The cave Burrows

Questo intervento è in parte l’allargamento dello “scenario” che sempre in via ipotetica, emerge dai precedenti e costituisce, usando un lessico “investigativo” un ulteriore indizio di una storia passata, diversa e probabilmente molto più articolata e complessa di quanto si possa immaginare, ed arricchisce quel già ricco e corposo quadro indiziario che, delinea i contorni di una realtà non solo storica decisamente differente da quella che viene proposta canonicamente dall’ufficialità.

Entrando nello specifico, a differenza delle vicende relative alla #Cueva de los Taios e quella di #Los Angeles/Shufelt gli “interpreti” di questa vicenda, sono, perlomeno a quanto risulta, ancora vivi e vegeti e quindi possono far sentire la propria campana e comunque rispondere del proprio operato, ora prima di procedere va detto che, come sempre, quando emerge qualcosa che stride con gli “assunti costituiti dall’ufficialità del sapere” conseguentemente viene bollato con falso, errato, fantasioso, ecc. ecc., quindi anche per quello che emergerebbe, e uso sempre il condizionale, non per un eccessivo senso di cautela, ma piuttosto in senso provocatorio e di sfida nei confronti dei negazionisti a provare l’esattezza dei loro postulati applicando proprio i principi che loro stessi perseguono o perlomeno dicono di perseguire, comunque tornando alla questione, anche per i reperti rinvenuti nella “#cueva Burrows” è stato detto che si tratta di una grande bufala architettata a scopo di lucro e/o a scopo millanta torio per una personale e immeritata fama o ancora quale forma di discredito per le “accademie” similmente a ciò che accadde con l’italica vicenda dei falsi Modigliani; ora sorge la domanda sul perché, pur in presenza di una eventuale o possibile frode, non siano state condotte le più che dovute analisi e verifiche su questi reperti, oltremodo ancor oggi disponibili per gli eventuali riscontri; lascio a voi il piacere dell’approfondimento delle vicende e sui diversi protagonisti che ne fanno parte.

Lasciando la sequela di interrogativi che inevitabilmente emergerebbero dal lignaggio di chi analizzò i reperti, quello che più appare evidente è la molteplicità e la tipologia dei reperti rinvenuti; come ho evidenziato nel precedente intervento, oltre a rispecchiare un comune “fuori contesto” con il luogo dei rinvenimenti, la molteplicità dei reperti rinvenuti, sono riferibili a culture ed epoche differenti di quello che potremmo definire il “vecchio vecchio mondo”.
Restando nell’ipotesi che questi reperti siano dei falsi, occorre domandarsi il perché di questa messa in scena, come anticipato prima, le motivazioni possono essere diverse, inclusa quella razziale, ma mettendoci nei panni degli “imbroglioni”, osservando quei reperti di pregio e per pregio mi riferisco ai manufatti in oro massiccio, perlomeno un investimento iniziale di materia prima lo si deve aver fatto e quindi un esborso concreto e tangibile significativo ci deve essere stato, ora pur non essendo un esperto in metallurgia, presumo che le caratteristiche, appunto intrinseche del metallo sarebbero facilmente riscontrabili, impurità, percentuale di materiali diversi, tipologia di fusione ecc. ecc. quindi pur in presenza di un vero oggetto di metallo prezioso, si avrebbe comunque un falso, di conseguenza anche nell’ipotesi di una truffa organizzata per agganciare eventuali “polli”, facendo riferimento ad un film di cassetta di qualche lustro fa, Bluff, Storia di truffe e di imbroglioni, il gioco sarebbe durato poco o addirittura non iniziato per nulla e quindi averemmo dovuto darcela a gambe levate oltremodo con lo “scorno” della perdita dell’investimento iniziale oltremodo con la certezza di aver, perlomeno per quanto riguarda la normativa statunitense, commesso, un reato federale se avesse coinvolto persone o finanziatori di altri stati.

Tornando ai reperti e alla loro possibile falsificazione, questo piano doveva essere stato organizzato per tempo e con grande cura, ma sopratutto con perizia e senza tralasciare una conoscenza intrinseca sufficientemente approfondita delle “materie” riguardanti i falsi che per l’appunto si riferiscono ad una “gamma “repertuale” variegata di culture ed epoche differenti.
Riprendendo le ipotesi formulate nei precedenti interventi, considerando i manufatti della “#Burrows cave” come autentici, si ripresentano gli stessi interrogativi, chi, come, perché e quando sono stati sepolti quei manufatti, per il dove bhé è evidente; ora il particolare “campionario” dei manufatti potrebbe ulteriormente dare sostegno alla teoria dei templari, di fatto considerando che alcuni di questi manufatti si riferirebbero se non al periodo dell’antica Roma, perlomeno alla Grecia antica, e quindi attesterebbe la presenza dei fuggiaschi in quelle terre, la presenza di questi particolari riferimenti al mondo antico “occidentale” escluderebbe o comunque ridimensionerebbe l’ipotesi che furono i popoli della #Mesopotamia, #Sumeri, #Egizi ecc. ecc. ad effettuare le traversate intercontinentali, in parte ipotesi già indebolita dalla particolarità della tecnologia navale di quei popoli, ipotesi che comunque non va scartata o esclusa completamente, se non altro per le conoscenze che emergerebbero dai manufatti presentati in precedenza.

Come più volte ho sottolineato la “latitanza delle accademie del sapere” nell’approfondire evidenze e fatti, come se da queste verifiche, ne conseguisse una diminuzione di prestigio e non un maggior credito; forse e qui apro il tubetto dei colori scuri, sembrerebbe che alla base di questo atteggiamento ci sia la sciente volontà di tener nascoste alcune verità che per una qualche ragione non devono essere divulgate e restare appannaggio di una ristretta cerchia di “iniziati”.
Ribadisco e confermo la sensazione che la scienza miri ad assurgere a religione e che a differenza delle fedi tradizionali, che fondano il loro potere sui rispettivi retaggi culturali ed immateriali, rimandano ad un divenire futuro, fonderebbe il suo sulla materialità e la dimostrabilità (strumentale)
favorendo o se si vuole, avvallando quell’aspetto interiore, quella necessità che contraddistingue l’essere umano nell’avere un riscontro tangibile.

Concludo con una considerazione, se è vero che siamo in conseguenza di ciò che eravamo e saremo, di conseguenza a ciò che siamo, come possiamo scegliere come potremmo essere, se ignoriamo ciò che eravamo? E questo vale sia se si riferisce al singolo, al gruppo o come specie; ultima pennellata di nero, forse qualcuno vuole arrogarsi questa scelta?

Ed ecco i riferimenti:

http://www.illinoiscaves.com/
http://www.criticalenquiry.org/burrowscave/burrows.shtml
http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/esp_sociopol_underground12.htm
http://realhistoryww.com/world_history/ancient/South_America.htm
http://whofortedblog.com/2012/09/23/indiana-jones-olney-illinois/
https://sites.google.com/site/ancientegyptiansinamerica/ancient-egyptians-burrows-cave
http://www.prairieghosts.com/burrows.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Burrows_Cave
http://www.misteromania.it/reperti/Burrows.htm


Fine stesura 24 gennaio 2014

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