Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 4

Riprendendo da dove avevamo lasciato, approfondiamo alcune questioni sul diluvio universale e l’arca, non di Noè, ma di Ziusudra.
Come prima questione è doveroso chiedersi chi fosse realmente Ganzu, nel resoconto di Enki si attesta che è un emissario di Anu, Re di Nibiru, visto che lo ha accompagnato in una delle sue visite sulla Terra, quindi è il suo portavoce, pertanto di ragno elevato, degno di fiducia e rispetto non solo del suo ruolo “governativo” ma presumibilmente anche quale figura “politica” a se stante.
Considerando per l’appunto l’importanza di questa persona, possiamo presupporre che qualcuno, abbia sfruttato il suo prestigio allo scopo di condizionare gli eventi e le vicende che seguiranno; la prima “interferenza” fu quella di impedire agli Annunaki di poter far ritorno su Nibiru, in quanto questo avrebbe causato la loro morte prematura in relazione alla lunga permanenza sulla Terra che avrebbe alterato in modo irrimediabile il loro fisico.
Questo di fatto rappresenta un esilio se non per tutti gli Annunaki, perlomeno per quella che è o fu il gruppo storico che diede il via alla colonizzazione del pianeta e che nella sostanza ne assunse il controllo e la gestione; come si apprenderà in seguito, le cose non stavano così, ciò non era vero, quindi chi era realmente Ganzu o meglio chi era colui che ne prese le sembianze?
Era effettivamente un “emissario” del Creatore di Tutte le Cose oppure, si trattò di una operazione, di quello che potremo definire senza troppa difficoltà, dei servizi segreti annunaki? Di fatto l’operato del “misterioso Ganzu” persegue scopi e fini che riguardano strettamente quella che è la politica interna annunaka, usando anche la questione “coloniale” in modo strumentale.

Mi spiego meglio, Alalu aveva posto una questione basilare e fondamentale sulla disputa per il trono di Nibiru; se egli avesse trovato l’oro per la salvezza di Niburu, a lui sarebbe spettata nuovamente la corona, con la “messa fuori gioco” di Alalu, questo non sgombra il campo, ne sminuisce la portata della questione posta da Alalu, anzi, per certi versi la amplifica.
Non va dimenticato che già i soli Enlil ed Enki erano o sono papabili successori di Anu, per di più con grandi meriti visto il ruolo svolto sulla Terra, questo di fatto, se non mette in difficoltà la reggenza di Anu, comunque ne segna il futuro, quindi sarebbe machiavellico ipotizzare che Anu abbia escogitato un piano per neutralizzare possibili quanto probabili complicanze al suo regno da parte di chi comunque avrebbe meriti maggiori di lui nel governare su Nibiru?
Sembrerebbe che Ganzu fu l’esecutore di questo piano manipolatorio, sfruttando quelle che erano le “congiunture” che si andavano creando nella “colonie”, visto per altro che le cose sulla Terra andavano complicandosi in modo serio, non solo per le lotte interne per il potere e la “commistione” tra Annunaki e terrestri, ma anche per i mutamenti planetari che si stavano verificando anche su Lahmau, circostanze che sì, allontanavano di fatto le questioni relative alla reggenza di Nibiru, ma comunque Anu avrebbe, prima o poi dovuto affrontare e scontrarsi con i potenziali avversari.

Veniamo alla “seconda” interferenza, dopo che Ganzu riferì le disposizioni reali sul da farsi in preparazione alla calamità terrestre e ciò che si sarebbe dovuto fare in seguito, ecco che il misterioso personaggio appare in “sogno o visione” ad Enki; in netta violazione a quanto stabilito dalle disposizioni reali, Ganzu ordina ad Enki si salvare l’umanità, o meglio di dare la possibilità agli uomini di potersi salvare, a tale scopo gli fornice persino il progetto di una arca.
Riallacciandomi a quanto detto al paragrafo precedente, pare evidente che, seppure possa apparire un gesto compassionevole nei confronti dell’umanità, nella sostanza, indurre Enki ad infrangere quanto stabilito dal “consiglio terrestre” ed ancor più grave gli ordini di Anu, ciò rappresenta il primo vero precedente di insubordinazione, quindi un valido pretesto per escluderlo dalla “corsa al trono”.
Prima di proseguire, voglio fare una ulteriore riflessione proprio sulla duplice strumentalità nel condizionare o indurre Enki a disobbedire, da un lato come ho detto, questo metterebbe in cattiva luce Enki rispetto il popolo nibiruniano, dall’altra i meriti acquisiti sulla Terra per salvare Nibiru, verrebbero vanificati, di conseguenza, la questione posta da Alalu circa la possibilità di allargare la cerchia degli aspiranti al trono viene disinnescata.
Detto questo, il racconto truculento della lotta tra Anu ed Alalu, assume evidentemente una differente interpretazione attestando che si trattò di una forma denigratoria e diffamatoria nei confronti di chi, indipendentemente dal proprio excursus, aveva posto una questione importante, forse un qualcosa che poteva essere un “progresso legislativo” seppure relativo alla questione della successione al trono di Nibiru, una questione che per certi versi si poteva rivelare rivoluzionaria rispetto i canoni tradizionalisti nibiruniani.

Veniamo al diluvio universale, rispetto quello giudaico-cristiano che fu causato dalla collera divina innescando una pioggia incessante di quaranta giorni e quaranta notti, questo fu uno tsunami causato dallo slittamento della calotta polare antartica nelle acque oceaniche.
Tenendo presente questo e tutti gli altri elementi che dal libro di Enki emergono, si può tranquillamente ipotizzare che tale evento non fu del tutto naturale, anzi fu la conseguenza diretta delle attività estrattive degli Annunaki.

Una piccola riflessione che riprenderò più avanti, considerando la “tempistica annunaka” diciamo che da quando Alalu giunse sulla Terra seguito da Enki per estrarre l’oro dall’acqua, in due anni nibiruniani ossia 21.600 anni terrestri, l’oro estratto (approssimativamente) è di circa 79.000 tonnellate, a parte la quantità di metallo prezioso recuperato fino ad allora, sarebbe curioso capire quali siano i reali fabbisogni di Nibiru, perché pare proprio una presa per i “fondelli” non solo per i “baldi eroi” ma anche per i tapini terrestri, tanto più che stando a quanto viene descritto nel libro, l’oro verrebbe ridotto, se non a livello atomico, quantomeno a micro particolato, per intenderci simile al famigerato PM10, ora considerando che la gravità di Nibiru è più forte di quella terrestre va da se che il PM10 aureo disperso nella sua atmosfera ricadrà inevitabilmente al suolo, quindi recuperabile e reimpiegatile.
Detto questo, ipotizzando che i dati forniti dal libro, seppure in modo approssimativo siano giusti, con l’estrazione intensiva dell’oro nell’Abzu prima del diluvio universale, si sarebbe protratta per circa 1.300.000 anni terrestri, considerando il graduale assottigliamento delle riserve auree in questo lungo periodo, l’ammontare (ipotetico) dell’oro estratto varierebbe tra i 2.370.000 ed i 3.160.000 di tonnellate; sono proprio queste cifre che fanno pensare alla presa in giro, perché sorge spontaneo domandarsi ed evito volutamente le parolacce, seppure sarebbe il caso o forse più la necessità di dirle; ma quanto “cavolo” di oro serve per salvare l’atmosfera di Nibiru? Sempre che si tratti di un pianeta.

Ma torniamo al diluvio universale, da quanto desunto fino ad ora, lo slittamento della calotta polare antartica sembrerebbe proprio conseguente le attività minerarie annunake, che avrebbero innescato una reazione o forse più probabilmente avrebbero accelerato i fenomeni della tettonica a placche della crosta terrestre amplificando l’attività vulcanica; sempre dal libro, si desume che l’evento non fosse del tutto ignoto ne inaspettato, se non altro per la molteplicità di segni premonitori, che seppure sulla scala temporale terrestre poteva riferirsi a decine di millenni, su quella annunaka no, quindi, volendo parlare in “avvocatese” si evince il palese dolo e l’assoluta negligenza degli Annunaki.

Quindi l’esordire di Enki asserendo che la catastrofe non poteva essere evitata è una falsità evidente, una mistificazione oltremodo scaricare in parte le cause sugli effetti deleteri del transito di Nibiru all’interno del sistema solare, perché come ho detto, il “comportamento” di Nibiru ha ben poco a che fare con un pianeta, per quanto massiccio e gravitazionalmente potente possa essere, la sua influenza sarebbe devastante per tutti i pianeti che entrerebbero nella sua sfera di influenza e di conseguenza sul piano invariabile dell’intero sistema solare decretandone la distruzione pressoché totale.
Tornando alla causa della catastrofe o perlomeno la principale delle concause, dello schema mentale annunako che emerge dal libro, si ha l’impressione di avere a che fare con provetti ed inesperti petrolieri, che continuano ad estrarre il petrolio fino a quando la caverna sottostante non gli crolla sotto i piedi trascinandoli con se; a parte questo “modus operandi da incompetenti” è evidente che la catastrofe era immaginabile, non posso pensare che una civiltà capace di viaggiare da un pianeta ad un altro, poi scivoli su una buccia di banana, quindi mi sorge il sospetto che in parte, forse l’evento fosse stato preparato e pianificato per facilitare le attività minerarie, seppure non nella misura e nella portata delle conseguenze che avrebbe avuto sull’intero pianeta.
Detto questo possiamo ancora pensare che il diluvio universale fu una catastrofe naturale? Bhé è naturale nella stessa misura in cui il petroliere incompetente continua ad estrarre petrolio senza compensare la materia estratta con quelle immessa, quindi è naturale che la caverna crolli sotto il peso del materiale soprastante.

Ritorniamo al misterioso Ganzu ed al progetto dell’arca che diede ad Enki a finché lo desse a Ziusudra, (figlio illegittimo di Enki) escamotage a parte, puerile e ridicolo del parlare alla capanna di canne per mettere al corrente il proprio figlio sugli eventi imminenti e dargli le direttive per salvare il salvabile, quello che mi ha colpito, della seppur sintetica e quasi ermetica descrizione dell’arca è che questa non ha nessuna somiglianza con quella biblica; comunque dalla descrizione riportata da Enki avrebbe dovuto disporre di cavi molto resistenti ed ingranaggi ben stretti per poter sopportare la furia delle acque; ora risulta incomprensibile e comunque inconcepibile immaginare una imbarcazione con caratteristiche specifiche tali che sia tenuta insieme da cavi, viti e bulloni, (ingranaggi) sopratutto per le dimensioni seppure teoriche e desunte dalle dimensioni dell’arca biblica.

Come da mia indole, mi ci si sono arrovellato un po, pensa e ripensa, le cose non avevano un senso logico, almeno con l’assunto ed il modello dell’arca biblica, una barca che deve essere in grado di girarsi e rovesciarsi?
Effettivamente se si pensa allo specifico diluvio descritto nel libro di Enki, una imbarcazione sul modello di Noè, avrebbe ben poche possibilità di superare indenne, non solo il primo impatto con la massa d’acqua, ma anche con le successive ondate “tsunamiche”, senza considerare i violenti urti con una massa di detriti che si sarebbe creata dal marasma di acqua e fango; in relazione a questo, ne consegue che il natante dovesse essere concepito non solo per sopportare impatti violenti con grandi masse di acqua, ma anche resistere ai primi e più devastanti impatti di fango e rocce che lo tsunami produceva.
Dunque come poteva essere la struttura di questa arca, visto che non doveva solo resistere agli inevitabili urti, ma essere in grado di riemergere se sopraffatta e sommersa dalla massa delle acque?Questa domanda inevitabilmente ci porta ad immaginare questa imbarcazione simile per concetto e struttura a quella di un moderno sommergibile, ora aldilà di questa sorprendente analogia, resta la sibillina capacità della barca di rigirare e rovesciarsi, ovviamente il senso logico è che la barca pur rigirandosi e rovesciandosi non potesse restare “capovolta”.
Ad oggi di imbarcazioni con questa capacità non ne esistono, le navi di grosse dimensioni per ovviare a questo rischio dispongono di stabilizzatori di navigazione, generalmente alettoni e giroscopi che riducono gli effetti di rollio e beccheggio, ma oltre questo, tecnologicamente non c’è niente altro, dunque nel libro viene prospettato qualcosa di puramente fantasioso e l’ipotesi di una barca che possa avere quelle caratteristiche pare assai bizzarra, o no?

Rappresentazione dell'arca di Ziusudra

Rappresentazione dell’arca di Ziusudra

Facendo ricorso all’immaginazione, basandomi su quanto esposto nel libro e tenendo conto delle misure dell’arca biblica di Noè, ho provato ad immaginare questa straordinaria nave e come potesse essere il progetto inciso sulla lastra di lapislazzuli lasciata ad Enki; tenendo presente la scala temporale annunaka e la corrispondente terrestre, questi eventi, come ho già detto si inquadrerebbero in un’epoca che va dall’ordoviciano al permiano, quindi è plausibile ipotizzare che la gran parte del legname impiegato per la realizzazione dell’arca fu legno di sequoia gigante che all’epoca doveva essere diffusa in tutta la fascia tropicale, tra le altre cose lo stesso Enlil si sarebbe fatto costruire una dimora con questi grandi alberi.

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Nonostante le apparenti difficoltà, la soluzione tecnica pare quasi banale visto che sostanzialmente il lavoro maggiore viene effettuato dalla gravità; certo dopo averci pensato e ripensato è davvero semplice, ma la cosa che ha richiesto più tempo per essere elaborata ed inquadrata nel progetto è stata come applicare questo principio ad una imbarcazione; come spesso mi capita, la risposta giunge quasi come una rivelazione osservando un bambino che gioca sull’altalena.

Una botte dentro un'altra botte. un doppio compartimento stagno

Una botte dentro un’altra botte. un doppio compartimento stagno

Applicare il principio del pendolo ad una imbarcazione, una soluzione semplice, funzionale ed efficace che risponde alle specifiche del progetto di Ganzu; tenendo presenti tutti i particolari della suddetta arca, quello che si delineava come progetto complessivo era una imbarcazione a doppia paratia, per semplicità ed immediatezza di esposizione si immagini qualcosa di analogo ad una botte inserita su un perno centrale all’interno di un’altra botte più grande ed entrambe ermeticamente sigillate e tenute assieme oltre che da viti e bulloni, da fasce od anelli di un qualche tipo che rinforzano il fasciame della carena interna ed esterna; cercando di allargare la visuale e l’intendimento degli ingranaggi e dei cavi citati da Enki, è anche possibile che egli intendesse letteralmente ciò che ha detto, ossia che all’interno delle camere principali il fasciame stesso fosse ulteriormente tenuto in tensione da corde tramite semplici verricelli od argani a blocco, conferendo una maggiore solidità ed allo steso tempo una sufficiente flessibilità della struttura complessiva.

Rampa di carico e compartimenti dell'arca.

Rampa di carico e compartimenti dell’arca.

Le immagini seguenti illustrano in modo più dettagliato il concetto alla base del progetto che ho realizzato cercando di renderlo il più conciliante e coerente con la descrizione ed i particolari dati dal libro; ciò non di meno, potrebbe altresì essere che nella realtà la struttura complessiva assomigliasse più ad una sfera dentro una sfera sorretta da un meccanismo analogo a quello delle prime bussole nautiche, seppure l’ipotesi è altrettanto plausibile, il problema tecnico principale sarebbe stato la realizzazione del fasciame idoneo ed in tempi decisamente rapidi; si tenga presente che Enki si raccomanda di realizzare la barca in sette giorni, ora tenendo conto delle dimensioni della nave e del lavoro necessario per realizzarla, i sette giorni evidentemente si riferiscono alla scala temporale annunaka ossia sette mesi, quindi considerando i tempi ristretti, anche sotto l’aspetto dell’ottimizzazione del lavoro, l’ipotesi della “botte gigante” appare più congrua con le circostanze e decisamente più realistica da realizzare.
Nel progetto ho inserito una rampa a chiocciola per diversi motivi, uno per ottimizzare lo spazio ed il lavoro, ma anche per rendere agevole lo smistamento degli animali nelle diverse stive, ma questa è una “libertà” d’immaginazione che mi sono ulteriormente preso.

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Concludo questa quarta parte dell’intervento ponendo una domanda cui la risposta o le risposte potrebbero non essere quelle che ci si aspetterebbe di sentire; considerando che l’opera di “salvataggio” delle specie animali della terra era iniziato già qualche tempo prima da parte di Enki e Ninmah, la “rivelazione” per altro tardiva a Ziusudra dell’imminente distruzione del mondo che senso ha, sopratutto perché affidare i “campioni” salvati all’incerto destino dell’arca piuttosto che conservarli a bordo delle navicelle spaziali o quantomeno a bordo delle camere celesti? (ricognitori)
È forse possibile che dietro questa scelta si celassero ben atri intenti?

Prosegue – Quinta parte


Fine stesura 18 aprile 2016

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