Bollettino 11/05/2014

  • Domande e richieste di informazioni
    Comprendo che non tutti seguono il blog in modo assiduo e sovente molti visitatori provengono da link di motori di ricerca o da fonti differeti e seppure in modo veloce danno una letta al relativo post che suscita, per fortuna un minimo di curiosità ed interesse che si concretizza poi in domande e richiestedi informazioni; la sezione dei bollettini è stata aperta giust’appunto per questo motivo, detto questo, non posso e comunque voglio duplicare risposte e informazioni sugli argomenti già trattati, se non esclusivamente per aspetti e chiarimenti che risultano essere nuovi.
    Quindi consiglio la consultazione dei predecenti “bollettini” ed comunque dato che questi sono relativi a quesiti e domande formlate dal modulo “Domande & @mail” ove è possibile sottoporre le istanze in foma riservata, suggerisco la consultazione anche i commenti e le risposte date nei rispettivi interventi.

    Ringrazio comunque tutti coloro che mi hanno scritto.

  • I geoglifi del Sinai
    Per Roberto, Stefano, Annalisa, in modo differente avete posto la questione dell’origine dei geoglifi e della loro “datazione o databilità”; è vero seppure lo scopo o gli scopi di questi artefatti restano un mistero è evidente che questi sembrano avere una stretta connessione con i complessi piramidali presenti nell’area egiziana e sopraturro con quello della piana di Ghiza.
    Le sabbie del deserto si sono rivelate un ottimo “sistama di conservazione” però, per quanto riguarda la databilità di queste strutture è limitata dal metodo del carbonio1, che se su scala geologica fornisce delle importanti informazioni, su quella unana o comunque storica risulta falsante considerato l’ampio “range” di questo metodo di datazione.
    Va aggiunto anche che essendo molte strutture realizzate im pietra, le difficoltà di datazione di queste risulta ulteriormente difficoltosa e le indicazioni di una possibile collocazione temporale dipende più da riferimenti storiografici e culturali che non da riscontri strettamente schentifici e di laboratorio, almeno per i mezzi d’indagine attualmente disponibili.

    Comunque per quanto riguarda ciò che ho detto sui geoglifi, si tratta di una personale teoria, teoria che va approfondita con una ricerca sul campo; però considerando che l’enorme quantità di geoglifi presenti sia sul territorio egiziano ma sopratutto nell’area della penisola del Sinai (area grigia di collocazione di competenze nazionali) e non solo, visto che strutture simili sarebbero presenti anche in aree della mongolia, non se ne sente parlare ne la divulgazione ufficiale ne fa il minimo accenno, figuriamoci quale e a che livello può essere l’interesse di approfondire con una ricerca seria l’origine e gli scopi di queste strutture.

    Per Antonio, come per i geoglifi, anche lo scopo e le funzioni dei complessi piramidali restano avvolti dal più fitto mistero, se conoscessi le risposte, probabilmente, per quanto mi riguarda, si prospetterebbero due differenti scenari, nel primo sarei uno tra i primi “egittologi” con tanto di blasoni e riconoscimenti nazionali ed internazionali, nel secondo uno dei tanti “pazzoidi” emarginati dall’establishement che inevitabilmente scivolano nel gorgo del complotto.
    Comunque, posso ripetere in modo stringato e sintetico quello che ritengo e sempre in via di ipotesi, ciò che ho teorizzato sia sulle piramidi e sulle strutture geogligiche di cui ho detto in precedenza; ritengo che nel complesso questi artefatti abbiano una stretta correlazione tra loro il cui scopo potrebbe essere in funzione di una qualche forma energetica ancora a noi sconusciuta, forse una qualità ignota dell’energia eletrica, elettromagnetica oppure geomagnetica, che, in modo proditorio ho denominato “geotronica” ossia una sorta di elettronica geologica o se si ga riferimeto allo stretto significato del termine geos terra, sia in senso generico che planetario e questo apre una ulteriore “porta” su una molteplicità di teorie new age più o meno valide.
    Sulle strutture interne delle piramidi, non so che dire, da quello che mi risulta, non è stata rinvenuta una piramide che abbia cinucoli, stanze o vani interni identici ad un’altra, quindi si presume che ognuna di queste dovesse avere scopi e funzioni differenti ed unici, altrimenti si avrebbe un “modello” interno più o meno standardizzato, facilitando oltremodo la comprensione e le utilità delle piramidi.
    Se posso permettermi un po di autoreferenzialità, ti suggerisco di leggere gli interventi correlati che ho pubblicato, tieni comunque presente che nel complesso tutti i post del blog sono “legati” da più di un filo comune.

  • Il magnete di Tesla
    In molte persone mi hanno chiesto maggiori informazioni su questo particolare e pressoché misconosciuto “ritrovato” di Nikola Tesla, quello che posso dire è che quest’invenzione come molte altre realizzate da quello che è stato in differenti occasioni definito come “colui che inventò il futuro” e penso che lo sia ancora oggi, restano un segreto, probabilmente, per coloro che sono avvezzi al mondo “brevettuale”, rientrano e resteranno coperti dal segreto industriale ancora per molti molti anni, perlomeno fino a quando determinati assunti resteranno come fondamento dell’assetto sociale umano; comunque nella specificità del “magnete” o più precisamente di un eventuale metodo di magnetizzazione scoperto da Tesla è possibile che ci si sia imbattuto, non a caso, considerando la genialità di quella mante, il suo doveva essere un esperimento pensato, studiato ed approfondito, l’unico aspetto inaspettato è ciò che ne stato il risultato dell’esperimento, mi permetto di fare una parallelismo con l’esplosione della prima bomba atomica, il cui risultato ed effetti inaspettati portarono Oppenheimer a riportare un passo del Bhagavad-Gita “Io sono diventato Morte, distruttore dei mondi“, così Tesla nel procedere nel suo esperimento, pur immaginando o in parte prevedendo l’eventuale risultato, ne ignorava la portata.
    Quello che posso ulteriormente riportare di questo specifico argomento è che pur avendo “cercato informazioni” nel sito dell’F.B.I., da quanto riportato dalla specifica sezione, risulta che l’ufficio non dispone di alcun materiale circa l’inventore naturalizzato statunitense, ne materiale di alcun tipo relativo ad invenzioni o ritrovati; ma daltronde, ricollegandomi a quanto detto prima, sotto il rofilo “brevettuale” se effettivamente questa invenzione come le altre rientrano nel segreto industriale, questi vi resteranno ancora per molto tempo, oltremodo, in considerazione dei disposti del N.I.P.S.O.S., anche sotto segreto militare.
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