Path of time travel

Come anticipa il titolo di questo intervento, proverò a dare una maggiore consistenza a quello che per eccellenza è uno degli argomenti preferiti dalla fantascienza, il viaggio nel tempo; pur mantenendo forti dubbi sulla reale possibilità di intraprendere un viaggio di questo tipo, per altro già espressi e ribaditi in altri interventi che hanno toccato questo tema, voglio provare ad andare oltre e superare quelle che sono le mie convinzioni ed in un certo modo, osservare le cose da una prospettiva differente, basando l’ipotesi su fatti e dati reali.
Sorvolando per il momento su quella che sarebbe la tecnologia necessaria per fare questo tipo di viaggi, indipendentemente se nel passato o nel futuro, la cosa indispensabile è avere chiaro la direzione che si deve prendere e questo non può prescindere dal disporre di una “cartina topografica” per determinare la rotta da seguire.

Come prima cosa a che questo viaggio possa essere possibile, è assumere per certo il concetto che passato, presente e futuro siano sempre, mi spiego meglio facendo un esempio pratico e banale; si immagini il solco di un LP come l’insieme dei singoli istanti dell’esistenza e degli eventi che in essa si verificano, questi analogamente alla musica sono incisi e quindi immutabili; ora così come quando si ascolta un disco e vogliamo sentire o riascoltare un preciso brano, sposteremo il braccio del giradischi nella posizione in cui inizia, il brano, indipendentemente dal numero di volte che lo si ascolta, sarà sempre lo stesso, le stesse note, gli stessi suoni, medesime parole, saranno sempre le stesse ed a parte eventuali scricchiolii dovuti anche a infinitesimali granelli di polvere o al deterioramento della puntina e/o del solco dovuta all’usura, ciò che è inciso nella traccia resterà per sempre inalterato.
Quindi tenendo presente l’inalterabilità del passato, del presente e del futuro, solo a queste condizioni potremmo intraprendere un viaggio temporale; come evidenziato in altre occasioni, questo assunto implica inevitabilmente una radicale e profonda revisione di concetti e assunti filosofici che caratterizzano la nostra civiltà e la nostra conoscenza, tralasciando le conseguenze ideologiche e filosofiche di questa “rivoluzione”, torniamo a ciò che ci occorre per poter tracciare la rotta nello spazio-tempo.
È indubbio che per tracciare una rotta occorre inevitabilmente una mappa su cui stabilire il punto di partenza e quello di arrivo, la caratteristica ci questa cartina è la quadrimensionalità poiché dobbiamo determinare non solo la posizione nello spazio ma anche nel tempo del punto di partenza ed arrivo, qui le cose si complicano un pochino perché almeno per quanto riguarda il primo viaggio non possiamo essere certi al 100% che l’assunto fondamentale sia corretto quindi questo primo viaggio sarebbe il classico salto nel buio, comunque rimanendo in ambito teorico, la nostra carina dovrà contemplare coordinate spaziali e temporali, a questo punto si presenta subito un primo problema pratico; come determinare le coordinate temporali e quale “tempo” si dovrà adottare come riferimento visto che il tempo scorre in modo differente a seconda dello spazio?
Stando alla fisica, spazio e tempo sono relativi, ciò significa che il tempo scorre in modo differente quindi quale tempo si dovrà scegliere come riferimento per le coordinate?
Da quanto appena detto, ne consegue che le coordinate temporali non possono essere certo quelle comunemente adoperate, questo perché nella sostanza sono relative ad aspetti storico culturali, dato che per i cattolici e l’occidente siamo nel 2015, per gli ebrei nel 5780 e per gli arabi mussulmani nel 2011, (a parte errori di calcolo) quindi in considerazione dell’aspetto relativistico del tempo, per avere un riferimento relativo assoluto, ritengo che la scala più consona, debba essere quella astronomica e relativa alla nostra galassia, quindi considerando che l’anno galattico ha una lunghezza stimata tra i 225 e i 250 milioni di anni la media dei due valori si assesta a ± 237,5 milioni di anni; sotto il profilo della velocità, sappiamo anche che la Via Lattea ruota attorno al proprio asse a circa 250 chilometri al secondo, tenendo in considerazione che di fatto le nostre coordinate spaziotemporali sono relative alla velocità relativa di rotazione galattica l’unità di misura sarà appunto 250km/s, da non confondere con il secondo galattico che per unità di tempo corrisponde a ±7,63 anni terrestri.

Stabilita questa unità di misura assoluta, ma pur sempre relativa rispetto l’intero cosmo, quale è la nostra reale posizione nello spaziotempo e come possiamo determinarla? Tanto per restare in tema di viaggio, procediamo per passi, il primo elemento di cui disponiamo è la distanza della Terra dal Sole, ±149.597.887,5 Km (1 UA), questa distanza in realtà è solo una convenzione perché la distanza tra Terra e Sole varia in funzione dell’orbita leggermente ellittica che determina una variazione nell’arco dell’anno, di fatto questa, alla distanza massima (afelio) misura ±152.100.000 Km, mentre quella minima (perielio) è di ± 147.000.000 Km.
Usando la formuletta (2*π*R) per il calcolo della circonferenza otteniamo la misura dell’orbita della Terra attorno al Sole e della sua velocità, ± 939.951.247,64 km di circonferenza e di ±107.300,37 Km/h. all’equatore.
Ancora qualche altro elemento per completare il set di dati per cominciare a progettare la nostra mappa spaziotemporale; fino ad ora abbiamo determinato la nostra localizzazione nello spazio attorno al Sole, ma ci occorre ancora altro, perché di fatto il sistema solare, ruota attorno alla Via Lattea ad una distanza di circa 28.000 anni luce, cosi come accade per i pianeti attorno al sole, le orbite non giacciono perfettamente in piano con l’equatore solare, ma sono inclinate rispetto ad esso, ora anche il nostro sistema solare non orbita sul piano galattico ma ha una inclinazione di circa 12° e questo fa si che il sistema solare periodicamente passi dal piano superiore a quello inferiore e viceversa, come detto “l’analisi dei dati” per estrapolare il modello quadrimensionale della mappa non prende in considerazione la velocità di spostamento della galassia nello spazio intergalattico ne dell’espansione dell’universo, questo per due ragioni, la prima per l’incognita di questi dati e la seconda perché, almeno per le mie capacità, avrei trovato grandi difficoltà nel rappresentare graficamente il modello.
Comunque, ritengo che il modello che ne è scaturito, sia sufficientemente chiaro e comprensibile al fine di dare l’idea di quello che potrebbe essere la mappa spaziotemporale; il grafico sottostante sintetizza quanto fino ad ora detto; va precisato che per comodità di rappresentazione la scala temporale su cui sono fissate le posizioni della Terra e del Sole sono espresse in settimane, (52) che la velocità di spostamento spaziotemporale relativa è il multipolo dei 250 Km/s per settimana, che la direzione di rivoluzione è da sinistra verso destra ed in ultimo il modello prende in esame solo l’orbita terrestre.

Considerando il movimento nello spaziotempo del sistema solare, l’orbita che idealmente è raffigurata come un cerchio o una ellissi, in realtà nel muoversi disegna una spirale schiacciata e diversamente da quello che si possa immaginare per nulla simile ad una molla, ma le cui spire sono molto più simili ad petalo di margherita in cui la parte più stretta è in concomitanza dell’afelio e la parte più larga con il perielio.

orbita6

Mi permetto di fare una piccola digressione, su questo particolare perché seppure ci potrebbe “entrare, come i cavoli a merenda” non posso non evidenziare la particolare somiglianza con quanto raffigurato nella tomba di Senmut e la forte similitudine di alcuni geroglifici ed in particolare con il simbolo dell’Ankh che guarda caso è il simbolo della vita; che nella raffigurazione, si volesse dare l’indicazione che attorno alla stella di Alnilam (Epsilon Orionis, stella centrale della cintura di Orione) vi sono o vi erano tre pianeti idonei alla vita?
In relazione al Ankh, mi viene di fare una ulteriore considerazione, di fatto potrebbe rappresentare la fusione di due simboli, quello, per l’appunto delle orbite e quello del Tau, che è il simbolo della rinascita continua, nel cui complesso sta ad indicare in modo quasi iconico il significato del ciclo della vita e del suo perenne rinnovamento.

http://www.stregoneriapagana.it/significatosimbolocrocetau.html

Espongo queste congetture per il semplice fatto che, in più occasioni mi sono domandato il perché, sempre ammesso che l’interpretazione sia giusta, gli antichi egizi avessero rappresentato le orbite planetarie in quella strana forma e non in modo circolare, considerando la coincidenza dello studio che sto sottoponendo alla vostra attenzione, mi pare che quella forma condensi in modo efficace una serie di informazioni molto dettagliate, ossia che (sempre in via teorica) quella specifica stella disporrebbe di tre pianeti su cui è possibile una forma di vita simile a quella terrestre, che quei pianeti hanno orbite ellittiche, quindi con l’alternarsi di stagioni ed in ultimo, che il piano orbitale della stella sarebbe inclinato di -45/-50° rispetto il piano galattico; mi sovviene evidenziare anche un’altra similitudine con il nostro sistema solare, di fatto da quello che conosciamo, anche il nostro dispone di tre pianeti che orbitano nella cosi detta fascia abitabile, Venere, Terra e Marte, riallacciandomi a quanto detto nell’intervento “La storia prima della storia” è possibile che anticamente entrami i nostri due “coinquilini planetari” disponessero di condizioni idonee a sostenere la vita come la conosciamo?

superficieorbitale

Ma torniamo alla realizzazione della nostra “mappa spaziotemporale”, una curiosità che emerge realizzando il tracciato grafico dello spostamento spaziotemporale è che il diametro immaginario dell’orbita della Terra disegna una superficie immaginaria dalla forma particolare, la cui estensione spaziale andrebbe a “ricoprire” o interessare o sovrapporsi parzialmente ad un’area spaziale già “occupata” e parte con un’area che verrà occupata, praticamente sovrapponendo aree spaziali del passato e del futuro con quella del presente; certamente questa superficie è immaginaria, ma permette di evidenziare alcune cose interessanti che potrebbero tornare utili alla determinazione dell’ipotetica rotta per uno spaziotempo differente dal presente, inoltre da un’idea ed una dimensione della curvatura dello spaziotempo, seppure localizzata nell’ambito del sistema Terra/Sole.
Il grafico seguente evidenzia questa “sovrapposizione”, per maggiore chiarezza ho ruotato la vista per mostrare le due posizioni del pianeta nei differenti punti orbitali, per comprendere bene quello che sto cercano di dire, proviamo a considerare quale inizio dell’anno il giorno in cui si verifica l’afelio, ora tenendo presente che la direzione della freccia del tempo è parallela alla traiettoria del sole lungo l’orbita galattica, si potrebbe pensare che la Terra si muova nella stessa direzione, ma si scopre qualcosa di interessante e allo stesso tempo curioso; la Terra nella sua orbita attorno al Sole, viaggerebbe in senso contrario alla freccia del tempo, ed idealmente, restando all’anno “afeliano” in due periodi, ± dalla 6a/7a settimana dopo l’afelio e dopo la 44a/45a e questo spiega in parte il perché della bizzarra forma a di petalo del orbita a cui concorre ad accentuarla, il grado di inclinazione rispetto il piano galattico.

orbita2B

In pratica, stando a quanto emergerebbe dal modello, seppure apparentemente la Terra viaggerebbe nel passato, ma nella realtà pur viaggiando in senso “antiorario” transita in uno spazio tempo o area spaziotemporale già percorsa nell’anno precedente seppure sfalsata diagonalmente con una angolazione di deriva, pari al grado di inclinazione rispetto il piano galattico.
Restando all’immagine precedente (vista superiore), il punto di sovrapposizione apparente della Terra avviene tra la 15a e 16a settimana dopo l’afelio, il fatto è che questa sovrapposizione in realtà, è come detto prima “sfasata” angolarmente e la distanza dei due punti è pari a ±14,19 UA, ossia 2.122.774.560 chilometri; questo, restando al primo assunto, sta a significare che la distanza spaziotemporale tra i due punti è circa 98,27 giorni, in altre parole, cioè partendo alla 15a/16a settimana dell’anno corrente dopo l’afelio, si può effettuare un “salto” verso la 35a/36a settimana dell’anno passato, oppure, dalla 35a/36a settimana dell’anno corrente alla 15a/16a settimana di quello futuro, per tornare all’esempio del solco del disco, in pratica si sposterebbe la puntina di un giro scavalcando il picco di vinile che costituisce la spirale della traccia sonora.

Il grafico sottostante sintetizza quanto appena detto ed evidenzia in modo più marcato che in determinate fasi dell’orbita terrestre, la Terra, viaggia “contro tempo”; anche qui, mi pare opportuno evidenziare il particolare del tracciato orbitale e la sua forte somiglianza con le tracce che il serpente lascia sulla sabbia.
Che anche questa analogia sia stata utilizzata dagli “antichi” per condensare concetti e principi estremamente complessi, per altro, è noto che in tutte le antiche civiltà, ma anche in culture contemporanee, la figura del serpente ha un ruolo estremamente importante e centrale, non solo quale divinità, come ad esempio la rappresentazione grafica di una onda, di una frequenza o di una tensione.
Sempre in relazione al grafico sottostante ed al “salto temporale” ho voluto evidenziare il “tragitto” più breve tra i due punti spaziotemporali, questo comunque se sulla carta, è coerente, nella pratica porterebbe “fuori rotta”; il motivo, aldilà della tecnologia di locomozione è conseguente la deriva spaziotemporale che nella fase del tragitto resta in essere, quindi, se puntassimo la “prua” direttamente verso il punto di destinazione, finiremmo da qualche altra parte persi nello spaziotempo.

orbita4B

Torniamo a fare due conticini per stimare quella che ho definito deriva spaziotemporale e la relativa compensazione di rotta; dunque, abbiamo stabilito che la velocità di spostamento della Terra attorno al Sole e di circa 107.300,37 km/h, quindi in un singolo giorno si sposterà di 2.575.208,89 km, come evidenziato nei grafici, abbiamo osservato che a seconda della posizione occupata sull’orbita, si muoverà nella medesima direzione o in direzione opposta del moto complessivo galattico, ora se il moto complessivo di spostamento del sistema solare lungo l’orbita galattica è di 21.600.000 km giornalieri, a questa misura va addizionata o sottratta la velocità di spostamento della Terra, quindi quando la terra si trova a “favore di tempo” la sua velocità complessiva e di 24.175.208,89 km al giorno mentre “contro tempo” la velocità e di 16.024.791,11 km; per rendere più chiaro il concetto, prendiamo ad esempio un treno che viaggia a 100 chilometri orari, sul treno una persona corre a 5 chilometri orari, ora se il corridore corre nella stessa direzione del treno, la sua velocità complessiva sarà di 105 chilometri, mentre sarà di 95 se corre nel senso opposto; tornando al nostro salto temporale, questi “conticini” indicano che sarebbe molto più facile viaggiare verso il futuro che non verso il passato, almeno sotto il profilo energetico.

Rotte

Tenendo presente questi fattori, lo sfasamento spaziotemporale tra il punto di partenza e quello di destinazione (nel punto di sovrapposizione) è di 98,2766 giorni, considerando che la prima metà del viaggio è “contro tempo” cioè più lenta, nella seconda metà è a “favore di tempo”, quindi più veloce, questo comporta di per se già una compensazione, ma è una compensazione del tracciato complessivo della rotta, rotta che idealmente per limitare e/o sfruttare la velocità della deriva galattica dovrà assumere una forma a spirale.
Indubbiamente questo tipo di rotta sarà più lunga di quella lineare, però la rotta lineare risulterebbe maggiormente soggetta alla deriva spaziotemporale galattica e nel complesso le correzioni di rotta, oltre a risultare più numerose richiederebbero una maggiore energia per le compensazioni.
Probabilmente si tratta soltanto di coincidenze o di semplice assonanza mnemonica; come detto precedentemente per l’Ankh e il serpente, anche dal grafico delle rotte, emergono delle curiosità interessanti che ulteriormente sembrano somigliare non solo ai geroglifici egizi, ma anche alla simbologia astrologica e/o astronomica, ad esempio il simbolo del pesce, il simbolo dell’infinito, l’occhio ed in ultimo il simbolo della bilancia, in ogni caso, che si tratti di coincidenze o di un fenomeno associativo mnemonico, risulta curioso ritrovare questi simboli tramite un modello per la definizione di un ipotetico viaggio temporale.

Tornando alle rotte per il viaggio spaziotemporale, c’è da tenere presente che seppure il mezzo con cui si effettua tale viaggio, resta soggetto alla deriva spaziotemporale complessiva in quanto facente parte del modello; questo ci porta alla questione della velocità di spostamento raggiungibile dal veicolo, comunque prima di affrontare questo aspetto, penso sia opportuno approfondire meglio ancora qualche piccolo dettaglio che potrebbe apparire irrilevante, ma che proprio per le “dimensioni delle misure”, acquistano una importanza tutt’altro che trascurabile poiché la differenza anche di una frazione di grado, comporterebbe errori macroscopici che sarebbero impossibili da correggere, specie se in fase di tragitto.
Per che il tutto sia coerente con i calcoli della rotta preimpostata, risulta essenziale determinare con estrema cura la posizione della Terra nel suo punto spaziotemporale di partenza anche rispetto la posizione del Sole, poiché la “finestra di lancio” ha una dimensione precisa, non va dimenticato che oltre al suo moto attorno al Sole ed attorno alla galassia, ruota sul proprio asse ad una velocità non indifferente di ± 1.667,04 km/h; (all’equatore) questo suggerisce che il punto ideale per il lancio si trovi all’equatore, ma considerando l’inclinazione dell’asse terrestre, le aree ottimali per le finestra di lancio sarebbero i tropici, peraltro ognuno specifico per la partenza verso il passato o il futuro.
Ovviamente tutti i calcoli necessari dovranno essere elaborati con estrema cura; non è certo come tracciare una rotta nautica sulla cartina con compasso, matita, sestante e bussola, indubbiamente occorrerà un computer dedicato e specifico capace di elaborare anche le inevitabili correzioni di rotta in fase di “navigazione” in tempo reale e che possa gestire in modo efficace e istantaneo su quelli che sono i motori, poiché è da escludere tassativamente la gestione manuale da parte dell’uomo, che per quanto perspicace e veloce possa essere, non potrà mai gestire azioni o controazioni in frazioni di secondo probabilmente infinitesimali.

Tenendo sempre presente il primo dei presupposti, vediamo di comprendere cosa e quali effetti si avrebbero nello spaziotempo di arrivo; come prima evidenza c’è il fatto che l’area di arrivo, analogamente per quella di partenza avrà delle “finestre di attracco” spaziotemporali che si sovrappongono, ora ci sono alcune considerazioni di ordine pratico e tecnico da fare.
La prima è che la rotta è a spirale e questo comporta un tragitto più lungo, in linea di principio si potrebbe dire che all’aumentare del suo raggio aumenta la capacità di gestire la deriva, ma questo solo se il raggio risulta essere una frazione dell’orbita terrestre attorno al Sole, in ogni caso gestendo la dimensione del raggio ed in relazione alla posizione della navicella rispetto il tragitto nell’area “contro o a favore” di tempo la rotta assumerà una forma di spirale conica che nel complesso della sua lunghezza temporale risulta essere nettamente inferiore alla lunghezza temporale dell’intera orbita terrestre, in linea di massima la rotta a spirale disegnata nel modello, richiede un lasso di tempo di ± 16, 66 settimane per “percorrerne” 52.

orbita7

Dunque in considerazione del fatto che le “finestre” di partenza ed arrivo coincidono, seppure sfasate temporalmente di un anno, si presenta la necessità di una struttura adeguatamente preparata, oltre che per le ovvie ragioni di sicurezza, anche per la gestione degli arrivi e delle partenze, ma soprattutto per le possibili quanto probabili problematiche che ne conseguono, specie per quanto riguarda il primo viaggio nel passato.
La necessità di questa struttura è relativa ad una duplice motivazione, la prima è che eventuali anticipazioni, potrebbero influire ed alterare la linea temporale che ha dato seguito al viaggio nel passato, ora in considerazione del principio che gli eventi passati, presenti e futuri sono inalterabili, non vi è il rischio del tanto temuto paradosso, ma piuttosto il rischio è che si possa creare uno strappo spaziotemporale e rimanendo alla metafora del disco in vinile, quello che è un graffio che poi fa incantare il disco in un loop, in questo caso però il loop riguarderebbe i viaggiatori che potrebbero essere duplicati in continuazione e l’unico modo sarebbe quello di viaggiare nel futuro per evitare il viaggio a ritroso; questo però sotto l’aspetto della tempistica risulterebbe perennemente in ritardo creando quello che concettualmente è quanto si verifica in un feedback video.
L’alternativa a questa situazione di “stallo” è che i viaggiatori, giungano, sì nello spaziotempo passato, ma che di fatto non possano agire ed interagire con la realtà, ma essere solo spettatori, per di più “trasparenti” alla stessa realtà; questo sarebbe coerente con il principio di inalterabilità degli eventi, ma la cosa più preoccupante, almeno per i crononauti, è che la loro condizione sarebbe definitiva, visto che non potendo interagire con la realtà, di fatto, non potrebbero intraprendere il viaggio di ritorno.

Cosa diversa per il viaggio nel futuro, tenendo presente che l’ipotetica infrastruttura per la gestione dei viaggi temporali è “una realtà consolidata”, i viaggiatori che giungono nel futuro, potrebbero si interagire con la realtà visitata, ma al contempo ne sarebbero ospiti permanenti e questo in funzione di quanto detto per i viaggi nel passato; ora però si pone una questione che potrebbe sembrare di secondaria importanza, perché se quello che ho definito come “il solco degli eventi” è la risultante complessiva delle esistenze e degli eventi che in esso si verificano, nel attimo della partenza la “frazione spaziotemporale, energetica, materiale relativa” dei viaggiatori e del mezzo, svaniscono dalla realtà di partenza per “riapparire” nello spaziotempo nel futuro; seguendo la logica, questo presenta delle incongruenze perché restando sempre valido il principio che l’insieme degli eventi passati presenti e futuri sono inalterabili, come sarebbe possibile che l’insieme energetico-materiale dei crononauti e della navicella possano “inserirsi” ed entrare a far parte del nuovo contesto?

Raffigurazione spaziotemporale dei "filamenti vitali" delle stelle ed esperimento su una di esse

Raffigurazione spaziotemporale dei “filamenti vitali” delle stelle ed esperimento su una di esse

Come nell’esperimento immaginario sulla stella dell’intervento “La teoria del tubo!” si presenta lo stesso identico problema, però in questo frangente, abbiamo un’aggiunta di “extra massa/energia” in un contesto complessivo entropico che seppure è conseguente la “sparizione” della corrispettiva massa-energia nel passato, nella specificità dello spaziotempo di arrivo potrebbe avere come primo effetto una sorta di “bang entropico”; in parole più semplici, a che i crononauti possano entrare nell’esistenza della realtà, si potrebbe verificare una esplosione conseguente il repentino e istantaneo adattamento del contesto entropico, per dare una più esaustiva immagine del concetto e del fenomeno, si può fare l’analogia con ciò che accade inserendo un cubetto di ghiaccio in una pentola di acqua bollente o viceversa.
Quantificare la portata e le dimensioni delle conseguenze di questi effetti è difficile, considerando il grado entropico globale su scala galattica, potrebbero essere insignificanti e infinitesimali, ma gli effetti a livello planetario potrebbero rivelarsi devastanti e tornando all’analogia del disco, creare un vero e proprio buco nel solco del vinile.

Da quanto detto e dalle considerazione fatte, portano a ritenere che il viaggio nello spaziotempo, si riveli essere, quantomeno di sola andata, di conseguenza il poter trarne “vantaggi” è ovviamente da escludere e che in definitiva si rivela essere solo un comodo escamotage per sceneggiature cinematografiche; comunque rimaniamo nella realtà del modello presentato e cerchiamo dare un rapido sguardo su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche della navicella.
Considerando il tipo di viaggio e le velocità cui l’astronave dovrà affrontare, è impensabile che possa avere caratteristiche analoghe alle attuali navicelle spaziali, se si pensa che gli asteroidi indipendentemente dalle dimensioni viaggiano ad una velocità indicativa di 18.000 chilometri orari e che un impatto anche con uno dalle dimensioni di un granello di sabbia, può rivelarsi devastante, considerando la velocità di deriva, l’energia cinetica potenziale di questo corpo è esponenziale, lascio a voi fari i conticini. (wikipedia.org/wiki/Energia_cinetica)
Dunque la navicella dovrà disporre di uno scafo adeguatamente resistente a questo tipo di impatti, sotto questo aspetto, entriamo in un campo ancor più ipotetico, perché ad oggi materiali con queste caratteristiche non esistono e forse, resteranno solo immaginari, comunque diciamo che stiamo semplicemente facendo un inventario di quello che occorrerebbe per la realizzazione; in alternativa, occorrerebbe un campo magnetico sufficientemente potente da “deviare” o assorbire l’energia cinetica o trasferirla in un qualche modo.
Per quanto concerne le caratteristiche interne, considerando che il “tempo relativo” di viaggio è in linea teorica di poco meno di quattro mesi, questo habitat, dovrà essere idoneo ad ospitare l’equipaggio per l’intero periodo, più eventuali allungamenti di trotta, quindi disporre di mezzi di sussistenza e carburante, che inevitabilmente dovrà essere stoccato e questo implica un cospicuo spazio dedicato che fa crescere le dimensione del vascello.
Il motore, ovviamente il motore dovrà permettere il raggiungimento di una velocità decisamente elevata a che possa contrastare la deriva spaziotemporale, almeno come immaginato, per la prima metà del tragitto, sicuramente i vettori tradizionali non sono idonei a questo scopo, occorre qualcosa di decisamente differente; approfondirò l’argomento in un altro intervento.

orbita5

Stando a tutto l’impianto ed alla “mappa spaziotemporale” che abbiamo realizzato, si potrebbe affrontare il viaggio per un tempo diverso dal presente, con tutte le incognite che ne conseguono ed in parte esposte; come ho detto, dal modello ho escluso le orbite degli altri coinquilini planetari, creando anche per loro questo tipo di mappatura si potrebbe realizzare la “mappa spaziotemporale” dell’intero sistema solare; su questa cartina, si osserverebbero le aree di sovrapposizione dei diversi pianeti ed analogamente al viaggio temporale, sfruttare la deriva, per ridurre i tempi di percorrenza, similmente come gli antichi navigatori sfruttavano le correnti oceaniche.
In linea di ipotesi, tenendo presente le velocità citate, il viaggio per Marte potrebbe risultare solo di qualche giorno e per la Luna di qualche decina di minuti, tutto ovviamente in relazione alla capacità dei motori di contrastare o favorire la velocità di deriva.

Concludo questo intervento, ribadendo che ho forti dubbi sulla possibilità di poter viaggiare nel tempo, inteso come viaggio nel passato o nel futuro della medesima realtà, più plausibile che questo avvenga verso una realtà diversa, un universo o una dimensione parallela, ma non nella nostra, questo anche perché ritengo, (fino a prova contraria) filosoficamente parlando che se tutto fosse precostituito, tale “verità” farebbe crollate tutti gli assunti che caratterizzano le società umane; in sintesi estrema buoni o cattivi che si sia, si sarebbe irresponsabili delle proprie scelte, delle proprie azioni del proprio operato, indipendentemente che questo influisca solo su noi stessi o si miliardi di persone.


Fine stesura 28 marzo 2015

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3 risposte a Path of time travel

  1. bruce ha detto:

    Troppo prolisso per essere letto in un colpo. Lo farò gradualmente.
    La prima impressione? Troppi “assunti”.

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Bruce, ho cercato di “bilanciare” concetti e principi con la sintesi, è evidente che il risultato non è tra i migliori, comunque spero di esser stato sufficientemente chiaro nell’esposizione della “meccanica del viaggio”.
      Come ho detto nell’intervento, sono convinto dell’impossibilità dei viaggi temporali ma ho voluto mettere alla prova le mie convinzioni partendo da elementi concreti, l’unico presupposto “fisso” è quello che passato, presente e futuro siano inalterabili, solo in quella prospettiva il viaggio temporale sarebbe coerente, ma questo pone non pochi problemi e non solo filosofici e religiosi.
      Sulla navicella che potrebbe permettere di effettuare questi “tragitti” ho alcune idee ma sono ancora in fase di “elaborazione” e seppure si basano su un meccanismo semplice e di uso comune, aldilà del viaggio temporale, potrebbe permettere di ridurre drasticamente i tempi dei viaggi interplanetari.

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