La teoria del tubo!

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Il tempo, l’elemento evanescente per eccellenza che condiziona tutto l’universo, è davvero così evanescente?
Questo strano, misterioso elemento, che per quanto impalpabile, invisibile ed evanescente sia é pur così potente da condizionare la vita di ogni essere e ogni cosa dell’universo!
Ma cosa é il tempo? Quali sono le sue reali qualità?
Dai primordi dell’umanità, l’essere umano si è confrontato con questo elemento invisibile; dapprima forse solo quale fenomeno sequenziale di giorno e notte, poi con l’evolversi della propria coscienza, come il susseguirsi delle stagioni; osservando la natura circostante che si adattava alle diverse condizioni climatiche, in cui la stagione dei frutti e dell’abbondanza, seguiva un periodo di sterilità e penuria di cibo.
Nella mente degli uomini primitivi, che cominciavano a prendere coscienza delle proprie capacità di modificare l’ambiente circostante; capacità che erano e sono a tutt’oggi limitate dall’incapacità di opporsi agli eventi temporali, cominciò a formarsi l’idea di una dimensione superiore, di un qualcosa di magico che solo poche cose potevano sfuggire all’invisibile forza del tempo, alle cui forze essi dovevano ineluttabilmente sottostare.
Visto che l’essere umano, nasceva, cresceva e in fine moriva, come qualsiasi altro fenomeno vitale osservato; al formarsi delle prime proto-religioni, il passo fu breve.
Probabilmente i primi oggetti di culto furono le pietre, le rocce, le montagne, la luna, le stelle, la terra stessa; poiché ai loro occhi, esse sfuggivano alle forze del tempo, data la loro immutabilità nel corso dei tempi.

Decollo di uno Shuttle

Decollo di uno Shuttle

Il velo di mistero di questa dimensione o se si preferisce sovrastruttura dell’universo materiale, rende il tempo un fenomeno di cui non si sa pressoché nulla, se non che apparentemente scorre.
Solamente con l’avvento dell’era moderna e delle scienze aerospaziali, si è cominciato a comprendere qualcosa di più circa il tempo e della sua natura.
Ma in che modo esso operi, interferisca ed influenzi le altre dimensioni resta avvolto nella più fitta nebbia; tutto quello che possiamo vedere, osservare e misurare del tempo, sono gli effetti macroscopici che esso ha sulla materia e l’ambiente circostante.
Con l’avvento dell’era spaziale è stato possibile verificare concretamente che il tempo “scorre” in modo diverso a seconda del punto di osservazione; a conferma di ciò, sta il fatto che gli orologi sistemati sui satelliti, sulle navette spaziali e via dicendo, sono più “lenti” di quelli posizionati a terra ed è per questo motivo che si è dovuto approntare una serie di meccanismi e accorgimenti hardware e software per poterli sincronizzare.
Per quanto ci si possa sforzare di comprendere, risulta difficile razionalizzare l’evanescenza della dimensione temporale.
Si è a questo scopo “confezionato” il concetto di spazio-tempo; spesso questo concetto viene compreso in modo distorto e condizionato da quello che si può definire “l’alone fantastico” (inteso nell’accezione etimologica dell’avverbio) che volutamente o meno, viene associato alla dimensione temporale o più precisamente al principio di spazio-tempo, spesso volutamente, spiegato male, poiché in ogni cosa vige il motto “La verità vi renderà liberi”, in questo caso la verità va intesa quale conoscenza, e chi conosce e sa, ha un potere enorme su chi non sa e non conosce.
Ma cos’è lo spazio-tempo?
La scienza “ufficiale” definisce lo spazio-tempo la somma, la commistione, l’insieme complessivo delle tre dimensioni cartesiane e la dimensione temporale; asserendo che quest’insieme nebuloso si muova in una direzione per effetto dell’esplosione primordiale (Big bang).

Per mia indole, non mi sono mai accontentato delle spiegazioni preconfezionate o delle verità costituite, giuste o sbagliate che possano essere; ho sempre cercato di vedere aldilà, se fosse possibile trovare un’altra spiegazione, un’altra interpretazione, verificare per quanto mi è possibile, la veridicità delle verità costituite e se eventualmente fosse plausibile o possibile trovare una prospettiva diversa.

Tattico dell'Enterprice

Tattico dell’Enterprice

L’industria cinematografica ci ha abituato a vedere il tempo come un qualcosa di “scientificamente magico” e grazie ad apparecchiature più o meno sofisticate che permetterebbero di viaggiare nel tempo (accidentalmente o volutamente), poter tornare nel passato o andare nel futuro, potendo fin’anco di interagire e modificare il corso stesso degli eventi.
Fintanto che tutto questo è e resta relegato alla sfera fantastica, per il puro divertimento del pubblico e per creare odiens; tutto è concesso e lecito; ma quando si vuol far intendere e passare qualcosa di assolutamente campato in aria, anche se verosimile, per un qualcosa di vero, questo rientra in quello che viene definito univocamente ed inequivocabilmente “disinformatio”.

Ipoteticamente parlando, se fosse realmente possibile fare ciò che i romanzi, i film e tutta una sottocultura new-age asserisce o tenta di far assumere quale verità; se le cose stessero realmente così, occorrerebbe rivedere o meglio revisionare in modo radicale tutti concetti filosofici e scientifici sulla materia, sull’energia e su l’intero universo, tutte le scoperte scientifiche che nei secoli sono state fatte risulterebbero falsate e distorte , di conseguenza e l’intera schiera di studiosi, ricercatori ecc. ecc. che si sono passati il testimone nei diversi secoli, hanno deliberatamente mentito, falsificato, distorto la verità o quantomeno indotti ignari all’errore.
Alquanto arduo e decisamente da sprovveduti, ipotizzare che ci possa essere in atto una sorta di complotto “culturale-scientifico” per tenere la “plebe” all’oscuro; complotto talmente perfetto e ben organizzato che prosegue e persegue i propri fini da diversi secoli senza che non se ne abbia il minimo sentore o sospetto.
Assumendo per un istante che questo ipotetico complotto sussistesse da parte di non ben identificati, quanto misteriosi gruppi, questo prevederebbe una attività di inteligence e di controllo che le attività delle moderne agenzie di sicurezza, apparirebbero rozze e primitive al loro confronto.
Ciò non di meno difficile asserire o dimostrare che 1+1 faccia 3 o che le leggi della fisica e della termodinamica sono sbagliate!
Ipotizziamo per un istante che sia possibile tornare indietro nel tempo e nello spazio; la materia, (intesa come insieme di tutti i fenomeni fisici, ivi compresi esseri viventi) apparirebbe nella sua globalità come una sorta di groviglio indistricabile di filamenti più o meno lunghi, che si avvinghiano e intrecciano su se stessi e attorno ad altri filamenti.
Oltremodo un universo così sovvertirebbe non solo le leggi della fisica, ma eliminerebbe in un sol colpo il principio del libero arbitrio, il principio di casualità, l’autodeterminazione.
Dato che tutto è predeterminato e precostituito, non vi sarebbe scelta alcuna, ma solo l’ineluttabilità di un percorso; conseguentemente ed oggettivamente, cade il postulato secondo cui sarebbe possibile andare nel passato e poter interferire sugli eventi per modificare il presente, o andare nel futuro per vedere cosa sarà per modificare il presente o piu retroattivamente il passato.
Pur restando possibile “muoversi nel tempo”, indipendentemente se nel passato o nel futuro, non avrebbe effetto alcuno, dato che tutto resta immodificabile e di conseguenza i tanti paradossi spesso prospettati con enfasi, non potrebbero in ogni caso sussistere.

Restiamo comunque in quest’ottica di cose e vediamo cosa potrebbe accadere con tali “assunzioni”; immaginiamo l’insieme della storia di una stella, per vedere di comprendere meglio e renderci conto di quali sarebbero gli scenari e le prospettive di un universo tempo-spaziale così costituito.
Prendiamo una stella, dal suo formarsi da una nebulosa di polveri interstellari o meglio dall’insieme dei “filamenti di ogni granello di polvere”, fino alla sua “morte”; secondo l’ottica assunta, la storia della stella sarebbe sempre, nel senso che il filamento stella esisterà sempre nello spazio-tempo che occupa.
Indipendentemente dal punto di partenza spazio-temporale, potremmo andare a vedere la stella sempre e comunque in qualsiasi istante del suo “percorso vitale”; essa esisterà sempre così come è nel suo insieme assoluto.

Raffigurazione spaziotemporale dei "filamenti vitali" delle stelle ed esperimento su una di esse

Raffigurazione spaziotemporale dei “filamenti vitali” delle stelle ed esperimento su una di esse

Ipotizziamo che in un momento qualsiasi della “vita-filamento” della stella decidiamo di eseguire un esperimento sull’astro e che il risultato del test eseguito, porti alla distruzione dell’astro.
La stella verrebbe distrutta o danneggiata solo in quel determinato istante della sua “linea-vita”; un po come cancellare o correggere solo un punto di una linea e non tutta la linea.
La domanda che inevitabilmente ci si porrebbe è come potrebbe esistere la stella anche dopo la sua distruzione anche se è stata “cancellata” solo una frazione infinitesimale della sua “linea-vita”?
É evidente che i “conti” non tornano, anche se volessimo imbrogliare, imbrogliando in modo palese ed evidente per farli quadrare; risulterebbe solo una puerile farsa.
Certamente intrigante e affascinante l’idea di un universo fatto in questo modo, ma risulterebbe un universo immobile, statico in cui tutto ciò che si muove lo è solo apparentemente ai nostri occhi e che comunque instilla una sorta di irresponsabilità dell’osservatore e del suo operato, in quanto anch’esso prestabilito da un ordine inviolabile.

Da quello che si può comprendere e che nei secoli si è compreso dall’osservazione della natura e delle leggi che la governano, l’universo è dinamico, in continuo cambiamento, conseguente a fenomeni locali e globali contemporanei e/o precedenti il suo attuale stato.
Si comprende bene che la natura, non lascia spazio a ciò che potrebbe sovvertirla, pertanto i paradossi sono solo le chimere dei tempi moderni, una “facile” risposta a quegli interrogativi a cui si vuole dare comunque una risposta pur non avendola.

Ma allora quale potrebbe essere la reale natura del tempo?

È chiaro che la dimensione temporale come qualsiasi altra “essenza” dell’universo, deve sottostare alle leggi coesive universali, poiché se si ipotizzasse che non ne fosse soggetta, essa sarebbe una dimensione “extrauniversale” e pertanto avulsa dall’universo stesso, indi il suo influsso non potrebbe esercitarsi nell’universo ma solo esternamente ad esso.
A questo punto sorge una considerazione che da adito ad un ulteriore quesito; se il tempo è una dimensione “extrauniversale” gli influssi che esercita sulla materia, indicherebbe che essa è all’esterno dell’universo ed allora essendo all’esterno dell’universo, dovremmo poterne vedere anche se limitatamente una porzione della sua “superficie”, magari sotto forma di radiazione o fenomeno elettromagnetico di base causato dalla materia che vi scorre sopra.
Tornando al quesito posto precedentemente e darne una risposta, occorre rendere l’evanescenza del tempo meno evanescente, stando ai principi della logica e della razionalità, qualunque cosa esistente nell’universo (indipendentemente interna o esterna), sia essa materia, energia o luce, deve essere soggetta alle leggi “vigenti”; di conseguenza, di qualunque sostanza sia costituita la dimensione temporale, deve avere una sua consistenza; detto questo, per quanto sottile ed impercettibile possa essere la consistenza, deve avere una sua fisicità materiale, o meglio una sua materialità data all’esistenza stessa della dimensione temporale.
Questa materialità potrebbe essere costituita da una parte di quella materia di cui non si riesce a trovar traccia nell’universo, più comunemente chiamata materia oscura o forse costituita di super-materia.

L'immagine teorica di un "tempone" o temp-atomo

L’immagine teorica di un “tempone” o temp-atomo

Dato che nessuno ha mai visto questo tipo materia e di conseguenza non é mai stato possibile studiarla, occorre purtroppo fare delle congetture; congetture che comunque tengano conto di quelle che sono le leggi che regolano l’universo.
Teorizzando sulla “materia temporale” essa non potrebbe essere dissimile nella struttura dalla materia comune; avrebbe un nucleo e degli elettroni che ruotano attorno ad esso.
La differenza sostanziale tra la materia “ordinaria” e la “super materia temporale” risiede nella disposizione e nel numero di elettroni che ruotano attorno al nucleo.
Nell’atomo “temporale” il numero degli elettroni è pari al numero di elettroni che occorrono per coprire interamente la superficie orbitale del nucleo, va da se che per ottenere questa “copertura” gli elettroni debbano essere sullo stesso livello orbitale e dato l’elevatissimo numero di elettroni e la loro disposizione spaziale, il relativo peso atomico, renderebbero la super materia l’elemento più pesante in assoluto tra gli elementi dell’universo.
Altra peculiarità della super materia è la frequenza di rotazione degli elettroni, che tendendo ad occupare ognuno il piano orbitale equatoriale, si spingono a vicenda; essendo questo “spingimento” talmente elevato che il campo magnetico generato ruota alla stessa velocità generando un iper campo gravitazionale.
In sintesi la super materia diviene un “apolide” ossia una sorta di monopolo repulsivo assoluto che allontana ogni forma di energia e materia dal proprio raggio di influenza.

Ma come si “forma” questo tipo di super materia?
Nulla si distrugge ma si trasforma in qualcosa di altro; assumiamo che il “temp-atomo” sia lo stadio evolutivo seguente o superiore della materia ordinaria.

Rappresentazione del vortice gravitazionale di un buco nero

Rappresentazione del vortice gravitazionale di un buco nero

Dato questo presupposto vediamo il percorso che la materia ordinaria percorre per diventare super materia; per essere sintetici saltiamo il percorso che va dalla nascita di una stella al suo collasso in buco nero.
Il buco nero è una singolarità squilibrata che nonostante lo squilibrio, tenta se così si può dire, di recuperarne uno, assorbendo ed inglobando altra materia; ora all’interno, le enormi forze centrifughe e gravitazionali presenti, fanno si che nel “brodo” molecolare in condizioni particolari, parte della materia si aggreghi generando della super materia atta a riequilibrare lo squilibrio esistente, ma data la natura di quest’ultima, essa si espelle precipitando ai confini della materia ordinaria
Questo evento, da un duplice effetto, in prima istanza, il buco nero “dimagrisce” e si riavvicina anche se di poco all’equilibrio originario, mentre dall’atra si ha la trasformazione di materia ordinaria in super materia.
L’evento della “nascita” di un atomo o di masse di super materia non sarebbe comunque visibile, in quanto celata da un lato dall’orizzonte degli eventi del buco nero e dall’altro, l’istantaneo precipitare ai confini della materia ordinaria, renderebbero l’evento impercettibile.

Una volta raggiunto il confine della materia ordinaria, il “temp-atomo” si troverebbe nelle vicinanze di altri atomi di super materia e come detto essendo repulsivo a qualsiasi forma di materia ed energia, esso lo è anche rispetto atomi con la stessa natura; visto il notevole peso atomico, esso “attrae” per gravità la materia ordinaria al pari di un buco nero, che a differenza di quest’ultimo, non viene assorbita ma si appoggia sull’orizzonte gravitazionale dell’insieme della super materia restandone completamente isolata.
Ora l’insieme o per meglio dire la struttura di super materia che si viene a creare per effetto repulsivo rispetto agli altri atomi di super materia e per gravità rispetto la materia ordinaria, fa si che in pratica l’insieme della “materia-tempo” avvolga ed inglobi la materia ordinaria in un reticolo contenitivo, impedendo alla materia ordinaria di fuoriuscire e/o disperdersi, a seconda se l’universo sia introverso o estroverso.
Ritengo più verosimile l’ipotesi di un universo introverso almeno per quanto riguarda la sua evoluzione dal proto universo primordiale, in quanto questo doveva essere per ovvie ragioni estroverso.

Schema di quella che potrebbe essere la superficie creata dalla super materia

Schema di quella che potrebbe essere la superficie creata dalla super materia

Ora la domanda da porsi é quale forma ha questo contenitore?
Il reticolo non potrebbe essere sferico, poiché la natura della super materia, farebbe collassare la materia ordinaria sulla “superficie interna” della “tempo-sfera”, creando da un lato l’appiattimento e l’addensamento della materia ordinaria, mentre dall’altro, nel centro della tempo-sfera, si verrebbe a creare una rarefazione se non un’assenza totale di materia ordinaria.
Con questi presupposti, in ultima istanza, si raggiungerebbe un equilibrio delle due forze, rendendo l’universo statico e non più dinamico; ne consegue che nel momento di equilibrio assoluto, lo spostamento anche di un singolo fotone, qualora sussistessero le condizioni per il suo movimento; esse stesse, distruggerebbero l’universo, prima ancora che il fotone possa muoversi.

L’immagine e la prospettiva di un universo amorfo, immobile anche se in un lontanissimo futuro, non è certo delle più entusiasmanti, inoltre data la dinamicità della materia riscontrabile osservando l’universo dimostra che di fatto non può esserlo anche se osservato nella infinitesimalità e transitorietà dei nostri “tempi”.
Nell’ipotesi che l’universo in cui viviamo sia statico o tendente ad un equilibrio; da qualche parte, in punti particolarmente sgombri dalla materia ordinaria, dovrebbe essere possibile osservare l’addensamento della materia sul confine della “tempo-sfera” e in direzione opposta, osservarne una progressiva rarefazione fino ad individuare il centro della “tempo-sfera” in cui la materia è assente del tutto.
Sempre considerando questo impianto, la materia risulterebbe finita e di conseguenza quantificabile, inoltre il “trascorrere” del tempo, andrebbe rallentando progressivamente per fermarsi, altra considerazione che emerge è che il tempo scorrerebbe uguale in ogni punto dell’universo.

Schema di sezione infinitesimale del "tubo-tempo"

Schema di sezione infinitesimale del “tubo-tempo”

Se immaginiamo però questo reticolo “tempo-materiale” come una struttura tubolare, lo scenario cambia radicalmente, la materia risulterebbe dinamica, fluida e in movimento coerente.
Seguendo quest’ottica, si immagini la dimensione temporale quale un tubo in cui tutta la materia ordinaria scorra al pari di una condotta d’acqua.
Sappiamo, grazie alle leggi della fisica, della termodinamica, dell’idraulica ecc. ecc. che all’interno di un tubo e al variare dei parametri locali e globali, lo scorrimento del fluido varia creando delle micro correnti e dei micro vortici.
Analogamente nel “tubo-tempo” il “fluido-materia” è influenzato da un lato dalla pressione iper-gavitazionale della struttura contenitiva e dall’altra dai fenomeni macroscopico-locali che si verificano all’interno della materia ordinaria e a seconda della sua densità che si presenta a seguito dei vortici e delle correnti locali.
Parimenti alla rivoluzione eliocentrica, è la materia che si muove all’interno del tempo; fatte queste considerazioni, il concetto di spazio-tempo si può sintetizzare definendolo quale porzione infinitesimale del “tubo-tempo” occupato transitoriamente da una porzione o da una certa quantità di materia in un preciso punto del “tubo-tempo”.
Per rendere il concetto più chiaro, si immagini di poter viaggiare contemporaneamente su due treni; che questi partiti contemporaneamente percorrendo lo stesso percorso e alla stessa velocità, i due percorsi sono esattamente paralleli ma distanti da una montagna, l’uno 5 chilometri mentre l’altro 100.
Guardando fuori dei rispettivi finestrini e non essendovi prospettiva ne punti di riferimento se non la sola montagna; dalle due osservazioni, si evidenzia che dal finestrino del primo treno, la montagna sembra muoversi più velocemente rispetto a quanto si osserva dal finestrino del secondo treno, la differenza però è nella sola distanza dei due punti di osservazione e di fatto, è che a muoversi è il treno non la montagna.
Questo esempio; oltremodo permette di spiegare concettualmente il perché il tempo possa “scorrere” in modo diverso a seconda del punto di “osservazione”.
Vista in questo modo, la dimensione temporale acquista concretezza e razionalità, perdendo da un lato quell’alone di mistero magico-mistico, mentre dall’altra, la prospettiva, le prospettive si dilatano se pur con minor “romanticismo” e una maggiore freddezza.
Il concetto di “tempo fisso” é da intendersi, quale struttura fissa rispetto la materia che scorre al suo interno e non rispetto quello che é all’esterno di esso; ciò non esclude che il “tubo-tempo” possa muoversi anch’esso all’interno di un’ulteriore dimensione.

Ma quale potrebbe essere la struttura complessiva del “tubo-tempo”?
Sicuramente il “tubo-tempo” non è diritto, poiché se fosse diritto, in un certo qual modo sarebbe “quantificabile” e “qualificabile” al pari delle altre e più usuali tre dimensioni; tra l’altro anche queste ultime non sono diritte, poiché una retta è ed esiste solo teoricamente; dato che lo spazio è curvo lo è anche il tempo.
Non può essere un toroide, in quanto analogamente a quanto detto sulla “tempo-sfera”, in esso alla lunga si verificherebbe un equilibrio delle forze ed un annullamento delle energie ed anche in questo caso avremo un universo che tendente alla staticità e all’amorfismo.

struttura tubotempoDstruttura tubotempoEstruttura tubotempoFLa struttura del “tubo tempo” potrebbe essere rappresentata da elicoide elicoidale che si avvolge elicoidalmente su se stesso indefinitamente.

Preso atto di queste considerazioni, é presumibile che la struttura o meglio la forma fisica del “tubo-tempo” possa essere rappresentata da un elicoide elicoidale che si avvolge elicoidalmente su se stesso indefinitamente.
Cioè??? Effettivamente il concetto risulta essere piuttosto “criptico”.
Per renderlo più comprensibile, si immagini una molla di lunghezza indefinibile le cui spire siano attigue le une alle altre e che questa molla sia arrotolata attorno ad un’altra molla più grande che a sua volta sia arrotolata ad un’ulteriore molla di dimensioni maggiori e così via su molle di dimensioni superiori.
In definitiva e per essere meno complicati si immagini la struttura del DNA, non è stato detto da qualcuno, qualche parte “così in cielo, così in terra”?
Ho volutamente detto “indefinitamente” e “di lunghezza indefinita” al posto di “all’infinito” e “di lunghezza infinita”, perché, in prima istanza l’idea ed il concetto di infinito sono qualcosa di inconcepibile e comunque difficili da razionalizzare, se non assunti quale “dogma”; e poi perché non é dato sapere se l’universo e le dimensioni siano finite o infinite.
Teoricamente e basandosi sull’osservazione di qualsiasi altro fenomeno è plausibile che anch’essi avendo avuto un principio, debbano avere una fine o più precisamente una trasformazione iniziale ed una ultima.
Ciò che si comprende da quanto illustrato finora, è che sia la dimensione temporale che quella materiale hanno un unico limite dato dal confine tra le due diverse materie.
Un’altra evidenza che emerge è che la “dimensione tempo” abbia una curvatura estremamente accentuata, questo spiegherebbe il perché non vi sia una continuità visiva della materia presente nella “sezione” temporale precedente ne di quella seguente rispetto quella che occupiamo; di fatto l’unica materia osservabile risulta essere quella nel nostro “presente”; questo fatto, potrebbe essere una parte della motivazione del perché una gran parte della materia dell’universo “manchi dall’inventario”.
Quanto detto finora e i concetti illustrati, aprono prospettive inusitate ed emerge un’immagine dell’universo radicalmente diversa da come lo si è immaginato; certamente un’immagine meno evanescente, più concreta e al tempo stesso, rende l’universo più freddo e meno romantico della precedente; al contempo, emergono prospettive, luci ed ombre che sfociano fin’anco nel campo della metafisica, della filosofia, della cosmologia, della religione, sollevando quesiti a dir poco “scomodi”.

L’ipotesi che il tempo abbia una “struttura materiale” e che questa sia fissa, è cambiare radicalmente la visione dell’universo; oltre che a portar scompiglio e disorientamento in tutti i campi dello scibile umano, se ne ottiene un’immagine “rovesciata”, oltremodo, questo cambio di prospettiva, dilata esponenzialmente le dimensioni dell’universo e ne delineano anche se teoricamente la grandezza.
Seguendo questa prospettiva, fanno capolino in modo irruento una miriade di domande e quesiti.
Se la materia scorre all’interno del “tubo-tempo” quale è la velocità con cui scorre?
Il flusso è costante?
Il flusso della materia ordinaria materiale risentirebbe di condizioni particolari che si possono incontrare o creare lungo il percorso, rallentando o accelerando?
Quale è la destinazione ultima della materia?

struttura tubotempoGVista frontale del tubo tempo, la zona centrale della spirale si comprime
struttura tubotempoHSezione della struttura tubolare

La prima considerazione da fare è circa la struttura della “condotta temporale”; ho ipotizzato che essa sia una sorta di tubo arrotolato a forma di molla che si avvolge su se steso in forma di un’ulteriore molla più grande che a sua volta si avvolge su un’ulteriore e più grande molla e così via; ora, questi molteplici piegamenti e ripiegamenti della struttura, causano per effetto della torsione, uno schiacciamento nel punto di torsione del “tubo-tempo”, dando alla sezione la forma a petalo di margherita curvato o più semplicemente a virgola.
Assumiamo che lo spostamento della materia all’interno della “condotta temporale” sia esercitata da una pressione costante ed uguale per l’interezza di quest’ultima; ora da quello che si può ben vedere dalla distribuzione della materia nello spazio, questo “fluido” non è omogeneo, in aree dello spazio la materia si aggrega e disgrega in continuazione, mentre in altre aree la materia è molto rarefatta se non assente.
Queste differenze di “densità locali”, creano ovviamente delle diversificazioni nello scorrimento della materia e dello spazio che essa occupa, inoltre tali diversificazioni vengono accentuate o meno a seconda della posizione all’interno del “tubo-tempo”; se la porzione di spazio-materia si trova nella parte più ampia, essa, subirà una minore pressione da parte della super materia e risentirà maggiormente della “spinta” che la fa muovere all’interno della condotta, facendola scorrere più velocemente; viceversa, la porzione di spazio-materia presente nell’area più stretta subirà gli effetti delle due forze in modo opposto rallentandola e creando aree di maggior addensamento.

Questa molteplicità della diversificazione di densità e velocità di scorrimento della materia all’interno della “struttura temporale”, fanno assumere una ulteriore e più accentuata deformazione “del piano comune” della materia, facendole assumere ulteriormente una forma a cucchiaio, ove il culmine della concavità si ha nella parte centrale del petalo, mentre i bordi, risentendo maggiormente dell’influenza del “contenitore” tende a restare in “piano”; per rendere maggiormente l’immagine, si immagini la pala di un generatore eolico orizzontale in cui il lato colpito dal vento abbia una concavità atta ad incrementare la spinta generata.

Questo porta a considerare che pur restando la costanza della spinta della materia; essa si muova all’interno del “petalo” in particolare, ed in generale nel complesso della “struttura temporale” a velocità diverse, un po come accade nelle manifestazioni coreografiche in cui una fila di persone, pur restando perfettamente allineate devono descrivere un cerchio; visivamente la fila si muove in modo costante, ma in particolare, la persona che si trova sul fulcro di rotazione si muoverà più lentamente rispetto quella al limite estremo della fila, che dovrà correre per restare perfettamente allineato. (di fatto non lo è mai)

La materia cambiando di densità, cambiamenti dovuti a fattori locali e relativi alle influenze “dell’iper-gravità”, assume velocità diverse, creando una sorta di scivolamento della materia più leggera su quella più pesante; creando una ulteriore incurvatura dell’asse orizzontale dell’orizzonte “spazio-tempo-materia”.

Schema sintetico della curvatura del “petalo-tempo-Materia”

Schema sintetico della curvatura del “petalo-tempo-Materia”

Carta del tempo adattabile ai flussi materia-temporali

Carta del tempo adattabile ai flussi materia-temporali

Considerando le dimensioni delle fenomenologie e dell’arco temporale necessari a tali osservazioni, è evidente che ciò risulti impossibile, adattando apparecchiature e modelli meteorologici, sarebbe possibile estrapolare anche se a grandi linee e in ambito “locale” una mappa dei flussi della materia, delle “correnti” presenti e la loro possibile evoluzione.
Oltremodo un approccio di questo tipo, potrebbe fornire informazioni più precise e una chiave di lettura del perché la materia, nel nostro segmento di universo, stia dilatandosi. (rarefacendo)
Come ipotizzato in precedenza, la materia, per gli effetti relativi a densità e posizione all’interno del “tubo-tempo” si sposta a velocità diverse; ora indipendentemente dalla quantità di materia visibile, l’aspetto fondamentale è determinarne anche se a grandi linee la velocità o per meglio dire la pressione globale che induce il flusso di materia nella dimensione temporale.
Indipendentemente dalla natura di ciò che genera la spinta della materia all’interno del “tubo-tempo”, sia essa dovuta a caduta o che sia ascendente rispetto la “condotta temporale”, il risultato è lo scorrimento della materia ordinaria nella “condotta”.
Ora per dare una quantificazione della velocità di transito della materia all’interno del “tubo-tempo” occorre utilizzare un parametro assoluto; questo parametro è dato dalla velocità massima a cui la materia non può muoversi, ossia, la velocità della luce.

Cartina meteorologica

Cartina meteorologica

A questo punto, occorre fare una “riflessione” sulla natura della luce; per quanto effimera possa essere la consistenza dei fotoni, essi sono comunque un fenomeno fisico, di conseguenza, anch’essi fanno parte della materialità e devono sottostare alle leggi della fisica.
La riprova e la dimostrazione della natura materiale della luce, è che che i campi gravitazionali influiscono sui fotoni deviando il loro percorso, inoltre la luce non può superare la sua stessa velocità e pertanto è limitata al pari di qualsiasi altra tipologia di materia alla sua stessa matrice materiale.

I campi gravitazionali deviano il percorso dei fotoni e confermano che la luce ha una sua “materialità”

I campi gravitazionali deviano il percorso dei fotoni e confermano che la luce ha una sua “materialità”

Il quadro che si delinea, indicherebbe che la velocità di spostamento globale della materia all’interno del “tubo-tempo” sia già di per sé elevatissima; forse molto più di quanto si possa pensare; e le prospettive che si intravedono, aprono scenari davvero inconsueti e oserei dire “eretici”.
L’esempio ferroviario può tornarci di ausilio per comprendere quanto sto per dire.
Prendiamo un treno che viaggi ad una velocità costante di 100 chilometri orari, ora, tutto ciò che è su di esso viaggia alla stessa velocità, ma se due passeggeri camminando su di esso ad una velocità di 1 chilometro orario, il passeggero A nella stessa direzione del senso di marcia del treno ed il passeggero B in senso opposto; le velocità relative di spostamento dei due passeggeri risulteranno diverse, il primo viaggerà ad una velocità complessiva di 101 chilometri mentre il secondo a 99 chilometri.
Dato che la luce è parte della materia ordinaria essa viaggia con il resto della materia sullo stesso “treno”; ora quale che sia la velocità della luce, essa andrebbe sommata o sottratta dalla velocità del treno in funzione della direzione di quest’ultimo, il risultato sarebbe che di fatto i due fasci di luce viaggerebbero a velocità relative diverse.

Fascio di fotoni che viaggiano ad una velocità sub-luce acquistano massa generando l'effetto "micro-bigbang o luce solida”

Fascio di fotoni che viaggiano ad una velocità sub-luce acquistano massa generando l’effetto “micro-bigbang o luce solida”

Da questo esperimento, anche se teorico, emerge qualcosa di inusuale; perché osservando i fenomeni esternamente al treno, si vedrebbe che il fascio di fotoni A sparirebbe poiché supera la sua stessa velocità, mentre il fascio B acquisirebbe una massa.
Questo fatto sarebbe l’applicazione inversa della formula E=mc2 e di conseguenza, gli effetti di tale trasformazione si ripercuoterebbero sullo spazio circostante similmente ad un “micro-BigBang”.
Lo scenario diventa sempre più intrigante perché questo indicherebbe che in determinate condizioni la luce potrebbe viaggiare ad una velocità complessiva superiore alla sua, mentre in condizioni opposte di fatto, non potrebbe raggiungere la velocità assoluta e restare quindi sub-luce acquisendo o riacquistando anche se transitoriamente una massa.
La luce che diventa materia o che possa superare la propria velocità diventando super-luce “sparendo” dall’orizzonte materiale; per quanto affascinante possa essere, stride come graffiare su di una lavagna con le unghie ed oltremodo sovverte parecchie delle leggi della fisica.

Cosa succederebbe, e qui entro nell’eresia, se analogamente alla dimensione temporale, ribaltassimo la prospettiva e si applicasse la rivoluzione eliocentrica affermando che i fotoni siano più lenti rispetto la velocità della materia?

Oggettivamente quanto osservabile sarebbe identico a ciò che si osserva, ne vi sarebbero discrepanze, cambierebbe solo la prospettiva di osservazione, l’effetto red-shift risulterebbe identico, confermando uno spostamento, senza per questo evidenziare se di fatto, sia la sorgente luminosa a spostarsi o l’osservatore dal fenomeno osservato o in alternativa fossero entrambi a spostarsi.

Fonte immagine: httpwww.superzap.itledspettro_luminoso.php

Fonte immagine: httpwww.superzap.itledspettro_luminoso.php

Questo “cambio di polarità” permetterebbe, alla luce di poter viaggiare ad una velocità diversa da quella attribuitale, senza per questo cambiare di essenza e senza dover sconvolgere le leggi universali.
Indubbiamente lo scenario prospettato fin qui apre orizzonti nuovi e prospettive che in un certo qual modo sopperiscono alla minor romanticità dell’universo, dandone però l’essenza, l’atmosfera da frontiera dell’ovest.

Il presente è  una serie limitata di orizzonti “spazio-tempo-materia” diversi e precedenti il nostro

Il presente è una serie limitata di orizzonti “spazio-tempo-materia” diversi e precedenti il nostro

Assumendo quale presupposto che la luce viaggi ad una velocità inferiore rispetto la materia, occorre rapportarci con quanto osserviamo dell’universo e dall’universo; sappiamo che la luce proveniente da una sorgente lontana n anni luce, necessita appunto di quel tempo per giungere a noi ed in relazione a quanto ci dice l’effetto red-shift, sappiamo se essa è più o meno vicina a noi rispetto ad altre sorgenti luminose e se queste si stanno allontanando o eventualmente avvicinando.
Sappiamo però che di fatto, quanto stiamo osservando, non è la posizione reale o attuale della sorgente, poiché essa ci giunge dal “passato”.
Detto questo e di conseguenza è evidente che tutto ciò che è osservabile è relativo al passato di ciò che osserviamo intorno a noi, sia esso lontano 10, 100, o un miliardo di anni luce che ad un millimetro o meno, poiché per quanto vicino possa essere l’oggetto o il fenomeno osservato, impiega sempre un certo tempo per giungere all’osservatore; di conseguenza, quello che consideriamo il “presente”, è il “passato”, per quanto prossimo esso sia.
É razionale e conseguente, preso atto di questo aspetto, supporre che siamo in realtà noi a muoverci più veloci della luce.

Una piccola disquisizione sul concetto di presente; stando a quanto detto finora, circa la curvatura della dimensione temporale e sulla materia ordinaria in essa contenuta, il presente potrebbe essere definito come l’insieme visuale di una serie limitata di orizzonti “spazio-tempo-materia” diversi e precedenti, da cui intuiamo o estrapoliamo, se così si può dire, orizzonti “spazio-tempo-materia” seguenti.
In sostanza, dato che tutto quello che si percepisce, é riferito al passato e che in realtà il cosiddetto presente é il passato; risulta che siamo costantemente nel futuro, ma non ne abbiamo la percezione ne la coscienza perché gli effetti del passaggio nei successivi “spazio-tempo-materia” non si sono ancora palesati; e sintetizzando ulteriormente; i concetti di passato, presente e futuro sarebbero relativi alla visuale delle sequenze di “spazi-tempo-materia” diversi e in linea di massima alla coscienza di questi.

Data la puntualizzazione sul concetto di presente, non trovo contraddizione con quanto detto circa la velocità della luce e della materia, anzi, sarebbe un’ulteriore conferma del fatto che é la materia a muoversi più velocemente della luce, velocità talmente elevata (assoluta) da non poterci permettere di vedere nemmeno lo “spazio-tempo-materia” che occupiamo realmente.
Inquadriamo meglio sotto questa prospettiva, quale sia il reale movimento della luce “proveniente” da una stella lontana n. anni luce; il percorso seguirebbe comunque la geodetica della curvatura della “condotta temporale”, ma essendo più lenta della materia, essa risulta essere appiattita rispetto il flusso della materia, dando l’impressione di viaggiare in modo rettilineo, similmente a ciò che accade inserendo in un liquido in movimento un bastoncino e tenendolo saldo; per attrito, si genera l’effetto spartiacque che si palesa, non nel punto esatto dove è immerso il bastoncino, ma nel punto seguente.
Se questo meccanismo viene rapportato alla teorizzata “condotta temporale” la luce genererà lo stesso risultato, con la differenza che il fenomeno sarebbe tridimensionale e parimenti subirebbe gli influssi delle diverse condizioni fluidiche della sostanza materiale.
Tenendo in considerazione gli aspetti di densità delle diverse aree della materia e i fenomeni sopra citati, le “onde fotoniche” si propagherebbero in modo irregolare e giungerebbero in punti di eguale distanza dall’origine, con intensità diverse; falsando di fatto la reale distanza dell’origine stessa.

Questo fenomeno potrebbe dare l’illusione che quella determinata luce, sia notevolmente più lontana rispetto noi di quello che realmente è, addirittura che essa possa essere “datata” prima ancora del teorizzato Big Bang; mentre se osservata da un punto diverso ed egualmente distante, essa potrebbe apparire più “vicina” se non prossima alla posizione reale.
Ho detto teorico Big Bang, poiché esso sarebbe una ulteriore illusione; illusione dovuta alla forma a virgola della sezione della “condotta temporale” e dalle diverse curvature; associata al fatto che la nostra visuale essendo “polarizzata” nella direzione del flusso della materia; cioè verso il passato, ci fa percepire l’allontanamento della materia.

La disposizione della materia nello spazio è diversa a seconda delle condizioni della porzione o del quadrante occupato nel “tubo-tempo” e relative alle influenze della struttura temporale e delle influenze auto indotte dalla materia stessa.

La disposizione della materia nello spazio è diversa a seconda delle condizioni della porzione o del quadrante occupato nel “tubo-tempo” e relative alle influenze della struttura temporale e delle influenze auto indotte dalla materia stessa.

Per spiegare meglio, si immagini di viaggiare su un’automobile provvista del solo lunotto posteriore da cui possiamo vedere esternamente; tutto si allontana, dando l’illusione della dilatazione del paesaggio e della visuale.
Tornando alle modalità di movimento della materia, inclusa la luce, alle influenze temporali e quelle auto-indotte dalla sua stesa natura, si evidenzia come di fatto l’apparente l’irregolarità della materia che si osserva scrutando lo spazio, appaia vista in un’ottica più ampia, come una frazione infinitamente piccola, dell’insieme globale del fluido materiale.

Di conseguenza, ogni cosa all’interno e relativamente alla propria posizione, nel “tubo-tempo” ha un proprio “tempo-relativo” che “scorre” diversamente dagli altri; o meglio ogni cosa si muove in modo diverso all’interno della condotta temporale.
Il cosa faccia muovere la materia all’interno del “tubo-tempo”, il meccanismo o la forza, va ricercata all’esterno dell’universo o agli estremi della “condotta temporale”; stando però al principio unico del “minimo sforzo massimo risultato” perseguito dalla natura, è probabile che l’intera struttura temporale, poggi su un piano inclinato e che la pendenza generi appunto il flusso di materia per gravità, inoltre questo spiegherebbe e sarebbe in accordo con l’unidirezionalità del tempo.

Gli angoli retti nella dimensione 3D misurano 90°
addi3DGli angoli retti nella dimensione 2D misurano sempre 90° ma si dilatano a 180°
assi2D

L’altra ipotesi é che la materia si muova a seguito di un riscaldamento, analogamente a quanto accade in un alambicco per la distillazione; ma questa prospettiva, oltre che ad essere “energicamente” dispendiosa, porrebbe quesiti ancora più complessi oltre a sfociare in disquisizioni teologiche, teosofiche, divagazioni new-age ecc. ecc.
Per approfondire e chiarire concettualmente il perché non possiamo vedere la struttura temporale, dobbiamo fare un parallelismo dimensionale, immedesimarci in un abitante di un universo bidimensionale.
In un universo bidimensionale, al contrario di quello che si possa pensare, esiste la terza dimensione al pari di tutte le altre, la differenza sta nel fatto che in un universo bidimensionale la “terza dimensione” è talmente compressa da non poter essere vista; immaginiamo allora come e cosa potremmo vedere abitando o visitando un universo bidimensionale; quando al pari della nostra dimensione, volessimo guardarci le scarpe, dovremmo guardare diritti davanti a noi, mentre per osservare l’orizzonte dovremmo rivolgere lo sguardo verso l’alto.
Questo fatto ci da le indicazioni del perché non possiamo guardare oltre questi limiti; sono i limiti della bidimensionalità dati dal fatto che un angolo retto si dilata a 180°, in tal modo, la bi-dimensione dilatandosi, nasconde la terza, che comunque esiste e verrebbe percepita, come una sovra dimensione.

Compressione delle 3 dimensioni da parte della singolarità artificiale

Compressione delle 3 dimensioni da parte della singolarità artificiale

Con questo non intendo dire che dilatando gli angoli retti, si possa vedere la dimensione temporale, perché gli angoli nella nostra dimensione sono e restano di 90°, però nel caso in cui fosse possibile creare una singolarità di un qualche tipo, ci permetterebbe, non di vederla poiché entità tridimensionali, ma permetterebbe di avere una percezione maggiore e più concreta se pur circoscritta e relativa allo spazio della singolarità o nelle sue immediate vicinanze, come una sorta di radiazione o campo magnetico-gravitazionale, mentre osserveremmo le tre dimensione comprimersi come l’immagine riflessa da una superficie sferica.
Per riepilogare e “chiudere il cerchio”, torniamo ai processi evolutivi della materia in super materia; stando le cose così, si evince che gran parte della materia ordinaria, si trasformerà in super materia, a questo punto però, si ricadrebbe nella ipotesi di un universo che tende alla staticità, all’equilibrio assoluto delle energie e delle diverse materie, renderebbe l’universo certamente “stabile”, ma al contempo fragile in quanto basterebbe una minima variazione energetico-materiale per distruggerlo.
Appare alquanto incomprensibile che tutto il lavoro, tutta l’energia, la materia ordinaria e non dell’universo, sia destinata alla distruzione per effetto della sua stessa natura; eludo scientemente considerazioni di ordine filosofico o religioso, poiché in questa ottica, apparirebbero vuote ed inutili come il resto.
In natura, il motore propulsivo dell’evoluzione, è l’instabilità, il cambiamento, la trasformazione di qualcosa in qualcosa di altro, lo possiamo riscontrare nella nascita di una stella, di un sistema solare, di un ecosistema, di una specie ecc. ecc. ma restando nell’ottica di un universo “statico”, risulterebbe un “passatempo” come il gioco del tris, un po più dispendioso in termini di energie, materia e “tempo”, ma l’essenza sarebbe identica.
Allora se la super materia è evoluzione della materia ordinaria, la materia ordinaria da dove proviene?
Stando all’impianto “universale” illustrato, è possibile ipotizzare che all’esterno dell’universo vi sia una sorta di brodo di protomateria che non avendo ne qualità di materia ne di energia, possa “filtrare” attraverso il “reticolo” della super materia, entrando così a far parte del processo evolutivo materiale, trasformandosi in materia nuova mantenendone il “flusso”.

Chi o cosa ha ha acceso il fiammifero primordiale?

Chi o cosa ha ha acceso il fiammifero primordiale?

Come si può “razionalizzare” qualcosa che non è materia e non è energia?
Come sempre si deve fare riferimento al sistema in cui avviene il fenomeno “osservato” e alla prospettiva di osservazione; immaginiamo che la protomateria sia l’equivalente di un fiammifero e l’universo sia la sua combustione, a questo punto il concetto di protomateria diventa concettualmente comprensibile e razionale, poiché la protomateria pur essendo “all’esterno” dell’universo ne è l’origine, supporto e struttura, nonché coerente con il presupposto di un universo circoscritto ed entro-contenuto nei suoi stessi limiti.
Ora sorge spontaneo chiedersi chi abbia o come si è “acceso il fiammifero”.
Dalla considerazione fatta, si potrebbe definire la pre-materia quale “carburante del motore” universo, o meglio una parte di essa, poiché occorre del comburente, altrimenti la combustione non potrebbe avvenire; detto ciò, è evidente che vi sia una “diversificazione” della protomateria, in quanto il concetto di protomateria comprende tutto ciò che è esterno l’universo.
In sintesi, il “sistema universo” ci appare costituito dall’insieme del combustibile, del comburente e della reazione di combustione, mentre il “tempo” sarebbe il “confine” e/o la forma della combustione.
Tornando alla questione del tempo e alla teorizzata “struttura” appare evidente che il concetto di tempo diviene un elemento “fisico” dell’universo una dimensione al pari di altezza, larghezza e profondità, mentre il susseguirsi degli eventi “cronologici” definiti con il termine tempo, nella semplice sequenza di cause e ed effetto, dipendenti e soggetti all’effetto delle strutture dimensionali sulla materia e consequenziali ad essi.
Verificare la validità e la concretezza della teoria del tubo, sarebbe “relativamente facile” se per facile viene inteso come la possibilità di osservare una sorgente luminosa “databile” antecedentemente il Big Bang; ciò anche se con tutte le incertezze, potrebbe indicare non certo l’effettiva struttura, ma sicuramente la curvatura del “tessuto materiale” poiché la sorgente luminosa “scendendo o salendo” sopra l’orizzonte del nostro “spazio-tempo-materia” ci direbbe che di fatto quella materia si è spostata dalla posizione precedente; posizione che non possiamo vedere dalla nostra.
Qualora il fenomeno fosse riscontrabile, esso apparirebbe come una forma anomala di aumento o diminuzione della radiazione luminosa della sorgente osservata, per effetto della “curvatura” dell’orizzonte contemporaneo.

Data però l’enorme “lunghezza dei tempi di osservazione” che servirebbero per la verifica visiva del fenomeno, occorrerebbe una buona dose di “fortuna” oltre ad una strumentazione capace di captare variazioni infinitesimali di intensità luminose.
Un modo alternativo, anche se decisamente più complesso e costoso, ma decisamente più immediato per le osservazioni e poter verificare il teorema, sarebbe quello di costruire una specie di motore “stazionario”, ossia in grado di restare “immobile” o quantomeno opporsi al flusso della materia, restando per così dire agganciato alla struttura temporale.

Prescindendo dalle caratteristiche tecniche del motore, alla sua attivazione, ciò che si osserverebbe sarebbe un allontanamento lineare ad una velocità logaritmica e raggiunta la “velocità di fuga” la scomparsa del veicolo stesso.
Esso però non scompare se non dall’orizzonte temporale, ossia svolta dietro la “curvatura del tempo-materia” di partenza per restare immobile e attraversare gli spazi-materia seguenti il nostro.
Per rendere più comprensibile il fenomeno, si immagini di essere a bordo di una barca su di un fiume tortuoso, ad un certo punto del nostro tragitto, piantiamo un paletto di legno per segnalazione, mentre la barca continua a spostarsi, alla nostra vista il paletto si allontana e quando la barca svolta l’ansa del fiume esso scompare dalla nostra visuale.
Nel momento in cui il motore si spegne o termina il carburante necessario a mantenere la sua stazionarietà, esso non tornerebbe al punto di “partenza” e in nessun modo potrebbe tornarci, ma deriverebbe, apparendo in un orizzonte “spazio-tempo-materia” diverso e seguente lo “spazio-tempo-materia” di partenza, riprendendo a “scorrere” con esso lungo il “tubo-tempo” al pari del paletto piantato, che per vari motivi si stacca dal fondo e deriva con la corrente.

Nella realizzazione di questo ipotetico “esperimento” si ricaverebbero informazioni circa la direzione del flusso della materia, il grado di curvatura dell’ipotetica struttura, la velocità anche se approssimativa e relativa del nostro “quadrante” e si avrebbe la conferma che sarebbe la materia a scorre dentro o sopra qualcosa.


Data redazione: 11/07/2006
Revisione del: 21/12/2013

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