Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 5

Dopo quanto detto sull’aspetto, definiamolo “politico” della struttura annunaka che si evince dal libro perduto di Enki, in questa quinta parte dell’intervento voglio approfondire meglio gli aspetti tecnologici degli “dei”; occorre però sottolineare alcune questioni che possano dare il senso ed in parte la conferma che la società annunaka sia fortemente caratterizzata da un sistema a caste assimilabile a quella che ancor oggi contraddistinguere la società e la cultura indiana e di come questa si rifletta sulla “condivisione” della conoscenza, dell’impiego e dell’utilizzo della tecnologia medesima.
Come ho già espresso in diverse circostanze, sono molte le incoerenze del libro che generano perplessità, molte di più proprio sull’aspetto tecnologico, perché è inevitabile chiedersi come sia possibile che esponenti di una civiltà extraterrestre capace di intraprendere viaggi, perlomeno interplanetari, di fronte a problematiche, relativamente banali, annaspino nel trovare soluzioni o comprensione di fenomeni che dovrebbero essere se non loro retaggio, perlomeno elementi di una conoscenza di base; sorge spontaneo stupirsi di come essi si meraviglino del susseguirsi del giorno e della notte, della pioggia e poi trovare grandi problemi per cavare oro dalle miniere pur disponendo di tecnologie estremamente avanzate e specializzate tipo geo-radar, analizzatori di spettro, laboratori di genetica, armamenti e dispositivi bellici da film di fantascienza.
Quindi questa, definiamola “distonia tecnologico/culturale” risulterebbe coerente con un quadro generale in cui la conoscenza e la tecnologia è estremamente parcellizzata ed esclusiva di determinate categorie e livelli sociali; per concetto questa struttura si avvicinerebbe a quello che fu il Taylorismo del ‘900 applicato alla società ed in forma decisamente estremizzato.
L’alternativa a queste cupa ipotesi e non so quanto meglio possa essere rispetto la precedente, è che nella sostanza gli Annunaki o più in generale tutti i nubiruniani, siano sì in grado di utilizzare la tecnologia, ma che non sappiano come questa funzioni, quindi delineando una assoluta e totale dipendenza da essa, attestando, in sintesi, che la società di Nibiru così fortemente strutturata, lo è proprio per questo tipo di condizionamento culturale, il cui scopo e funzione è prevenire il proprio collasso.
Quello che potrebbe rappresentare un “indizio a carico” di questo aspetto, sta in quei molti passaggi del libro in cui si fa riferimento ai ME, presunti dispositivi in cui è racchiuso il sapere e che poi saranno una delle cause che scateneranno la “guerra atomica” che devastò la Terra.

Fatto questo preambolo di fondo, veniamo alla questione; come primo elemento di analisi occorre tornare al principio dell’intera faccenda, a quando Alalu “deposto”, fugge da Nibiru su di un carro celeste.
Considerando che di fatto non si poteva trattare di una semplice navicella da “diporto” la nave di cui si impossessò Alalu doveva essere in grado di affrontare un viaggio interplanetario; a tale proposito mi sovviene di fare una riflessione, è evidente che nei piani del sovrano deposto di Nibiru doveva essere già in atto qualcosa per realizzare questi intendimenti, le circostanze della sua deposizione hanno solo fatto precipitare le cose anticipandone la tempistica, quindi scelse scientemente una nave adeguata ed equipaggiamento idoneo per affrontare qualsiasi evenienza, quindi una astronave dalle dimensioni ragguardevoli, essendo munita di “armi del terrore”, è inevitabile associare il vascello ad una nave da guerra, qualcosa se non proprio paragonabile ad un incrociatore moderno, quantomeno una versione sofisticata di cacciatorpediniere.
Ora stando al racconto, Alalu fuggì da solo ed è qui che sorge il primo interrogativo che poi apre tutta una serie di considerazioni ed osservazioni; come è possibile che una persona, per quanto abile ai comandi possa guidare un simile mezzo da solo?

Se non si è in presenza di una voluta elusione di alcuni particolari, ciò attesterebbe che la nave era completamente computerizzata ad un livello di ingegneria tale da permettere ad una singola persona di poterla gestire in tutti gli aspetti, quindi pur con i dovuti distinguo, ipotizzare che la nave disponesse di una I.A. sarebbe azzardato?
Quello che potrebbe essere una conferma di questo è il passo in cui Alalu, come prima cosa che fece dopo essersi seduto ai comandi è accendere il “navigatore”, (Ciò che Mostra il Cammino) ora considerando la mole di dati ed informazioni relative, se non altro relative a rotte interplanetarie, quindi questo strumento doveva disporre di mappe e dati idonei alla navigazione spaziale, riferimenti astronomici ed astrometrici, dati relativi ai diversi corpi celesti, posizione ecc. ecc. quindi un computer specifico per funzioni e compiti per di più probabilmente interfacciato con il sistema di guida o se vogliamo quella che è la timoneria della nave stessa.
Ma veniamo a quella che è la descrizione dei motori delle navi annunake; qui la cosa si fa interessante e per certi versi assume sfumature retro-futuristiche che inevitabilmente creano un’altra incoerenza con il quadro iper tecnologico, i passi relativi sono solo due, quello relativo alla figa di Alalu e quello del viaggio intrapreso da EA/Enki per raggiungere la Terra; stando a queste descrizioni, sarebbe pressoché impossibile non riconoscere, sì un motore altamente sofisticato, ma pur sempre un motore a vapore.

Possibile che che le navi spaziali abbiano dei motori a vapore, perlomeno quelli descritti nel libro?
Tenendo sempre presente la possibilità che le intenzioni del libro possono essere manipolatorie e fuorvianti, proviamo ad esaminare più in dettaglio quanto il libro descrive; Alalu risvegliò le “Pietre Fiammeggianti”, il ronzio era come musica, poi venne azionato il “Grande Motore Rombante”; come prima istanza, possiamo ipotizzare che con il termine “Pietre Fiammeggianti” si facesse riferimento a quelle che possiamo immaginare come delle resistenze e che il ronzio fosse la conseguenza dell’attivazione di condensatori alimentati da una qualche batteria o generatore elettrico?
Una volta avviato il sistema primario entra in funzione il Grande Motore Rombante ossia una sorta di turbina a vapore che comprime il vapore generato in una camera col fine di creare una spinta propulsiva?
L’ipotesi del motore a vapore prende più forza e spessore dal secondo passo del libro che descrive la partenza della nave di EA/Enki e della grande quantità di acqua necessaria al viaggio, certo viene specificato che verrà usata al posto dei missili, diversamente da Alalu per attraversare il “Bracciale Martellato”, ed è proprio per l’alto consumo di acqua che poi si rende necessaria una sosta su Marte onde poter proseguire il viaggio verso la Terra.

Le turbine, quelle che conosciamo, funzionano in atmosfera, nello spazio “vuoto” sarebbero pressoché inutili, ma, se il “vapore” fosse immesso opportunamente nel sistema a turbine, la possibilità che il getto creato dal vapore, potrebbe teoricamente essere efficace più di quello che crediamo; comunque a parte le problematiche tecniche, sorge il problema delle scorte idriche a scopo propulsivo perché seppure nello spazio l’energia necessaria per muovere un corpo è decisamente inferiore rispetto a quella necessaria sulla superficie o in atmosfera, per intraprendere un viaggio interplanetario, dovrebbero essere ingenti anche per quelle che sarebbero le dimensioni ipotetiche dell’incrociatore spaziale.
Se facciamo un rapporto tra le grandezze energetiche sviluppate da una locomotiva a vapore e le necessità propulsive di una astronave, è possibile che se adeguatamente sfruttata l’energia prodotta potrebbe rivelarsi molto più efficace di quello che si possa immaginare.
Mi permetto di far presente, anche se questo non attesta la giustezza dell’ipotesi che in molti testi antichi si fa riferimento a fenomeni “nuvolosi” abbinati all’apparizione dei carri divini.

Probabilmente sono pignolo e cavilloso oltremodo, ma non posso non chiedermi del perché chi organizzò la spedizione sulla Terra decise di non usare i missili come fece Alalu e optare per un sistema ad “idranti” per allontanare rocce e detriti nel transito attraverso la fascia di asteroidi? Eppure era noto che le molte sonde inviate nella fascia alla ricerca di oro furono distrutte, quindi perché sostanzialmente si rese molto più rischiosa la missione? Forse l’intento era quello di far fallire la missione? E perché?
Che forse c’è di mezzo sempre la politica interna di Nibiru che nell’avventura di Alalu e quella di EA/Enki nel raggiungere la Terra intravveda qualcosa di destabilizzante e pericoloso per “l’ordine costituito”?

Elaborazione grafica by phoo34

Elaborazione grafica by phoo34

Ma torniamo ai motori a vapore, è possibile che seppure sofisticato e tecnologicamente avanzato il principio dell’eolipila di Erone di Alessandria sia alla base della tecnologia dei motori di Nibiru?
Mi sono voluto cimentare nell’immaginare come potrebbe essere un motore basato sul principio dell’eolipila, anche se devo dire che più che un motore vero e proprio, il concetto di funzionamento è più simile ad un compressore ad elevate prestazioni parzialmente auto-alimentato; le immagini seguenti mostrano seppure in modo schematico e semplificato il concetto del suo funzionamento, a differenza dell’eolipila di Eone, che usava il fuoco, in questo caso si utilizza una resistenza ad immersione interna ad una cisterna dotata di pale similmente a quelle di una turbina che dovrebbero comprimere ulteriormente il vapore creato e quindi fornire una maggiore potenza propulsiva, inoltre la “camera di ebollizione viene alimentata da una apposita pompa allo scopo di mantenere la giusta quantità di acqua tramite un pompa.

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Aldilà dell’immaginazione seppure con i dovuti distinguo e accorgimenti tecnici, idealmente un motore di questo tipo potrebbe realmente funzionare; anche se tale ipotesi possa risultare vicina alla realtà, l’idea di una “astronave a vapore” risulta comunque una stonatura con il corollario altamente tecnologico attribuito agli Annunaki.

Tralasciando la disanima di tutti quei dispositivi tecnologici annunaki che più o meno possiamo assimilare a molti dei dispositivi e delle attrezzature moderne che contraddistinguono la nostra tecnologia, un altro elemento di incoerenza nella sotto-struttura del racconto di Enki è la questione della creazione dei “Lulu” ossia dei lavoratori primitivi.

Facendo un passo indietro a quanto detto in precedenza, emerge che le astronavi nibiruniane dispongano di una intelligenza artificiale, quindi tra la moltitudine di domande che sono sorte nella lettura e nel afferrare il senso di quanto scritto, sorge naturale chiedersi perché non costruire direttamente macchine ed attrezzature intelligenti capaci di assolvere ai lavori minerari, piuttosto che imbarcarsi nella creazione di una “macchina biologica?
Oltretutto un macchinario, non risente di fatica, ne di patimenti come un essere biologico, può lavorare ininterrottamente fintanto che viene rifornito di carburante o energia, non accampa richieste o rimostranze come potrebbe fare un essere biologico, un essere biologico, intelligente o meno che sia, deve comunque riposare ed è oltretutto molto più fragile di qualunque macchina; sorvolando anche sulla possibile implementazione di intelligenza artificiale di queste macchine, perché esponenti di “rango” di una civiltà evoluta non hanno pensato quantomeo alla possibilità di realizzare macchine con la teleguida da parte di operatori a distanza, per altro evitando sofferenze e patimenti da parte dei minatori Annunaki?
Sono questi “piccoli particolari” che complessivamente generano perplessità e incongruenze nella storia che portano a far pensare che si tratti di un qualcosa il cui fine è quello di manipolare e distrarre o forse nascondere, mistificare la verità.

Cercando di restare comunque in un contesto di “buona fede”, (degli Annunaki) penso sia utile fare una digressione “filosofica”, riprendendo l’ipotesi che la specie nibiruniana e più in generale le forme di vita di Nibiru siano a base silicea, sotto l’aspetto “etico” potrebbe apparire immorale creare una seppur grezza forma di vita asservita alle loro esigenze, così come è immorale per noi creare una forma di vita biologica per scopi utilitaristici; però, così come “noi” non ci poniamo remore morali ed etiche nel creare macchine e attrezzature intelligenti o perché no, forme di vita artificiale per asservirle alle nostre utilità purché non siano biologiche, quindi, perché lo stesso ragionamento non può essere fatto dagli Annunaki?
Eticamente e moralmente il ragionamento di Enki non contrasta con l’etica di Nibiru, almeno apparentemente, per altro c’è da tenere in conto anche il particolare ritmo accelerato terrestre, per cui l’esistenza degli esseri della Terra è così effimera che forse non si sono nemmeno posti la domanda se questi esseri fossero senzienti o meno.

Quindi tenendo presenti questi aspetti, seppure fossero in grado di applicare l’intelligenza artificiale ad apparecchiature e macchinari, questo avrebbe potuto rappresentare qualcosa che in sintesi sarebbe stato il superamento dei loro limiti etici e morali, quindi se hanno optato per la manipolazione di una forma di vita aliena per adattarla ai loro scopo, ciò avrebbe permesso loro di fare, quello che altrimenti non avrebbero potuto fare.
Le cose poi però si complicano, visto che i Lulu sono sterili, la loro produzione in serie in laboratorio si sarebbe rivelata problematica, non tanto per i tempi, ma piuttosto per le risorse e la gestione del processo.
Ed è proprio in questa fase che si comincia a “derogare”, a superare quel limite che presumo valga per ogni dove dell’universo e per qualsiasi forma senziente, ossia cominciare a pensare che il fine giustifichi i mezzi; Enki ed Ninmah superarono questo limite innestando il gene della riproduzione ai Lulu, il libro non lo dice in modo esplicito, ma questo gene di fatto fu prelevato dal DNA degli Annunaki dando origine ad una seconda specie umana ibridata con gli Annunaki.

Detto questo e tornado a quanto esposto in precedenza, è o sarebbe possibile che forme di vita a base silicio e quelle a base carbonio, possano essere compatibili?
In linea teorica la compatibilità potrebbe esserci se i processi biochimici operano con gli stessi parametri e la risultante di tali processi dia i medesimi risultati, ma qui si entra nelle paludi della speculazione pura; tornando comunque al punto in questione, pare evidente che la scelta di utilizzare esseri biologici al posto di macchine intelligenti, seppure è un altro indizio, avvallerebbe ulteriormente l’ipotesi che erano o sono abili nell’usare la tecnologia, ma non sanno come funziona e che per qualunque cosa facciano affidamento nei già citati ME, una sorta di Manuale Enciclopedico cui attingere le informazioni e poi mettere in pratica quello che si è appreso.

Codice macchina

Codice macchina

Già in un altro intervento ho sollevato la questione della crittografia negli scritti antichi, ora ed in modo più prorompente si ripropone la questione, perché di fatto nella scrittura cuneiforme non è possibile non notare analogie e similitudini con quelli che sono i linguaggi per computer, quello che sarebbe un codice macchina. Ora va considerato che qualsiasi linguaggio di programmazione è sostanzialmente l’interfaccia tra uomo e macchina, quindi in modo più o meno diretto, un linguaggio interpretato dalla macchina per eseguire le istruzioni fornite, se potessimo osservare materialmente ciò che la macchina vede, la sequenza di comandi e di parole idealmente potrebbe essere simile ai simboli cuneiformi; quindi ipotizzare che la scrittura sumera fosse codificata, sarebbe coerente con l’assunto della struttura sociale annunaka e più in generale con quella di Nibiru, in cui solo i membri di una determinata casta potevano accedere, per altro in diversi passaggi gli stessi attori principali della storia devono ricorrere alla decodifica delle “tavolette” per poter accedere alle informazioni o ai messaggi.
Questo però permette di avere quella che si definisce “utilità” aggiuntiva, ossia quella poter gestire diversi livelli di informazione, nel senso che ad uno stesso identico “testo” è possibile conferire significati differenti e questo implica inevitabilmente l’impiego di un sofisticato sistema di codifica onde evitare di “scoprire il doubleface o tripleface” del messaggio.
Restando in tema “linguistico”, non si può certo lasciare da parte la storia del “Legame Cielo- Terra” annunaka e la storia biblica della Torre di Babele, a parte la pressoché perfetta sovrapponibilità delle due vicende, ci si deve porre la domanda sul come Enlil, riuscì a “confondere” le lingue?

Per coloro che mi seguono, non risulterà insolito il vezzo che ho nell’usare tinte forti, quindi riallacciandomi a quanto detto nel passaggio precedente, se all’epoca umani e Annunaki parlavano tutti la stessa lingua, è forse ipotizzabile presumere che nel creare il “Lavoratore Intelligente” terza versione di ibrido umano, abbiano provato a trasferire se non l’intelligenza artificiale in un organismo biologico, quantomeno replicare a livello biologico il modello strutturale di quel tipo di intelligenza? Detto questo, pare conseguente e logico presupporre che che i lavoratori intelligenti usassero di fatto il “linguaggio macchina” annunako, non solo per relazionarsi con gli dei, ma anche tra di loro; in sintesi dei droidi biologici con intelligenza artificiale, a questo punto però, si mette in discussione e si sovverte il concetto stesso che l’umanità ha di se stessa, svilendone ogni stilla di sudore, di lacrima e sangue che nella sua storia ha versato.
Tenendo presente il presupposto che l’umanità ed in parte gli ibridi Annunaki, fossero qualcosa di simile a dei robot organici, ragionando come un programmatore haker, il come Enlil, riuscì ad confondere le lingue risulta relativamente banale; un virus “informatico”, con una sola azione, di fatto ha disinnescato la minaccia della sopraffazione dei diversi ibridi sugli Annunaki purosangue.
E perché mai si dovette ricorrere a questa “operazione”, che cosa era questa strana cosa definita con “Legame Cialo-Terra”?
Forse un sistema di comunicazione interplanetario, un sistema integrato non solo per le comunicazioni, ma anche per il controllo e l’osservazione dell’intero pianeta e dello spazio circostante?
In un passaggio del libro viene specificatamente detto che tra le sue funzioni, c’era quello di vigilare sull’arrivo di nemici; quali nemici?

Questo particolare, apre ulteriori scenari su tutta la vicenda annunaka e di Nibiru, stando sempre alla genesi del sistema solare, Nibiru sarebbe un pianeta extrasolare, un pianeta vagabondo catturato dalla gravità del sole, e se questo non fosse esattamente così? Se Nibiru in realtà fosse una astronave interstellare? In una precedente parte dell’intervento ho ipotizzato che Nibiru fosse una astronave “arca” su cui gli abitanti di un sistema solare morente, abbiano cercato la salvezza della propria civiltà in un altro sistema solare più giovane, il nostro, ora però, sorge domandarsi a quali presunti nemici si fa riferimento?
Forse i nibiruniani sono dei fuggitivi e da cosa sarebbero fuggiti o stanno fuggendo?
Volendo indugiare ancora in quest’ottica, questa potrebbe essere la spiegazione del perché una civiltà così antica e “unificata” sotto un unico regno debba avere necessità di sette tipi di “Armi del Terrore”, ipotizzando quand’anche una circostanza di guerra civile su Nibiru, indipendentemente che si tratti di un pianeta o di una astronave, l’impiego di tali armi sarebbe decisamente controproducente per chiunque le utilizzasse, perciò l’unica ragione della sussistenza di tali armi è per affrontare un nemico e indirettamente questo confermerebbe l’idea dell’astronave interstellare poiché per quanto lo studio della planetologia ci insegna, un pianeta che dispone di “Ciò Che Pulsa”, “Ciò Che Irradia”, “Ciò Che Colpisce” e “Ciò Che Respinge”, sfugge dalla definizione di pianeta, se non forse in termini di dimensioni.

Tornando al “Legame Cielo-Terra” perché la realizzazione non “autorizzata” di questo artefatto alternativo a quello ufficiale, risultava così inviso alla gerarchia annunaka?
Forse perché di fatto chi governava sulla Terra operava scelte in contrasto o magari sovversive rispetto il governo di Nibiru di cui i governanti terrestri non volevano che si desse notizia al pianeta nativo o forse perché poteva essere utilizzato da “quinte colonne” per comunicare con i presunti nemici?
Considerando anche le vicende di “politica interna” nibiruniana, anche il ruolo del misterioso Ganzu assume una valenza differente e si inquadra in uno schema generale molto più articolato e complesso, in cui l’avventura iniziata con Alalu e proseguita con EA/Enki sulla Terra sostanzialmente crea instabilità del sistema generale; a sostengo di quanto detto, mi viene in mente un passaggio del libro in cui si attesta che l’area oltre il “Bracciale Martellato” è considerata zona proibita; proibita da chi e perché, forse proprio da quei presunti nemici di Nibiru?

Concludo questa quinta parte dell’intervento sollevando ulteriormente alcune questioni di buon senso e di logica; se di fatto, parte del corpo di Tiamat, fu smembrato e trasportato a formare quella che è la fascia principale degli asteroidi, pare logico desumere che la maggior parte dell’oro di Tiamat fosse dispersa proprio tra quei resti; stando al racconto della genesi secondo Enki, la Terra era soltanto la “testa” di Tiamat, quindi una piccola parte del gigante planetario, ora mi domando, perché avventurarsi oltre il Bracciale Martellato, per altro infrangendo un tabù, quando la maggior parte dell’oro era disponibile e molto più vicino?
Si asserisce che Nibiru avesse già riscontrato la presenza di oro nella fascia degli asteroidi, ma che le sonde inviate non fecero ritorno; però qui sorge la domanda specifica, possibile che gli scienziati ed astronomi di Nibiru non abbiano avuto l’idea di recuperare l’oro dalla fascia degli asteroidi?
Nel libro si dice o perlomeno si lascia intendere che il movimento caotico dei detriti impedisce questo recupero, considerando le velocità relative dei vari corpi che formano la fascia degli asteroidi è anche possibile che ciò risponda a verità, però stando a quelli che sono i progetti futuri per lo sfruttamento da parte “nostra” di quelle risorse, il sistema per ovviare questi problemi è relativamente semplice, basterebbe assumere la medesima velocità dell’asteroide target e quindi operare su di esso come se fosse fermo seppure apparentemente, certamente per noi sorgerebbe il problema degli impatti con frammenti con velocità relative diverse, ma per chi dispone della tecnologia del “Ciò Che Colpisce” e del “Ciò Che Respinge”, questo dovrebbe risultare oltremodo banale nella sua semplicità; quindi perché scegliere la “soluzione” più difficoltosa, la meno efficiente e la meno proficua oltre ad essere destabilizzante politicamente?

Prosegue – Sesta parte


Fine stesura 21 aprile 2016

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Una risposta a Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 5

  1. phoo34 ha detto:

    Per Enrico:
    Devo dire che le tue osservazioni anticipano uno dei contenuti di quello che sarà probabilmente la settima ed ultima parte dell’intervento.
    Le tue osservazioni sono perfettamente pertinenti, è vero il presunto motore a turbina a vapore è in parte una forzatura e in parte anche una provocazione; l’ipotesi che ho formulato è comunque plausibile considerando la capacità “esplodente” del vapore, si tratta solo di trovare la giusta meccanica per poter ottimizzare l’energia prodotta, non di meno, molti ingegneri aerospaziali hanno ipotizzato motori che utilizzano proprio l’energia esplosiva come generatore di spinta dei vettori, seppure il concetto di base si fonda dell’impiego di esplosivi veri e propri, detto questo concordo con la tua ipotesi che si possa immaginare l’impiego di una pila a combustibile almeno come elemento dissociante per l’idrogeno e l’ossigeno, entrambi notoriamente gas altamente esplosivi e con il “cascame” di produzione elettrica, quindi si, in un contesto tecnologico avanzato, risulterebbe un “sistema combinato” però questo, inevitabilmente denota che costoro dovevano avere si, una conoscenza di questo tipo di tecnologia, ma che seppure più evoluta rispetto la nostra, esula da quella che da sempre viene associata come alla tecnologia dei motori degli ufo, lasciando intravvedere che tutto sommato e con qualche sforzo potremmo disporre anche noi di questo tipo di motorizzazioni.
    Con questo non voglio dire o avvallare l’ipotesi che tutti gli ufo siano aeromobili costruiti dai terrestri, però per alcuni ipotizzare che lo siano può non essere una mera ipotesi ma una realtà anche se a livello sperimentale.

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