Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 3

In questa terza parte dell’intervento, voglio provare ad inquadrare meglio particolari ed affermazioni che dalle tavolette emergono e vedere, se è possibile trovare riscontri ed evidenze che possano essere se non conferme di questa o quella asserzione, quantomeno elemento indiziario di una loro plausibilità.

Prima di entrare nella specificità, penso di dover aggiungere qualcosa a quanto esposto nella seconda parte, sia come completamento che come elemento da tenere in considerazione come elemento di “fondo”; riportando in modo più esteso una annotazione fatta sulla versione PDF del libro che evidenzia una strana, definiamola “coincidenza”; mi riferisco alla forte similitudine tra la rotta intrapresa da Alalu per giungere sulla Terra e il tragitto di Nibiru che lo portò, perlomeno idealmente nella stessa porzione di spazio dove in seguito si “formerà” la terra; Come ho detto il tragitto di Nibiru è in sostanza lo stesso tragitto che Alalu ed Enki fecero per raggiungere la la Terra.
Ora questo particolare risulta incoerente con l’assunto di Nibiru pianeta, quindi, pur restando in questa ottica, sorge domandarsi sul come potrebbe un pianeta, per quanto attratto o influenzato dalle gravità dei pianeti che incontra sul suo cammino, non collidere o entrare nell’orbita, perlomeno dei più grandi Saturno o Giove?
Tra l’altro se si tiene in considerazione che Nibiru è o meglio sarebbe stato un pianeta vagante, la velocità relativa sarebbe stata davvero elevata e per elevata si intende migliaia di chilometri al secondo, tanto per dare una dimensione, la velocità di una pallottola si misura in metri al secondo e questo dovrebbe darne il rapporto tra le grandezze di massa, energia, inerzia ecc. ecc. di Nibiru, delineando di fatto l’ininfluenza delle forze gravitazionali, se non dello stesso sole, quantomeno dei pianeti come Giove e Saturno sulla sua traiettoria, considerando che tra l’altro il pianeta vagante avrebbe raddoppiato le sue dimensioni acquisendo materiale, approcciando il sistema solare. (ipoteticamente materiale presente nella nube di Oort)

Considerando che un pianeta vagante assume una traiettoria lineare e conseguente l’espulsione dal sistema planetario originario, per altro ricevendone una accelerazione molto potente dovuta all’effetto fionda tale che l’energia impressa gli permette di sottrarsi o sfuggire all’influenza del proprio sistema solare, quindi, una velocità relativa elevata, talmente levata che pur in presenza di un campo gravitazionale del sistema solare incrociato (il nostro in questo caso) questa avrebbe il solo effetto di alterare più o meno lievemente la traiettoria originaria e quindi sfuggire alla sua influenza, analogamente a ciò che accade alla luce quando viene deviata da un campo gravitazionale; tutto questo nell’ipotesi che la traiettoria del pianeta sia tangente quella del sistema solare.
Cosa diversa se questa traiettoria fosse più o meno perpendicolare alla gravità del sistema solare cui approccia, in questo caso, in funzione della gravità, la velocità relativa dell’oggetto avrebbe un ulteriore incremento, quindi una maggiore stabilità nella propria rotta; dunque, tenendo buona la natura planetaria di Nibiru, come potrebbe questo “intruso” di fatto descrivere un vero e proprio zig zag tra i pianeti il cui destino era quello di “distruggere” o meglio neutralizzare le “forze reazionarie” di Tiama e dallo “scontro” con essa, uscirne indenne e immutata traiettoria?
Sinceramente si ha la sensazione di avere a che fare con gli stessi fenomeni che hanno guidato la “pallottola magica” della Commissione Warren, senza tirare in ballo, i “Ciò Che Pulsa, i Ciò Che Irradia, i Ciò Che Colpisce e i Ciò Che Respinge”, che seppure ne si vuole dare una spiegazione naturalistica, non farebbe che aumentare la già, di per se, assoluta improbabilità.
Da quanto esposto, per quanto fantascientifico o fantasioso possa essere, emergerebbero indizi che il pianeta Nibiru sia tutt’altro che un pianeta, perlomeno un pianeta come noi intendiamo il concetto di pianeta.

Effettivamente l’aggiunta è stata lunga e a tratti complessa, ma ritengo sia tata necessaria a completare il quadro ed evidenziare le incoerenze.
Facendo un passo indietro, vediamo di inquadrare meglio quanto riportato nel Libro perduto di Emki; stando al de relato del racconto di Alalu fatto da Eki, una volta superato il “bracciale Martellato” il primo pianeta che incrocia è Lahmu, (Marte) Alalu, lo descrive come marrone rossastro, di più non dice, era intento nel raggiungere il suo obbiettivo, quindi tirò diritto, ma comunque in seguito lo stesso Emki ne fa una descrizione dettagliata in virtù di un atterraggio di emergenza; descrive Marte come un pianeta con basso campo gravitazionale, lo descrive come pieno di colori, con le calotte polari, all’equatore spiccavano colori bruni e rossastri, fiumi e laghi scintillavano.
Ne analizzò le acque che risultarono potabili, l’aria o forse l’atmosfera non era sufficiente, non dice se fosse respirabile o meno, si desumerà che lo sia in seguito, in quanto su Marte fu insediata una stazione di transito.

Tornado ad Alalu, la descrizione che fa della Terra è dettagliata e precisa, ed è proprio da questa che possiamo desumere diversi elementi di riscontro della narrazione; Alalu descrive la Terra più piccola rispetto Nibiru, quanto più piccola sia, non lo dice, però dice che il campo gravitazionale è più dolce rispetto il “pianeta natale” ed anche questo elemento, seppure a grandi linee, permette di avere un elemento quantificabile, descrive le turbolenze atmosferiche e denota i confini delle terre descrivendo in modo preciso ed inequivocabili tre regioni, le calotte polari sono molto estese, presumo che il riferissi di Alalu alla zona centrale sia da intendere la regione tropicale, quindi altro elemento di riferimento estremamente preciso.
Anche la descrizione di Enki non lascia dubbi nel descrivere la Terra ricoperta per due terzi dai ghiacci, anche se oggettivamente dice “due terzi del pianeta erano di colore bianco”.

Vediamo dunque di mettere a fuoco questi elementi, tralasciando per il momento la questione dei rapporti di dimensione tra Nibiru e Terra, Alalu descrive le terre divise in tre regioni e questo elemento ci porta molto, molto indietro nel tempo, a complemento di questo dato vi è la descrizione di estese calotte polari tali da rendere libera dalla “neve”, solo la fascia centrale, quindi quella tropicale; tenendo conto di questi elementi, è del tutto inevitabile che le lancette del tempo debbano essere spostate indietro nel tempo su scala geologica, ad un epoca che si colloca approssimativamente tra l’ordoviciano, ossia 485 milioni di anni fa e il permiano, 299 milioni di anni fa.
Aldilà della sorprendente evidenza, questo solleva un ulteriore incoerenza per quanto concerne la contestualizzazione temporale che viene fatta delle vicende annunake, visto che queste vengono fatte risalire a millennio più, millennio meno a 15/30 mila anni fa; qualcosa non quadra, stando a questi rilievi è evidente che la discrepanza temporale non può essere considerata una “svista” o nella peggiore delle ipotesi una manipolazione.
Perché di questa, definiamola “illogicità”? Come ho esposto nella prima parte di questo intervento, i dubbi sul perché un essere che dispone di una tecnologia avanzata, fosse anche solamente pari a quella che sto usando io in questo momento o comunque, analoga alle tecnologie attuali, dovrebbe ricorrere ad uno scriba, per altro, un essere inferiore e non appartenente alla propria specie, seppure “imbastardito”?
Forse l’intento è proprio quello di manipolazione dell’essere e della cultura che poi inevitabilmente deriva e consegue da questo tipo di documentazione?
Lasciando ancora in sospeso questo aspetto “dietrologico” rimaniamo a quanto viene esposto, saltando la parte del resoconto delle peripezie per l’estrazione dell’oro dall’acqua, che si rivela certo, non fallimentare ma, sicuramente deludente nelle aspettative, si scopre che nell’Abzu, identificato come il Sudafrica vi sono enormi depositi di oro, ora restando comunque a quanto è esposto e seppure la tecnologia utilizzata non fosse adeguata all’estrazione dell’odo dalle miniere, come è possibile conciliare il fatto che i minatori nibiruniani si, della fatica, ma anche del caldo?
Eppure si asserisce che all’epoca la Terra era in una era glaciale le cui calotte si estendevano appena al di sopra della fascia tropicale, quindi, l’area dell’Abzu doveva trovarsi forzatamente al disotto della calotta antartica che avrebbe dovuto avere una elevazione molto superiore a quella odierna solo immaginabile.

Anche qui, possiamo fare i “malpensanti” ed ipotizzare che quanto riportato sia fuorviante?
Mi spiego meglio, considerando l’importanza che l’oro aveva o che magari ha tutt’ora per la salvezza di Nibiru, considerando che da questo oro, non dipendeva solo il destino di Nibiru, ma anche il destino della reggenza del suo trono, è possibile che questa sia una forma di depistaggio, non tanto per gli umani civilizzati o per i lavoratori, ma piuttosto per eventuali competitor al trono?
Certamente il Sudafrica, almeno inteso come attuale nazione o regine geografica, è ricca di giacimenti di oro e diamanti, ma se diamo un occhio alla mappa della Terra riferita almeno a 200 milioni di anni fa, la parte più estrema dall’Abzu, non è quell’area definita come Sudafrica, ma bensì quella che diverrà la punta estrema del Sud America.

Restando sempre in quelle che volutamente ho definito incoerenze, riferendomi alle creature osservate da Enki nelle foreste dell’Abzu e candidate alla manipolazione genetica per dare origine, dapprima al Lulu e poi i vari ibridi, fermo restando l’estensione delle calotte polari, come potevano esserci foreste, per altro, popolate da quella che ne è la descrizione data sarebbero stati degli ominidi? Questo, aldilà delle manipolazioni genetiche, attesterebbe che una forma di ominide fosse presente già in una epoca, cosa che comunque sovvertirebbe se confermata, non solo l’intera impalcatura delle scienze paleontologiche, ma anche tutto quel castello su cui si fonda la conoscenza umana.
Per altro, avevo già prospettato la possibilità dell’esistenza di ominidi, seppure non specificatamente umani in un lontano passato, mi riferisco a quella che sembra essere una prova dell’esistenza di questi esseri ed il cui reperto sarebbe lo scheletro rinvenuto a Guadalupe nell’ottocento risalnte a ben 28 milioni di anni fa, che comunque già di per se è un bel “postdatare”, ma che rispetto ai perlomeno 200 milioni prospettati nel libro di Enki è un nulla.

Voglio precisare che ho usato il temine incoerenza, invece di incongruente, perché di fatto seppure spesso ed erroneamente i due termini vengono usati come sinonimo, di fatto non lo sono, specifico questo perché ciò potrebbe dare adito a fraintendimenti e incomprensioni, sopratutto circa quello che è la mia esposizione delle mie osservazioni sullo specifico testo; come ho detto, il libro è o sarebbe la traduzione di testi “stampati” su tavolette di argilla, la cui integrità è spesso discutibile, quindi quello che ho definito “raccordo” tra parti mancanti, viene fatto in ambito logico e sintattico, per altro di una scrittura “primitiva e primordiale” quindi ritengo che le possibili incoerenze siano conseguenti proprio questi “raccordi”, incongruenza invece è qualcosa che non ha spessore, facilmente controbattibile, facile da smentire e confutare, nello specifico testo, di incongruenze vere e proprie non ne ho trovate, forse passaggi confusi e nebulosi nella esposizione.

Chiusa la parentesi, torniamo a quelle che ripeto sono incoerenze, come ad esempio il fatto che vi sarebbero state specie volatili, ora, pur presupponendo questo, come sarebbe stato possibile questo fatto; la paleontologia ci dice che, l’unico essere “volante” che poteva essere vagamente paragonato a qualcosa che vola, è una sorta di lucertola, che più che volare, planava analogamente a come fa un “moderno” scoiattolo volante.
Eppure Enki, ordina di separare pesci e volatili commestibili da quelli non commestibili e rinchiuderli in gabbie protette per garantire vettovaglia sufficienti per gli “eroi”; volendo fare un volo pindarico, possibile che l’appetito di questi eroi era cosi grande che si sarebbero mangiati tutti volatili allora esistenti? Ok ed allora che fine avrebbero fatto quelli cattivi?
Prendiamo un altro elemento incoerente che emerge dalle tavolette; considerando che le competenze degli eroi di Nibiru mandati sulla Terra possono essere assimilate a quelle di personale tecnico scientifico, per altro con una, seppure diversa formazione astronautica, sorge spontaneo chiedersi come potessero ignorare quello che viene definito moto apparente del sole, ma più in generale degli astri ed essere spaventati per il susseguirsi del giorno e della notte, potevano esserne sì stupiti e meravigliati visto che questo fenomeno su Nibiru, almeno per quanto riguarda quello relativo al sole non ci sarebbe o sarebbe talmente poco evidente data la distanza dal sole, ma per quanto riguarda il resto degli astri?
Forse il “pianeta Nibiru” non ruota su di un asse?

Riprendendo per un attimo quanto detto circa la struttura sociale su Nibiru, quindi quello che potrebbe essere il sistema didattico complessivo, idealmente e per assonanza essere qualcosa di somigliante per metodo e struttura alle scuole vediche?
Sotto questa prospettiva, l’ipotesi pare plausibile e coerente e quindi, pur avendo competenze specifiche magari di elevatissimo profilo ma “settarizzate” per mansione o “casta”, ignorare o non conoscere cose che esulano dal proprio specifico ruolo, perciò, si, paradossalmente il pilota di una navicella spaziale era abile nel pilotare velivoli spaziali ed al contempo ignorare tutti quegli elementi che esulano dalla specificità della fisica, dell’aerodinamica, ecc. ecc., Veglio anche fare una piccola ma forse importante precisazione, che avvallerebbe anche l’ipotesi di una forma di “ignoranza di ritorno” che potrebbe contribuire a comprendere questo aspetto; tenendo come assunto che la società nibiruniana sia altamente tecnologizzata, questo conseguentemente ed inevitabilmente comporta che essi facciano affidamento su questa tecnologia in modo intensivo se non assoluto, quindi totalmente dipendenti da essa; come sappiamo anche da retaggio della nostra società, la tecnologia ci risolve piccoli e grandi problemi, ora per far comprendere il senso di questa dipendenza, facciamo un esempio banale.
Probabilmente questo evento è capitato e capiterà più o meno a tutti, cioè, quello di perdere i dati della rubrica del cellulare, oche questo per una ragione o l’altra, non funzioni, quanti ricordano tutti i numeri di telefono archiviati? Quanti ricordano almeno quelli più utilizzati e quanti quelli più importanti?
Se consideriamo che con l’avvento delle piattaforme multimediali che permettono di comunicare in vari modi, per altro senza la necessità di un numero telefonico, pare evidente che in caso di indisponibilità di questa tecnologia si creino dei “piccoli” problemi; ma questa è solo una parte dell’esempio, quanti utilizzatori di queste tecnologie pur utilizzandole, di fatto, poi non sanno che cosa sia un cip, una memoria di base, come realmente questi dispositivi funzionano? Senza considerare poi un aspetto secondario e deleterio, che potrà apparire risibile, ma che mina le fondamenta di qualsiasi civiltà tecnologica in modo infido e sottile da non rendercene conto, ossia l’analfabetismo di ritorno sotto molti aspetti, fenomeno che possiamo tranquillamente verificare e misurare da noi stessi semplicemente prendendo carta e penna e scrivere un testo di almeno mezza paginetta.
Sono certo, anzi sicuro che a parte le difficoltà definiamole “motorie” che si ripercuotono su quella che è la calligrafia, molti per sopperire queste difficoltà scriveranno in stampatello, in parte perché lo scrivere in corsivo e in bella grafia è cosa obsoleta, ma anche perché lo stampatello risulta essere la forma più immediata visto che i dispositivi tecnologici usano quel sistema di scrittura, sorvoliamo poi, sui problemi relativi all’ortografia e alla grammatica, che probabilmente renderebbero la paginetta zeppa di errori d’ogni sorta.
Tornando alla plausibilità che gli eroi nibiruniani potessero quindi ignorare e non conoscere determinate cose o specifici fenomeni, acquista una plausibilità.

Incoerenze di questo tipo se ne incontrano molte, anche se non pregiudicano il quadro complessivo, comunque sollevano perplessità e interrogativi che se non altro, istigano il lettore al darne una propria interpretazione ed inquadrarla in un contesto coerente.

Dopo l’aver calcato la mano su quelle che sono le incoerenze del testo, riprendiamo la disanima degli elementi di riscontro; come ipotizzato sulla base di alcune evidenza che emergono dal testo, l’epoca in cui Alalu e Enki sarebbero giunti sulla Terra coinciderebbe con l’era glaciale che interessò un periodo geologico che va dall’ordoviciano e il permiano, ossia in periodo stimabile tra i 480 e i 300 milioni di anni fa, milione più milione meno, presumibilmente anche precedente considerando che nonostante l’estensione delle calotte polari occupassero i due terzi del pianeta, la flora e la fauna era particolarmente florida e variegata; ipotizzo che l’epoca fosse ancor più arcaica in funzione del fatto che la paleontologia ci dice che l’era ordoviciana iniziò con un fenomeno minore di estinzione di massa e che si concluse con uno tra i fenomeni maggiori, questo è risulta essere incoerente tra quanto descritto da Enki sulla grande rande varietà e con quanto ci dice la paleontologia.

Torniamo alla narrazione, Enki ci da ancora un altro riferimento su cui poter fare delle verifiche, per la precisione quando racconta dell’ammaraggio della sua astronave, riporto testualmente dal libro “Ben presto l’oceano si restringe su entrambi i lati … al posto dell’oceano vi erano paludi”, considerando queste parole, non risulta difficile desumere che l’ammaraggio avvenne ad est delle terre emerse e in relazione all’estensione delle calotte polari più o meno in prossimità dell’equatore, in seguito dirigendosi verso ovest in direzione di quello che possiamo chiamare golfo della Tetide che si estendeva tra i super continenti Laurasia e Gondwana, quindi sempre per deduzione, possiamo presumere che l’accampamento in cui si trovava Alalu, fosse nell’area che sarà nell’epoca geologica contemporanea, l’area del Golfo Persico.
Questo risulta essere coerente, non solo sotto l’aspetto “geografico” ma anche storico, visto che di fatto, tutte le vicende annunake, hanno il loro fulcro proprio in Medio Oriente o quell’area che lo diventerà.

Mi permetto di fare una piccola divagazione circa alcuni oopart che potrebbero essere corroboranti a sostenere, se non la veridicità di quanto si espone nel testo antico, quantomeno indizi a supporto, come si potrebbe dire in ambito giudiziario, tra questi reperti, spicca ad esempio la ciotola di ferro che risalirebbe almeno stando dal luogo del rinvenimento ed alla datazione proprio all’epoca in questione, ossia circa 295 milioni di anni fa, ma non è l’unico oggetto che risulterebbe coerente con il racconto ed il relativo “range” temporale, per citarne solo alcuni, il vaso di Dorchester, le pietre di Ica, il martello del Texas, ingranaggi, viti, proiettili, persino nanotecnologie, costituiscono quantomeno, indizi, non solo a sostegno della narrazione enkiana, ma supporto anche alla tecnologia di cui disponevano.

Riprendendo la disanima di quanto riportato nel testo e gli elementi di possibili riscontri, nel testo vengono riportati chiaramente cause ed effetti di quegli eventi “naturali” e non che segneranno non solo il destino degli annunaki e delle umanità, ma che influenzeranno in modo profondo quella che si può definire memoria ancestrale dei terrestri e le conseguenti culture.

Nell’ottava tavoletta, se non mi confondo di numero, si asserisce che qualcosa perturbasse i cicli di Lhamu (Marte) e di Ki (Terra) causando cambiamenti climatici su entrambi i pianeti, in particolare sulla Terra questo aveva effetti sull’agricoltura e di conseguenza difficoltà degli approvvigionanti alimentari.
Questi fenomeni, erano si, in parte causati dall’avvicinamento di Nibiru, ma anche da strani e sconosciuti fenomeni su Apsu (il sole); in merito a questo particolare, possiamo ipotizzare che quello che viene descritto come un fenomeno sconosciuto sia in realtà un riferimento ad una particolare ed intensa attività solare che oggi chiamiamo macchie solari? Perché risultava loro sconosciuto questo fenomeno? Considerando la loro longevità, avrebbero dovuto accorgersi di questi particolari fenomeni del sole.

Qui entra in ballo quella caratteristica che sintetizzo con “sfrucugliare”; come prima considerazione, mi viene da pensare che gli annunaki non abbiano notato il fenomeno in funzione del fatto che la luminosità della Terra era abbagliante ai loro occhi, quindi pur indossando quelli che sono o sarebbero occhiali da sole, non avrebbero notato il fenomeno, ma d’altronde, anche noi, non possiamo percepire ad occhio nudo questo tipo di eventi, oppure, cosa più inquietante, l’apparizione delle macchie solari potrebbe indicare che i processi interni alla stella siano mutati; da una condizione pressoché stabile, si sia passati ad una fase altalenante, dando inizio ad una nuova fase instabile che conosciamo come cicli solari, in cui farebbero la loro apparizione anche le espulsioni di massa coronale.
Considerando che disponevano di strumenti ed attrezzature sofisticate ben più avanzate delle nostre, questi fenomeni sarebbero dovuti essere stati registrati, se ciò non fu, questo confermerebbe l’inquietante scoperta, per altro sempre nel testo, alla nona tavoletta, si asserisce che tale attività mai osservata, non influenzava solo la Terra e Marte, ma anche il “Bracciale Martellato” era destabilizzato da questi eventi e di come interferivano con Giove e i suoi satelliti.

Stando al testo e tenendo per buona la “conversione” tra anni di Nibiru ed anni terrestri, gli astronomi di Nibiru osservarono questi fenomeni per circa 21.600 anni terrestri, ossia due Shar (anno di Nibiru) studiarono il fenomeno giungendo ad una drammatica conclusione, una catastrofe interplanetaria si stava per abbattere.
Per altri quattro Shar (43.200 anni terrestri) si tennero sotto controllo gli strumenti di rilevazione posti ai poli della Terra, la catastrofe si stava avvicinando, gli strumenti (probabilmente sonde geo-radar) indicavano un intensificarsi di attività all’interno del mantello terrestre, i ghiacci cominciavano a sciogliersi; nei successivi 21.600 anni (terrestri) i fenomeni si intensificarono, tanto da lanciare l’allarme di evacuazione, poiché con il nuovo avvicinamento di Nibiru, la Terra avrebbe risentito pesantemente della sua influenza gravitazionale, la calotta polare antartica, sarebbe scivolata nella acque causando e lo dice in modo incontrovertibile il testo, “da una enorme ondata, da un Diluvio”.

Una precisazione circa l’immagine inserita “a compendio”, a parte la suggestività, ho inserito proprio questa immagine anche in relazione a due cose che nel libro, vengono dette, seppure non enfatizzandole o esposte in modo molto sommesso, oserei dire sminuendole; ciò che si riferisce alla terra di Caino “Crearono un regno in una nuova terra, una città con torri gemelle costruirono” e “le prime cose, saranno anche le ultime”.
Concludo questa tera parte facendo una “riflessione dietrologica e para complottista”, che la distruzione delle torri gemelle del Worl Trade Center, sia un “tentativo” per neutralizzare, disinnescare, annullare o alterare il corso degli eventi?
Analogamente a ciò che sarebbe dovuto accadere a Giovanni Paolo II°?

Prosegue – Quarta parte


Fine stesura 7 aprile 2016

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