The engine gyroscopic for time travel


Un sistema propulsivo passivo                         
Il motore giroscopico per il viaggio nel tempo

In questo intervento provo ad approfondire le questioni tecniche sul tipo e le qualità della navicella che potrebbe permettere di intraprendere un viaggio temporale, fermo restando l’assunto esposto nel precedente intervento, ossia che il passato, il presente ed il futuro esistano sempre come un insieme di eventi globali e particolari immutabili.
Dunque, stando ai valori ed alle grandezze stimate delle velocità che la navicella dovrà affrontare nell’ipotetico tragitto, è più che evidente che la resistenza e la robustezza dell’intera struttura dovranno essere più che eccelse e questo nel più che probabile evento di impatto con il pulviscolo e “ghiaieto” spaziale che a differenza di grossi corpi potrebbe rivelarsi estremamente più pericoloso e dannoso, il cui effetto non sarebbe molto dissimile da quello che si ottene con una sabbiatrice ad altissima pressione su un metallo ordinario e non moto duro, inoltre l’ambiente dello spazio, non è caratterizzato solo dalla polvere e dalle rocce che in esso “fluttuano” ma anche dalle molteplici fonti radianti, a partire dal vento solare che nella sostanza è costituito da particelle ad elevatissima energia e quindi, date le velocità di transito del vettore spaziale, risulterebbero comunque accentuate e amplificate nella deleteri età degli effetti, perfino a livello atomico dei materiali che costituiscono la navicella stessa.
Pur non avendo una particolare ed approfondita conoscenza in ambito dei materiali aerospaziali, ritengo che la tecnologia degli Shuttle sia da escludere, se non altro perché specifica all’ambiente orbitale e suborbitale, ma è da escludere anche quella delle missioni Apollo, che seppure con una robustezza maggiore di quella di un camper, sostanzialmente è molto simile; con questo non voglio certo denigrare o sminuire quella tecnologia, ma raffrontando questo tipo di mezzo in un contesto di accelerazioni di decine di migliaia di chilometri, il relativo attrito con l’ambiente, un camper che viaggia a 300 chilometri orari può dare una pallida indicazione di quali potrebbero essere le forze in gioco e gli effetti.

Sorvolando sulla struttura e sui materiali della navicella, l’idea del motore che una navicella di questo tipo dovrebbe disporre, mi ha sempre intrigato e nel tempo, i vari spunti di riflessione si sono susseguiti come le famose “briciole dei Pollicino”; uno di questi si presentò leggendo il romanzo Dune, in cui si fa cenno ad uno strano e sorprendente modo di viaggiare senza muoversi, che per certi versi era decisamente anticipa torio anche rispetto le teorie quantistiche moderne, l’effetto effetto Holtzman, che permette di piegare lo spazio in tal modo che il punto di partenza e quello di destinazione si sovrappongano che in pratica fa si che si possa viaggiare senza muoversi nello spazio, aggirando o eludendo il non secondario problema legato all’annoso problema della massa e della velocità enunciati della teoria della relatività; un piccolo inciso, è noto che quando un romanzo viene trasposto in sceneggiatura e poi in film, si perde molto del romanzo, nel caso di Dune, avendo letto il libro e poi visto il film, del lavoro dello scrittore si è perso il 90%, un vero peccato, ma forse per il 1984, l’aspetto della teatralità, ha prevalso e in parte sopperito alle carenze degli effetti speciali ed è forse questo che in un cero modo ha decretato il fallimento commerciale, con una perdita secca di più o meno nove milioni di dollari, recuperati a fatica con la distribuzione internazionale.
Un altro elemento di questo “percorso” nell’immaginare il motore, venne un giorno quando un compagno di scuola portò in classe una trottola particolarissima, una specie di supertrottola più o meno grande come una palla da tennis, piuttosto pesante ed un volta “caricata” rimaneva perfettamente in equilibrio anche se appoggiata sulla punta di una matita ed inclinata a più di 90° sconfiggendo la gravità; la cosa interessante che avevo notato in quelle poche occasioni che ho avuto modo di averla tra le mani, era che una volta caricata, si faceva fatica ad inclinarla se si provava dolcemente, ma se lo si faceva in modo brusco, ne riceveva una spinta nella stessa direzione facendo spostare mano e trottola come in uno scatto, il “segreto” di questo giocattolo era che non si trattava di una trottola vera e propria ma di un giroscopio racchiuso in un guscio gommato, restando in ambito di “trottole”, molti anni dopo, mi fu presentato un qualcosa di analogo se non proprio il medesimo oggetto rivisitato in chiave sanitaria per la rieducazione fisica, la powerbal, in ultimo il levittron altro “giocattolo” molto interessante e anch’esso quasi magico, anche se il principio del funzionamento ha a che fare con il magnetismo.

Un ultimo tassello, non per ordine di importanza ne cronologica, furono alcune lezioni di catechismo e più in là nel tempo, alcune discussioni nelle ore di religione; sull’esperienza descritta dal profeta Ezechiele, nelle sue visioni, che mi hanno in un cero modo guidato nell’immaginare quello che teoricamente sarebbe un metodo di viaggiare nel tempo.

Ed è proprio da questo punto che vorrei cominciare, perché seppure il testo rientra nei testi sacri, dandone una lettura razionalista e tecnologica, questa si rivela essere estremamente simile a quella che potrebbe essere la descrizione dettagliata di un contatto del 4° tipo.
Per restare nel contesto dell’intervento, riporto dal libro della profezia di Ezechiele il testo che va dal 13° al 20° capoverso, perché proprio in quanto descritto, non si può riconoscere che la descrizione fatta si riferisce ad un dispositivo giroscopico.
Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori.
Gli esseri andavano e venivano come un baleno.
Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro.
Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota.
Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi.
La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno.
Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano.
Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote.
Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote.

Seppure in forma rudimentale, in questo stralcio si descrive sostanzialmente ed in modo chiaro un sistema di locomozione non convenzionale.

Dunque, a parte l’effetto Holtzman, tutti questi “oggetti” hanno in comune il meccanismo del giroscopio e le loro particolarità, risiedono nel principio della conservazione del momento angolare, in parole semplici e meno tecniche, un oggetto che ruota su un proprio asse tende a mantenere l’orientamento dell’asse nella medesima posizione in relazione alla velocità di rotazione della propria massa; or il giroscopio fu inventato da Foucault per dimostrare la rotazione della Terra, ma questo oggetto bizzarro si è dimostrato molto di più che uno strumento scientifico di verifica, proprio per le sue particolarità fu quasi subito impiegato come alternativa e/o complemento alle bussole nei sistemi di navigazione marittima ed aerea, inoltre nelle navi di grande stazza, i giroscopi sono utilizzati come stabilizzatori per ridurre gli effetti negativi sulla navigazione dovuti al rollio ed al beccheggio che in particolari circostanze, potrebbero pregiudicare la struttura dell’imbarcazione o compromettere il suo galleggiamento.

Tornando alla motorizzazione dell’ipotetica navicella spaziotemporale, sempre in via teorica, un sistema giroscopico potrebbe rivelarsi un metodo per poter “viaggiare senza muoversi” sfruttando proprio il principio di conservazione del moto angolare quale “propulsione passiva” e lasciando che sia lo spaziotempo a muoversi, paradossalmente facendo muovere la navicella alla stessa velocità con cui lo spaziotempo si muove; ma come dovrebbe essere costituito questo sistema “non propulsivo”?
Tenendo presente quanto esposto nell’intervento “Path of time travel”, il tutto, per modo di dire, si ridurrebbe al dover mantenere relativamente ferma la navicella nello spaziotempo, ora lo spazio viene definito come un’area, o meglio un volume circoscritto tra gli assi X,Y e Z, in considerazione delle qualità meccaniche del giroscopio, possiamo pensare che attribuendo ad ognuno degli assi un giroscopio orientato nella stessa direzione questo creerebbe un “punto fermo” del piano e del volume che contiene o supporta il sistema; l’immagine seguente mostra “sistema completo” in modo sommario e schematico.

Mgiroscopico

Considerando che l’asse di rotazione tende a rimanere “fisso”, questo implica che per spostare il giroscopio senza influire sul momento angolare è quello di muoverlo in parallelo o in verticale rispetto il suo asse, quindi essendo il sistema costituito da tre giroscopi, il grado di libertà di movimento dell’intero sistema è in linea retta sui tre assi cartesiani e questo nella pratica, costituisce una sorta di griglia tridimensionale; ora tenendo presente che lo spostamento dello spaziotempo segue una traiettoria spiraliforme, questo moto risulta essere nel complesso tangenziale alla “griglia giroscopica” costituita dal sistema e quindi, analogamente a ciò che accade con gli stabilizzatori nautici, gli permette di restare relativamente fermo nel medesimo punto spaziotemporale, viaggiando, o meglio attraversando lo spaziotempo con una perfetta linea retta ed ad una velocità proporzionale alla capacità del sistema di mantenere la sua staticità nel medesimo punto; come detto nel precedente intervento, ho considerato soltanto i moti del sistema solare e quello della galassia, ma non del movimento di quest’ultima nello spazio intergalattico.

Mgiroscopio1b

In relazione al modello del “sistema propulsivo passivo giroscopico”, vanno fatte alcune precisazioni di carattere tecnico, i grafici e le animazioni realizzate, sono intese ad esporre il concetto di funzionamento; alcuni particolari sono stati semplificati per una maggiore immediatezza comunicativa, mi riferisco principalmente a quello che ho denominato castello, in realtà questo pezzo, è parte del sistema della bascula costituendo un unico corpo, i motori assiali e quello della cremagliera, nell’ipotetico progetto finale sarebbero sostituiti da adduttori idraulici (pistoni) il cui movimento positivo e negativo consente l’alterazione dell’asse giroscopica solo di alcuni gradi ed idealmente non oltre la decina, in quanto la spinta che si genera dal riassetto della massa rotante potrebbe risultare eccessiva sia per la singola unità giroscopica, che per l’intero sistema e l’intera navicella divenendo incontrollabile.
Stando a quanto detto fino ad ora, la presenza di “motori direzionali” o di adduttori idraulici, potrebbe sembrare un controsenso visto che l’intento è quello di sfruttare la deriva dello spaziotempo, ma restando a quanto esposto nel precedente intervento, la rotta per il punto spaziotemporale di destinazione non potrebbe essere lineare ma a spirale e quindi la spinta che la massa genera nel recuperare l’equilibrio attorno al proprio asse, viene usata in modo analogo al timone di una nave, costituendo oltre al “motore” il timone tridimensionale della navicella stessa.

Mgiroscopico2

Lo schema seguente mostra le varie parti del motore; come detto, le grafiche presentate sono intese ad esporre in modo più chiaro il principio di funzionamento, come detto, l’unico motore realmente presente nel sistema, è quello fissato sull’asse giroscopica e deve avere delle qualità e delle caratteristiche particolari; ovviamente oltre a poter raggiungere un regime di giri molto elevato, deve essere in grado di poter funzionare in modo “risonante”.
Mi spiego meglio, la massa del giroscopio naturalmente ruoterà alla stessa velocità di rotazione del motore, ma può tranquillamente superare il regime massimo di giri del motore anche di gran lunga, sfruttando il principio di risonanza, cosi come in un pendolo, una leggera spinta al momento opportuno, (momento d’inerzia) incrementa l’energia del pendolo, così un piccolo impulso del motore, farebbe incrementare il numero di giri del rotore e superare quelli del motore, idealmente all’infinito.
Questo escamotage oltre a permettere il raggiungimento di elevatissimi regimi di rotazione, consente di contenere il fabbisogno energetico, non ché di implementare motori di dimensioni contenute.

Mgiroscopio3b

Ma come sarebbe possibile applicare il principio di risonanza al meccanismo?
Come già detto in altre occasioni, non voglio mettermi in cattedra, ne dare lezioni, ne tanto meno, passare da saccente, se posso permettermi il lusso, in questo frangente, penso che la qualifica più consona sia quella di “assemblatore”, cioè quella di cercare e mettere assieme dei pezzi per ottenere ciò che mi prefiggo, comunque, contrariamente a ciò che si possa pensare, l’applicazione del principio di risonanza al sistema lo si può fare in modo piuttosto semplice e pratico; implementando un meccanismo del tutto identico per funzionamento a quello di un mozzo posteriore di bicicletta, tra l’asse del giroscopio e quello del motore, ovviamente con gli opportuni adattamenti meccanici, inoltre, disponendo anche dela funzionalità del cambio di rapporti, questo costituirebbe ciò che in un motore d’auto sarebbe il cambio e questo permetterebbe ulteriormente di ridurre il carico di lavoro del motore, l’usura ed i consumi energetici.

Sempre in relazione al motore e non per una questione ecologista, ma prettamente pratica, pur potendo essere utilizzabile un motore tradizionale a combustione interna, questo rappresenterebbe una inutile complicazione; dato che essenzialmente opererà in un ambiente chiuso, si presenta la necessità del comburente, ossia dell’aria, problema eliminabile alla radice impiegando un motore elettrico; rimanendo allo schema dei componenti, considerando le peculiarità del rotore, questo oltre ad avere una massa ed un peso adeguato, potrebbe essere corredato di sezioni magnetiche che nella pratica trasformerebbero il rotore giroscopico in quello di un alternatore il cui statore sarebbe posizionato adeguatamente su entrambi i lati della massa giroscopica, in questo modo, anche se parzialmente l’intero sistema risulterebbe essere auto alimentato incrementando la propria autonomia energetica.
La particolarità di questo “giroscopio-alternatore” è che viene racchiuso in un guscio, il motivo di questo è relativo alla necessità di ridurre il più possibile qualsiasi tipo di attrito; la problematica che si potrebbe presentare è sulla necessità di lubrificazione delle parti mobili, considerando anche il fatto che molte parti soggette ad usura ed attriti siano realizzate in ceramica ad alta densità e resistenza, per quanto minima, si rende necessaria la loro lubrificazione, quindi, seppure idealmente il guscio sottovuoto rappresenterebbe la soluzione migliore, di fatto non lo è perché in un ambiente sottovuoto, il lubrificante vaporizzerebbe finendo anche dove non dovrebbe, detto questo, sempre in via teorica, la soluzione ideale è quella dell’ambiente ad atmosfera controllata con gas inerte.
Un’ultima considerazione sulle qualità del giroscopio, tenendo presente che questo può superare il di molto il regime massimo del motore, l’asse giroscopica dovrà essere realizzata con una adeguata lunghezza e diametro tali da minimizzare al massimo, gli effetti della torsione dovuta alla differenza di rotazione tra il centro e il raggio del rotore, le qualità dell’asse sono estremamente importanti anche per il fatto che è proprio sull’asse giroscopico che poi si esercitano le forze di riequilibrio della massa attorno al proprio asse dovuta ai relativi cambi di orientamento.

Per quanto riguarda quelle che dovrebbero essere le dimensioni del sistema propulsivo, idealmente, il tutto è relativo all’energia necessaria al raggiungimento di quella che sarebbe da considerare come la “velocità di fuga” dal punto spaziotemporale di partenza; va precisato che la navicella immaginata dovrà partire da una posizione orbitale per eliminare dall’equazione il fattore della gravità terrestre, comunque considerando che all’aumentare della velocità, aumenta la massa, avendo in mente un progetto “homemade”, penso che un volano del peso tra i 70/100 chilogrammi, simile a quello di una cyclette potrebbe essere sufficiente per ottenere la quantità di moto al raggiungimento della “velocità di fuga”, gli incrementi successivi, renderanno proporzionalmente maggiore la staticità “dell’ancoraggio” della navicella nel punto spaziotemporale.
E’ solo una ipotesi, ma considerando il “punto fisso” che viene costituito dalla rotazione dei rotori rispetto gli assi cartesiani, potrebbe verificarsi un fenomeno gravitazionale il cui fuoco sarebbe concentrato in un’area comune tra i tre giroscopi ed idealmente, perpendicolarmente la deriva spaziotemporale; in considerazione di questa ipotesi, ne consegue che al variare dell’angolazione della navicella rispetto il “flusso” spaziotemporale, la gravità incrementa o decrementa e questo implica che per mantenere il “campo gravitazionale” adeguatamente congruo per l’equipaggio, il piano complessivo del dispositivo possa essere regolato per compensarne la variazione, suggerendo ulteriormente che la forma della navicella o comunque del habitat, debba essere tendenzialmente sferico.

Torno ulteriormente a ribadire il mio forte dubbio sulla possibilità dei viaggi temporali, almeno per quanto riguarda la medesima realtà o universo, comunque, restando in ambito teorico, seppure il viaggio temporale risulta essere irrealizzabile, il principio della “propulsione passiva” potrebbe rivelarsi estremamente efficiente per viaggiare nello spazio, perlomeno nell’ambito del sistema solare, riducendo i tempi di percorrenza tra pianeta e pianeta, considerando le capacità giroscopiche ed il crescente incremento della quantità di moto, teoricamente infinito, si potrebbero raggiungere “velocità stazionarie” super luminari, ma restando anche a velocità analoghe e concepibili, come quella di rotazione della Terra attorno al sole, un viaggio da e per Marte potrebbe essere effettuato in poco più di 87 giorni invece che in 6/7 mesi. (alla distanza più vicina)

[(225.300.000/107.300,37)/24] = 87,488

L’animazione seguente mostra i concetti di base di questo teorico motore spaziotemporale, a parte alcuni errori di animazione dovuti alla non dimestichezza nell’uso del software, nel complesso penso di aver reso l’idea e i principi del funzionamento.

Fonte immagine: I dischi volanti sono atterrati – George Adamski

Fonte immagine: I dischi volanti sono atterrati – George Adamski

Prima di concludere, vorrei fare alcune considerazioni, in primo luogo è evidente che tutto questo impianto ha forti attinenze ed assonanze con la questione UFO e la tecnologia che potrebbe esserci dietro, per molti versi, anche osservando i video che li riprendono ed il modo con cui si muovono, non posso che pensare che impieghino un dispositivo estremamente simile, perlomeno quelli che rientrano nella tipologia degli haunebu o dei ricognitori venusiani di Adamski, in relazione agli haunebu nazisti, questa ipotesi potrebbe avere conferma, sopratutto in relazione alla famosa campana “Die Glocke” che stando a quanto è dato sapere, avrebbe impiegato in metodo molto simile a quello da me estrapolato in questo intervento, seppure in luogo di un sistema giroscopico, impiegasse uno elettronico radiante, ma che nella specificità impiegava dischi rotanti particolarmente pesanti ed assimilabili per funzionamento ad un generatore di Van Der graaf.

Girando nel web alla ricerca di immagini, ho trovato quella che sembra essere la sezione di uno di questi ricognitori e mostra la meccanica interna, ed in un certo senso avvallerebbe quanto esposto nell’intervento.

Di seguito un video relativo al funzionamento del giroscopio.

Come sempre alcuni link di riferimento, limitandomi agli essenziali:

http://www.verbumweb.net/it/bibbia/Ezechiele.pdf
https://fondamentienergetica.files.wordpress.com/2012/02/riccardo-scansioni.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Giroscopio
https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Bernard_L%C3%A9on_Foucault

P.S.
È cosa rara, nel caso qualcuno fosse interessato a realizzare ed investire in un dispositivo di questo tipo, sarei disponibile ad una collaborazione.


Fine stesura 18 aprile 2015

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2 risposte a The engine gyroscopic for time travel

  1. phoo34 ha detto:

    Ciao Angelo,
    leggendo la tua mail desumo ti riferisca a quanto prospettato nel post “The engine gyroscopic for time travel”; innanzi tutto, sulla questione strettamente tecnica della rottura di un asse di rotazione, questo dipende dal momento torcente dell’asse stesso e conseguentemente dal suo diametro, dalla sua lunghezza, dal regime di giri cui è sottoposto e dalla massa del giroscopio, ovviamente non vanno dimenticate le qualità del materiale con cui viene realizzato l’asse medesimo.
    Mi pare di comprendere che ci sia stato un “misunderstanding” circa l’ipotesi di impiego del sistema giroscopico formulata nell’intervento; in sintesi estrema, l’utilità che viene sfruttata per la “locomozione nello spazio-tempo” è il momento angolare dei giroscopi e non la potenziale capacità di produrre energia elettrica, questa eventualmente potrebbe essere un surplus, un, definiamolo effetto collaterale o “cascame” del sistema, questo sottintende che i giroscopi dovranno essere messi in rotazione da altri motori il cui unico scopo è quello di portare e mantenere il regime di giri utili per l’effetto giroscopico.
    L’idea del giroscopio racchiuso in un guscio è dettata dalla necessità di ridurre tutti gli effetti dell’attrito sul giroscopio, idealmente il “sotto vuoto” sarebbe l’ideale, ma non va dimenticato che per quanto drasticamente siano ridotti, gli attriti meccanici sussistono sempre, quindi la necessità di una lubrificazione si rende indispensabile ed un lubrificante tradizionale in ambiente sottovuoto viene vaporizzato e di conseguenza sminuita la sua funzione.

    La particolarità del giroscopio è che mantiene il proprio momento angolare fintanto che il regime di giri rimane costante, altrimenti si ha “l’effetto trottola”, non importa quale sia la massa rotante, inevitabilmente si innesca la precessione dell’asse che si amplificherà a seconda del decadimento del regime di giri.

    Per quanto riguarda l’impiego dei giroscopi come generatori di corrente, so che sono già utilizzati in molte centrali, ma non sono molto al dentro della materia, aldilà della capacità di generazione, il problema è puramente di carattere economico, nel senso energetico, ovviamente, mi spiego, se per portare il giroscopio a regime e mantenerlo si consumano 10 Kwatt/h e la produzione elettrica risulta essere la medesima, è evidente che è decisamente antieconomico, visto che occorre considerare i costi di esercizio del sistema, quindi a che il sistema sia “utile” vi deve essere una produzione elettrica superiore e non certo di qualche Kwatt/h.

  2. phoo34 ha detto:

    Caro Giancarlo, riporto per correttezza la parte specifica che per quanto si voglia interpretare in modo allegorico ed estremamente fantasioso non può che essere la descrizione di un giroscopio.

    Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota.
    Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi.

    Sarà pure una coincidenza, ma il color topazio è in tutto e per tutto simile al colore dell’ottone, lega formata da rame e zinco, il cui punto di fusione dovrebbe essere di poco più poco meno tra i 900 e i 1000 gradi, a seconda delle percentuali di zinco, ipotizzando pure che all’epoca di Ezechiele si conoscesse il tipo di lega, non penso che esistessero fornaci che potessero raggiungere quelle temperature, idealmente si potrebbe pensare che le ruote fossero in oro, però la resistenza, specie per un meccanismo di questo tipo non sarebbe consigliata proprio per le specifiche qualità del metallo prezioso e tutt’altro che resistente alle sollecitazioni cui sarebbe sottoposta la struttura, forse una placcatura? Forse.
    Comunque il giroscopio dell’immagine mostra anch’essa una serie di 4 ruote, oltre allo snodo cardanico, c’è il supporto del sistema che seppure ha una forma squadrata sostanzialmente rappresenta la quarta ruota.
    Nella descrizione del movimento del “velivolo” come non si può riscontrare una forte somiglianza con le modalità di movimento di un elicottero, che pur stando fermo, può muoversi in modo stazionario, nelle diverse direzioni e questo è dato proprio dalla dinamica del rotore e dello stabilizzatore che nella pratica operano con lo stesso principio del giroscopio.
    Certamente Ezechiele non conosceva ne il giroscopio ne l’elicottero, ma la ruota si e ne ha dato una descrizione dettagliata e molto precisa di ciò che ha visto, certamente utilizzando il proprio retaggio culturale, indipendentemente che si tratti di una visione o che abbia osservato fisicamente il “fenomeno”.

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