K-141 Kursk enigmi e misteri

Tra le vicende della storia moderna e più precisamente tra quelle che caratterizzano il nuovo millennio, quella che più mi incuriosisce è stato ed è il “caso” del Kursk, gioiello della tecnologia e della marina militare russa nonché il più grande e moderno sommergibile mai realizzato tra l’altro soprannominato “killer delle portaerei” tanto per definire le capacità operative di questa macchina da guerra.
Sicuramente la vicenda di questo sottomarino e le cause del disastro, rientrano in uno scenario dai contorni e dalle sfumature più scure e cupe della guerra fredda e che probabilmente ne è, forse, si spera, uno degli ultimi strascichi, seppure la vicenda si inserisce in questo contesto, sono molti troppi gli aspetti e gli elementi che denotano una serie di incongruenze su ciò che realmente accadde il 12 agosto del 2000 nelle acque del mare di Barents.

Prima di approfondire l’argomento, ritengo doveroso ricordare l’aspetto umano di questa vicenda che comportò la tragica morte di 118 marinai nell’adempimento del loro dovere che seppure schierati su un diverso fronte ideologico e/o politico hanno sacrificato la loro vita, ma sopratutto per le famiglie cui la “Ragion di Stato” di fatto ha negato la verità, sugli ultimi momenti di vita dei loro cari, se non sapere le circostanze e le ragioni per cui sono morti.

Non vorrei essere frainteso, ma devo dire che nell’affrontare questo argomento ho provato un certo “disagio”, una sensazione difficile da descrivere con parole se non in modo riduttivo, non so perché di questa sensazione, forse perché in questa vicenda sono coinvolti e si mischiano aspetti e questioni a differenti livelli, comunque pur accompagnato da questo sentimento che in parte penso sia dettato dal mio personale “background culturale”, spero di riuscire ad evidenziare in modo neutro quelle che ritengo siano le incongruenze di questa triste vicenda.

Come primo elemento va detto che in quel preciso periodo, le vicende interne della Russia cominciano a stabilizzarsi, con l’elezione di Vladimir Putin a Presidente della Russia, i cambiamenti per riconquistare prestigio ed influenza nazionale ed internazionale che dovrà apportare sono notevoli e questi comportano inevitabilmente l’esclusione e/o il ridimensionamento di poteri e prerogative di quella classe dirigente che dopo il tracollo economico, politico e militare dell’U.R.S.S. ha preso le redini di ciò che restava “dell’impero”, come sempre di fronte ai nuovi cambiamenti, l’avversione per questi è cosa normale e conseguentemente logica; “rimuovere” un Presidente appena eletto con i metodi più classici della prassi sovietica si sarebbe rivelato controproducente creando i presupposti per una guerra civile che avrebbe disgregato definitivamente la nazione russa; quindi come “salvare capra e cavoli”?
Quale modo migliore per screditare il neo Presidente coinvolgendolo suo malgrado in questioni di cui non può non essere al corrente e comunque responsabile ultimo?
L’occasione potrebbe essere stata proprio l’esercitazione in questione, seppure questa era prevista fin da prima delle elezioni, fu poi sabotata proprio per mettere in una posizione estremamente critica il neo Presidente la cui immagine ne avrebbe risentito in tutti gli scenari e contesti, mettendolo in una condizione che lo avrebbe indotto alle dimissioni e quindi le riforme ed i cambiamenti indesiderati non avrebbero avuto seguito.
Concordo con chi obbietterebbe che questa è “dietrologia” ma è forse dietrologia il fatto che proprio dopo gli eventi del Kursk, vi fu un cambio dei vertici di molte cariche che in modo diretto o indiretto erano connesse con la questione?
Pensare che qualcuno abbia volutamente pianificato un qualcosa che avrebbe potuto scatenare una nuova guerra mondiale sembra pazzesco certo, ma d’altronde per chi si ritiene al di sopra delle conseguenze e immune dalle responsabilità, pur di conservare potere e privilegi, lo scatenare un conflitto sarebbe forse anche un modo per acquisire maggiori poteri e privilegi e perché no magari farci anche i soldi.

L’ipotesi del complotto contro Putin ma sopratutto per bloccare i cambiamenti che si prefiggeva, può sembrare degna di un romanzo di spy story, certo, ma in questa ottica, sembrano essere in perfetta sintonia tutte quelle stranezze che si sono verificate nell’immediatezza della tragedia del sottomarino, la nave ammiraglia che abbandona lo scenario, invece di prodigarsi nel tentativo di recupero e soccorso o quantomeno di verifica dell’accaduto, il lancio di bombe di profondità in prossimità del sottomarino affondato, l’assoluta inattività della flotta navale e aerea che era nella zona e che non avrebbe reagito nei confronti di un proditorio attacco da parte di sottomarini e navi nemiche, in somma la cosa pare essere molto molto insolita se non che, con le dovute cautele, rientrasse più in una questione strettamente “interna” e non internazionale.

Lasciando la questione del complotto ad una mera speculazione, vediamo di inquadrare la questione in modo più concreto; dunque lo scenario è il seguente; nel mare di Barents, è in atto una esercitazione navale che coinvolge un gran numero di navi e sommergibili, oltremodo molti a propulsione nucleare, tra questi natanti c’è anche il Kursk, fiore all’occhiello della marina Russa, ora una esercitazione di quella portata, non poteva essere condotta senza previa comunicazione alla controparte, ossia Stati Uniti e NATO, poiché si sarebbe potuto intendere che si trattasse di un vero attacco, quindi sarebbe stato del tutto inimmaginabile presupporre che un assembramento di quella portata passasse inosservato non solo ai sistemi di rilevamento terrestri, ma ancor meno ai sistemi di sorveglianza e rilevamento satellitari, quindi sarebbe altrettanto stato ingenuo ipotizzare che anche se a debita distanza, navi e sommergibili “nemici” non tenessero d’occhio le operazioni.
Di fatto da quello che emerge dai resoconti oltre alla nutrita flotta russa, nell’area erano presenti navi e sommergibili ben identificati, tra cui, per la marina americana, i sommergibili Menphis e Toledo, per la l’Inghilterra, una non nominata nave, presumibilmente analoga per funzioni alla nave della NATO per il telerilevamento e spionaggio elettronico, una ulteriore nave norvegese, senza considerare l’innumerevole sorveglianza ad alta quota dell’aviazione statunitense e NATO, in somma anche se si avesse provato a nascondere uno spillo, sarebbe stato pressoché impossibile nasconderlo.
Dunque in questo scenario da “ormoni impazziti” anche la minima intemperanza avrebbe potuto scatenare il putiferio, ora stando a quello che sono i resoconti, il Kursk effettuò un lancio di test con esito positivo il giorno prima o qualche giorno prima del disastro, il 12 agosto, giorno del disastro, si riferisce che si sarebbe verificata una “battaglia” sottomarina tra il Kursk e i sommergibili statunitensi; quello che mi lascia perplesso di questo fatto è che pure in presenza di una violazione del perimetro di sicurezza delle manovre da parte dei natanti americani, questi abbiano avuto il tempo di approcciare il sottomarino russo, ora presupponendo una negligenza di uno o due comandanti e degli interi loro staff nel vigilare l’area, risulta particolarmente curioso che tutta la flotta russa non abbia rilevato l’infiltrazione e risulta altrettanto curioso come ufficiali americani potessero pensare infiltrarsi senza essere intercettati e superare lo sbarramento senza per questo suscitare una conseguente ed immediata reazione.

La cosa è decisamente strana anche se si stesse giocando a rimpiattino; comunque il risultato è che pure in presenza di questa incursione l’esercitazione proseguì, non è dato sapere se la prima esplosione sul Kursk fu in conseguenza di un malfunzionamento nel caricamento del tubo di lancio con il siluro, l’erroneo armamento del siluro oppure se fosse difettoso, fatto sta che dopo la prima esplosione, tempo poco più di due minuti ne seguì una seconda di potenza di circa cento volte più potente della prima che fece affondare il sommergibile, osservando teoricamente l’evoluzione della scena, ammettendo anche che la prima esplosione fu in conseguenza di un siluro lanciato dalle unità statunitensi, come avrebbero potuto allontanarsi per tempo dall’area interessata dalla seconda esplosione?
E’ vero, stando a quanto si riporta, sia il Toledo che il Menphis riportarono dei danni, ma sempre tenendo presente lo scenario, che facevano tutte le altre navi e sottomarini russi?
A fronte di un palese e incontrovertibile attacco da parte degli americani, la reazione sarebbe dovuta essere immediata e repentina ed avrebbe coinvolto tutti i natanti in un conflitto a fuoco e sicuramente i navigli americani non avrebbero potuto abbandonare l’area del confronto.

Pur essendo in mare aperto, non si può non sentire odore di pesce marcio, qualcosa è fuori “squadra” comunque tornando alle stranezze, come mai nello stesso pomeriggio furono lanciate bombe di profondità nell’area dell’inabissamento del gigantesco sommergibile?
Stando a quello che viene riportato, il lancio di questi ordigni era inteso come un rudimentale modo di comunicare al Kursk di riemergere in superficie; anche qui mi sembra che la serietà e la competenza di chi diede questo l’ordine, lascia intravvedere una totale e assoluta imbecillità, non dico quale ufficiale, ma quale persona tra le perone più sprovvedute può mai pensare che lanciando delle bombe di profondità ad un sommergibile affondato ed comunque con l’alta probabilità di gravi danni ai comandi possa interpretare il “bombardamento” come un segnale amichevole?
Altra incongruenza, perché lanciare bombe di profondità quando di fatto il sommergibile si trova in pratica quasi a fior d’acqua se non con l’intento di terminare o completare l’opera devastante delle due precedenti esplosioni?

Come ho detto sono tante troppe le incongruenze che emergono dall’analisi di quanto emerge da questa faccenda, un attacco in piena regola in uno scenario in cui le forze avversarie sono in netta superiorità di forze e mezzi, eppure gli “attaccanti” riescono a sfangarla con danni pressoché minimi seppure a seguito di una lenta e tardiva reazione che per altro non ha avuto ripercussioni e seguito al di fuori dello specifico scenario, quando sarebbe stato più che lecito e legittimo da parte russa allargare l’area del confronto e con l’inevitabile escalation nell’uso di mezzi ed armamenti.
Altra nota stonata è in sostanza l’atteggiamento di accondiscendenza del governo statunitense che in parte avvalla l’ipotesi che furono gli stessi Stati Uniti ad affondare il sottomarino russo, adducendo quale motivazione la sperimentazione di un super siluro sperimentale (VA-111 Shkval) per altro già impiegato e facente parte degli armamenti speciali non solo della marina russa, ma anche di quella cinese.

Questo insieme di cose mi porta a pensare che tutto questo rientri in un piano di depistaggio e occultamento di ciò che accadde realmente in quel 12 agosto del 2000 nel mare di Barents e che l’esercitazione fu solo la circostanza congiunturale in cui si verificò qualcosa di così grande e preoccupante da tenere assolutamente segreto, tanto segreto a che gli stesi Stati Uniti si accollerebbero la responsabilità materiale e politica di un atto deliberato di guerra, la terza guerra mondiale, un “paravento” sostenuto e supportato anche da una serie di “cooperazioni” reciproche che solo qualche anno prima sarebbero risultate assolutamente impossibili anche per il più fervido scrittore di romanzi di fantapolitica.
Ma che cosa accadde realmente in quell’angolo di mare?
L’ammiraglio Popov, che certamente non era a “dieta” di particolari sulla particolare situazione strategica del teatro delle manovre, disse che avrebbe ricercato i responsabili di quanto accaduto… viene spontaneo domandarsi a cosa o a chi si riferisse?
Gli attori presenti sul teatro navale erano ben noti, identificati ed identificabili, dunque chi altro faceva parte del “cast”, quale altro attore, inattesa comparsa si è presentata sulla scena?
E’ possibile che ciò che è accaduto possa essere conseguenza dell’inattesa compartecipazione, oppure si è trattato di un vero e proprio intenzionale intervento per ostacolare o per favorire qualcosa di ben più grave?

Si sono un po sibillino in questo ultimo passaggio, non per una questione di remore, ma piuttosto perché se si escludono le responsabilità di eventuali pazzoidi alla “Stranamore” che fremono al pensiero di scatenare una guerra, costi quel che costi, restano le ipotesi al di fuori degli schemi tradizionali e quindi risulta inevitabile fare riferimento alla fenomenologia ufologica o più propriamente, visto che si tratta di attività sottomarine di fenomeni USO-logici.
Ora se è ciò che sta dietro gli avvenimenti del Kursk e ciò che accadde nel mare di Barents il 12 agosto del 2000, si potrebbe pensare che quel giorno vi fu si una dimostrazione di forza, ma degli alieni che vollero dare sfoggio alle gerarchie e ai potenti delle proprie capacità anche sott’acqua, dimostrando tutti i limiti che la tecnologia, anche quella più avanzata e moderna che l’umanità può creare e costruire rispetto le loro; una dimostrazione di quanto potrebbe durare una ipotetica guerra dei mondi? Una intimidazione? O forse uno “scappellotto” al genere umano che conta per indurlo a più miti consigli?
Detto questo e sotto questa prospettiva, misteri ed enigmi sul caso Kursk acquistano una diversa e forse più logica e congrua valenza in un quadro decisamente fumoso e maleodorante; comunque questo alza anche se di poco il sipario su uno scenario decisamente più inquietante che non un ipotetico maldestro e rischioso tentativo di far fallire test e dimostrazioni di un super siluro e di un super sommergibile col fine di far naufragare eventuali accordi commerciali.

Inserisco anche il video del programma della Rai condotto da Minoli in cui per l’appunto tratta del disastro.

Come sempre i riferimenti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Classe_Uniform
http://it.wikipedia.org/wiki/K-141_Kursk
http://it.wikipedia.org/wiki/VA-111_Shkval


Fine stesura 16 febbraio 2014

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