, dopo aver percorso chissà quali distanze, torni in dietro con il proprio “bottino” similmente a come farebbero i pirati, oppure è più ragionevole presumere che abbiano stabilito una “testa di ponte” permanente sulla Terra?
Come si dice “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, dunque se fossero partiti definitivamente, la loro creazione sarebbe stata abbandonata a se stessa, allo stato “brado” e chissà quali conseguenze ne sarebbero potute conseguire, ora per quanto intelligenti e tecnologicamente avanzati possano essere le civiltà aliene, non è possibile pensare che soffrano di “miopia”, dopo tutto avrebbero creato un essere che ha capacità intellettive superiori a quelle di una comune bestia da soma, quindi avrebbero dovuto prevedere che con il trascorrere del tempo i primi esemplari “addomesticati e controllati”, una volta abbandonati a se stessi, avrebbero proliferato, e comunque evoluti intellettivamente; questo inevitabilmente avrebbe, seppure col senno del poi o comunque in prospettiva, creato un potenziale concorrente per le risorse planetarie se non un vero e proprio avversario o potenziale nemico.

Lasciandomi prendere al vezzo di dipingere scenari a tinte forti e cupe, riallacciandomi a quanto detto sui presunti “#fratelli rettiliani” è possibile che questi nostri “co-terrestri” essendo già ad uno stadio evolutivo avanzato, cooperarono con i visitatori?
Dopo tutto la regola dettata dal proverbio “se non puoi batterli, unisciti a loro” penso possa valere in cielo, in terra ed in ogni dove, quindi sarebbe plausibile che dalla joint-venture, i rettiliani o sauro-idi siano diventati comprimari nello sfruttamento delle risorse planetarie, impiegando per l’appunto il neo-creato umano quale lavoratore coatto o più semplicemente schiavo, sia in nome e per conto degli alieni che in proprio; ovviamente una volta fatta la “frittata” non è che sia possibile ricostituire l’uovo, quindi questo essere umano essendo stato fornito del gene dell’intelletto, inevitabilmente sarebbe progredito, anche perché il gene dell’intelletto gli avrebbe permesso di apprendere anche dalla sola osservazione di tutto ciò che accade e lo circonda, quindi si presenta la necessità, pressante, vista dalla prospettiva rettiliana/aliena o viceversa, di trovare un modo, un sistema per gestire o quantomeno contenere questo “nuovo” soggetto, ma cosa più importante controllarlo.
Come ho detto mi piace indugiare con le tinte forti e cupe; che forse le tre regole dettate da Asimov non possono essere applicate al genere umano?
Che forse i 10 Comandamenti biblici siano l’estensione e in un certo modo la declinazione in ambito “biologico” di quelle tre regole fondamentali?

Dunque, come poter gestire, controllare ed anche manipolare un qualcosa che, sempre dalla prospettiva rettiliana/aliena, potrebbe rivelarsi estremamente pericolosa?
Come ho detto per quanto tecnologicamente avanzati possano essere le conoscenze dell’alien-connection e dei comprimari rettiliani, il modo migliore e più efficace per condizionare un essere, sia esso un animale animato dagli istinti oppure un essere intellettivamente superiore cosciente e senziente, seppure culturalmente limitato, è il premio e il castigo; in parole povere il più classico dei classici sistemi che con tecnologie di controllo e condizionamento mentale ha ben poco a che fare, ossia il metodo del “bastone e della carota”, reso ancor più efficace se questo viene rivestito di misticismo fideistico e religioso, in quanto questo condiziona fin dal sorgere il pensiero stesso dell’essere, assicurando anche in caso di una sua interiore avversità e ostilità a sottomettersi e comunque ad omologarsi con il gruppo di appartenenza ed alle regole.

(Sfruttando la potenza della morte non separerà) Fonte immagine originale: http://healdsburg-freemason.com/?tag=skull-and-crossbones

Sfruttando la potenza della morte non separerà
Fonte immagine originale: http://healdsburg-freemason.com/?tag=skull-and-crossbones

Questo insieme di cose, seppure ipoteticamente parlando, avrebbe fatto assurgere la specie rettiliana al ruolo di “kapò” della specie umana, costituendo, nella sostanza quella che potrebbe definirsi a pieno titolo la classe dirigente del genere umano; potrà sembrare una forzatura e in parte, è una forzatura, definiamola letteral-lessicale, che sfrutto per dare pennellate oscure al quadro, ma potrebbero non sbagliarsi coloro che sostengono che tra i politici e gli uomini di potere più importanti e di rilievo, si celino sotto mentite spoglie esseri definiti rettiliani?
E’ forse questo il segreto più segreto custodito da confraternite e logge massoniche esclusive ed elitarie?
Queste considerazioni, seppure ipotetiche e con un margine di azzardo molto elevato, sono fatte tenendo in considerazione una molteplicità di presunti fatti, non da ultimo, approfittando di una serie di informazioni, provenienti da diverse fonti sulla “#reptilian socety” confermerebbero che non disporrebbero di mezzi interstellari, tanto per essere più esplicito, non hanno dischi volanti ne qualsivoglia astronave; a quanto sembra disporrebbero, si, di una tecnologia avanzata, ma questa sarebbe volta espressamente alla “gestione e controllo” dell’homo sapiens sapiens, pare che a questi esseri sia vietato o interdetto il viaggio interstellare e/o interplanetario, chissà, forse anch’essi soggetti alla “metodica del bastone e della carota” ad un differente livello, o forse per i limiti della loro stessa costituzione fisica incompatibile con le condizioni ambientali che si creerebbero all’interno delle astronavi che potrebbe ucciderli.
Questo aspetto, potrebbe essere la spiegazione oppure la lettura del presunto programma di “ibridazione” che i rettiliani starebbero conducendo se non da milioni, perlomeno da miglia di anni; ora se questo risponde a vero, è evidente che ormai siano diventati maestri nel fare buchi nell’acqua, visto i successi conseguiti.

Cattiverie e malignità a parte, da qualche anno a questa parte, sembra che la presenza di questi esseri, stia per cosi dire, diventando sempre più palese o se si vuole sfacciatamente scoperta.
Seppure video e immagini possono essere soggette a manipolazioni e falsificazioni, alcuni video, con le dovute cautele, mostrerebbero l’assoluta naturalità ed indifferenza con cui alcuni di questi presunti esseri si aggirerebbero tra l’umanità.
Con quanto detto fino ad ora, sembra che il rapporto tra umanità, reptilian socety e alien-nation non sia positiva, almeno per la specie umana, questo è perché volutamente ho prospettato un quadro oscuro, ma come si suol dire dopo l’oscurità, la luce.
La realtà delle cose potrebbe essere decisamente diversa e che i rettiliani, siano ciò che più si avvicinerebbe alla figura dei “custodi/guide” del genere umano, certo con ampio margine di manovra al fine di preservare e mantenere costante il processo evolutivo della razza umana, però mi soggiunge spontaneo domandarmi, perché questi “custodi e/o maestri” resterebbero occultati?
Comunque, riprendendo quanto detto circa l’evoluzione della vita sulla Terra, potrebbe essere che nell’immensità dell’universo, il nostro pianeta sia una sorta di nursery interplanetaria in cui, civiltà di altri mondi, di altre dimensione o Dio stesso, crei nuove specie per poi trasferirle o trapiantarle su altri mondi?
E’ certo che questo ultimo passaggio risente del condizionamento culturale, ne sono cosciente, ma nonostante questo, penso che pur in presenza di questo limite, si possa e si deva guardare oltre senza per questo essere blasfemi, dopo tutto se Dio, gli alieni o chiunque altro, ci a fornito il “gene dell’intelligenza” è perché, probabilmente negli intenti c’è la volontà che lo coltivassimo sviluppandolo, altrimenti, tornando agli Anunnaki, cosa avrebbe potuto impedire loro di disfarsi o distruggere un “prodotto” ormai superfluo?

Come sempre di seguito i link di riferimento, inserisco anche i video relativi al presunto rettiliano che sarebbe stato ripreso alla conferenza dell’AIPAC Policy Conference, presunto membro dello staff delle sicurezza; va precisato anche che non è ben chiaro se questo personaggio, decisamente insolito sia nell’aspetto che nella gestualità, faccia parte della security presidenziale o dei servizi di sicurezza israeliani.
Pure nell’ipotesi che il soggetto sia semplicemente affetto da una qualche patologia o deformità congenita, conoscendo, perlomeno gli standard psicofisici cui devono sottostate coloro che entrano a far parte delle strutture della security statunitense, ma sopratutto quelli a difesa del presidente, risulta assai improbabile che possa appartenere a quest’ultima, quindi si potrebbe presumere che sia della security israeliana; in alternativa, anche se azzardata, in relazione a quanto mostrerebbe un altro video, relativo alla medesima conferenza, tra i partecipanti vi sarebbe una entità aliena e quindi questo particolare agente di sicurezza, potrebbe essere uno dello staff delle guardie di scorta aliena, comunque lascio a voi la valutazione della cosa.




Riferimenti:

http://www.godlikeproductions.com/forum1/message2399556/pg1

http://www.bibliotecapleyades.net/sumer_anunnaki/reptiles/reptiles27.htm

http://www.metatech.org/2012-2013/underground_reptilian_alien_city_los_angeles.html

http://www.redicecreations.com/specialreports/lostlizards.html

http://www.reptoids.com/Vault/Schufeltsearch.htm

http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=126


Fine stesura 7 gennaio 2014

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Informazioni su phoo34

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9 risposte a La terra perduta degli uomini lucertola

  1. Giuseppe Soldà ha detto:

    Mi interesso da molto tempo di questi argomenti in special modo quelli legati alla mia regione. Mi riferisco in modo particolare ai cosi’ detti ”Sagusei” o ”Homo saurus”. Di queste temute creature presenti nelle leggende e nelle cronache del Polesine e non solo. Il caso ”Homo saurus” e’ giunto alla luce dei media più di un ventennio fa , con tanto di calchi di impronte impresse negli argini fangosi del collettore padano e ritrovamenti sulle rive dei canali, di fradici mucchi di sconosciuta materia biologica . Si son registrati anche tre’ decessi più o meno attribuiti alle misteriose creature. Nel tempo mi son fatto un’ipotesi in merito ai casi dal dopoguerra fino alla caduta del muro, che si trattasse di attivita’ di inteligence svota da palombari/incursori (Yugoslavi o dell’ex patto di Warsavia) nel bacino del delta del Po’.L’attivita’ ufologiche in zona e’ intensa tanto da far avanzare un’ipotesi di spazioporto del Po’, e forse la cosa puo’ far identificare l’alienicita’ dei nostri Sagusei ma anche no’ ” se non puoi sconfiggerli …” oppure puo’ indicare che tale razza e’ integrata in una ipotetica societa’ galattica? Inoltre si ha la fortissima percezzione che vi sia un legame tra’ le creature e i locali , anche tramite misteriose confraternite canonizzate da secoli.
    Possono essere anche queste creature assimilabili ai rettiliani o sauropo-di dei deserti orientali degli USA? In apparenza i punti in comune vi sono … a parte le caverne che se esistono saranno allagate o molto molto piu’ profonde … tirando le somme penso che rispetto all’attivita’ sauropde americana quella polesana e’ ben PIù attiva ma ancora non vi e’ stata data l’attenzione che merita.

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Giuseppe, sinceramente non ho mai sentito parlare delle vicende polesane, a cui ti riferisci, mi sorge spontaneo pensare, dato il particolare habitat si possa trattare in realtà di “anfibioidi” piuttosto che di rettiliani, cmq figure che popolano laghi e fiumi non sono al di fuori dell’ordinario, in Cina e in Russia o paesi ex URSS ci sono molte leggende che riportano di queste presenze e non solo.
      Sicuramente ed in special modo per l’ex URSS, attorno a queste vicende si è stato un coinvolgimento anche dell’intelligence e dei militari, considerando le particolari abilità di questi esseri, sulla loro origine ne so quanto chiunque altro, come ho esposto in altri interventi, è possibile che nell’evoluzione della vita sulla Terra, molte altre specie possono essersi evolute ad un livello superiore, quindi aldilà delle possibili e anche plausibili origini extraterrestri, questi esseri potrebbero analogamente appartenere o essere ciò che fu in tempi remotissimi una civiltà terrestre, precedente a quella dei rettiliani.
      Se questi esseri possano avere una relazione con le specie “americane”? Bhé l’essere umano o meglio la specie homo sapiens sapiens ha colonizzato tutto il pianeta, perciò perché non potrebbe essere avvenuto anche per loro?
      Sulla questione delle caverne e delle gallerie, anche noi oggi costruiamo tunnel e caverne e nel realizzarle facciamo in modo che queste non si allaghino quindi analogamente potrebbero averlo fatto anche loro e preservando un habitat idoneo a salvare alcuni di essi dalle estinzioni di massa.
      Come ho detto, sulla faccenta che hai citato non so niente, ma daltronde sulla questione dell’origine della vita di questo pianerta è stato sostanzialmente messo il “cappello” religioso da un lato e dall’altro quello militare quindi c’è dastupirsi che hasset di potere mantenga il segreto su queste questioni?

  2. Deker ha detto:

    Cosa intendi per tavole della verita’?
    Ho cercato su internet ma tutti i siti parlano di informatica, puoi spiegarmi meglio come o quali tavole ti riferisci ce ne sono alcune specifiche che si possono adattare?
    Anche io penso che gli extraterrestri abbiano influenzato l’evoluzione dell’umanita’ da molto tempo ma perché lo fanno se come dici saremmo poi degli schiavi?

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Deker,
      forse mi sono spiegato male, quando mi riferisco alle tavole della verità, intendevo dire la metodologia per determinare la “risposta” a quella che potrebbe essere un’equazione logica; mi spiego meglio, facendo riferimento sempre alla logica informatica (booleana) per stabilire se un dato risultato è positivo o negativo, ossia se un segnale che passa per delle porte logiche AND e OR supera quegli “sbarramenti” onde ottenere un determinato “output”.
      Non so quanto tu sappia di informatica e ti chiedo scusa per il tecnicismo, ma è l’unico modo per spiegarlo, purtroppo è un po come le famose tabelline, occorre saperle, detto questo, non ci sono tavole della verità da poter adattare alla faccenda, ma è il metodo di analisi che deve essere, per così dire adattato e applicato alla questione, come?
      Bhé è una bella domanda, perché la materia alieni ha una infinità di risvolti e per ognuno di loro le domande si moltiplicano esponenzialmente, quindi per ottenere la risposta alla domanda “sono amichevoli od ostili” occorre prima rispondere a tutte quelle, tenendo presente tutto ciò che si ritiene positivo per noi e per noi intendo come specie, non come individui o come gruppo; quindi come primo quesito occorre fare chiarezza su cosa si intende per positivo per noi umani e da questo declinare tutto ciò che ne consegue.

      Per quanto riguarda la “schiavitù”, è vero, nell’intervento ho volutamente usato tinte fosche e seppure sia un’ipotesi non del tutto da scartare in considerazione di molti fatti che emergerebbero non solo da eventi più o meno noti, ma anche da quello che emergerebbe dai testi sacri e da come quello che ne è riportato viene interpretato.
      Anche qui si tratta di comprendere quale ruolo ha l’umanità nell’universo e dove si colloca, non voglio essere negativo, ma supponiamo per un istante che il “genere umano” sia in realtà un esperimento, un prodotto di una civiltà aliena e che questo in un modo o nell’altro sia sfuggito al controllo degli sperimentatori, come potremmo noi razionalizzare ed accettare il fatto che seppure siamo stati “creati” da un Dio o da degli dei oppure semplicemente da esseri che come noi sono mortali anche se tecnologicamente molto più avanzati di noi, per uno scopo transitorio, magari riconducibile ad una mera questione materialista?
      Qualcuno disse “meglio essere re dell’inferno che un servo in paradiso”, ma è valido anche il contrario, tutto dipende da cosa poi ognuno di noi ritiene meglio, si in questo caso, per se stesso.

  3. Deker ha detto:

    Ciao Alessio, davvero interessante questo nuovo articolo, coplimenti specie per i riferimenti che hai fatto tra gli oggetti di padre Crespi e quelli che sono stati ritrovati nelle gallerie di Losangeles se come dici dovesse essere dimostrato che i simboli siano gli stessi di quelli dei popoli del medio oriente, sarebbe una cosa davvero rivoluzionaria e sconvolgente.
    Mi ha impressionato molto quello che hai detto dei rettiliani, a tale proposito riporto quello che mi aveva raccontato una amica che frequentava le discoteche, una volta in discoteca disse di aver visto un essere che aveva un volto squamoso e dei grandi occhi da serpente che per un lunghissimo istante l’ha fissata, si era sentita gelare il sangue e allo steso tempo era come paralizzata, poi nella folla questo essere era come sparito.
    Quando me lo aveva raccontato, sinceramente ho pensato e le ho anche detto che forse aveva bevuto un po troppo e quello che aveva visto poteva essere stato un gioco di luci della discoteca, ma dopo che ho letto questo articolo, penso che forse quella storia potrebbe essere vera.
    Se sono tra noi, perché non si mostrano alla luce del giorno? è vero forse ci spaventerebbe questa realtà, ma dopo le paure si supererebbero no?
    Ciao.

    • phoo34 ha detto:

      Ti ringrazio per l’apprezzamento; per quanto riguarda la “reptilian socety” e sempre in forma ipotetica e retorica domando, quale sarebbe il metodo migliore a che una comunità, una razza o una specie schiava non si renda conto del suo status?
      Semplicemente facendole credere e convincendola di esseri liberi di poter autodeterminare il proprio futuro o se si vuole destino; questa riflessione comporta considerazioni o riconsiderazioni sulle questioni di carattere etiche e filosofiche sul libero arbitrio, ecc. ecc. che di fatto sono poi le fondamenta delle “società moderne”.
      Come ho detto anche in altre occasioni, questo potrebbe risuonare come blasfemo, ma torno a ripetere che se Dio, gli alieni o chiunque altro ci ha “dotati” del gene dell’intelligenza è perché lo usassimo e non che lo reprimessimo, detto questo e riprendendo sommariamente quanto esposto nell’intervento, ciò non toglie che “qualcuno” possa approfittare di questa sorta di dualismo per scopi e obbiettivi particolari.
      In merito a quanto a è capitato alla tua amica è plausibile, altre persone che in un modo o nell’altro sono venute a contatto con entità di questo tipo hanno riportato di sensazioni analoghe e di assoluta impotenza, poi come giustamente hai detto, anche in assenza di effetti collaterali dell’alcool, in considerazione del particolare ambiente in cui si è verificato l’evento, basterebbero già solo i giochi di luce per indurre ad interpretare erroneamente ciò che si vede; la mente spesso potrebbe far vedere qualcosa che non c’è, come si suol dire, non tutto ciò che si vede è come è realmente e non tutto ciò che è realmente, appare.

      • Deker ha detto:

        Però da quello che mi hai appena detto e da quello che dici sugli alieni sei più portato a vederli come esseri ostili questo non si può riferire anche a come gli esseri umani vedono gli alieni?
        Se gli extraterrestri che vorrebbero contattarci, non potrebbero proprio per questo atteggiamento terrestre evitare il contatto?

      • phoo34 ha detto:

        Come ho detto, non sono ancora giunto a stabilire se gli alieni, nel complesso siano amichevoli oppure ostili, per il momento diciamo che sono in una situazione “attendista”, va anche detto che si presume che nello spazio non vi sia solo una singola specie, quindi la cosa sarebbe da valutare caso per caso o nella fattispecie specie per specie.
        Comunque allo stato attuale, penso che il miglior modo per poter delineare in linea di massima se gli alieni/ufo siano amichevoli od ostili, ritengo che si debba ricorrere allo stratagemma delle tavole della verità utilizzate nella logica informatica, seppure il risultato potrebbe sembrare “meccanico”, sicuramente è più aderente all’attuale realtà.
        Comunque penso che se ad oggi gli alieni, non abbiano preso contatto con le masse è assai probabile che, sempre in linea teorica, non lo abbiano fatto per non essere destabilizzanti per gli assetti costituiti, si potrebbe intravvedere in questo “atteggiamento” un riferimento alla famosa “Prima direttiva” tanto citata nella saga di SarTreak, la cosa che comunque resta ambigua è che nella storia dell’umanità, questa presunta direttiva è stata infranta in una moltitudine di occasioni.

  4. phoo34 ha detto:

    Come capita spesso quando si hanno una infinità di pagine aperte, capita di perdersi e perdere qualche riferimento importante, uno di questi, e non perché voglia “portare acqua al mio mulino” e fregiare di verità quanto esposto nell’intervento, ma per la doverosa completezza di informazione dovuta non solo a chi segue il blog, ma più in generale per il principio di correttezza.
    Nello stendere i link di riferimento, mi sono “perso” un pezzo che ritengo importante, il lavoro del Professor Dale A. Russel, che già nel 1982, seppure in forma di provocazione scientifica ipotizzava il principio della convergenza evolutiva e che lo status si “sapiens” non poteva essere esclusiva del genere umano; di seguito lascio i riferimenti precedentemente omessi e mi scuso per la mancanza.
    Un piccolo inciso, se lo studio ha interessato la NASA, evidentemente le idee del paleontologo, non sono del tutto fantascientifiche ne tanto meno campate in aria.

    http://history.nasa.gov/CP-2156/ch4.3.htm
    http://www.thelivingmoon.com/43ancients/02files/Reptilian_Troodon_Sapiens.html

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