Nemesis, Nibiru o cos’altro?

A volte mi soffermo a pensare se effettivamente le coincidenze esistono o se forse siamo noi stessi a creare le condizioni a che si verificano; stavo preparando questo intervento già da parecchio tempo, ma preso dal “seguire” quella sorta di filo conduttore che emerge dagli argomenti pubblicati, è rimasto nel cassetto ad impolverarsi, poi proprio quando stavo lavorando all’intervento sulla terra perduta degli uomini lucertola, facendo una ricerca su quelli che potevano essere i reperti rinvenuti in quelle caverne, inevitabilmente sono emerse altre correlazioni e assonanze che protendevano ad allargare ulteriormente lo “scenario”; mi riferisco in particolare alla questione del tesoro di #Padre Crespi ed ai rinvenimenti di #Russel Burrows in Illinois che guarda caso, avrebbero in comune molte, forse troppe similitudini per essere solo delle coincidenze e seppure le due vicende “distano” migliaia di chilometri, almeno sotto il profilo geografico, sotto quello “storiografico” sarebbero sovrapponibili se non identici; uso il condizionale per il semplice fatto che non possibile fare un raffronto oggettivo tra i reperti della “Burrow cave” e quelli di Padre Crespi poiché di fatto questi ultimi, sono in un modo o nell’altro “spariti” e quindi se di confronto si può parlare è solo tramite le immagini fotografiche che comunque possono lasciare dubbi de essere controvertibili.

Comunque quello che fa da collante tra questo specifico intervento con quelli menzionati è quella che ho denominato “#la lastra della piramide” in cui il particolare del sistema solare ha attirato la mia attenzione e suscitato una irrefrenabile curiosità.
Il solo dubbio che mi rimane è se la “compilazione “ della lastra è stata fatta prima del presunto evento oppure dopo, detto questo rimando a ciò che ho scritto nell’intervento sul tesoro ecuadoregno; nel particolare, il particolare che mi ha lasciato inizialmente disorientato ed in seguito, stupito era l’indicazione che il serpente faceva dell’area tra Saturno e Urano, come scritto nell’intervento precedente, perché mai indicare un’area dello spazio vuoto? Che cosa ci poteva essere di cosi rilevante in quell’area da essere evidenziata e comunque degna di nota?
Mi arrovellavo su cosa volesse significare o alludere quell’indicazione e poi come capita, similmente a quando si cercano gli occhiali, ci si rende conto di averli in dosso, comunque faccio una ricerca sul web ed ecco uno spiraglio, un elenco che inizialmente mi sembrava inizialmente fuorviate, piano invariabile.
Pensavo a qualche collegamento di carattere politico o economico ma dato che era un link di Wikipedia, ci ho cliccato ed ecco che salta fuori che il collegamento era perfettamente congruo, #piano invariabile, ossia è il punto in cui si “assesta” la #media delle orbite dei pianeti di un sistema solare! Non posso negare di aver avuto un sobbalzo, come? Come era possibile, fermo restando tutti i possibili dubbi sulla provenienza ed autenticità del reperto popoli del passato potessero avere questa specifica conoscenza che per altro risulta essere di nostro appannaggio relativamente da poco tempo?
Sorvolando su questo aspetto e sulle ipotesi già formulate, quello che non mi quadrava era il fatto che tra ciò che riporta l’enciclopedia online e la raffigurazione c’è una discreta discrepanza.

Dopo questa introduzione veniamo al tema, sempre in via di ipotesi, se l’indicazione della “lastra della piramide” era esatta almeno per l’epoca in cui fu realizzata, questo starebbe ad indicare che qualcosa ha “alterato” questo valore oppure che la determinazione del punto invariabile stabilito dagli astronomi moderni è sbagliata o non include l’orbita o le orbite di altri corpi celesti.
Voglio fare una piccola disquisizione su questo aspetto, man mano che la tecnologia dei telescopi e dell’osservazione dello spazio progredisce, si scoprono sempre nuovi “#planetoidi” ai confini del sistema solare che vengono denominati “#oggetti transnettuniani” poiché orbitano oltre l’orbita di Nettuno; ora va precisato che Plutone è stato declassato da pianeta a planetoide, comunque, sarebbe possibile che “l’errore” o la differenza tra le due stime risieda dall’omissione dal calcolo del piano invariabile di questi corpi?
Escludendo Plutone e considerando che la sua orbita rientri nel computo, inserendovi le orbite dei corpi che man mano si scoprono non è che per caso, si dimostri che forse l’indicazione degli “antichi” era o è esatta? Resta comunque “l’anomalia” orbitale di plutone e quale influenze possa avere sul risultato.
E’ ovvio che questa ipotesi apre agli interrogativi di come gli “antichi” potessero essere al corrente delle loro esistenza dato che queste conoscenze sono relativamente recenti anche per il nostro bagaglio e che probabilmente altre sorprese ci coglieranno in futuro.

Questa interpretazione “razionalista” che appunto potrebbe essere una spiegazione logica della raffigurazione “preistorica” riprendo l’ipotesi formulata nel precedente intervento, se comunque dopo il “ricalcolo” del piano invariabile emergesse che la sua localizzazione sia ancora diversa, non resterebbe che dedurne che qualcosa ha alterato questo “valore”; considerando le dimensioni del sistema solare e delle forze coinvolte, l’evento deve avere avuto una “magnitudo” imponente e inevitabilmente pone l’interrogativo di cosa possa aver causato un cambiamento del genere; da quanto emerge dagli studi e dalle osservazioni dello spazio, sembrerebbe che i sistemi binari, siano particolarmente comuni se non una consuetudine e quindi dato che la tipologia del nostro sole risulterebbe comune, l’ipotesi che anch’esso possa avere una compagna, non è del tutto da scartare, l’ipotesi fu formulata nel ’84 da due paleontologi (#David Raup e #Jack Sepkoski) in seguito al rilevamento che le estinzioni di massa seguivano un ciclo periodico.
In seguito a questa ipotesi astronomi e astrofisici cominciarono a dare la “caccia” alla presunta stella compagna del sole, Nemesis, ma a tutt’oggi, sembrerebbe che non ve ne sia traccia.

Alcuni ipotizzano che questa stella compagna del sole sia una #nana bruna, altri una #nana rossa, eppure, pur disponendo di #Kepler, #Nemeis, non da segno di se, certamente l’osservazione di una stella che rientra in quella tipologia, risulta essere difficoltosa, almeno con i mezzi a disposizione, e forse con l’avvento di telescopi ad infrarosso e/o a microonde, sarà possibile individuarlo, ma se Nemesi fosse qualcos’altro? Qualcosa di più inquietante e minaccioso seppure molto molto più lontano rispetto le ipotetiche stime sulla sua orbita?

So di essere sull’esatta metà del confine della #fantascienza, ma se oltre la #nube di Oort, che per altro risulta essere a tutt’oggi ipotetica, magari in un’orbita doppia o tripla al diametro ad essa attribuita, la compagna del sole si rivelasse essere un corpo super massiccio?
Non dico un #buco nero, almeno nell’accezione dimensionale che si attribuisce a questi corpi , anche perché probabilmente ed in relazione agli assunti einsteiniani, ne avremmo perlomeno rilevato gli effetti di distorsione dovuti alla sua gravità, ma se fosse un #nano-buco o #micro-buco nero? Bhé le cose cambiano e gli effetti di interferenza si possono riflettere su tutto l’assetto orbitale del sistema solare.
Non sono un astrofisico, non sono un astronomo ne astrofilo, ma qualcosina, nel corso delle mie ricerche l’ho appresa, magari e forse in modo sbagliato, certo, ma ipotizzando che Nemesi sia una nana rossa o una nana bruna, la questione è che il suo transito all’interno del sistema solare, potrebbe si alterare le orbite di quei pianeti che si trovano a transitare nel suo raggio di azione e quindi essere spostati, ma tornando alla questione del #piano laplaciano, l’alterazione di una o più orbite planetarie, avrebbe un influenza marginale e minima rispetto il momento angolare dell’intero sistema planetario, e in relazione al principio della sua conservazione, tenderebbe comunque ad un sostanziale riequilibrio, rispetto l’asse centrale, quindi anche in caso di un transito particolarmente prossimo al sole, le possibilità che l’astro compagno venga catturato all’interno del sistema planetario sarebbero alte.
Ipotizzando anche una notevole velocità di transito del corpo #extra solare, gli effetti sarebbero minori sia sui pianeti che entrano nel suo raggio d’azione che sull’asse del sole, oltremodo nella fase del suo allontanamento per “l’effetto fionda” acquisirebbe ulteriore velocità lanciandolo nuovamente al di fuori del sistema con la più che possibile conseguenza che venga proiettato definitivamente nello spazio profondo.
Tanto per essere più concreto e pratico, provate ad avvicinare due calamite cercando di non farle attaccare l’una all’altra, se si procede lentamente i campi magnetici si attraggono in modo brusco e repentino, ma se lo si fa velocemente, le reciproche influenze sono proporzionalmente minori rispetto alla velocità impressa e quindi si noterà che nell’avvicinamento, all’atto pratico le influenze si annullano.

Detto questo seppure l’ipotesi di una stella compagna del sole sussiste, potrebbe essere che a seguito di quanto esposto questa compagna, potrebbe essere stata scagliata nello spazio profondo e quindi le infauste influenze potrebbero essere solo un ricordo.
Resta in piedi però la questione dell’alterazione del piano laplaciano, se effettivamente vi fu una sua alterazione, questa deve avere avuto effetto principalmente sull’asse di rotazione del sole e di conseguenza su tutto l’assetto orbitale; ora sempre in relazione al principio di conservazione del #momento angolare, nell’intervento precedente, ho prospettato l’ipotesi che le orbite dei pianeti #Venere, #Terra, #Marte e probabilmente anche #Mercurio, fossero originariamente differenti, sopratutto per quanto riguarda i primi tre, che avrebbero potuto occupare una posizione più centrale rispetto la #fascia di abitabilità, la Terra essendo in una posizione intermedia, ha risentito meno di questo cambio orbitale, mentre gli altri due, per posizione e dimensione ne hanno risentito maggiormente, trasformando Marte nel pianeta desertico e Venere una sorta di sauna ad alta pressione.
Se l’esistenza di Nemesi verrà confermata, questo sottolineerebbe ulteriormente che anche il nostro sole non è differente da tante altre stelle, con tutto quello che ne consegue, la questione forse più rilevante e determinare di cosa si tratti in realtà perché se è una nana rossa o bruna, tutto sommato non sarebbe nulla di particolarmente insolito nel panorama astrale, ma se altrimenti si trattasse di qualcos’altro, bhé, tunnel, gallerie, rifugi che siano su questo o su altri pianeti lasciano ben poco spazio a qualsivoglia speranza, perlomeno nell’infausto evento dell’approccio al nostro sistema solare.

Concludo l’intervento, citando il famigerato #Nibiru, come ho esposto nell’intervento relativo, va determinato se si tratta di una stella analoga o semplicemente della stessa Nemesi denominata differentemente oppure di una sorta di sistema planetario in “scala” che orbiterebbe attorno al nostro, comunque per entrambe o triplice ipotesi resta la teoricità che non può che essere verificata e convalidata quantomeno da un riscontro oggettivo; quindi seppure in un periodo della storia del nostro pianeta o sistema solare oppure della preistoria dell’umanità, eventi di questo tipo si sono verificati, è possibile che qualcuno, di cui non abbiamo memoria, da qualche parte o in qualche maniera sia riuscito a tenerne la cronaca e comunque a tentare di mantenere il ricordo e come già detto questa potrebbe essere la spiegazione del perché antiche civiltà, seppure rivestivano di misticismo e fede molti aspetti di quella che chiamiamo scienza fossero ossessionati dall’astronomia.


Fine stesura 22 gennaio 2014

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