Un mistero cileno


Una catastrofe ecologica occultata o cosa?

In una delle mia “passeggiate” virtuali in giro per il globo, tramite l’ormai indiscusso leader della cartografia moderna Google Map, mi sono soffermato a rilevare qualcosa che inizialmente pensavo si trattasse di una attività connessa all’industria del legname ed in relazione alle coordinate dell’area, questo sembrava coerente con la coltivazione di conifere; ma quello che ha suscitato la mia attenzione è stato qualcosa di incoerente con un sistema industrializzato per lo sfruttamento della risorsa, questa incongruenza conseguente il caos che si osserva dalle immagini satellitari e l’assenza di infrastrutture anche minime come strade e o centri di stoccaggio o lavorazione non ché di macchinari sul campo.
Inizialmente pensavo che la cosa riguardasse una ristretta area ma scorrendo nelle varie direzioni ho notato che la cosa assumeva una dimensione più grande, sempre in relazione alle immagini di Google e il “time lapse” di acquisizione delle stesse, anche se differite, mostravano lo stesso tipo di, definiamola situazione, in pratica una distesa di fusti sparpagliati alla rinfusa ed almeno apparentemente abbandonati.

L’immagine sottostante mostra l’area interessata da questa stranezza, un’area di circa 700 chilometri quadrati, a parte la mia personale riserva sull’esattezza della scala fornita da Google, la cosa che ha ulteriormente solleticato la mia curiosità è che in aree analoghe della confinante Argentina, attività di questo tipo non ve ne siano tracce, eppure l’industria del legname risulta essere particolarmente proficua ed ancor di più dovrebbe esserlo per una nazione la cui crisi economica è tutt’ora un problema con ripercussioni e strascichi globali.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Dunque dalle immagini il “fenomeno” sembra localizzato nel solo territorio cileno, ma questo pone un interrogativo, se non si tratta dello sfruttamento di una risorsa rinnovabile cosa o perché di questo spettacolo decisamente inusuale, preoccupante e per certi versi anche dai risvolti oscuri; ipotizzando che si possa trattare di una moria delle piante dovuta ad un evento naturale o a seguito di un incidente che ha inquinato i terreni, la cosa che risulta ulteriormente anomala è che i fusti sembrano essere privi di rami, questo particolare concorrerebbe rafforzare l’ipotesi di una attività industriale, ma questa viene smentita dal fatto che normalmente nella lavorazione, una volta ripuliti i tronchi, vengono disposti in cataste ordinate se non caricati direttamente su camion o su particolari container, lasciando di conseguenza le aree già lavorate sgombre con le evidenti tracce dell’attività dei mezzi, ma come si può osservare dalla successiva immagine, di segni sul terreno non ce ne sono, ne c’è traccia di mezzi ne di cataste ne di una qualche effettiva attività, ma solo una grande quantità di fusti sparsi alla rinfusa, come se vi fosse stata una sorta di esplosione o il passaggio di un tornado dalle dimensione e della potenza di quelli equatoriali.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

In merito all’ipotesi di una esplosione, analizzando la disposizione dei “detriti”, questa appare da scartare poiché i fusti sarebbero disposti a raggiera evidenziando il centro dell’esplosione per altro di una potenza non convenzionale considerando le dimensioni delle aree interessate, l’ipotesi che potrebbe “calzare” ed essere coerente con la disposizione caotica dei detriti è quella del tornado o dei tornado, però anche in questo caso, ciò che resta inspiegabile è che per le latitudini dell’area, i tornado, ammesso che in condizioni particolarissime si possano formare a seguito di eccezionali inversioni termiche non dovrebbero avere una forza distruttiva cosi estesa, tanto più che si è praticamente nei pressi del circolo polare antartico e quindi, quale fenomeno eccezionale e raro, se ne avrebbe avuto riscontro sui media che avrebbero ulteriormente enfatizzato gli effetti dell’inquinamento, l’effetto serra, il riscaldamento globale e l’accelerazione dei cambiamenti climatici, ma da quanto se ne sa, di questo nelle cronache non vi è traccia; comunque restando anche nell’ipotesi tornado, ciò che appare strano è che i fusti sembrano essere stati ripuliti dai rami e per quanto potente ed intenso potesse essere il o i presunti tornado, possono si defogliare e strappare i rami più piccoli e fragili, ma non pulire e lasciare i fusti completamente privi di radici e rami più grandi, oltretutto apparentemente anche scortecciatati.

Riprendendo l’ipotesi di una catastrofe ambientale dovuta magari ad un incidente che ha inquinato le suddette aree, sorge spontaneo domandarsi, in considerazione della grande area interessata, come mai gli effetti dell’inquinamento non hanno investito le aree confinanti con l’Argentina? Dopo tutto l’area è decisamente prospiciente il confine, eppure segni di questo “fenomeno” sul territorio argentino non si osservano; è vero magari la conformazione idrogeologica del territorio ha contribuito al contenimento, preservando il paese confinante, però sorge ulteriormente chiedersi come un tale evento non abbia avuto la ribalta delle cronache anche in considerazione del fatto che è una zona in prossimità dell’antartico e quindi di interesse internazionale, inoltre anche in ambito “locale” essendo un’area di circa 700 chilometri quadrati in prossimità del confine cileno argentino, quantomeno a livello diplomatico avrebbe dovuto avere un seguito e un riscontro sui media dei rispettivi paesi.
Quindi che cosa è successo in quell’area? È possibile che si sia verificato qualcosa di così eccezionale che si sia reso necessario un coverup?

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Ingrandendo le immagini ci si trova difronte a qualcosa di sorprendente; quelli che inizialmente sembravano essere i fusti di alberi divelti, assomigliano a tubazioni lunghe approssimative una ventina di metri ed un metro e mezzo o forse due di diametro con il particolare invito di inserimento delle diverse sezioni; il mistero si infittisce, che ci fanno decine di centinaia di migliaia se non milioni di tubi su queste aree? E perché invece di essere custoditi e stoccati in modo ordinato sono “gettati” alla rinfusa senza un apparente senso logico o una qualche ragione?
Se effettivamente si tratta di una impresa industriale, questa segue un sistema al di fuori degli schemi classici, considerando l’ipotesi della realizzazione di un gasdotto o di un oleodotto, è semplicemente folle distribuire in quella maniera i diversi raccordi sopratutto perché il costo di realizzazione inevitabilmente lieviterebbe, inoltre va anche considerato che l’area ha una “agibilità” climatica particolarmente breve date le latitudini quindi le attività dovrebbero essere frenetiche, ma sostanzialmente le aree sembrano desertiche.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Ora facendo alcune riflessioni su quanto appena detto, si potrebbe ipotizzare che l’impresa realizzatrice invece di trasportare i materiali via terra, abbia optato per la non del tutto inusuale pratica dell’aviotrasporto e paracadutandolo sulle aree, proprio per le particolari condizioni climatiche e morfologiche del territorio, ma anche in questa ipotesi, le cose non tornano perché sempre ammesso che si sia optato per questo tipo di trasporto, i tubi sarebbero stati imballati e centinati tra loro su bancali o strutture ad hoc per essere paracadutate in sicurezza per evitare il danneggiamento del materiale; ammesso che qualche imballo possa essersi rotto spargendo il materiale, da quello che si osserva, si ha la netta impressione che i tubi siano stati letteralmente gettati come se si stesse effettuando un bombardamento a tappeto.
Possibile che sia avvenuto questo? Ora, se si tratta di materiale per la realizzazione di un oleodotto o un gasdotto, la cosa sembra decisamente improbabile, visto che le tubazioni devono sopportare pressioni e temperature estreme, quindi anche una piccola microfrattura, renderebbe l’opera inutilizzabile.
La cosa risulta essere decisamente improbabile, antieconomica e decisamente poco funzionale all’ipotetico progetto anche in funzione del fatto che il materiale sarebbe stato scaricato quantomeno in prossimità del percorso della condotta, mentre dalle immagini si osserva un caos indistinto e pressoché omogeneo.

Nelle seguenti immagini si osservano le particolarità di quelli che sembrano essere tubi di grandi dimensioni, pressoché identici nelle dimensioni, piuttosto che fusti di alberi, ipotesi da scartare anche in relazione alla particolarità del fatto che gli alberi, pur privati delle radici, non hanno un fusto svasato e perfettamente tondo, inoltre come ho evidenziato con diversi colori, alcuni di questi oggetti sono o sembrano ricurvi, altri a forma di T, altri che si sdoppiano.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Questi particolari si possono osservare per tutte le aree interessate al “fenomeno”; ma restando nell’ipotesi del gasdotto/oleodotto, facendo una ricerca in rete, (http://www.cartografareilpresente.org/article395.html) nell’area evidenziata nella prima immagine, non sembrerebbe rientrare tra le zone interessate da questo tipo di progetti, quindi ancora una mi domando che cosa è successo in quelle zone?.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

Ora se quello che si vede non è un disastro ecologico, ne le conseguenze di un progetto industriale malriuscito, mi sorge spontaneo sospettare che le suddette aree, o meglio le immagini satellitari abbiano subito un bel “maquillage” utilizzando una textrure grafica per occultare qualcosa che non deve essere visto, alterando le immagini con sfocature, tratteggi e sgranature delle immagini come sembrerebbe essere astato fatto nell’immagine sopra.

Immagine da Google Map

Immagine da Google Map

A168-02698

Le due ultime immagini sono esplicative e forniscono il senso esatto, l’una è l’ingrandimento di una area in cui si vedono questi “tubi” e l’altra è una texture di chiodi; la similitudine tra le due immagini lascia aperta la porta a quest’ultima interpretazione; ho pensato anche di contattare il Consolato Cileno per avere maggiori informazioni, ma ho desistito per il semplice fatto che, in altre occasioni, contattando ambasciate o consolati, non sono stato ne ricontattato ne ricevuto la benché minima risposta.

Cosa aggiungere di più, se non che questo potrebbe essere un ulteriore mistero che si aggiunge ai tanti della storia tormentata di quel paese.


Fine stesura 7 novembre 2014

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7 risposte a Un mistero cileno

  1. betullablu ha detto:

    Avevo già provato, per questo ti ho scritto di qua!! 😀 ! Se vuoi, posso continuare di qua, e tu cancella pure, che non mi Offendo!! 😀 !!!!!! Volevo dirti quello che ho creato, e che sto creando, e, cosa ne pensi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 😀 !!!!!!!!! Ed eventuali Consigli!!!! Se ritieni!!!!!!!!!!!!


    Uno, è questo qua: come potrai vedere, contiene, nell’Appendice, un Riassunto del Tuo Articolo, con Link Diretto al tuo sito!! 😀 !!! Se non fosse stato per l’interesse che mi hai suscitato, non avrei mai Tradotto, quasta Opera!! 😀 e, mi è servito molto!!!!
    http://intervistallextraterrestrediroswell.blogspot.it/

    L’altra opera, invece, è questa qua: ancora all’inizio! Sempre Traduzione dallo Spagnolo!!
    http://jamescasboltmichaelprince.blogspot.it/

    Conoscevi? 😀 !!

    E poi, proprio in questo momento, che mi hai risposto.. sono tre o quattro notti, che sto letteralmente studiando l’argomento sull’effetto Mandela e le Linee Parallele dei Viaggi del Tempo. Non sapendo l’inglese, vado coi Traduttori.. e, siccome in italiano non c’è ancora nulla, volevo farci un altro blog. Magari, prima un articolo. Tu, hai scritto qualcosa in merito?

    Grazie ancora!! 😀 !

    So che ci tieni alla Privicy! Cmq, se vuoi altri miei contatti, tipo cellulare o altro, non hai che da chiedermelo! 😀 !!

    Grazie per il tuo lavoro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 😀 ! Ciao!! ;D !!

    • phoo34 ha detto:

      Il modulo di cui ti ho parlato serve proprio per lo scambio di idee e punti di vista in privato, lasciando spazio al commento al materiale pubblicato ed evitando di trasformare il blog in una chat.
      Ovviamente nel modulo va specificato un argomento o un post di riferimento su cui poi posso rispondere e chi mi scrive può trovare la risposta.
      Tempo permettendo, sarà mia premura prendere visione del tuo lavoro, mi permetto di osservare, almeno da quanto hai scritto, che non è necessario aprire un blog per ogni singolo argomento, ne basta uno ed in quello far confluire tutto il materiale.
      Di post relativi ai viaggi nel tempo ne ho scritti diversi, l’elenco completo o quasi, lo trovi cliccando sulla voce “Indice dei post”; sull’effetto Mandela… sinceramente non so, non conosco questo argomento, almeno con questo nome.
      Grazie a te per la considerazione.

  2. betullablu ha detto:

    Penso, siano, dei Tubi veri, non una Texture… In quanto, quando c’è da Nascondere qualcosa, ci mettono un quadrato nero, oppure sfocato, o addirittura una foto!!

    • phoo34 ha detto:

      Sinceramente non so se siano tubi o altro, per altro conici, comunque tubature lunghe decine di metri sono usuali in ambito petrolifero; come recita il titolo del post… Un mistero cileno.

      • betullablu ha detto:

        Grazie, per avermi Risposto! 🙂 Stimo molto, il tuo sito, sai?! 😀 Addirittura, grazie ad un un tuo Articolo, ho creato un intero blog!! 😀 Possiamo scriverci via mail?

      • phoo34 ha detto:

        Sono lusingato di esser stato di ispirazione per te e sprone per il tuo blog, mi auguro anche che tu non sia l’unica, comunque per me è una gioia l’aver instillato la volontà di porsi domande e quella di cercare le risposte in qualcun altro.
        Per restare in contatto, puoi usare il modulo alla pagina “Domande & @mail” del blog restando comunque in ambito riservato per qualunque cosa o argomento, sarò lieto di scambiare idee e opinioni.
        Ti chiedo scusa, ma ho dovuto cancellare la tua email dal tuo commento per le ovvie questioni sulla privacy.

  3. phoo34 ha detto:

    Per Claudio; ho preso l’abitudine di non digitare più le coordinate delle mappe per una doppia ragione, la prima forse la più banale, perché è facile sbagliarsi e la seconda è più tecnica, in quanto c’è una differenza tra Google Map e Heart nel riferimento di coordinate, in luogo della trascrizione ho optato per la cattura della finestra comprendendo l’area delle coordinate, in questo specifico caso, da Google Map, comunque l’area interessata è quella compresa in un rettangolo tra “-51.983847, -72.387361” e “-52.093664, -71.774873”, Maps la registra come l’area antartica cilena di Magellano.

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