Casualità determinata, determinismo casuale, libero arbitrio e coscienza

Da qualche tempo noto, che in molti temi ed argomenti, emerge in sottofondo e in modo sottile un aspetto che a prima vista potrebbe apparire di second’ordine ma che non lo è affatto; nella specificità questo aspetto si potrebbe inquadrare in quelle che sono le questioni su libero arbitrio e coscienza, anzi, coscienza e libero arbitrio, visto che il secondo è in funzione del primo.
Non intendo certo fare un trattato filosofico, ma come mio solito, analizzare ed approfondire questi aspetti per avere una cognizione più ampia del quadro della realtà della condizione umana e di quello che può definirsi il suo “sub strato”; dunque, stando alla definizione enciclopedica del libero arbitrio, è la facoltà che il singolo ha nel poter fare liberamente le proprie scelte.

Lo schema qui di fianco illustra sinteticamente quelle che sono le così dette scuole di pensiero, ripeto che non ho intenzione di scrivere un saggio filosofico, ma cercare di capire usando la logica ed il raziocinio; dunque, quando si è difronte ad una scelta, si parte dal presupposto che questa venga effettuata sulla base della propria esperienza e del proprio background, questo significa che la decisione è si liberamente presa ma comunque condizionata dal proprio “excursus” conoscitivo.
Detto questo, è ancora possibile parlare di libero arbitrio? Sostanzialmente si, ma penso valga la pena approfondire ulteriormente e concentrarsi sul concetto di libero “trasformarlo” in quello che ritengo più corretto “grado di libertà” analogamente e per assonanza con la nozione della meccanica, partendo da questo presupposto, il grado di libertà di scelta è in stretta relazione al ventaglio di scelte possibili, disponibili in un contesto circoscritto o precostituito in cui tale scelta è formulata, quindi sintetizzando, il libero arbitrio è si libero ma condizionato.
Questo apre un ventaglio di interpretazioni perché sorge inevitabilmente di domandarsi se un individuo condizionato può definirsi effettivamente libero, indipendentemente dalla propria convinzione.

Approfondiamo ulteriormente la questione ed entriamo in quello che è una specie di “tecnicismo”, per farlo non possiamo eludere un aspetto fondamentale che ha caratterizzato la conoscenza e la coscienza collettiva dell’umanità, ossia le idee e i concetti positivi che la rivoluzione francese ha comportato; con la rivoluzione francese, si è fatto strada, il concetto di determinismo, questo in conseguenza del grande balzo delle scienze e delle tecnologia, in molti cominciarono a ritenere che su base scientifica potesse essere previsto e calcolato qualunque aspetto dell’esistenza e che in sostanza tutti i fenomeni sono predeterminati ed in parte prestabiliti; per certi versi ed in una logica strettamente matematica questo potrebbe corrispondere al vero, qui però, entra in gioco un ulteriore elemento, il caso o casualità, che dir si voglia.
Ora la contrapposizione tra concetto di libero arbitrio, sostanzialmente condizionato da una concezione confessionale e gli assunti del determinismo sorretti da riscontri oggettivi sperimentali e ripetibili, creano quella che ritengo una profonda frattura culturale e per certi versi anche ideologica, nel senso generale del termine e non specificatemene in quello politico, a che se di fatto questa frattura ha ripercussioni anche su questa sfera.

Ma torniamo al nuovo “elemento” il caso, il caso potrebbe essere visto come “l’arma di difesa” del libero arbitrio per contrapporsi al determinismo, di fatto la casualità vorrebbe rappresentare l’elemento imprevedibile, il fattore “fuori contesto” che farebbe crollare il castello determinista, attribuendo per assunto concettuale al Dio ed al suo imperscrutabile disegno.
Sia chiaro che non patteggio ne per l’una ne per l’altra “fazione”, come ricercatore della verità, è mia abitudine prendere le distanze anche dalle mie stesse convinzioni, almeno per quanto mi è possibile fare, detto questo, mettendomi nei panni di un determinista, non potrei che constatare o prendere in considerazione, la possibilità di non aver considerato un qualche aspetto o che esista un qualcosa che mi sfugge; per spiegare meglio faccio un piccolo esempio pratico, “quando fu inventata la bicicletta con la trasmissione a catena, non si pensò che qualcosa potesse finire tra gli ingranaggi e quindi danneggiare il meccanismo, per ovviare all’inconveniente, si ideò una copertura di protezione che limitasse il più possibile queste possibilità”.
Che centra questa “parabola” con il caso e il determinismo? C’entra molto relativamente se non come ragionamento logico, gli ingranaggi rappresentano il determinismo, quello che ci finisce in mezzo, l’imprevisto o il caso, il carter della catena, la presa di coscienza di un fattore non considerato nell’assunto determinista; detta così, si potrebbe essere indotti a pensare che il determinismo lasci aperta la porta alla casualità ed indirettamente essere subalterno al divino volere, no in realtà è la presa di coscienza di non avere il quadro d’insieme e tutto è perfettibile avendo una visione, via via più ampia.

Ma torniamo al caso, quando si parla di caso, si intende un qualunque elemento esterno o estraneo ad un determinato contesto, prendiamo il più classico degli esempi, il famoso dado, solo una delle sei facce risulterà “estratta” quindi, in questo specifico contesto, si può parlare di casualità, ma solo per quanto riguarda la faccia che risulterà vincente, che per altro è scevra da certezza assoluta, considerando che il dato potrebbe rimanere in equilibrio su uno spigolo o su un angolo, è vero altamente improbabile, ma non impossibile, comunque il contesto è predeterminato e non soggetto ad eventi esterni; un evento esterno può essere qualcosa che entra nel contesto, che so schiacciando il dado rompendolo, oppure che i numeri segnati cadano, che qualcuno si porti via il dado, comunque restando nell’esempio, il fattore casuale, è determinato da fattori specifici, peso, materiale, forma, rotazione, energia di lancio, gravità di caduta, ecc. ecc. quindi avendo a disposizione tutte le informazioni sarebbe possibile predeterminare in anticipo il risultato.
Possiamo però a questo punto definire la casualità come casualità determinata o di determinismo casuale?

Concettualmente sembrerebbero la stessa cosa, ma sostanzialmente non lo sono, anzi per certi versi sono l’uno l’opposto dell’altro, perché la casualità determinata è o sarebbe contestuale a qualcosa di precostituito, forma, peso del dado, rotazione, ecc. ecc., pur restando l’incertezza di un fattore esterno, mentre il determinismo casuale, parte dal presupposto che non vi sia un contesto precostituito ma solo conseguenze, magari ignote, ma determinali; in queste due prospettive le cose sia in generale che nel più piccolo particolare acquistano una valenza differente r risvolti forse più importanti di quella che ho definito come realtà della condizione umana.

Sotto l’aspetto della casualità determinata, l’universo, gli universi, o multiverso che sia, sarebbe in sostanza un contesto o meglio il contesto globale precostituito in cui tutto ciò che accade è previsto seppure idealmente ignoto nel risultato; in questo scenario la logica conseguenza è che di fatto, non esiste scelta, non esiste libero arbitrio, quindi l’essere umano e chiunque nell’universo è attore itinerante, su un percorso prestabilito da cui è impossibile deviare, questo ragionamento porta ad una conclusione dai risvolti inquietanti, nel bene o nel male, nessuno è responsabile del proprio operato e delle conseguenze, visto che tutto è previsto e predeterminato nel suo svolgimento quindi si può definire “tout cour” destino, tanto per restare in tema di “viaggiatori”; in sintesi estrema, si potrebbe paragonare l’esistenza a qualcosa di simile a ciò che accade ad un elettrone che percorre un impianto elettrico, un dispositivo, un componente ecc. ecc., quindi nella sostanza che si decida di prendere l’autobus seguente, oppure si mangi un panino piuttosto che un gelato, o essere artefici di un genocidio, nella sostanza non si sarebbe che semplici esecutori di una scelta operata da altri e comunque predisposta, in un’ottica “positivista” si potrebbe persino ipotizzare che la condizione umana sia una sorta di test alla “Kobayashi Maru” perfezionato, onde evitare soluzioni “fuori contesto” alla James T. Kirk.

Nella prospettiva del determinismo casuale, le cose cambiano perché l’universo sarebbe in sostanza l’ambiente in cui i fenomeni sono conseguenza ed interazione di altri fenomeni, questo in senso generale lascia aperta alla possibilità di poter agire sugli avvenimenti ed in un certo modo “guidarli” verso un preciso risultato, quindi, sempre in relazione a quanto detto in precedenza sul libero arbitrio, anche se condizionato dal proprio excursus e dal proprio background, si sarebbe artefici se non del proprio destino, quantomeno responsabili della propria realtà.

Una questione che emerge da quanto detto, è che dalle due prospettive ne esce una concezione di fondo di universo diametralmente opposta, ossia, da un lato avremmo un universo statico, in cui tutte le possibili scelte sono contemplate similmente ad un plinko, mentre dall’altra un universo dinamico e caotico in cui ordine e disordine si compenetrano vicendevolmente per creare realtà in continua evoluzione, in cui è o sarebbe possibile intervenite per adattare o creare una diversa realtà, seppure in prospettiva idealmente confacente al proprio intento; quello che poi potrebbe essere realizzato non sarà altro che commisurato alla propria conoscenza e coscienza, sia individuale che collettiva.

Riprendendo il discorso sul libero arbitrio, anche in una prospettiva dinamica dall’esistenza, sarebbe comunque vincolato e condizionato da quello che è poi il “contesto locale”, ossia dal numero di scelte possibili e dalla capacità di metterle in pratica, detto questo e per indugiare nel mio vezzo di includere piuttosto che escludere, ipotizzerei che entrambi i punti di vista possano essere sostanzialmente veri e che sarebbero in sintesi le due facce della stessa medaglia, dando una concepibilità al concetto di infinito ed in parte con-notando che il libero arbitrio o più in generale, la capacità di scelta libera è anche in funzione della propria coscienza o se si vuole del proprio livello spirituale, ma qui mi fermo altrimenti si entra in un discorso diverso che ci porterebbe in ambito filosofico e teologico-animistico.

Concludo questo intervento sollevando alcuni interrogativi; se l’uomo può superare i propri limiti pur restando vincolato ad una esistenza materiale? E se la risposta fosse affermativa, questo superamento non renderebbe superflua l’esistenza materiale?
La coscienza resterebbe una coscienza individuale oppure sarebbe assorbita da una sorta di coscienza collettiva e per certi versi annullata?
In questi frangenti è ancora possibile parlare di libero arbitrio? Collettivo?
Le domande possono avere il sapore della retorica, ma sostanzialmente ed in relazione al contesto ed alle materie generalmente trattate dal blog, non lo sono, nella specificità, mi chiedo, aldilà delle effettive origini dell’uomo, nel mio ricercare, ho notato che spesso e volentieri, il problema dell’individualità è un elemento di sottofondo, spesso persone coinvolte in abduction o incontri ravvicinati del 4° tipo, riferiscono di essere entrati in contatto in forma telepatica o mentale, questo fenomeno è conseguente una specifica capacità mentali dell’alieno oppure è una conseguenza dovuta al contatto con una coscienza collettiva?

Potrebbe sembrare un interrogativo banale ma dietro questo, si cela il più profondo e importante problema psicologico dovuto alla “sindrome da alveare” ossia l’annullamento dell’individualità e della propria personalità, oppure, quella che chiamo “sindrome da Pinocchio”, ossia prendere coscienza di essere un oggetto e non più un soggetto, da non confondere col la sindrome patologica del mentire.
Chiudo l’intervento lasciandovi a queste riflessioni, siamo soggetti oppure oggetti con il libero arbitrio o con l’illusione di averlo? Per fare un riferimento filmo-grafico, il libero arbitrio, la libertà di scelta e di autodeterminazione potrebbero essere analogamente quello che erano i ricordi per i replicanti di Blade runner, ossia un cuscinetto per gestire e controllare l’inaspettato insorgere dei sentimenti?


Fine stesura 11 settembre 2014

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