Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà – parte 7

Con questa settima ed ultima parte dell’intervento, provo a tirare le somme delle incoerenze e di quelli che possono essere i riscontri che il libro permette di fare, cercando in questo modo, di dare una logica, un senso compiuto complessivo ed oggettivo dei diversi aspetti, non solo tecnologici, ma anche ideologici che con esso sono trasmessi, questo, non certo per avvallare o avversarne i contenuti, ma semplicemente per comprendere ed inquadrare meglio la realtà che il libro prospetta e raffrontarla con la nostra realtà.

Una delle incoerenze che a tratti pare essere oltretutto discordante con alcune vicende descritte nel libro è quella relativa alla questione della morte, la vicenda della “resurrezione” di Anzu operata da Ninmha su Lahmu, è in tutto e per tutto la descrizione dell’impiego di un defibrillatore per rianimare una vittima di infarto, nella sostanza non ha molto del “miracoloso” o di eccezionale se non forse il numero dei tentativi fatti per rianimare Anzu, (60) ma questo è probabilmente dovuto alla diversa fisiologia annunaka; ora nel libro si lascia intendere o comunque indurre a ritenere che Enki, seppure non avesse il potere di resuscitare i morti, avesse accesso a questa conoscenza tramite il ME specifico, (Manuele Enciclopedico?) questa cosa viene ulteriormente avvallata quando Enki consegnò a Marduk/Ra i ME, tranne questo o forse, molto più probabilmente glie ne celò l’esistenza.

Come è mia abitudine, amo “sfrucugliare”, quindi non posso che rilevare il fatto Enki aveva la disponibilità di questa conoscenza, dunque perché non volle utilizzarla per salvare Dimuzi, suo futuro genero e conseguentemente “disinnescare” quelle situazioni che sarebbero conseguite dalla sua morte?
La cosa diventa interessante e sarcasticamente curiosa, perché se dietro questa scelta, vi furono o si legarono aspetti politici, ciò dimostrerebbe uno sciente cinismo nel approfittare delle circostanze; mi spiego meglio, dall’unione di Dimuzi e Inanna, i due clan si sarebbero uniti, questo avrebbe certamente mitigato la conflittualità tra i due clan principali, enliliti ed enkiti, ma di fatto avrebbe rappresentato il consolidamento di quello enlilita decretandone la supremazia, quindi una subalternità che comunque si ad dice poco alle aspirazioni degli Annunaki in generale, di questo o quello schieramento, quindi se Enki si astenne dal salvare Dimuzi fu per scongiurare la subalternità propria e del suo clan rispetto Enlil?
Il sospetto pare più una certezza visto che nelle vicende a seguire non si fece scrupolo nel “concedere” tale abilità a due entità che per descrizione sono identiche alla figura del Golem ebraico per salvare Inanna.
Qui emergono diversi aspetti interessanti, in primo luogo seppure Marduk fu “istigatore” della morte di Dimuzi, è realmente plausibile che Enki ne fosse assolutamente all’oscuro, considerando che questi litigavano anche per una “stupida” statua e a chi dovesse essere dedicata, figuriamoci per le questioni strettamente di prestigio e potere, quindi in un certo senso Enki se proprio non era al corrente delle intenzioni di Marduk, conoscendone il temperamento irascibile, doveva aspettarsi qualcosa del genere.
Detto questo e tornando alla questione del sequestro di Inanna e degli strani emissari di Enki mandati a recuperarla, come poteva sapere che si sarebbero resi necessari predisporre dei Golem (robot, androidi?) immuni dagli effetti mortali delle “armi del potere” e con capacità mediche di primo soccorso, proprio per rianimare Inanna? Volendo usare una concezione alla Star Wars, potremmo definirli dei droidi medici?
Quindi diventa banale presupporre che all’interno del gruppo rivale ci fosse un infiltrato, una talpa che lo aveva messo al corrente, ma questo apre un ulteriore squarcio sul clima di cospirazione che regnava tra i clan concorrendo a delineare che Enki non fosse completamente estraneo alla questione, d’altronde, non è la prima volta che Enki fa il “furbetto” o il finto tonto per non partire alla guerra; sarò pignolo e pedante o viceversa, ma la storiella del parlare alla capanna di canne invece che direttamente a Ziusudra, risulta chiarificante della sua indole.
Considerando anche l’estrema settorializzazione del sapere, è altrettanto plausibile che il clan enlilita non conoscesse l’esistenza di un dispositivo medico per la rianimazione? Sinceramente trovo la cosa risibile e comunque pur non disponendo materialmente del dispositivo c’è chi lo ha, e quindi come capita oggi tra i comuni mortali se qualcuno viene colto da infarto, basta chiamare il numero di emergenza e una squadra di pronto intervento che nella maggior parte delle volte riesce a salvare il malcapitato.

Indugiando ancora sulla questione del “defibrillatore” in queste vicende si ripresenta quella sorta di situazione da “cretino sapiente”, come è possibile che in una società tecnologica come quella annunaka, non si conosca una tecnologia di emergenza come la rianimazione, con o senza dispositivi? Un ulteriore conferma della settorializzazione estremizzata della conoscenza il cui fine di “deificare” anche tra gli Annunaki membri di una casta rispetto l’altra?
Far apparire la “resurrezione” di Anzu e di Inanna come un miracolo, non è forse una ulteriore forma proditoria ed ingannevole mistificazione di una “deità” falsa?

In precedenza, in relazione alla longevità annunaka o più in generale quella dei nibiruniani ho presupposto forse a torto, che i nibiruniani siano alla medesima specie, seppure divisi socialmente in caste distinte; e se invece l’appartenenza a questa o quella casta fosse dettata dall’appartenenza a specie differenti?
Questa idea, mi è sorta proprio da una serie di elementi che emergono dal libro, in primo luogo dall’ipotesi che Nibiru sia una astronave interplanetaria che sì, proveniva da un sistema solare, ma non per emigrare ma bensì perché ne fuggiva, ora in considerazione di quanto descritto dal libro delle loro attività sulla Terra, è plausibile che quanto è accaduto e/o accade ancora sulla Terra si sia già verificato in un altro o forse più sistemi solari?
Seguendo questa prospettiva, sarebbe plausibile che le caste più umili siano costituite proprio da specie autoctone di quei sistemi ed asservite alla struttura sociale di Nibiru?
Questo quadro di insieme spiegherebbe l’estrema rigidità nel gestire la conoscenza, il potere, la politica e gli interessi, quindi, quale sistema oltre al farsi passare per dei sarebbe più efficace se non proprio quella di basare il potere ed il controllo su una struttura per cosi dire alla matrioska in cui una casta controlla e dirige quella inferiore, in questo modo oltre a garantire un ordine sociale funzionale, se ne garantisce e rafforza la lealtà delle caste intermedie maggiormente solidali con quelle superiori.
Tenendo in considerazione questi aspetti, quella che è la logistica annunaka che a prima vista pare essere dispersiva e poco pratica, rientra in un contesto coerente che segue una logica difensiva strategica e militare.

Seguendo questo binario tutta la vicenda narrata nel libro perduto di Enki assume sfumature ancor più cupe e nefaste e come detto all’inizio dell’intervento rappresenterebbe una sorta di “confessione” e di assunzione diretta delle proprie responsabilità e quella dei nibiruniani circa gli eventi terrestri seppure Enki cerchi di alleggerire le proprie; aldilà del presunto “ravvedimento” di Enki, è possibile che le particolarità che emergono dal libro, denotino che fu redatto in modo coatto?
Questa potrebbe essere la spiegazione delle tante incoerenze che emergono, la ragione per cui alcune cose sono descritte i modo ineccepibile mentre altre solo accennate ed altre ancora volutamente eluse, la ragione per cui alcuni passaggi siano estremamente criptici ed altri fin troppo prolissi?
Possiamo ipotizzare che Enki fu fatto prigioniero o “arrestato” proprio da entità aliene che ebbero il loro mondo saccheggiato dai nibiruniani?
Già alla seconda tavoletta si ha il sentore di un qualcosa che di strano, di un qualcosa che “stona”, Alalu fuggendo da Nibiru fece rotta “la dove nessuno si era mai recato prima, nella regione proibita, aldilà del bracciale martellato”, analizzando questo passaggio, risulta quasi ovvio che si diresse in una regione dello spazio inesplorata sconosciuta e pericolosa con tutte le incognite contro, ma è il particolare “proibito” che solleva la curiosità; proibito da chi?
Ora, stando ai cicli di Nibiru, per quanto lunghi possano essere, periodicamente il suo transino nel sistema solare lo porta dalle regioni più esterne verso quelle interne, quindi sorge domandarsi come quell’area del sistema solare risultasse essere sconosciuta, passi pure l’ipotesi di una memoria labile, considerando però che è abitudine nibiruniana, registrare tutti gli eventi ed i fatti, la cosa risulta incoerente, per altro, visto che d’appresso si espone in modo esteso e particolareggiato l’evoluzione del sistema solare, ciò risulta ancor più inspiegabile. Forse il “divieto” o il “tabù” fu imposto da qualcun altro, almeno per i nibiruniani, forse proprio da quei sottaciuti nemici dei nibiruniani?

Considerando la descrizione dettagliata della formazione del sistema solare, aldilà della crono-storia della formazione dei pianeti che per altro stride con l’ipotesi nebulare della scienza moderna, si evince senza dubbio che qualcuno o qualcosa osservò tali eventi, vuoi da molto molto lontano con telescopi, vuoi tramite sonde spaziali inviate sul luogo, qualcuno registrò questi eventi, quindi fin dalle sue origini, il “nostro” sistema solare era un obbiettivo per chi lo stava osservando, che l’interesse fosse dettato dai soli interessi scientifici, per scopi coloniali o entrambi, smentisce di fatto che il stema solare interno fosse una regione sconosciuta; se poi vogliamo porre la questione su una scala temporale, sia che si adoperi quella di Nibiru o quella terrestre, l’ordine di grandezza resta quella dei miliardi di anni, quindi il contesto generale prospetta qualcosa di lungamente pianificato e studiato fin nel più piccolo particolare.

Tenendo questi assunti, ne consegue che l’ipotesi dell’astronave-planetaria Nibiru, non sarebbe del tutto inverosimile, la conseguenza di questo è che la civiltà originaria sarebbe molto precedente la nostra esistenza di almeno quattro miliardi e mezzo di anni ed in quattro miliardi di anni, il progresso tecnologico e scientifico che si può raggiungere è davvero inimmaginabile; si pensi che in poco più, poco meno di centocinquanta, duecento anni siamo passati dal viaggiare a vela ai jet supersonici e a fare i primi passi nello spazio, quindi sempre ammesso che si riesca a governare il progresso tecnologico e scientifico e che questo non ci porti all’auto annientamento, quale realtà potrà avere la civiltà umana tra cinquecento, mille anni, ora immaginiamo quella società lontana che ha alla spalle miliardi di anni di progresso, se non proprio sociale, quantomeno tecnologico.
Detto questo, sforzando di trovare una certa “positività” è possibile pensare che la settorializzazione, la parcellizzazione della conoscenza e della tecnologia sia un modo con cui questa civiltà strutturandosi in caste, eviti e si premunisca dal rischio di collassare e auto distruggersi?

Per chi come me è cresciuto in un contesto ideologico culturale “illuminista” è certamente una aberrazione immaginare una società di questo tipo, una società in cui le aspirazioni di chiunque non possono eludere o superare i rigidi schemi della classe sociale di appartenenza, inibendo ogni possibilità di miglioria delle proprie condizioni sociali e di vita, se poi pensiamo alla longevità rispetto quella umana, bhé facile trarne le conclusioni, ma come ripeto questo è conseguente lo schema ideologico culturale che caratterizza la società occidentale moderna, sempre che si possa definire moderna, viste le storture etiche, sociali e politiche che ne sono conseguite; polemiche a parte ciò non di meno, non posso che rilevare che seppure in linea di principio e di logica la struttura socio-politica a caste possa essere stata la “cintura di sicurezza” di questa civiltà, ciò non di meno dal libro si evince che si verificò una stortura, forse un abuso o peggio ancora una inconscia degenerazione da parte degli Annunaki, che cominciarono a credere di essere degli dei.
Un altro elemento che nel libro, si omette o si elude è tutto quello che riguarda Lahamu e Mammu, ossia Venere e Mercurio, a parte la citazione che ne viene fatta in quella che è la genesi del sistema solare, nel racconto poi “spariscono”; possibile che in tutta la vicenda annunaka, questi pianeti non abbiano avuto un ruolo, seppur marginale?
Questa, definiamola lacuna, mi fa ulteriormente drizzare le antenne e domandarmi il perché di questo sottaci-mento; si da risalto ciò che accadde su Marte ed al ruolo che esso rivestì o riveste, ma per Venere e Mercurio, zero assoluto, considerando che Mammu fu il secondo pianeta a formarsi dopo Tiamat e che Venere si creò in contemporanea a Marte, possiamo supporre che in un scenario di acquisizione di risorse, vengano esclusi, presumendo che possano e probabilmente hanno materiali forse assai più rari dell’oro e che sotto il profilo tecnologico delle loro applicazioni essere unici?
In campo “cartografico spaziale” altre due lacune sono la mancata citazione della nube di Oort è la mancata descrizione della fascia di Kuiper, sopratutto questa zona, dovrebbe essere ben nota a chi di fatto asserisce di orbitare, lungamente proprio in quella zona; eppure, da quello che emerge dalle scoperte più o meno recenti questa zona dello spazio profondo del sistema solare, pullula letteralmente di proto pianeti, pianeti “gnomi”, asteroidi delle dimensioni superiori a Fobos e Deimos ed il numero dei corpi celesti che si scopriranno è destinato a crescere in futuro, quindi ancora una volta si rivela qualcosa do stonato.
C’è da dire però che in modo ambiguo un accenno a quelli che sono i corpi trans-nettuniani viene fatta in quella che sarebbe la genesi del sistema solare secondo Nibiru; i famosi guerrieri di Tiamat che dopo lo scontro con Nibiru, portò con se prigionieri.

Tornando alla smania ossessiva e forsennata per l’oro da parte degli Anunaki, da quello che emerge e si evince dal libro, pare proprio che l’oro abbia ben poco a che fare con la risana-tura dell’atmosfera di un pianeta, la questione invece sembra essere più coerente con qualcosa di ancor più essenziale e fondamentale per la ipotetica nave-pianeta Nibiru; qualcosa che potremmo assimilare per importanza alla vitale necessità di alimentare i motori interstellari.
Seppure in modo estremamente sintetico, viene descritto il procedimento ci verrà sottoposto l’oro acquisito, volendo restare alla favola dell’atmosfera danneggiata del pianeta, c’è da considerare che la gravità di Nibiru è maggiore rispetto quella della Terra, quindi anche se disperso in forma di particolato o di “nano particolato” nell’atmosfera a mo di schermatura, inevitabilmente questo, se non nella sua totalità ma quasi precipiterà al suolo, tenendo presente che l’oro è inerte con la maggior parte degli elementi, sorge spontaneo domandarsi quale possa essere la reale composizione dell’atmosfera di Nibiru, se oggettivamente questo elemento è sempre carente ciò significa che l’oro si consuma ed è logico presupporre che la costante necessità, cresce in funzione al grado con cui si consuma; ora cavillando ulteriormente e sempre nell’ipotesi del pianeta Nibiru, come è possibile asserire che l’aria terrestre sia compatibile con quella di Nibiru? Qualcosa evidentemente non quadra.

Come ho detto le incoerenze sono tante e alcune pressoché inconciliabili, quindi restando al punto, se Nibiru richiede sempre più oro, questo evidentemente è perché viene consumato, ma in quale modo?
La storiella dell’atmosfera è evidentemente una storiella, in parte per “giustificarsi” ed in parte forse per suscitare una sorta di “solidarietà” per un pianeta morente, ma è e resta una storiella ben poco credibile, sopratutto per il fattore temporale, quindi occorre cercare o immaginare una ragione più coerente e strutturalmente logica; questo mi porta a ipotizzare che in realtà l’oro possa essere utilizzato come un carburante per alimentare i motori interstellari che oltre alle dimensioni inimmaginabili, utilizzano o meglio funzionino su un principio ancor più incredibile e fantastico quello della trasmutazione da oro a piombo e viceversa?
Possiamo presupporre che comunque sia la struttura sociale di Nibiru, abbiano sviluppato una qualche tecnologia che potremmo assimilare per concetto alla pietra filosofale alchemica?
Dopo tutto se veritiera la loro abnorme longevità, che sia indotta o innata, avrebbero avuto perlomeno un mezzo milione di anni anche due per poterla sviluppare ed affinare, perlomeno per l’ideatore, quindi, eludendo questioni trascendentali, metafisiche e filosofiche, considerando la possibilità di convertire oro in piombo e viceversa fino all’annichilimento pressoché totale dei metalli, l’energia sarebbe davvero enorme, in pratica, una sorta di motore che si avvicina al concetto di motore a fusione, con il pregio di non avere l’effetto collaterale delle radiazioni.
L’ipotesi potrebbe essere fondata, se consideriamo che la differenza dei protoni tra l’uno e l’altro è di soli tre protoni, occorrerebbe determinare il rapporto tra energia impiegata per staccarli dal piombo e tramutarlo in oro ed energia generata, cosi come occorre determinarli per il processo inverso, ossia attaccare i tre protoni all’oro e trasformarlo in piombo; idealmente e fantasticando un po, questo procedimento potrebbe essere svolto da una sorta di acceleratore di particelle appositamente modificato?

Sorge però la domanda del perché conoscendo il principio della fusione nucleare, non utilizzino idrogeno ed elio, se non altro perché sono elementi molto più comuni e facilmente reperibile in tutto l’universo che non l’oro, almeno quello conosciuto?
Potrebbero altresì utilizzare celle a combustibile, ma forse l’energia ottenuta dal processo “trasmuta-tivo” è molto più potente o produce effetti quantistici? Considerando che le dimensioni attribuite a Nibiru sono maggiori di quelle della Terra o comunque anche fossero la metà, risulterebbe estremamente improbabile che i motori di cui dispone possano rientrare in una tecnologia convenzionale anche estremamente futuristica.
È vero nello spazio la dimensione del corpo da spingere non è un fattore rilevante, ma comunque gioca un ruolo la massa complessiva da spostare e la spinta deve essere sufficiente per imprimete quella iniziale, processo che poi potrà essere amplificato con un sistema a risonanza della spinta.

Nel proseguire nell’intervento, voglio affrontare una questione che ho voluto lasciare per ultima, relativa o più propriamente conseguente l’aspetto fisiologico degli Annunaki; ritornando ai primi passi dell’avventura annunaka sulla terra, nel libro si asserisce che l’atmosfera terrestre era compatibile con quella di Nibiru, seppure l’aria risulta essere buona, era carente di alcuni elementi ed abbondante di altri, ora questo seppure di per se può apparire un aspetto banale o semplicemente una frivolezza da “salutisti”, oggettivamente non lo è, anzi, dietro questa fesseria, ci potrebbero essere dei risvolti interessanti e rivelatori su alcuni fenomeni che caratterizzano la realtà da almeno un ventennio; dunque, l’aria terrestre sarebbe ricca di alcuni elementi e povera di altri rispetto quella di Nibiru, quindi, oltre i cicli accelerati rispetto quelli nibiruniani, possiamo supporre che la “degenerazione” fisica degli Annunaki dipenda proprio dalla carenza di quegli elementi?
Quali sono o sarebbero gli elementi di cui l’aria terrestre è carente e quelli di cui abbonda?
Dalla tabella che riporto, possiamo osservare che l’aria terrestre (odierna) è per la maggior parte costituita da ¾ di azoto e per ¼ da ossigeno mentre gli altri elementi rappresentano meno del 1%, di cui l’argo ne è principale elemento.

Tenendo presente l’epoca in cui l’affermazione è riferita, risulta ovvio che per composizione dell’aria terrestre potesse avere una diversa composizione, quantomeno per ossigeno, metano, carbonio, seppure gli altri elementi che oggi si misurano in ppm potessero avere una percentuale maggiore, pur sempre marginale, però il libro ci ha abituato al “non dire” alcune cose, quindi, con il termine carente si intende forse la mancanza di quegli elementi che poi sarebbero alla base delle cause del loro ‘invecchiamento fisico?
In modo esplicito e per essere diretto, è possibile che il “fenomeno” delle scie chimiche o chemical trails, che per altro pare stiano avendo un incremento notevole in tutti i cieli del mondo possano avere a che fare con gli Annunaki e la loro aria?
Seppure sia particolarmente critico circa i presunti fini manipolativi del genoma umano, del controllo mentale o per la geo-ingegneria, l’ipotesi che qualcuno stia addizionando la nostra atmosfera con composti di bario, di alluminio e silicei potrebbe essere un ennesimo, ulteriore indizio che forse la biologia annunaka sia basata sul silicio invece che sul carbonio? Quindi l’immettere questi composti nell’atmosfera terrestre sia intesa ad eliminare o comunque minimizzare gli effetti deleteri dell’ossidazione cellulare annunaka?

Seppure molti ipotizzato la possibilità di forme di vita basate sul silicio, una biologia di questo tipo seppure similare nei meccanismi a quella a base carbonica, comporta inevitabilmente una differente biochimica dei processi vitali, sempre tenendoci in questa ottica, come si spiegherebbe allora la compatibilità tra umanità e nibiruniani? E ecco che emerge una nuova, ulteriore incoerenza, certo nel libro non si fa riferimento alcuno sulla natura della biologia annunaka, ne all’ipotesi della base silicea, certo; questa è una supposizione, forse indotta dalla longevità della specie aliena, che potrebbe aggirarsi tranquillamente ad una media di 648.000 anni terrestri, quindi come sarebbe possibile per un organismo biologico poter vivere così lungamente se non ipotizzando una forma di vita basata su un elemento chimico più prossimo e similare al carbonio? Si potrebbero ipotizzare che la base invece del silicio possa essere a base fosforica o idealmente visto che parte del DNA e dell’RNA terrestre ha una base azotata; tralasciando questo tipo di dissertazione, resta il fatto che, seppure i “Lulu” e le varie versioni successive siano il risultato di manipolazioni genetiche di una specie autoctona terrestre, come e su quali basi biochimiche poteva esserci compatibilità tra le due specie?

La questione della longevità annunaka però si inserisce in un contesto più ampio; secondo la teoria della dilatazione temporale gravitazionale, il tempo scorre più velocemente lontano dai campi gravitazionali e più lentamente e progressivamente in prossimità di questi; fin qui l’impianto del racconto pare essere coerente con il principio di Albert Einstein, quindi a parità di longevità, chi vive su Nibiru con una maggiore gravità vivrà più a lungo che non chi vive sulla Terra visto che è minore, restando in questo contesto però sorge domandarsi quale è la differenza gravitazionale tra quella di Nibiru e quella della Terra per avere una differenza di cicli vitali cosi grande?
Facendo un calcolo approssimativo e presumendo una progressività della dilatazione temporale, la gravità di Nibiru dovrebbe essere maggiore a quella della Terra di ben oltre 99,9 volte, per rendere l’idea della proporzione un chilogrammo terrestre su Nibiru ne peserebbe quasi cento, viceversa un chilogrammo nibiruniano sulla terra peserebbe poco meno di un grammo.
Da questa considerazione ne scaturiscono altrettante e non solo in ambito biologico e fisico, perché questo rapporto di grandezze, inevitabilmente riconduce ad una serie di questioni, come ad esempio quella relativa alle necessità di oro per “salvare” l’atmosfera di Nibiru; altra conseguenza, fornire la spiegazione sul come fu possibile realizzare strutture megalitiche pressoché impossibili da eguagliare ancora oggi, sia nella tecnica che per le dimensioni.

Spostare una pietra pesante tonnellate (per gli umani) come se pesasse pochi chili (per gli alieni) risulterebbe estremamente facile non solo sotto il profilo della movimentazione, ma anche per quello che sarebbe la lavorazione, in pratica e per rendere ulteriormente l’idea, si immagini di poter spostare il monolito di Baalbek del peso di 1,000 tonnellate come se ne pesasse poco più poco meno di una; il rapporto per noi potrebbe essere simile quella di spostare, trasportare e lavorare un oggetto analogo per dimensioni e peso ad un blocco di polistirolo espanso.
Detto questo e restando nella coerenza dei principi fisici, indipendentemente che Nibiru sia un pianeta o una astronave, da quale parte dello spazio proverrebbe?
Sempre in relazione alla longevità e su quanto detto in relazione alla gravità, possiamo presupporre che il punto di partenza o di origine di Nibiru sia localizzata in un’area più interna della Via Lattea e quindi in una zona in cui per la genesi evolutiva di sistemi planetari richieda coefficienti gravitazionali maggiori; sarebbe forse questa una delle possibili spiegazioni di quei tanti aspetti che renderebbero gli Annunaki degli dei?
Potrebbe essere la spiegazione razionale del perché, oltre ai racconti di quasi tutte le culture in cui si fa riferimento ai giganti, effettivamente sulla Terra vi furono forme di vita che raggiunsero dimensioni fisiche davvero gigantesche discendenti da quelle “importate”?

Tornando alla questione delle scie chimiche e che queste irrorazioni sono in funzione “dell’arricchimento” dell’aria terrestre con gli elementi mancanti per una buona salute degli Annunaki, questo non lascia adito che al presupporre uno scenario ed un futuro coloniale; ed è qui che emerge l’ennesima incoerenza tra ciò che il libro asserisce e ciò che sembrerebbero essere i fatti. Anu disse che la Terra sarebbe stata dei terrestri e che il compito degli Annunaki sarebbe dovuto essere quello di aiutarli nel progredire, ora se queste parole siano state disattese, ripudiate o se lo stesso Anu oppure il suo successore hanno cambiato idea, ciò dimostra ancora una volta la grande volubilità di questi esseri e che forse nella loro multimiliardaria evoluzione abbiano completamente perso il concetto di coerenza?

Concludo questa settima ed ultima parte dell’intervento con due piccole considerazioni in forma di “citazione” circa la “deità”:

Un dio ha paura di esser trovato perché, teme colui che non crede in lui”.

Idealmente e forse per una deformazione culturale o probabilmente un condizionamento, ritengo che:

Un vero Dio non vuole renderti simile a lui, ma suo pari”.


Fine stesura 4 maggio 2016