La proto radio del Kaiser Guglielmo II° di Germania.

Come preannunciato nei Prossimamente, in questo intervento approfondisco per quanto mi è possibile, l’analisi di quello strano strumento a cui avevo fatto riferimento nell’intervento “#It’s a Long Way to the Top of power” e di cui avevo riportato la stringata descrizione; voglio sottolineare ulteriormente e come avevo già detto, che tutto questo va preso con le dovute cautele e considerate più come folclore che non come elemento concreto, anche se in linea ipotetica plausibile e possibile, considerando il periodo storico in cui l’interesse per l’elettricità e tutto quello che ne poteva conseguire andava crescendo in modo esponenziale.

Modello estrapolato dalla descrizione di una presunta proto radio della metà del 1800

Modello estrapolato dalla descrizione di una presunta proto radio della metà del 1800

Per brevità e immediatezza, riporto lo stralcio del su citato intervento
… dico questo perché, e lo riporto come una “nota folcloristica” qualche tempo fa mi ero imbattuto in un sito in lingua inglese, peraltro non più rintracciabile, in cui si descriveva uno “strumento medianico” secondo cui era possibile comunicare con i defunti, lo strumento sarebbe realizzato nientemeno che per il Kaiser Guglielmo II° di Germania da un non misterioso, guarda caso nobile, alto cultore di scienze, esoterismo e occultismo che sarebbe nato e vissuto per molti anni in India prima di tornare in patria; lo strumento era descritto come una sorta di piatto di oro molto sottile e leggermente concavo collegato ad un avvolgimento (presumibilmente di rame) che a sua volta da una parte era connesso con una lunga e sottile asta d’argento, mente dall’altro capo si collegava a quella che sembrerebbe essere stata una messa a terra conficcata nel terreno…

Stando a quanto detto, cerchiamo di comprendere ed approfondire alcuni aspetti ed inquadrarli in un panorama più ampio, dunque, questo nobile prussiano vissuto per molti anni in India potrebbe avere avuto o tratto l’idea di questo marchingegno perché venuto a conoscenza di qualcosa che sarebbe potuto risalire ai tempi antichi? E che cosa per l’esattezza?
Cominciamo a definire alcuni particolari che ritengo importanti; uno di questi particolari che in realtà è più uno “stato ambientale” e più precisamente un fervore per il mistero e in generale per l’occulto, ma anche per le scoperte che costituivano grande novità ed un banco su cui il mondo occidentale doveva porsi e relazionarsi confrontandosi con il nuovo, di fatto questo insieme di cose ha fatto si che l’ottocento è caratterizzato dal fiorire di circoli di varie ispirazioni e con differenti prospettive ed è proprio in questo ambiente culturale che probabilmente questa vicenda si inserisce.

Altro elemento che contraddistingue il periodo, è comunque relativo alla situazione geopolitica europea che cominciava già a dare segni di grande instabilità fin dalla prima metà del secolo, instabilità che si acuirono e scaturirono nella guerra di #Crimea, che, certamente col senno di poi e a posteriori, per come si andavano consolidando relazioni ed alleanze per l’intreccio di interessi, timori e probabilmente anche ripicche personali e di parentela, non va dimenticato che le casate nobiliari erano fortemente imparentate tra loro, comunque tutto questo, rappresentava per cosi dire una sorta di prova generale di guerra mondiale.
In questo contesto e comunque per le grandi preoccupazioni che ne conseguivano, probabilmente #Guglielmo II° ritenne che forse avrebbe potuto trovare se non le risposte, perlomeno delle indicazioni sfruttando anche le “scienze occulte” e la medianicità e quindi tornando al misterioso nobile, essendo vissuto per molto tempo in india ed avendo assimilato conoscenze di quelle terre antiche è possibile che abbia riferito di quanto da lui appreso, se non direttamente al Kaiser comunque a qualcuno che gli era molto vicino.

Dunque di cosa mai avrebbe potuto riferire al Kaiser di cosi importante; per provare a dare una risposta, non posso che fare riferimento alle vicende relative al #Vaimanika Shastra, presunto testo antico scritto in sanscrito che verrebbe fatto risalire a 2.000 anni prima di Cristo, ora in queste scritture verrebbero descritte non solo le modalità di costruzione di velivoli di varia forma e dimensione, ma anche le istruzioni per il loro pilotaggio, di fatto quello che si può definire il “manuale della scienza aviatoria”; uso il condizionale perché le controversie sull’origine e la natura di questo documento sono molteplici.
Per completezza devo fare delle considerazioni che comunque non vogliono essere pro o contro l’autenticità del documento anche nell’ipotesi sia conseguente “canalizzazioni” o comunicazioni medianiche, dunque se questo testo è il manuale o il libro di testo per e dell’antica aviazione, anche nel caso la materia fosse assoluta esclusiva di caste e ranghi elevati della società, si presume che dovessero essere disponibili più copie, se non altro per rimpiazzare i volumi che inevitabilmente si usuravano per l’utilizzo degli studenti, quindi il fatto che non siano disponibili copie anche parziali di tale libro, solleva dei dubbi; altro elemento che concorre a supportare i dubbi su questo testo è il fatto molti aeromobili rappresentati risultano essere decisamente poco confacenti l’avionica, perlomeno quella tradizionale.

Tornando alla questione della presunta radio, il misterioso nobile potrebbe essere venuto a conoscenza di questo/i strumenti in modo analogo o magari proprio tramite uno dei capitoli del Vaimanika Shastra?
Dico questo perché e potrà sembrare una banalità, ma si presume che anche se le “flotte aeree” preistoriche dovessero essere state decisamente ridotte rispetto quelle odierne, proprio per le esigenze e le necessità di questi mezzi di trasporto, si necessita di un sistema di comunicazione efficace ed efficiente, quindi la presenza di strumenti di comunicazione se non uguali alle moderne radio ma di apparati analoghi per funzioni e scopi dovevano essere certe, non solo a bordo dei veicoli ma anche nelle strutture terrestri.

Certamente le comunicazioni via “etere” non sono esclusiva dell’aviazione, dunque un tale dispositivo o sistema seppure diversificato come quello odierno, poteva essere una comodità delle antiche civiltà, seppure riservata ed esclusiva dei ranghi sociali più elevati.
Detto questo è possibile che il nobile prussiano abbia letto di questo strumento e seppure a “digiuno” di nozioni di radiotecnica, ed aggiungo un’ovvietà, lo erano anche tutti gli altri, abbia poi messo assieme qualcosa che potrebbe essere molto simile ad una radio a galena?
Stando alla stringata descrizione sembra proprio di si, ora considerando l’assoluta inesperienza “tecnologica” uno strumento del genere poteva essere considerato o passare come uno strumento medianico?
Certamente si, anche in assenza di ricezione di un segnale radio vero e proprio o di una specifica frequenza, interferenze elettrostatiche, scariche atmosferiche e quant’altro potesse emettere una qualsiasi interferenza poteva essere interpretata come una sorta di comunicazione medianica da interpretare e comprendere, analogamente a come avviene per la divinazione, l’interpretazione dei sogni, dei fondi di caffè e quant’altro o magari in modo simile alle pratiche di #psicofonia o fenomeno delle voci elettroniche; certamente per quelle che potevano essere le preoccupazioni del Kaiser, seppure rappresentava un qualcosa di inusuale, aleatorio e comunque di misterioso tra occultismo e tecnologia arcaica, avrebbe rappresentato una “carta” in più nel mazzo delle possibili scelte a disposizione, quindi l’ipotesi che l’imperatore disponesse di questa sorta di proto radio, risulterebbe non del tutto peregrina ed in linea con quel sottobosco culturale di circoli più o meno occulti che si dedicavano per l’appunto alle comunicazioni medianiche e più in generale allo spiritismo che contraddistinguevano l’ambiente culturale, letterario, politico e sociologico della nobiltà e dell’alta borghesia di fine ottocento e che direttamente o indirettamente hanno avuto un’enorme influenza in quello che sarà il ‘900.

Che dire, ancora, forse la diatriba sull’attribuzione della paternità della radio potrebbe essere rinnovata ulteriormente e forse, anzi probabilmente si potrebbe dire che in realtà Marconi e Tesla hanno riscoperto qualcosa che altri ed in epoche perse nella memoria e nella notte dei tempi avevano già inventato o magari anche loro avevano riscoperto quello che altri ancora più anticamente avevano scoperto, dopo tutto mi permetto di fare una divagazione di carattere metafisico, se si inventa qualcosa è perché quell’invenzione risolve o soddisfa una necessità, dunque, è cosi strano pensare che in ogni dove e quando alle medesime necessità si trovi la medesima soluzione?

Modello estrapolato dalla descrizione di una presunta proto radio della metà del 1800 (retro)

Modello estrapolato dalla descrizione di una presunta proto radio della metà del 1800 (retro)

Come sempre i riferimenti:

http://iw7dol.jimdo.com/radio-misteri/chi-ha-inventato-la-radio/
http://www.radiospeaker.it/blog/guglielmomarconi.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Vaimanika_Shastra
http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_II_di_Germania


Fine stesura 5 marzo 2014

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