Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 2

Per iniziare questa seconda parte dell’intervento e completare quanto avevo esposto nella precedente, considerando la longevità annunaka rispetto quella umana, il parallelo tra gli scienziati biologi che usano i moscerini della frutta per studi genetici e gli dei creatori delle umanità, è cosa azzardata? Il rapporto della longevità umana e quella del moscerino della frutta non è forse molto simile?
Ho usato volutamente il termine umanità al plurale perché di fatto queste sono più di una, perlomeno tre o quattro; per la precisione il primo essere fu il Lulu, l’essere preposto al lavoro, poi, fu creato il lavoratore intelligente capace di riprodursi, poi l’umano civilizzato, d’appresso l’ibrido annunako/umano.
Sempre con la prospettiva da terrestre, questo già di per se lascia intravvedere quali e quanti “casini” possano aver creato sul loro pianeta, come questa evoluzione terrena rispecchi, seppure idealmente, la struttura sociale su Nibiru e come questa sostanzialmente sia l’infrastruttura portante di tutte le civiltà e culture terrestri del passato ed hai mé, come questa tutt’oggi anche se con nomi e strutture differenti ricalcano e perpetuano il medesimo schema.

Ma veniamo a noi; in questa seconda parte dell’intervento prendo in esame il contenuto della seconda tavoletta, nello specifico la parte che riguarda la palingenesi del sistema solare; a parte quelle che sono di fatto delle rivelazioni sulla diversa cronologia della formazione dei pianeti rispetto quanto l’astrofisica ci dice, si propone un aspetto che posso sintetizzare con cronologico documentale.
Mi spiego meglio esponendo di seguito; nella tavoletta viene specificato che ai primordi, Apsu, cosi viene chiamato il Sole, non aveva pianeti e questo è decisamente in antitesi col la teoria nebulare comunemente accettata dalla scienza, a parte questo, si dice anche chiaramente che Nibiro era un pianeta vagante e al tempo non era ancora entrato nel campo gravitazionale del sole, ne era del tutto formato, o meglio era la metà della massa che avrebbe attualmente, quindi, la domanda che sorge è come e su quali basi i nibiruniani hanno costruito questo modello visto che, proprio in virtù dell’asserzione fatta nelle tavolette, all’epoca Nibiru era ancora un pianeta vagante e non ancora quello che poi divenne?

Devo fare una digressione di approfondimento tralasciando per il momento la questione del sistema solare, proprio a seguito del precedente punto, questa potrà apparire particolarmente fantasiosa, ma non del tutto campata in aria, ne tanto meno impossibile o implausibile; considerando la possibilità che l’universo sia un proliferare di vita e che queste possono essere antecedenti anche di qualche miliardo di anni la nostra.
Visto che nelle tavolette si dice chiaramente che Nibiru entrando nell’area di influenza del sole, raddoppiò la sua “faccia” (diensioni) è conseguente ipotizzare che non vi erano ancora forme di vita, seppure ne portasse i “semi”; quindi, chi poté essere testimone della nascita e crescita del sistema solare?

Volendo far un tuffo nella fantascienza, mi sovviene fare una ipotesi; se di fatto vi furono “testimoni” di questi eventi, potrebbe essere che in realtà, Nibiru fosse una astronave interstellare di una civiltà di un altro sistema solare morente?
Nelle tavolette si racconta che Nibiru era “figlio” di un altro padre, (sole) non viene specificato molto di più, quindi restando in ambito fantascientifico, una civiltà di un sistema solare morente potrebbe aver costruito una astronave di dimensioni planetarie per dirigersi verso un sistema solare in formazione per garantire la sopravvivenza della propria civiltà e della propria specie?
Stando a quanto l’astrofisica ci insegna, di fatto nelle profondità spaziali regna il gelo pressoché assoluto, ipotizzando quand’anche una attività vulcanica autoctona di qualsiasi corpo celeste che non sia una stella, su una scala “planetaria” questo si raffredderebbe rapidamente, ora, visto che viene detto che Nibiru è, o meglio era un pianeta vagante, cosa potrebbe garantire e mantenere attivi i fenomeni di fusione al suo interno e l’attività vulcanica?
Non vi sono fenomeni di maree gravitazionali dovuti ad altri corpi celesti compagni; quindi è illogico presupporre che nel nucleo di Nibiru vi fosse o vi è una sorta di motore a fusione.
A questo punto però si apre una porta che ci porterebbe a scantonare eccessivamente dall’argomento principale; mi permetto solo di accennarlo brevemente poiché il tema è stato già trattato nel blog come tema e in diversi interventi ne è parte integrativa; dunque, Nibiru potrebbe essere cavo e ciò che ci appare o apparirebbe come la sua superficie, essere il guscio dalla duplice funzione, come protezione dai raggi cosmici e dagli asteroidi ed al contempo utile per l’acquisizione di materiale e minerali interstellare?

Torniamo alla formazione del sistema solare secondo il libro perduto di Enki, Apsu (il sole) era dunque già formato, perciò quello che restava del materiale e delle polveri presenti nel disco di accrescimento era già stato allontanato e disperso ai confini o verso i confini di influenza della stella “dall’esplosione” di innesco della stella medesima; ora però sorge il dilemma di come i pianeti si possano essere formati vista la “penuria” di materia.
Vediamo di raccapezzarci un pochino e col ragionamento proviamo a estrapolare, seppure in via di ipotesi, quali processi si siano innescati; sappiamo che la nostra stella, tra l’altro tra le più piccole, è sostanzialmente un “deposito incendiato” di idrogeno al 74% e di elio al 25%, quindi il materiale più diffuso nelle “vicinanze” della stella quindi non essendo entrato nel processo di formazione della stella come gli altri materiali fu disperso.
A questo punto si innescano i fenomeni gravitazionali del sole e quelli opposti generati dal vento solare che nella sostanza avrebbero creato fasce di risonanza in cui i materiali precedentemente dispersi andavano, per cosi dire “sedimentandosi” e stratificandosi, per natura, distanza, quindi tenendo presente che dalla nascita o dalla morte di una stella si formano molti elementi, tra i più comuni vi l’ossigeno, ma anche l’oro, questo ossigeno combinandosi con l’idrogeno all’interno della fascia di risonanza avrebbe dato origine a Tiamat, presumibilmente un pianeta che oggi potremmo classificare come Gioviano caldo, le cui dimensioni probabilmente erano il triplo, quadruplo o forse anche molto di più di quelle di Giove, questa considerazione è conseguente il fatto che nelle tavolette viene detto che Apsu il sole, la creò come sua sposa, quindi per poter essere una degna compagna, le dimensioni dovevano essere adeguate.
In seguito creò Mammu (Mercurio?) come suo messaggero e quindi lo dono a Tiamat, tralasciando il modo pittoresco e romantico della descrizione, si evince che il secondo pianeta formatosi finì per abbandonare l’orbita di formazione per entrare in quella di Tiamat divenendone il satellite.
Sempre in modo figurativo e romantico Apsu, volle regalare l’oro a Tiamat, a finché solo essa lo detenesse, cosa si vuole intendere con questa suggestiva immagine?

Potrebbe essere ipotizzabile che in un linguaggio “tecnologico scientifico” questo si riferisca ad un evento eccezionale e raro nelle dinamiche solari in cui parte dell’oro formatosi dalla sua nascita sia ricaduto per gravità sul sole ed in seguito ad un brillamento, espulso nello spazio ed attratto dalla gravità di Tiamat?
La frase in cui si dice “i due mischiarono le loro acque per generare figli divini” sta ad indicare che dalla particolare inimmaginabile, immane espulsione di massa coronale, dalla materia solare, parte di quella di Tiamat e dall’onda d’urto in altre fasce di risonanza, si formarono i nuclei primordiali dei due pianeti che conosciamo come Marte e Venere.
Sempre a seguito di questo evento davvero unico per portata e dimensione, prima che la formazione di Marte e Venere fosse completa, l’onda d’urto creò Saturno e Giove, dalla interazione gravitazionale tra Saturno e Giove si formò An (Urano) e di seguito, presumibilmente a seguito del cambio di orbita di Urano, nella stessa fascia si creò Antu.(Nettuno)
Circa la creazione di Gaga, ossia Plutone, si resta nel vago, si dice soltanto che originariamente era il satellite di Saturno, da questo ne consegue che all’epoca non aveva anelli, e quindi si sarebbe formato nella sua orbita, a parte questo particolare, la genesi del sistema solare, attesterebbe che la Terra fu l’ultimo dei pianeti che si crearono e che essa differì nei modi di formarsi da tutti gli altri pianeti e che quella che chiamiamo fascia degli asteroidi di fatto non esisteva ancora.

In relazione al consolidamento della formazione dei pianeti, delle loro dimensioni e dei relativi campi gravitazionali, le loro orbite non essendo ancora stabili, cominciarono ad entrare in risonanza e dissonanza tra loro creando interferenze nell’orbita di Tiamat e causando la formazione di asteroidi e planetoidi nei suoi pressi, stando a quando le tavole riportano, erano undici corpi celesti tra cui il più grande era Kingu, ossia la nostra Luna e forse, tra questi anche “3753 Cruithne” un asteroide considerato semi satellite della Terra.
La narrazione degli eventi seppure in forma allegorica, far presupporre che la natura originaria della Luna era radicalmente differente da quella odierna, se figurativamente gli altri pianti si domandano come Tiamat potesse aver concesso a Kingu un “potere” pari di quello di An, (Urano) è evidente che doveva possedere una massa, un campo magnetico e gravitazionale particolarmente potente tale da trascinare con se gli atri asteroidi e planetoidi che si erano nel frattempo formati a seguito delle perturbazioni gravitazionali degli altri pianeti che conseguentemente lo avrebbero attratto.

A questo punto della narrazione, fa la sua prima apparizione Nibiru, tralasciando la raffigurazione allegorica, in sintesi racconta come il pianeta catturato dal sistema solare, iniziò a “rimbalzare” tra i vari pianeti ed essere via via sospinto ed attirato verso il centro del sistema solare ed attratto ancor di più dalla gravità di Tiamat; tornando per un attimo all’ipotesi che Nibiru sia una astronave, è plausibile che i “rimbalzi” tra i vari pianeti fosse in realtà una rotta di intercettazione?
Come ho detto l’ipotesi è fantascientifica, però il passo in cui si descrivono gli eventi, lasciano ben poco da immaginare qualcosa di diverso di una astronave che di fatto si trova in rotta di collisione con un pianeta gigante; il posizionare sulla sua testa “Ciò Che Pulsa” e “Ciò Che Irradia”, da un lato “Ciò Che Colpisce” e dall’altro “Ciò Che Respinge”, è la descrizione di strumenti che solo nei film di fantascienza si possono vedere, ossia raggi fotonici, raggi laser, missili, scudi deflettori, cosa che per quanto possa essere anche immaginato come fenomeni naturali, sarebbero ancor più incredibili dell’ipotesi fantascientifica.
Nibiru era in rotta di collisione sia con Kingu che con Tiamat, tramite “Ciò Che Colpisce” e di “Ciò Che Respinge” alterarono la traiettoria di Kingu, evitando l’impatto, cosa diversa per Tiamat, l’impatto non sarebbe potuto essere evitato, la descrizione degli eventi parla dei un “incantesimo” lanciato da Nibiru a Tiamat, che la lacerò dall’interno, “dapprima la fece gonfiare e poi quando aprì la bocca le lanciò una freccia lucente, un raggio divino” che le strappò il soffio vitale.
Se questa non è la descrizione di un evento “naturale” allora forse la fiaba più fantasiosa e surreale dovrebbe assurgere a sacro testo, perché di fatto e seguendo quelle che sono le leggi della fisica, due pianeti in rotta di collisione, inevitabilmente, per quanto possano avere un campo magnetico di segno opposto sono destinati a scontrarsi e a distruggersi a vicenda, se ciò non è accaduto, è perché seguendo la semplice logica deduttiva, uno dei due non era un pianeta.

Un particolare che solleva perplessità e sopratutto la natura di Kingu, questo assieme agli altri satelliti di Tiamat vengono catturati dalla gravità di Nibiru, ma solo Kingu ne fu respinto, ora volendo fare alcune considerazione sull’origine di Kingu, è forse plausibile che l’originaria natura e costituzione del “satellite” fosse di una qualche forma di primordiale antimateria originata e prodotta dalla nascita del sole?
Considerando il “sacro terrore” degli altri pianeti che avevano nei suoi confronti lascerebbe intendere che forse la risposta sia positiva, ed altrettanto, spiegherebbe il perché la Luna odierna sia radicalmente differente e diversa (almeno da quello che ne sappiamo) rispetto la descrizione fatta.
Quindi, è plausibile che l’antimateria lunare sia annichilita e abbia trasformato la luna in qualcosa che sostanzialmente è un ammasso di polvere compattato?
Tornando alla genesi del sistema solare, Nibiru torna o si dirige verso l’esterno del sistema solare, probabilmente, restando nell’ipotesi della nave spaziale, in parte per rallentare la propria velocità, ed in parte per acquisire gradualmente un’orbita stabile nel sistema planetario, la Luna resta in orbita attorno a ciò che restava del pianeta Tiamat che per quanto devastato manteneva un suo centro gravitazionale.
L’orbita di Niburu non essendo ancora stabile ed allineata con quella dei pianeti autoctoni, lo riporta nuovamente verso l’interno del sistema solare, restando nell’ipotesi “astronave” si può desumere che i suoi “occupanti” coscienti della possibilità che Tiamat si potesse “coagulare” nuovamente in pianeta, e quindi destabilizzare nuovamente l’intero sistema; sorvolando sulla poca chiarezza di questa parte del testo, parte del materiale del pianeta fu trasportato in quella zona spazio definita come “Bracciale Martellato” o fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove, per altro questo raggio orbitale segna in primo luogo il limite estremo della fascia abitabile, (almeno per le forme di vita che conosciamo) e in secundis, l’area in cui le forze gravitazionali tra Giove e idealmente quella del Sole, impediscono l’aggregazione delle rocce in corpi coesi aumentando la velocità orbitale ed in ultimo, in chiave “meccanica” quello che si potrebbe definire per analogia di principio, il peso che viene agganciato al cerchione delle ruote per bilanciarne la rotazione complessiva.

Restando alla descrizione di come fu creata la terra, anche in questa non si può non ravvedere una certa “tecnologia”, un progetto ben preciso, perché la Terra risulterebbe l’unico dei pianeti del sistema solare ad essere stato “costruito” quindi in termini più semplici e chiari, di fatto un pianeta artificiale; decisamente sconvolgente ed al tempo stesso ipotesi affascinante sotto tutti i punti di vista e non solo per quanto si prospetterebbe, ma anche, e questo sembrerebbe coerente con quelli che sarebbero i piani di una civiltà che oltre ad essere avanzata al di la dei qualsiasi immaginazione, avrebbe una longevità, che come ho detto al principio di questa seconda parte è paragonabile alla nostra longevità rispetto quella del moscerino della frutta che è di sole due settimane.

Questo video può dare solo per approssimazione il senso delle dimensioni dell’universo ed aggiungo anche una citazione; purtroppo non ricordo quale ricercatore e scienziato l’abbia detta, ma forse in questo caso conta più l’essenza che la nozionistica, la frase che da il vero senso al termine universo è questa “l’universo visibile sta all’universo, come un atomo sta all’universo visibile“, quindi possiamo comprendere quanto è grande la nostra grandezza.

Prosegue – Terza parte →


Fine stesura 7 aprile 2016

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