Sulle tracce degli Annunaki


Abzu la terra perduta dell’oro

Volendo approfondire meglio alcuni aspetti che emergono dal libro perduto di Enki e cercando possibili riscontri cartografici, come spesso capita nel ricercare, gli elementi si allineano come perle di una collana, forse coincidenze o forse no, sta di fatto che i diversi frammenti sembrano combaciare ed incastrarsi perfettamente o quasi.
Detto questo e pur tenendo presente le opportune cautele, ciò che emergerebbe sembra essere la conferma o quantomeno qualcosa di estremamente assonante con quello che libro riporta; essendomi formato un preciso identikit della mentalità annunaka e sopratutto di Enki, sono convinto che molte cose da lui espresse, siano manipolatorie, fuorvianti e tese a depistare, dopo tutto è sempre un annunako e come per chiunque vale il principio che se si ha un vantaggio, occorre mantenerlo il più possibile ed il modo migliore per farlo resta sempre quello di nascondere la verità in bella vista, distorcendola, tra cose false e verosimili.

Forse è presuntuoso da parte mia voler evidenziare le tante incoerenze che emergono dal libro e ancor più il voler trovare dei riscontri reali, in ogni caso seguo sempre l’imperativo del pormi e porre le giuste domande, perché è sempre il primo passo che poi determina la direzione del viaggio, in ogni caso apparentemente il passaggio precedente può sembrare contraddittorio, lo riconosco, ma trovare riscontri o non trovarne è comunque in modo per “misurarne l’attendibilità”; con ciò intendo dire che il libro sia al 100% attendibile o inattendibile, ma piuttosto comprendere il perché e le ragioni di questo libro, il senso, ma sopratutto cosa il libro stesso nasconde in bella vista.

Dopo questa introduzione, probabilmente nebulosa per chi non ha letto gli interventi precedentemente pubblicati sul trema, veniamo al sodo; riporto qui lo stralcio di quanto pubblicato da un collega blogher che mi ha permesso di fare delle riflessioni e al contempo mettere in relazione alcune possibili evidenze:

… “Abzu in lingua sumera letteralmente significa acqua lontana, ab sta per acqua e zu viene tradotto con lontana o profonda, moli esperti hanno interpretato il significato come il luogo delle sorgenti delle acque dolci che mantengono la vita; ma è realmente questo il senso ed il vero significato di Abzu?” …
… “Nell’inno ad Enlil, si legge “Abzu, che nessuno può comprendere. È interno ad un mare lontano, che il confine del Cielo non comprende
”… (Fonte:http://trueancienthistory.blogspot.it/2013/05/the-sumerian-abzu.html)

Tenendo presente lo “stile barocco” del testo sumero e gli arzigogoli lessicali occorsi per tradurre Eridu in Casa Lontana, possiamo invece pensare che in un linguaggio più scorrevole e logico, Eridu significasse avamposto? Se non altro per una maggiore coerenza?
Quindi applicando (arbitrariamente) questo “metodo” a quanto nello stralcio, possiamo invece presupporre che abzu significhi luogo sommerso e in un contesto “moderno” base sottomarina? Di conseguenza “Abzu, che nessuno può comprendere. È interno ad un mare lontano, che il confine del Cielo non comprendere” può essere letto come “Abzu, che nessuno può vedere. È sul fondo di un mare lontano invisibile persino dall’orbita”?

Da questi due passaggi emerge, senza possibilità di fraintendimento che in realtà l’Abzu sia un luogo o una zona sul fondale di un mare lontano; ulteriormente, l’immagine precedente mostra Enki sul suo trono letteralmente sommerso dalle acque come in una bolla.
Come sarebbe possibile pensare che la raffigurazione non sia relativa alla rappresentazione di una base o una struttura sottomarina?
E’ più che evidente il suo significato, per altro ne verrebbe persino rappresentato il dispositivo costituito da una colonna sorretta da un omino; un altro elemento che concorre a questa ipotesi è la sovente raffigurazione di esseri vestiti da pesce che emergono dalle acquee, una allegoria a qualcosa di analogo ad una muta subacquea?
Certamente per una civiltà aliena che forse proveniva o proviene da un sistema stellare lontano, installare una base sottomarina è relativamente cosa relativamente facile considerando che avrebbero vissuto per molto tempo nello spazio profondo, quindi una tecnologia a loro portata e di comune impiego; non è forse uso per le agenzie spaziali utilizzare enormi piscine per simulare l’ambiente spaziale?

Da quanto detto fino ad ora, mi sovviene fare un’altra delle mie relazioni, se effettivamente gli Annunaki hanno insediato una base sul fondale marino, è possibile che dispongano della medesima tecnologia che i W56 del caso amicizia hanno illustrato ai loro referenti terrestri?
Per chi non fosse al corrente di questa vicenda tutta italiana, ne faccio una estrema sintesi, negli anni 50 alcune persone vennero contattate da extraterrestri per una ancor non ben definita relation-ship, comunque, tra le varie cose, questi esseri, asserirono di avere una base sotterranea sul territorio italiano spiegando che avevano un dispositivo capace di creare una sorta di “bolla stabile” nel sottosuolo delle dimensioni e ad una profondità che più erano confacenti alla missione; ora se tale dispositivo permette di creare una bolla nel sottosuolo, questo funzionerebbe egregiamente anche nell’acqua, anzi sicuramente funzionerebbe meglio visto che la consistenza dell’acqua è minore di terra e roccia, quindi.

Comunque, seguendo quanto il libro riporta, l’Abzu sarebbe localizzato a sud del pianeta, e precisamente in quella che sarebbe la punta estrema del continente africano, ma, come ho ipotizzato, considerando l’epoca in cui gli Annunaki scesero sulla Terra, all’epoca Africa e continente sudamericano erano pressoché uniti, quindi l’area, attualmente, dovrebbe trovarsi tra le due punte estreme dei due continenti e quello antartico, ma considerando la deriva dei continenti, si troverebbe “all’incirca meno quasi” e facendo una media, ad una longitudine compresa tra l’oceano Pacifico meridionale e l’oceano Indiano ad una latitudine compresa tra la punta estrema dell’Africa e quella dell’Antartico.

Ma c’è un però, tenendo per buone le indicazioni del libro, non potrebbe essere sfuggito un particolare che potrebbe, magari involontariamente depistarci?
E’ noto, almeno stando alla scienza ufficiale che il campo magnetico terrestre ciclicamente ha una inversione, quindi è possibile che quando gli Annunaki o meglio Enki si riferisce, anche in merito alla vicenda del diluvio universale al sud del pianeta si riferisca in realtà a quello che attualmente è il polo nord? Per altro c’è da osservare che stando alla conformazione delle terre emerse all’epoca presunta delle vicende in questione l’Antartide non era ancora localizzato la dove è ora, certo resta il particolare che nella descrizione parla di una terra a forma di cuore, ma anche qui, questa descrizione è valida per un epoca in cui la deriva dei continenti ha già separato i super continenti Gondwana e Laurasia, quindi i continenti che assomigliano o richiamano la forma del cuore sono Africa, Sud America, India e Groenlandia.

Seguendo l’indizio del “cuore” mi sono messo a spulciare Google Map, cercando sui fondali qualche elemento di conferma; come ho più volte ribadito, a me piace ribaltare le prospettive, se non altro per vedere le cose da un’altra angolazione cercando di esaltare luci, ombre e contorni.
Memore di due precedenti interventi che coinvolgevano l’area della Groenlandia, (Cosa si cela sui fondali oceanici? III° e Cosa si cela sui fondali oceanici? VI°) ho cominciato a “pattugliare il fondale dell’oceano artico tramite Google; ribadisco ulteriormente che per avere la certezza di quello che si osserva, occorrono verifiche sul campo, detto questo, restano valide le ipotesi che quanto si osserva da Google Map o Google Earth possano essere manipolazioni intenzionali da parte di qualcuno.
Detto questo e volendo considerare veritiero quanto si osserva, ma sopratutto volendo ritenere che chi offre questo tipo di servizio, non voglia passare per turlupinatore, magari per una mera questione di visibilità o a scopo pubblicitario oppure commerciale e che abbia interesse a tutelare la propria immagine e i propri utenti.

Dunque tenendo valido ciò che si osserva, è possibile che l’Abzu descritto nel libro perduto di Enki si trovi nell’oceano artico?
È questa l’ulteriore prova che Enki forse in modo giullaresco celi la verità con mezze verità ed analogamente alla rivelazione sul diluvio fatta alla capanna di canne si prenda gioco anche dei suoi simili?

L‘area in questione è localizzata a circa 1.300 chilometri ad ovest di quella che è l’area in cui è stata individuata una presunta centrale idroelettrica e quella che sembrerebbe essere una astronave madre (magari proprio quella che Anu regalò a Inanna).
Le tre immagini seguenti, catturate da Google Map, mostrano l’area in questione.

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Già da quanto si può osservare dalle ultime tre immagini, la cosa è decisamente sorprendente, i contorni di quello che sembra essere un insediamento la cui estensione è ± di 350.000 chilometri quadrati; tanto per intenderci e dare una razionalità al dato, un’area superiore di un sesto all’intera superficie dell’Italia che è di circa 301.000 chilometri quadrati.
La cosa interessante ed allo stesso tempo curiosa è che queste strutture abbiano una dimensione analoga a quella della presunta centrale idroelettrica citata in precedenza.

Le seguenti immagini, mostrano le diverse aree bordate di giallo, nonostante la scarsa qualità ottenibile da Google e il tentativo di ottimizzarle esaltando contorni e dettagli è difficile non associare le forme a quelle di strutture artificiali e più precisamente ai contorni di veri e propri edifici; riallacciandomi a quanto detto nell’intervento relativo all’isola di Creta, sui dati batti-metrici, su eventuali errori nel rilevamento e nella produzione delle immagini, l’ipotesi è da scartare a prescindere, in questo caso, le possibilità sono soltanto due, o ciò che si vede è ciò che si vede, oppure quanto si osserva è una palese falsificazione delle cartografie, indipendentemente che queste siano rese disponibili a scopo ludico o didattico.

Per visualizzare la gallery cliccare su una immagine, per uscirne premere Esc oppure la x in altro a sinistra.

Lascio a voi considerazioni e conclusioni; terminando questo intervento e dopo quanto esposto, è possibile presupporre che quella che idealmente potrebbe essere una centrale idroelettrica, in realtà sia l’impianto di lavorazione dell’oro degli Annunaki?
Tenendo presente che i fenomeni ed avvistamenti ufo ed uso, pare siano nettamente più numerosi, possiamo ritenere che di fatto le attività annunake sulla Terra non sono soltanto relegate ala storia passata ma che continuano indisturbate tutt’oggi?
Come ho detto, se quello che si osserva è realmente ciò che sembra essere, bhé occorre fare una profonda rivalutazione non solo della storia ma del contesto in cui l’umanità si inserisce in questo quadro d’insieme.

elaborazione immagine by Phoo34

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Fine stesura 26 luglio 2016

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Una risposta a Sulle tracce degli Annunaki

  1. phoo34 ha detto:

    Caro Edoardo, per correttezza nei confronti degli altri visitatori, riporto parte del tuo messaggio, voglio ricordarti che è sufficiente inviare una sola richiesta di informazioni possibilmente sintetizzandole in un unico messaggio, a parte questo piccolo “richiamo” ti ringrazio per i quesiti.

    … Eridu fu eretta dove Alalu atterrò quando giunse sulla Terra, perciò se il diluvio sommerse tutto la città che si vede potrebbe essere Eridu e non l’Abzu? Questo sarebbe concorde con le vicende narrate da Enki e poi ti domando, se gli annunaki sono venuti dallo spazio e ci hanno vissuto per molto, perché avrebbero costruito una città sottomarina invece che all’aria aperta?…
    potrebbero essere extra terrestri acquatici che so qualcosa di simile a dei delfini?

    Che gli Annunaki possano essere una sorta di specie anfibia o acquatica, non possiamo saperlo, almeno fino a quando non potremmo avere dati sulla loro reale biologia, a parte questo, c’è chi effettivamente pensa che la specie dei delfini possa essere una specie aliena trapiantata nei nostri mari con la funzione di “sonde biologiche” questa ipotesi è relativa non solo alle dimensioni del loro cervello, ma anche alle circonvoluzioni più complesse delle nostre, l’immagine che posto potrà darti il senso delle differenze.

    Inoltre secondo diversi ufologi, vi sarebbe una stretta correlazione tra alieni grigi e delfini specie per linguaggio che usano i delfini per comunicare tra loro e che per le elevate frequenze potrebbero essere in parte assimilate ad una forma proto telepatia.

    Tornando agli Annunaki, che la città, la presunta città che si osserva si, certo potrebbe essere Erudu se non fosse per il fatto che nella descrizione fatta da Enki la morfologia delle terre la indica in quella zona di terre in cui eoni dopo sarà situata la Mesopotamia e quindi.
    Per quanto riguarda la questione del perché abbiano costruito quella città sottomarina o quelle città, stando al susseguirsi delle vicende terrene, quelle strutture furono erette a cielo aperto ed inseguito sommerse dai flutti, ciò non di meno tenendo presente le influenze negative dell’ambiente terrestre sulla fisiologia degli Annunaki. ipotizzare che abbiano costruito delle città sottomarine non è affatto una ipotesi strampalata, anzi ha dei fondamenti scientifici ben precisi.
    Si tenga presente che gli Annunaki sarebbero una specie che vive, vivrebbe o viveva al confine del sistema solare, quindi la quantità di radiazioni provenienti dal sole sono estremamente basse o comunque notevolmente attenuate rispetto a quelle presenti sulla Terra.
    L’acqua è un ottimo isolante per le radiazioni, tant’è che viene utilizzata nelle vasche di schermatura delle centrali nucleari; quindi seppure originariamente Erudu fu eretta in quella che sarà la Mesopotamia è possibile che si siano costruite installazioni sottomarine col fine di ridurre o eliminare gli deleteri delle radiazioni.
    Come ho detto l’ipotesi non è del tutto da scartare perché se dovessimo “colonizzare” Europa, il satellite di Giove, la quantità di radiazioni provenienti dal pianeta ucciderebbe in breve tempo i membri dall’equipaggio, quindi la migliore delle ipotesi sarebbe proprio quella di realizzare delle strutture sommerse, per altro, la scelta dell’acqua quale schermo contro le radiazioni solari emesse da flaire e CME a tutela degli equipaggi delle missioni spaziali sarà presto implementata per i nuovi “hasset” orbitali.

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