Lo ZED

Dopo un periodo di qualche mese, preso dagli impegni quotidiani mi accingo a scrivere questo nuovo intervento, intervento che scaturisce, come sempre da riflessioni, ricerche e dal confronto con diversi amici su posizioni ed ipotesi varie.
Il tema di questo intervento è su cosa sia lo ZED; non essendo ancora stato rinvenuto (ufficialmente) un manufatto che corrisponda in toto o in parte a quanto si osserva nelle diverse raffigurazioni, per altro esclusivamente riferibili all’antico Egitto, attorno a questo oggetto si è creato un alone mitologico, magico o addirittura religioso.
Ma cosa è o cosa sarebbe in realtà lo ZED? È esistito o esiste realmente?
Le diverse ipotesi sulla natura e lo scopo dello ZED, denotano che attorno a questo argomento c’è una gran confusione; non è mia intenzione ne mi interessa cercare di “unificare” le varie ipotesi, anche se leggendo l’intervento si possa pensarlo, piuttosto, come da mia indole amo le prospettive ampie, profonde e a 360° e questo inevitabilmente influenza il mio modo di vedere e quello che scrivo, come mia consuetudine cercherò di dare una panoramica il più possibile completa e coerente, provando a trarre delle conclusioni concrete, seppure teoriche, considerando proprio il fatto che eccetto per la struttura interna alla Piramide di Cheope denominata ZED, non vi sono altri esempi di questo oggetto se non appunto le sole raffigurazioni.

Ora è da quando la civiltà umana si è evoluta in una civiltà tecnologica, che schiere di ricercatori e scienziati di ogni branca si trovano disarmati di fronte alle opere realizzate da antiche civiltà ed incapaci di dare una risposta esaustiva e compiuta sul come e con quali tecniche quelle opere poterono essere realizzate attenendosi alla l’ortodossia scientifica dominate.
Va però detto che quella sorta di muro è costituito da presupposti preconcetti, che si basano sul principio secondo cui gli antichi popoli disponessero solo di attrezzi e strumenti rudimentali e tali strumenti riuscirono a realizzare cose che ancora oggi, con la nostra più avanzata tecnologia, risulta difficile da eguagliare sia per maestosità sia per i diversi aspetti qualitativi

Mi sovviene di fare una riflessione su questo ultimo paragrafo, perché ammesso e non concesso che abbiano ragione, ne consegue una considerazione per niente lusinghiera della moderna umanità o meglio/peggio delle su intelligenze, perché di fatto una tale visione attesterebbe che di fatto, l’uomo moderno sarebbe più stupido rispetto i suoi antenati, i quali muniti di semplici attrezzi di rame, legno e funi di canapa eressero strutture e monumenti che sbalordiscono; ma forse si vuole intenzionalmente indurre nell’uomo comune un senso di inferiorità e Perché?
È possibile che vi sia in atto una sorta di “restaurazione”, un tentativo di imporre un “neo medio evo” in cui sacerdoti e clero vengono sostituiti da scienziati, finanzieri e industriali?

Torniamo al punto, dunque se cancelliamo il presupposto che le antiche civiltà disponessero solo di strumenti rozzi e rudimentali, il panorama cambia radicalmente, tutto potrebbe essere possibile, ma è doveroso evitare il rischio di cadere nel mare delle congetture e delle ipotesi.
L’unico modo per evitare una deriva eccessivamente fantasiosa è prendere in considerazione l’ipotesi (del tutto arbitraria) che le antiche civiltà disponessero di una tecnologia, se non superiore a quella odierna, quantomeno analoga; seppure quella tecnologia, quelle conoscenze erano appannaggio di una o più caste e rivestite da un alone magico, mistico e religioso funzionale ad un assetto sociale radicalmente diverso dal nostro, con questo, non escludo le altre ipotesi in gioco, ma concentrare l’attenzione su quelle che possono permettere di estrapolare quella che poteva essere stata la realtà delle antiche civiltà, dandone una maggiore concretezza.
Certamente c’è il rischio di passare per “revisionisti” storici, o meglio preistorici, no sono pienamente cosciente, ma sarebbe davvero negativo “revisionare” la conoscenza del passato correggendo, riempiendo o rettificando le lacune, gli errori, gli abbagli che sono stati commessi nei secoli e influenzati da aspetti che con la ricerca ella verità hanno poco a che fare?

Ma veniamo al tema, l’unico oggetto definito ZED di cui ne è stata accertata l’esistenza è la struttura interna alla piramide di Cheope, eccetto questo esistono solo raffigurazioni dell’oscuro oggetto e che rientra nella definizione di ZED, per altro questa struttura sembra essere strettamente funzionale all’intera struttura piramidale, una sorta di armatura “leggera”; in ogni caso che ci si riferisca alla struttura architettonica o ad un indefinito elemento, viene sempre messo in relazione con qualcosa di energetico, a volte in modo nebuloso e vago e a volte in modo esplicito con qualcosa di elettrico.
Restando sullo ZED architettonico, stando a quanto riporta Zecharia Sitchin, questa struttura era preposta ad ospitare una serie di cristalli suddivisi per qualità e caratteristiche nei diversi vani, tra questi cristalli spiccava per importanza la pietra GUG “che segnava il nord”.

Come prima osservazione possiamo dire che il termine ZED potrebbe avere una molteplicità di significati o indicare una categoria di qualcosa, quindi a seconda del contesto, assumere un significato ben preciso, di fatto e questo lo possiamo dedurre sostanzialmente dalle diverse raffigurazioni dello ZED che differiscono le une dalle altre per alcuni particolari e ciò anche nelle medesime immagini, quindi possiamo dire con un buon margine di sicurezza che quanto si osserva dai bassorilievi, sono si simili ma sostanzialmente indicano (idealmente) cose diverse, vuoi per utilizzo che per funzione.
Come ho detto, è possibile che concettualmente si attribuisca allo ZED un significato erroneo e che in realtà il termine potrebbe indicare una categoria, una funzione, un utilizzo, partendo dal presupposto che taluni bassorilievi siano qualcosa di più che una raffigurazione artistica e commemorativa, ma piuttosto una sorta di “manuale per l’utente” in cui si mostra forma, posizionamento e funzione degli elementi?
È pressoché unanime considerare il fatto che lo ZED è associato e/o messo in relazione con qualcosa di energetico, possiamo quindi presupporre che questo binomio comporti di conseguenza che abbia la o le caratteristiche di poter catture, accumulare, amplificare, trasformare, convertire ed utilizzare questo qualcosa di energetico.

Per inquadrare meglio la questione, inseriamo lo ZED in un contesto molto più articolato; diversi ricercatori hanno scoperto che diversi manufatti riportano evidenti ed inequivocabili segni dell’impiego di strumenti ed attrezzature industriali e di precisione, attrezzature che se proprio non si vogliono classificare come superiori a quelle odierne, quantomeno sarebbero equiparabili per funzionalità e precisione, utensili come frese, trapani, seghe, ecc. ecc., per altro date le caratteristiche di taluni manufatti, qualcuno ipotizza persino l’impiego di apparecchiature computerizzate, quindi strumenti ed attrezzi motorizzati, ora, anche se è plausibile che disponessero di utensili a motore a scoppio, data la precisione di molti manufatti, questo implica l’impiego di motori ad elettricità vista la maggior flessibilità e vestibilità di impiego delle apparecchiature, perché se è vero che ci possano essere trapani e smerigliatrici a miscela, ma un tornio motorizzato in tal guisa, sarebbe ingestibile e meccanicamente complesso oltre misura.

Tenendo presente l’attribuito livello tecnologico delle antiche civiltà, è inevitabile chiedersi dove possano essere i resti e le tracce delle loro infrastrutture, perché è fuori di dubbio che una civiltà tecnologicamente avanzata ne debba avere più di una, per sostenersi e alimentarsi, quindi assumendo che queste basassero la loro tecnologia sull’impiego di energia elettrica piuttosto che sugli idrocarburi, dove sono le dighe, gli invasi artificiali, le turbine e i generatori per produrla?
Il fatto che non vi siano (ufficialmente) trace di queste infrastrutture, non attesta che non vi fossero, ma solo che non sono state ancora scoperte, inoltre questa eventuale assenza potrebbe essere dettata da una differente concezione strutturale e “ideologica”, non dimentichiamo che le infrastrutture moderne di cui disponiamo sono essenzialmente asservite e funzionali ad una società tecnologica diffusa soggetta ai principi economici del profitto e della speculazione.

Stando a quanto risulta dall’archeologia ufficiale, non sembra siano mai stati rinvenuti i resti di una qualche infrastruttura a sostegno di una tecnologia elettrica degli antichi, come detto, questo non attesta che tali infrastrutture non esistessero, però potevano essere concettualmente e strutturalmente differenti da quelle che noi conosciamo; personalmente sono convinto che le tracce e le testimonianze vi siano, come interpretare ciò che si osserva dall’immagine qui a fianco se non come una diga, come interpretare quelle insolite strutture presenti nella penisola del Sinai e nel sud dell’Egitto che costellano il territorio per chilometri, di cui ho parlato ampiamente negli interventi relativi ai geoglifi del Sinai.

Le evidenze archeologiche che indicano l’impiego di strumenti tecnologici avanzati sono molteplici, e gli indizi che tali strumenti fossero alimentati ad elettricità sono altrettanti; sorge però l’interrogativo di come potessero genere l’elettricità, considerando che si è scartata l’ipotesi delle centrali idroelettriche?
Non mi metterò certo a fare un trattato sulla corrente ne su come è possibile produrla, sappiamo però che la forma di corrente più efficiente è quella alternata ed è inevitabile che per un uso industriale occorre produrne tanta, ora in assenza di dighe, questo pare pressoché impossibile se non con un sistema basato sigli idrocarburi, ma anche qui ci si trova di fronte al fatto che motori e turbine preistoriche non sono mai stati rinvenuti, quindi?
In molti ritengono, a seguito del rinvenimento di alcune batterie (la batteria di Bagdad) elettrochimiche che la tecnologia antica funzionasse a corrente continua, ora, seppure in linea di principio l’ipotesi è valida, sotto il profilo pratico risulta incoerente, poiché è si possibile alimentare un piccolo dispositivo elettrico con quel tipo di alimentazione, ma non di certo uno strumento capace di tagliare, modellare, bucare materiali rocciosi tra i più duri, come potrebbe farlo un flessibile, un trapano una fresa ad alta velocità, sarebbe impossibile anche giocando nel mettere in serie e in parallelo pacchi e pacchi di batterie, non si potrebbe eguagliare le performance della corrente alternata.


A
questo punto, che gli antichi usassero la corrente alternata pare essere un dato di fatto più che un’ipotesi, ma come la producevano, questo è ancora l’interrogativo a cui occorre rispondere, seppure ipotizziamo l’impiego di un numero sterminato di batterie e convertendone la corrente in alternata, queste si sarebbero esaurite molto rapidamente proprio per i carichi richiesti anche da un singolo utensile industriale, quindi la fonte doveva essere necessariamente un’altra.
Voglio ulteriormente far notare l’inconsistenza dell’ipotesi delle batterie, perché se il sistema fosse stato quello, si sarebbero rinvenute cataste e cataste di batterie e così non è.

anks1

Un altro oggetto che mi fatto riflettere e fornito spunti di ricerca è un altro oggetto misterioso che anch’esso è spesso associato allo ZED, l’Ankh; nei diversi manufatti che ho raggruppato, sembra che al suo interno abbia un piccolo ZED, tutte riportano la medesima configurazione schematica ed in sintesi il medesimo oggetto, quindi è palese che il riferimento è preciso ed inequivocabile;
Nello specifico, quello che più mi ha colpito sono i particolari della seconda immagine in cui si può vedere chiaramente che al disotto dei tre livelli della colonna sono presenti quattro strati alternati, cosa stanno ad indicare o cosa vogliono significare, visto che la stessa configurazione è riportata sulle braccia della croce ansata, inoltre, perché nei soprastanti livelli si vede una serie regolare più o meno verticale di altri elementi?
Molti ricercatori ritengono che lo ZED sia in realtà una sorta di trasformatore e questi elementi concorrono a sostegno dell’ipotesi; sappiamo che un trasformatore moderno è costituito da un avvolgimento primario e da uno o più avvolgimenti secondari, separati ed isolati gli uni dagli altri e a grazie all’induzione elettromagnetica si ottiene una trasformazione della corrente che scorre nell’avvolgimento primario, in un voltaggio e amperaggio maggiore o minore, in funzione e in relazione delle caratteristiche dell’avvolgimento secondario, quindi da quanto si può osservare dalle raffigurazioni dell’Ankh possiamo perlomeno dire che è coerente con la rappresentazione di un trasformatore.

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Devo precisare che mi sto ancora riferendo all’Ankh, cioè alla croce ansata che spesso viene definita “croce della vita” e che è un elemento quasi onnipresente nelle opere e nei geroglifici egizi; osservando meglio l’Ankh si osserva che in realtà le figure sono sovrapposte, quindi partendo dal fondo osserviamo la croce ansata, poi lo ZED ed in ultimo quella strana “forca”, cosa vuole dire questo “ideogramma” se non che tra i tre oggetti vi è una stretta relazione, si badi che ho detto relazione non connessione, visto che tra i vari elementi non si vedono fili che li collegano, va osservato che sulle braccia della croce ansata si possono notare delle linee che escono, ma di fatto queste linee non sembrano indicare un eventuale collegamento, ma forse il riferimento ad una fonte energetica; ora se disassembliamo l’Anck nella sua raffigurazione possiamo notare in modo più preciso i tre elementi, che scomposti come nell’elaborazione a fianco acquistano un significato ed senso logico, dove la croce ansata, è costituita da due bobine distinte e un corpo centrale che potrebbe costituire un’antenna ricevente, lo ZED, il trasmettitore e la strana forca uno strumento per la manipolazione o il controllo di uno dei due elementi o di entrambi.
Ipotizziamo che l’Ankh fosse stato una sorta di “condensatore/batteria/interruttore” senza la quale qualsiasi strumento o macchinario non potesse funzionare, quindi chi avesse provato ad utilizzarli, non avrebbe potuto farli funzionare, cosi come chi si fosse impossessato improvvidamente della “chiave” avrebbe corso seri rischi di restare fulminato, non conoscendo come utilizzarlo; questo mi porta alla mente ancora un altro oggetto misterioso e mitologico, non solo relativo alla cultura egizia, ma anche a quella giudaico-cristiana, l’Arca dell’Alleanza, come ci dice la tradizione e come è riportato nella bibbia, sciagurati erano coloro che si avvicinavano ad essa poiché sarebbero stati folgorati.
Dunque per poter avvicinarsi e “manipolare” l’Arca, occorrevano determinate precauzioni che solo una ristretta cerchia di adepti conosceva, quindi è altamente probabile che analoghe “procedure” descritte nella bibbia, fossero state copiate o assimilate dagli egizi, non dimentichiamo chi era Mosé e in quale ambito sociale crebbe.
Ho citato l’Arca dell’Alleanza, anche perché in molti ipotizzano che originariamente l’Arca fosse custodita all’interno della piramide di Cheope e per la precisione nel sarcofago di granito all’interno della camera del Re, che guarda caso è situata proprio sotto lo ZED architettonico, luogo deputato da Sitchin come il posto dei cristalli.

Tornando al “binomio” Ankh/ZED, possiamo desumere che tutto ciò ammicca ad un sistema di circuiti risonanti, non troppo dissimile da quanto inventato da Tesla?
Detto questo e seguendo questa strada, se l’Ankh è il “ricevitore” lo ZED è il trasmettitore, da dove attingevano l’energia? E questo ci riporta alla questione delle infrastrutture, infrastrutture che non avrebbero necessità di esistere se non per le sole “torri trasmittenti”, quindi ridotte al minimo e con una perdita pressoché nulla anche su grandi distanze, visto che l’energia non è dissipata dalla resistenza di una rete elettrica tradizionale.
Sappiamo che Tesla per gli esperimenti sulla trasmissione dell’energia elettrica utilizzava della corrente prodotta da centrali idroelettriche e come da ortodossia archeologica, sappiamo che gli antichi, non disponevano di questa utilità, ma Tesla andò oltre, ipotizzando e sicuramente realizzando qualcosa di sorprendete e anche di più, ossia sfruttare l’energia della ionosfera.
Gli esperimenti di Colorado Spring ne sarebbero a testimonianza e comunque realizzò qualcosa di radicalmente innovativo; paragonando la “cavità” compresa tra suolo e ionosfera ad una sorta di condensatore naturale ed interponendo adeguati strumenti tra i due terminali era possibile utilizzare questa energia, purtroppo Tesla fu fermato, il laboratorio di Colorado Spring smantellato e lui finì i suoi giorni in miseria, tutto questo perché di fatto, la civiltà “moderna” è asservita ai principi economici del profitto e della speculazione.
Dunque potrebbe essere stato questo sistema che ha permesso alle antiche civiltà di disporre di energia elettrica con cui hanno realizzato le loro opere? L’ipotesi è plausibile, concreta e nonostante tali possibilità, siano oggi precluse per questioni “economiche” sicuramente funzionante e altamente efficiente, certamente il gran numero di indizi, sparsi qua e là non fanno una “prova provata” ma rendono un quadro d’insieme coerente e plausibile anche sotto l’aspetto strettamente tecnico e di realizzazione.
Ora seguendo l’idea ed il progetto “tesliano” sarebbe sufficiente predisporre una adeguata antenna per catturare l’energia della ionosfera e tramite opportuni trasformatori convertirla, sappiamo che il differenziale tra terreno e ionosfera varia dai 200.000 ai 500.000 volt; è vero in quanto ad amperaggio, questo è particolarmente basso, pochi ampere per metro quadro oltretutto in corrente continua, per dare una idea, ricorrendo al classico esempio idrico, potremmo immaginare un larghissimo e profondissimo fiume quasi stagnate in cui l’acqua rappresenta il voltaggio e la corrente l’amperaggio e dove i trasformatori assumono la funzione di una pompa che preleva la corrente-voltaggio aumentandone la pressione-amperaggio.
Seguendo quello che mi ricordo su come si costruiscono antenne, realizzare una antenna per captare a livello “radio” la frequenza herziana della ionosfera richiederebbe una antenna (filare) lunga svariati chilometri, anche volendo ridurne le dimensioni con opportuni “caricamenti” si prospettano problemi tecnici decisamente problematici, quindi la soluzione del problema non va ricercata in ambito “radiantistico” ma piuttosto in un contesto strettamente elettronico, ossia quello di realizzare gli opportuni contatti tra i terminali del “condensatore Terra”, in questa prospettiva sarebbe come predisporre una presa nel circuito elettromagnetico terrestre.
Di seguito presento una serie di immagini che ho realizzato, in parte per dare più sostanza all’ipotesi dello ZED-trasformatore ed in parte per vedere quali potessero essere i problemi realizzativi di questa cosa; a parte le difficoltà strettamente legate alla realizzazione delle bobine per le loro dimensioni e le “forature” della colonna, tutto sommato non sembra che ve siano, pur restando in un approccio elettronico e non radiantistico.

djoser2

Questa elaborazione mostra come sarebbe apparso lo ZED, va detto che si vocifera che originariamente fosse posto al vertice della piramide di Djoser e tra l’altro, sotto l’aspetto architettonico ne avrebbe rappresentato il giusto coronamento, ma poi forse per fragilità strutturale della piramide o forse per questioni belliche sarebbe stato celato all’interno della piramide di Cheope.
Preciso che il progetto non è proprio in scala ed è stato dimensionato all’incirca all’altezza di una persona analogamente come si osserva in alcuni bassorilievi egizi presupponendo che questi in realtà fossero degli elementi intermedi tra lo ZED principale analoghi a quelli che potrebbero essere delle cabine di distribuzione o i contatori.

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Alcuni riferimenti per i più curiosi

https://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_Schumann
http://www.progettomem.it/appr_campinaturali.php?id=8
http://www.progettomem.it/appr_campinaturali.php?id=9
http://www.next.gr/inside-circuits/free-energy-collector-circuit-l5853.html


Fine stesura 17 febbraio 2017

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Informazioni su phoo34

Curioso, impertinente ed irriverente, prendere le cose di petto onde evitare malintesi; come per un buon vino, serietà ma con moderazione. Non uso più Skype/Messanger o similari per questioni di privacy!!! :-(
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4 risposte a Lo ZED

  1. Luciano ha detto:

    Sono stato in Egitto anni fa, e mi sono sempre chiesto cosa fosse lo zed, cosa rappresentasse e a cosa potesse servire, è un geroglifico che si trova troppo spesso nelle loro raffigurazioni. ma è rimasta per me una semplice curiosità
    Poi qualche anno dopo, facendo una ricerca sulla vita di Nicola Tesla ho visto la sua antenna, e da subito l’ho ricollegata allo zed. Potrei dire che per me è stato come un ricordo di una vita passata…

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Luciano, le ipotesi sulla natura e le funzioni dello ZED restano un mistero visto che non sono stati rinvenuti reperti connessi o relativi a questo “oggetto” possiamo solo presumere, ipotizzare, fare degli accostamenti o delle sovrapposizioni con quello che noi conosciamo, ma oltre questo nulla di più; sulle vite passate… bhé è già sufficientemente penosa un’unica esistenza, che mi vine da citare il detto “sbagliare è umano, ma perseverare è demoniaco” …

  2. fabrizio panizzi ha detto:

    Vedi Lampada di Dendera alimentata da un accumulatore energetico (Zed). Inoltre ripubblico una mia teoria da cui si evince che la costruzione delle piramidi di Giza non sono attribuibili agli Egizi, come peraltro scritto dal grande Z.Sitchin.
    03 Maggio 2013
    Dal libro le “Storie” di Erodoto storico del 500 a.c. è riportato un racconto nel quale egli chiedeva ad alcuni sacerdoti egizi quando furono costruite le piramidi dell’altipiano di Giza.
    Risposta: “In un periodo nel quale il sole si era per quattro volte allontanato dal suo corso abituale: due volte sorse là dove di solito tramonta e due volte tramontò là dove di solito sorge”.
    Espongo deduttivamente la seguente mia teoria:
    In un articolo pubblicato su una rivista specializzata pochi anni fa, alcuni astrofisici americani hanno interpretato tale affermazione, come indicatrice dell’inversione di rotazione della terra e tale evento con l’aiuto di computer in dotazione della Nasa, sarebbe avvenuto intorno al 36 mila a.c.  Stabilito con il programma Sky Glob della Nasa attraverso un’intuizione dei ricercatori Bauval e Gilbert che le tre stelle in coda a Orione (Delta, Epsilon e Zeta)riflettevano la loro posizione sull’altipiano di Giza nel 10.450a.c. circa, [durante l’era zodiacale del Leone (vedi Sfinge)], è facile dedurre conoscendo la ciclicità delle precessioni degli equinozi, che per ritornare alla precedente era del Leone sia sufficiente sommare 26.000 mila anni circa, con data finale pari a 36.450 circa.
    Pertanto la coincidenza non mi sembra del tutto casuale e sta a indicare che la loro costruzione risalirebbe a quell’epoca.
    Più precisamente essendo la precessione equinoziale pari a 25.920 anni, la data finale risulterebbe 36.370 a.c.
    Le Piramidi di Giza sono quindi state “griffate” illegittimamente dai faraoni della quarta dinastia e la Sfinge costruita poco prima, non rappresenta Kufuway ma ATON-RA. 
    La mia teoria ha avuto riscontro in un convegno tenutosi a Dubai il 28 gennaio 2015, presenti alcuni studiosi e ricercatori di fama internazionale tra i quali Robert Bauval (Il mistero di Orione) ed il Dr.Mei cattedratico torinese. Ebbene il dr. Mei ha presentato uno studio sull’età delle piramidi di Giza dal quale si evince come data di costruzione il 36.400 a.c. circa, allineata con quella rilevata dal sottoscritto (36.370). La sua ipotesi è scaturita dalla data rilevata intuitivamente da Bauval (10.450), scaturita con la proiezione delle tre stelle di Orione sull’altipiano di Giza, ma non coincidente perfettamente in quell’epoca, ma in quella precessionale precedente datata 36.400 circa, tramite il programma astrofisico della Nasa definito Sky Globe. A tal punto i ricercatori astrofisici che sono scienziati ed il sottoscritto che tale non è, o ci siamo inventati il tutto o come si dice “ci abbiamo azzeccato”. 

    Vorrei inoltre aggiungere un altro particolare: “L’uovo di Assuan” L’uovo di ASSUAN: una prova che cambia la storia delle Piramidi?

    20 luglio 2005
    Questa volta lo scoop di Roberto Giacobbo, presentatore della trasmissione Voyager (Rai 2), sembra davvero eccezionale.
    Sintetizzo quanto si può leggere sulla rivista ufficiale di Voyager.
    Giacobbo si è recato ad Assuan per filmare un uovo di struzzo particolare. 
    L’uovo di struzzo che si trova attualmente al Nubian Museum risale a 4500 anni avanti Cristo, e presenta incisioni che raffigurano struzzi e piramidi.
    Se in effetti quei tre triangolini presenti sull’uovo dovessero essere interpetati come piramidi, ci si troverebbe di fronte ad un bel dilemma. 
    Se le piramidi risalgono a non prima del 2700 a.C., come possono essere state raffigurate da un ignoto viaggiatore nel 4500 a.C.?
    Roberto Giacobbo ha avuto la possibilità di prendere in mano il famoso uovo di Assuan e – meraviglia – ha potuto fotografare e riprenderne l’altra faccia, quella ignota ai media di tutto il mondo.
    Su questa altra faccia vi sono nuovamente tre triangoli, ma questa volta una linea che assomiglia molto al Nilo (qualcuno l’ha interpretata come un serpente).
    “E’ come se un viaggiatore di 6500 anni fa avesse disegnato il panorama che si era trovato davanti”, sempre tenendo presente che tra la datazione ufficiale delle piramidi della piana di Giza e quelle ritratte sull’uovo passano 2000 anni.
    E se l’uovo fosse stato inciso 2000 anni dopo la sua venuta al mondo, è chiaro che in questo caso i dati cronologici sarebbero compatibili.
    Appare improbabile, tuttavia, che ciò sia avvenuto. 
    L’uovo così come lo si può osservare è stato trovato nelle tomba di un uomo sepolto 4500 anni prima di Cristo e LO STRATO GEOLOGICO ERA ESATTAMENTE CORRISPONDENTE ALL’EPOCA DELLA SEPOLTURA!
    Il carbonio 14 inoltre ha confermato l’età del sito e del guscio.
    Le ipotesi sono allo stato due: l’una, quella più prudente, secondo cui l’uomo di 6500 anni fa che ha inciso l’uovo ha voluto rappresentare delle montagne, l’altra, molto più ardita,secondo cui quelle sono le tre piramidi della piana di Giza.
    La storia andrebbe riscritta, e le piramidi – da retrodatarsi di 2000 anni -sarebbero opera di una civilità a noi ancora sconosciuta.

    Fabry Panizzi

    • phoo34 ha detto:

      Ciao Fabry, grazie per il tuo contributo, per quanto riguarda tutto ciò che hai detto, ormai è assodato che l’archeologia ufficiale è per così dire “fuori squadra” e quanto asserisce è basato su assunti che nella migliore delle ipotesi sono errati; quello che riferisci di Erodoto, è particolarmente interessante perché sembra riferirsi a quanto descritto nel libro perduto di Enki, il diluvio universale o meglio descriverebbe gli effetti di tale evento.
      Brevemente, quel diluvio sarebbe stato causato dallo slittamento della calotta polare (artica o antartica) in quello che era un oceano che oltre a causare il mega-tzunami, probabilmente causò al contempo un repentino cambiamento dell’assetto terrestre, quello che alcuni ricercatori definiscono con “dislocamento della crosta terrestre” causandone il rovesciamento, quindi coerente con il sole che sorge a “rovescio”, per altro, mi sovviene evidenziare una altro fatto, è risaputo che il simbolo della svastica in molte culture è considerato un simbolo solare o meglio rappresenterebbe il moto apparente del sole, e se si facesse una ricerca sulle diverse sue raffigurazioni si osserva che in talune di queste, il simbolo è rovesciato, quindi un altro indizio coerente con il de relato di Erodoto e e con quanto esposto da Sitchin.
      Non che io sia un “seguace” di Sitchin, ma ho trovato davvero illuminante la lettura del libro citato prima, perché sotto l’aspetto cronologico descrive gli eventi in modo dettagliato, coerente e sufficientemente esaustivo, anche se sotto l’aspetto crono-grafico resta abbastanza vago e nebuloso seppure astronomicamente da delle indicazioni, ma sappiamo che nei cicli celesti, le ere si ripetono, quindi presupponendone una giustezza, temporalmente gli eventi potrebbero essere accaduti a uno o più multipli di questa scala temporale perciò risalire a epoche assai più remote e antiche.
      Per quanto riguarda le testimonianze sull’uovo, bhé è uno degli elementi che concorrono a mettere “fuori squadra” l’archeologia ufficiale, come gli oopart, rinvenuti praticamente in ogni angolo della terra, sempre che la sfera terrestre posa avere angoli.

      Ancora grazie per il tuo apporto.

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