Resti di una civiltà antidiluviana

Proseguendo un percorso tematico intrapreso con “Il castello di Poseidone e la casa delle sirene”, sulle innumerevoli cose serbate dai fondali di mari ed oceani di cui sono custodi silenti, in questo intervento, vorrei portare all’attenzione su un’altra di queste insolite strutture, che nel caso dovessero essere confermate da verifiche in loco, si aggiungerebbero ad una lunga serie di indizi che descrivono una ben diversa “storia” della o delle civiltà del nostro pianeta.
Come ho evidenziato già in altri interventi, la cautela è d’uopo in quanto i limiti oggettivi di Google Map e Hearth sono quel che sono, sia in conseguenza dell’inclinazione di acquisizione delle immagini satellitari, sia della loro conversione, che dal relativo “collage” che ne risulta; inoltre si deve tener presente che la mente tende a riconoscere forme familiari anche in qualcosa di poco definito, quindi è estremamente facile prendere le famose lucciole per lanterne, ma d’altro canto è altrettanto vero che “se si vede qualcosa che assomiglia ad un gatto, si muove come un gatto, miagola come un gatto, le probabilità che sia un gatto son molto alte”.

Area dell’oceano pacifico vicino alle Chathman island

Dunque in una delle periodiche “crociere” con Google Map in giro per i fondali oceanici, mi sono imbattuto in un promontorio che aveva delle caratteristiche che per certi versi mi ricordava qualcosa di familiare, di conosciuto; come al solito “catturando” la schermata del monitor ed utilizzando il programma di foto ritocco, ho cominciato ad applicare filtri ed enfatizzare l’immagine.
Per completezza di informazione, il suddetto promontorio è situato, per cosi dire nei pressi dell’arcipelago delle isole Chatham e precisamente a 250 chilometri sud-est dell’isola Pitt.

Come ho detto, elaborando l’immagine, quel che emergeva assomigliava in tutto e per tutto alla conformazione e alla disposizione con cui molti paesi o cittadine abbarbicate sulle pendici di colline o montagne si presentano, soprattutto quelli dell’area mediterranea o sudamericana.
Rispetto a quanto esposto nei precedenti interventi, stavo osservando qualcosa che per dimensioni e conformazione ricordava qualcosa di decisamente umano, si perché se quanto esposto in precedenza, era relativo al “popolo dei giganti” o comunque erano indizi (salvo verifiche) di questi esseri, quello che stavo osservando era a misura umana, almeno per le dimensioni.

La seguente immagine non elaborata è l’area del promontorio “zoomata” al livello di ingrandimento ottimale; (1 chilometro sulla scala) zoomando ulteriormente, purtroppo il poco dettaglio delle immagini si perde completamente e per ridurre la perdita, ho usato un escabotage impostato Gogle Map a schermo intero (tasto F11) al fine di ottenere un’immagine il più grande possibile per aumentare quantomeno il numero di pixel; tralasciando le linee di congiunzione del puzzle delle diverse sezioni dell’immane, si possono notare abbastanza chiaramente i contorni di un paese come se lo si stesse sorvolando in un volo notturno rischiarato dalla luce pallida della luna ad una quota di circa mille metri.(reminiscenze militari)

Ingrandimento del promontorio

Nella seguente immagine, questa volta elaborata con opportuni filtri, evidenzia che ciò che si vede, potrebbe essere quello che realmente sembra essere, ossia un paese o ciò che ne resta dopo la “sepoltura” nelle acque oceaniche e parzialmente ricoperto da chissà quanti anni, secoli o forse millenni di sedimenti; voglio sottolineare che ho elaborato l’immagine esclusivamente sotto il profilo di luminosità, contrasto e definizione dettagli senza l’impiego dei cosi detti “pennelli” ma operando esclusivamente sul riquadro selezionato.

Elaborazione dell’ingrandimeto

Una delle cose che ritengo estremamente importante, in special modo nell’affrontate tematiche di questo tipo è il porsi le domande giuste, questo approccio anche se inizialmente più ostico, permette di arrivare alle risposte giuste, in caso contrario, ad un quesito sbagliato inevitabilmente si giungerà a risposte sbagliate; quindi, tornando al presente dell’argomento, ritengo che il quesito principale da porsi è come sia possibile che, sempre che di un “agglomerato edilizio”si tratti, tra l’altro estremamente somigliante per fattezze ai moderni centri abitativi, possa trovarsi nei fondali oceanici?
E’ possibile che una tale cittadina possa risalire ad una manciata di secoli addietro e che a seguito di una qualche repentina ed eccezionale forma di bradisismo sia sprofondato?
Potrebbe essere plausibile, ma gli effetti di un tale evento avrebbero lasciato tracce, sicuramente nelle quasi prospicienti isole; lo sprofondare di una più che cospicua massa di terra avrebbe conseguentemente innescato un maremoto o più “modernamente” tsunami di enorme portata e per quanto poco popolate fossero le isole, ne sarebbe restata quantomeno memoria storica.

Osservando la prima immagine e tenendo in considerazione che il promontorio si trova ad un livello decisamente inferiore rispetto l’altopiano delle isole Chatham, l’ipotesi bradisismo pur restando valida “scricchiola” perché se il promontorio fosse stato allo stesso livello delle isole, le sue dimensioni dovevano costituire una sorta di semi-penisola con l’altopiano antistante, inoltre ad circa duecento chilometri ad ovest del promontorio, si nota quello che potrebbe essere stato il letto di un fiume, quindi se si trattasse di un fenomeno geologico assimilabile al bradisismo e localizzato all’area, gli effetti sarebbero stati di portata planetaria; si pensi alla portata dello tsunami conseguente al terremoto del 2011 in Giappone, i suoi effetti se pure in modo blando si ripercossero anche sul continente americano; per avere un’idea della portata di quell’ipotetico fenomeno, si facciano le proporzioni tra la massa di terreno che si spostò con il terremoto del 2011 con quella dell’ipotetica area tenendo presente che la profondità “attuale”di quell’area è di circa ai 5,200 metri… dunque, decisamente un “bel salto”.
Restando in questa prospettiva, sorge inevitabilmente il quesito di quando questo evento possa essersi verificato; è forse stato questo l’evento che a causato ciò che la bibbia e non solo, riporta come il diluvio universale?
Stando a questo quadro e in relazione ai fenomeni fisici conseguenti un tale cataclisma un altro interrogativo che spunta a rovinare l’assetto dell’ipotesi è, come mai ciò che sembrano essere case o edifici, siano restati pressoché integri e/o non siano stati ricoperti totalmente dalla enorme massa di sedimenti che avrebbero reso le acque più simili ad una fanghiglia densa?

Un’altra ipotesi è che non sia stato un fenomeno geologico a far sprofondare l’area, ma che è stato il livello del mare a crescere in modo costante e in tempi decisamente brevi; questa potrebbe essere una chiave di lettura di quello che si osserva e una spiegazione del perché che le strutture non siano distrutte e sommerse dal limo, questa ipotesi inevitabilmente coinvolge tutto il globo terracqueo e questo porta le lancette del tempo in dietro all’ultima era glaciale o più propriamente interglaciale e cioè a circa 10.000 anni fa.
Facendo un confronto tra le due ipotesi, quella che ritengo sia la più attendibile è quest’ultima, ma se per la domanda al quando risalirebbe questa cittadina, si può ipotizzare, in linea teorica, una data risalente a diecimila anni fa, la risposta al quesito di chi l’abbia edificata, cozza con quanto l’assetto culturale assume e professa.
Una cittadina o più propriamente una città, dato quanto si vede che si estenderebbe per circa cento chilometri quadrati sempre che la scala di Google sia corretta, denota che un assetto urbano di quel tipo doveva avere conseguentemente una struttura sociale, economica, politica e tecnologica di gran lunga più avanzata rispetto quelle attribuite alle società sumeriche ed egizie.

Dalla seguente immagine, relativa alla zona nord-est del promontorio, anch’essa elaborata come le precedenti, si notano strutture disposte sia sulla cima che sul fondo di quello che pare un “dirupo”, come ripeto sempre che quanto si osserva sia ciò che sembra, la coerenza delle ombre pare che confermino la genuinità e se pur non escludendo un’ipotetica origine naturale del complesso, trovo assai difficile inquadrare tale fenomeno tra quelli noti, soprattutto per l’estensione dell’area.

Ingrandimento della vetta del promontorio

Proseguendo verso nord-est per circa una ventina di chilometri dal promontorio, si può notare qualcosa che assomiglia ad un centro industriale circondato da un’area residenziale piuttosto estesa, in più verso la parte inferiore dello steso, si nota qualcosa che per forma si potrebbe assimilare ad un “moderno” stadio.
Che dire, sembra che gli “antichi” non si facessero mancare nulla o che comunque avessero raggiunto un livello di “civilizzazione” se non superiore a quello della società moderna, probabilmente ci si avvicinava, almeno per quanto riguarda l’aspetto urbanistico ed industriale.

Area prospiciente il promontorio elaborata

Fatto sta, come a più riprese ho detto, ciò che emerge dall’osservazione da quello si nascondere sotto la coltre acquea del nostro pianeta, delinea una storia, profondamente diversa da quella che conosciamo; se poi quell’antica o antiche civiltà si siano “estinte” a seguito di catastrofi naturali o in conseguenza di eventi bellici i cui effetti hanno alterato l’ecosistema planetario, non c’è dato sapere, però restano i segni (presunti) della loro presenza che dovrebbero essere di monito, non tanto per le persone comuni, ma piuttosto per coloro che guidano e reggono il destino delle nazioni e dei popoli.

Concludo questo intervento, facendo un’ultima considerazione circa Google Map e Heart; come ho potuto riscontrare, aree segnalate in altri interventi, dopo qualche tempo la pubblicazione, le immagini delle suddette aree sono state sostituite con altre molto meno dettagliate, spero veramente che ciò sia in conseguenza di un errore di aggiornamento delle immagini e non una sostituzione ad oc.
E’ vero che le immagini che Google utilizza per le sue funzionalità sono di proprietà di enti governativi e rilasciate dietro “licenza” oppure ottenute tramite satelliti “proprietari” che hanno richiesto esplicite autorizzazioni per il loro utilizzo, con la “conditio sine qua non” di mantenere il più stretto riserbo su aspetti di carattere militare.
Dopo tutto la scienza se pur riveste camici bianchi, in realtà sotto, nel bene o nel male, indossa una divisa verde o blu.


Fine stesura 4 luglio 2012

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2 risposte a Resti di una civiltà antidiluviana

  1. giacomo ha detto:

    a parte Baiardo, se si guarda dall’alto la città di Albenga, ha la conformazione di uno Scorpione. Vi sono molteplici città italiane che hanno una conformazione non solo “animale” ma riportano anche similitudini con scritte in “ebraico antico” e quant’altro….basta scoprirle

    • phoo34 ha detto:

      Ho utilizzato l’immagine del paese di Baiardo per rendere l’idea della prospettiva di quanto si osserva dall’immagine di google, per le somiglianze a forme o figure, potrebbe essere un caso oppure no, ma per le rovine sui fondali a parte evidenze macroscopiche occorre molta cautela.

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