Una New York prima dell’antica Grecia a Creta?


Le anomalie di Creta                                          
Una New York ed una Carnac sui fondali dell’isola

Anche in questo intervento affronto un tema che rientra nella categoria delle “Scoperte con Google”, lo metto virgolettato per varie ragioni e chi ha letto già precedenti interventi ne coglierà l’intero senso; in ogni caso per brevità ripeto che conferme e o smentite circa la presenza di manufatti e strutture, possono essere fatte solo e soltanto con sopralluoghi e ricerche in loco e pertanto quanto illustrato deve essere preso con le dovute cautele o eventualmente come spunto d’indagine per chi ha buona volontà ma sopratutto mezzi.

Dopo questa breve prefazione, veniamo all’intervento; come sempre in quei sempre più rari momenti di calma, mi cimento a “navigare” su Google Map, cercando indizi ed elementi che siano coerenti con la linea e i contenuti pubblicati nel blog.
Questa volta le “vele tastierate del mouse” mi hanno condotto nei pressi dell’isola di Creta e già alla prima schermata appare qualcosa di curioso, insolito che inevitabilmente ricorda o assomiglia a qualcosa di familiare, se non fosse per le (solite) dimensioni ciclopiche.
Va detto che come sempre, prima di mettere nero su bianco, ho cercato di effettuare le opportune verifiche sia personalmente che con l’aiuto di collaboratori, contattando ricercatori e centri di ricerca ed in questa occasione ho il piacere di dire che questa è una di quelle ratissime volte in cui qualcuno ha risposto, almeno inizialmente; dunque, alle richieste di informazioni e di possibili chiarimenti, dopo i primi chiarimenti e spiegazioni “all’acqua di rose”, tentando un maggior approfondimento di aspetti tecnici specifici, il contatto, pare essersi interrotto, quindi anche in questo caso, non mi è possibile citare le persone in questione per le più che ovvie ragioni, in ogni caso, d’appresso riporterò la sintesi dello scambio epistolare.

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Ma veniamo alla disanima della “scoperta”; come si osserva dall’immagine catturata da Goole Map, quello che salta agli occhi è davvero curioso.
Nell’area a sud-ovest e a nord-est dell’isola si osservano strane regolarità e per quelle a sud una estrema simmetria, tanto da far pensare alla pianta di un edificio; ora pensare si possa trattare dei resti di un edificio che ne evidenziano la planimetria è decisamente al di fuori di ogni logica, ne non altro perché tale struttura avrebbe una estensione di qualche migliaio di chilometri quadrati e seppure in questo blog ci interessiamo al giganti, in questo caso dovremmo parlare di “titani giganti”, esseri al cui cospetto appariremo letteralmente come formiche, quelle della specie più piccola però.

Restando su quanto si osserva a sud dell’isola e scartando dunque l’ipotesi titanica, quello che si osserva, per analogia riporta alla mete la planimetria di una città, ma anche in questo caso, date le dimensioni delle presunte strutture, non è possibile attribuirle all’umanità, visto che questa variano dal ½ chilometro ai circa tre.

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Come ho detto, questa è una di quelle rare occasioni in cui qualcuno di competente ha inizialmente risposto, a parte coloro che hanno addotto scherzi da parte di Google o di qualche addetto all’elaborazione delle immagini, qualcun altro è stato più tecnico e preciso; per completezza riporto in sintesi il testo “Stando alla mia esperienza, queste anomalie sono conseguenti i differenti metodi di rilevamento dei dati geo statici del fondale marino ed applicati alla raffigurazione batti-metrica, quindi, se i dati non sono buoni queste anomalie vengono raffigurare come picchi come quelli che si osservano”.
A seguito di questa risposta, sono andato ad approfondire e suggerisco anche a voi di leggere questo documento, perché almeno nel mio caso, ha sollevato più domande che dato chiarimenti, non per quanto contenuto, ma piuttosto per l’incoerenza di quanto si osserva da Google in relazione alla scala battimetrica; mi spiegherò meglio nel prossimo passaggio, si tenga presente il grafico seguente circa le diverse modalità di rilevamento.

Considerando quella sorta di “shift” che si crea nella sovrapposizione grafica dei diversi rilevamenti e che darebbe come risultato visivo la formazione dei picchi, pur facendo una media dei valori, si evince comunque la loro presenza, seppure alterate nelle loro dimensioni.
Nel messaggio inviato per risposta all’esperto e che riporto in sintesi, si chiedevano delle maggiori delucidazioni e chiarimenti “… in relazione ai picchi, pur considerando i limiti e le problematiche tecniche, quello che lascia perplessi è la loro particolare regolarità, quindi come può accadere anche in presenza di discrepanze ed errori nei dati questi vengano interpretati in tal modo? Anche supponendo che il software disponga di una sorta di auto correttore o normalizzato-re per colmare le lacune su una base statistica, la presenza di queste regolarità non è in contraddizione e comunque confermata?
E possibile presupporre che concentrazioni particolari di metallo influenzino i segnali di rilevamento causando per l’appunto i picchi?
”.
Inutile dire che dopo tale email, non vi è stata a tutt’oggi risposta, forse perché era stato inserito il link di un’altra “anomalia” di Google in cui si osservava quella che sembrerebbe essere una centrale idroelettrica a circa 4.000 metri di profondità?
Probabilmente non lo sapremo mai, ma non è un grande problema, da quando ho cominciato a pubblicare il blog, è prassi normale che ci si trovi di fronte ad un muro di gomma, anzi è già tanto che ce lo si trovi di fronte, perché ribadisco nella stragrande maggioranza delle volte, non si ottiene nemmeno una risposta.

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Tornando all’immagine e supponendo che i picchi siano la conseguenza di una maggiore riflessione dei segnali di eco scandagli e sonar o rilevamenti satellitari, relativa ad una concentrazione particolare di metallo, possiamo immaginare che si possa trattare di una antica città sommersa persa nella notte dei tempi?
E come potremo immaginare questa città dell’antichità, visto che, ammesso e non concesso, gli antichi non impiegavano metallo nella costruzione di edifici?
Il progresso edile vede l’impiego di massicce quantità di metallo per lo sviluppo verticale dei palazzi da relativamente poco tempo, decennio più decennio meno, circa un secolo, quindi sarebbe estremamente irrazionale immaginare che in un passato remoto non fossero state utilizzate le medesime tecniche edilizie?

L‘idea di una New York greca certo fa sorridere, però, proprio in questo momento mi sovviene un pensiero, forse venato di complottismo, comunque degno di essere condiviso; e se la grande crisi economica in cui è stata gettata la Grecia e la sua pesante persistenza fosse proprio in funzione di quelle “cose” in fondo al mare? Chi avrebbe interesse a “rubare la caramella ai greci”?
Perché il particolare accanimento di taluni leader tedeschi e in generale della Germania (quale soggetto finanziario) nei confronti della Grecia? Bhé come recita il detto, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, e in questo caso, evidentemente c’è poco da sorridere sopratutto per i greci.

Le immagini seguenti sono una elaborazione dei colori dell’area interessata all’anomalia e cercano di esaltare quanto si vede; tornando al processo di formazione delle immagini battimetriche e tenendo presente lo shift tra tipologie di rilevamento che concorrono a formare l’immagine, la cosa che resta ancora poco comprensibile è perché queste immagini grossolane e sostanzialmente dislocate vengono usate nella cartografia di Google, altresì, sempre nella coerenza della realizzazione delle immagini, perché il programma non ha “normalizzato” i dati visto che sostanzialmente le differenze tra fondale e picco sarebbe sostanzialmente e pressoché analogo?

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Anche nell’area nord-est dell’isola di Creta si osservano “picchi” che seppure non abbiano una simmetricità come quelli illustrati in precedenza, sembrerebbero avere una certa omogeneità di dimensioni ma sopratutto una strana ed insolita equidistanza nella distribuzione sul fondale e questo inevitabilmente riporta alla mente ancora qualcosa di familiare ed altrettanto misterioso, Carnac nel Morbihan, in Francia con le sue lunghe file di menhir allineati ed ordinati.
Dunque possiamo, sempre in via di ipotesi, supporre che quanto osserviamo a Carnac possa essere reminiscenza di una cultura antica o la riscoperta di qualche cosa di antico da parte di nuovi popoli?
Resta comunque l’inspiegabilità delle dimensione di questa Carnac greca rispetto quella francese visto che le dimensioni delle ipotetiche pietre, si possono stimare in chilometri e non in metri.
Una piccola osservazione, ma che forse potrebbe essere solo un coincidenza, i due siti avrebbero all’incirca il medesimo orientamento geografico; forse non vorrà dire nulla, ma come si suol dire, quando le coincidenze aumentano, forse non sono coincidenze.

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map

Fonte Google Map


Fine stesura 21 luglio 2016

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Piramidi ed edifici su Europa?

In una delle mie solite peregrinazioni per i siti della NASA, in cerca di “qualche dimenticanza censoria”, mi sono imbattuto in questa immagine (circa 800km di altezza e 350 di larghezza) della superficie di Europa scattata dalla sonda Galileo, una immagine davvero bella e dettagliata, forse fin troppo, perché seppure a prima vista il panorama mostra le deformazioni della superficie ghiacciata che crea quell’intricato e suggestivo reticolo di canali e rilievi a seguito delle possibili quanto probabili fasi convettive dei liquidi sottostanti la crosta, “facendo le pulci” all’immagine emerge qualcosa di interessante e curioso che oggettivamente risulta incoerente con il caotico paesaggio circostante; va detto però che le dinamiche di quello che accade su Europa è ancora tutto da scoprire e sopratutto da comprendere.
Detto questo, tenendo presente i fenomeni di cristallizzazione dei liquidi, questa viene caratterizzata dal tipo di soluzione e dal tipo di soluto caratterizzandone la forma.

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Vediamo di inquadrare di cosa sto parlando, nell’area evidenziata dal rettangolo si può notare quelle che sembrano essere delle “anomalie”.

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

La prima cosa inusuale che ho notato sono quelle strane conformazioni tetraedriche che inevitabilmente assomigliano a delle piramidi, considerando le dimensioni relative all’area fotografata, le dimensioni di questi oggetti si aggirerebbero, per grande difetto, attorno ai due chilometri, ma quello che mi incuriosisce ancora di più è il tipo di allineamento che rammenta proprio quello delle piramidi della piana di Giza, ossia lo stesso allineamento della cintura di Orione.

Le seguenti elaborazioni ingrandite evidenziano ulteriormente la forma tetraedrica di queste strutture, per altro pressoché identiche nelle dimensioni.

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

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Elaborazione immagine PIA20028

Elaborazione immagine PIA20028

Dall’ingrandimento sopra oltre alle “piramidi” si possono osservare due altri oggetti dalla forma particolarmente regolare, nell’angolo superiore, si vedono chiaramente due “parallelepipedi” anch’essi dalle proporzioni ciclopiche, se oggettivamente la “piramide” può misurare approssimativamente uno o due chilometri di lato, queste due altre strutture avrebbero un volume approssimativo di circa 4-5 chilometri cubici, per quello più grande e di circa 2 o 3 per quello più piccolo.
Un ultimo particolare che vorrei evidenziare; appena sopra la “piramide” si osserva un cratere al cui interno sembra erigersi torre conica ed in cima qualcosa di sferico; come ho detto, si sa ben poco delle dinamiche in gioco su Europa, bizzarrie dovute al freddo e alla diversa composizione dei liquidi che affiorano in superficie?

Possibile e probabile certo e se fossero strutture artificiali?
Qualcuno ci ha preceduto, posando il piede sul satellite più interessante di Giove prima di noi?


Fine stesura 23 maggio 2016

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La longevità annunaka

Questo intervento consegue alcune affermazioni fatte da me, nelle diverse parti dell’intervento “Il libro perduto di Enki, tra mito e realtà” e dai rilievi che mi sono stati fatti; nello specifico voglio ulteriormente specificare che non è mia intenzione avvallare o avversare questa o quella ipotesi, ma bensì, evidenziare ciò che emerge, lascio ad ognuno poi trarre la propria opinione.

Il principale quesito rivolto è come ho stabilito che gli Annunaki possano vivere per 648.000 anni terrestri, il calcolo è abbastanza semplice e banale, ma evidentemente la cosa eclatante almeno per quello che è il mio modo di osservare ed analizzare le questioni non dovrebbe focalizzarsi sul dato clamoroso, ma da quello che da esso ne può conseguire; a parte questo particolare, espongo i calcoli effettuati sintetizzandoli nella tabella seguente:

Prospetto calcoli longevità annunaka

Prospetto calcoli longevità annunaka – N.B. 1 mese terrestre equivale ad 1 giorno di Nibiru

Va precisato che stando al libro, l’anno nibiruniano è o sarebbe suddiviso in 10 mesi, quindi ne ho dovuto tenere conto per avere un più corretto rapporto di conversione tra le due differenti scale temporali, comunque come ho detto, nella parte specifica dell’intervento, questa longevità può dipendere o conseguire da una differente natura biologica oppure da una tecnologia scientifica e medica avanzatissima che sì, almeno per questa civiltà potrebbe essere misurata, seppure utilizzando la “scala temporale” annunaka in milioni di anni.

Detto questo, le considerazioni “filosofiche” sul come questi esseri si possano rapportare al genere umano e quale considerazione abbiano o possano avere della vita umana è una questione prettamente soggettiva unilaterale umana, che ognuno declina in base ed in funzione al proprio background, cercando di seguire un filologico il più neutrale possibile, quello che potrebbe essere un panorama idilliaco non lo è affatto, almeno attenendoci a quanto emerge dal libro stesso; dico ciò per il semplice fatto e voglio essere crudo fino all’estremo, perché sostanzialmente la creazione dell’umano fu fatta in funzione ed allo scopo di “alleviare” i lavoratori nibiruniani dalla fatica dei lavori pesanti, anche se poi da quello che emerge, si intuisce che nella sostanza, l’impiego fu in qualsiasi mansione prettamente manuale, quindi, invece di un elettrodomestico, un domestico biologico o “bio-domestico” con tanto di software upgradable, a tale proposito, voglio evidenziare la vicenda relativa alla costruzione non autorizzata del secondo “collegamento Cielo-Terra” paragonabile o forse il medesimo racconto “declinato se-miticamente” nella Bibbia, il racconto della torre di Babele, che se fosse caduto nelle mani degli umani, “avrebbero potuto fare qualunque cosa al pari degli dei”.
Per scongiurare tale eventualità, furono confuse le loro menti in modo tale che non potessero più parlare la medesima lingua in modo tale che nessuno più comprendesse l’altro, vanificando la costruzione; il libro stesso dice che fino ad allora tutti parlavano l’unica lingua, la lingua degli Annunaki, quindi è lecito domandarsi come fu possibile confondere le loro lingue?

La cosa diventa interessante perché questo oltre a darci la “portata” di come loro si rapportavano o rapportano al genere umano, ce ne da anche il senso; rispetto la nostra attuale conoscenza, questo tipo di “cosa” può essere fatta solo e soltanto in un contesto preciso e specifico, quello dei computer inserendo un virus informatico che inibisce, limita o altera lo scambio delle informazioni tra altri dispositivi, quindi limitandone le funzionalità in funzione e relazione agli scopi del programmatore.
Restando in un contesto informatico, un virus di questo tipo potrebbe essere, in via semplicistica descrivibile ad un codice capace di invertire il codice macchina, ossia la sequenza di 0 e 1 che compongono l’informazione, perciò se il computer A invia un dato del tipo 010010 ed il computer B questo lo riconosce con 101101, quindi l’informazione di A verso B risulta incomprensibile o contraria all’originale, se poi al virus si implementasse una funzione random o periodica l’effetto sarà amplificato.

Aldilà della tipologia e delle qualità del virus informatico, quanto si prospetta innalza le tonalità scure, perché seppure in via speculativa, questi esseri disporrebbero di una tecnologia che gli permetterebbe di “riprogrammare” il cervello umano come più gli aggrada; certo per chi ha alle spalle un background scientifico e tecnologico di milioni di anni, “programmare” il DNA risulta cosa relativamente semplice visto che avrebbero riprogrammato il genoma terrestre, quindi programmare o riprogrammare un cervello appositamente modellato per assolvere determinate funzioni dovrebbe risultare assai più semplice se non altro modulandone la biochimica.
Ore questo, sembra assonare con quanto si prefiggeva il famigerato Montauk Project, che oltre a sviluppare strumenti e dispositivi per la guerra psicologica, avrebbe portato avanti esperimenti per la manipolazione mentale, tentativi di riprogrammazione delle persone e fin’anco al trasferimento della coscienza da un individuo ad un latro; sorvolando su quella che può essere la veridicità di questi ipotetici, seppure plausibili esperimenti e quelli che sarebbero stati i risultati, ciò nonostante potrebbero essere proprio le parole scritte nei testi antichi che abbiano ispirato questo tipo di ricerche? Visto che furono stanziati parecchi soldi per queste ricerche è possibile che questi investimenti siano stati fatti sulla base delle sole fantasie da scienziato pazzo o forse c’era o c’è qualcosa di concreto?

Considerando che il cervello e in specifico il cervello umano alla stregua di un computer biologico, ne consegue che i meccanismi che ne regolano l’attività sono biochimici, quindi tornando agli Annunaki e alla loro milionaria civiltà, è possibile che abbiano effettivamente sviluppato una sorta di “informatica biologica”, qualcosa che per concetto e similitudine si possa avvicinare per difetto al “computer biologico” delle astronavi madre dei Cyloni? (Cybernetic Life-form Node)
Tenendo presente l’enorme differenza che c’è tra i ritmi vitali tra nubiruniani e umani, ne avevo fatto il paragone tra noi ed il moscerino della frutta, ora possiamo presupporre che possa essere analoga la considerazione annunaka per gli umani come noi ne abbiamo del moscerino?

Considerando sempre in via di ipotesi, il rapporto che intercorre tra la dimensione temporale di Nibiru e la Terra e sulla base dei calcoli sulla longevità degli Annunaki mi sono altresì voluto cimentare nel calcolo di quella che potrebbe essere l’orbita di Nibiru nel sistema solare; so bene che vi sono studi e ricerche fatte da emeriti scienziati e ricercatori, ma ho voluto comunque estrapolare un modello col fine di valutare la coerenza del racconto con quelle che sono le risultanti della conoscenza attuale.
Secondo molti e lo stesso Sitchin, l’orbita di Nibiru sarebbe in senso opposto alla rotazione dell’intero sistema solare; già questa cosa risulta estremamente curiosa e bizzarra, che seppure confermerebbe l’origine extra solare di Nibiru, pone non poche problematiche sotto l’aspetto dei principi della fisica, mi spiego meglio, il fatto che un pianeta vagabondo venga attirato dalla gravità del sistema solare è si una ipotesi plausibile, ma che questo assuma e mantenga un senso orbitale opposto al “vortice” gravitazionale, come ho detto, risulta bizzarro, per brevità e immediatezza si immagini il vortice gravitazionale di una stella analogo al vortice che si crea nel lavandino quando lo si vuota, tutto ciò che entra nel raggio del vortice, assume il senso di rotazione di quest’ultimo anche se inizialmente ha un moto opposto, quindi la domanda è come è possibile che Nibiru mantenga una tale orbita “contro corrente”?
Seppure ad oggi, l’esistenza di questo “pianeta” non è stata ancora dimostrata, questa definiamola “anomalia” orbitale, inevitabilmente concorre a sollevare dubbi sulla natura planetaria di Nibiru e nel caso si trattasse di una astronave di dimensioni planetarie, perché mantenere un moto opposto che comporterebbe un maggiore impiego di energia, senza considerare poi gli effetti estremamente disastrosi di possibili quanto probabili collisioni con asteroidi e detriti che pullulano nello spazio con l’astronave?

Ma vediamo di quantificare le grandezze seppure conseguenti calcoli approssimativi, la tabellina sottostante riporta i valori del rapporto tra il moto della Tetta attorno al sole ed il rapporto temporale tra la Terra e quella di Nibiru estrapolandone la velocità relativa di Nibiru e la sua orbita.

Nota: l'unità frazionaria è 60 in base al numero di Anu. (60 x 100)

Nota: l’unità frazionaria è 60 in base al numero di Anu. (60 x 100)

Come prima cosa che emerge è che l’afelio di Nibiru si assesta in un’orbita tra Giove e Marte, ciò significa che l’intruso, indipendentemente dal grado di inclinazione della sua eclittica attraverserà la fascia di asteroidi principale per ben due volte, sottoponendolo a quello che si può definire un “bombardamento intensivo”, quindi il transito risulta estremamente devastante, sia che si tratti di un pianeta, ma ancor più se si trattasse di una astronave e nella specifica ipotesi, quale comandante, se non animato da istinti suicidi approccerebbe, uno spazio denso di detriti che viaggiano in direzione opposta alla propria astronave? A parte questa considerazione dettata dal buon senso, il perielio di Nibiru risulta essere approssimativamente “appena” dopo il limite della nube di Oort (20.000 UA), se per “appena” si intende una differenza di poco meno di 1.300 U.A. rispetto il limite massimo della nube, inoltre, questo tenendo come presupposto che l’orbita sia quasi perfettamente circolare, però facendo la verifica con un programma di CAD le cose si complicano ancora di più, se le ipotesi circa l’orbita di Nibiru ne conferiscono una ellittica particolarmente accentuata, il suo perielio potrebbe persino triplicare e di fatto non si potrebbe più parlare di una vera e propria orbita ma piuttosto di un movimento a pendolo.

L'orbita ellittica di Nibiru si estenderebbe oltre la nube di Oort

L’orbita ellittica di Nibiru si estenderebbe oltre la nube di Oort

Per quanto posso sapere di astrofisica, sotto il profilo astronomico sorge spontaneo domandarsi come possa essere possibile che in corpo celeste dalle dimensioni approssimative di una super terra possa rimanere “agganciato” al campo gravitazionale del sole quando la sua orbita lo porta molto oltre il limite dell’influenza gravitazionale del sole ad una velocità poco meno 108.000 chilometri orari.

Ingrandimento dell'orbita di Nibiru all'interno del sistema solare

Ingrandimento dell’orbita di Nibiru all’interno del sistema solare

È evidente che qualcosa non torna e questi elementi denotano qualcosa che sfugge, perché se di fatto il confine della nube di Oort rappresenta il limite estremo dell’influenza gravitazionale del sole, restando all’ipotesi “naturale” di Nibiru, risulta inevitabile pensare che ciò che lo mantiene “agganciato” al sistema solare debba essere qualcosa di diverso dalla gravità, forse materia oscura?
Però a questo punto se esiste una interazione così potente tra la materia oscura e Nibiru tale che lo mantiene agganciato al sistema solare, l’ipotesi che la natura della materia con cui è costituito Nibiru deve essere forzatamente di natura radicalmente diversa dalla materia ordinaria del sistema solare o in alternativa avere una “carica elettronica” opposta? Idealmente un pianeta di antimateria entrando in un sistema solare di materia potrebbe teoricamente comportarsi come una cometa quando si avvicina al sole producendo la caratteristica coda, la raffigurazione che molti danno di Niburu sembra proprio quella di una sfera con delle “ali”, ali che potrebbero essere proprio le code generate dall’annichilimento di materia ed antimateria trascinate via dal vento solare;

Facendo queste considerazioni, visto che alcune ricerche ipotizzano che la materia oscura interagisca con i pianeti del sistema solare fornendogli una specie di “capigliatura a porcospino”, il fenomeno potrebbe interessare lo stesso sole? Se si, potrebbe essere una interazione tra la materia oscura e Nibiru che lo mantiene agganciato al sistema solare nonostante la bizzarria orbitale e gravitazionale?
Quanto detto fin qui, lascerebbe presupporre che la natura di Nibiru, astronave o pianeta che sia, sia qualcosa di extra dimensionale oltre che extra solare, quindi è possibile pensare che la “compatibilità” biologica tra nibiruniani e terrestri, stia ad indicare o forse suggerire che la vita biologica simile alla nostra possa esistere anche ed almeno in una altra dimensione?

Riporto di seguito i link delle diverse parti dell’intervento; rammento che è possibile raggiungerli anche dalla voce del menu “Pagine Speciali”

Non mi resta che augurarvi una buona lettura o rilettura!
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte


Fine stesura 14 maggio 2016

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Tra leggenda e realtà, il libro perduto di Enki.


Aggiornamento
Pubblicata l’ultima parte dell’intervento.

In calce all’intervento ho inserito i link diretti alle diverse parti dell’intervento, in alternativa le potete raggiungere tramite la voce del sottomenu delle “Pagine Speciali


Come capita sovente, debbo riconoscere che a volte le coincidenze non sono coincidenze e che forse sono “punti focali” di qualcosa di inspiegabile, di forze misteriose che ci vede nel ruolo di foglie al vento o scienti arrampicatori.
Una di queste circostanze di è presentata proprio mentre ricercando materiale di approfondimento di alcuni temi, mi sono imbattuto nella copia digitale di un libro che avevo letto qualche anno fa, Il libro perduto di Enki.

Una vota scaricato il file, mi sono accinto alla rilettura del testo e con mia grande sorpresa, seppure memore di quanto avevo letto, tutto mi appariva in una prospettiva nuova, facendomi riflettere su quanto fino ad ora ho pubblicato nel blog, inserendolo in un contesto ed un assetto complessivo che stranamente aveva una forte assonanza e corrispondenza con diversi passi del libro.
Forse e penso che questa sia la spiegazione, il filologico perseguito nella linea del blog, fu conseguenza dell’influenza della prima lettura e che inconsciamente ne divenne la “linea guida”.

Da questa rilettura ne è scaturito un desiderio quasi irrefrenabile di approfondire ed analizzare meglio quello che dal libro stesso emergeva, domande, riflessioni, annotazione e ipotesi si accavallavano e intrecciavano come nell’ordito di un arazzo, in una girandola che disorienta e fa perdere quasi l’equilibrio, come un ronzio nella testa che fa restare svegli fino all’alba e sollecita la mente a pensare, riflettere, collegare ed associare cose, talvolta distanti e apparentemente non correlate le une con le altre.

Da questo, grande casino, perché solo in questo modo posso definirlo, ne è scaturito un intervento, che non ho ancora finito di stendere e lavorare, di cui questo intervento ne è la prefazione e presentazione delle prime tre parti.

Ho cercato, almeno per queste prime “trance” di renderle omogenee nei contenuti per permettere di averne visione complessiva organica; va da se che la “condicio sine qua non” è aver letto il libro in questione, ma proprio nell’eventualità che questo pre requisito sia mancante, mi sono sforzato di rendere il più esaustivo e chiaro possibile l’intervento dando la possibilita di comprendere a chi non avesse letto il libro di Zecharia Sitchin.

Non mi resta che augurarvi una buona lettura o rilettura!
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte

Nell’area File del gruppo su Facebook è disponibile la versione PDF dell’intero intervento.


Fine stesura 10 aprile 2016

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