“Google hearth fa vedere troppo e a troppe persone”
Le motivazioni che mi spingono a pubblicare questo intervento e a darne una “lettura” per così dire fuori dagli schemi e dal contesto strettamente tecnico deriva dal fatto che, nonostante abbia buone competenze informatiche, le incongruenze del funzionamento di Google Earth si protraggono da molto tempo fino a non funzionare del tutto. Ma perché un programma che nonostante i “colli di bottiglia” relativi allo stato di connessione, di disponibilità dei server oppure dei limiti della macchina dell’utente, ha sempre funzionato, quasi all’improvviso ha riscontrato una impennata dei malfunzionamenti e dei crash di sistema?
Si passerebbe da ingenui se non si considerasse che con “l’ammodernamento” dei sistemi operativi Vista, 7, 8, ecc. ecc. o il fiorire di sistemi diversi per dispositivi portatili o meno, non si possano presentare problematiche di stabilità o incompatibilità non solo del software, ma anche hardware, sarebbe altrettanto da ingenui ipotizzare che un’azienda come Google, possa essere stata presa in “contropiede” da questa evoluzione ne tanto meno che le software house siano “scivolate sulla buccia di banana” pensando di acquisire una maggiore quota di mercato rendendo incompatibile il proprio sistema operativo con software altrui, oltretutto in netta antitesi con i presupposti della “condivisione” tanto sventolate e propagandata. Pur in presenza di un certa conflittualità tra i vari gruppi industriali sarebbe controproducente instaurare una “guerra di incompatibilità” oltre ad assorbire una buona dose di risorse per sostenerla, causerebbe inevitabili perdite non solo d’immagine ma anche di affidabilità e di profitto, aprendo varchi per ulteriori eventuali competitori. Per quanto spregiudicate o azzardate che possano essere le politiche aziendali, trovo estremamente improbabile, se pure possibile, che i contendenti perseguano l’intento di “rompere il giocattolo”.
Messaggio d’errore Google Earth
Tornando al problema di Google Earth, ho cercato di trovare la soluzione per finalmente tornare a usufruire del programma, che per inciso è la release 7.1.1.1580 (Beta) gratuita e non la Versione Pro a pagamento, pur seguendo le indicazioni fornite dal programma, dal relativo forum proprietario che le indicazioni di altri forum specifici ed indipendenti, pare non ne abbia cavato un ragno dal buco, il programma persiste nel non funzionare nonostante il sia stato disinstallato, effettuato la “pulizia” del registro, per reinstallarlo ex novo, niente da fare; anche dietro le indicazioni gentilmente offerte da altri utenti del programma, tra cui alcuni titolari di licenza della versione professionale, il ragno è rimasto nel buco.
Altro messaggio d’errore di Google Earth
Quello che è emerso da questa gentile cooperazione, soprattutto da parte degli utenti della versione Pro, è che anche loro se pure con alcune differenze, hanno riscontrato delle cose insolite che precedentemente non si palesavano come ad esempio una minor fluidità della modalità di “volo”, una maggiore lentezza di caricamento del programma e delle immagini e alcuni occasionali “crash” o chiusure anomale del programma stesso. Come ho detto è possibile che taluni adeguamenti del sistema operativo possano entrare in conflitto con i parametri dello specifico software e causare problematiche di funzionamento, ma risulta anomalo che Google non abbia avuto modo di mettere una pezza o in gergo, reso disponibile una “patch” per risolvere il/i conflitti. Dato che per indole e per auto definizione sono un impenitente “bonario malfidente”, ho voluto vedere se effettivamente tutte queste problematiche potessero essere riferibili esclusivamente a questioni software e hardware o se il “bandolo della matassa” avesse una diversa cima o più di una. Ponendo la questione in differenti ambiti, più di una persona ha espresso i miei stessi dubbi circa le incompatibilità, che pur non essendo da escludere, in prima istanza, si potrebbero risolvere con l’aggiornamento dello specifico software, in seconda battuta; ma quello che mi è stato riferito anche se con parole e concetti differenti e che ho condensato nel sotto titolo dell’intervento “Google Hearth fa vedere troppo a troppe persone”; considerando che le persone che hanno espresso questo concetto non sono certo gli ultimi dei “pisquani” la cosa risulta particolarmente chiarificante.
Sotto questa “prospettiva politica” o visione non del tutto ipotetica, Google Hearth sarebbe una fonte che rivela aspetti e cose che non dovrebbero essere disponibili all’infuori di determinati ambiti; come esposto in altri interventi, non sono particolarmente entusiasta nel riconoscere che questo tipo di preoccupazioni, anche se eccessive, hanno valide ragioni, in particolare a seguito di molte vicende che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, però sotto il profilo della sicurezza le limitazioni per tutelare la riservatezza di particolari aree come quelle militari o di particolare delicatezza come le centrali di varia natura sono già implementate e a più livelli. Ora c’è da domandarsi se questa specie di censura sia limitata a queste particolari tipologie di infrastrutture oppure se è estesa anche ad altre; da quel poco che ho potuto riscontrare dalla ricerca che ho effettuato, appare evidente che alcune delle aree che ho evidenziato in precedenti interventi sono state “aggiornate” successivamente con immagini con un dettaglio estremamente inferiore se non completamente “rielaborate”, come ho avuto modo di dire, l’ipotesi e l’augurio che ciò sia conseguente un errore di aggiornamento delle mappe, affievolisce e perde decisamente consistenza a favore dell’ipotesi che dietro ci sia una intenzionalità. Con questo non intendo certo alimentare la teoria del complotto, coloro che mi seguono sanno che non amo particolarmente questa ipotesi, anche perché si potrebbe paragonare la struttura di un complotto a quella di un cristallo, solido e resistente ma al tempo stesso fragile e delicato, quindi anche la più piccola incrinatura lo farebbe sgretolare, quindi data la particolarità dell’argomento, questo coinvolgerebbe un gran numero di enti e persone di più di una nazione. Tornando ai problemi di Google Earth, più che ad un complotto, sarei propenso ad ipotizzare ad accordi sovranazionali che tolgano d’impaccio, governi e governanti dal rispondere a quesiti imbarazzanti e a cui, molto probabilmente non saprebbero rispondere.
Come più volte ho sottolineato, le immagini che si osservano tramite Google Earth, sono il frutto di elaborazioni di immagini satellitari di diversa provenienza e differente tipologia, quindi è possibile che nell’assemblare i fotogrammi in una immagine complessiva si possano creare delle illusioni o delle distorsioni, la conferma o la smentita del “contenuto” non può prescindere da una verifica sul campo, detto questo, l’aumento dei “problemi di funzionamento” di Google Hearth, sia nella versione professionale che quella gratuita o come plug-in del browser, assumono una valenza particolare, in sintesi estrema e in una visione estremista, “onde evitare qualunque problema, si riduca drasticamente il numero di utenti del programma e delle funzionalità, quantomeno fino a quando l’intera mappatura del globo non sia normalizzata e depurata da qualunque scomoda incongruenza”.
Un’ultima osservazione, proprio l’altro giorno ho aiutato una persona ad impostate il nuovissimo computer, odorante ancora di nuovo; tutto perfetto, nessuna problematica di installazione di software o hardware… mi è stato chiesto di installare anche Google Earth versione free ovviamente, sarà un caso? Forse un errore nella procedura di installazione? Oppure una conferma di quanto detto? Lascio a voi l’ardua sentenza, fatto sta che Google Earth non funziona!
Per introdurre l’argomento di questo intervento devo fare un salto in dietro ai tempi della scuola media e riconoscere col senno di poi, che nonostante le rigidità degli insegnati e del sistema didattico, tutto sommato, riuscivano a trasmettere un buon livello di conoscenza agli allievi; da “analista dei fatti” devo anche riconoscere che questa considerazione è conseguente che di fatto sono stato tra i fortunati nell’aver avuto dei buoni insegnati capaci, non solo di trasmettere la loro conoscenza ma anche di capaci di suscitare l’interesse, almeno per quanto mi riguarda.
In particolar modo ricordo lo studio delle famose guerre puniche, che sul libro di storia occupavano una decina di pagine, ricordo la monotonia ed il “grigiume” di quelle pagine da studiare, forse anche in relazione al fatto che era il periodo post natalizio e l’inverno cominciava a farsi sentire; uno spiraglio di sole, veniva da quanto l’insegnate aveva detto in classe circa alcuni eventi sull’assedio di Siracusa da parte delle navi romane e che un certo Archimede aveva escogitato un sistema per incendiare le navi assedianti tramite degli specchi.
Essendo un bambino che oltretutto leggeva i fumetti di Topolino ricordo che alzai la mano e chiesi se per caso si trattasse del personaggio dei fumetti, al ché la professoressa, un po seccata, dovette fare una definiamola deviazione da quanto si era evidentemente preparata e disse che in gallinaceo dei fumetti era una libera trasposizione in chiave moderna di Archimede di Siracusa.
Il fatto che con degli spechi si potesse incendiare delle navi e che non era frutto di una fantasticheria da fumetto, suscitò in me una grande curiosità, quando si presentò il professore di scienze per la sua lezione gli sottoposi la questione ed anche egli spiegò, anche se in modo sintetico e sbrigativo con degli schizzi sulla lavagna il metodo per concentrare la luce.
Da allora ne è passato di tempo, ma l’interesse per questa faccenda non è certo diminuita, la curiosità sul come fosse stato possibile realizzare una tale impresa resta; stando a quanto ci è dato sapere dalla storia e sullo specifico macchinario bellico, non sembra che poi sia stato impiegato in altre circostanze o in altri scenari bellici, ciò per certi versi avvalerebbe l’ipotesi che tutto sommato possa essere una sola diceria o forse una forma primordiale se non di disinformazione, quantomeno di millanteria da parte greca, i quai avrebbero conseguito tali risultati non tramite gli specchi, che sì, sarebbero stati impiegati, ma come il più classico degli specchietti per le allodole, ma con l’impiego di grandi e potenti trabocchi caricati con carichi incendiari.
Non va dimenticato che seppure le navi romane e non solo quelle romane, impiegavano il velame, la manovrabilità navale era garantita dall’impiego di rematori, quindi anche nell’ipotesi che fossero state incendiate le vele, questo non avrebbe certo limitato l’agibilità e l’efficacia dell’assedio, cosa ben diversa sarebbe stata in uno scenario più moderno in cui si fossero impiegati velieri.
Tornando ai famosi specchi, c’è da considerare anche che nel 200 avanti cristo, il modo per realizzare degli specchi o più propriamente delle superfici riflettenti, si impiegavano lastre di argento o rame, detto questo, per quanto finemente lucidate e rese traslucide, il grado di rifrazione era ed è decisamente inferiore a quello che anche il più qualitativamente scarso specchio moderno ha, quindi ipotizzando l’impiego massiccio di spechi di tal foggia, il numero di questi doveva essere decisamente grande; in considerazione di questo fatto, per confermare questa ipotesi, si dovrebbero poter trovare tracce archeologiche di fucine e strutture adibite alla realizzazione di tali specchi, anche perché per quanto malleabili e duttili i materiali siano, data l’urgenza, le strutture dovevano occupare grandi estensioni se non altro per le maestranze e gli addetti.
Considerando anche un’enorme disponibilità di specchi, vi sono una serie di problematiche insite nell’ipotesi, la prima è che per far fronte all’assedio, essendo “tagliati fuori” si sarebbe reso necessario reperire e/o requisire tali metalli in grande quantità; la seconda realizzare fucine e laboratori di lucidatura, senza considerare la necessaria preparazione delle maestranze a che realizzassero un prodotto adeguato, tutto questo in un arco temporale estremamente ridotto; se tutto questo fosse stato realizzato, lascerebbe stupefatti ed al confronto anche i moderni sistemi industriali risulterebbero assai arretrati e non solo per questioni logistiche.
Dunque seguendo questa lettura, considerando valida l’ipotesi dell’impiego degli specchi di Archimede, si potrebbe desumere che i siracusani fossero a conoscenza delle intenzioni romane da molto tempo prima a che l’assedio avesse luogo e quindi preparati ad affrontare l’assedio predisponendo per tempo l’indotto e la strategia difensiva, in alternativa, come accennato in precedenza, l’impiego di specchi fu solo un diversivo per nascondere l’utilizzo di trabocchi.
E’ davvero possibile che questo “depistaggio” possa aver retto a secoli e secoli di storia? O realmente Archimede realizzò l’impresa e che la sua macchina bellica fosse stata molto più complessa di come ci viene tramandato?
Bhé di “stranezze” e misteri nella storia ce ne sono tante e più antiche rispetto l’epoca di Archimede, tanto per citarne qualcuna, le famose lampade di Dendera, le pie di Baghdad, ecc. ecc.; è possibile che attingendo alle conoscenze di popoli e civiltà concomitanti, come per l’appunto quella egizia avesse realizzato qualcosa che potesse essere interpretato quale specchio dal cosi detto popolino?
Stando ad alcuni reperti museali, sopratutto del British Museum, pare che gli antichi egizi fossero in grado di realizzare lenti in quarzo, peraltro materiale assai più performante del normale vetro, ed in linea di ipotesi si potrebbe immaginare che Archimede avesse avuto conoscenza di tale strumento, quindi averlo replicato ed impiegato proprio nella sua macchina bellica, ma anche ipotizzando l’impiego di lenti al posto degli specchi, similmente a come da bambini, perlomeno a come ho fatto io, si bruciavano i formicai; si pone però una questione di funzionalità, immaginando l’impiego di lenti d’ingrandimento, il loro uso era limitato ad uno specifico e preciso arco temporale relativo alla posizione della flotta romana e quella del sole, inoltre le condizioni meteorologiche dovevano essere favorevoli altrimenti in caso di nuvolosità, queste si sarebbero rivelare del tutto inutilizzabili, inoltre c’è da considerare che a differenza di un formicaio, le navi potevano spostarsi anche senza le vele uscendo dal punto focale, vanificando le difese siracusane.
Detto questo è evidente che la macchina di Archimede doveva essere decisamente più complessa e articolata per essere efficace, ma come?
Quello che contraddistingue l’uomo moderno è la presunzione di essere l’unico ad aver raggiunto un certo tipo di conoscenze e l’abilità di impiegarle ai propri fini, mentre ai popoli e alle civiltà passate attribuisce il grado di primitivo e di rozzezza, pur difronte a manufatti ed opere che anche con le tecnologie più moderne ed avanzate non si riescono ad eguagliare; dunque, parlando sempre per ipotesi, è possibile che il genio di Archimede possa aver realizzato qualcosa di estremamente moderno, perlomeno sotto il profilo tecnologico e scientifico “ibridando” lenti e specchi?
Dopo tutto, la lavorazione del verto risale agli albori dell’umanità quindi non sarebbe certo sfuggito all’osservazione di filosofi e scienziati anche dell’antichità che determinate forme avevano la capacità di concentrare la luce, dunque perché non approfondire tali conoscenze e sfruttare quell’energia?
Tornando alla macchina di Archimede, si potrebbe ipotizzare che abbia avuto l’idea di assemblare, o come diremmo oggigiorno, accoppiare sottili lastre di argento a delle lenti realizzando di fatto degli specchi ustori, ma non solo, tramite l’uso di varie lenti, concave e convesse, avesse trovato il modo di dare una certa coerenza al fascio luminoso, realizzando per cosi dire una specie di laser solare, che seppure subordinato alle condizioni atmosferiche sarebbe stato decisamente più funzionale e dagli effetti più aderenti a quello che la tradizione riporta.
Una macchina del genere, oltre ad una maggiore “efficienza” rispetto l’ipotesi dell’impiego di un gran numero di specchi, avrebbe comportato un minor quantitativo di mezzi, risorse e addetti sia alla realizzazione riducendo i tempi di costruzione che all’utilizzo del “pezzo”, si provi ad immaginare le difficoltà nel coordinare mille o duemila persone nel dirigere il fascio di luce anche su un solo obbiettivo, figuriamoci sul grande numero di navi che l’assedio comportava.
Il funzionamento della macchina doveva essere analogo al funzionamento di un obice o di un cannone in cui un ristretto numero di persone operava con ruoli ben distinti e precisi.
Seguendo queste linee guida, ho provato ad immaginare come potesse essere in realtà un tale strumento, certamente il prototipo presentato è viziato dalle conoscenze tecnologiche moderne, ma come ho detto, vi sono indizi che lasciano uno spiraglio sulla possibilità che certe conoscenze possano essere state appannaggio anche di civiltà antiche, anche se in modo rudimentale e basate sull’esperienza e dall’osservazione e che possano aver raggiunto livelli decisamente sorprendenti e ragguardevoli, pur in assenza di fondamenti scientifici e tecnologici.
Possibile struttira degli specchi di Archimede
Declinando l’idea in chiave moderna, si potrebbe pensare alla macchina di Archimede come una specie di microscopio rovesciato in cui uno specchio concavo focalizza la luce solare su un secondo specchio concavo, il quale a sua volta concentra ulteriormente il fascio luminoso in un determinato punto, tanto per rendere più chiaro il concetto, si immagini lo stesso principio delle parabole satellitari che concentrano le onde radio sul convertitore (LNB), al posto del convertitore, troverebbe posto un set di lenti che potendo essere regolate nelle loro distanze rendano i fascio rettilineo o comunque in una erta misura coerente, emulando cosi l’effetto laser, all’estremità del set “ottico” sarebbe presente un ulteriore specchio che fungerebbe da puntatore deflettendo il fascio nella direzione desiderata.
La particolarità di questa macchina, seppure subordinata alla condizioni atmosferiche, risulta essere particolarmente flessibile, essendo regolabile in tutte le direzioni, allarga la “finestra temporale” di utilizzo ed al contempo il raggio d’azione sia in ampiezza che in profondità.
Possibile struttura degli specchi di Archimede vista frontale
Come ho detto, questo prototipo è una sorta di retrospettiva viziata da conoscenze e tecnologie moderne, ma nonostante questo “peccato originale” potrebbe essere estremamente simile alla macchina di Archimede che contribuì alla sua fama; detto questo, non mi tiro certo indietro nell’esser critico anche con quanto ho immaginato e mi domando come mai una tale arma sia stata impiegata solo ed esclusivamente nell’assedio di Siracusa e non in altre battaglie, navali o terrestri che siano?
Nonostante i diversi tempi storici, la mentalità militare non è cambiata nei secoli, quindi sorge domandarsi se effettivamente uno strumento del genere possa essere esistito realmente oppure no, se la risposta fosse affermativa, cosa ha impedito il “proliferare” di quella tecnologia?
Forse lo stesso Archimede si rese conto dell’enorme potenza di quell’arma e di quali conseguenze ne sarebbero scaturite se impiegate su vasta scala, ma sopratutto al servizio di interessi particolari, quindi per quanto gli fu concesso cercò di distruggere la sua stessa creazione celando e in parte mitizzandola?
Chissà forse anch’egli esclamò qualcosa di simile a ciò che esclamò Robert Oppenheimer?
Forse un’idea delle potenzialità dell’invenzione di Archimede la possiamo avere osservando l’energia che possiamo ottenere dalle centrali solari a specchi che se impiegata in ambito militare, per l’epoca in questione poteva essere considerata analogamente a come oggi consideriamo gli armamenti nucleari, ossia armi di distruzione di massa” o forse “l’armi definitive”.
Con il solito atteggiamento critico di chi vuole vederci chiaro, anche attraverso le cortine fumogene, sovente a bell’apposta innescate dalle diverse “fazioni”, mi piace, per cosi dire, trovare una prospettiva di osservazione al di sopra delle parti scevra da influenze per estrapolare un quadro d’insieme il più oggettivo possibile, questo non tanto perché sia un affezionato della, definiamola, neutralità, ma perché ritengo essenziale al fine di comprendere la realtà delle cose e non lasciarsi manipolare o comunque ridurre le possibilità di manipolazione; il tema di questo intervento risulta particolarmente controverso con risvolti che toccano e coinvolgendo aspetti dolorosamente sensibili per molte persone.
Si badi bene che in nessun modo intendo favorire o avversare teorie e schieramenti, come ho detto l’intento è quello di eviscerare le cose in modo oggettivo al fine di avere un quadro d’insieme il più nitido e con una visuale possibilmente a 360 gradi.
In questo specifico intervento, il “puzzle” è già bello e pronto e si potrebbe insinuare quasi precostituito ad oc; non voglio anticipare nulla dell’intervento ne darne un “taglio” negativo, quello che cercherò di fare seguendo questa sensazione è smontare, tassello per tassello il puzzle e verificare oltre la fondatezza di questa sensazione, evidenziare anche ciò che dai singoli pezzi emerge.
Ho sentito parlare per la prima volta del Dottor Royal Raymond Rife, poco meno di un anno fa, il primo impatto che ebbi leggendo di quest’uomo e del suo lavoro è stato inizialmente di grande meraviglia e stupore per il rilievo e i grandi risultati conseguiti, oltretutto contribuendo ad un progresso tecnologico, scientifico e medico decisamente fuori del tempo; poi, che “il diavolo” ci metta la coda è cosa abbastanza comune ed usuale, ho cominciato, come a mio solito a pormi le solite domande ed interrogativi e via via che approfondivo l’argomento, il quadro complessivo cominciava ad emanare uno strano alone dalle sfumature dal sapore fantascientifico e dalle tinte retro futuristiche, instillando l’idea che un tale personaggio o più in generale la storia delle sue mirabolanti invenzioni e scoperte potessero essere il soggetto di una sceneggiatura hollywoodiana e che per strutturazione potesse ricalcare anche se in una prospettiva temporale inversa l’impianto dei racconti e delle vicende di John Titor.
Con questo non voglio assumere una posizione “negazionista”, perché sono conscio che questo atteggiamento, potrebbe essere indotto dal come sostenitori e detrattori propongono e prospettano le loro argomentazioni, comunque occorre partire inevitabilmente dal presupposto che il Dottor Royal Raymond Rife sia effettivamente esistito e che abbia realizzato e scoperto tecnologie futuristiche, per il particolare periodo storico.
Voglio sottolineare che nella fase preparatoria e verifica del materiale per preparare questo intervento, ho avuto grandi difficoltà nel reperire qualsivoglia documentazione per cosi dire neutrale e non partigiana, forse per mancanza dei giusti riferimenti o per mia poca abilità nel “setacciare” la rete, la documentazione, inoltre per ovvie ragioni è essenzialmente quasi interamente in lingua anglosassone, non che questo voglia dire qualcosa, ma trovo insolito che trattandosi di una faccenda dal “respiro internazionale” la documentazione possa limitarsi alla sola lingua anglofona, mi auguro che questo dipenda esclusivamente dalla mia scarsa agilità di “surfista web”.
Inevitabilmente per affrontare l’argomento non si può non riportare la storia e le vicende del Dottor Rife, premetto che il seguente sunto è stato estrapolato da un video postato su YouTube di cui in calce posto il video, anticipo che la qualità del video pur essendo discreta, è in lingua inglese e dispone della funzionalità della sottotitolazione e della traduzione dei sottotitoli, quest’ultima purtroppo lascia molto, molto a desiderare, meglio i sotto titoli in inglese, detto ciò, spero di non aver preso “lucciole per lanterne ne fichi per fiaschi” nel comprendere e riportare in modo corretto quanto nel video è esposto, in ogni caso, lascio a voi l’eventuale approfondimento con la raccomandazione di prendere quanto ne emerge con le dovute cautele, proprio perché, come anticipato, l’argomento coinvolge aspetti estremamente sensibili per un gran numero di persone.
Stando al video, il Dottor Rife, era un medico specializzato in batteriologia ed è proprio per questa sua specializzazione e la dedizione al suo lavoro che ideò e realizzo delle innovazioni, non solo tecnologicamente avanzate per l’epoca, ma anche sotto l’aspetto scientifico, nel realizzare di una profilassi ed una metodica per il trattamento, assolutamente innovativo della pressoché totalità delle malattie infettive e virali, fu proprio per la sua grande dedizione e la forte volontà nel ricercare un rimedio valido ed efficace per combattere questo tipo di malattie, anticipando anche in questo caso il concetto e l’applicazione del principio di interdisciplinarità che lo portò ad approfondire molte delle branche scientifiche tra cui l’ottica, la meccanica, l’elettronica e la fisica, i suoi contributi portarono alla realizzazione dei moderni microscopi binoculari ed all’impiego del quarzo nella produzione delle lenti, nella meccanica, probabilmente passione trasmessagli dal padre ingegnere, lo portò alla realizzazione di un motore capace di raggiungere i 2.700Hp permettendo a gli scafi di raggiungere i 140 chilometri orari stabilendo, un record che restò imbattuto per oltre sessanta anni, record che fu conseguito anche grazie dall’implementazione dei cuscinetti a tamburo che contribuì realizzare e tutt’ora impiegati in una vasta gamma di applicazioni meccaniche e motoristiche.
Un altro importante contributo del Dottor Rife, fu nello sviluppo di un sistema a raggi X per l’individuazione delle microfratture nei componenti di acciaio e più in generale in metallo, tecnologia che oggi giorno si rivela essenziale nelle lavorazioni di particolare rilevanza come tubature e condotte per centrali nucleari o per la componentistica aerospaziale.
Tornando alla specificità del Dottor Rife, stanco e estremamente insoddisfatto delle limitazioni di ingrandimento dei microscopi standard, cominciò ad immaginare un nuovo tipo di microscopio, questa insoddisfazione era conseguenza al fatto che con gli standard dei microscopi tradizionali, non poteva avere un riscontro visivo su alcune delle sue sperimentazioni e dei risultati ottenuti, in pratica aveva notato che alcuni campioni in vitro di batteri, microbi e virus, risultavano totalmente inerti dopo averli irradiati con specifiche frequenze elettromagnetiche; i risultati erano davvero straordinari, anche perché si cominciava a delineare che per ogni specifico patogeno vi era una corrispondente “frequenza distruttiva” e quindi un livello di precisione e selettività nel debellarli che aveva e ancora oggi hanno del fantascientifico.
Per avere una verifica sulla fondatezza delle sue osservazioni e conferma delle ipotesi che ne conseguivano, cominciò uno screening a 360° sulle frequenze e su una molteplicità di microorganismi patogeni, però date le scarse capacità di ingrandimento dei microscopi impiegati, era assai difficile se non impossibile avere un riscontro visivo, preso atto di questa scomoda limitazione, cominciò a ideare e realizzare un nuovo tipo di microscopio che fosse in grado e idoneo a soddisfare le esigenze di osservazione sulle reazioni di microbi, batteri e virus all’applicazione di frequenze e tensioni; stando alla tecnologia ottica dell’epoca, l’ingrandimento massimo ottimale disponibile era di 9.000X, (novemila ingrandimenti) ma stando a quanto gli fu riferito dal più grande produttore di lenti, Karl Zeiss, era possibile raggiungere anche i 17.000X, ma la qualità e la nitidezza delle immagini sarebbero state decisamente scarse, ciò nonostante, sempre che non abbia compreso male, commissionò lo strumento con il quale, proseguì le sue sperimentazioni e osservazioni per diversi anni, tra le altre cose fu, forse, anche uno dei primi se non il primo in assoluto a realizzare una documentazione filmica di microscopia, anticipando di gran lunga le tecniche moderne di documentazione “multimediale” associate ad una ricerca scientifica.
Proseguendo la sua ricerca e aiutato da una grande acutezza e perspicacia, comprese che ogni organismo poteva distinguersi anche in base alle sostanze chimiche con cui era costituito, quindi se si fossero potuti applicare specifici filtri spettrali all’illuminazione e/o all’immagine si sarebbero ottenute informazioni più dettagliate sui vari ceppi patogeni circa la loro costituzione, nonché una loro classificazione spettrografica, inoltre queste informazioni avrebbero permesso in modo estremamente preciso l’individuazione delle frequenze ottimali per distruggere i microorganismi.
Anche in questo, l’intuizione del dottore lo portò a precorrere i tempi applicando in modo concreto e pratico innovazioni di altri scienziati alla propria ricerca, dimostrandosi per certi versi un “hacker” anteliteram; tra le altre innovazioni che ideò al fine di raggiungere gli obbiettivi prefissati, realizzò una particolare lente graduata che gli permetteva di impostare specifiche lunghezza d’onda luminose, in pratica e di fatto sarebbe l’inventore della prima lente polarizzata, che fungeva da “cartina tornasole”, la quale, oltre una più approfondita conoscenza sulla struttura e composizione dei microorganismi, gli permetteva di determinare con maggior cura le relative frequenze radianti per distruggerli in modo efficace e radicale.
Sempre stando al video, le notizie delle meraviglie che il Dottor Rife aveva conseguito, fecero il giro del mondo, tanto che scienziati e ricercatori di ogni paese, giunsero a San Diego per vedere “il microscopio delle meraviglie” realizzato dal medico ed approfondire meglio le sue scoperte; questi eventi, come il rilascio di diversi brevetti, le dispute legali relative al controllo societario nonché cause fallimentari, testimonierebbero la genuinità dell’intera “faccenda”, inoltre un ulteriore conferma deriverebbe dai ben 14 riconoscimenti governativi per le innovazioni tecnologiche e scientifiche che il Dottor Rife conseguì lungo tutta la sua carriera, innovazioni che per certi versi risulterebbero ancora ineguagliate, come ad esempio la sua ultima realizzazione “il microscopio universale” capace di raggiungere un fattore di ingrandimento di 61.000X (sessantuno mila ingrandimenti) con cui è possibile osservare in modo dettagliato ed estremamente particolareggiato microorganismi in vitro con una molteplicità di lunghezze d’onda fantascientifiche, almeno per quell’epoca.
Certamente il microscopio elettronico, seppure più potente, per le particolarità di funzionamento ucciderebbe i microorganismi, impedendone una osservazione “comportamentale”, inoltre il “microscopio universale” oltre alla possibilità di una visione diretta degli eventi microscopici si rivela particolarmente versatile in una molteplicità dell’osservazione microscopica che comprende lo spettro elettromagnetico EB, il “campo oscuro polarizzato” al “ultra light shift” financo alla cristallografia, (sinceramente non so cosa significhi esattamente il campo oscuro polarizzato e l’ ultra light shift, ma presumo che si riferisca a particolari e specifici tipologie di polarizzazione della luce e di particolari frequenze ottiche compresa, emissioni UV ed ultra UV, mentre per il campo EB, questo è riferito alle oscillazioni elettromagnetiche e quindi è possibile che, anche in questo il dottore abbia precorso i tempi inventando per cosi dire anche quella che oggi conosciamo come scintillografia).
Come accennato in precedenza, fu anche il primo ad impiegare o a richiedere lenti realizzate in quarzo, questo perché rispetto le lenti tradizionali realizzate con altre miscele vetrose, questo materiale permette performance del 50% superiore a parità di potenza di illuminazione ed un minor effetto distorsivo delle immagini.
Ora la grande scoperta del Dottor Rifle non fu l’aver realizzato microscopi estremamente avanzati e potenti, questi in sostanza erano degli strumenti per la verifica diretta o più in generale strumento di analisi e screening, la sua reale e sostanziale scoperta, che in parte fu messa in ombra proprio dalle mirabolanti qualità tecnologiche dei microscopi, è il fatto di aver trovato o se si vuole inventato una profilassi assolutamente non convenzionale e cioè, che impiegando frequenze elettromagnetiche era possibile eradicare in modo totale e persino definitivo, infezioni anche in forme estreme di vastissime tipologie se non nella totalità dei microorganismi patogeni, noti o sconosciuti, lasciando inoltre, del tutto inalterati tessuti e organi circostanti; stando ad alcuni resoconti, riducendo drasticamente i tempi di profilassi e di decorso azzerando il numero di casi letali.
Essendo il Dottor Rife un batteriologo, gli intenti della sua ricerca miravano a trovare appunto un metodo realmente efficace per combattere le malattie da virus, batteri e microorganismi patogeni; non va perso di vista il fatto che medici e scienziati di tutto il mondo, ma anche le classi dirigenti e politiche ebbero le dimensioni della grande limitatezza, dell’impotenza, dell’impreparazione e dell’estrema fragilità delle società nel far fronte e nell’affrontare la drammatica ecatombe della “Grande influenza”, la pandemia di influenza spagnola causò 20 milioni di morti se non di più e le cui conseguenze, si ripercuotevano ancora decenni dopo “l’estinzione” del flagello.
Volendo dare il senso, la portata e l’impatto che ebbe la Grande influenza, seppure con i dovuti distinguo, potremmo paragonarli agli eventi dell’ormai triste data del 11/9/2012, in sintesi, un drastico e drammatico risveglio, ponendo il mondo intero di fronte ad una realtà assolutamente aldilà di ogni immaginazione e dai contorni biblico-apocalitticci.
In questo “stato di cose”, era inevitabile che l’interesse di scienziati e ricercatori di tutto il mondo si concentrasse sul lavoro e le scoperte del Dottor Rife, sopratutto perché prospettava una profilassi che debellava radicalmente e rapidamente infezioni di qualsiasi origine.
Ma il Dottor Rife si spinse oltre il campo della batteriologia e forse fu questo uno degli l’inciampi che determinò “l’accantonamento” della sua ricerca e del suo lavoro, ma procediamo per gradi, prima di approfondire questo aspetto, vediamo di comprendere meglio ciò che emerge da quanto esposto fino ad ora.
La prima considerazione da fare è che in concomitanza alle innovazioni tecnologiche del Dottor Rife, l’industria farmaceutica, non era certo stata con le mani in mano, anzi proprio per lo scenario descritto in precedenza, la ricerca farmacologica ebbe un grande impulso e proprio con la scoperta della penicillina da parte del Dottor Fleming (1920) ne ricevette una spinta ulteriore.
Analizziamo ora la faccenda sotto il profilo economico, in parte “viziato” da una sorta di “misunderstanding”, sfruttato ovviamente dalle compagnie farmaceutiche a proprio vantaggio, stando a quanto riportato dal video documentario, il costo di realizzazione del solo microscopio si aggirava attorno ai 250.000$ del 1933 equivalenti agli odierni 10/11 milioni; ora non è dato sapere se tale cifra sia riferita al costo complessivo dei diversi tipi di microscopio realizzati o se sia riferito al solo ultimo modello, in ogni caso, in qualunque settore produttivo, la realizzazione del prototipo è inevitabilmente maggiore dei costi di una produzione in serie, non è questo il fraintendimento, ma il fatto che di per se il microscopio o i microscopi, erano lo strumento di verifica, analisi e screening propedeutici alla cura “radiante”, cura che poi veniva praticata mediante specifici generatori di frequenze elettromagnetiche, in pratica e banalizzando al massimo, una sorta di trasmettitore o se vogliamo, una sorta di radiotrasmettitore che per quanto complesso e costoso potesse essere, certamente non poteva competere con costi esorbitanti del microscopio, come detto, questo gap di intendimenti ha sicuramente giocato a favore dell’industria farmaceutica che poté offrire un prodotto ed una profilassi a costi decisamente più contenuti, con una maggiore capillarità di diffusione ed efficacia, senza considerare il fatto non trascurabile, che per certi versi avrebbe “istituzionalizzato” l’apertura e la nascita di un mercato e generato un flusso economico ed industriale che fin dal principio denotava dimensioni e proporzioni smisurate.
Quindi comprendere il perché l’asset industriale abbia optato per la “ricetta farmacologica” invece di quella “radiante”, alla luce delle specificità vocativa dei grandi gruppi industriali risulta assai semplice.
E’ possibile che fu soltanto, il perdere una “battaglia commerciale” che portò alla “sepoltura” di questa grande scoperta o c’è dell’altro, molto altro?
Bhé devo dire che attorno alle innovazioni del Dottor Rife, si coagularono una grande quantità di interessi e prerogative, non solo specificatamente sanitarie e/o industriali; già il solo fatto che tramite una metodica radiante fosse possibile eradicare in modo rapido ed efficace qualsiasi forma infettiva nota o sconosciuta, questo avrebbe rappresentato la fine o per lo meno un drastico ridimensionamento dell’industria farmaceutica, cosa che ovviamente era vista con terrore dagli industriali del settore; ma quai altri interessi “ruotavano” attorno alle scoperte/invenzioni del Dottor Rife?
Come prima cosa c’è da tenere presente che fin dagli anni 70 del 18° e a seguire fino all’ultima convenzione del 1993, l’impiego di armamenti chimici andava via via vietato e sanzionato, non che questo possa rappresentare un deterrente nelle intenzioni d’impiego, ma piuttosto utilizzato quale “discriminante etica” per distinguere tra “buoni e cattivi”, comunque data la crescente restrizione dell’uso di questi armamenti, era inevitabile che l’interesse per la batteriologia assumesse un maggior rilievo, sopratutto in ambito militare anche perché ad oggi, una “regolamentazione” seria in questa e per questa tipologia di armi non esiste; facendo riferimento alla pandemia dell’influenza spagnola e le conseguenze che ne derivarono, pareva evidente che la disponibilità ed il controllo di questo armamento è indubbiamente un vantaggio strategico, quindi se dispongo di un veleno e sono l’unico a possederne l’antidoto, questo inevitabilmente mi “cautela”, da eventuali nemici, inoltre, rappresenta uno strumento di “persuasione” particolarmente efficace.
In questa ottica, risulta lampante che se la metodica del Dottor Rife avesse “preso piede” l’asset industriale relativo agli armamenti batteriologici, non avrebbe avuto vita lunga ed anzi oggi probabilmente sarebbe un capitolo della storia passata, ma tralasciamo ipotesi e congetture retrospettive, ancora oggi questo strumento risulta essere una minaccia per quello stesso asset industrial-militare.
Ma c’è ancora di più, dato che con l’irradiamento di frequenze elettromagnetiche sarebbe possibile distruggere infezioni d’ogni sorta, sarebbe altrettanto possibile fare l’opposto, ossia, indebolire organismi sani e al tempo stesso rafforzare ceppi patogeni o indurre specifiche mutazioni a finché microorganismi non patogeni si trasformino in tali.
Gli scenari che emergono sono indubbiamente allarmanti e spero solo ipotetici, frutto magari di una lieve forma di paranoia, per questo, per certi versi, accarezzo l’idea che tutta la faccenda relativa al Dottor Rife possa essere soltanto una accurata montatura.
Le armi ad impulso, sono ormai una realtà, fin dalla prima ipotesi (non tanto ipotetica) formulata da Nicola Tesla con il suo “raggio della morte”, (arma difensiva) efficace al 100% nel neutralizzare anche a grande distanza eventuali aggressori, il progetto del dottor Rife, pare assomigliare in tutto e per tutto ad una versione dello stesso sistema ridotto e miniaturizzato, adattato alle specifiche necessità; detto questo sorge naturale domandarsi se per caso, formulare l’ipotesi che tra i due scienziati vi fosse stato uno scambio di informazioni sia del tutto campata in aria.
Forse il Dottor Rife si ispirò all’idea di Tesla procedendo poi per conto proprio, ma la possibilità di una loro collaborazione o comunque di uno scambio di informazioni e conoscenze sembra piuttosto concreta, dopo tutto erano connazionali e contemporanei, quindi la collaborazione, magari sostenuta dal comune spirito di patria, potrebbe esserci stata realmente; come ho detto, anche se in via ipotetica, tra le altre cose, quello che accomunerebbe questi due personaggi, sono le similitudini delle vicende delle loro vite, sta il fatto che oltre ai loro specifici progetti e invenzioni siano state, per cosi dire, “occultate”, guarda caso entrambi sono morti, seppure in tempi distanti tra loro, in povertà.
Come dico sempre, la cosa più importante è il porsi e porre i giusti interrogativi e le giuste domande, non importa se sfacciate impertinenti o irriverenti, perché da un corretto quesito, si possono, sì certo avere un ventaglio di risposte diverse, ma in quel ventaglio, è sicuro che ci sia quella corretta; ora il quesito che ci si deve porre è il perché quel tipo di scoperte o più in generale certi tipi di innovazioni, siano state “occultate” e quali possono essere le ragioni reali di una tale scelta?
A questi quesiti è stata già data una risposta, seppure ipotetica, sufficientemente realistica e aderente alla realtà, però ritengo opportuno fare un’ulteriore puntualizzazione; le armi difensive non esistono, il concetto e l’idea di arma difensiva è sostanzialmente in “falso ideologico”, per certi versi, anche una forma subdola di ipocrisia, qualsiasi armamento, dal più antico, una pietra, un bastone, al più moderno, qualunque esso possa essere, può rientrare a pieno titolo tra le armi difensive, l’unica discriminante è l’impiego che ne viene fatto, quindi questo ci porta ad una soggettivazione, tant’è vero che questo ha portato alla formulazione del principio della “guerra preventiva” ed all’accettazione quasi paradossale che possa essere eticamente, politicamente corretto e lecito il condurre una guerra difensiva in previsione di un ipotetico attacco da parte della controparte.
Come detto in precedenza sulle armi chimiche, la discriminante serve solo per mettersi tra i “buoni”, al riparo di possibili giudizi etici e morali; è vero che chi attacca per primo, colpisce due volte e da questo ne trae un vantaggio tattico, ma sostanzialmente e concettualmente si ribalta il concetto di aggressore e aggredito, oltremodo giustificando il primo, in quanto autorizzato a prevenire un attacco, ipotetico o reale che possa essere.
Per rendere meno “cervellotica” l’esposizione, trasliamo il “concetto” in qualcosa di più semplice, si immagini che si riconosca o che si tema che una persona, più o meno losca, valutazione assolutamente soggettiva, che passeggia o cammini davanti casa, abbia l’intenzione di derubarci o rapinarci, in base al principio di cui sopra, potremmo in tutta “legalità” ed indifferentemente dalle reali intenzioni del soggetto, renderlo totalmente “inerte” o in modo più chiaro ucciderlo.
Quanto appena detto, non vuole essere una presa di posizione nei confronti di chi che sia, ne esprimere posizioni ideologiche di qualsiasi orientamento, ma essere semplicemente una oggettiva esposizione delle “novità” delle regole, delle e tra le nazioni e quindi allargare la comprensione di quei meccanismi che poi concorrono all’evoluzione della realtà.
Dopo questa divagazione, torniamo al quesito del perché, talune scoperte ed invenzioni siano state occultate; volendo in un certo qual modo caldeggiare una ipotetica visione paternalistica dei “reggenti”, mi piacerebbe sperare che questi occultamenti siano al fine di evitare che “vasi di Pandora” possano essere aperti, considerando che quando furono realizzate le bombe atomiche e subitaneamente quelle termonucleari, il mondo in più occasioni sfiorò il conflitto atomico globale, tra l’altro, pericolo non del tutto scongiurato, quali scenari potrebbero scaturire dalla proliferazione di “armamenti non convenzionali” che oltretutto potrebbero essere accessibili anche al più comune dei comuni cittadini?
La realizzazione di un trasmettitore non è cosa complicata come il costruire un’arma atomica; anche uno studente del 3°, 4° anno di elettronica o elettrotecnica potrebbe realizzarlo e quindi disporre di un’arma che potenzialmente potrebbe rivelarsi un’arma di distruzione di massa, come ho detto e tornando alla ricerca ed al lavoro del Dottor Rife, se implementata a dimensioni macroscopiche, questa oltre ad essere un’arma di distruzione di massa, date la particolarità del dispositivo si rivelerebbe uno strumento per lo sterminio eugenetico estremamente preciso ed efficace ed in considerazione dello specifico periodo storico, avrebbe potuto attrarre inevitabilmente l’interesse delle gerarchie naziste.
Sotto questa luce, l’occultamento di questa tecnologia assume una sua ragion d’essere, detto ciò, non si può escludere che progetti e studi di questo tipo non siano in essere o che lo siano stati e che abbiano portato o stiano portando alla realizzazione di questa tipologia di arma “difensiva”, come si sa, etica e morale nel campo della ricerca, sono freni al progresso, se di progresso si tratta, nel campo scientifico, se viene fatta una ipotesi, inevitabilmente occorre verificare se questa sia valida, questa è una caratteristica essenziale della scienza e della ricerca; dico questo non certo per accusare, ne perché sia un moralista, son convinto che la morale, sia essa individuale o collettiva risponda a precisi canoni, soggetti a necessità, circostanze e concomitanze, nonché soggetta a possibile quanto probabile manipolazione, quindi inutile cercare il pelo nell’uovo, aldilà della tipologia del pelo, se una cosa la si può fare, la si fa, punto e basta, saranno poi altri, che stabiliranno, se, come e quando realizzare e/o impiegare tali “innovazioni”, tra cui per l’appunto le scoperte del Dottor Rife e quelle di chissà quanti altri geni più o meno misconosciuti.
Sempre presente il dubitativo sull’intera storia del Dottor Rife, un altro motivo per cui, le sue scoperte furono sepolte nella polvere della storia è che nelle sue ricerche si spinse oltre la specificità della ricerca batteriologica; cominciò ad interessarsi al cancro, essendo lui per l’appunto un batteriologo, non poteva non conoscere la storia e la profilassi del vaiolo ed è probabile che proprio da quelle vicende formulò l’ipotesi che il cancro, nelle diverse forme con cui si presenta, potesse avere un’origine infettiva, il parallelismo o comunque la somiglianza fenomenologica del vaiolo nelle degenerazioni fisiche conseguenti l’infezione, a quelle conseguenti nell’insorgere di masse tumorali e neoplastiche in soggetti affetti da cancro lo condussero a condurre quella specifica ricerca, quello che probabilmente lo convinse della giustezza dell’ipotesi era il fatto che c’erano riscontri documentati di soggetti non vaccinati, che risultavano immuni dall’infezione del vaiolo e che sviluppavano forme cheloidi e neoplastiche di scarso rilievo e per nulla aggressive, sopratutto in prossimità delle mani; partendo da questi presupposti, condusse una serie di sperimentazioni sugli immancabili ratti che lo avrebbero portato all’identificazione di un particolare virus o batterio che definì con la sigla BX ossia l’acronimo di Bacillus X o virus del cancro, stando sempre a quanto esposto nel video, ripeto e sottolineo che ciò deve essere preso con grande cautela, egli avrebbe isolato questo specifico microorganismo, più e più volte, infettando le cavie, e se non ho compreso male, più di 40.000, che in seguito svilupparono varie tipologie di cancro e sarcomi.
Coerentemente a quanto scoperto, applicò la metodica radiante applicata fino ad allora ai ceppi patogeni, sia a culture in vitro che ai soggetti affetti da cancro, i quali sarebbero guariti, raggiungendo un fattore di successo estremamente elevato anche in soggetti in avanzata fase terminale.
Ripeto e caldeggio ulteriormente di prendere quanto esposto con assoluta ed estrema cautela e con un alto livello di dubbiosità su tutta la faccenda, stando sempre al video, a seguito dei successi sulle cavie, furono in seguito condotte sperimentazioni su persone allo stadio terminale e senza alcuna speranza; facendo riferimento a quanto esposto nel video, la sperimentazione fu condotta sotto stretto controllo e verifica di scienziati e medici primari di diversi istituti clinici universitari, presso l’Ellen Scripps Insitute di Lavoie in California, secondo il video, furono trattati ben 4.600 pazienti in 70 giorni e l’86% di questi risultarono completamente guariti, per la restante percentuale di pazienti, si proseguì il trattamento per un’ulteriore sessantina di giorni, ma alla fine, anch’essi risultarono completamente guariti.
Sbalorditivo, è assolutamente sbalorditivo e strabiliante, però ecco che emerge un’ulteriore indizio che mi lascia perplesso, dato che il video si propone quale documentario, mi sorge spontaneo chiedermi come mai, proprio per quanto riguarda gli aspetti più importanti della sperimentazione non siano stati riportati i protocolli di sperimentazione, i vari parametri e sopratutto le modalità con cui questo trattamento è stato applicato ai pazienti.
E’ proprio la mancanza di questi elementi che, inficiano e opacizzano l’affidabilità di quanto viene esposto e prospettato; comunque se effettivamente il procedimento radiante fosse un qualcosa di concreto e reale e rispondesse a verità scientifica, oltre alla grande meraviglia, sarebbe altrettanto sconvolgente, ora se si pensa che fin dalla prima della metà del secolo scorso si poteva disporre di una cura definitiva contro il cancro e tutte le sua “varianti”, oltre a lasciare un sapore amarissimo in bocca di qualsiasi persona, non potrebbe che suscitare un profondo senso di rabbia e grande sfiducia in tutti coloro che in questi decenni hanno perso una o persino più persone care, per quella scienza e per quei ricercatori che pur potendo, hanno preferito “guardare” in un’altra direzione e di conseguenza etichetta bili quali ….
Potrà sembrare monotono il monito di prendere con tutte le cautele, quanto da questo video emerge, questo perché aldilà di quello che viene prospettato possa essere verosimile o fin anche vero, quello che mi lascia profondamente perplesso è che in tutto questo tempo, questa vicenda sia rimasta assolutamente sconosciuta; vediamo di estrapolare ulteriormente le “stonature” che sembrano emergere dal documentario e comunque quello che a seguito di una tale scoperta non è avvenuto.
Per cominciare, dato hai mé, l’enorme interesse attorno allo specifico tema, risulta insolito che questo video, come altri analoghi, siano stati postati sui videosharing tra il 2011 e il 2012, altra anomalia, sempre relativa al grande interesse per le questioni specifiche, la visualizzazione di questi video non raggiungono il migliaio; certamente per i cultori del complotto, ciò è dovuto ad un’azione di disinformazione o di debunking del grande pubblico.
Prendiamo per buona questa teoria, però chiedo, come è possibile che, aldilà del video, le succitate 4.600 persone salvate in extremis, non siano state testimonials della loro stessa guarigione che per certi veri ha del miracoloso?
Oppure i loro parenti che ad un calcolo, quantomeno riduttivo poteva raggiungere il triplo se non il quadruplo?
Considerando anche che il numero delle persone coinvolte fosse limitato ai soli pazienti, lo scalpore che sarebbe conseguito dal successo di questa sperimentazione avrebbe avuto un forte impatto, non solo nell’ambito accademico e scientifico, ma avrebbe riscosso grande interesse e grande risalto su tutti i media dell’intero globo, eppure di tutto questo, pare non ci sia traccia, come mai?
Eppure stando sempre al video, l’invenzione del super microscopio ebbe grande risonanza mondiale, tanto che schiere di scienziati si recarono a visionare e verificare le prodigiose capacità del nuovo strumento e questo, risulta essere incongruo con quanto lo stesso video prospetta.
Altra incongruenza è che lo specifico video, sembra sia stato postato da un utente bulgaro a riprova di questo sta il fatto ed il video è preimpostato con i sotto titoli in quella lingua; non che questo costituisca una prova della falsità del video, ma se il video presentato quale documentario storico e realizzato da una fantomatica società “G-2 Enterprises” dello Utah, come mai la stessa azienda produttrice, non lo ha postato direttamente, oltretutto rinunciando ad eventuali “benefit” che ne sarebbero potuti conseguire dall’alto, seppure ipotetico, numero di visualizzazioni, proprio in considerazione della particolarità dei contenuti e dei risvolti toccati?
Come detto, lo scopo di questo intervento è quello far chiarezza su questo specifico tema, cercando di ottenerne un quadro oggettivo, quindi quanto esposto non deve essere preso come una presa di posizione o la preferenza per una delle ipotesi, ma piuttosto come una esposizione dei vari elementi che la contraddistinguono, preservandone l’aspetto oggettivo e lasciando libertà di preferenza per l’una o per l’altra; devo sottolineare però che come nelle più classiche delle cospirazioni, sempre che ve ne sia una, vige il principio che al crescere delle persone coinvolte, cresce esponenzialmente il rischio che uno o più dei congiurati possa defezionare, quindi, il video potrebbe essere conseguente, se non ad una conclamata defezione, una forma sostanziale del non condividere più determinati assunti oppure, una ulteriore forma di depistaggio nel prospettare qualcosa di verosimile per allontanare dalla verità.
Torno a ribadire che “l’affaire” Dottor Royal Raimond Rife, emana uno strano alone e che per come è prospettato assomiglia in tutto e per tutto a qualcosa di inventato e studiato a posteriori quale soggetto di una sceneggiatura, per un sicuro successo hollywoodiano e forse il materiale e i video, non sono altro che un modo, uno strumento per sondare l’indice di “permeabilità” delle tematiche e quindi delle potenzialità per eventuali investimenti nel progetto cinematografico, tra l’altro la cosa curiosa è che effettuando una ricerca sulla società o l’azienda che avrebbe realizzato il suddetto documentario, risulterebbe essere un’azienda di “Expert financial and business modelling consultancy” in pratica un’azienda specializzata nel campo dell’analisi degli investimenti d’affari; da quello che ho potuto verificare con l’immancabile Google, sembra che questa sia l’unica azienda con tale denominazione, quindi sempre che il video documentario non è stato realizzalo o quantomeno commissionato da suddetta società, non resta che ipotizzare che l’attribuzione sia stata fatta al solo scopo di attribuirne un velo di credibilità maggiore del materiale filmico.
Comunque la cosa che rende intrigante il video è che fa riferimento a concetti e principi scientifici concreti e questo lo rende verosimile, però tra vero e verosimile la differenza è diametrale, quindi sempre ammesso e non concesso che vi sia un qualche fondamento, non resterebbe che verificare, potrà sembrare cinico sperare che queste verifiche non possano avvenire, perché questo potrebbe significare aprire un vaso di Pandora le cui conseguenze supererebbero di gran lunga i benefici; ciò nonostante, non posso certo negare di serbare il grande desiderio che una tale tecnologia possa essere reale e concreta, ma sopratutto disponibile, quantomeno per debellare il flagello del cancro, alleviando le sofferenze di tante, troppe persone.
Concludendo questo lungo intervento, non mi resta che aggiungere una ulteriore segnalazione, non tanto sui dispositivi realizzati dal Dottor Rife, ma piuttosto su quelli realizzati da ipotetici imprenditori che avrebbero realizzato tali dispositivi utilizzando le ricerche ed il lavoro del medico,
sopratutto negli Stati Uniti, questi sedicenti imprenditori furono condannati, anche in ambito federale, per il reato di truffa aggravata e persino di omicidio colposo preterintenzionale, in quanto in modo fraudolento e assolutamente mendace, hanno indotto pazienti ad abbandonare le cure e le profilassi riconosciute.
Come sempre di seguito posto alcuni link di riferimento ed il video; risulterà esasperante, ma per l’estrema delicatezza e sensibilità degli aspetti toccati, è assolutamente indispensabile e doveroso esserlo, onde evitare possibili quanto probabili effimeri entusiasmi, ma anche per mettere in guardia da altrettanti malintenzionati.
Avevo cominciato a scrivere questo intervento più o meno un annetto fa, ma poi, un po per alcune contingenze personali, un po perché ho ritenuto opportuno approfondire e dare priorità ad altri temi, l’intervento era rimasto nel “cassetto” e parzialmente dimenticato; come da mia indole, non amo lasciare le cose incompiute e questa è l’occasione per depennarne una; rispetto la prima stesura, come capita a chi scrive, nel rileggere quanto si era scritto in precedenza, le modifiche paiono indispensabili, magari perché ci si rende conto che alcuni passaggi del ragionamento sembrano troppo complicati oppure sintetici o che danno per scontato alcuni assunti alimentando il timore di non essere compresi o forse semplicemente perché con una “ribattitura”, il tutto appare semplicemente più scorrevole alla lettura.
Dopo questo preambolo dal sapore didattico, per inciso uno stratagemma per cominciare mettere in ordine il proprio pensiero ed entrare nella prospettiva di metterlo nero su bianco, veniamo al tema dell’intervento; dunque, più o meno verso febbraio/aprile dell’anno scorso, era stata diffusa la notizia che grazie al satellite G.O.C.E., (Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation Explorer) realizzato dall’ente spaziale europeo (E.S.A.) si era ottenuta l’immagine della reale forma del nostro pianeta, stando a quanto diffuso dai media, la reale forma della terra, contrariamente a quanto si è sempre pensato dalla rivoluzione eliocentrica in poi è che la terra non sarebbe una sfera ma assomiglierebbe piuttosto ad una sorta di patata bitorzoluta e piuttosto irregolare.
Che la Terra non fosse una perfetta sfera ma leggermente rigonfia nell’area equatoriale a seguito della forza centrifuga era più che risaputo, ma che potesse avere una forma così irregolare, era qualcosa di sorprendente e decisamente al di fuori delle aspettative; certamente la ricerca scientifica ci pone sovente di fronte a molte cose che sorprendono e lasciano esterrefatti anche gli stessi scienziati, ma essendo io essenzialmente un “bastian cunrtari”, qualcosa non mi convinceva, percepivo come una stonatura in tutto l’assetto, anzi più che una stonatura qualcosa che assomiglia ad una delle più pacchiane suonerie che squilla nel mezzo di una prima di un grande concerto.
Ma procediamo per gradi, dunque stando a quanto riportato dai media, la struttura del nostro pianeta sarebbe un geoide piuttosto irregolare, in sintesi estrema una sorta di sasso molto grande, invece di uno sferoide, bene stando a questo assunto, sorge una sequela di domande ed interrogativi ai quali se dovessimo rispondere con i principi della fisica risulterebbero risposte incongrue o quantomeno piuttosto artificiose e complesse; prendiamo l’aspetto più macroscopico come la particolare regolarità della rotazione terrestre, sia sul proprio asse sia rispetto l’orbita attorno al sole, questa risulterebbe essere incongrua con la forma che ne viene prospettata, per essere più concreti e fare una esempio pratico e di più immediata comprensione, si pensi alla convergenza delle ruote e alla bilanciatura dei pneumatici, se la vostra auto ha problematiche di questo tipo, oltre ad accorgerci del problema per le vibrazioni sul volante, ce ne accorgeremmo per le “diverse dinamiche” di guida, sopratutto quando si affrontano le curve, sopratutto quelle molto ampie e “veloci”, ora se una lieve alterazione dell’assetto dei dischi o una sbilanciatura anche di un solo pneumatico a seguito della perdita del piombino ha degli effetti cosi macroscopici sull’assetto di un’auto, come sarebbe possibile che un pianeta cosi asimmetrico possa mantenere una rotazione cosi stabile e regolare?
Tra le conseguenze a cascata di questa irregolarità vi dovrebbe essere una più intensa e cospicua attività sismica dovuta proprio alle dinamiche delle masse in rotazione e in continuo attrito tra loro dovuto al contrasto tra le forze gravitazionali e a quelle centrifughe che oltretutto farebbero da accelerante, non solo per le trasformazioni della crosta terrestre, ma avrebbero un effetto decisamente più sostanzioso anche rispetto il nucleo del pianeta e sul campo elettromagnetico generato dal nucleo stesso, le cui conseguenze macroscopiche si ripercuoterebbero in modo drastico e disastroso sull’atmosfera planetaria oltre che con tempeste elettromagnetiche, sarebbe sconquassata anche dal forte irradiamento da parte dell’energia solare.
Eppure osservando la realtà del nostro pianeta di questi fenomeni non se ne vedono se non in modo estremamente blando e decisamente (fortunatamente) non proporzionali a quanto emergerebbe dalla scoperta.
Una piccola divagazione dalle sfumature misteriose e che forse potrebbero, per modo di dire rendere coerente la forma asimmetrica del pianeta con la regolarità della sua rotazione; immaginiamo sempre rimanendo in tema automobilistico che il pianeta sia il nostro pneumatico, per bilanciarlo, onde garantire una perfetta regolarità di rotazione e quindi una maggiore stabilità vengono apposti sul cerchione i piombini di calibratura, ora si potrebbe ipotizzare che i complessi piramidali sparsi per l’intero globo possano in una certa misura svolgere proprio a questa funzione?
Non per altro sembrerebbe che le piramidi o più in generale i complessi megalitici siano stati edificati proprio in specifiche e precise aree, quindi per quanto fantasiosa e surreale possa apparire l’ipotesi, avrebbe una sua ragion d’essere, però si aprirebbe uno scenario smisurato e un’infinità di interrogativi e congetture su come in un passato lontano si potesse disporre di conoscenze che sono state rese disponibili solo “ieri” e con una tecnologia che risulterebbe incompatibile con le conoscenze dei popoli a cui tali strutture sono attribuite anche in funzione del fatto che quelle civiltà, guarda caso e per restate in ambito automobilistico, non conoscevano nemmeno la ruota.
Per evidenziare ulteriormente le incongruenze tra quanto emergerebbe dalla supposta forma del nostro pianeta e la sua particolare stabilità e regolarità , desidero portare ad esempio una personale esperienza pratica, qualche anno fa decisi di installare un ventilatore a soffitto, e devo dire che nonostante abbia una buona dimestichezza tecnica ed un discreto ingegno, ho avuto il mio bel da fare a finché il ventilatore assumesse una rotazione con il minor “rollio” possibile apponendo e/rimuovendo “piombini da pesca” e nonostante tutti gli sforzi, un minimo di oscillazioni le ha mantenute, ora è vero che tra il bilanciare un ventilatore, un pneumatico e il “bilanciare un pianeta” le cose sono nettamente differenti, ma il principio fisico è il medesimo, certo per bilanciare un pneumatico, vi sono strumenti ad oc, ma per quanto riguarda la messa a punto di un ventilatore o di un pianeta, non esistono strumenti di sorta, a quanto ne sappia.
Chiusa la parentesi “para misteriosa” torniamo alle considerazioni circa la struttura planetaria della Terra, stando sempre a quanto emergerebbe dalla ricostruzione si evincerebbe che alcune particolari aree avrebbero una posizione più elevata rispetto altre, questo denoterebbe che dalla sola e pura prospettiva ottica, quelle aree godrebbero di un enorme privilegio o se vogliano indossare per un istante una divisa, un vantaggio strategico smisurato derivante proprio dalla minore influenza della curvatura terrestre, però anche in questo caso, osservando l’oggettività della realtà, le cose non stanno così, anzi, quanto mostrato dal satellite G.O.C.E., è in parte contraddittorio, perché le zone più sopraelevate risulterebbero essere estese aree ricoperte degli oceani.
Dunque sembrerebbe che vi sia una grossa discrepanza tra quanto emergerebbe dai rilievi del satellite con quello che è possibile osservare con i propri occhi; a questo punto dobbiamo domandarci quale delle due “osservazioni” è quella giusta o se forse tutto quanto ciò che abbiamo appreso nelle lezioni di geografia siano degne della più fantasiosa tra le testate di fumetti.
Come ho detto in tutta la faccenda, almeno da come è stata prospettata dai media, c’era qualcosa che non quadrava, non è possibile che vi fosse una discrepanza cosi evidente, oltremodo passata in modo assolutamente acritico o forse volutamente; ma vediamo di inquadrare meglio la faccenda, i rilievi effettuati dal satellite, riguardano la determinazione del campo gravitazionale terrestre e della diversità che esso assume rispetto l’intero globo e determinare in funzione di questi dati le interazioni che contraddistinguono le dinamiche planetarie come, i cicli delle correnti oceaniche, le interazioni e le influenze che le aree di faglia hanno su di esse e quindi fenomeni atmosferici e climatici planetari, sia rispetto aree circoscritte che globalmente.
Dunque si comincia ad intravvedere qualcosa di diverso, di più organico e coerente; ora se si fa mente locale sulla specificità della tipologia di rilievi effettuati con il GOCE, ci si rende conto che esso ha operato in relazione al campo gravitazionale del pianeta estrapolando l’immagine “tridimensionale” che ha, non sulla forma, geometrica della massa, in sintesi è l’enfatizzazione delle diversità gravitazionali del pianeta; è vero che in linea di principio la diversità gravitazionale è o potrebbe essere in relazione alla distribuzione della massa, ma è altrettanto vero che la distribuzione della massa planetaria, nonostante le diversificazioni della crosta, risulta essere sostanzialmente omogenea nel suo complesso, ragionamento diverso è sulla o sulle diverse densità che le masse possono avere, per semplificare ulteriormente, si immagini di ricostruire l’immagine della forma di un magnete utilizzando dei magnetometri, in relazione alla potenza ed al materiale del magnete, l’immagine sarà più o meno simile alla reale forma del magnete, ma se avvolgessimo il magnete con materiali diversi e con caratteristiche “magneto – assorbenti”, l’immagine della forma che ne potremmo ricostruire, verrebbe alterata anche in modo sostanziale traendoci in errore, dunque il “misunderstanding” della notizia è, voglio sperare, la conseguenza di una foga nell’esser primi nel riportare la notizia, tralasciando un doveroso approfondimento del tema.
Però la ricostruzione tridimensionale del campo gravitazionale terrestre, apre anche altri scenari, tralasciando i più coloriti e fantasiosi, l’aspetto che penso possa avere dei risvolti particolarmente interessante e di notevole interesse è che l’immagine potrebbe dare la possibilità agli scienziati di approfondire e verificare alcune teorie sulla storia remota del nostro pianeta e del nostro satellite.
Già da una osservazione veloce dell’immagine la particolarità che salta agli occhi oltre alle protuberanze presenti nel nord estremo del atlantico e nell’area tra Indonesia ed Australia, vi è anche un profondo avvallamento nell’oceano indiano; questa particolarità nella o della “distribuzione” gravitazionale si rivelerebbe un indizio che potrebbe supportare e in prospettiva confermare la validità della teoria formulata da William Hartman sull’origine del nostro satellite, sintetizzando la teoria, quando la terra era ancora in formazione, un altro pianeta Theia, si trovò ad incrociane l’orbita e dall’impatto, parte della materia terrestre fu scagliata nello spazio, in seguito, le forze gravitazionali fecero si che il materiale espulso si condensò per l’appunto nel nostro satellite, mentre il pianeta vagante, fu assorbito dalla massa terrestre.
Proprio la conformazione del campo gravitazionale e dalla differente dislocazione delle due masse, si potrebbe in linea deduttiva o comunque ipotetica distinguere le masse primordiali dei due pianeti e sempre in via ipotetica riconoscere il “buco” semi rimarginato lasciato dalla materia espulsa che poi diede origine alla luna.
Questo intervento è in parte un’appendice di quello precedente e seppure si focalizza ed approfondisce aspetti materialisti di alcuni “fatti” accennati nel precedente, ne vuole dare, da un lato, un maggior dettagliato enfatizzando quanto ne emergeva e dall’altro rimarcare quelle che potrebbero essere la lettura e l’interpretazione del dove “stiamo andando” o forse, cosa più inquietante del dove siamo.
Ribadisco che la prospettiva e le analisi che propongo sono il frutto di una personale interpretazione che scaturiscono dalla relazione e interazione di fatti ed eventi; nonostante questa soggettività, cercherò, come sempre di applicare nel modo più ortodosso il filtro dell’oggettività, si badi bene che questa non è una “tattica” manipolatoria al fine guadagnare una maggiore “credibilità” su quanto esposto, ma è dettata da una profonda convinzione che la realtà che ci circonda, proprio per la complessità strutturale che ha acquisito nel prosieguo della storia, non può essere osservata da una unica prospettiva ne da prospettive precostituite, ma è necessario se non indispensabile trovarne di nuove ed indipendentemente che possano rivelarsi astruse, comunque permettano una lettura ed interpretazione diversa della realtà, una realtà stratificata, non solo dal processo secolare dell’evoluzione delle società, ma anche e sopratutto dall’insieme di intrecci di fatti ed avvenimenti che ne hanno contraddistinto processi e dinamiche, concorrendo a determinare il presente stato di cose.
Per rendere più chiaro cosa intendo per stratificazione della realtà, mi rifaccio ad una osservazione o più precisamente ad un’esperienza di Einstein quando lavorava alla teoria della relatività; un giorno mentre stava parlando con un collega, al rintocco della “mezza” si rese conto che il suono delle campane che segnavano lo stesso orario, giungevano a lui in tempi differenti e a seconda della distanza dei diversi campanili, questa osservazione poi fu una delle chiavi di volta che gli permisero di perfezionare la sua teoria.
Dunque, proprio dalla trasposizione ed all’applicazione di questa “metodica” all’osservazione dei diversi eventi della realtà è possibile estrapolare le diverse prospettive e più in generale una per cosi dire “poli o multi” prospettiva, fornendo all’osservatore un più ampio e dettagliato quadro evidenziando in questo modo aspetti che altrimenti non potrebbero essere osservati e riconosciuti se ci si limitasse all’analisi e osservazione disgiunta dei singoli aspetti; come per il parallelismo fatto per gli stereogrammi in cui per l’appunto l’immagine celata non è visibile se non creando un temporaneo strabismo anche con questa “metodica” occorre una sorta di “strabismo” ed è a seguito di questa distorsione che la prospettiva o le prospettive potrebbero apparire astruse e fin’anco paradossali o inverosimili.
Il fatto che questo intervento approfondisca aspetti materialisti, non deve far dimenticare il risvolto “metafisico e/o spirituale”, anzi, l’approfondimento di questi aspetti, rimarca la forte influenza che la realtà materiale ha sull’aspetto etico, morale e spirituale dei singoli e delle masse; anche qui è doverosa una precisazione sul titolo, “Stregoni in divisa bianca e l’inferno della realtà” il senso del titolo è sostanzialmente riferito al fatto che oggigiorno, la scienza ha assunto un ruolo pressoché analogo e forse per certi versi anche superiore a quello occupato storicamente dalle religioni, “l’aggravante” se di aggravante si potesse parlare è che proprio per la natura atea della scienza o più propriamente la sua sostanziale “insofferenza e refrattarietà” rispetto eventuali lacci e laccioli di una qualunque limitazione, sia essa derivante da una fede o assunto etico o morale, ma se ciò non bastasse per incupire il quadro, c’è da aggiungere che la scienza e sopratutto la ricerca scientifica è sostanzialmente spinta, sostenuta e finanziata direttamente o indirettamente e quindi controllata dai sistemi e dalle gerarchie militari che quindi ne detengono il monopolio, che per loro “genetica” indole non sono dotate ne di etica ne di morale.
Sempre per rincarare ulteriormente la dose c’è da dire che sovente governi ed istituzioni hanno uno scarso controllo se non nessun controllo, sule attività che queste mettono in opera, al massimo assumono il ruolo di “Pantalone” nel fornire mezzi e risorse, di cui poi, sostanzialmente non ne conoscono le reali finalità se non un non molto chiaro raggiungimento di una utilità; con questo, lungi dal fare dello scandalismo, le considerazioni sono semplicemente in conseguenza del fatto che di fatto, proprio per la strutturazione delle gerarchie, pur essendo occupate da persone a cui non posso e non voglio togliere, quantomeno un minimo di valori etici e morali, ma che sono “polarizzate” rispetto interessi contingenti specifici, in cui l’aspetto etico e morale, assume una posizione di second’ordine rispetto possibili anche se teorici vantaggi strategici o comunque, questi valori vengono intesi in modo partigiano ed esclusivista.
Come detto, il quadro che emerge è surreale e ricalca le tinte scure degli scenari di pellicole fantascientifiche più o meno famose e di successo, ma quegli scenari, sarebbero già gran cosa se la realtà forse, non li avesse superati o addirittura surclassati; l’affermazione potrebbe sembrare spregiudicata, ardita e decisamente sopra tono, ma la molteplicità di indizi che concorrono a delineare i contorni di una realtà profondamente diversa da quella in cui quotidianamente pensiamo di vivere.
A questo punto si impone entrare maggiormente nel dettaglio e supportare le affermazioni fatte, esponendo gli elementi su cui si fondano; dunque, rifacendomi al precedente intervento, uno degli aspetti che più hanno caratterizzato gli anni precedenti è la grande e profonda crisi economica che imperversa ormai da diversi anni, aldilà dei fattori macro e micro economici, la crisi è dovuta sostanzialmente all’entrata in crisi del modello economico occidentale, conseguenza che ha origine dalla fine della guerra fredda e dalla disgregazione del monolitico impero dell’Unione Sovietica, paradossalmente si potrebbe asserire che quello che era “l’impero del male” nel soccombere sia riuscito ad assestare un ultimo colpo mortale, un po come avviene nel judo in cui si sfrutta la forza dell’avversario a proprio vantaggio, ora l’economia o meglio l’assetto economico ed industriale occidentale, pur uscendo vincitore dal “confronto” con quello socialista, era ed è ancora strutturato e funzionale per quelle specifiche circostanze, a riprova di questo sta il fatto che già da dai primi anni del dopo guerra fredda alcuni processi hanno avuto una accelerazione; uno di questi è indubbiamente il rafforzamento dell’Unione Europea che seppure sotto l’aspetto geopolitico restava e resta in ambito occidentale, sotto il profilo economico acquisiva un peso maggiore anche perché di fatto si costituiva come mercato unico al pari se non superiore rispetto quello statunitense e di conseguenza un maggior peso politico, nonostante la poliedricità degli stati membri.
La mancanza di un adeguamento della struttura economica industriale occidentale ed il fatto che questa rimanesse legata agli schemi “tradizionali” ha fatto si che sul medio e lungo periodo, questa entrasse in una crisi strutturale i cui effetti si ripercuotono dopo decenni sulle economie, sia dei singoli stati, amplificando gli effetti in relazione alle specifica realtà che a livello globale; questo stato di cose inevitabilmente ha spostato lo scontro, non più tra differenti modelli economici dato che il modello occidentale è risultato quello vincente, ma all’interno dello steso modello economico, facendo in modo che tutte le contraddizioni emergessero in modo prorompente, mi immagino i “vecchi bolscevichi” che se la ridono sornioni dicendo “avete vinto, ma vi abbiamo spezzato le gambe”, comunque aldilà di eventuali ripicche postume, la conferma dello scontro all’interno dello stesso modello economico sta il fatto che l’acuirsi della/e crisi economica è in simultanea con l’entrata in vigore della moneta unica europea l’Euro, che fin dai primi giorni di “esercizio” ha in una certa misura insidiato il primato del Dollaro statunitense, non per altro, alcuni dei paesi dell’O.P.E.C., prima ancora che la nuova divisa entrasse in vigore, vedevano di buon occhio la possibilità di soppiantare la valuta di riferimento, il Dollaro con l’Euro.
A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre, facendo mente locale su questo specifico fatto, le problematiche del Medio Oriente e per la precisione l’occupazione del Kuwait da parte del Iraq, potrebbero essere proprio in relazione a questa ventilata ipotesi, non di meno, c’è il sospetto che il Raiss iracheno abbia intrapreso l’azione militare di conquista con l’avvallo segreto della dirigenza statunitense o comunque gli fu fatto credere questo; stando ad alcune, peraltro non confermate voci, l’allora ambasciatrice statunitense in Iraq, qualche giorno prima dell’invasione si recò negli Stati Uniti proprio per anticipare al governo quanto stava per accadere e dopo il suo rientro nella sede irachena, il Raiss diede seguito alle operazioni, che vi fosse stato anche se in linea di una ipotesi induttiva, un avvallo, potrebbe essere conseguente il fatto che nonostante l’orientamento politico del partito Baath e quindi dell’intero asset governativo iracheno, l’Iraq di Saddam era, eccezion fatta per Israele, il referente preferenziale dell’area, a riprova di questo, è più che noto che Il regine del Raiss fu sostenuto economicamente e militarmente anche se in modo più meno indiretto nella guerra contro il vicino Iran.
Un piccolo inciso, facendo riferimento a quanto esposto oltre che nei suoi libri, anche in interviste televisive dell’economista, saggista e stratega Edward Luttwak, tra le priorità o più propriamente le modalità di porsi degli Stati Uniti di fronte a possibili conflitti, è quello di optare se possibile, ad un confronto indiretto in luogo di uno diretto, questo sia per questioni politiche che economiche; in sintesi estrema e per dire “pane al pane e vino al vino” utilizzare alleati a che combattano le proprie guerre, anche se poi di fatto in molte circostanze, questa strategia si è rivelata controproducente per gli stessi Stati Uniti in quanto si sono ritrovati la più classica “serpe in seno”, vedasi Bin Laden e l’esercito dei talebani.
Voglio rassicurare che non sono “partito per la tangente”, questo è stato solo uno stralcio di quella che potrebbe essere una lettura di quegli eventi, che hanno innescato un ulteriore incremento degli effetti negativi di una crisi economica globale a cui stiamo assistendo oggigiorno ed a cui si è cercato di dare, all’epoca una “risposta” con i vecchi metodi applicando schemi obsoleti propedeutici alla serie di vicende che hanno caratterizzato il decennio a seguire.
Come ho detto, questi fatti riguardano l’aspetto prettamente materiale, ma l’accendersi di nuovi conflitti che proprio per le peculiarità per cui sono esplosi, influiscono pesantemente non solo sulla sfera economica, ma anche in modo sostanziale sulla sfera intellettuale, psichica e psicologica, sia delle singole persone che su quella della massa o più comunemente detta opinione pubblica, polarizzandola rispetto un range di posizioni precostituite.
Mi si farà notare che quanto esposto fino ad ora non ha un’attinenza stretta con quanto preannunciato; come ripeto non sono partito per la tangente, quando mi riferivo agli scienziati ed alla scienza, non mi riferivo in senso stretto al significato dei termini, è evidente che la predisposizione di una strategia implica uno studio attento di tutti gli aspetti a 360 gradi, quindi anche se in modo surrettizio ho adottato i termini in senso generalista, (tanto per rimanere in tema militare) rientrano tra gli scienziati anche studiosi di politologia, economia, strateghi, loggisti ecc.ecc., ma veniamo ad un aspetto più scientifico, nel corso della storia, la ricerca scientifica è sempre stata appannaggio del potere, sia esso politico che e sopratutto religioso, non dimentichiamoci che, tanto per fare un esempio, Leonardo da Vinci effettuava le dissezione dei cadaveri proprio nelle cripte del Vaticano e seppure in segreto e con l’evidente assenso delle gerarchie ecclesiaste, nonostante il Vaticano stesso normativamente prevedesse la pena capitale per chi o coloro che eseguissero necroscopie sui cadaveri umani.
Detto questo e “modernizzando” questa duplicità, emerge in modo inequivocabile che la ricerca scientifica e più in generale il progresso tecnologico è gestito e controllato da strutture che direttamente o indirettamente sono controllate dalle gerarchie militari, questo in funzione del principio principe, che qualunque cosa, anche il semplice innovare la produzione di spilli per cucito, potrebbe rivelarsi uno strumento o una utilità tattica militare; non per altro, gli Stati Uniti, hanno predisposto tutta una serie di normative, enti e strutture per la verifica di qualsiasi innovazione tecnologica a finché l’implementazione di tale innovazione non possa costituire, anche se in un futuro una potenziale arma e che possa ritorcersi contro; con questo non intendo dire che ciò sia negativo, ne desidero che questa sia intesa come una posizione anti americana, anzi, il pregio degli Stati Uniti è proprio per il fatto che queste strutture operano e sono sostanzialmente alla luce del sole e di dominio pubblico, cosa che molti altri paesi negano di avere, anche come semplice ipotesi, ovviamente pur essendo di pubblico dominio, operano con un certo riserbo, ma la cosa importante è che sono norme e enti più che noti.
Vediamo adesso di focalizzare meglio anche se in modo generale il perché ho sottinteso all’inferno della realtà o alla realtà dell’inferno del nostro mondo; questa constatazione, come ripeto, frutto di una personale interpretazione conseguente l’accostamento, il collegamento e la relazione di fatti ed eventi diversi tra loro che, apparentemente possono apparire disgiunti e perfino antitetici, mostrerebbero una contiguità ed organicità sostanziale osservabile solo da una prospettiva inusuale e sono il primo a riconoscere, artificiosa e costruita ad oc.
Dunque, facciamo un salto in dietro nel tempo, all’incirca alla fine del diciannovesimo secolo inizi del ventesimo, in quel periodo, furono molti gli scienziati e ricercatori che nei loro studi e nei lor laboratori si imbatterono in forme di energia e fenomeni fisici che ancora oggi hanno dello strabiliante e mantengono un alone di mistero, come le invenzioni di Jon Wollel Keely, quelle prospettate e forse anche progettate da Nikola Tesla e da tanti altri misconosciuti “scienziati pazzi” che avrebbero potuto cambiare il mondo di all’ora e forse rendere quello odierno completamente diverso da quello che è ora, ed è proprio dalla negazione di queste scoperte che la nostra realtà è quella che è, ed anzi probabilmente lo status delle cose è mantenuto proprio utilizzando quelle stese tecnologie, chissà perché gli esperimenti circa il presunto controllo del clima sia da parte dell’America che dell’Unione Sovietica ricordano gli esperimenti o parte degli esperimenti di Guglielmo Marconi sulla Ionosfera ed in seguito ulteriormente sviluppati da Pierluigi Ighina, sarà un coincidenza che nonostante le tante invenzioni di Nicola Tesla nel campo dell’elettricità ed il grande contributo che ha dato allo sviluppo non solo degli Stati Uniti ma delle società moderne e delle loro industrie, parte dei suoi progetti, sopratutto quelli relativi a nuovi tipi mezzi di trasporto o su armi di difesa puramente passivi, siano stati coperti da segreto e che guarda caso richiamano e rispecchiano caratteristiche e funzionalità che oggi si riscontrano nella modernità di taluni armamenti, come i droni teleguidati, pronipoti del vascello telecomandato, o come all’epoca fu definito radio comandato di Tesla, strumenti all’epoca concepiti sempre da Tesla, come puramente passivi e destinati alla difesa, convertiti in armamenti attivi e offensivi tra cui per l’appunto spiccherebbe il famigerato progetto H.A.A.R.P. e/o a quanto pare il nuovo, per modo di dire, dato che il progetto risalirebbe a più o meno una decina d’anni fa, il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) i cui effetti deleteri sono ancora del tutto ignoti sia sull’ambiente ma ancor di più sulla salute delle persone sia in prossimità di questi impianti che a notevole distanza, date le particolarità radianti e le frequenze di esercizio di questo sistema.
Anche qui un piccolo inciso, i fatti che hanno portato alla ribalta Caronia per gli incendi di elettrodomestici, cavi e quadri elettrici, telefoni e quant’altro, con modalità del tutto inspiegabili e in linea teorica dovuta ad auto combustione, per altro estremamente remote se non assolutamente impossibili, non potrebbero essere proprio conseguenza di test preliminari di questo particolare nuovo sistema radiante? Il sospetto è forte anche perché i fenomeni si sono ripetuti in più occasioni, forse il fenomeni si sono verificati proprio in conseguenza della taratura del sistema e delle relative frequenze?
Prima del famigerato 21/12/2012, girava in rete su diversi siti e blog, in modo del tutto idealizzato, romanzato oltremodo mitizzato il completamento di una ipotetica griglia energetica planetaria che avrebbe “liberato energie positive” per dare nuovi e radiosi orizzonti al mondo e all’umanità, che questa fiaba fosse in un certo modo la trasposizione in chiave “disneyana” per dire che si stava completando più che di una griglia energetica una gabbia “dorata” perlomeno per chi ne detiene le chiavi e per certi veri riferirsi in modo ironico al sistema congiunto H.A.A.R.P./ M.U.O.S.?
Ebbene, come a più riprese ho detto e sottolineato l’estrema bizzarria delle conclusioni a cui sono giunto che potrebbero persino essere venate da una passeggera crisi paranoica, spero possano essere smentite, perché preferirei aver scritto un cumulo di “minchiate” e scusandomi per aver rubato il tempo di chi ha avito la gentilezza di leggermi piuttosto che quanto prospettato possa rispecchiare anche pallidamente la realtà, purtroppo ho sperato vanamente, quelli che potevano o possono sembrare vaneggiamenti hanno trovato delle conferme, stranamente proprio quando pensavo di aver chiuso anche questo bizzarro intervento, mi sono imbattuto in alcuni video realizzati dal sito nogeoingegneria.com, che seppure con forti toni e sfumature anti americane purtroppo confermerebbero quanto da me esposto; voglio precisare che se gli Stati Uniti hanno sperimentato, realizzato questi tipi di “utilità”, altre potenze non sono certo state da meno, anzi è assai probabile che posano aver fatto anche di peggio nel tentativo di non esser secondi, in ogni caso considerando il processo di globalizzazione, è altrettanto possibile che vi sia stata una globalizzazione anche delle strutture militari dei diversi schieramenti in una sorta di joint venture sovranazionale al di fuori di ogni controllo sia nazionale che internazionale, la riprova di questa sovrannazionalità potrebbe essere legata al fenomeno delle scie chimiche, che nonostante l’assoluto mistero sulla loro utilità, denotano una proliferazione in tutti i continenti e paesi, quindi una unitarietà nella loro realizzazione.
Concludendo questo cupo ed aggiungo anche in parte noioso intervento, pare che l’inferno abbia già posto le basi in questo nostro mondo e riallacciandomi a quanto detto nell’intervento precedente, forse le energie psichiche e spirituali sian servite proprio a che ciò si realizzasse; di seguito posto il link del sito e i video recuperati dall’immancabile YouTube, penso di aver postato i video nel giusto ordine degli interventi, ritengo però, senza togliere nulla agli altri partecipanti, che per peso e per i risvolti, l’intervento del Generale Fabio Mini abbia un maggior rilievo anche in funzione della proprie esperienze all’interno delle gerarchie militari, suggerisco di visionare i video ed ascoltare attentamente quanto ne emerge.