Allarme digital profiling Google & Facebook


Il digital profiling è solo uno strumento.
Buono o cattivo, dipende dagli scopi.

È notizia di ieri (18 giugno 2014 ) l’allarme lanciato da una delle aziende leader nel mondo della sicurezza informatica; non faccio nomi per il semplice motivo che se devo fare pubblicità, perlomeno vorrei “un cucchiaino della confettura”, comunque l’articolo pubblicato sul sito del Sole24ore rilancia l’ennesimo allarme sulla violazione dalla privacy e sui rischi per la democrazia.
Per chi si occupa di informatica o comunque ha una certa pratica quotidiana con essa, la cosa è assolutamente arcinota e si ha la stessa sensazione che si potrebbe avere da una bustina da the riutilizzata per la decima volta, in parole semplici e banalizzando il concetto la solita “acqua calda”; non mi riferisco all’articolo, ma bensì all’oggetto della notizia.
Per i meno avvezzi, il termine “digital profiling” sta ad indicare in termini semplicistici, la schedatura sistematica e capillare di ogni sorta di informazione relativa ad un soggetto, non per voler essere “tecnico” a tutti i costi, il soggetto può essere inteso sia come entità singola, ossia persona fisica che come gruppo e cioè, persona giuridica.

La questione è semplice solo apparentemente, la complessità dietro questa questione è da far venire il mal di testa a filosofi, giuristi e politici, perlomeno quelli “casti e puri” , comunque per tornare alla pratica della “profilazione” chi in sostanza la istituzionalizzò quale metodo d’indagine investigativa fu John Edgar Hoover ed ad oggi il profilare è divenuta pratica non solo per le forze dell’ordine e di sicurezza di tutto il mondo, ma strumento di indagine aziendale e commerciale; va fatto un chiarimento che comunque non vuole essere ne a favore ne contrario alla definiamola “metodica”, essa è un semplice strumento, la declinazione in senso positivo o negativo è legata all’uso ed agli scopi per cui viene impiegato.
Per essere più chiaro, se una azienda vuole mettere in commercio un nuovo prodotto, l’indagine di mercato si rivela estremamente utile per decidere su quali e quanti investimenti impegnarvi; questo è in sintesi, estrarre il profilo del mercato, della massa dei potenziali futuri clienti, in tutto e per tutto simile al metodo di profilazione impiegato dall’F.B.I., per la ricerca e cattura di criminali e delinquenti.

Cosa ben diversa è la profilazione dei propri dipendenti, in questo caso, seppure le motivazioni sono relative a particolari necessità di riservatezza delle mansioni del dipendente e per determinarne la sua idoneità a tali mansioni, questo ci porta in quella zona “grigia” in cui la sfera privata e personale diventa meno personale e meno privata, ma sempre seguendo i principi etici e di correttezza, questa intrusione nel personale si può anche accettare, le cose si complicano quando, sorge il sospetto che questo tipo di “cose” possono essere usate quale strumento di convinzione, dissuasione o coercizione; se questi comportamenti in modo più o meno formale sono vietati o comunque limitati da normative nazionali ed internazionali, ma nella pratica, fanno da “pezza calda” e quindi inefficaci, sopratutto per quanto riguarda il comportamento di istituzioni ed enti governativi nei confronti di cittadini del proprio ed altrui paese.
Ora se, se lo strumento di profilazione è uno degli strumenti per contrastare il crimine sotto ogni forma, sorge inevitabilmente l’interrogativo di chi determina cosa rientra nella “sfera criminale”, è vero, in linea di principio, un comportamento criminale risponde a canoni etici, religiosi e di costume comunemente accettati dalla comunità, dal paese o dalla nazione che li ha assunti come fondamenti per le proprie leggi e norme e qui, ci addentriamo ancora di più nel ginepraio, perché tornando all’interrogativo di chi determina cosa sia criminale e cosa non lo è, entra in gioco l’aspetto politico e tutto ciò che ci sta dietro, ma sopratutto le persone e le loro intenzioni.

Detto questo è conseguente, anche se in via del tutto “teorica” nella pratica le tanto osannate e “ferre” norme sulla privacy siano solo formali o applicate quale paravento o specchietto per le allodole e nella realtà delle cose siano esse stesse uno strumento per l’acquisizione di informazioni e dati con l’illusorietà di riservatezza, suggellate dal consenso; a tal proposito vorrei evidenziare alcuni aspetti macroscopici del mondo del web, a chi non è capitato che per accedere ad un portale, ad un servizio “gratuito” di un sito pubblico o privato, vengano richieste informazioni personali se non addirittura dati sensibili; ebbene dopo l’inserimento dei dati, una volta spuntata la casella “Non acconsento al trattamento dei dati”, il servizio non viene fornito o fornito in modo limitato e del tutto inutile alle proprie necessità? Questo dimostra che di fatto le normative sono sostanzialmente vessatorie nei confronti degli utenti.

Riprendendo la notizia dell’allarme, ho la sensazione che si tratti di una mossa pubblicitaria da parte della software house, dopo tutto è risaputo che i colossi dell’informatica e delle telecomunicazioni impiegano software e hardware per acquisire informazioni che poi utilizzano, nella migliore delle ipotesi, a scopi commerciali, quello che per certi versi e con una buona dose di ingenuità è lo scalpore che suscita il fatto che le stesse aziende in modo più o meno connivente o subordinato forniscano tali informazioni se non addirittura accesso diretto e incontrollato ai governi ed alle istituzioni, anche per scopi al di fuori delle stesse leggi cui sarebbero a tutela e salvaguardia.
Gli “altarini” di questa o quella nazione che scheda in modo sistematico, non solo i propri cittadini ma anche quelli di altri paesi e della classe dirigente fin ai più alti vertici, svelati da personaggi dai risvolti a parte fumosi e in una certa misura ambigui, dimostrano che la privacy è soltanto un modo per nascondere la verità che il Re è nudo e nonostante tutti possano vederlo, è vietato dirlo apertamente.

Con l’avvento dell’era digitale, del mondo di internet e della globalizzazione, si sono abbattute molte barriere, molti confini si sono dissolti come brina al sole e se questo in linea generale risulta cosa buona e giusta, questi eventi ne hanno creati di nuovi ed evidenziato l’inadeguatezza nel fronteggiare le problematiche che ne sono scaturite; non voglio fare il saccente, ma cosi come il progresso tecnologico può e mi sia permesso dirlo, deve essere usato per contrastare fenomeni criminali di vario tipo, la stessa tecnologia viene utilizzata dalla criminalità per perseguire i propri scopi.
Non ritengo che il “mondo criminale” disponga di una tecnologia più avanzata di quella disponibile “dai buoni”, la differenza sostanziale è che “i buoni” devono comunque, almeno per le cose ufficiali, attenersi ad una deontologia, mentre gli altri no e questo da la sensazione che i “cattivi” siano più preparati e capaci; ho volutamente virgolettato “buoni e cattivi” perché torno a ribadire il fatto che vecchi confini si sono dissolti ed altri ne sono sorti e tra quelli sorti c’è n’è uno in particolare, che si, mi trova concorde sui rischi per la democrazia, ed è il confine tra i singoli e la comunità, il paese, la nazione, come ad intendere o insinuare che il singolo può essere o rappresentare una minaccia per la comunità e quindi…

Concludo questo intervento estemporaneo, rimarcando che alla fine della fiera, Google, Facebook, Microsoft, Apple, Intel ecc. ecc., perseguono i loro interessi e nel farlo, offrono al web un servizio più o meno “gratuito” e seppure in modo parziale e in “legalese” dichiarano i loro intenti e le finalità; mi permetto di fare un inciso e specificare il perché delle virgolette sul gratuito, nessuno da niente per niente, quindi, il gratuito non esiste, di conseguenza e in special modo per quanto riguarda internet, seppure non si caccia un centesimo, (apparentemente) si cede, coscientemente o meno, un qualcosa, anche insignificante come la semplice propria preferenza per le margherite che non i tulipani, questa informazione, sempre restando in un ambito etico, permetterà all’azienda che coltiva fiori determinare in anticipo quante margherite e tulipani piantare con un margine di incertezza decisamente superiore allo storico pregresso e queste informazioni hanno un valore economico che ognuno di noi contribuisce ad incrementare, ovviamente per la società che acquisisce e vende le informazioni e per quella che le compera.
Come ho detto, quello che è definito come “digital profiling” è uno strumento, un mezzo e cosi come qualunque altro strumento o mezzo può essere usato in modo positivo o negativo, ciò che lo declina in un senso o nell’altro sono l’uso e gli scopi; rimarco ulteriormente la differenza tra positivo e negativo domandando cosa si intende per positivo e negativo ma sopratutto per chi?
Non vuole essere la risposta, ma forse, il motto “mors tua vita mea” calza perfettamente.


Fine stesura 19 giugno 2014

Annunci

Informazioni su phoo34

Curioso, impertinente ed irriverente, prendere le cose di petto onde evitare malintesi; come per un buon vino, serietà ma con moderazione. Non uso più Skype/Messanger o similari per questioni di privacy!!! :-(
Questa voce è stata pubblicata in Etica, Invenzioni, Segreti, Sicurezza informatica, Top Secret, Web e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento, sarà moderato prima della pubblicazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...