Incongruenze aliene


Le incongruenze nei “CE4”           
depistaggio o armata Brancaleone?

In questo intervento, vorrei provare a far chiarezza e cercare di capire meglio alcuni aspetti che emergono dalle testimonianze e dai riscontri di testimoni dei così detti incontri ravvicinati del 4° tipo, ossia il rapimento di esseri umani e la loro sotto posizione a pratiche “medico/chirurgiche” da parte di entità aliene; prima di entrare in argomento, va fatta una precisazione per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti ed elementi che potrebbero creare confusione, nei così detti “Close Encounter” va fatta una distinzione tra contattati e addotti, questo perché i presupposti dell’incontro sono profondamente diversi sotto molti aspetti; nel caso dei contattati, il fenomeno rientra in un contesto più o meno paritario in cui l’entità o le entità aliene interagiscono se non alla pari quantomeno in forma “pedagogica”, spontanea e non coercitiva nei confronti del soggetto e non come avviene nei casi di “abduction” in cui la persona è letteralmente catturata e sottoposta a pratiche di vario tipo.
Analizzando questo tipo di esperienze, si possono riscontrare due tipologie principali di abduction, quelle in cui i soggetti hanno un ricordo limpido degli accadimenti seppur traumatici e quelli in cui il ricordo viene “recuperato” tramite l’ipnosi regressiva, spesso anni dopo gli eventi che hanno avuto conseguenze ripercussioni pesanti sulla vita del soggetto anche a sua insaputa; non voglio entrare nella diatriba della validità dell’ipnosi ne sulla veridicità dei racconti coscienti o meno, semplicemente per evitare si entrare in questioni metafisiche e/o parapsicologiche relative a coscienza collettiva, condizionamenti e influenze empatiche indotte (più o meno involontarie), telepatia, ecc. ecc. ma cercare di capire il perché e le ragioni dei rapitori, sopratutto la logica che potrebbe esserci dietro o meglio la non logica, considerando che emergono delle incongruenze macroscopiche tra l’elevato livello scientifico e tecnologico attribuito loro e le risultanti conseguenti le abduction.

Come prima considerazione, mi sento di dover di fare un’ulteriore precisazione, in parte influenzata anche dalla lettura dell’ormai famoso Blu Planet Project, circa la classificazione delle specie aliene in visita al “nostro” mondo; in relazione alla casistica esposta nel documento, anche nell’ipotesi che si tratti di una documentazione verosimile, ossia simile alla verità ma non vero, fornisce l’idea di quali e quante ipotetiche specie possano popolare l’universo e quindi con una differenza sostanziale sotto tutti gli aspetti e non solo fisici, ma anche intellettivi, etici e morali rispetto le caratteristiche del genere umano, pur tenendo presente la discriminante tra alieni ostili ed amichevoli, questa distinzione parte, (giustamente) dal nostro punto di vista.
Dato che amo ribaltare le prospettive nell’analizzare ed approfondire le cose, proviamo anche solo come “gioco” ad abbandonare il ruolo e l’identità di terrestri e indossare quella aliena, forse potremmo renderci conto che il loro punto di vista è altrettanto valido, quindi restando “nell’unilateralità” cognitiva, rappresentare una incognita per il visitatore.
Tanto per uscire dal vago, facciamo un esempio e immaginiamo che vi sia una specie la cui vista percepisca solo le radiazioni ionizzanti, (Rx, gamma) quello che osserverebbero di noi sarebbe uno scheletro ed un alone più o meno denso che lo circonda, quindi sorgerebbe spontaneo che difronte a questa vista ci si ponga una miriade di domande e non solo strettamente scientifiche, ma anche diciamo di carattere “umanista” e filosofico.

Torniamo alla questione addotti, in molti dei racconti, queste entità comunicando per via telepatica, comunicavano con il soggetto con messaggi rassicuranti e tranquillizzanti nonostante l’invasività delle “procedure”; ora sorge domandarsi se la comunicazione fosse uni o bidirezionale, se bidirezionale, sono coscienti e comprendono le paure ed il dolore che l’addotto cercava di comunicare loro?
Facendo un raffronto con quello che sappiamo della medicina umana o meglio della chirurgia terrestre, visto che nella stragrande maggioranza delle abduction i soggetti vengono fatti oggetto di veri e propri interventi chirurgici, nei secoli l’uomo scoperto o inventato farmaci anestetici e l’anestesia, questo per un duplice scopo, quello di risparmiare sofferenze al paziente e quindi agevolare il chirurgo nella sua attività; quindi ecco la prima incongruenza, è possibile che esseri con una conoscenza tecnologica e scientifica che gli ha permesso di viaggiare tra le stelle se non tra le galassie o addirittura tra dimensioni, non conoscano l’uso degli anestetici?
Seconda incongruenza, perché “operare” soggetti sostanziamene sani, oltretutto andando ad agire in punti particolarmente delicati e persino vitali del soggetto stesso?

È una cosa decisamente curiosa, inconcepibile e irrazionale, almeno dalla nostra prospettiva, ma abbiamo detto che stiamo vestendo il ruolo degli extraterrestri, quindi giocando, poniamo la questione in altri termini, ossia che nella nostra temporanea dimensione aliena, la nostra fisiologia l’aspetto della sofferenza e in particolare del dolore fisico sia percepito in modo differente se non del tutto sconosciuto; proseguendo nel gioco, dobbiamo domandarci come possiamo concepire e razionalizzare questo, peraltro astruso stato di cose?
Facendo un piccolo sforzo, ci si rende conto che tutto sommato potrebbe non essere così astruso e fuori dall’ordinario ipotizzare che la sofferenza fisica possa essere un “aspetto marginale”; considerando le capacità di rigenerazione di diverse specie terrestri, come le stelle marine, le salamandre o le lucertole, potremmo, per dare coerenza al nostro gioco, ipotizzare che la specie cui stiamo emulando abbia questa capacità rigenerative, quindi se ci feriamo o si perde un arto, questo non è vissuto come evento drastico e permanente come per la specie umana, da questo stato di cose, consegue un diverso e radicale concetto del dolore e della sofferenza e quindi un diverso sviluppo psicofisico, psicologico, intellettivo, culturale, filosofico, sociale.
Ora sulle basi di questo “impianto”, come potremmo razionalizzare o avere coscienza della sofferenza umana, della sua psiche della sua psicologia ecc. ecc. dato che questa si basa ed è polarizzata sula negazione, il rifiuto, sulla fuga dal dolore e dalle sofferenze fisiche e mentali e che conseguentemente la sua società si fonda su questo assunto?

Detto questo, si potrebbe considerare che l’insensibilità da parte degli esaminatori alieni rispetto la sofferenza fisica degli addotti, non sia dovuta a malvagità da parte loro, ma piuttosto al fatto che il dolore fisico nella loro evoluzione ha acquisito una diversa e marginale valenza, quindi per quanto riguarda eventuali anestetici e anestesia, queste non esisterebbero, anche in relazione di una possibile o probabile capacità di auto produzione di endorfine, potenziata o affinata nel percorso evolutivo, oltremodo amplificata dalla presumibile evoluzione meno conflittuale delle loro società in decine di millenni.
In alternativa, si potrebbe anche immaginare che queste specifiche forme di vita aliene possano essere una sorta di “droidi biologici” guidati a distanza e quindi essendo una sorta di tele presenza di fatto sono privi della sensorialità, d’altronde, anche noi in un certo qual modo viviamo una sorta di tele presenza nei giochi di ruolo computerizzati, manovrando il personaggio nelle sue azioni, sostanzialmente non percepiamo le eventuali conseguenze fisiche dell’avatar virtuale o reale che sia, ed ancor meno le implicazioni etiche e morali, tanto per esser più precisi il riferimento è fatto ai piloti di droni che operano a migliaia di chilometri di distanza il cui abbattimento del drone non cagiona altro che un messaggio su display e/o un reset del programma.

Torniamo alla abduction, dunque tenendo in considerazione quanto detto precedentemente, queste sarebbero in funzione di uno studio di massa della specie umana, analogamente a come l’uomo studia i comportamenti e le abitudini degli animali selvatici, prelevando campioni, inserendo microchip e tracker, quello che però risulta anomalo è l’elevato numero di “esemplari” impiegati in questo studio, il numero degli addotti, varia a seconda della fonte, comunque per restare in una media più o meno accettabile, si potrebbe quantificare in un 5-10% della popolazione terrestre, che già di per se è un numero esorbitante considerando che in termini reali si parla di milioni di persone, ma perché questo, definiamolo “accanimento terapeutico”? Che cosa stanno cercando in definitiva nella specie umana, specie se questa ricerca, a quanto pare risale fin dagli albori dell’umanità?
Facendo alcune riflessioni ed in relazione al grande numero di addotti, parrebbe che non lo sappiano nemmeno loro cosa cercano, un indizio di conferma di questo cercare alla “cieca” lo si può individuare nelle statistiche dei soggetti rapiti in quanto è pressoché omogenea sia per genere che per età o per aree geografiche, quindi considerando quanto ipotizzato nel documento B.P.P., l’elevato numero di addotti potrebbe essere una conseguenza che ognuna delle specie aliene faccia per conto suo e questo denota l’assenza, quantomeno di un coordinamento e ciò è in netto contrasto con le ventilate o presunte alleanze interplanetarie, altrimenti se non uno schema, quantomeno, un metodo, sarebbe riconoscibile.

Stando a quanto riferiscono i rapiti sulle loro esperienze, si individuano ancora due versioni delle presunte motivazioni del loro rapimento, versioni contrastanti o contrapposte rispetto le motivazioni che gli alieni stessi avrebbero comunicato o in un qualche modo lasciato intendere ai soggetti; da un lato abbiamo i “buonisti” le cui intenzioni sono volte ad aiutare l’umanità a progredire e migliorare, dall’altro abbiamo i “malvagi” che considerano la specie umana come una sorta di “riserva biologica” per scopi alimentari, per trapianti d’organo, per sperimentazioni più o meno stile “L’isola del dottor Moreau di Wells”, non ché per quello riproduttivo.
In entrambi i casi, c’è qualcosa che stona più di una campana rotta, prendendo l’ipotesi “buonista”, perché aiutare l’umanità nel migliorare e progredire in che cosa e per quali scopi?
Rendere l’umanità più intelligente, fisicamente più forte e/o resistente? Ammesso che gli “upgrade” siano volti all’elevazione intellettuale e psicofisica del genere umano, perché farlo di soppiatto oltremodo anche “cancellando” dalla memoria dei soggetti l’evento e non in modo palese magari ed in considerazione del loro presunto, ipotetico, maggior grado evolutivo e spirituale, chiedendo al soggetto o ai soggetti quantomeno il loro parere?
Giriamo la frittata, analogamente i “malvagi” ed in relazione a quanto detto sugli anestetici ripropongo l’interrogativo, come è possibile che dispongano di una conoscenza tecnologica e scientifica che gli permette di viaggiare nell’universo, questi si sono ridotti a dover creare sostanzialmente dei “meticci” per perpetrare se non la loro specie, la loro civiltà?
Forse che l’intelligenza e la conoscenza terrestre sia più avanzata nel creare organi artificiali?
Che il genere umano sia più evoluto degli alieni nell’agricoltura o nell’allevamento quantomeno di animali non senzienti? (come il pollo ad esempio… tanto del pollo non glie ne frega niente a nessuno – Alberto Sordi, Sono un fenomeno paranormale –)

Il quadro mi pare sufficientemente contraddittorio, perché quello che emerge dall’identikit degli alieni pur facendo i dovuti distinguo per non fare di tutta l’erba un fascio, è che pur avendo a disposizione conoscenze e tecnologie quasi “magiche” alla fin della fiera assomigliano più a Topolino apprendista stregone nel cartoon Fantasia, che più che casini non riesce a fare; l’aggravante oltretutto è che pur avendo a disposizione la capacità di “viaggiare temporalmente” e quindi nessun limite temporale, non avrebbero, come si suol dire “quagliato” quasi nulla.
Volendo essere più benevole nell’esprimere una valutazione, potrei fare una similitudine, con uno degli episodi di Star Treak, in cui a Spok fu “rubato” il cervello per impiegarlo come computer centrale di una città sotterranea, ma la popolazione non aveva le conoscenze tecniche e scientifiche per portare a buon fine una tale impresa, si scoprirà che questo era possibile solo all’utilizzo di un “cappello elettronico”, guarda caso simile a quello di “Emmett Brown” per leggere il pensiero.
E forse questa la vera peculiarità degli alieni, una sorta di Eloi e/o Morlock rivista e rivisitata dall’originale romanzo “The Time Machine”?


Fine stesura 1 novembre 2014

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